Malta, ad aprile l’università parla di Tolkien

Nel panorama accademico contemporaneo, l’opera di Tolkien ha ormai oltrepassato i confini della narrativa di genere per assurgere a un campo di studio interdisciplinare prolifico. Se in Italia l’apertura delle università alla narrativa tolkieniana è ancora un processo in fieri che si sta concretizzando anche grazie a progetti come quello legato alla pubblicazione del nuovo numero de I Quaderni di Arda (rivista di studi tolkieniani realizzata dall’Associazione Italiana Studi Tolkieniani ed edita in collaborazione con l’Università degli Studi di Messina), all’estero invece il quadro è decisamente più maturo. Un valido esempio di questa apertura alla riflessione sulla narrativa tolkieniana è la Tolkien Round-Table concepita dall’Università di Malta nelle giornate del 24 e 25 Aprile 2026.

Il Linguaggio, il Mito e l’Europa alla ricerca del sé

Per l’organizzazione della tavola rotonda è stata indetta una call for papers, conclusasi il 30 Novembre scorso, per la quale studiosi ed esperti tolkieniani sono stati invitati a presentare un elaborato breve (di 250-300 parole) sul tema “Tolkien’s Elvish Mirror: Language, Myth, and Europe’s Search for Self” sviluppato da uno dei massimi esponenti dell’ambito degli studi tolkieniani, il Prof. Thomas Honegger afferente all’Università Friedrich Schiller di Jena. Il team scientifico che gestirà le partecipazioni all’evento, ospitato dai dipartimenti di Teologia Morale e di Inglese dell’Università di Malta, è composto dal Rev. Prof. Charló Camilleri, del Rev. Robert Falzon (già animatore dell’evento che ha visto la nascita della Tolkien society maltese, ne abbiamo parlato qui) e da Mr. James Moffett.
In un momento in cui l’Europa sembra spinta verso la frammentazione da forze sia endogene che esogene, la filosofia del linguaggio di J.R.R. Tolkien può fornire delle intuizioni interessanti. Questo è il tema di fondo che animerà la tavola rotonda. Per Tolkien, infatti, un linguaggio non è solo un modo per comunicare ma contiene la memoria culturale della popolazione che lo parla. Spingendoci oltre, il linguaggio definisce non solo il pensiero del singolo ma declina una prospettiva storica, come possiamo riscontrare, ad esempio, in “The Shibboleth of Fëanor”, scritto spesso citato contenuto in The Peoples of Middle-earth. Nonostante Tolkien non sia un filosofo in senso stretto, né tanto meno un filosofo del linguaggio, la sua narrativa riprende le concezioni elaborate dall’amico e membro degli Inklings Owen Barfield nel suo celeberrimo Poetic Diction. Così, seguendo una concezione linguistica che, evolvendosi, ha poi portato a floride riflessioni come quella di Noam Chomsky, Tolkien descrive narratologicamente come la lingua non sia solo mezzo di relazione interpersonale ma anche strumento che definisce il pensiero e la visione del mondo, fino a plasmare la storia umana.
Questa fusione tra linguaggio e storia, negli intenti della tavola rotonda, dovrebbe elicitare una visione di comunanza nella diversità, mostrando come la pluralità linguistica possa nutrire la coesione sociale e culturale. Thomas Honegger, da studioso serio qual è, suggerisce nella definizione dell’argomento come gli elementi del mondo secondario possano permettere di valutare il nostro mondo attraverso una prospettiva nuova, così il lettore esce dal Mondo Primario non già come diserzione dallo stesso per alienarsi nel Reame di Faerie ma per cercare di analizzarlo da una posizione esterna.
Secondo i promotori della Round-Table, la spiritualità e la filosofia tolkieniane incoraggiano ad assumere una prospettiva di rispetto verso le minoranze linguistiche e le identità regionali, enfatizzandone la profondità, la storia e il potere immaginativo. Quindi, piuttosto che essere una narrativa che guarda solamente ai miti del passato, quella tolkieniana suggerisce come anche nuovi miti, che abbiano però risonanza culturale, sociologica e storica, possano portare a un percorso di unità europea, più di quanto facciano le sole strategie economiche.
Per quanto concerne il formato, la tavola rotonda prevede spazi di 30-40 minuti per le presentazioni, seguite da una discussione aperta ed interattiva. L’intento è quello di dare spazio agli studiosi per esporre le loro idee, confrontarsi e costruire rete. Tra i temi proposti vi sono quelli del linguaggio come memoria culturale ed identità, la narrativa tolkieniana come prassi filosofica, la traduzione dell’opera tolkieniana, la teologia del linguaggio, il pluralismo come elemento di coesione, la resistenza all’omologazione e la definizione di modelli di appartenenza post-nazionali. Per sviluppare queste tematiche, gli organizzatori sono particolarmente interessati ai contributi interdisciplinari e comparativi.

Unità nella diversità

Sicuramente, rispetto a certe prospettive che tendono a introdurre forzosamente nel mondo tolkieniano dinamiche e concezioni riguardanti il nostro mondo (sebbene il primo derivi inevitabilmente dal secondo), è meritoria l’idea di proporre un movimento contrario, ovvero quello di utilizzare la visione del mondo secondario per gettare nuova luce sul nostro. Interessante è il tema del pluralismo linguistico e culturale come possibilità di coesione, non già di divisione. In un mondo sempre più globalizzato, in cui omologazione non fa rima con integrazione, forse è proprio il riconoscimento e la valorizzazione dei tratti distintivi a poter gettare la base per un’unità di intendimenti che tenga conto delle varie prospettive culturali e sociali (o almeno così è per chi scrive). Non è già creando artificiosamente, come poteva valere con un progetto come l’Esperanto, una coesione basata sull’appiattimento e sull’omologazione bensì è nella validazione della prospettiva dell’altro, nell’accettazione della sua irriducibile diversità che può generarsi una comunione di intenti come quella della Compagnia, nella quale vediamo collaborare perfino Elfi e Nani, diversi nelle prospettive ma uniti nella stessa direzione. È anche nella resistenza all’omologazione, quest’ultima una dei non-detti di Sauron (il quale vorrebbe esportare il modello di Mordor in ogni angolo della Terra di Mezzo), che si possono gettare le basi per la realizzazione di una visione del mondo in grado di affrancarsi da certe logiche che vengono urlate nel difficile contesto bellico nel quale anche noi, volenti o nolenti, viviamo.
In conclusione, al netto dei contenuti della tavola rotonda, non possiamo che essere entusiasti di come sempre più frequentemente le università promuovano iniziative volte a considerare il Legendarium tolkieniano quale argomento di studio e dibattito accademico. È anche grazie a questi eventi che può essere valorizzata l’opera di Tolkien non solo quale “deplorevole culto” ma anche come narrazione di rilevante valore letterario che può pacificamente rientrare nel novero degli studi accademici.

ARTICOLI PRECEDENTI:
– Leggi l’articolo Anche a Malta nasce la Tolkien Society
– Leggi l’articolo Messina, un giorno su Tolkien all’università
– Leggi l’articolo Università, a Roma Tolkien e la cosmologia
– Leggi l’articolo Nuovo numero e nuova serie editoriale per “I Quaderni di Arda”

LINK ESTERNI:
– Vai al sito web dell’Università di Malta nella sezione della call for papers per la Tolkien Round-Table

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