Esce The Fall of Arthur: scarica l’introduzione

Dipinti: "La Morte D'Arthur" di John Mulcaster CarrickFinisce l’attesa per l’inedito di J.R.R. Tolkien. È disponibile in libreria e sugli store online l’ultima fatica di Tolkien, soprattutto del figlio Christopher che ha sistemato i molti manoscritti dello scrittore inglese, li ha ordinati cronologicamente e ne ha fornito un ampio apparato critico. E con questo lavoro prende sempre più piede quella che è una nuova branca degli studi tolkieniani, cioè quella dedicata alla riscrittura moderna dei miti “nordici” (scandinavi e anglosassoni), a cui Tolkien si dedicò usando però l’antica poesia allitterativa. Sì, perché The Fall of Arthur altro non è che un divertissement, un esercizio di stile, un raffinato gioco letterario che però coinvolgeva molto il professore e lo portò a scrivere e riscrivere poemi che inserì anche nel mondo della Terra di Mezzo, come I Figli di Húrin. Tolkien si dilettò con l’inglese antico nel Ritorno di Beorhtnoth (The Homecoming of Beorhtnoth, ispirato al poema la Battaglia di Maldon e nelle sue versioni delle saghe norrene The New Lay of the Völsungs e The New Lay of Gudrún, anche se l’unico pubblicato durante la sua vita fu Sir Gawain e il Cavaliere Verde, scritto nell’inglese medio del XIV secolo e da lui reso nello stesso metro in inglese moderno. A quest’ultimo ora si collega idealmente The Fall of Arthur. A fine articolo si può scaricare l’introduzione di Christopher Tolkien.

Quante imprecisioni

Libri: copertina di lavoro di "The fall of Arthur"Sono molte le inesattezze che girano sul web, diffuse anche dalle agenzie di stampa, su questo poema incompiuto e inedito di Tolkien. Pur avendone scritto su questo sito in due occasioni precedenti (qui nel luglio scorso e qui nel maggio scorso) facciamo di nuovo chiarezza sull’opera. Il manoscritto non è stato ritrovato dopo ottanta anni, nascosto in un cassetto, ma la sua esistenza era ben nota agli studiosi, visto che era citato in due lettere e nella Biografia di Humphrey Carpenter. The Fall of Arthur era custodito in una sezione riservata della Bodleian Library di Oxford, la prestigiosa biblioteca dell’università inglese dove Tolkien insegnò per anni letteratura e lingua anglosassone e che conserva la maggior parte dei manoscritti delle sue opere, oltre ai diari e alle carte private. La sezione è chiusa al pubblico e anche gli studiosi non vi hanno avuto accesso. The Fall of Arthur (“La caduta di Arthur”) è un poema allitterativo – ma non in rima – di circa mille versi, si interrompe cioè al verso 954. L’opera è uscita il 21 maggio negli Stati Uniti, il 23 in Gran Bretagna e Irlanda, il 24 in Canada e il 1 giugno in Australia. Oltre l’edizione commerciale e quella in ebook (circa 50mila la tiratura in ognuno dei Paesi) è stata pubblicata l’edizione deluxe (in duemila copie), che contiene una pagina facsimile del manoscritto originale di Tolkien e una copertina con incisione in oro con cofanetto coordinato. Il libro verrà tradotto in francese, spagnolo olandese e altre lingue, mentre non si sa se ci sarà la versione in italiano.
“La caduta di Artù” fu
iniziata da Tolkien intorno agli inizi degli anni ’30 del secolo scorso ed è basata sulle leggende contenute nel ciclo bretone di re Artù. Christopher Tolkien non è stato in grado di stabilire con esattezza quando il poema fu iniziato né quando fu interrotto: sembra che Tolkien vi lavorò nei primi anni Trenta, nello stesso periodo in cui aveva iniziato a scrivere Lo Hobbit. Nell’introduzione, Christopher riporta che probabilmente «mio padre si rivolse ai poemi norreni come una nuova avventura poetica dopo aver abbandonato i Lay of Leithian, alla fine del 1931». Lo scrittore ha fatto riferimento al poema in una lettera del 1955 e in un’altra del 1934 a un suo amico, R.W. Chambers, professore di inglese alla University College di Londra, che gli aveva scritto dopo averlo letto: «È davvero molto bello… davvero eroico, a prescindere dal suo valore nel dimostrare come il metro allitterativo del Beowulf possa essere utilizzato in inglese moderno.… Lo devi per forza finire». Purtroppo, Tolkien non seguì questo consiglio. Alla ricerca dei motivi dell’abbandono, Christopher ipotizza che la causa sia da ricercare «nelle circostanze della sua vita dopo aver ottenuto la cattedra di anglosassone a Oxford nel 1925». Inoltre, scrive, «l’incredibile quantità di bozze sopravvissute di The Fall of Arthur rivela infatti le intrinseche difficoltà di un tal uso della forma metrica che pure mio padre trovava così profondamente congeniale», e rivela anche che «era un’opera d’arte da costruire lentamente». In altre parole, il poema richiedeva molto tempo e attenzione per essere completato. Proprio quel che mancava a Tolkien. Anche se fu ripreso negli anni ’50, dopo la pubblicazione del Signore degli Anelli, non fu più portato a termine. Segno anche di una mutata esigenza creativa perché il poema allitterativo «in quanto tale, non poteva reggere l’aprirsi di nuovi orizzonti immaginativi».

