Segura: «Il Signore degli Anelli è la mia vita»

Eduardo Segura - foto di José Cabrero

Eduardo Segura, foto di José Cabrero

Lo scorso martedì 7 agosto, il sito d’informazione spagnola Ideal.es ha riportato con il titolo Il “Prof” dell’Università di Granada fan de “Il Signore degli Anelli”: “Tolkien dà speranza” (potete leggere l’originale in spagnolo El ‘profe’ de la Universidad de Granada fan de ‘El Señor de los Anillos’: «Tolkien aporta esperanza» qui), un’intervista al professore dell’Università di Granada Eduardo Segura, uno dei massimi studiosi di Tolkien, il quale ha collaborato anche con la New Line Cinema per la sceneggiatura della trilogia cinematografica. Eduardo Segura da bambino lesse Il Signore degli Anelli senza saltare nemmeno una pagina. Docente di Estetica presso l’Istituto de Filosofía Edith Stein, è curatore del volume Myth and Magic: Art according to the Inklings assieme a Thomas Honegger, ed i suoi saggi appaiono anche in Deep Roots in a Time of Frost. Essays on Tolkien e Reconsidering Tolkien, libri pubblicati dalla casa editrice Walking Tree Publishers. Riportiamo volentieri l’intervista di Isabel Ibagnes su Ideal.es, nella traduzione fatta da Stefania Carta, giovane traduttrice sarda responsabile del gruppo facebook degli appassionati di Tolklie “S’Arda: La Compagnia del Westmarch” che ringraziamo per la cortesia.

Il “Prof” dell’Università di Granada fan de “Il Signore degli Anelli”: “Tolkien dà speranza”

Come è stato il suo primo contatto con Tolkien?
Nell’estate del 1982 stavo affrontando le vacanze con all’orizzonte niente più di un campo e gli allenamenti di pallacanestro. Un mio amico mi diede il primo volume de Il Signore degli Anelli e mi disse che mi sarebbe piaciuto molto. Non ero un lettore di libri così grossi e credevo che mi sarebbe durato fino a Natale. Una settimana dopo lo avevo finito, Gandalf era morto e non avevo gli altri volumi, così che dovetti aspettare fino a settembre. Non sospettavo dove mi avrebbe portato quel libro…

Cosa le fece sentire?
Che, in un modo misterioso, conteneva la storia della mia vita: nei suoi desideri più profondi e ineffabili, nella sua visione di una bellezza e di un dolore affilati come spade.

Quante volte lo ha letto?
Ho smesso di contarle. In ogni lettura scopro sfumature, personaggi che sono cresciuti con me nel silenzio della cangiante esperienza del vivere… e il ritrovamento della mia immaginazione davanti alle rappresentazioni che gli illustratori e i cineasti hanno disegnato.

Quando decise che la sua vita avrebbe girato intorno a questo autore?
Nel 1994 iniziai il dottorato, e scelsi Tolkien perché mi sembrava uno scrittore disprezzato dal mondo accademico. L’orgoglio e il pregiudizio che percepii sono ancora presenti, così che resta ancora molto da fare. Anche perché i tempi ci sono avversi a causa dell’onnipresente superficialità e dell’istantaneità con cui tutto viene vissuto, iniziando dall’arte intesa come intrattenimento.

Quale insegnamento trae dal libro?
Tolkien da speranza. La speranza soprattutto è la morale più profonda ; la fiducia negli altri, e la necessità di non soccombere alla minaccia del cinismo.

Sarebbe possibile una seconda parte de Il Signore degli Anelli?
Tolkien iniziò un seguito Il Ritorno dell’Ombra, e presto si rese conto che non sarebbe andato da nessuna parte. Una lezione per i fabbricanti di “best-sellers”attuali.

Peter Jackson, direttore della trilogia, ha avuto contatti con lei…
Non fu lui, ma la casa produttrice New Line Cinema. Eravamo un gruppo di studiosi di Tolkien che abbiamo ricevuto richieste dalla squadra di sceneggiatori per adattare il libro più fedelmente possibile. Compito quasi impossibile. Dicevamo la nostra sulle cose da alterare o eliminare di paesaggi o personaggi, e sugli aspetti che ci sembravano centrali, come la presenza delle lingue inventate da Tolkien.

Quali errori trova?
Forse la grande carenza è che si affrontò l’adattamento dalla prospettiva delle storie d’azione e di avventura, e il ritmo narrativo è molto veloce e poco contemplativo. C’è anche un’onnipresenza di effetti speciali a discapito del racconto.

