I Tarocchi perduti di Maria Distefano

Sala del Greisinger museum (foto di Alessio Vissani)Certe storie hanno bisogno di riposare, decantare come il vino buono. Son lì, nascoste in un cassetto e vi rimangono per anni. Poi, qualche curioso le trova e inizia a leggerle. Ne rimane affascinato e decide di regalare la storia agli altri. E in questo caso, gli atri siamo noi, lettori appassionati di J.R.R. Tolkien. Sì, perché la storia riguarda anche il nostro professore e la passione per lui. Un artista, dei tarocchi e tanta, tanta fantasia… C’è anche la sfortuna di mezzo, quella che mentre meno te l’aspetti ti fa lo sgambetto… Ma forse è meglio iniziare tutto dall’inizio: ecco la storia di Maria e dei suoi tarocchi tolkieniani.

Tra colori, mostri e ville palladiane

Maria Distefano«Ho cominciato a disegnare da piccola e non ho più smesso! Fiabe, racconti, storie per piccoli e grandi. Li racconto con gli strumenti che mi sono congeniali: colori, matite e pennelli». Si racconta così, Maria Distefano, artista con la predilezione del fantastico e di Tolkien, conosciuta agli appassionati per le molte mostre, i calendari, le agende e la presenza fissa dei suoi disegni alla Hobbiton, tutto sempre grazie al coordinamento della Società Tolkieniana Italiana. Napoletana d’origine, voleva diventare illustratrice fin da bambina. Con un padre appassionato d’arte e di storia ha cominciato a fare i primi disegni. Molto presto, Maria si è accorta di avere una predilezione per tutto ciò che di magico, bizzarro, fantastico cui la sua immaginazione si ispira. Frequentato il liceo artistico a Napoli, si è diplomata e ha lavorato come grafico pubblicitario fino al 1989, quando si è trasferita a Venezia per dedicarsi alla decorazione. Un giorno, lei arrivato un libro in regalo e ne è rimasta affascinata: conteneva i disegni di Arthur Rackam, grande illustratore inglese che ci ha lasciato magnifiche edizioni di fiabe e opere per ragazzi, tra cui la raccolta dei fratelli Grimm, Peter Pan nei giardini di Kensington e Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie, ma anche opere per adulti come il Sogno di una notte di mezza estate di William Shakespeare. È così che Maria ha deciso nel 1996 di seguire un corso di illustrazione e acquerello, incontro che ha segnato la svolta decisiva. Il fascino che le ha suscitato il mondo incantato delle fiabe, dei racconti fantastici e dei libri per bambini e ragazzi, dei quali è diventata un’accanita collezionista, l’hanno fatta avvicinare sempre più all’illustrazione e all’arte fantasy. Malcontenta: villa Foscari del PalladioDa allora ha illustrato numerosi libri, diari, agende scolastiche, locandine, ha partecipato e molti concorsi internazionali e ha ricevuto diversi riconoscimenti e premi. Ha realizzato mostre personali e collettive in Italia e all’estero. Oggi, per vivere l’artista ha scelto la provincia di Venezia, dove il Naviglio del Brenta divide in due la piccola frazione di Malcontenta, che prende il nome dalla famosa Villa Foscari, costruita da Andrea Palladio nel 1559.

