Le pillole di Claudio Testi

Studiosi: Claudio TestiOgni anno vengono pubblicati moltissimi volumi di saggistica sulla opere di J.R.R.Tolkien. Diviene così sempre più difficile orientarsi in una materia che ormai richiede la conoscenza di interi scaffali di opere fondamentali per la comprensione del valore delle opere dello scrittore inglese. Ma sono ormai tantissimi anche i libri poco validi, che hanno sfruttato un momento di particolare attenzione del pubblico generalista per vendere testi senza sostanza o contenuti. L’Associazione Italiana Studi Tolkieniani da tempo cerca di segnalare e recensire i volumi di indiscusso valore, e dalla metà del 2016 si è iniziata ad occupare di tutte le pubblicazioni che escono in Italia, cercando di dare un giudizio obiettivo, positivo o negativo che sia, proprio per offrire agli appassionati di Tolkien una bussola in cui potersi orientare in questo vasto oceano pieno di scogli e secche, ma ricco di splendide perle da leggere se si sa dove cercale. Eccovi quindi un elenco di moltissimi volumi pubblicati in italiano e in inglese, con anche una gradazione di valore, espressa senza voler dare che un nostro consiglio di studiosi appassionati. Tutte le recensioni sono firmate da Claudio Antonio Testi, filosofo, segretario dell’Istituto Filosofico di Studi Tomistici e vicepresidente dell’AIST (qui il suo curriculum). Una bibliografia ragionata: questo vuole essere questa pagina. I brevi commenti mirano a mettere in luce pregi e difetti degli studi, con un valore aggiunto in una scala che va da 5 a 1, come spiegato nella tabella.

Significato della valutazione:
Valutazione

  • 5 = testo fondamentale per capire tutta l’opera di Tolkien
  • 4 = testo fondamentale per capire un determinato tema nell’opera di Tolkien
  • 3 = testo dalle tesi di fondo basate su un buon apparato testuale (testi di Tolkien)
    e critico (bibliografia tolkieniana secondaria)
  • 2 = testo dalle tesi poco convincenti, ma con sufficiente apparato testuale o critico
  • 1 = testo dalle tesi poco convincenti e con insufficiente apparato testuale e critico

Valore 5

  • Carpenter H., J.R.R.TOLKIEN: A BIOGRAPHY, HarperCollins, London, 1978 (trad. it La vita di J.R.R. Tolkien, Ares, Milano, 1991).
    È la prima biografia scritta su Tolkien, che resta ancor oggi fondamentale, anche perché l’autore ha avuto il privilegio di consultare direttamente i diari scritti (ma ad oggi ancora inediti) di J.R.R. Tolkien.
  • Carpenter H., THE INKLINGS, HaperCollins, London, 1981 (trad. it. Gli Inklings, Marietti 1820, Milano, 2011).
    Un testo straordinario sull’ambiente intellettuale della Oxford degli anni ’30-’50, nel quale Tolkien ha concepito e sviluppato, tra tutto il resto, Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli. Il capitolo dedicato a una tipica serata degli “Inklings” (il gruppo di amici più stretti di Tolkien) è ancor oggi un “classico” del genere biografico ed è fondamentale per capire la genesi dell’opera tolkieniana.
  • Fimi Dimitra, TOLKIEN, RACE AND CULTURAL HISTORY. FROM FAERIES TO HOBBIT, Palgrave MacMillan, New York, 2009.
    Libro sui rapporti tra l’opera di T. e la tradizione vittoriana ed edoardiana. La Fimi dimostra di avere una conoscenza completa e solida non solo di tutto l’opus tolkieniano, ma anche della totalità della bibliografia secondaria in merito, nonché una grande competenza riguardo ai periodi storici che esamina. Il tema è inoltre fondamentale per comprendere T.
  • Flieger Verlyn, A QUESTION OF TIME, Kent State U.P., 1997.
    Testo fondamentale per capire il decisive tema del tempo e del sogno in Tolkien. Ancora oggi resta su questi temi insuperato. Straordinaria l’analisi del tempo e gli elfi.
  • Flieger Verlyn, GREEN SUNS AND FAERIE, Kent State U.P. 2012.
    Ponderosa raccolta di fondamentali saggi della Flieger. Se la si legge tutta di seguito, si avrà un’esperienza intellettuale unica vista la capacità dell’autrice nel penetrare “dall’interno” nella materia tolkieniana.
  • Flieger Verlyn, SPLINTERED LIGHT, Kentstate U.P. 2002 (trad. It. SCHEGGE DI LUCE, Marietti 1820, Milano, 2007).
    Edizione ampliata del saggio del 1983. Un testo decisivo per capire il nesso tra linguaggio, ragione e realtà in Tolkien: una sorta di “rivoluzione copernicana” che mostra quanto Owen Barfield (più che C.S. Lewis) abbia influenzato Tolkien.
  • Garth J., TOLKIEN AND THE GREAT WAR, Harper Collins, London, 2003 (trad. It TOLKIEN E LA GRANDE GUERRA, Marietti 1920, Milano, 2007).
    Un volume fondamentale, risultato di anni di studio documentario diretto, sul rapporto di T. con la Prima Guerra Mondiale, e che risulta imprescindibile per capire a fondo le origini della sua sub-creazione.
  • Kane D.C., ARDA RECONSTRUCTED. THE CREATION OF THE PUBLISHED SILMARILLION, Benthelm, Leigh University Press, Cranbury, 2009.
    Kane con questo testo si misura con un’impresa titanica: mostrare che il Silmarillion così come è stato pubblicato nel 1977 in realtà non esiste! A dispetto del titolo infatti, il libro non mostra tanto come si è arrivati alla pubblicazione del testo edito da Christopher Tolkien, ma dimostra soprattutto quanto “Il Silmarillion” in realtà sia in gran parte frutto di scelte fatte dal figlio di Tolkien. La conoscenza dell’opera di T. è eccelsa e l’importante tema è trattato in modo inequivocabile (anche grazie a chiari schemi).
  • Kocher, P., MASTER OF MIDDLE EARTH, Ballatine 1977 (I ed, 1972, tra it IL MAESTRO DELLA TERRA DI MEZZO, Bompiani, Milano, 2011.
    È incredibile come un testo scritto nel lontano 1972, addirittura ante Silmarillion, sia ancora utile e fruibile. Kocher è veramente un grande autore, che nell’analisi di Aragorn (tutt’altro che un personaggio squadrato e «tutto d’un pezzo») raggiunge i massimi livelli della critica tolkieniana.
  • Rosebury B., TOLKIEN. A CRITICAL ASSESMENT, Palgrave, New York 2002, poi ampliato in TOLKIEN. A CULTURAL PHENOMENON (trad. it. TOLKIEN UN FENOMENO CULTURALE, Marietti 1820, Milano 2009).
    La versione finale del testo è sicuramente fondamentale per capire tutta l’opera di Tolkien, sia sul piano letterario, che filosofico-politico profondissima l’idea di un «anarchismo teologico» in T.), che mass-mediatico (si esamina il fenomeno T. anche nei giochi, nei film e in altri libri fantasy).
  • Shippey, T. THE ROAD TO MIDDLE-EARTH, Allen Unwin 1982, (V ed. ampliata 2005 e tradotta come J.R.R.TOLKIEN. LA VIA PER LA TERRA DI MEZZO, Marietti 1820, Milano, 2005).
    In una sola parola: è il saggio più importante (assieme a Schegge di Luce delle Flieger) mai scritto su Tolkien, senza il la cui lettura non si riesce a cogliere la grandezza della sua opera, specie nella sua ispirazione linguistica e filologica.
  • Shippey, T., ROOTS AND BRANCHES, WTP, Zurigo, 2007.
    Raccolta di articoli del grande studioso. Quasi tutti i contributi sono capitali e quindi è da leggere tutto d’un fiato, per poi rileggerlo con più attenzione. Quando Shippey parla dell’autore del Beowulf, del Kalevala e dell’Edda ci apre un mondo.
  • Testi C.A., SANTI PAGANI NELLA TERRA DI MEZZO DI J.R.R. TOLKIEN, ESD-Edizioni Studio Domenicano, Bologna 2014.
    Il saggio segna un punto di svolta per quanto riguarda le letture cattoliche del Legendarium tolkieniano in Italia, proiettandosi oltre l’approccio simbolico-confessionale e proponendone uno completamente diverso. Come si intuisce dal titolo, infatti, quella di Testi è una lettura teologica del mondo immaginario creato dall’autore inglese. Tuttavia non è una complicata dissertazione teoretica, bensì un’esposizione semplice e lineare, quasi schematica, interamente basata sui testi, comprensibile da qualunque appassionato della materia, e che proprio grazie a questo stile espositivo si contiene in 180 pagine. A questa premessa si aggiunge che il saggio contiene forse la prima tesi originale proposta da uno studioso italiano al dibattito internazionale sull’autore de Lo Hobbit e del Signore degli Anelli. Non per niente è stato preceduto da un articolo sul numero 10 dell’autorevole rivista “Tolkien Studies”. [RECENSIONE SEGNALATA DA ROBERTO ARDUINI]
  • Vink R., WAGNER AND TOLKIEN, WTP, Zurigo-Jena 2012.
    Il tema del volume è decisivo e viene affrontato con completezza e profondità da una eccellente studiosa, che scrive un testo di riferimento per chiunque interessato al tema. Al termine è difficile non concordare con lei quando afferma che il rapporto di T. con Wagner va ben oltre la rotondità dei due anelli presenti nelle loro narrazioni.
  • Walker S., THE POWER OF TOLKIEN PROSE, Palgrave McMillian, New York, 2005.
    Finalmente un intero studio dedicato all’aspetto letterario dell’opera del professore, che paradossalmente è ancor poco studiata pur essendo T. in primis un narratore. Walker mostra grande competenza sia in ambito tolkieniano che letterario, e sostiene, con dovizia di riferimenti, una tesi importante: il potere della prosa di T. risiede nello stile «invitante» che cattura il lettore in un mondo secondario diverso dal nostro ma che poi spinge ad applicazioni verso il mondo primario. Ottime le analisi dei diversi stili offerte nel cap. 3.
  • Wells Sarah, THE RING GOES EVER ON, Tolkien Society, Coventry, 2008.
    Strepitosa raccolta in due volume (835 pagine complessive!) degli interventi al convegno tenutosi a Birmingham nel 2005. È una fonte per certi aspetti ancora inesplorata di riferimenti e spunti per lo studioso della Terra di Mezzo. Alcuni testi sono di enorme valore, altri più dilettanteschi, ma nel complesso un lavoro eccellente.