Cosa pensò quando la vide?
Mi emozionai molto in alcune sequenze, nonostante l’insieme mi deluse. Fu una montagna russa di impressioni; la attendevo, però mi trovai davanti a un’esperienza sconosciuta: un’opera che conoscevo molto bene, con una presenza radicale della mia immaginazione personale, davanti al carattere univoco dell’immagine. Si tratta di tre film che meritano moltissimo, anzi in assoluto sono le maggiori opere che Hollywood volle vendere e che l’Accademia benedisse con una pioggia di Oscar.

Se potesse scegliere il cast…
Liam Neeson sarebbe stato il mio Aragorn, nonostante il lavoro straordinario di Mortensen. Daryl Hannah avrebbe fatto da Galadriel, Jeremy Irons sarebbe stato Elrond e Sean Connery, Theoden.

Una descrizione di se stesso?
Quella di uno hobbit simpatico, nobile e tranquillo.

Anche illustratore

Un’esposizione in Inghilterra mostra i disegni e i dipinti con i quali Tolkien illustrò le proprie opere. Quali fatti influirono per creare questo artista completo?
Sin da giovanissimo, Tolkien sviluppò un grande interesse per il paesaggismo e il ritratto di sensazioni animiche suscitate in lui dalla contemplazione della natura. Parallelamente, iniziò a illustrare i luoghi che la sua immaginazione aveva creato. C’è una forte presenza dell’impatto che produsse nella sua fine sensibilità la convivenza con la campagna inglese, il suo disgusto per le macchine e le fabbriche, così come per il simbolismo. Non è mai stato un buon pittore figurativo, forse per la sua mancanza di dominio del disegno; e mancanza di conoscimenti musicali, volse la propria creatività nelle lingue, e nel disegno e negli acquerelli.

A che età consiglia di iniziare a leggere Tolkien?
Ci saranno persone che non entreranno mai nella Terra di Mezzo, e altre che lo faranno a 12 o 13 anni, o prima, che saranno già rimasti incantati dalle avventure di Bilbo Baggins. Non lo so, un libro è un consiglio pericoloso, e un regalo che ha bisogno di una conoscenza profonda del destinatario. Ho conosciuto persone che a 13 anni avevano capito bene Il Silmarillion, o genitori che leggevano Il Signore degli Anelli ai suoi figli di 9 o 10 anni.

Esperienze di vita importanti collegate a Tolkien?
Sono riuscito a capire meglio l’impatto della morte nella mia vita.

Tolkien inventò delle lingue per le sue opere. La sua parola preferita?
Per la sua sonorità, “namárië”, addio. Mi piace anche il verso “laurië lantar lassi súrinen”: “Come oro cadono le foglie al vento”.

Infine, la traduttrice aggiunge anche il commento dello stesso professor Segura sulla scelta infelice del titolo dell’intervista, che lo ha definito “fan di Tolkien”: «Per caso intervisti uno studioso di James Joyce o di Cervantes e gli attacchi l’etichetta di “fan”? Io non sono mai stato un fan di Tolkien, e non lo sarò mai. Muoio prima. E quella di “prof”? Con quello che costa arrivarci… Così che è questo che abbiamo: innumerevoli battaglie da condurre finché non si consideri Tolkien per ciò che è, e non l’ennesimo scrittore ingoiato dalla tecnica di mercato e dalla stupidaggine di menti complessate».

ARTICOLI PRECEDENTI:
– Leggi l’articolo Si apre in Spagna il premio di saggistica Ælfwine
– Leggi l’articolo L’influenza di J.R.R. Tolkien sul Fantasy
– Leggi l’articolo Uncle Curro: la vita di padre Francis Morgan
– Leggi l’articolo Per la Tana del Drago un aiuto dalla Spagna

LINK ESTERNI:
– Vai al sito Ideal.es
– Vai all’articolo El ‘profe’ de la Universidad de Granada fan de ‘El Señor de los Anillos’: «Tolkien aporta esperanza»
– Vai al gruppo facebook S’Arda: La Compagnia del Westmarch
– Vai all’articolo Segundo premio 2010: Verbum y mitopoeia, por Eduardo Segura Fernández della Sociedad Tolkien Española
– Vai all’articolo Primer premio 2007: Estética y don en Hoja de Niggle, por Eduardo Segura Fernández della Sociedad Tolkien Española
– Vai all’articolo Guerre Stellari e la Terra di Mezzo: Universi mitici e Mondi Secondari di Eduardo Segura – Traduzione di Claudia Manfredini del sito Eldalie
– Vai al sito della Walking Tree Publishers

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