Tra Medioevo e Medievalismo

Medioevo fra noi 2018Dopo il resoconto del convegno Il Medioevo fra noi (che potete leggere qui, svoltosi tra Urbino e Gradara dal 7 al 9 giugno, abbiamo scelto di approfondire l’argomento, così pertinente agli studi tolkieniani, ponendo alcune domande a due dei giovani studiosi presenti, Riccardo Facchini e Davide Iacono, tra i saggisti del volume Medievalismi italiani (secoli XIX-XX) che è stato presentato il secondo giorno, nonché ideatori della pagina divulgativa MediaEvi, il Medioevo al Presente. Ringraziando ancora per la loro disponibilità Riccardo e Davide, vi proponiamo questa “doppia” intervista per valicare ancora una volta la frontiera tra Medioevo e Medievalismo.

Partiamo dalle origini: da dove nasce il vostro interesse per la storia, nello specifico per il Medioevo? Cosa vi affascina in particolare di questo periodo storico?
Davide – Sin da piccolo sono stato sempre molto curioso. Adoravo sfogliare le enciclopedie,
magari quelle dei miei genitori, un po’ vecchiotte ma riccamente illustrate. Credo sia stato lì che si fissarono nel mio immaginario i cavalieri e i castelli. Furono gettati i semi insomma! Iniziai poi a leggere di re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda. Mi ricordo in particolare un cartone animato, Prince Valiant (un adattamento del fumetto di Harold Foster) che mi restò impresso. Uno dei primi libri che lessi sul medioevo storico si chiamava L’avventura del Medioevo. È ancora lì, con le sue suggestive illustrazioni.
Riccardo – Anche per me l’infanzia ha avuto un ruolo fondamentale nel mio avvicinamento
al Medioevo, seppur al Medioevo sognato e immaginario. Credo però che il punto di svolta fu quando, durante le medie, per Natale mi fu regalata un’edizione di Dungeons&Dragons!

Parlando invece di medievalismo, quando avete scoperto che per questo Medioevo ridisegnato esiste un termine specifico e come?
Davide e Riccardo – Fondamentale si è sicuramente rivelata la lettura di Medioevo Militante (Einaudi 2011), di Tommaso di Carpegna Falconieri, docente di storia medievale all’Università di Urbino. Un testo imprescindibile per lo studio dei medievalismi, soprattutto per quanto riguarda la loro dimensione politica e per i risvolti che questo fenomeno ha nel mondo attuale. Ricordiamo con piacere anche le lezioni di Umberto Longo, docente alla Sapienza di Roma e relatore di Davide per la tesi magistrale, il quale, durante le sue lezioni, compie continui rimandi al nesso fondamentale che c’è tra medioevo e medievalismo. Ricordiamo il giorno che proiettò alcuni dipinti dei preraffaelliti, accostandoli ad alcune immagini tratte dai film de Il Signore degli Anelli o da quelli di Harry Potter, per dimostrare come il canone medievale, creato da quel gruppo straordinario di artisti, abbia anche ora oggi influenza nel nostro immaginario, come un orizzonte mentale comune.

Per quale motivo proporreste a qualcuno di cominciare ad approcciarsi a questo campo di studi?
Davide – Chiunque si accosti allo studio della storia medievale vi arriva spesso attraverso la visione di un film, la lettura di un libro, una conoscenza magari infantile – stereotipata – dell’epoca. Inoltre è importante notare che scrivere di storia significa sempre e comunque, innanzitutto, “raccontare” una storia tra le numerose storie, la cui retorica narrativa proietta mentalità, cultura, concezione, e generale – posso dire una parolaccia? – Weltanschauung dello storico. Pensare di presentare le cose “tali quali esse sono avvenute” è un’assurdità, se non una presunzione, positivista. Fare storia significa avere la consapevolezza di creare un prodotto culturale, attraverso il quale lo storico scopre il passato e lo ricrea. In particolare poi lo studio dei medievalismi consente allo storico medievista di tornare ad occupare quel posto nella società civile che aveva un tempo. Quando l’ISIS parla di ritorno del Califfato; quando i presidenti degli States evocano le crociate; o – come soprattutto nell’Europa dell’Est – vengono rispolverati i modelli e i miti del medievalismo ottocentesco per sostenere spinte nazionaliste; lì lo studioso di storia medievale, che si colloca tra la realtà del passato medievale e queste distorsioni operate dal presente, può dare un serio e autorevole contributo nel decifrare l’attualità. Si pensa spesso alla medievistica come ad una materia quasi erudita, polverosa, fatta da studiosi chiusi in torri di avorio dediti al solo studi di codici indecifrabili; un po’ come i re di Numenor irretiti dall’araldica, dalle genealogie, dall’astrologia mentre il regno di Gondor versava in rovina (e per certi versi è vero…). Lo studio dei medievalismi
avvicina la storia medievale, e chi la studia, al suo presente.