Valore 4

  • Giovanni Agnoloni (ed.) TOLKIEN. LA LUCE E L’OMBRA, Senzapatria,
    Ascoli Piceno, 2011.

    Un’ottima raccolta di saggi sull’importantissimo tema “Luce e Ombra”. Eccellenti i contributi di Thomas Honegger, Michael Drout, John Garth e di Roberto Arduini.
  • Atherton, Mark, THERE AND BACK AGAIN, Tauris, London, 2012.
    Libro sulle fonti biografiche, storiche e filologiche di LH. Si sostiene che il nucleo essenziale dell’opera è l’andata-ritorno (come già indica il titolo) che permette di raccogliere strie da strani e remoti paesi. Molto interessante l’analisi dell’uso dei dialetti in LH.

  • Marjorie Burns, PERILIOUS REALM, University of Toronto Press, 2005.
    Testo dedicato al peso delle tradizioni celtiche e norrene in Tolkien, che per l’autrice in T. si fondono (cap. 8). Bella l’analisi di Galadriel nelle sue fonti celtiche.

  • Clark, G. – Timmons D. (edd.) J.R.R. TOLKIEN AND HIS LITERARY RESONANCES, Grennwood Press, London, 2000.
    Raccolta importantissima sull’aspetto letterario dell’opera tolkieniana. A oggi il tema risulta ancora insufficientemente esplorato, e questo volume è ancora un riferimento imprescindibile. Non vi è un solo saggio che non sia meritevole.

  • Conrad-O’Brian H- – Hynes G., J.R.R. TOLKIEN: THE FOREST AND THE CITY, Four Court Press, Dublin, 2013.
    Raccolta di saggi frutto di un convegno tenutosi a Dublino. Sì vorrebbe tematizzare la relazione cultura-natura (città-foresta), ma non tutti i saggi sono all’altezza. Shippey e Flieger sono sempre profondi, ma il testo migliore è quello di Michael Drout che esamina il concetto di tristezza e nostalgia in T., sia sul piano filologico-letterario che filosofico.

  • Croft J.B., TOLKIEN AND SHAKESPEARE, McPharland, London-NY, 2008.
    La miglior raccolta dedicata a questo tema fondamentale, su cui tutto sommato poco si era scritto fino ad ora. Sono oltre 300 pagine, divise in 4 parti (Faerie, Power, Magic, The Other) con 18 saggi, tutti di buon livello.

  • Dickerson M., – Evans J., ENTS, ELVES AND ERIADOR. THE ENVIRONMENTAL VISION OF J.R.R. TOLKIEN, Kentucky U.P., 2006.
    Testo dedicato al tema ecologico in Tolkien, che si basa sul concetto di “stewardship” e che critica la visione pagana di Curry proponendo un certo ecologismo cristiano. Le tesi sono sostenute con dovizia di riferimenti testuali e critici.
  • Eilmann J. – Turner A. (edd.) TOLKIEN’S POETRY, WTP, Zurigo-Jena, 2013.
    Splendida raccolta dedicate al tema della poesia in Tolkien. Tutti i saggi sono meritevoli (alcuni sono molto “tecnici”), e ancor di più lo è il volume considerando che un tema così importante fino ad ora non era mai stato oggetto esclusivo di un volume.
  • Fischer, J. (ed.) TOLKIEN AND THE STUDY OF HIS SOURCES, McPharland 2010.
    Ottima collettanea di studi sulle fonti di Tolkien. Essendo non molto ponderosa ha inevitabilmente delle mancanze, ma sicuramente è un testo necessario per chi è interessato alla problematica in oggetto.
  • Forest-Hill, L. (ed.), THE MIRROR CRACKED. FEAR AND HORROR IN JRR TOLKIEN’S MAJOR WORKS, Cambridge 2008.
    Ottima raccolta su un tema molto specifico e molto importante. Quasi tutti i contributi sono di ottimo livello; menzione particolare a quelli di Raffaella Benvenuto (“Da Beowulf ai Balrog”), Larsen (su eclissi e meteore) e Nagel (su Shelob).

  • Gilliver P., Marshall J.- Weiner E., THE RING OF WORD: TOLKIEN AND THE OXFORD ENGLISH DICTIONARY, Oxford U.P., NY, 2006.
    Bellissimo testo dedicato al lavoro di T. al OED. Particolarmente interessante la sezione “Word Studies” in cui si esaminano molte parole usate da T. nelle sue opere e si mostra come alcune di queste siano state “inventate” da lui e poi entrare nel lessico comune (es. “Unlight” inteso come sostantivo).

