Il mondo del collezionismo tolkieniano ha un nuovo Re. Tra i volumi che trascendono il semplice valore della carta assurgendo allo status di veri e propri totem annoveriamo una copia da record del romanzo più celebre di J.R.R. Tolkien. Lo scorso 15 Dicembre a Dallas, infatti, la raccolta in tre volumi di una prima edizione de Il Signore degli Anelli è stata assegnata per la ragguardevole cifra di 250.000 dollari. Si tratta del primato d’incasso assoluto per un set non autografato dall’autore stesso, che raddoppia il precedente primato di 103.125 dollari risalente al 2021. Quest’assegnazione fa raggiungere alle opere tolkieniane il rango di blue chip dell’investimento collezionistico, rendendole tra gli oggetti più desiderati al mondo non solo per chi si dedica all’accumulo seriale ma anche per chi intende l’esborso di denaro per garantirsi l’opera come una forma di capitalizzazione.
L’asta di Heritage
Il set da record è stato assegnato nel contesto dell’asta Dec. 15 Rare Books Signature® Auction bandita da Heritage Auctions, casa d’aste multinazionale con sede principale a Dallas. Fondata nel 1976, Heritage Auction si occupa di collezioni numismatiche, fumetti, belle arti, libri, accessori di lusso, immobili e memorabilia cinematografici, musicali, sportivi e storici. L’asta in questione, supportata da due note collezioni private, ha visto la partecipazione di 1.917 offerenti e l’assegnazione di 610 lotti con un incasso totale di 2.1 milioni di dollari.
Ma come è stato possibile che un set non autografato sia stato assegnato per tale cifra? Solitamente, infatti, è la firma dell’autore il fattore che moltiplica il valore del libro in modo esponenziale.
Per rispondere a tale domanda bisogna innanzitutto considerare come primo fattore la rarità bibliografica. Il lotto venduto fa parte della prima tiratura pubblicata tra il 1954 e il 1955 dall’editore George Allen & Unwin. L’editore, temendo un flop commerciale e a causa della contingenza storica (l’Inghilterra era un Paese appena uscito da un conflitto mondiale sanguinoso e le risorse economiche non erano certamente quelle attuali, specialmente quelle dedicate alla produzione e alla vendita di libri), stampò solo 3.000 copie del primo volume, La Compagnia dell’Anello. Molte di queste copie furono in seguito destinate al circuito delle biblioteche pubbliche, andando incontro ad un inevitabile logorio dovuto alla fruizione continua. Perciò, trovare una raccolta completa dell’opera proveniente da un’unica mano e mai restaurata è un evento decisamente raro.
Il secondo fattore da tenere in considerazione è quello dello stato di conservazione. Il set battuto all’asta, protetto per decenni nel suo cofanetto in pregiato cuoio marocchino rosso, dispone delle sovraccoperte originali, disegnate dallo stesso Tolkien, pressoché integre. Parliamo dunque di uno stato di conservazione davvero eccezionale considerando il fatto che tali sovraccoperte risultano essere estremamente fragili e soggette nella maggior parte dei casi a sbiadimento e strappi.
Nel corso dell’asta di Heritage Auctions non è stata assegnata solo la raccolta completa della prima edizione de Il Signore degli Anelli, ma anche un manoscritto realizzato da Tolkien dal titolo “Further correction desired” che concerne la revisione finale de Il Ritorno del Re, per una cifra di 87.500 dollari. In esso è possibile cogliere uno scorcio del processo creativo dello scrittore con alcune note che vanno a correggere quanto scritto in precedenza.
L’asta tenutasi a Dallas segnerà, con ogni probabilità, un punto di non ritorno per i generi fantasy e fantascientifico. Spesso relegate a letteratura di scarsa qualità da accademici troppo precipitosi nel loro giudizio, le opere afferenti a tali filoni ormai dominano il mercato sia in termini di vendite in libreria che di collezionismo.
Tra le opere non tolkieniane assegnate nel corso dell’asta dello scorso Dicembre ricordiamo una prima edizione di Tarzan delle Scimmie di Edgar Rice Burroughs, conservata nelle rare sovraccoperte originali, assegnata per 37.500 dollari mentre un’edizione di presentazione realizzata il giorno dopo la pubblicazione ufficiale di Io, Robot di Isaac Asimov ha raggiunto la cifra di 20.000 dollari. Segnaliamo, infine, una prima edizione di Dune di Frank Herbert venduta a 13.125 dollari e una prima edizione di Fahrenheit 451 autografata da Ray Bradbury che ha incassato 12.500 dollari.
