Una tazza di tè negli Usa per gli Hobbit

Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis CarrollSarebbe troppo bello citare la scena dell’ora del tè da Alice nel Paese delle Meraviglie, ma qui di matto non c’è il Cappellaio. Accade, infatti, che non solo in Italia la politica metta le mani sulle opere letterarie, stravolgendone contenuti e messaggio. Gli Hobbit, creature nate dalla penna di J.R.R. Tolkien, hanno ricevuto nei giorni scorsi un’attenzione inusuale, dopo che il senatore repubblicano John McCain, candidato alla presidenza degli Stati Uniti sconfitto nel 2008 da Barack Obama, ha paragonato in maniera dispregiativa il piccolo e timido popolo della Contea, descritto nel Signore degli Anelli, ai membri del cosiddetto Tea Party. Nel corso dell’infuocato dibattito sul debito Usa, che ha visto contrapposti democratici e repubblicani, questi ultimi hanno avuto i loro grattacapi con questa loro fazione interna. Ma prima di continuare ci vuole, ci scuserete, una piccola pillola di storia politica Usa.

Contro l’intervento dello Stato

La ribellione del Tea Party a  Boston nel 1773Leggiamo su wikipedia, Il Sole 24 ore e altri siti autorevoli che il movimento dei Tea Party è nato dal basso nel 2009 (atteggiandosi a erede della ribellione dei coloni di Boston contro le tasse di sua maestà britannica nel 1773), cavalcando parole d’ordine antistataliste e ultraliberiste. La loro ascesa è stata troppo rapida per subire il fisiologico processo di trasformazione da movimento di protesta diffusa in soggetto politico organizzato. La vecchia guardia del Grand Ole Party (Gop, il Partito Repubblicano) non ha avuto il coraggio di prendere le distanze da loro, dopo averne portato decine in Parlamento facendoli eleggere nelle proprie file alle elezioni di Mid-Term lo scorso novembre. Un po’ ora li usa come strumento di pressione per ottenere sempre maggiori concessioni dalla Casa Bianca, un po’ ne è diventata prigioniera. Alla Camera i deputati con targa Tea Party sono più di 50, vale a dire un quinto abbondante della rappresentanza totale dei Repubblicani. Hanno anche una leader riconosciuta, quella Michele Bachmann che sembra aver sostituito Sarah Palin nel cuore della destra radicale americana e che un mese fa è entrata ufficialmente in corsa per le primarie delle presidenziali 2012. I sondaggi la vedono al momento lottare alla pari con il candidato favorito del Gop, Mitt Romney. Il radicalismo del Tea Party non accetta compromessi, anche se non c’è una
politica comune e i singoli deputati hanno idee molto distanti tra loro. Non hanno detto sì nemmeno al piano del leader Repubblicano John Boehner, che per motivi opposti era stato respinto da Obama e dai Democratici. Ecco perché il senatore John McCain, prendendo spunto da un editoriale del Wall Street Journal del 27 luglio scorso, ha paragonato questa fazione all’interno del partito con le sue «insensate richieste» agli Hobbit «che s’illudono di sconfiggere il regno di Mordor» (si può leggere qui). La polemica è esplosa e il quotidiano ha risposto alla critiche dei conservatori più oltranzisti, spiegando che, come gli Hobbit nel Signore degli Anelli sono un popolo di fantasia, era impossibile credere nell’approvazione di un decreto sul debito Usa bilanciato e corretto con le richieste dei Tea Party. Una senatrice dei Tea Party, Sharron Angle, ha risposto che non è vero perché «gli Hobbit sono degli eroi e hanno salvato il mondo». Anche Paul Rand, senatore del Kentucky e altro esponente dei Tea Party, ha celebrato gli Hobbit come “eroi”, aggiungendo: «Meglio essere un Hobbit, che un Troll come McCain». La situazione si è fatta ancor più ingarbugliata e surreale e il risultato è stato che il nuovo tetto sul debito Usa è stato infine approvato, con molte delle richieste dei Tea Party.