  • Giorgianni S., J.R.R.TOLKIEN: IL SIGNORE DEL METALLO, Tsunami Edizioni, Milano, 2016.
    Un testo interamente dedicato ad analizzare gli (enormi) influssi che Tolkien ha avuto sulla musica “metal”. L’autore dimostra grande competenza in entrambi gli ambiti, per cui ne risulta un testo fondamentale per capire questo particolare aspetto degli “effetti” dell’opera tolkieniana.
  • Green, W.H., THE HOBBIT. A JOURNEY INTO MATURITY, Twaine, New York, 1995 (trad. It. LO HOBBIT: UN VIAGGIO VERSO LA MATURITA’, Marietti 1820, Milano, 2014).
    Il miglior testo interamente dedicato a Lo Hobbit. Magistrali le analisi «strutturali dei capitoli», meno convincente (ma molto ben fondata sui testi) la lettura “archetipale” junghiana.
  • Hammond W. – Scull C., (edd.), J.R.R. TOLKIEN: ARTIST AND ILLUSTRATOR, Harper Collins, London, 2004.
    Il miglior volume dedicato a Tolkien come artista e illustratore, che contiene anche pregevoli immagini di quasi tutti i dipinti tolkieniani. Fondamentale per il tema in oggetto.
  • Hammond W. – Scull C., READER’S COMPANION AND CRONOLOGY, HarperCollins Publishers, London, 2006.
    Due volume in cui la Cronology è un’impressionante (per livello di dettaglio) resoconto quasi giornaliero della vita di J.R.R.Tolkien, che riporta anche alcuni brani dei suoi diari. Il Reader’s Companion è invece una sorta di “dizionario” in cui cui si analizzano temi, opere o quant’altro connesso a Tolkien. [È prevista per l’autunno 2017 una nuova edizione riveduta e corretta in maniera molto ampia: sarà in tre volumi anziché due]
  • Hiley M. – Weirench F., TOLKIEN’S SHORTER WORK, WTP, Zurigo., 2008.
    Ottima raccolta di saggi dedicati alle opera «minori» di T. Particolarmente interessanti quelli di Oziewicz (esame della «giustizia» in Farmer Giles of Ham e SDA), Sternberg (Fabbro come testo religioso) e Benvenuto.
  • Honegger T. – Vanderbeke D. (ed.), FROM PETERBOROUGH TO FAERIE, WTP, Zurigo-Jena, 2014.
    Libro di 164 pagine dedicato a Allan Turner e al suo tema prediletto: la poetica dei mondi secondari). I saggi sono di buon livello: da Keller (su Chaucer) a Shippey (su Vance), Da Elmann (sul romanticismo) a Honegger (su T. e Lovecraft).
  • Hooker M., TOLKIEN THROUGH RUSSIAN EYES, WTP, Zurigo-Jena, 2003.
    Un interessante volume sul recepimento di T. in Russia. Il primo capitolo è dedicato alla storia della traduzioni del SDA in Russia, proibito dal regime fino al 1982 poi tradotti con emendazioni e modifiche. Nei diversi capitoli si cerca anche di mostrare come un russo, con la sua particolare cultura, può «vedere» l’opera di T.
  • Houghton J. – Croft J. – Martsch N. – Rateliff J. – Reid A. (edd.), TOLKIEN IN THE NEW CENTURY. ESSAYS IN HONOUR OF TOM SHIPPEY, McPharland, Jefferson, 2014.
    Raccolta molto eterogenea con alcuni saggi importanti: Flieger (mostra come l’idea dei Silmarilli come «oggetti del Desiderio» era fallace ed è stata superata da quella dell’Anello, che dona potere al possessore), Holmes (sull’importante tema dei consigli in SDA), Larsen (sul confine in T., tra astrologia, astronomi e magia) West (espansione del suo articolo sull’ofermod di Turin in personaggi secondari) e Kirso (Gollum che con il suo linguaggio si esilia dalla comunità).
  • Isaacs N., – Zimbardo R. (edd.) UNDERSTANDING THE LORD OF THE RINGS: THE BEST OF TOLKIEN CRITICISM, Houghton Muffin, New York, 2004.
    Una raccolta dei più celebri saggi scritti sul SDA a partire dalla recensione di C.S.Lewis del 1955 («The Dethronement of Power»). Contiene interventi di Fuller, Auden, Marion Zimmer Bradley, Ryan, Flieger e Grant. Sono quasi tutti ante 1977, eccetto quelli di Chance e Shippey: proprio per questo fa meglio capire la genesi della critica tolkieniana.
  • Janet Brennan Croft, WAR AND THE WORKS OF J.R.R.TOLKIEN, Westport, 2004.
    Libro importantissimo sul tema. Mi ha colpito l’analisi di Frodo come esempio di vittima di sindrome post bellica, ma tutto il volume è fondamentale.
  • Kerry P.E. (ed.), THE RING AND THE CROSS, Madison U.P., 2011.
    Una raccolta ponderosa e imprescindibile per chi vuole approfondire la tematica religiosa in Tolkien. Da segnalare il dibattito tra Agoy e Hutton sul paganesimo di Tolkien (qui riportato per intero) e l’ottimo saggio del solito Holmes su «Like heathen kings».
  • Lee Eden B. (ed.), MIDDLE EARTH MINSTREL, McPharland, London, 2010.
    Raccolta di saggi dedicata alla musica in T. Il tema è estremamente importante e alcuni saggi sono assolutamente meritevoli (Bratman, Holmes, Eden), per cui risulta essere uno scritto fondamentale sulla specifica tematica della musica.
  • Lodigiani, E., INVITO ALLA LETTURA DI TOLKIEN, Mursia, Milano, 1982.
    Un testo per quei tempi straordinario e ancor utile per introdursi al modo di Tolkien. Ovviamente la critica in 46 anni ha fatto progressi qui ancora no registrati, ma sicuramente un libro da tener sempre a fianco, anche oggi.
  • Pearce J. TOLKIEN MAN AND MYTH, Harper Collins, London 1998 (Trad. It. TOLKIEN L’UOMO E IL MITO, Marietti 1920, Milano, 2008).
    È il testo di riferimento per le letture cattoliche dell’opera di Tolkien. Qui Pearce non ha ancora raggiunto quei livelli «eccessivi» che caratterizzeranno alcuni suoi articoli, e scrive un testo ben calibrato (anche nella parte biografica) e in cui le argomentazioni sono supportate con un buon apparato critico.
  • Phelpstead C., TOLKIEN AND WALES, University of Wales, Cardiff 2011.
    Volume che offre un’analisi complete del tema in oggetto. È diviso in tre parti (Linguaggio, Letteratura, Identità) e in ognuna gli argomenti sono trattati ampiamente, dal «linguistic taste» di T. alle connessioni pretoni al tema della Mercia.
  • Ryan J.S., TOLKIEN’S VIEW, WTP, Zurigo-Jena, 2009.
    Ryan ha studiato con T. ed è uno dei primi critici che come tale, pur nella sua fase pionieristica, scritto contributi importantissimi e ancor oggi sottovalutati (forse anche per la vita appartata dell’autore). Qui si raccolgono una ventina di saggi in cui troviamo idee centratissime sulla mitologia, la metastoria (saggio su T. e Dawson) e alcuni paragoni con Stoker.
  • Reynolds P.- GoodKnight G., PROCEEDINGS OF THE J.R.R.TOLKIEN CENTENARY CONFERENCE 1992, Mythopoeic Press, Altadena, 1995.
    Eccellente raccolta dei numerosissimi interventi del convegno indicato nel titolo. Ci sono tutti gli autori più importanti, affiancati da studiosi meno noti. Per vastità e completezza, è un volume di grande valore per lo studioso tolkieniano per tanti aspetti specifici.
  • Ross-Smith, INSIDE LANGUAGE: LINGUISTIC AND AESTHETIC THEORY IN TOLKIEN, WTP, UK, 2007.
    Testo che affronta il decisive tema del linguaggio in Tolkien con competenza e profondità. Molto riuscito il capitolo III sull’estetica linguistica in T., il cui fondamento è l’unità suono-significato (p. 58). Il capitolo IV (Linguaggio e ambiente) mostra come questa idea di non separazione tra mente e mondo abbia radici antiche ma sia ripresa da alcuni moderni come Barfield. Ottimo il capitolo conclusivo dal titolo «Una filosofia tolkieniana del linguaggio».
  • Shippey T., J.R.R. TOLKIEN AUTHOR OF THE CENTURY, Harper Collins, London, 2000 (trad it. J.R.R. TOLKIEN AUTORE DEL SECOLO Simonelli, Brescia, 2004).
    Opera che complete la Road esaminando anche la «modernità» della narrative tolkieniana. Il testo è magistrale, ma alcuni parti sono però riproposizioni di capitoli già contenuti nella Road.
  • Turner A. (ed), THE SILMARILLION THIRTY YEARS ON, WTP, 2007.
    Ottima racconta su IS con saggi di Beare, Drout, Devaux (analisi della Musica degli Ainur nelle varie fasi) , Fischer (su Lonnrot e Jerome) e Agoy (sui diversi punti di vista). Molto bello l’articolo di Anna Slack sulla subcreazione in rapporto alla storia di Beren e Luthien.
  • Wittingham E., THE EVOLUTION OF TOLKIEN MYTHOLOGY, McPharland, USA, 2007.
    Testo che analizza le vari fasi del Legendarium dividendola per temi (Creazione, esseri divini, mondo fisico, morte e immortalità, fine della TdM). L’autrice domina tutta l’opera di T. e scrive un saggio indispensabile per inquadrare storicamente queste tematiche.
  • Wu Ming 4, DIFENDERE LA TERRA DI MEZZO, Odoya, Bologna, 2012.
    Un ottimo libro per introdursi al mondo di T. con una prospettiva che tien conto sia della realtà biografica che critica (inclusa la critica estera) su T. Il libro è inoltre scritto con stile perfetto e corredato di utili immagini. Eccellente il capitolo 7 («Un dialogo nel Riddermark»).
  • Wu Ming 4, L’EROE IMPERFETTO, Bompiani, Milano, 2010.
    È un libro che esamina la complessa tematica dell’eroe, e che dedica molto spazio alle analisi di T. Tra queste, il capitolo «Un giorno a Maldon» è eccellente, ben documentato, e scritto per di più in maniera superba tanto da doversi considerare uno dei migliori contributi (non solo italiani) sulla questione.
  • Zettersen A., J.R.R.TOLKIEN’S DOUBLE WORLDS AND CREATIVE PROCESS, Palgrave McMillian, 2011.
    L’autore ha personalmente conosciuto T. e ha studiato letteratura medievale. Anche dai suoi colloqui con T., ha capito come in lui i due mondi (che sono quello del filologo e quello del narratore) in realtà sono intimamente connessi e intrecciati: da qui l’importanza del volume.

Valore 3

  • Simonetta Bartolini, IL FANCIULLINO NEL BOSCO DI TOLKIEN; Edizioni Polistampa, Firenze, 2013.
    Un’interessante volume che confronta Tolkien con Pascoli in modo non banale. Vengono individuate possibili fonti comune tra i due (p. 9 e p. 39) e si enfatizzano i punti tematici comuni: la fiaba, il fanciullo sub-creatore, l’amore per i linguaggi.
  • Birzer, Bradley, J.R.R.TOLKIEN’S SANTYFING MYTH, Iis Books, 2005.
    Celebre testo sul tema religioso in Tolkien, molto documentato e aggiornato. Importanti i passi sull’Athrabeth nel capitolo 3.
  • Caldecott, S. – Honegger, T. (edd.) TOLKIEN’S “THE LORD OF THE RINGS”: SOURCES OF INSPIRATION, Wtp, Zurigo-Jena, 2008.
    Volume collettaneo dedicato alle fonti. Tra gli articoli spicca quello di Verlyn Flieger “Gilson, Smith and Baggins”.

