Per i Saggi AIST di marzo presentiamo un lavoro di Anna Smol che, oltre ad essere valido, riteniamo abbia anche il pregio dell’originalità. Nel saggio la studiosa analizza una delle opere più atipiche di Tolkien alla luce di uno dei più arditi – e, diciamolo, meno comprensibili – concetti enunciati dal Professore. Parliamo rispettivamente del Ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm, unica opera teatrale lasciataci da Tolkien, e del dramma feerico (faërian drama), di cui Tolkien enuncia le peculiari caratteristiche nell’imprescindibile saggio “Sulle Fiabe”, manifesto insieme teoretico e pratico della sua personale e peculiare visione del Fantastico e delle sue caratteristiche, e nell’incompiuto “The Notion Club Papers”, pubblicato dal figlio Christopher in Sauron Defeated, IX volume della Storia della Terra di Mezzo di cui in Italia è stato da poco pubblicato il volume VII, Il Tradimento di Isengard. Il saggio proviene ancora una volta da Mythlore, la rivista della Mythopoeic Society statunitense, dove è stato pubblicato nel Volume 43, 1 #7, Fall/Winter 2024 come Tolkien the Playwright: Manuscript Revisions and Faërian Dramas in ‘The Homecoming of Beorhtnoth’ (link alla versione orginale nell’allegato).
La studiosa
Anna Smol è una studiosa canadese professor emerita di Letteratura Inglese all’Università Saint Vincent di Halifax, in Nuova Scozia. Nell’ambito della sua attività di docente si è occupata attivamente di studi tolkieniani e ha al suo attivo svariate pubblicazioni e interventi a convegni e seminari in Canada, Stati Uniti ed Europa. Nel numero tre dei Quaderni di Arda, rivista dedicata agli studi tolkieniani promossa dall’AIST, è apparso il saggio “Il ritorno” di Tolkien e il metro allitterativo moderno, scritto a quattro mani insieme a Rebecca Foster.
Il Saggio
Il saggio di Smol prende le mosse dall’analisi della progressione delle successive diverse versioni del Ritorno di Beorhtnoth, da quelle iniziali in distici a rima baciata – lo stile del “Lai del Leithian”, pubblicato nel III volume della Storia della Terra di Mezzo – fino al passaggio da questi al metro allitterativo che si conserverà poi fino alla versione finale. Smol si concentra in particolare sulle “indicazioni sceniche”, la cui presenza testimonia che Tolkien aveva concepito a tutti gli effetti l’opera come una piéce teatrale a pieno titolo, e non semplicemente come una «recitazione drammatica di versi» come la definisce Humphrey Carpenter nella sua biografia del Professore. Dall’analisi delle “indicazioni” Smol procede poi a esporre la «congettura» che rappresenta la parte più originale del saggio, sostenendo che nel “Ritorno” Tolkien ci presenti attraverso uno dei personaggi l’esperienza di un dramma feerico, la singolare forma di teatro elfico la cui messa in scena fa sì che lo spettatore sia, o pensi di essere, fisicamente all’interno del Mondo Secondario.
Buona lettura!
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LINK ESTERNI:
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