Odoya pubblica Wu Ming. Un altro libro su Tolkien?

RivendellLa casa editrice Odoya dà alle stampe Difendere la Terra di Mezzo, il libro che raccoglie e amplia gli scritti e gli interventi pubblici di Wu Ming 4 su J.R.R. Tolkien, che sarà in libreria il 28 novembre. Al suo interno sono contenuti anche i seminari che lo scrittore ha tenuto per la nostra Associazione a Lucca Comics and Games e che in precedenza avevamo anche pubblicato qui in forma breve. Chiude il libro un’appendice a firma di Tom Shippey, professore di Letteratura medievale e anglosassone, il più noto studioso di J.R.R. Tolkien, di cui parliamo spesso qui sul sito. Abbiamo chiesto a Wu Ming 4 di scrivere un testo in anteprima per il sito dell’ArsT per spiegare come ci sia ancora bisogno di un altro libro su Tolkien. Lo pubblichiamo qui di seguito, ringranziando lo scrittore per la gentillezza e il suo impegno del campo degli studi tolkieniani in Italia.

«Difendere la Terra di Mezzo nasce in risposta all’esigenza di divulgare le letture dei più grandi esperti internazionali dell’opera di Tolkien al di fuori dell’ambito ristretto dei cultori della materia. La cosa che ci si potrebbe chiedere dunque è se l’esigenza sia in qualche modo fondata. C’era bisogno di scrivere un altro libro per liberare Tolkien da decenni di incrostazioni ideologiche, sovrainterpretazioni, simbolismi, vulgate volgari? Ritengo evidentemente di sì. A conforto di questa mia convinzione voglio portare due prove. La prima è tratta dalla postfazione di un critico letterario a un saggio di una decina d’anni fa, che ricostruiva la mistificazione imbastita intorno a Tolkien dall’estrema destra italiana. Il critico si premurava di muovere ai due autori del saggio stesso un appunto tanto saccente quanto, forse, involontariamente premonitore: Copertina libro "L'anello che non tiene" edito da Minimun FaxVoglio dire che non c’è bisogno di condividere il pensiero […] che non esistano fatti – testi – ma solo interpretazioni, per nutrire qualche dubbio su quella che mi pare la salda convinzione di Del Corso e Pecere: che cioè, una volta passato il loro rasoio ermeneutico sull’immondizia incrostatasi su Tolkien, questo possa essere restituito a una leggibilità, diciamo, prima. Piacerebbe insomma, in casi come questo, poter nutrire ancora qualche illusione sull’autonomia del testo; ma dai bei tempi di quando eravamo strutturalisti troppa acqua è passata sotto i ponti per non pensare che le interpretazioni di ieri finiscano per deformare irrimediabilmente il senso che un testo ha per i suoi lettori di oggi. Almeno fino a quando gli hobbit, anziché scudieri della gioventù d’estrema destra, non diverranno icone di riferimento del popolo di Porto Alegre. Cioè fino a quando una nuova interpretazione forte non entrerà a sua volta nella compagine di senso attivata dal testo in questione, così attenuando la rilevanza di quella che prima teneva banco (come quella nazi ha fatto quasi dimenticare, almeno da noi, l’opposta – opposta? – lettura hippy degli anni Sessanta…)” (A. Cortellessa, postfazione a L. Del Corso, P. Pecere, L’Anello che non tiene: Tolkien fra letteratura e mistificazione, Minimum Fax, 2003).

Social forum Porto AlegreUna nuova interpretazione forte. Precisamente. E possibilmente fondata su ciò che Tolkien ha scritto e non su voli pindarici spiccati dai trampolini del citazionismo a singhiozzo, com’è stato per molti anni in Italia. Perché se ogni lettura è già un’interpretazione, com’è ovvio, e nessuno può nutrire una fede cieca nella lettera del testo “sacro”, è altrettanto evidente che si possono distinguere le letture articolate e argomentate da quelle cialtronesche e dozzinali. Se così non fosse, tanto varrebbe tacere per sempre. Quanto poi le tematiche affrontate da Tolkien nella sua narrativa potessero riverberare nelle battaglie del “popolo di Porto Alegre”, ieri, o ad esempio in quella degli abitanti della Val Susa, oggi, è faccenda che ciascuno può valutare da sé. L’applicabilità è il margine di libertà di ogni lettore, diceva Tolkien. La seconda testimonianza scritta è invece di più basso tenore, ma non meno indicativa di un modo di leggere e considerare l’opera di Tolkien, frutto delle sovrainterpretazioni a cui accennavo sopra. Sì, perché queste hanno lavorato a fondo, si sono sedimentate, fino a condizionare lo sguardo. Si tratta dunque di un messaggio rinvenuto due giorni fa su un social network, che è una vera “chicca”. Lo riproduco così com’è stato postato, senza editing: “I wuming che si fanno affascinare da tolkiene (e innpassato gli unici a cui era capitato sopra i 16 anni erano quelli di avanguardia nazionale) è davvero maledettamente triste. E dir che di temi al mondo ce ne sono. Evidentemente quando diventi interessante e sai di essere ascoltato, la testa inizia a girare all’”arrovescia”… Io ho giocato per 15 anninal gioco di ruolo del signore degli anelli. Ho letto tutti i libri, simmarillion compreso, nonchè sbirciato una tesi di laurea di una americana che attraverso i racconti di Tolkien ricostruiva le distanze chilometriche della terra di mezzo. Nemmeno io sono interesante. Però Tolkien parla, scrivendo malino per altro, di un mondo nel quale il popolo non esiste. Esistono solo gli eroi. I cattivi son cattivi e i buoni son buoni. Irrimediabilmente e senza possibilitá di redenzione. Vedi Orchi. Un mondo che rappresenta perfettamente quell’ambientalismo reazionario tipico della destra aristocratica. Il bel mondo che fu. Nel quale i re erano quelli veri, amato dal popolo, che facevano il bene, senza classi e con il nemico sempre rappresentato dall’impostore o dal nemico esterno… E visto che a wuming piace descrivere la sinistra in questi termini, non capisco questa ridicola passione adolescenziale“.
Tralasciando ora sintassi, ortografia e l’ironia involontaria dell’accusa di scrivere «malino» formulata in un messaggio che è quello che è, la cosa davvero emblematica è l’acquisizione della lettura della destra più retriva da parte di chi invece sembra porsi in tutt’altra area culturale. Ciò dimostra quanto tale lettura sia stata assunta nella vulgata corrente, perfino da chi il libro lo ha letto. Malamente, s’intende. Perché si può scrivere male, ma si può leggere malissimo. E sono in tanti a farlo. Dunque ci si imbatte in affermazioni di questo tipo: nell’opera di Tolkien il popolo non esiste, ci sono soltanto eroi… «I cattivi sono cattivi e i buoni sono buoni». L’ambientalismo presente nelle storie di Tolkien è «aristocratico» e il nemico sempre «esterno»… non esistono le classi sociali, i re sono sempre amati dal popolo e fanno sempre il bene…