  • Chance, J. – Siewers, A.K. TOLKIEN’S MODERN MIDDLE AGES, Palgrave, 2009 (I ed 2005).
    Raccolta molto importante sul tema in titolo. Flieger (T. come medievalista post-moderno), Nagy (sulla fiction medievale), Lynch (sulla nostalgia) hanno scritto importanti contributi. Su tutti a me è piaciuto il saggio di Holmes sul concetto di “dustscheawung” e che contiene anche un’attenta analisi del concetto di presente gnomico in Tolkien.

  • Chance, J. (Ed), TOLKIEN THE MEDIEVALIST, Routledge, 2005.
    Volume collettaneo molto importante sul tema. Spiccano i saggi della Flieger dedicato alla controversia sul folklore e quello di Eden sulla musica delle sfere e l’Ainulindale.
  • Cilli Oronzo – Smith – Wynne, TOLKIEN L’ESPERANTISTA, Cafagna Editore, Barletta, 2015.
    Raccolta dedicata a un tema molto specifico, con saggi sia di tolkieniani che di esperantisti. Il volume ha un valore soprattutto biografico, e riportati con competenza molti documenti, alcuni anche “inediti” (merito di Cilli l’aver per primo scoperto che T. firmò un manifesto sul valore educativo dell’esperanto). Resta non affrontato adeguatamente il motivo dell’allontanamento di T. dall’esperanto dopo il 1933.
  • Croft, J.B. – Donovan L. (eds.), PERILOUS AND FAIR: WOMAN IN THE WORKS AND LIFE OF J.R.R.TOLKIEN, Mythopoietic Press, Altadena, 2015.
    Primo testo esplicitamente dedicato al tema delle donne in Tolkien e per questo è a oggi un riferimento importante. I saggi meglio riusciti sono quelli di Lakowtin (su Galadriel), di Afgan (su Luthien) e di Smith (sulla “war bride”).
  • Curry, P., DEFENDING MIDDLE EARTH, HarperCollins, London 1998.
    Celebre testo di Curry che ha storicamente aperto il dibattito sulla tematica ecologica in Tolkien e per questo è importante a livello storico-critico. Purtroppo vi sono alcune tesi centrali errate (Curry fonda molte sue considerazioni sul tema dell’incantesimo, ma lo confonde spesso con la magia).
  • Dickerson M., FOLLOWING GANDALF, Brazor Press, 2004 (edizione ampliata: A HOBBIT JOURNEY, Brazor, Grand Rapid, 2012).
    Ottimo studio dedicato al tema etico nell’opera tolkieniana. La tesi è che ogni battaglia (da quelle di Gandalf, che danno anche il sottotitolo al volume, a quelle di Eowyn e via dicendo) hanno un significato sia “fisico” che morale: questo permette di tematizzare molto bene il tema dalla libertà di scelta nell’opera tolkieniana. L’edizione ampliata aggiunge un interessante capitolo sul ruolo e valore della tortura nel Legendarium.
  • Eaglesone, R, (ed.), READING “THE LORD OF THE RINGS”, Continuum, London-New York, 2005.
    Collettanea scritta per auspicare letture del SDA quanto più basate sui testi e sempre meno su archetipi o allegorie. Diviso in quattro parti (Contesto, Spazio e tempo, Gender e sessualità, il futuro di Tolkien), raccoglie saggi interessanti tra cui spicca quello di Drout “Toward a better Tolkien’s Criticism”.
  • Edwards R., J.R.R.TOLKIEN HIS LIFE, WORK AND FAITH, Catholic Truth Society, London, 2012.
    Un libricino di 93 pagine che prelude alla più ponderosa biografia di Edward. Già qui si vede la serietà dell’autore, anche se il libro, essendo così breve, è più un pamphlet (non banale) che un testo critico.

  • Ellen Jones L., MYTH AND MIDDLE EARTH, Gold Springs Press, New Yoirk, 2002.
    Studio dedicato alle influenze della mitologia celtica sull’opera di T., in particolare in LH e SDA. Uno studio ben fatto, che si rifà in gran parte a Verlyn Flieger, senza particolari picchi o “pecche”.
  • Ferré, V. TOLKIEN: SUR LE RIVAGE DE LA TERRE DU MILIEU, Christian Bourgois, 2001.
    Primo testo dedicato al tema della morte nel SDA. L’autore è competente e serio. Particolarmente riuscito il capito 6 ove si mostra l’onnipresenza di questa tematica nell’opera.

  • Garbowsky, C., RECOVERY AND TRASCENDENCE FOR THE CONTEMPORARY MYTHMAKERS. THE SPIRITUAL DIMENSION OF THE WORKS OF J.R.R. TOLKIEN, WTP, Zurigo-Berna 2004.
    Edizione inglese di un libro pubblicato a Lublino nel 2000 e dedicato al tema religioso in T.. Ancora oggi resta un testo valido, in particolare per l’analisi approfondita del concetto di “recovery”. L’autore, che ha conoscenza completa dell’opera di Tolkien e della letteratura secondaria, ha anche il merito non scadere mai in un’omelia confessionale.

  • Gee H., THE SCIENCE OF MIDDLE-EARTH, Souvenir Press, London, 2004.
    Gee è editor della rivista Nature ma anche fan e appassionato tolkieniano da sempre. Scrive un libro davvero intrigante in cui, con un certo humor (ma non troppo!) mostra la plausibilità scientifica di alcune idee tolkieniane: dal soffio infuocato del drago, a come gli orchi possono riprodursi anche senza femmine (di cui non si trova traccia), a un esame metrico delle vista degli elfi. E così mostra anche la sottostimata competenza scientifica di T.
  • Gray W., FANTASY, MYTH AND TRUTH, Palgrave McMillian, New York, 2010.
    Il testo è dedicato principalmente a Pullmann, che viene tra l’altro confrontato con le sue antitesi T. e Lewis: in questo confronto il testo ci permette di capire (enfatizzando le differenze) molte cose su tutti e tre gli autori.

  • Hammond, W.– Schull C., (eds.) THE LORD OF THE RINGS 1954-2004. SCHOLARSHIP IN HONOUR OF R.E. BLACKWELDER, Marquette U.P. 2006.
    Vasta raccolta di saggi sul SDA, alcuni ottimi (Shippey, Garth, Fischer, Drout, Flieger e West su Aragon e Arwen, altri meno.
  • Hart T., Kovachs I. (eds.). TREE OF TALES: TOLKIEN, LITERATURE AND THEOLOGY, Baylor U.P., Texas 2007.
    Raccolta senza particolari macchie o meriti, che affronta il tema letterario, ancor poco studiato dalla critica. Interessante l’articolo di Jeffrey su «Tolkien e il futuro degli studi letterari».
  • Harvey D., THE SONG OF MIDDLE EARTH, Allen-Unwion, London, 1985.
    Uno dei primi contributi validi di critica tolkieniana che mostra (come già indica il titolo) la visione «corale» della sua narrativa. Questa tesi è valida ancor oggi (mentre nel testo vi sono alcune posizioni ormai superate). Discrete le parti sul Earendil, gli eroi e la conclusione ove si indica nella “realtà” il protagonista della mitologia tolkieniana.
  • Helms R., TOLKIEN’S WORLD, Thames and Hudron, London, 1974.
    Uno dei primi lavori su Tolkien, che per questo merita particolare riguardo essendo stato per certi aspetti pionieristico. Tra l’altro le tesi sostenute sono “semplici” ma ancora vera. Ad esempi si sottolinea moltissimo il legame tra la conferenza di T. sul Beowulf e la sua produzione narrativa (LH, LOTR). Riproposta la lettura dell’iniziazione di Bilbo che da embrione diventa adulto. Molto buona l’analisi dell’estetica fantastica di T. nel capitolo V.

  • Honegger T. – Weirench F. (edd.), TOLKIEN AND MODERNITY, WTP, 2006.
    Raccolta in due volume su un tema importantissimo. Purtroppo i contributi sono molto eterogenei, di diverso valore e spessore: in più manca un vero filo conduttore perché in fondo il concetto di “modernità” non viene mai definito in maniera precisa.

  • Honegger T. (ed.), RECONSIDERING TOLKIEN, WTP, Zurigo, 2005.
    Raccolta che contiene il fondamentale saggio di Honegger su “T. through the eyes of a Medievalist” ove sostiene (con dovizia di testi, studi e argomenti) come solo l’interpretatio medievale di Tolkien riesce (ben oltre quella cattolica o modernista) a farci penetrare la cuore della sua opera.