La reazione del mondo di Tolkien

Il libro "The Art of the Hobbit" di J.R.R. TolkienLa questione sarebbe finita lì e noi NON ce ne saremmo occupati se non fosse subentrata una novità: la reazione del mondo dei tolkieniani. Non solo degli appassionati su internet, anche degli studiosi più accreditati, con tanto di interviste sui giornali Usa. Citandone uno, potremmo dire che, «come lo stregone Gandalf alla fine del Signore degli Anelli, gli studiosi e gli appassionati di Tolkien sono volati in soccorso dei poveri e tanto bistrattati Hobbit, evitando un uso improprio del loro nome». «È giusto confrontare i Tea Party e gli Hobbit? Direi decisamente di no!», è stata la risposta di Jason Fisher, noto studioso di Tolkien. «I Tea Party possono anche aspirare a essere come gli Hobbit, ma il punto vero è che i due gruppi non hanno nulla in comune». Infatti, gli esperti di Tolkien sostengono che tra gli Hobbit e i Tea Party ci sono grandi differenze di caratteristiche, valori e prospettive. «Un riferimento agli Hobbit che sconfiggono Mordor, come ha fatto il senatore McCain, invece di essere denigratorio, dovrebbe essere gratuito», ha spiegato Wayne Hammond, autore del recentissimo The Art of the Hobbit (ne abbiamo parlato qui) e bibliotecario presso la sezione di libri rari al Williams College. «Frodo sceglie volontariamente di prendere l’Anello per un senso del dovere, non solo per la sua gente, ma per il futuro di tutti i Popoli liberi della Terra di Mezzo. A loro volta, gli Hobbit Sam, Merry e Pipino decidono di seguirlo per affetto e amicizia, ma anche per il loro senso del dovere verso l’umanità. Non sembra proprio che i membri dei Tea Party condividano questi valori».
Copertina del libro "Tolkien and the Study of His Sources" di Jason FisherAnzi, il contrario, visto che hanno votato anche contro le direttive del loro partito. Fisher, autore del recente Tolkien and the Study of His Sources, è sicuro che gli Hobbit, anche da un punto di vista culturale e fisico, abbiano poco in comune con i Tea Party, «i cui membri sono per lo più uomini bianchi del sud che non sono finora apparsi in pubblico senza scarpe, come farebbero gli Hobbit!». «Gli Hobbit sono contadini, semplici, non hanno armi, non pagano le tasse e non si lamentano se i loro diritti sono violati, come accade alla fine del libro di Tolkien», ha scherzato Fisher, studioso di tedesco medievale, che vive a Dallas (Texas). «I Tea Party sono molto insoddisfatti. Sentono di aver dato troppo e aver ricevuto troppo poco in cambio. Non è il modo in cui pensano gli Hobbit. Questi ultimi normalmente sono felici di come sono e di quel che hanno. Ritengono di dover preservare la società in cui vivono, con tutte le sue antiche regole e usanze. I Tea Party vogliono proprio il contrario, vogliono cambiare lo status quo». Dopo riferimenti in Senato al Signore degli Anelli, come hanno confermato Hammond e Fisher, c’è stata un’esplosione di rabbia virale tra gli studiosi e nella vasta blogosfera su Tolkien. Ma è scomparsa rapidamente, come ha spiegato Fisher: «Per lo più c’è stato grande accordo sul fatto che questi confronti siano insensati e assurdi».

Curiosità finale

Convegno del 1999 su Tintin in FranciaVisto il tema, non potevamo non concludere con un’altra assurdità. Come accade anche da noi, dove in Senato sono stati fondati i club di tifosi di Milan, Inter, Roma, Lazio e Juventus, i parlamentari si riuniscono in club trasversali, a seconda dei loro interessi. In Francia, almeno lo fanno seguendo la cultura. A Parigi, uno di questi è il serissimo Club des Parlementaires Tintinophiles, che raggruppa, senza distinzioni politiche, gli amanti delle avventure di Tintin e si riconosce nei suoi ideali. Nel 1999 questo club aveva indetto un convegno dal significativo titolo Tintin è di destra o di sinistra? i cui lavori vennero raccolti in un libro. Il club ha ora organizzato per il 25 ottobre 2011 un nuovo convegno, che si terrà all’Assemblea Nazionale di Francia sul tema La crisi tra la Borduria e la Sildavia: un conflitto senza tempo, che offrirà nuovi spunti estremamente seri partendo da un classico della letteratura disegnata per ragazzi.

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3 Comments to “Una tazza di tè negli Usa per gli Hobbit”

  1. Norbert ha detto:

    A quando un “Club dei parlamentari tolkienofili” da noi?
    🙂

  2. Bob ha detto:

    Il livello culturale dei nostri parlamentari è troppo basso. È più probabile la nascita di un club degli amanti del cotechino o della salsiccia!
    😛

  3. Claudia ha detto:

    Beh, devo dire che la cosa mi rincuora un pochino: eveidentemente il vizio di “tirare per la giacchetta” Tolkien non lo abbiamo solo in Italia…

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