Francis Wahlgren, direttore della sezione Libri Rari di Heritage Auctions, ha affermato come sia possibile riscontrare un cambio generazionale tra i collezionisti: “Coloro che oggi hanno la capacità economica per investire in grandi aste sono cresciuti con le opere di Tolkien, Asimov e Stoker. Per loro questi libri hanno la stessa importanza culturale e storica che poteva avere un classico di Dickens o di Hemingway per le generazioni precedenti”.
Qual è dunque il destino del collezionismo tolkieniano? In Italia già ora assistiamo a un deciso incremento, al limite della speculazione, delle quotazioni di edizioni non autografate anche in traduzione. A seguito dell’asta di Dallas, possiamo aspettarci dunque che questo trend continui a confermarsi. Emblematico è il caso dell’edizione Bompiani illustrata da Alan Lee nella traduzione Alliata/Principe, la cui prima tiratura (in libreria dal 2003 ma attualmente discontinuata) sta raggiungendo prezzi di reselling veramente ragguardevoli, al limite dell’esagerazione, per una pubblicazione di poco più di vent’anni. Se un tempo le edizioni che si attestavano a cifre considerevoli per il mercato italiano erano quelle più datate (come l’edizione Astrolabio de Il Signore degli Anelli oppure la celebre edizione in pelle marrone in tiratura estremamente limitata) o i volumi autografati da Tolkien (anche di opere non scritte dal medesimo ma appartenenti alla sua biblioteca personale), assisteremo probabilmente nel futuro prossimo all’impennata dei prezzi anche di edizioni più facilmente reperibili. Fino a quando questa bolla sarà destinata a protrarsi non è dato sapere, sicuramente però l’adagio “non è tutto oro ciò che luccica” (che, invertito, ritroviamo proposto anche nel più celebre romanzo di Tolkien) è da tenere sempre ben presente.
Il caso dell’asta cancellata
Dulcis in fundo o, meglio, in cauda venenum, ricordiamo il caso dell’asta di libri cancellata che avrebbe dovuto tenersi a Bath lo scorso 8 Dicembre. La casa d’aste Auctioneum ha messo in licitazione più di sessanta articoli collegati a J.R.R. Tolkien (inclusa una pipa presumibilmente donata all’autore dall’amico C.S. Lewis) ma, dopo le proteste e i sospetti di plagio di una nutrita schiera di appassionati tolkieniani, ha ritenuto opportuno cancellare l’asta. L’interesse smosso è stato notevole, considerato anche il valore di mercato raggiunto da certi memorabilia dell’autore (come la scrivania utilizzata da Tolkien al Merton College venduta da Christie’s per la strabiliante somma di 330.200 sterline); l’asta infatti era attestata su incassi di alcune centinaia di migliaia di sterline. Oronzo Cilli, considerato il più importante collezionista tolkieniano italiano, in un’intervista rilasciata al quotidiano inglese The Times si è detto molto cauto circa l’asta in questione, sottolineando come ogni oggetto attribuito a Tolkien richieda un’attento esame in quanto la possibilità di imbattersi in falsificazioni è sempre presente.
Un osservatore esterno al mondo tolkieniano potrebbe chiedersi il motivo di questo attaccamento all’oggettistica e al biografismo rispetto all’autore, non comprendendo fino in fondo l’intento e la direzione né tanto meno il valore euristico di tale cimento. È anche questo un modo per contribuire allo studio dell’opera o rappresenta solo una forma di quasi morbosa venerazione? È una domanda che può sorgere spontanea ma la cui risposta, forse, potrebbe risultare ancor più tediosa del quesito stesso.
LINK INTERNI
– Vai all’articolo Quella copia dello Hobbit non è così rara
– Vai all’articolo Battute all’asta due cartoline di Tolkien
– Vai all’articolo Il Signore degli Anelli, asta record per la prima edizione
LINK ESTERNI
– Vai al sito di Heritage Auctions
– Vai al sito di Auctioneum
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