  • MacLachlan C., TOLKIEN AND WAGNER, WTP, Zurigo-Jena, 2015.
    Seconda opera nel medesimo anno edita dalla WTP. Purtroppo perde il confronto con l’opera della Vink (quasi omonima), ma resta un volume discreto su un tema importante.
  • Manni F. (ed.) TOLKIEN E LA TERRA DI MEZZO, Grafo, Brescia, 2003.
    Sono gli atti di un convegno tenutosi a Brescia, che testimonia il costante e «pionieristico» impegno di Franco Manni per rendere noto anche in Italia il dibattito critico estero. Troviamo infatti, oltre a contributi italiani (Delle Rupi, Principe, Barbiano) anche saggi di Alex Lewis e Edouard Kloczko sulle lingue elfiche.
  • Manni F. (ed.), INTRODUZIONE A TOLKIEN, Simonelli, Brescia, 2002.
    La più ponderosa (491 pagine) e aggiornata (è del 2002) introduzione a T. scritta in italiano. Il curatore è aggiornatissimo (da sempre) sul dibattito estero e ha affidato i singoli capitoli del libro a studiosi seri e preparati.
  • Milbank A., CHESTERTON AND TOLKIEN AS THEOLOGIANS, T&Clark, London 2007 (II ed 2009).
    La seria e preparata studiosa dedica il volume agli aspetti teologici nelle opera di T. e Chesterton. Il capitolo meglio riuscito è il primo ove si paragona la «poiesis» tolkieniana alla Rowling e a Pullmann. Altre tesi appaiono più forzate (T. distributista).
  • Monda A.- Simonelli S. TOLKIEN IL SIGNORE DELLA FANTASIA, Frassinelli, 2002.
    Un bel testo italiano sull’opera tolkieniana, sicuramente il migliore scritto fino a quel periodo. Il volume resta ancora oggi utile per alcune intuizioni e l’impostazione generale.
  • Monda A., L’ANELLO E LA CROCE, Rubettino, Saveria Manelli 2008.
    Un importante contributo sulla tematica religiosa in Tolkien. Il libro è l’ampliamento di una tesi dai laurea, in cui l’autore vuol mostrare la presenza di elementi cristiani e cattolici nell’opera tolkieniana. A parte alcune forzature «allegorizzanti» e una bibliografia secondaria che si incentra soprattutto sull’orizzonte italiano, vi sono delle buone intuizioni, in primis sugli hobbit.
  • Montgomery J. (ed.), MYTH, ALLEGORY AND GOSPEL, Bethany Fellowship Inc., Mineapolis, 1974.
    Volume dedicato all’interpretazione religioso di T., Lewis, Chesterton e Williams. Interessante il contributo di Clive Kilby, che nega la lettura allegorica in chiave cristiana dell’opera tolkieniana (p. 143), considerando anche la data di pubblicazione (1974!).
  • Morini M., LE PAROLE DI TOLKIEN, Moby Dick, Faenza 1999.
    Un contributo italiano che ha il merito di toccare la stilistica tolkieniana, un tema importante (e ancor poco studiato anche all’estero). Nella conclusione si sostiene (come fanno anche altri critici: Rosebury, Harvey) che il vero protagonista del SDA è la Terra di mezzo. Molto buono l’apparato bibliografico.
  • Purtill R., J.R.R. TOLKIEN: MYTH, MORALITY AND RELIGION, Ignatius Press, S. Francisco 1984.
    Un bel volume dedicato alla tematica religiosa in T. Vi sono alcune idee molto buone: ad esempio che T. con le sue diverse razze esemplifica diversi aspetti dell’umanità. Pregevole le analisi della dimensione mitica e storica. Non sono presenti eccessi allegorizzanti, e si toccano aspetti scomodi come il fallimento di Frodo.
  • Reilley R., ROMANTIC RELIGION, Lindisfarne Books 2006 (I ed. 1971).
    Un testo dedicato ai Quattro Inklings più famosi (T., Barfield, Lewis e Williams) dei quali esamina come comun denominatore la loro religione romantica. Il capitolo più riuscito e curato è quello su Barfield. In quello di T. vi è un errore (avvicina la fantasy di T. a Coleridge, ma in realtà vi sono profondissime differenze) e una buona intuizione, ovvero che il SDA non è a lieto fine.
  • Segura E. – Honegger T. (edd.) MYTH AND MAGIC ACCORDING TO THE INKLINGS, WTP, Zurigo-Berna, 2007.
    Una collettanea su tema con presente autorevoli tra cui Shippey (bellissimo saggio sulla goetia in T. e Lewis), Curry, Flieger, Garth e Honegger.
  • Simonson M. THE LORD OF THE RINGS AND THE WESTERN NARRATIVE TRADITION, WTP, Zurigo-Jena, 2008.
    Finalmente un testo dedicate esclusivamente al valore della narrativa tolkieniana. Purtroppo l’ampiezza dei temi trattati rende il libro più un programma di ricerca futura che un lavoro concluso. Resta però la sua utilità «programmatica».
  • Solopova E., LANGUAGES, MYTHS AND HISTORY, North London Book, 2009.
    Mostra l’importanza di alcune lingue (gotico, antico inglese, finnico, antico norvegese) per capire il testo di T., e come la teoria di Jung possa spiegarne il sostrato mitico. L’autrice è informata e ha una buona bibliografia critica.
  • Stachey, B, I VIAGGI DI FRODO, Rusconi, Milano, 1982.
    È una sorta di atlante che rappresenta in 50 mappe tutti i luoghi che sono stati attraversati dalla compagnia dell’anello e non solo «i viaggi di Frodo», come erroneamente dice il titolo (anche quello originale: Journeys of Frodo). Ogni mappa è preceduta da una breve introduzione, nella quale l’autrice descrive le fonti e gli eventuali problemi che ha incontrato nella rappresentazione cartografica della zona. È ancor oggi utile «compagno» nella lettura del SDA.
  • Stephen. E., FROM HOBBIT TO HERO, ADC Publications, Moreton, 2012.
    È la storia del personaggio Aragorn dal suo primo nome («Trotter», che era prima di uno hobbit), al personaggio pubblicato nel SDA. Esamina tutti i testi tolkieniani (anche delle Home).
  • Tavella E., TOLKIEN, Firenze Libri, 2002.
    Una introduzione generale a Tolkien, molto essenziale (113 pagine) ma con una bibliografia generale discreta. Non ci sono tesi particolari sostenute, ma vengano indicati i punti più importanti per capire l’autore (biografia, opere, fonti, struttura e valori nella narrazione).
  • Vaccaro C. (ed.), THE BODY IN TOLKIEN’S LEGENDARIUM, McFarland, London, 2013.
    Raccolta di 10 saggi alcuni eccellenti (Flieger, Smol) altri meno (Reid per una forzata la letture di Eowyn), ma nel complesso un volume articolato e completo su un tema importante e, tutto sommato, ancora poco studiato.
  • Williams D.T, MERE HUMANITY, Broadman Holdman Publisher, Tenesse, 2006.
    Testi dedicato in gran parte al tema religioso in T. L’autore sottolinea giustamente la differenza tra T. e Lewis: per lui Aragorn (diversamente da Aslan) non è una figura critica (p. 161). Conosce i lavori di Shippey e Flieger.

Valore 2

  • Douglas Anderson (ed.) TALES BEFORE TOLKIEN, Ballantine Book, New York, 2003.
    Un raccolta di brevi storie che potrebbero aver ispirato T. nella sua sub-creazione. Interessanti anche se non dotate di apparato critico, anche se non lo si può considerare un vero e proprio testo “su” Tolkien.

  • Barani – Isoldi – Rialti – Lupo, UNO SGUARDO FINO AL MARE, Il Cerchio, Rimini, 2004.
    Un testo composito in tre parti. Le migliori sono le prime due che contengono alcuni testi di T. (tra cui l’Imram) e le importanti riflessioni sul LOTR di C.S Lewis, Auden e Asimov. Insufficiente la parte critica finale.
  • Bassham G. – Bronson E. (edd.), THE HOBBIT AND PHILOSOPHY, Wiley & Sons Publ., New Jersey, 2012.
    Raccolta simile a quella già curate dagli autori su SDA. Il volume è ponderoso (256 pagine) e non tutti i 17 contributi sono seri studi. Interessanti gli scritti di Johnson (sulla “guerra giusta”) e di Sterlig (paragone tra T. e Boezio).
  • Bassham G. – Bronson E. (edd.), THE LORD OF THE RINGS AND PHILOSOPHY, Open Court, Illinois, 2003.
    Raccolta dal titolo strumentale, perché in realtà non si parla della relazione tra il SDA e la filosofia, ma si fanno analisi filosofiche di alcune tematiche ivi presenti. Discreti i saggi di Katz, Milbank, e Dacies (sulla morte).
  • Caldecott, S., SECRET FIRE, Darton-Langmann-Todd, London, 2002 (trad. It.: IL FUOCO SEGRETO, Lindau, Torino, 2009).
    Un libro scritto da uno studioso serio, ma che contiene tutte le più note letture allegoriche dell’opera tolkieniana in chiave cristiana.
  • Campbell, Liam, THE ECOLOGICAL AUGURY IN THE WORKS OF J.R.R.TOLKIEN, WTP, Zurigo-Jena, 2011.
    Testo dedicato al tema ecologico, che tiene conto anche dei precedenti (e contrapposti) lavori di Curry e Dickerson-Evans. È un volume completo e documentato, ma a mio avviso manca di profondità e precisione. Contiene qualche errore: ad esempio confonde (come Curry) Magia e incantesimo (p. 192).

  • Chance, J., THE MYTHOLOGY OF POWER, Kentucky U.P., 2001.
    Celebre volume della Chance, la cui parte migliore è l’introduzione in cui si propone un parallelo del concetto di potere in T. e il controllo “panottico” ideato da Bentham (e ripreso da Foucault per la nostra società). Purtroppo poi si applicano letture simboliche a vari elementi dell’opera di T. (a Tom Bombadil, Frodo, l’Anello) che non trovano fondamento nel testo.