Parlando delle rappresentazioni fantastiche ispirate al Medioevo, non si può non parlare di Tolkien: qual è il vostro rapporto con questo autore, con i suoi precursori ed il genere letterario che ne è derivato?
Davide – Il mio incontro con Tolkien è stato un po’ combattuto. Mi spiego meglio. Un giorno alcuni amici, era il lontano 2002, mi invitarono al cinema. Mi portarono a vedere La
Compagnia dell’Anello
. Era un film fantasy, dicevano. Esco dalla sala molto contrariato.
“Cos’è questa cosa che cerca di imitare male il medioevo!”, sbottai. All’epoca avevo timidamente già iniziato a leggere i saggi di Le Goff e, come tutti i neoconvertiti, ero molto zelante. Questo medioevo “finto” non mi piaceva per niente! Poi, sempre grazie a quei farabutti dei miei amici, è stato amore. Iniziai a leggere i libri; a vedere e rivedere versioni estese e contenuti speciali nei dvd. Ero incantato da quel mondo neomedievale, così verosimile, che Tolkien – per il tramite di Peter Jackson – era riuscito a evocare. Lo studio del medievalismo, al quale sono approdato con la laurea magistrale, è adesso fondamentale per leggere ancora più in profondità, criticamente, la Terra di Mezzo. Ho potuto dare un nome e un senso alla mitopoiesi di Tolkien. Un autore che però spesso risulta ancora incompreso, e trattato come una sorta di santino. Per comprenderlo – secondo l’ottica del medievalismo – credo sia da intendere Tolkien, e il suo legendarium, come il canto del cigno della lunghissima stagione del medievalismo vittoriano: fenomeno che terminerà, durante la Grande Guerra, con le ultime folli cariche degli ufficiali a cavallo – che nel cuore portavano l’immagine di re Artù e dei suoi cavalieri – contro poco cortesi nidi di mitragliatrici. Dopo l’esperienza dei brutali combattimenti in trincea, il medievalismo britannico gradualmente ha
abbandonato il mondo reale – finendo di idealizzare la società britannica come una nuova Camelot – per rifugiarsi nel regno della fantasia. La Caduta di Gondolin, il primo racconto completo ambientato nella Terra di Mezzo, non è che una metafora neomedievale, della drammatica esperienza di Tolkien sui campi della Somme. Il giovane filologo credo abbia trovato in quel mondo – per certi versi accogliente e rassicurante – dopo la brutalità delle trincee e la morte dei suoi amici, un rifugio mentale. Questo lo racconta molto bene John Garth in Tolkien e la grande guerra.

Voi gestite la pagina facebook MediaEvi, il Medioevo al Presente: com’è nata l’idea di creare una pagina facebook dedicata al medievalismo?
Davide – L’idea nasce appunto dalla volontà di divulgare lo studio e l’interesse per il medievalismo. Un fenomeno culturale che ha le sue radici nell’Europa del Romanticismo ma che perdura ancora oggi (vi invitiamo ad approfondire la voce Medievalismo compilata da me
e Riccardo). Il medioevo, il suo sogno, è e sarà costantemente rielaborato, reinventato, raccontato. Ognuno di noi – inclusi i medievisti di professione – ha la sua idea di quell’epoca così lontana ma allo stesso tempo così vicina, che prescinde largamente da quello che è il medioevo storico. Quello di MediaEvi è anche un modo per raccontare una disciplina – diremmo fare storytelling – e occupare in maniera intelligente, seria (non seriosa!) e divertente, uno spazio. La comunicazione di una disciplina passa anche dai social. È un modo per dire: “Noi – noi studiosi di storia medievale e di medievalismi – esistiamo”.