John Howe: "Saruman of Many Colours"Il fatto che il vero eroe del Signore degli Anelli sia Samvise Gamgee, cioè un esponente delle classi basse, non viene registrato. Non pervenuti nemmeno gli Hobbit che insorgono contro l’usurpatore Saruman, evidentemente indegni d’essere considerati «popolo» (forse perché non impugnano una bandiera rossa). Quanto poi alla divisione carismatica tra buoni e cattivi, suona davvero paradossale imputarla a un romanzo il cui protagonista, Frodo Baggins, indubbiamente «buono» in partenza, viene alla fine sopraffatto dal male e sceglie di non distruggere l’Anello e di tenerlo per sé. Per non parlare di Boromir, Denethor, Saruman, e di tutti i buoni che diventano nemici «interni» e rappresentano una minaccia altrettanto grande di quella incarnata da Sauron. Significativa poi la qualifica dell’ambientalismo di Tolkien come destrorso e aristocratico, tanto più perché sarebbe interessante scoprire in cosa si distinguerebbe dall’ambientalismo d.o.c., che si immagina sinistrorso e «democratico». Quanto poi ai re, nel Signore degli Anelli ne compaiono tre. Uno è il Re Stregone, cioè il capo degli Spettri dell’Anello, che non è né buono né amato. Il secondo è Théoden, che quando entra in scena è completamente circuìto da un infido consigliere, sta mandando in rovina il regno e troverà riscatto nella morte. Il terzo è Aragorn, che diventa re soltanto alla fine della storia, e in precedenza floppa clamorosamente come guida della Compagnia, tanto da rinunciare a portare a termine la missione al fianco di Frodo. Libro: copertina "La realtà in trasparenza – Lettere 1914-1973"Alla faccia dell’infallibilità regale. Sulle classi… Nell’Appendice al libro che ho scritto compare un saggio del più importante studioso di Tolkien, che passa in rassegna proprio la rappresentazione delle classi sociali nella Terra di Mezzo.
Certo si può benissimo ritenere «triste» che qualcuno si lasci ancora affascinare dal racconto tolkieniano dopo avere compiuto e magari doppiato i 16 anni. Molti critici e commentatori lo affermano – anche al di fuori dei paratesti e dei social network – ogni volta che le opere di Tolkien tornano a far parlare di sé. Lo affermavano già negli anni Cinquanta, a dire il vero, liquidando Il Signore degli Anelli come «spazzatura giovanilista» (E. Wilson). Ma questo non fa che confermare l’urgenza di tornare a leggere Tolkien, sbarazzandolo di tutto il ciarpame che gli è stato accumulato attorno. Magari per arrivare un domani a permetterci il lusso di non sentire più certe stupidaggini. E chissà che prima ancora che di ambientalismo d.o.c., non si tratti di un’opera di bonifica e di ecologia mentale, oltreché, ovviamente, letteraria. «Ma gli hobbit non sono una visione utopistica, e non vengono nemmeno raccomandati come l’ideale della loro epoca o in altre. Essi, come tutte le popolazioni e le loro caratteristiche, sono un accidente storico -Naomi Mitchison come gli elfi dicono a Frodo – e anche temporaneo, alla lunga. Io non sono un riformatore e nemmeno un “conservatore”! Non sono un riformatore (attraverso l’esercizio del potere) dato che sembra si vada sempre a finire nel Sarumanesimo. Ma anche “imbalsamare” comporta, com’è stato dimostrato, delle ripercussioni. Alcuni recensori hanno definito il libro semplicemente come una lotta fra Bene e Male, dove tutti i buoni sono buoni, e i cattivi sono cattivi. Scusabile, forse (anche se si sono lasciati sfuggire Boromir) in persone che hanno fretta, e con un unico frammento a disposizione da leggere e, naturalmente, senza le storie sugli elfi scritte in precedenza ma non pubblicate».
(J.R.R.Tolkien, lettera alla scrittrice e poetessa socialista Naomi Mitchison, 25 settembre 1954)

P.S. Va da sé che oggi che quelle storie sono pubblicate, le scuse stanno a zero.
Come avremmo detto “noi” di Porto Alegre… La lucha sigue! ;-)
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91 Comments to “Odoya pubblica Wu Ming. Un altro libro su Tolkien?”

  1. Fabio Zanon scrive:

    Sono esterefatto, ma anche divertito. Non conosco personalmente i wu ming, e non conosco i loro nomi. Parrebbe pero’, da alcuni commenti nella pagina FB del mio conoscente Orione Lambri, che colui che firmera’ per i “senza nome” il libro su Tolkien, abbia un nome, un cognome e un soprannome (Fede), abbreviazione del nome.
    Bene, dunque, Fede. Nell’articolo di presentazione qui sopra pubblicato, la seconda delle due prove che dimostrerebbero l’esigenza di una nuova pubblicazione sull’opera di Tolkien, e’ una “chicca” trovata su FB. Quella “chicca” l’ho scritta io. Non era rivolta al senza nome Fede, ma a un mio amico, con il quale discutevamo dell’uscita di questo, per me inutile se non dannoso, libro. Insomma, Fede prende in copia e incolla un mio scambio di opinione su Facebook, e ne fa il simbolo del perche’ oggi ce’ bisogno di scrivere un libro su Tolkien. Alcune osservazioni.

    1)La presa in giro sulla forma di cio’ che ho scritto, sulla grammatica (cito Fede: “Tralasciando ora sintassi, ortografia e l’ironia involontaria dell’accusa di scrivere «malino» formulata in un messaggio che è quello che è…”) e’ demenziale. Non stavo “pubblicando”, ma chiacchiereando con un conoscente, e di fretta lascio in giro parecchi errori di battitura. E me ne frego.
    Lo snobismo saccente di wu ming Fede lascerebbe intendere che, a criticare gli scrittori, ne abbia diritto solamente chi scrive “bene”. La societa’ dei “competenti”.
    Ho da poco, coincidenza, partecipato a una conferenza, come uditore si intende, dal titolo “Quem tem o direito ao dizer”, nella quale, ragionando sul legame tra linguaggio e potere, e sul sistema di educazione parallelo a quello statale dei Sem Terra, il professor Geraldi sosteneva che nella societa’ dei “competenti”, ovvero la societa’ dove cittadinanza e’ uguale a “competenze acquisite”, solo i competenti, possono esprimersi, e quindi piu’ che di diritto di espressione si debba parlare, come rivendicazione, del diritto ad esprimersi. Perche’ chi e’ competente e chi no, non lo si decide attraverso un percorso democratico, inclusivo, tutt’altro.
    Lo rivendico anche io, quel diritto, e lo faccio riferendomi al riproduttore del mito babilonese dell’unita’ linguistica come valore, sempre stando a Geraldi, Fede, che corregge la grammatica altrui, per darsi ragione.
    Io non pubblico e non campo di quello, e pur scrivendo immensamente peggio di Tolkien, posso permettermi di dire che se Dovlatov, per me, almeno nella traduzione in Italiano, scrive bene, Tolkien no.