  • Chance, J. TOLKIEN AND THE INVENTION OF MYTH, Kentucky U.P., 2004.
    Collettanea con numerosi saggi. Alcuni sono insufficienti (Madsen), altri molto profondi e documentati tra cui Zimmer (sulla creazione con le parole), Lazo (sui Kolbitar), Holmes (sul giuramento in T.).

  • Chance, J., TOLKIEN’S ART: A MYTHOLOGY FOR ENGLAND, Kentucky U.P., 2001.
    Edizione rivista del testo del 1971. La tesi di fondo è, come dice il titolo, che Tolkien scrive una mitologia per l’Inghilterra. Numerosi studi critici anteriori e posteriori hanno ormai dimostrato l’imprecisione di una simile lettura. Chance è una studiosa seria, ma che rende meglio come curatrice di collettanee.
  • Cilli Oronzo. TOLKIEN E L’ITALIA, Il Cerchio, Rimini, 2016 (J.R.R.Tolkien, IL MIO VIAGGIO IN ITALIA).
    Una raccolta documentale imponente su tutto ciò che lega T. all’Italia, dalle sue prime citazioni ante SDA, fino all’arrivo dei film di Jackson, e che contiene informazioni nuove tra cui le diverse opzioni Mondadori al SDA e la ricezione di T. anche a “sinistra”. Purtroppo l’indicazione strumentale di T. come co-autore del volume con un suo inesistente “Il mio viaggio in Italia” e aver dato spazio nell’Introduzione (di G. De Turris) alla lettura di una sola parte politica, incidono sul valore critico di una ricerca che resta in ogni caso, a livello di fonti primarie, un imprescindibile punto di riferimento per queste tematiche.
  • Coassolo I., GANDALF VISTO DA TOLKIEN, Effatà, Torino, 2010.
    Un piccolo volume (79 pagine) del tutto divulgativo, sulla figura di Gandalf. Come testi sono citate in gran parte le lettere. La bibliografia citata è insufficiente, ma del resto non si tratta di testo critico in senso stretto.
  • Colbert D., I MAGICI MONDI DEL SIGNORE DEGLI ANELLI, Fanucci, Roma, 2002.
    Un libretto di stile divulgativo, diviso in tante sezioni ognuna corrispondente a una domanda. Pur non essendo un testo critico, è abbastanza preciso e su alcune questioni dice cose anche non banali e scontate (si veda ad esempio “Perché gli Elfi vivono così a lungo» o «Galadriel»).
  • Crovi L. – Priarone S., MISTER FANTASY. IL MONDO SEGRETO DI TOLKIEN, Passigli Editore, 2002.
    Volume introduttivo a T., senza troppe pretese critiche, anche perché gli autori mostrano una scarsissima conoscenza negli studi tolkieniani. La lettura è comunque piacevole, e, almeno a livello italiano, mi pare il primo libro che in capitolo affronta l’interessante rapporto tra T. le la musica rock e Heavy Metal.
  • Duriez C., Tolkien e il Signore degli Anelli. Giuda alla Terra di Mezzo, Gribaudi, Milano, 2002.
    Si tratta di una Guida al mondo di Tolkien, non solo nei suoi aspetti narrativi, ma anche meta-narrativi. Nel volume vi sono ampie parti dedicate alla vita di Tolkien, mentre molte voci sono dedicati alle “filosofiche” dello scrittore inglese. Duriez dedica troppo poco spazio alla HoME: nella voce “Morte”, ad esempio, manca qualsiasi riferimento all’Athrabeth Finrod ah Andreth (che è uno a degli scritti fondamentali sul tema). Dal punto di vista dei contenuti, la lettura di Duriez ricalca i sentieri di chi tende a leggere l’opera di Tolkien alla luce di presunti “archetipi”, che invece Tolkien non cita mai (se non una volta e in maniera negativa in Sulle Fiabe).
  • Fascina, V., ALBERI E MITI, L’arco e la Croce, Bari, 2008.
    Testo dedicato all’intera produzione narrativa di Tolkien, con qualche spunto interessante, ma molte tesi sostenute senza la dovuta attenzione ai testi e alla critica secondaria. Comunque nel panorama italiano è tra più meritevoli vista l’attenzione che pone anche a studi di autori esteri.
  • Flieger Verlyn, INTERRUPTED MUSIC, Kent State U.P., 2005.
    Libro dedicato al Silmarillion, di cui si vuol far apprezzare la bellezza, complessità e le sue fonti. Molto importante il capitolo III “Whose Myth Is It?”, ma gli altri non sono così decisivi e profondi.
  • Giuliano S. LE RADICI NON GELANO, Ripotes, Salerno 2001 (II ed. Bietti, Milano 2013).
    Testo che interpreta l’opera tolkieniana alla luce della tripartizione funzionale di Dumezil, e all’idea di viaggio iniziatico e della contrapposizione Tradizione/modernità. Questo approccio, efficace in alcuni punti, tende però a «piegare» il testo di Tolkien verso la propria schematizzazione. Insufficiente la bibliografia della prima edizione dove di esteri si citano solo Shippey, Rosebury e i Proceedings del 1995.
  • Hazell D. THE PLANTS OF MIDDLE EARTH, Kent State, Ohio, 2006.
    Un esempio di “tolkienologia” ovvero di studio basato sui testi di T. per vederne la coerenza “botanica” e il nesso col nostro mondo. Ha il pregio di mostrare le non banali competenze di T. in merito, ma non si tratta di un lavoro “decisivo”.

  • Hooker M.T., THE TOLKIENAEUM, Llyfrawr, Morton Gate, 2014.
    L’autore inventa una nuova disciplina, la Tolkiennymy, simile alla toponomia, che collega etimo, storia e relazione tra le parole nel modo di T. Si parla del nesso tra gli Hobbit e la battagli di Azincourt, del nesso tra il drago verde e Chaucer. Termina il volume un glossario. A me sembra tutto molto superficiale e forzato.