Nella vostra esperienza, quale sembra essere la forma di medievalismo che suscita maggior interesse all’interno dei social network, e secondo voi per quale ragione?
Riccardo – Bisogna ammettere che il nostro pubblico è molto variegato. Si va dai giovanissimi, o dagli amatori, fino a giovani studiosi di storia e stimati ricercatori! Esclusi i meme, una vera e propria miniera di like, ma anche un modo – immediato e ironico – per comunicare la storia, possiamo però affermare con una certa sicurezza che la forma di medievalismo che affascina maggiormente il nostro pubblico è quello artistico, architettonico, in qualche modo legato alle arti visive. I nostri post sui castelli neomedievali o sugli artisti preraffaeliti sono lì a dimostrarlo.

MediaEvi era tra i media partner del convegno Il Medioevo fra noi, tenutosi di recente, e voi siete stati tra i relatori. Si trattava già della quinta edizione di questa manifestazione: parlateci della strada percorsa finora, quali sono stati gli ostacoli e le soddisfazioni maggiori, come siete entrati a far parte della compagnia.
RiccardoIl Medioevo fra Noi nasce dal desiderio di tre affermati studiosi – Tommaso di Carpegna Falconieri (Università di Urbino), Umberto Longo (Sapienza) e Francesca Roversi Monaco (Università di Bologna) – di sdoganare accademicamente lo studio dei medievalismi. Rispetto alla prima edizione, svoltasi nella rocca di Gradara in un afoso pomeriggio di luglio nel 2014, sono stati fatti passi da gigante e in questo un ruolo importante è stato ricoperto anche dal sostegno offerto fin dall’inizio dall’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo che, nella persona del presidente Massimo Miglio, non ha mai fatto mancare il suo supporto.

Al convegno Il Medioevo fra noi avete presentato il volume Medievalismi italiani (secoli XIX-XX), una raccolta di saggi di vari studiosi sul medievalismo in Italia: com’è nato questo progetto?
Riccardo – Durante le numerose conversazioni intrattenute con il professor di Carpegna in merito allo stato della ricerca sui medievalismi in Italia, ci siamo resi conto che gli studiosi nostrani hanno spesso affrontato il tema (pensiamo a Giuseppe Sergi, Renato Bordone, al recentemente scomparso Raffaele Licinio…), senza però al tempo stesso aver contribuito alla formazione di un organico orizzonte di ricerca nazionale, di una sorta di “scuola”, dedicata allo studio del medievalismo. Questi studi, infatti, hanno spesso mancato di organicità e consapevolezza. Per questo si è sentito il bisogno di pubblicare un volume che raccolga unicamente contributi sul medievalismo, con l’auspicio di contribuire alla nascita, se non una vera e propria scuola storiografica, almeno di una nuova sensibilità accademica nei confronti di questa affascinante disciplina.

Un’ultima domanda, guardando al futuro: avete già in programma di presenziare ad altri eventi dedicati all’età di mezzo o, magari, alla Terra di Mezzo?
Davide – Abbastanza certa sarà la nostra partecipazione al Festival del Medioevo, che si terrà dal 26 al 30 settembre nella bianca città di Gubbio. Il tema di quest’anno, come ci ha svelato in anteprima Federico Fioravanti (l’ideatore del Festival) a Gradara, saranno i barbari: un argomento che richiama, immediatamente, all’attualità.
La Terra di Mezzo l’abbiamo sfiorata lo scorso anno per l’appunto al Festival del Medioevo, nel
nostro intervento dedicato alle città incantate dell’immaginario medievalista. Tra le molte non
abbiamo mancato di considerare, la capitale del regno di Gondor, Minas Tirith.

ARTICOLI PRECEDENTI:
– Leggi l’articolo Il Medioevo, e il Fantastico, fra noi
– Leggi l’articolo Festival del Medioevo: una sessione per Tolkien

LINK ESTERNI:
– Vai al sito del Festival del Medioevo
– Vai alla pagina facebook di MediaEvi, il Medioevo al Presente
– Vai al sito del Festival del Medioevo
– Vai al sito dell’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo

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