    2)Scopriamo che ci sono letture cialtronesche, e queste non hanno diritto di esprimersi, nemmeno chiacchierando con amici, senza aver l’intenzione di fare opinione o di essere pubbliche.
    Una sorta di controllo Orwelliano, in cui il tema della “competenza” diventa centrale nella definizione delle metodologie repressive. Un sogno differenzialista molto simile a quello della nuova destra francese (che ormai non e’ tanto piu nuova) rappresentata in Italia, tra gli altri, da Tarchi, del quale ho letto.
    Come Tarchi odia l’”incompetnza” delle borgate fasciste, gentaglia che non ha letto nemmeno un libro, e rovina la destra. La destra vera. Quella colta. Come nel libro del Signore degli anelli, Fede sogna che la storia sia scritta dai competenti, ovvero Legolas l’arciere, Gandalf, il mago immortale, Boromir, simbolo di debolezza umana e redenzione in zona cesarini. Una lettura insomma aristocratica della cultura, della sua fruizione, del diritto “ad esprimersi”, della gestione del “loro potere ad esprimersi” degne di Tolkien. Dove il popolo, nel sogno inconfessato di Fede, segue il suo capo, riconoscendolo, senza nemmeno lasciare lo spazio a quel minimo di dissenso che serve anche alle piu’ ferree dittature.

    3) Ammetto, di contro, di essere comunque lusingato per essere stato scelto da WuMing (1,2,3??) per rappresentare, mio malgrado, col mio post, un simbolo di quanto ci sia bisogno di una rilettura di Tolkien. Il che mi fa pensare che il mio pensiero sia assai diffuso, anche tra i loro possibili lettori, e che io in qualche modo sia il piu degno nel rappresentarne il pensiero, al netto della grammatica. Insomma, se io son cialtrone, ma loro pubblicano perche’ io dimostro il bisogno della lettura, l’ammissione e’ chiara: tra i nostri futuri lettori ci saranno tantissimi cialtroni come questo qui, e a loro e’ rivolto il libro.
    Ho pero’ il sospetto che non sia cosi, e che abbia/no colto la prima scusa per far valere la sua/loro notorieta’ nel tentativo di sputtanare chi ha osato, in discussione con terzi, mettere in dubbio la loro competenza. Insomma, reazione rabbiosa, ma davvero incomprensibile da parte di chi sta per pubblicare un libro di “questo spessore”. Io in fondo sono il signor nessuno che parlava di wu ming con un suo conoscente. Eppure…Forse controllano la rete per verificare eventueli critici, e sbuffano di rabbia quando li trovano? Ovviamente il tutto senza concedere l’onore delle armi, ovvero il diritto di replica.
    Che avrebbe potuto concedermi alcune osservazioni, ovviamente parziali e fatte da un cialtrone, che non vive scrivendo resoconti sulla “via degli dei” o su Tolkien, ma di lavoro fa altro. Eccole:
    Frodo sul finale cede perche’ corrotto dal male (sempre colpa del “male”), che un male e un bene esistono (e gia’ qui il discorso si chiuderebbe), e che il male, e’ protagonista della salvezza della terra in quanto esiste anche la provvidenza, che puo usare il male per far del bene, senza per questo redimere il cattivo. Gollum e’ e resta un cattivo, corrotto dal male per troppi anni, ma salva il mondo perche’ la sua cupidigia e’ utilizzata dal “fato” per mettere rimedio al cedimento finale del “superbuono” Frodo. Personaggio per altro orribile.
    E tutto cio’ senza che il buono corrotto sia giudicato. Frodo cede sul momento ma non diventa “cattivo”. Anzi. Alla fine del libro viene promosso a immortale, in quanto (e qui la visione esoterica e’ lampante) troppo vicino e’ stato al male, per poter continuare a vivere con gli uomini.
    Lo stesso Boromir viene corrotto dall’anello ma nel finale si Redime, perche’ e’ buono. Episodi che confermano in modo clamoroso l’impianto manicheo del testo.
    Non si da nell’intera storia di tolkien un orco redento, almeno che io sappia.
    E tutta la storia narrata nel Simmarillion (per i non avvezzi, la storia del mondo partendo dalla creazione da parte dell’unico dio, che crea dei, sotto dei, e il male e il bene) tratta di eserciti buoni che combattono eserciti cattivi. Ovvero, c’e sempre per chi tifare sapendo di stare dalla parte giusta. Il bene e il male esistono, e uno e’ bianco, e l’altro e’ nero. Uno confina a ovest con il mare, e a est e sud con continenti sconosciuti e pieni di popoli cattivi (chissa’ se vi viene i mente qualche continente con le stesse caratteristiche).
    I popoli hanno abitudini da popoli, addirittura razze, congeniti.
    Il motivo per il quale Gandalf sceglie, anzi obbliga, con le sue arti magiche (e si noti la violenza dell’atto, distruggere una vita, modificarne gli esiti, usando le proprie arti magiche), Bilbo alla prima assurda missione, quando ancora dell’anello nulla si sa, se non antiche leggende, e’ che gli Hobbit hanno un cuore puro, Bilbo purissimo, si muovono silenziosi, e ha la sensazione, Gandalf, che prima o poi si riveleranno utili. A pelle.
    Per verificare questa sua sensazione mette in moto un pezzo di storia che portera’ centinaia di morti, anonimi, popolo, e dimostrera’ alla fine che Gandalf ci aveva visto giusto, e che aveva scelto la persona giusta per interpretare il destino. Un agnellino appaiono al suo confronto i portatori di democrazia nostrani.
    Le sorti del mondo, della salvezza dell’umanita’, nel secondo libro, sono lasciate al primo G9 della storia. Un Nano in rappresentanza del popolo dei Nani, Un Elfo per gli elfi dell’est, un Mago immmortale perche’ serve se devi prendertela con uno come Sauron, un re giusto, buono, e ingiustamente deposto, sempre per colpa del “male” che corrompe gli animi. Un Re fiero e coraggoioso che vorerebbe solo usare quel potere subito, ma viene convinto a lasciar decidere a Gandalf, che essendo un semidio ne sa a pacchi. Insomma, a decidere ovviamente sono pochi eroi, la compagnia dell’anello. Una carattersitica del “vero eroe del libro”, Sam, e’ che, e’ vero, e’ di classi umili, e infatti come un servo per tutto il libro si comporta da maggiordomo di Frodo, ma di quelle classi umili felici del loro stato subalterno tanto caro alla visione aristocratica del mondo che fu, verde, immacolato, pulito, e con ognuno al suo posto. Felice della propria vita. In quel primo G8 a noi, popolo di Alegre, e’ consegnato il ruolo che secondo Tolkien ci compete: invisibile.

    Il bene e il male sono dunque fondati alla fondazione del mondo.
    Saruman e’ un Valar, a memoria, posso sbagliarmi, ma sicuramente non un mortale, e il suo voltar gabbana rientra negli scazzi tra “dei”, che hanno il privilegio di poter decidere da che parte stare. I re legittimi sono osannati, gli illegittimi no.
    Le donne non esistono come personaggi influenti, tante’ che nel film se ne sono dovuti inventare un po’ viste le note esigenze di esibizione di corpi famminili al cinema. Il popolo, come detto, ma va ripetuto, non esiste se non come carne da macello, e come sfondo alle avventure degli eroi.