I tarocchi su Tolkien

Maria Distefano: Gandalf«Tutto nacque negli anni della prima trilogia di Peter Jackson», racconta all’ArsT Maria Distefano. «La mia mostra personale era composta da circa 70 disegni su tutto il ciclo di J.R.R. Tolkien. Erano tantissimi. Hanno fatto il giro d’Italia e sono stati mostrati anche all’estero. Molti di loro sono stati venduti, ma molti sono andati persi. Alcuni sono stati venduti al Greisinger museum». Raccontaci di come tutto iniziò… «Durante la mostra su Tolkien alla Hobbiton nacque l’idea di fare un progetto illustrativo. C’erano un gioco da tavola, un gioco dell’oca in formato pop-up per bambini…». E i tarocchi? «Sì, c’erano anche quelli. Tutto nacque da un’idea di Paolo Paron di fare dei tarocchi ispirati ai personaggi del Signore degli Anelli: I tarocchi perduti di Tolkien. Ci furono diversi mesi di contatti e incontri formali con la RCS e la sua consociata Fabbri, il progetto era andato avanti. Avevo preparato anche i prototipi ed ero avevo partecipato a molte riunioni organizzative». Cosa successe? «Che tutto si arenò. L’intero progetto non si concretizzò più per problemi di copyright. La HarpersCollins in quegli anni voleva allora cifre esorbitanti, quindi non se ne fece più nulla. Ma il progetto era praticamente fatto». Che anno era? «L’anno in cui uscì il primo film, gennaio 2002. Intanto la mia mostra personale, “Di segno in sogno”, era andata avanti e fu esposta nelle diverse Hobbiton, e viaggio da Padova a Mestre, da Bassano a Roma e in moltissime altre città in Italia fino a tutto il 2009». Avevi già realizzato i tarocchi perduti? «Quando il progetto non si concretizzò più, anche i tarocchi rimasero sospesi. Io intanto ne avevo già realizzati alcuni. I tarocchi dovevano essere 78, Maria Distefano: Gollumma quelli preparati erano già una ventina: probabilmente gli Arcani maggiori». Quindi, circa venti disegni esistevano? «Esatto. C’erano Galadriel, Legolas, Gandalf, Bilbo e Frodo, due Gollum…». Perché due Gollum? «Perché, nel frattempo, gli stessi tarocchi hanno avuto una loro vita, alcuni sono stati venduti e rifatti: sicuramente Legolas e Gollum avevano due versioni. Gli appassionati di Tolkien che venivano a vedere la mostra chiedevano di poter comprare gli originali. Circa metà dei disegni fu venduta ad appassionati: uno è andato a Lucca, uno dalle parti di Salerno, uno a Roma, alcuni mi contattarono anche tramite il sito internet e la vendita fu fatta via posta. I tarocchi sono stati anche utilizzati: sul manifesto della mia mostra campeggiavano Bilbo e Frodo speculari e capovolti che toccano entrambi l’Anello: quello fu il primo tarocco realizzato. Una agenda della Società tolkieniana italiana era tutta dedicata a me e ha avuto in copertina proprio uno dei tarocchi, Gandalf».

Una tragedia veneziana

Maria Distefano: LegolasI tarocchi hanno avuto una loro vita: Gandalf ad esempio fu pubblicato su riviste e siti web stranieri. «Il disegno di Gandalf che gioca con gli anelli come fossero dadi, a matita con tonalità solo del grigio, era in realtà pensato per essere anche l’immagine della scatola che doveva contenere tutto il mazzo. Altri sono stati rifatti anche in una nuova versione, come Legolas. Lo stile era poi diversissimo. Tra i primi fatti e gli ultimi, ho cambiato anche tecnica: quelli con Galadriel e la seconda versione di Legolas erano fatti con i colori a olio. Rispetto a primi erano anche più particolareggiati, con tanti dettagli nel riquadro». Quindi, sono cresciuti anche i tarocchi… Abbiamo parlato della vita, parliamo della loro fine. «È un dolore anche ricordarlo. Dopo il 2009 e la fine del tour della mostra, mi erano rimasti almeno una decina di tarocchi di Tolkien. Poi avvenne il dramma…». Ecco, raccontaci dell’alluvione? «La nostra casa è molto umida e io avevo sistemato tutti i miei lavori in un box al pian terreno al riparo dall’umidità! L’alluvione dell’entroterra veneziano inondò tutta la zona. La mattina dopo sono corsa al garage, ho aperto e l’acqua era già defluita. C’era il segno a un metro d’altezza. In altre zone aveva raggiunto i due metri. alluvioneHo pianto tutto il giorno. Si sono salvate soltanto le ceramiche. Tutto quello che poteva essere danneggiato dall’acqua, lo è stato. Tutti i disegni, tutto il materiale era andato distrutto. Alcuni disegni erano completamente sciolti: la carta su cui lavoro è carta di cotone e in acqua letteralmente si scioglie. Erano ore, ore, ore, giorni, giorni, interi anni di lavoro andati perduti…». Così i tarocchi perduti di Tolkien hanno seguito letteralmente il destino del loro nome. «Esatto! Ora ne rido, ma quanto ho pianto… Una cosa però è oramai certa: adesso i miei disegni li metto alto!».

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La foto del Greisinger museum è di Alessio Vissani

– Vai al sito di Maria Distefano

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1 Comment to “I Tarocchi perduti di Maria Distefano”

  1. Erin scrive:

    Che bello questo articolo. Così nostalgico.
    Complimenti a Maria Distefano. Sono magnifiche le sue illustrazioni.

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