  • Kerry P. – Miesel S. (edd.), LIGHT BEYOND ALL SHADOW. RELIGIOUS EXPERIENCE IN TOLKIEN’S WORK, Farleight, Madison, 2011.
    Completamento ideale della raccolta curate da Kerry The Ring and The Cross. Questo volume però è di ben minore momento sia per il livello degli articoli che per il fatto di non contenere saggi che contrastino la lettura cristiano-cattolica.
  • Knight G., THE MAGICAL WORLD OF THE INKLINGS, Element Book, Dorset. 1990.
    Un libro semplice senza troppe pretese critiche sugli Inklings, che sono visti come un Gruppo di amici con un approccio affine al mondo e alla narrazione.
  • Kreeft P., THE PHILOSOPHY OF TOLKIEN, Ignatius Press, S.Francisco 2005.
    Il volume «usa» l’opera di T. per tematizzare alcune tematiche e materie filosofiche (metafisica, teologia naturale, angeologia, antropologia, ecc…). Come tale, è un buon testo di filsofia, ma non apporta gran che alla comprensione di T.
  • Lam A. – Oryshchuck N. (edd.), HOW WE BECOME MIDDLE EARTH, WTP, Zurigo, 2007.
    Raccolta di saggi sulla realizzazione della trilogia di Jackson in Nuova Zelanda. Contiene anche saggi che paragonano libro e film: tra questi molto valido quello di Garbowski ove il tema dell’eucatastrofe viene analizzato nei due «media».
  • Lewis A. – Currie E.- THE UNCHARTED REALMS OF TOLKIEN, Medea, London, 2002.
    Un libro dedicato a filoni di indagine poco familiari in Tolkien, tra cui una possibile derivazione degli hobbit dai tassi. Le tesi sono davvero ardite ma almeno sono sostenute da autori che conoscono la materia e si sforzano di trovare (improbabili) argomenti.
  • Lodbell J. (ed.), A TOLKIEN COMPASS, Open Court, Chicago 2003.
    Curiosa questa bussola su Tolkien, nella cui introduzione Shippey critica il testo per avervi inserito alcuni studi deliranti su Tolkien (Plank su T. e il fascismo) a fianco di articoli fondamentali (Christiensen su Gollum, West sull’intreccio). Se non ci fossero quelle cadute di tono meriterebbe un 4, ma per quelle il voto è 2.
  • Luzzi T., VIAGGIO IN INGHILTERRA. L’OCCIDENTE AL CROCEVIA DEL NICHILISMO. VIRGINIA WOOLF, CHESTERTON, TOLKIEN, Ed. di Pagina, Bari, 2002.
    Un bel libro la cui tesi di fondo è che per uscire dal nichilismo occorre riscoprire la bellezza e la relazione soggetto-realtà, ma dove però lo spazio tolkieniano è abbastanza ristretto. Nel capitolo a lui dedicato tuttavia, vi sono belle intuizioni tese a mostrare come in Tolkien il bello nasca dalla tristezza e come sia importante in lui il tema della morte. Insufficiente la bibliografia critica che non va oltre il ristretto orizzonte italiano.
  • Mingardi A. – Stagnaro C., LA VERITA’ SU TOLKIEN, Liberal, Roma, 2004.
    Un titolo bruttissimo per un libro a tesi. Va detto che almeno queste sono sostenute i modo ragionevole, e per certi aspetti appaiono pure centrate (in particolare la visione del diritto, paragonata all’ordine giuridico medievale).
  • Morton A. – Hayes J., TOLKIEN’S GEDLING – 1914, Brein Books, Warwichshire, 2008.
    Testo dedicato alla permanenza di T. presso la zia Jane alla Phoenix Farm in Gedling, durante la quale scrive «Il Viaggio di Earendel». Il tema è interessante sia perché Jane denomina una fattoria «Bag End» sia per le competenze scientifiche della stessa, che in parte deve aver trasmesso a T. Non mi pare però che il libro apporti nulla di nuovo.
  • Passaro E.- Respinti M. PAGANESIMO E CRISTIANESIMO IN TOLKIEN, Il Minotauro, Roma, 2004.
    Una bella idea quella di contrapporre una lettura pagana (Passaro) a una cristiana (Respinti, con buon apparato bibliografico). Peccato che però i due autori non si “guardino in faccia “ per davvero, e quindi il problema resta solo toccato nella superficie.
  • Pearce J. (ed.), TOLKIEN. A CELEBRATION, HarperCollins, London, 1999.
    Raccolta in gran parte dedicate a sottolineare l’aspetto cattolico dell’opera di Tolkien, ma che contiene anche saggi di diversa estrazione. Nessun articolo spicca per profondità, e alcuni ripropongono le solite letture allegorizzanti, per cui Gesù viene visto presente in ogni pagina di Tolkien (Lawhead).
  • Petty A., TOLKIEN AND THE LAND OF HEROES, Old Spring Press, New York, 2003.
    Come dichiara l’autrice fin da subito, non si tratta di un libro “accademico” per cui i riferimenti testuali e bibliografici sono minimi. Ma come tale, toccando tanti temi (La caduta, La perdita, L’eroe) , perde di valore critico. Interessanti comunque le riflessioni su Feanor, Osse, e sulla sub-creazione tolkieniana come insieme di scatole “cinesi”.
  • Petty, A., ONE RING TO BIND THEM ALL: TOLKIEN’S MYTHOLOGY, Alabama U.P.
    Ampliamento di un volume del 1979 dedicato alla mitologia tolkieniana, che viene analizzata attraverso le tesi di Campbell, usando l’idea tripartita di andata, iniziazione e ritorno. L’impressione è che alle volte si forzi il testo alla luce della teoria con cui si legge.
  • Scifo F., SCETTRO D’ORO E DOMINIO DI FERRO, AIPSA Eizioni, 2015.
    Opera prima di un giovane studioso italiano. I riferimenti bibliografici sono discreti, e vi sono alcune intuizioni interessanti su Pirandello e Turin Turambar. Alcune tesi sono più affermate che sostenute (ad esempio il parallelo tra Gandalf il Bianco e la trasfigurazione di Cristo).
  • Sommavilla G., PERIPEZIE DELL’ETICA CONTEMPORANEA, Jaka book, Milano, 1980.
    Testo sull’epica che dedica un capitolo a Tolkien. Lo studio è sicuramente pionieristico e l’aver esaminato T. già nel 1980 è un merito dell’autore. Le tesi però sono forzate e «schiacciano» T. su una lettura banalmente cristiana.
  • Spirito G. (ed.), LO SPECCHIO DI GALADRIEL. I FRANCESCANI CELEBRANO TOLKIEN, Il Cerchio, Rimini, 2006.
    Un raccolta che, come indica il sottotitolo, è scritta dal punto di vista francescano, anche per celebrare il viaggio che fece T. ad Assisi nel 1955. La bibliografia è molto selezionata e ridotta. Pregevole il testo di Franceschetti: «Morte e aldilà (punti di vista)».
  • Spirito G, TRA SAN FRANCESCO E TOLKIEN, Il Cerchio, Rimini, 2003.
    Padre Guglielmo Spirito è da sempre stato attento al dibattito critico estero, partecipando anche a numerosi convegni. In questo volume ci offre una lettura «religiosa» di Tolkien la quale, pur essendo in certi punti a mio modesto avviso forzata (si veda il parallelo tra Tom Bombadil e S. Francesco) non è mai banale.
  • Stuart Lee D.- Solopova E., THE KEYS TO MIDDLE EARTH, Palgrave.
    È (come detto subito) una introduzione e un invito a scoprire la letteratura medievale partendo da quella di T., in particolare da LH e SDA. Non aggiunge un gran che alla comprensione di T.
  • Trobia A., SOCIOLOGIA DEL CINEMA FANTASTICO: IL SIGNORE DEGLI ANELLI IN ITALIA: AUDIENCE, MEDIA, MERCATO.
    Un serio studio sociologico sull’impatto «sociale» della prima trilogia di Jackson in Italia. Molti dati interessanti, ma nessun apporto a livello critico (che del resto non era nemmeno il fine del libro).
  • Wrigley C., THE RETURN OF THE HERO: ROWLING, PULMANN, TOLKIEN, Bookguild Publisher, Sussex, 2005.
    Anche questo è un testo dedicato ai confronti tra diversi autori, ma su alcuni punti più debole di quello di Gray.

Valore 1

  • AAVV, “Dite amici ed entrate”, Elledici, Torino, 2004.
    Si tratta di un sussidio per la formazione dei bambini e dei ragazzi in campi estivi, “liberamente tratto da Il Signore degli Anelli”. Nella prima parte è sono spiegate la finalità e la struttura del progetto educativo, che consta di 16 “atti” ispirati ad eventi narrati nel libro di Tolkien. Trattasi di una applicazione e non di una lettura critica di T.
  • Giovanni Agnoloni, LETTERATURA DEL FANTASTICO. I GIARDINI DI LORIEN, Spaziotre, Roma 2004.
    Un volume ponderoso (oltre 400 pagine) in cui si affronta in generale il tema del fantastico con focus sull’opera di J.R.R.Tolkien. I temi toccati sono innumerevoli (si va da Omero ai Maya, dal rinascimento al neorealismo, dai latini al verismo) e vengono esposte più che altro le opinioni dell’autore senza adeguata contestualizzazione nel dibattito critico. La bibliografia secondaria tolkieniana è assolutamente inadeguata (di studiosi esteri si cita solo Helms).
  • Basso C., L’ANELLO DEL POTERE. LA MAGIA DELL’ANELLO DAI GRECI A J.R.R.TOLKIEN Imola, Atene edizioni, 2001.
    Un libro vivamente sconsigliato agli appassionati di Tolkien. Il testo è infatti una raccolta di riassunti delle principali “leggende” sugli anelli (da quello di Gige, ai Nibelunghi, e via dicendo). Le sintesi sono molto essenziali, senza un valido corredo bibliografico e in certi punti anche approssimativi.
  • Bates B., THE REAL MIDDLE-EARTH, Pan Books, London, 2002.
    È un libro storico, sull’evoluzione dei popoli “reali” che hanno influenzato T. (Celti, Anglo-Sassoni, Norvegesi ecc…). Il nome “T.” nel titolo è soprattutto un pretesto, e non mi pare nemmeno troppo documentato storicamente.