    4) In quel libro, il terzo libro piu’ letto della storia, dopo Bibbia e Corano (e ti credo che in molti hanno cercato fortuna scrivendo critiche a quell’insulso testo, sulla scia dei numeri di lettori di Tolkien), convivono due metafore, entrambe molto semplici e fanciullesche, al di la delle goffe autogiustificazioni di Tolkien (si converra’ che nel pezzo citato da Fede, gia’ si coglie la pochezza dell’autore, di Tolkien intendo, Fede scrive molto meglio). Una pero’ la preferisco all’altra.
    La prima e’ la metafora dei blocchi contrapposti. Popoli differenti e razze differenti (nani, elfi, umani), si scontrano tra loro per motivi politici, che sempre riguardano i regni, le lotte tra regni, col popolo che segue, bue. I conflitti politici interni nascono dall’illegittimita’ di un re o, come ammette lo stesso Fede, per l’opera di infiltrati maligni che corrompono re in passato legittimi, che poi si redimono.
    Ci sono dunque scontri per l’oro, per i territori, e per altri mille motivi. Saltuariamente, come nell’epica guerra dei cinque eserciti (credo, posso sbagliarmi sul “cinque”, non ho i libri sotto mano e sono vent’anni che non li prendo per leggerli), i popoli “non cattivi” si uniscono. Quando il male diventa troppo potente, all’est, allora la nato, hem, i popoli buoni, si uniscono tutti insieme per combattere il cattivo, nero, asiatico, Sauron. In effetti pure la mappa della terra di mezzo e’ davvero troppo somigliante nei confini ad un continente a noi noto.
    Piu interessante la seconda. Quando Frodo entra in Mordor tutto e’ pestilenziale. Il maligno non coltiva i campi, sempre c’e’ nebbia, tutto e’ incolto e non canalizzato (palude), eppure Sauron ha cosi’ potere che il suo “popolo” gli rimane fedele, benche’ mangi male, dorma al freddo, viva nel terrore. Del resto il loro re non e’ un uomo, ma il male impersonificato. Ed ecco qui: la descrizione fatta dei popoli del male che vengono dall’est, assomiglia moltissimo alla descrizione dei nomadi che facevano i Babilonesi, e poi i Persiani. I nomadi avevano la peculiarita’ di essere immaginati come popoli “le cui gole non conoscono la birra e i cui stomaci non conoscono il pane”. Coloro che non coltivano, non canalizzano, che fanno razzie, che vivono allo stato di bestie, (orchi)?.

    E che con i nomadi condividono il fatto di non prevedere la proprieta’ privata dei mezzi di produzione. MOSTRI!!!

    5) L’ambientalismo aristocratico, pagano, socialista, post moderno, scegliete voi, hanno ragioni differenti. Perche’ come voi mi insegnate, il conflitto politico e’ difesa di interessi, particolari, e non ha motivi etici (almeno, do’ per scontato che si parta da questo presupposto). L’ambientalismo che e’ tale perche’ “gli alberi hanno diritto alla vita” e’ differente da quello che lo e’ perche’ “se no poi l’uomo sparisce”. Nessuno e’ d.o.c. Sono differenti.
    La fine dell’aristocrazia, e il suo contrapporsi alla protoindustria e alla nascita della Borghesia, ha prodotto un pensiero ambientalista che costruisce il mito del “mondo non inquinato, non corrotto, ordinato, in pace, tutti felici, con i re legittimi, che c’era un tempo”.
    L’ambientalismo lo mastica la destra (non parlo di destra economica sia chiaro) da quando il PCI faceva festa ad ogni ciminiera in piu’ che veniva costruita. Alle riunioni sulla Decrescita partecipavano gioiosamente anche i fascisti dell’UGT. A mo’ di esempi.
    Il tema e’ certamente complesso, e io non mi avventuro oltre. Certo e’ che si, l’ambientalismo non e’ uno solo, e non deriva dalla bonta’ d’animo dei chi ne fa una causa, ma ha ragioni e interessi, e quindi esistono decine di ragioni per essere ambientalisti, e ci si arriva da tantissime strade differenti. Senza dare etichette d.o.c. che mi pare sia il caso tuo Fede, non mio. Nel mio caso essere ambientalista e vegetariano (le due cose sono collegate, essere ambientalisti e mangiare carne e pesce e formaggio fa ridere i polli) deriva da una consapevolezza politica: oggi il campo di battaglia per le classi oppresse e’ la difesa del territorio e di un’economia sostenibile per sette miliardi di persone. Il modello di consumo, di approvigionamento energetico e la difesa del terriotrio, sono, credo, le armi che ci rimangono per creare conflitto e nuova sovranita’. Lo dico a mo’ di esempio di un pensiero ambientalista, sicuramente strampalato, non d.o.c., ma determinato politicamente e storicamente.
    Per questo quando posso metto il mio corpo a disposizione della Val di Susa, che reputo, come voi, la lotta piu’ interessante in questo momento (accorgendomene, se posso permettermi, un po’ prima della vostra recente folgorazione).

    Potrei andare avanti. E sarebbe anche possibile discuterne.
    Ma non era in realta’ mia intenzione discuterne. A dire il vero erano due battute con il conoscente Orione in una mezz’ora di cazzeggio. Di Tolkien non mi importa nulla, oggi. E va a finire che importa oramai solo a Fede/WuMing. Lo scontro politico con la destra non avra’ come campo principale di battaglia l’interpretazione di Tolkien, temo. E se io sono il simbolo delle ragioni per cui e’ importante una nuova pubblicazione sul tema, beh, la vedo male, visto che quel libro io non lo leggero’.

    Un saluto, Fede, visto che con sorpresa, e gioia, scoproti essere mio lettore.
    Sperando che al mio ritorno in Italia possiamo berci una birretta insieme, offerta da me, si intende, e conoscerci.

    E forse, mi vien da dire in conclusione, noi popolo di Porto Alegre, abbiam meglio da fare che pensare a Tolkien.

    Fabio Zanon

  2. Wu Ming 4 scrive:

    Fabio Zanon,

    Non so perché tu tenga questa parte. Forse ti piace renderti ridicolo. Sta di fatto che tu mi conosci, in almeno un’occasione mi hai rivolto la parola (forse anche un paio), ci siamo visti alla scuola di mio figlio, in via Sant’Isaia a Bologna, e in via del Pratello, una volta, circa un anno fa, mi hai perfino chiesto, se non ricordo male, di partecipare a un’iniziativa in quanto membro del collettivo Wu Ming. Dunque ci siamo presentati, sai perfettamente chi sono. Per quale ragione adesso tu finga di non conoscermi, non saprei. O magari soffri di qualche patologia della memoria. Se così fosse ci faresti una figura migliore.