Trama e composizione

Dipinti: "Boys King Arthur" di N.C. Wyeth (1922)Il poema è ambientato negli ultimi giorni del regno di Artù e vede il vecchio re affrontare la battaglia per salvare il suo paese. Il Dux Bellorum (il Signore delle Guerre, così era chiamato Artù) e Galvano, il più valoroso dei cavalieri della Tavola Rotonda – imbattibile alla luce del giorno, più vulnerabile al calar della sera -, vanno in guerra verso la «terra dei Sassoni», ma vengono richiamati in patria dalla notizia del tradimento di Mordred. Tornato a Camelot, però, re Artù apprende della fuga di Ginevra e l’amore tra lei e Lancillotto porterà a un finale amaro e alla morte di Artù. Christopher Tolkien ha dedicato un saggio sul mondo letterario di Artù (“Il poema nella Tradizione arturiana”) in cui mostra come il padre non si sia affatto ispirato a Geoffrey di Monmouth ma su due opere inglesi: il poema medievale noto come The Alliterative Morte Arthure e i corrispondenti racconti di Sir Thomas Malory con alcuni riferimenti alle sue fonti. Le Morte d’Arthur scritta in inglese medio da Malory nel 1469 (pubblicata da William Caxton nel 1485) fonde, infatti, insieme diversi romanzi francesi e inglesi su Re Artù, anche se contiene materiale originale scritto da Malory. Con la sua morale cavalleresca è il testo che ha più influenzato la visione della leggenda arturiana, rappresentando la transizione dal romanzo medievale a quello moderno. Alcuni estratti dal poemetto sono stati pubblicati nella biografia di Humphrey Carpenter: «I versi del poemetto hanno l’allitterazione, ma non la rima [e] non toccano l’argomento del sacro Graal». Seguono due saggi di Christopher centrati sull’opera di Tolkien: il “Poema non-scritto e la sua relazione con Il Silmarillion”, un resoconto delle connessioni
tra le due opere “L’evoluzione del Poema” sui cambiamenti strutturali e le modalità di composizione.
Christopher Tolkien«In The Fall of Arthur, Tolkien descrive re Artù andare a combattere i Sassoni nel Mirkwood, il Bosco Atro», spiega John Garth, autore di Tolkien e la Grande Guerra (pubblicato in Italia da Marietti 1820), «non si tratta del Bosco Atro della Terra di Mezzo, ma delle grandi foreste tedesche. Per sapere se sia un testo buono come il miglior Tolkien dovremo aspettare la pubblicazione, ma i frammenti pubblicati finora sono incoraggianti, che mostrano come lo scrittore sia stato in grado di rendere in modo oscuro ed evocativo uno dei grandi cattivi inglesi, Mordred».
Christopher Tolkien si era sempre opposto alla pubblicazione del poema ma nello scorso autunno lo ha offerto lui stesso alla HarperCollins ritenendo che possa essere un bell’omaggio in occasione del quarantesimo anniversario della scomparsa del padre che ricorrere il 2 settembre 2013. In un discorso tenuto nel 1990 durante la cena dell’Assemblea generale della Società Tolkieniana a Cambridge, lo storico editore di Tolkien, Rayner Unwin, disse: «… Spero che il 1992 sarà l’anno sabbatico di Christopher. Così potrà dedicarsi ad alcune delle altre cose che deve fare – o che io voglio che faccia piuttosto – come il libro di lunghi poemi non dedicati alla Terra di Mezzo di suo padre: The Fall of Arthur e la sua nuova Volsungasaga. Queste opere esistono, hanno bisogno di essere rispolverate e messe in un volume…». Poco più di venti anni dopo, sembra che Christopher ci sia proprio riuscito…

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Prima, Mordred ha un forte desiderio per Ginevra:
«His bed was barren; there black phantoms
of desire unsated and savage fury
in his brain had brooded till bleak morning.
»

Qualche notizia su Ginevra:
«…lady ruthless fair as fay-woman and fell-minded,
in the world walking for the woe of men
»

I primi versi:
«Arthur eastward in arms purposed
his war to wage on the wild marches,
over seas sailing to Saxon lands,
from the Roman realm ruin defending.
Thus the tides of time to turn backward
and the heathen to humble, his hope urged him,
that with harrying ships they should hunt no more
on the shining shores and shallow waters
of South Britain, booty seeking
»

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