  • Blackham R., TOLKIEN’S OXFORD, The History Press, Oxford, 2008.
    Trattasi di una guida ai luoghi di Oxford legati a T. Come tale è molto utile, ma come studio non apporta nulla di nuovo.
  • Bonvecchio, Claudio (ed.), LA FILOSOFIA DEL SIGNORE DEGLI ANELLI, Mimesis, Milano, 2008.
    Raccolta di saggi di cui se ne salvano solo alcuni sulla linguistica (quelli degli autori Facchinetti, Spiriti, Vicentini). Per il curatore del volume, Bonvecchio, Frodo parte dalla Contea per fondersi con il tutto (senza il minimo supporto testuale).
  • Alessandro Bottero, L’ANELLO E LA SPADA, Mare Nero, Roma, 2002.
    Un’agile introduzione a T., che sul piano critico si incentra soprattutto sul dibattito italiano (ad es. Cap. 9: «Tolkien di destra o di sinistra? Falso problema»). Viene toccato tutto l’universo tolkieniano (film e giochi inclusi), ma in 184 pagine non si può andare molto a fondo. Assolutamente insufficiente l’apparato bibliografico: anche quando parla di critica estera, cita solo 3-4 libri.
  • Bruner K. – Ware J. FINDING GOD IN THE LORD OF THE RINGS, Tyndale, Illinois, 2001.
    Un libro che propone meditazioni spirituali in chiave cristiana basate sul testo di T. Ha il merito di dirsi fin da subito non una interpretazione, ma una applicazione del SDA a un contesto di fede.
  • De Feudis M., TOLKIEN, LA TERRA DI MEZZO E I MITI DEL III MILLENNIO, L’Arco e la Croce, Bari, 2002.
    Raccolta di saggi che (ad eccezione di quello di Respinti) brillano per assoluta ignoranza del dibattito estero su Tolkien. Le bibliografie citate sono per lo più auto referenziali e le tesi sostenute lasciano perplessi, anche a livello di conoscenza di testi primari. Ad esempio si dice che Sauron “non possiede connotazioni fisiche”, al che mi chiedo: ma almeno Il Signore degli Anelli è stato letto?
  • De Turris G., (ed.) «ALBERO» DI TOLKIEN, Bompiani, Milano, 2007.
    Raccolta di saggi importante per capire il livello inadeguato degli studi tolkieniani italiani. A parte alcuni autori, le tesi qui sostenute sono largamente prive di fondamenti testuali e di bibliografia critica: nel 2007 non è possibile scrivere ignorando la gran parte degli studi esteri.
  • De Turris G. (ed.) DIZIONARIO DELL’UNIVERSO DI J.R.R.TOLKIEN, Bompiani, Milano, 2016.
    Nella prefazione si afferma quanto la HoMe sia importante per capire T., ma poi i suoi volumi non sono affatto usati per compilare i riferimenti nelle singole voci. Ad es. di Miriel il lettore non imparerà praticamente nulla, nemmeno che essa torna nel suo corpo dopo la morte del marito, visto che la maggior parte della sua storia è narrata in Morgoth’s Ring (in almeno 4 versioni della sua storia con Finwë). Manca addirittura la voce “Andreth”, protagonista del più importante scritto filosofico di T. (Athrabeth Fonrond ah Andreth). Vi sono voci più analitiche, alcune curate bene (come quelle di Chiara Nejrotti, che si apre anche ai contributi esteri), ma altre sono pessime: ad es. la voce “Fato” mostra di ignorare completamente l’esistenza del testo di T. Fate and Free Will esplicitamente dedicato al tema. Per questo il volume è già obsoleto e quasi totalmente inutile per poter “davvero” avere notizie complete sui vari personaggi. [2017/1]
  • Fernandez I., La Spiritualità del Signore degli Anelli”, Elledici, Torino, 2003.
    L’intento del volume è quello di mettere in luce la “vera” spiritualità del Signore degli Anelli, ovvero di svelare «il senso nascosto dell’opera di Tolkien». Il volume è a mio avviso troppo superficiale e poco sistematico. Manca una chiave di lettura “globale” dell’opera di Tolkien e quindi anche le riflessioni (alle volte acute) dell’autrice rimangono estemporanee e con molte lacune critiche.
  • Giannatempo S., IL VANGELO SECONDO TOLKIEN, Claudiana, Torino, 2014.
    Libro di stampo religioso su T. Tutta la sua opera viene letta in chiave allegorica, per farla collimare con la Sacra Scrittura. Ritroviamo quasi tutti i “topos” delle letture confessionali: Aragorn come Re-Messia, Il Silmarillion come Pentateuco (T. avrebbe qui «compiuto una riscrittura dei primi tre capitoli della Genesi» p. 43), Gandalf il Bianco come anticipo della trasfigurazione di Gesù. Chiude il volume un accenno alla catechesi tramite T. e alla cultura pop.
  • Gnocchi A. – Gulisano P. –Palmaro M., TOLKIENOLOGY, Piemme, Casale Monferrato, 2004.
    Il libro consta di un’introduzione e 12 capitoli (uno per segno zodiacale) e in ogni capitolo sono fornite brevi descrizioni dei personaggi che popolano la Terra di mezzo. Per ogni personaggio sono poi elencate in una tabella le caratteristiche principali, nella quale il lettore può barrare la peculiarità che più rispecchi il proprio carattere. Si tratta di un uso strumentale del nome “Tolkien” senza alcun serio contenuto.
  • Gulisano P., IL MITO E LA GRAZIA, Ancora, Milano, 2001.
    Contributo italiano all’aspetto religioso in T. Il volume ha un tagli molto divulgativo e come tale può essere una utile introduzione al tema. Non vi è nessun riferimento a brani della History of Middle Earth (pubblicata per intero da diversi anni), l’apparto di critica secondaria è praticamente nullo e non vengono nemmeno messi i riferimenti precisi a molti testi di Tolkien citati.
  • Iannone L., TOLKIEN E IL SIGNORE DEGLI ANELLI, Controcorrente, Napoli, 2002.
    Libro che ripercorre la recezione di T. in Italia. Un libro a tesi, che non cita un solo testo di critica estera e che resta alla superficie del problema nella recezione italiana.
  • Martinez M., UNDERSTANDING MIDDLE-EARTH, Vivisphere, new York, 2003.
    Un libro di pura «tolkienologia» che piacerà a chi vuol sapere se gli hobbit avevano o meno le orecchie a punta o come facevano gli elfi a dormire. La molte del volume è notevole (oltre 500 pagine) così come la conoscenza dei testi tolkieniani: ma non è un vero studio critico.
  • Meiattini G. LA DISCREZIONE DI DIO, La Scala, Bari, 2011.
    Un libro che esamina dal punto di vista teologico alcuni Tra cui Kafka, Buzzati e T. L’autore vede in Frodo e Sam un cammino mistico, in cui è presente una sostituzione vicaria e una discesa agli inferi, e dove la grazia è protagonista. Tesi forti, sostenute con un apparato testuale povere e riferimenti bibliografi praticamente inesistenti.
  • O’Neill, T., THE INDIVIDUATED HOBBIT. JUNG, TOLKIEN AND THE ARCHETYPE OF MIDDLE EARTH, Thames and Hudson, London, 1990.
    Un libro a tesi, che applica la teoria junghiana al testo di T. (SDA, LH, IS): quasi a ogni pagina ci sono interpretazioni forzate senza riferimenti testuali fondati.
  • Pacifico D., DA TOLKIEN A BUZZATI, Opinioni, 1994.
    Il libro di T. parla poco, e solo el primo capitolo per inquadrare la ricezione del fantastico in Italia: quel poco che dice non è nemmeno ben argomentato e fondato criticamente. Più interessante la parte su Buzzati.
  • Paggi M., IL LABIRINTO E LA SPADA, ECIG Genova, 1990.
    Altri tipico esempi di saggistica italiana, tutta chiusa in sé stessa e senza alcuna consapevolezza degli studi critici esteri. Già il titolo tradisce una lettura simbolica e iniziatica del testo di Tolkien, che non trova qui alcun fondamento. Vi sono anche considerazioni interessanti, specie nella conclusione ove «usa» Todorov per capire il valore dell’opera tolkieniana.
  • Pedrana A. – Pellegrini R., La casa di Tolkien, di, Nutrimenti, Roma 2007.
    Ho comprato questo volume su internet, attratto dal titolo. Ho iniziato a leggerlo e dopo aver incontrato nella prima pagina «cazzo», «fanculo», «Ccccheccccazzoè» ho terminato la lettura sistematica. Ho sfogliato le pagine rimanenti e da quanto ho capito devo dire che Tolkien in questo libro non c’entra veramente nulla. [È un romanzo, ma di Tolkien non si parla mai].
  • Polia M. (ed.), J.R.R. TOLKIEN CREATORE DI MONDI, Il Cerchi, Rimini, 1992.
    Breve collezione di saggi in cui si sottolinea il legame di Tolkien con una non ben specificata Tradizione e si leggono le sue opere alla luce di simbologie del tutto estrinseche al testo tolkieniano. Anche qui la bibliografia estera su Tolkien è praticamente assente.
  • Polia M., OMAGGIO A TOLKIEN. FANTASIA E TRADIZIONE, Il Cerchio, Rimini, 1980.
    Primo studio italiano su Tolkien che contiene alcune tesi completamente errate: ad esempio che gli orchi sono prodotti da una fantasia impura e che l’intimo significato dell’opera di T. è simbolico. Assente qualsiasi riferimento alla bibliografia estera.
  • Sturch R., FOUR CHRISTIAN FANTASISTS, WTP, Zurigo, 2007.
    Studio dedicato alle relazioni tra T., C.S. Lewis, Charles Williams e George MacDonald. In 130 pagine, con una bibliografia inadeguata, non si può dire un gran che di interessante.
  • West J.G.Jr (ed.), CELEBRATING MIDDLE EARTH, Inkling Book, Seattle, 2002.
    Raccolta il cui sottotitoli esplicativo del contenuto è «The Lord of the Rings as a defence of westrn civilization». Si tratta quindi di un testo «a tesi» che, tra le altre cose, non spiega come mai T. sia apprezzato anche fuori dalla civiltà occidentale. Si arriva a dire che l’unica interpretazione plausibile è quella in chiave esplicitamente cristiana (Pearce).
  • Zipes J., SPEZZARE L’INCANTESIMO, Mondadori, 2004.
    In questo articolato volume l’autore dichiara esplicitamente di voler usare le categorie marxiste elaborate dalla Scuola di Francoforte e da Ernest Bloch per esplorare l’universo del fantastico, T. incluso. Come ogni operazione ideologica (tra le tante chicche per Zipes «il drago è l’immagine emblematica dello sfruttatore capitalista», p. 238), anche questa non aiuta a comprendere la grandezza dell’autore esaminato.

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