    Io scrivo in italiano. E tutti possono leggere il post qui sopra, dove non ho affatto sostenuto che i cialtroni non hanno diritto di esprimersi. Semplicemente li riconosco come tali. Non si capisce perché il fatto di augurarmi che prevalgano letture dell’opera di Tolkien fondate sulla lettura dei testi, dovrebbe trasformarmi in un censore e in un liberticida. Questi sono i danni prodotti dai social network. Uno ti coglie in castagna e ti dice che stai dicendo cazzate e tu lo accusi di essere antidemocratico, di volerti mettere a tacere. E vai gridandolo per la rete che ti vogliono impedire di cagare le tue sentenze su un autore che ammetti di non prendere in mano da vent’anni. E chi te lo impedisce? Io no di certo. Sei liberissimo di rivendicare la tua incompetenza e di sparare una quantità di idiozie su “Lo Hobbit” e sul “Signore degli Anelli”, proprio qui, in un sito dove chiunque sa riconoscerle come tali.

    Per farti capire la figura che stai facendo: qui tutti sanno che Gandalf non obbliga Bilbo a fare proprio niente (ma quale romanzo hai letto?). Bilbo si sveglia il mattino dopo avere ricevuto la visita dei nani, i quali sono già in marcia, e decide liberamente di partire con loro. Gandalf non fa nessuna magia su di lui e non costringe nessuno (figurarsi che non costringe manco Frodo sessant’anni dopo). Non c’è alcun bisogno di scomodare gli esperti, gli eruditi e gli aristocratici: perfino mio figlio di otto anni lo sa. Perfino chi ha visto soltanto il film di Peter Jackson lo sa.
    Così come qui tutti sanno che al consiglio di Elrond chi è autorizzato a prendere decisioni è Elrond stesso, non Gandalf, e l’unica decisione che il consiglio stesso prende è quella di inviare l’Anello alla distruzione, rimandando la decisione cruciale se andare prima a Minas Tirith, con l’Anello, oppure direttamente a Mordor a distruggerlo. Questa incertezza produrrà lo sfascio della Compagnia.
    E ancora, tutti qui conoscono le parole pietose di Sam sul cadavere di un soldato degli Haradrim, e la sua riflessione su quanto i popoli possano essere coinvolti in pessime cause loro malgrado, che confuta completamente la visione manichea che ti sei ficcato in testa.
    Ripeto, questo è un sito di gente che Tolkien lo conosce bene e adesso leggendoti, si starà facendo delle gran risate.

    Ecco, ora che sai come sei messo in quanto a strafalcioni, non sarò comunque così aristocratico da negarti una replica nel merito. In fondo ho scritto un libro proprio su questi argomenti.

    Il Bene e il Male. Tolkien non mette il bene e il male alla base della fondazione del suo mondo. All’inizio c’è soltanto il bene. Poi c’è una Caduta, ovvero un angelo che si allontana dall’armonia iniziale e vuole fare per conto suo. E’ il mito alla base della civiltà ebraico-cristiana, in effetti. Che non ha niente a che fare con il manicheismo, il quale invece è dualista, cioè riconosce due princìpi generatori del mondo, equipollenti.
    L’angelo caduto Melkor non crea niente, può soltanto corrompere ciò che Iluvatar ha creato. Significa che nel mondo non esiste un essere che possa dirsi congenitamente malvagio. Tutti possono essere corrotti e di conseguenza tutti possono essere redenti, con gradi diversi di difficoltà, ovviamente.
    Se Frodo infatti non diventa cattivo è soltanto perché non ha il tempo di diventarlo. Gollum gli stacca subito il dito con l’Anello, altrimenti Frodo diventerebbe né più e né meno che il nuovo Gollum, o il nuovo Re Stregone (“L’Anello è mio!”). Altro che “superbuono”. Praticamente Frodo trascorre l’intero viaggio verso Mordor rispecchiandosi in Gollum e provando pena per lui, perché sa che potrebbe toccargli la stessa sorte. Tuttavia la provvidenza lo salva dal peggio. Una provvidenza che è conseguenza diretta del non avere ucciso Gollum quando avrebbe avuto la possibilità e pure la giustificazione per farlo. Colui che hai risparmiato può diventare il tuo involontario salvatore. Questo è il grandioso paradosso cristiano, che si basa sull’idea di non giudicare e sul perdono. Non giudicare il buono né il cattivo, perché non sai chi potrà corrompersi e chi redimersi.

    Per quanto possa sembrare assurdo per i duri d’occhi e d’orecchi, questo vale anche per gli Orchi.
    Gli Orchi non vengono redenti perché sono intrinsecamente malvagi? No. Nessuna creatura lo è nella Terra di Mezzo. Gli Orchi sono dei disperati, sono figure tragiche. Ecco quello che si legge nel Silmarillion (se lo si legge): «Tutti coloro dei Quendi [gli Elfi] che caddero nelle mani di Melkor furono imprigionati in Utumno prima che esso fosse distrutto e per mezzo di lente arti crudeli vennero corrotti e resi schiavi; e così Melkor generò l’orrenda razza degli Orchi che sono un atto d’invidia e di scherno verso gli Elfi, dei quali in seguito furono i nemici più irriducibili.»
    Gli Orchi sono quello che sono perché l’angelo malvagio Melkor li ha rovinati. Gli Orchi sono vittime, non carnefici. Sono malvagi a causa del male che hanno subito, proprio come Frodo. Il fatto che la malvagità degli Orchi non sia innata, significa che non possiamo nemmeno dare per scontato che siano dannati in eterno. Sono creature storiche, dunque esposte al divenire e alla provvidenza anche loro.

    Provvidenza però non significa restare passivi. Tolkien è cattolico, ma non è Manzoni, e Gandalf non è Fra’ Cristoforo. Tolkien/Gandalf ti dice che devi combattere finché hai fiato, contro chi vuole conculcarti e schiavizzarti, e solo così forse puoi realizzare il piano provvidenziale. Perché la vita è conflitto, è attrito etico, difesa dal male, dai tentativi di usurpazione (Sauron), e anche pratica di convivenza tra diversi (come alla fine del Signore degli Anelli, come già nella Compagnia dell’Anello). E’ quello che fanno i personaggi di Tolkien, per i quali schierarsi non deve implicare la rinuncia all’esercizio del pensiero critico, del libero arbitrio, del proprio raziocinio. Merry, Pipino, Eomer, Beregond, Faramir, Eowyn, sono tutti personaggi che disobbediscono agli ordini dei superiori per seguire la propria coscienza.

    Allo stesso modo stare dalla parte giusta non significa che la vittoria si può ottenere a qualunque costo, perché se si ignorano certe cose, allora l’eventuale vittoria equivarrà a una sconfitta.
    Aragorn sceglie di non accompagnare Frodo a Mordor e di cercare invece di salvare Merry e Pipino. Non si abbandonano i compagni alla tortura e alla morte se si ha la possibilità anche remota di salvarli. Sam decide di non abbandonare Frodo agli Orchi, invece di portare lui stesso l’Anello a Monte Fato. Lo stregone Saruman, al contrario, crede di essere più furbo di Sauron, di poter patteggiare con lui e di poterlo fottere fingendosi suo amico. Crede che il fine giustifichi i mezzi. A proposito, la missione affidata a Saruman, che è un Maia, non un Valar, cioè un angelo inviato dai Valar, proprio come quella degli altri stregoni, è combattere Sauron. Vedi un po’ se il suo tradimento può essere liquidato come uno “scazzo tra dei” o se non riecheggia nelle scelte opportunistiche di chi nella storia si crede sempre più furbo dell’avversario, fino a diventare… uguale all’avversario.

