Sulle orme di Tolkien 2: lo studio alla Bodleian

Il cuore dell’Università di Oxford è la Biblioteca Bodleian, una delle più antiche biblioteche pubbliche del mondo. Questo immenso esempio di gotico inglese è una delle più grandi biblioteche del mondo e contiene più di undici milioni di opere stampate, oltre 50.000 e-journals e tanto altro materiale su supporti diversi. In base a un accordo risalente al XVI secolo, la biblioteca accoglie una copia di ogni libro, rivista o fumetto venga pubblicato pubblicato nel Regno Unito. La biblioteca storica di Oxford è il simbolo degli studi e degli studiosi. Secoli di storia e di studi si respirano in questi antichi locali, in parte attrezzati come alle origini, ma con sistemi di catalogazione al passo con i tempi.
Visitare la Bodleian Library è una esperienza che ti resta dentro. Seguire stanza dopo stanza un percorso nel tempo e nella tradizione che formano la cultura europea. Regolarmente in funzione per studenti e studiosi, è aperta anche al pubblico e oggetto di visite guidate con partenze ogni mezz’ora e di durata variabile. Un peccato che l’accesso alla Bodleian sia in questo caso limitato a due sole ali dell’intera struttura, cioè appena il 5% di tutte le sale della biblioteca.
Anche così però sono molte le cose da visitare: la sala quattrocentesca della scuola di teologia (Divinity School), la Convocation House and Chancelor’s Court del XVII secolo, la biblioteca quattrocentesca di Humphrey, duca di Gloucester e fratello di re Enrico V, e infine l’interno della Radcliffe Camera. La Divinity School è l’aula più antica dell’università con il soffitto con volta a costoloni, ancora oggi viene usata come “spogliatoio” per il laureandi che sfileranno verso il teatro. Di recente è più nota per essere stata una delle location dei film di Harry Potter, per l’esattezza l’infermeria (del secondo) e il salone delle prove di ballo (del quarto). La mia preferita rimane però la Duke Humfrey’s Library, anch’essa utilizzata come Biblioteca di Hogwarts, che è la più antica sala di lettura della Bodleian Library ed è ora supervisionata dal Reader Services Department, cioè è una sala di lettura e consultazione. Qui hanno studiato cinque re, 40 premi Nobel, 25 primi ministri inglesi e scrittori come Oscar Wilde, C.S. Lewis e naturalmente Tolkien. È affascinante aggirarsi tra scaffali zeppi di libri antichi molti dei quali di grande pregio. Assai pregevole e caratteristico del periodo lo stile gotico delle strutture. Una biblioteca monumentale meravigliosa e suggestiva, con ambienti talmente suggestivi che restano impressi nella memoria, a lungo. Insomma, se passate da quelle parti… fermatevi a studiare, non si sa mai!

Attestato da studiosi

Oxford, ore 9. Siamo già davanti alla Weston Library, per l’ammissione alle parti riservate della Bodleian. «Qualcuno vi ha risposto alla mail?», domanda l’impassibile impiegata dell’ufficio ammissioni. «Siete già stati qui?», è la richiesta successiva. Rispondiamo di sì, abbiamo consultato i manoscritti di Tolkien già nel 2009 e nel 2013. Con mia grande sorpresa, mi stampa subito il tesserino d’accesso, con tanto di fotografia. Per fortuna, sono migliorato rispetto al 2009 e in quella foto sembro più vecchio! La trafila burocratica prosegue ma dopo le scartoffie, si passa direttamente nella sala per il deposito degli effetti personali: per accedere alla sala dei libri rari e dei manoscritti non si può portare nulla, a parte computer e block notes. Non si può neanche mangiare, ma al pian terreno c’è una sala refettorio ben fornita. Saliamo subito al primo piano, impaziente di iniziare il lavoro. Per vedere i libri e i manoscritti abbiamo dovuto prenotarli con due settimane di anticipo, così che oggi sono già qui nella reading room ad attenderci. Questa volta le nostre ricerche sono molto più mirate, Claudio è concentrato sul surrealismo francese, io sul modernismo inglese. Al contrario di quel che si scrive, gli Inklings non erano un gruppo di professori nostalgici di un’età dell’oro che sarebbe dovuta tornare, ma persone ben ancorate al loro secolo, che si tenevano aggiornati, leggevano gli scrittori moderni e ne discutevano, pur avendo posizioni molto diverse tra loro. Ecco, i due le indagini di studio parallele di Claudio e mia si concentrano sugli stessi manoscritti, quelli più teorici: On Faery Stories e A Secret Vice.
I manoscritti e molti libri della biblioteca personale di Tolkien ci vengono portati dopo un po’ e finalmente ci mettiamo al lavoro. Claudio ha consultato il manoscritto Ms 14 folio 151, tutti erano già stati visti nel 2013, ma stavolta con occhi diversi: contiene la nota e del saggio Sulle Fiabe scritta in autografo. Claudio ha consultato anche alcune pubblicazioni originali del 1936 relative alla celebre mostra surrealista che si tenne a Londra in quell’anno per cercare di capire da quali fonti Tolkien aveva attinto per conoscere il movimento artistico francese. Tra i libri consultati ci sono anche diversi numeri della rivista della Facoltà in cui Tolkien insegnava, con diversi suoi contributi (uno sullo stato dell’arte della filologia nel 1924) ed è curioso scoprire come gli argomenti spaziassero molto, dall’economia alla politica, dalla storia irlandese fino ad arrivare alla scrittura cinese. Proprio sfogliando quest’ultimo mi fa pensare come l’arte della calligrafia cinese abbia affinità con le lingue elfiche…