    Quanto al Silmarillion che “tratta di eserciti buoni che combattono eserciti cattivi”, che dire? La guerra dei Silmaril viene scatenata da un “buono”, un elfo che vuole riprendersi i gioielli rubatigli dal malvagio Morgoth/Melkor. E per questa ossessione, che come tale è presentata nella storia, per questa fissazione di vendetta, il suddetto elfo trascina la sua famiglia, la sua gente e alla fine il mondo intero in una disastrosa guerra secolare, che viene pure perduta dai “buoni”. Ma per chi ha letto (davvero) Il Silmarillion, come chi ci sta leggendo ora, basterebbe anche solo dire un nome – Tùrin – per chiudere l’argomento. Cercalo su Wikipedia.

    C’è poi l’argomentazione “monarchica”, un altro evergreen duro a passare di moda. “I re legittimi sono osannati, gli illegittimi no”. Viene da chiedersi quali sarebbero i re illegittimi raccontati da Tolkien.
    Sauron? Ci mancherebbe che venisse osannato, dato che vuole rendere tutti suoi schiavi. Forse Denethor, che da Sovrintendente è restio al ritorno del re sul trono di Gondor? Ma non è affatto osteggiato dai suoi concittadini, anzi, sembra godere di grande autorevolezza. Alcuni disobbediscono ai suoi ordini, è vero, ma soltanto quando esce fuori di zucca nel mezzo dell’assedio di Minas Tirith. Aragorn, il re legittimo, viene in effetti osannato, ma soltanto alla fine, quando ha dimostrato sul campo di essere degno della corona. E non per niente fino a quel momento si è rifiutato di dire: “Eccomi qua, sono l’erede di Isildur, la corona è mia, datemela”. Tolkien ci racconta che la legittimità a governare te la conquisti dando prova del tuo spessore morale e del tuo coraggio, non perché hai il sangue che hai nelle vene. Tanto più che il sangue blu di Aragorn non sarebbe garanzia proprio di niente, dato che se l’Anello è ancora in giro è colpa proprio del suo antenato Isildur che non l’ha distrutto quando poteva farlo.

    E poi, ecco il leit motiv per antonomasia: “Le donne non esistono come personaggi influenti”.
    Galadriel non è un personaggio influente? Oltre a rifiutare l’Anello che Frodo le offre, oltre a mostrare a Frodo il suo destino nello Specchio, fornisce agli eroi oggetti indispensabili per la riuscita della missione (mantelli mimetici, corda elfica, lembas, fiala-stella, sementi per far rifiorire la Contea), ed è continuamente invocata da loro.
    Eowyn non è un personaggio influente? Una che si ribella alla società patriarcale di Rohan e grazie a questa insubordinazione si trova nel posto giusto al momento giusto per uccidere il Re Stregone, cioè il più forte servitore di Sauron, che nemmeno Gandalf era riuscito a sconfiggere…
    Perché poi tralasciare Shelob? Non è una donna, ma è senz’altro un personaggio femminile rilevante. E guarda un po’, ho appena elencato una femmina/madre protettrice, una femmina/guerriera che diventerà compagna di uno degli eroi, e una femmina/strega divoratrice… Vuoi vedere che nel Signore degli Anelli è contenuta una riflessione sulla triplicità del femminile che affonda le sue radici nella notte dei tempi… Ne parlava Robert Graves, coetaneo di Tolkien, “oxfordiano” pure lui, ma sinistrorso, quindi con il pedigree in regola, nel caso dovesse interessare. Ma per chi ha letto (davvero) Il Silmarillion, un altro nome su cui non serve spendere parole è quello di Lùthien, un personaggio femminile la cui portata arriva fino al Signore degli Anelli. Puoi cercare anche lei su Wiki.

    E infine il buon vecchio attacco classista: “il popolo non esiste, se non come carne da macello, e come sfondo per le avventure degli eroi”. E Sam è un rappresentante “di quelle classi umili felici del loro stato subalterno tanto caro alla visione aristocratica del mondo”.
    Prima di tutto, a meno di non far parlare il popolo all’unisono, come un coro greco, qualsiasi romanziere sceglie dei personaggi, li connota, cioè assegna loro determinate caratteristiche, e li fa agire. Nel caso di Tolkien, l’eroe del suo romanzo più famoso è precisamente un esponente delle classi umili: Sam Gamgee, che per altro non serve un aristocratico, ma un borghese. Poi abbiamo un protagonista, Frodo, e tre personaggi importanti, Bilbo, Merry e Pipino, che pur essendo di estrazione sociale più elevata, fanno comunque parte del popolo della Contea, rappresentato da una miriade di altri personaggi secondari: il Gaffiere, Ted Sabbioso, la famiglia Sackville-Baggins, il vecchio Forino, Grassotto Bolgeri, la famiglia Cotton, ecc. ecc…
    Certo che poi, quando ci si trasferisce nelle società più antiche della Terra di Mezzo, dove governa l’aristocrazia guerriera, sono più spesso i nobili quelli con cui i protagonisti hobbit hanno a che fare. Ma, appunto, i vettori della storia restano gli hobbit, e la visuale scelta, dunque, è popolare, non aristocratica. Questo in assenza di lotta di classe, giacché, si sa, Tolkien non era marxista (noooo?!), che però non significa in assenza di cognizione di classe, o tanto meno di lotte di popolo (com’è quella degli Hobbit alla fine del Signore degli Anelli).
    Quanto al subalterno Sam, la dialettica Sam-Frodo rispecchia quella servo-padrone di hegeliana memoria, ma sopratutto la supera, perché alla fine Sam e Frodo non sono più servo e padrone, ma due amici. E Frodo fa di Sam il suo erede. E’ vero che Sam non si ribella, non fa lotta di classe, ma non resta affatto fermo e felice al suo posto (come avrebbe voluto suo padre Hamfast), bensì parte per il mondo, vive un’avventura, salva padron Frodo, si dimostra più forte di lui, e soprattutto salva la Terra di Mezzo, e torna per liberare anche la Contea e farla rifiorire. Niente male per un giardiniere, cioè per un esponente della classe lavoratrice, che tu leggi (non so in quale libro) come “popolo bue”.

    Per quanto riguarda l’ambientalismo, uno che scrive “Il modello di consumo, di approvigionamento energetico e la difesa del terriotrio, sono, credo, le armi che ci rimangono per creare conflitto e nuova sovranità’” avrebbe solo da guadagnare a leggere Tolkien. Ma leggerlo davvero, non di ricicciare quello che ne hanno scritto i fasci per quarant’anni.

    Mentre per quanto riguarda la birra, quella la bevo con i miei amici, molto molto lontano da te.

    Adesso, per favore, risparmia altre stupidaggini ai gestori di questo sito, che sono gente seria che si sbatte. Il tuo commento io l’avevo inserito nel mio post in forma anonima, non avevo intenzione di rifilare loro questa purga e me ne dispiaccio. Vedi bene di non farmene dispiacere oltre.
    Addio.

  3. Wu Ming 1 scrive:

    Aggiungo, Zanon: vallo a chiedere ai valsusini con cui lavoriamo se ritengono che il nostro interesse per – e impegno in – quella lotta si basi su una “folgorazione” e, soprattutto, “recente”. E sentiamo cosa ti rispondono.

    • Fabio Zanon scrive:

      @WuMing4
      Quella provocazione era li apposta per darti un appiglio.
      Ero abbastanza sicuro che avresti risposto a quello. E solo a quello.
      Pubblicamente chiedo venia. Nella foga ho detto una cazzata. Eravamo a Genova insieme del resto.
      La cosa buffa e’ che, e ne ridevo stasera con la mia compagna, sono un maledetto fance di voi altri.
      E’ che tu, che non so chi sei, sei troppo permaloso.
      La mia richiesta e’ solo che tu possa fare un copia incolla di quello che hai scritto sul sito di Orione. Per proseguire la discussione in pubblico.
      Mi scuso quindi per i toni strafottenti dei primi due post che consideravo “privati” sulla pagina fb, e anche ammetto di aver detto una cazzata sulla val di susa.
      Ora avanti. Passiamo ai fatti.
      Che dal manicheismo a dire che anche noi abbiamo un senso di cosa e’ giusto e sbagliato, ne passa. Ma ci sono altre parti di quello che hai scritto abbastanza divertenti.
      Passo.

      • Fabio Zanon scrive:

      • Fabio Zanon scrive:

        Mi scuso. Non avevo letto la risposta.
        Non sapevo che eri quel wu ming. La cosa mi conforta. Ci conosciamo gia. Confermo le scuse sulla valle, e maggiormente la cafonaggine su fb, mi prendo tempo, e rispondo.
        Sugli orchi anticipo che ragionero’ sull’idea di una razza corrotta in un passato remoto e poi, per sempre, irredimibile.
        E’ davvero notevole trovarmi a parlare di cotanto argomento con te, sapendo adesso addirittura che faccia hai.
        :)

        • Wu Ming 4 scrive:

          Guarda,
          mi sembra che abbiamo già “lenzuolato” abbastanza questo sito, approfittando e forse anche un po’ abusando dell’ospitalità. Per altro non ho modo di continuare la discussione su Facebook, anche perché non ho l’account. Quando esce il libro, a fine mese, farò sicuramente un paio di presentazioni a Bologna. Facciamo che quella può essere l’occasione per discutere in pubblico. Alternativamente meglio riprendere su Giap, quando capita.

          • Fabio Zanon scrive:

            Rispondo ai due wu ming.
            1) A scegliere questo sito non sono stato io. Su Jap c’è un link che rimanda al sito. Federico ha pubblicato un articolo in cui riprendeva una mia conversazione. E lo erge a simbolo della pochezza delle argomentazioni di chi pensa che Il signore degli anelli non sia che la visione dei vincitori. Gli orchi come musi gialli. O sporchi terroristi. O piu semplicemente i peccatori di sodoma e gomorra. Un racconto eziologico. Ora non mi dilungo. Dal mobile e con collegamenti precari faccio fatica a rispondere. Ma non ho nessuna intenzione di “uscirne”. Fra qualche giorno rispindero. Con grande piacere.
            Poi pensare che lo stesso collettivo che mesi fa mi diceva che la sinistra e pa destra si differenziano perche in una il conflitto è interno e nell’altra esterno, che oggi chiedano al popolo di Porto Alegre di rileggere Tolkien, è troppo grossa. Resta che è wu ming 4 che con una azione ben scorretta, utilizzando l’asimmetria di autorevolezza tra lui e me e la sua possibilita di sputtanare in grande stile, mi ha tirato in questo sito. Quindi non rompete le scatole con il sito é stato abbastanza lenzuolato. A meno che non si voglia censurare. Che lo capirei visto la miseria della replica di Fede.
            2) certo che eccelere nela critica a tolkien è un po’ come chi per andare alle olimpiadi si mette ed andare in Bob in Giamaica.

            A presto, salvo censura.

          • Wu Ming 4 scrive:

            Ok, ho capito, c’è un problema che va oltre il merito. Sconsiglio comunque di berci dietro la birra. Faccio soltanto presente che nel mio articolo la citazione dal tuo commento è rigorosamente anonima, com’è giusto che sia, dato che non volevo attaccare te, ma stigmatizzare certi luoghi comuni su Tolkien che si sentono fin troppo spesso. Quindi non devo chiedere scusa a nessuno. Né su Giap né su questo sito è comparso il tuo nome prima che ce lo scrivessi tu. E nessuno ti ha costretto a parlare di un autore che non riprendi in mano da vent’anni. Tutti i lettori di Tolkien che frequentano questo sito possono leggere sia i miei sia i tuoi commenti e farsi la propria idea su quali siano più convincenti. I gestori di questo sito decideranno come comportarsi con te. Non dipende da me. Il sito di Wu Ming è Giap e infatti consigliavo di trasferire là la discussione e togliere il disturbo in casa d’altri, ma a questo punto lascio proprio perdere. Fai quello che ti pare, ci mancherebbe. Io farò lo stesso. Addio.

          • Fabio Zanon scrive:

            Va beh. Per la presentazione a Bologna verrei supervolentieri. Solo che mi paghi il volo a/r dal Brasile. Per il resto. Non sei tu a decidere quando si inizia e quando si finisce. Molla con sto paternalismo alla cazzo. E se proprio vuoi, mi fai le tue scuse, togli quella citazione dall’articolo, e la finiamo qui.
            Che io di voglia di parlare in pubblico del Signore degli Anelli non ne avevo nesuna voglia. Mi ci hai tirato per i capelli. E mo non decidi tu. Poi se i moderatori decidono di chiudere, che dire, in perfetto stile Tolkeniano.

          • Wu Ming 1 scrive:

            Vabbe’, niente ogni tuo commento è peggio di quello prima. E’ divertente l’alternanza tra slinguazzate-sono-un-vostro-fan-vi-chiedo-scusa-facciamoci-una-birra e attacchi scomposti che evidentemente, Tolkien o non Tolkien, non vedevi l’ora di farci. Più la pretesa di pontificare su Tolkien sapendone pochissimo (ne sai addirittura meno di me!) su un sito di studi tolkieniani. Ma cosa vuoi “berti una birretta” con noi, su… Su quel piano lì, zero trippa per gatti.