Un amore per la scrittura

Io inizio a sfogliare il manoscritto 24 e dopo un po’ mi soffermo sui Folio 44 e Folio 45, perché vengo colpito dalle note a margine. È incredibile vedere come la scrittura di Tolkien potesse cambiare a seconda del contenuto. Il professore era attento e meticoloso, ma se gli appunti erano solo per sé, la scrittura è molto fluida e di difficile decifrazione. Alcune frasi sembrano addirittura delle righe continue. A un certo punto, scopro una delle molte poesie: Oilima Markirya, The Last Ark. Sono presenti diverse versioni del testo, ma la cosa più affascinante è proprio la scrittura che ora si è fatta quasi una minuscola insulare, anzi credo proprio che l’intenzione di Tolkien fosse proprio quella di imitare diverse scritture calligrafiche. La mia ipotesi è confermata alla pagina successiva, in cui accanto alla poesia ci sono molte prove di alcune frasi usando stili di scrittura diversa. C’è anche la carolina e un tentativo di capolettera personalizzato delle lettere M, R e P: «Man kiluva kirya ninqe…». Qui la lettera per la t è praticamente identica alla tengwa Lambe, simile a una t… Sfogliando altri manoscritti, trovo gli stessi tentativi anche per quanto riguarda Il Cacciatore di Draghi, Farmer Giles of Ham. Qui Tolkien utilizza la sua predilezione per la calligrafia scrivendo diverse versioni del frontespizio, stavolta usando la scrittura gotica: «Magistro predocto dilecto amico Gervasio Mattheo ipsis in Regni Minimi finibus…». Molte delle parole iniziano con una maiuscola molto elaborata, la m soprattutto presenta una decorazione ricca ed è stata provata più volte. Anche la g di Gervasio è decorata, ma è molto interessante vedere come il professore nel riprodurre la frase in latino usi anche moltissime abbreviazioni: sono segni grafici convenzionali usati dagli amanuensi per risparmiare spazio (et, -bus, pre-). Ne scopro anche altre nelle pagine seguenti… Fortuna che all’università ho dato ben due esami di Paleografia e Diplomatica, altrimenti non avrei saputo sciogliere queste abbreviazioni!
I libri e le trascrizioni di questi manoscritti non riescono a rendere anche questi dettagli, a meno che non si tratti di copie anastatiche. Mi rimane impressa la sensazione che l’amore di Tolkien per le lingue fosse veramente totale, con uno spettro di interessi a 360 gradi, con competenze specifiche non solo di linguistica, grammatica, ortografia, del latino stesso, ma anche di calligrafia e, appunto, paleografia e diplomatica. Sono materie affascinanti, ma anche molto specifiche e difficilmente emergono dalle pubblicazioni dei suoi libri. Solo questa constatazione vale il viaggio!

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ARTICOLI PRECEDENTI:
– Leggi l’articolo Sulle orme di Tolkien 1: l’AIST a Oxford e Leeds

 


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