      • Wu Ming 1 scrive:

        Però, Zanon, scusa: se tu proponi un’argomentazione contro Tolkien (ma puoi sostituirlo con qualunque altro argomento), e la riproponi su un sito espressamente dedicato allo studio di Tolkien, e il tuo interlocutore (uno che da anni si occupa di Tolkien e ne scrive) fa una controargomentazione puntuale, dire che lui è “permaloso” non è un grande modo di uscirne, eh… :-/

  4. Hyperion scrive:

    Secondo me il più grosso favore che si possa fare attualmente a Tolkien è quello di lasciarlo fuori dalla politica, o presunta tale. Con i film di Peter Jackson Tolkien in Italia ha raggiunto definitivamente il grande pubblico. Detto questo, allo stato attuale, alla stragrande maggioranza dei lettori non frega nulla di queste (ormai sterili?) dispute, e neanche della saggistica sull’argomento. Ci si accontenta, spesso per fortuna, della dimensione puramente narrativa, fantastica. Che si pubblichi pure quello che si vuole, senza cercare tante alte giustificazioni, o meglio, giustificazioni necessariamente impegnate. WuMing4 quando si limita strettamente a Tolkien scrive cose interessanti, quindi il libro sarà godibile e lo leggerò di sicuro. Rimane sempre una certa perplessità di fondo, di scetticismo nei confronti del “paladinismo” (?!?!?) a tutti i costi; forse sarebbe ora di accorgersi che a destra Tolkien non è più molto di moda, che negli ultimi dieci/quindici anni il tiro è stato molto aggiustato (basti leggere i libri, pur con forzature, ma non brutti, di Giuliano, o i recenti numeri della rivista Antarés; le continue prese di distanza di molti vecchi attivisti, o di figure critiche come il giornalista Marco Iacona), e non inseguire fantasmi o ossessioni (personali?). Alla fine, ripeto, al lettore medio non interessano, e chi è realmente interessato al Professore se lo legge in inglese, scavalca queste questioni scabrose più che spinose, che stufano e rendono odioso tutto e tutti, perfino l’incolpevole Tolkien.

    • Wu Ming 1 scrive:

      Fino a pochi, ma davvero pochi, anni fa era ancora *molto* di moda a destra, tant’è che il quasi-monopolio del commento critico (e dei paratesti e peritesti delle edizioni tolkieniane) lo avevano esponenti della destra evoliana. Poi c’era una lettura confessionale, minoritaria. E’ capitato che, grazie alla rete ma non solo. certe letture disoneste che avevano avuto fortuna nell’isolamento dell’Italietta potessero essere sempre più facilmente raffrontate a quel che si era scritto e si scriveva dove Tolkien era studiato seriamente. Chi se ne occupava da destra (e sappiamo come) è stato sempre più incalzato, ai convegni, nei libri, in rete. Sono nati gruppi di lavoro alternativi, e la realtò si è modificata. Il mio socio WM4 un ruolo in questo lo ha avuto. Io sono una di quelle persone che prima che lui ci si mettesse di buona lena, ormai sette-otto anni fa, non aveva mai prestato interessa a Tolkien. Come vedi, io do un altro senso alla tua frase un po’ troppo prescrittiva “chi si interessa a Tolkien lo legge in inglese”. Secondo me leggerlo in inglese, e leggere in inglese il lavoro critico su di lui, è servito – sta servendo – a cambiarne la ricezione in Italia. Altrimenti sarebbe solo una roba snob, non trovi?

    • Wu Ming 4 scrive:

      Vedi Hyperion, lo so bene che alla stragrande maggioranza dei lettori non frega nulla della saggistica sull’argomento. Infatti non penso che il mio saggio scalerà le classifiche, per così dire. Ma forse – dico forse – c’è un piccolo numero di appassionati di Tolkien e di letteratura fantastica, e magari anche di studiosi di letteratura, che potrebbe invece essere interessato a un saggio divulgativo in cui provo ad analizzare la poetica di un autore controverso e la sua influenza letteraria. Quanto alle polemiche “ormai sterili”, nel mio libro occupano un capitolo su sette (collocato, per altro, a mo’ di intermezzo tra le due parti del libro e intitolato “Made in Italy”, per segnalarne la particolarità).
      Infine, come ti ha fatto notare il mio socio WM1, se negli ultimi dieci anni il tiro è stato aggiustato non è soltanto merito di Peter Jackson, ma anche di quelli che si sono sbattuti per ridicolizzare le posizioni di chi fino a ieri negava l’evidenza e soltanto adesso viene a Canossa (vedi la resa incondizionata di Giuliano, che adesso chiede un angolino al tavolo della pace).
      Quanto al leggere Tolkien in inglese, è ovviamente consigliabile. Ogni autore dovrebbe essere letto nella lingua in cui scrive. Ma non tutti hanno questa possibilità. Ritengo quindi che il rifacimento delle traduzioni italiane della sua opera, con peritesti nuovi, aggiornati, sarebbe cosa buona e giusta. Bompiani non lo farà mai, lo sappiamo, e quindi ce li teniamo così. Amen.

      • Roberto scrive:

        Arrivo buon ultimo in questa discussione a causa di un’interruzione di corrente a casa, che mi ha escluso per una giornata intera dal web, proprio in un momento in cui sarebbe servito. Ormai la discussione si è svolta è credo confermi quanto mai bisogno ci sia di un libro come questo di Wu Ming 4 in Italia per sfatare dei miti che ancora offuscano la fama di Tolkien come scrittore. Molta acqua è passata sotto i ponti in questi ultimi anni, e ricordo ancora le tante esternazioni soddisfatte di diversi esponenti della destra politica italiana nel 2001 all’uscita del primo dei film di Peter Jackson, che si sentivano in dovere di patrocinare un autore che ritenevano di destra. Nel 2004 e ancor di più nel 2012, la cosa non si è ripetuta. In mezzo, credo ci sia qui in Italia l’impegno di Wu Ming 4 e dell’Associazione romana studi tolkieniani, insieme al gruppo di Studio, all’Istituto tomistico di Modena e all’editore Marietti, per far cambiare un immaginario così ben radicato. E il libro di Giuliano o i recenti numeri della rivista Antarés, non fanno che confermare il successo di questa operazione, visto che si tratta veramente di una «resa incondizionata»…
        Ma se appartenenti al “popolo di Porto Alegre” ancora ripetono le parole che la destra estrema blaterava negli anni Settanta, significa che c’è ancora del lavoro da fare. E “Difendere la Terra di Mezzo” di Wu Ming 4 va in questa direzione.

        Roberto Arduini
        Associazione romana studi Tolkieniani

  5. Hyperion scrive:

    @WuMing4.
    Sì sì, so che nel tuo libro l’argomento è trattato solo in un piccolo capitolo, devo aver letto l’indice o qui o da qualche altra parte.
    Il mio discorso è più generale: ormai, e sottolineo per me, la “battaglia” è vinta, la Terra di Mezzo non deve più essere difesa da nessuno. Sarebbe interessante confrontare il numero di vendite dal 2001/2002 ad oggi de “Il signore degli anelli” e de “Lo Hobbit” con quello de “L’albero di Tolkien” (che mi sembra la summa delle letture famigerate): faresti bene ad incazzarti se il 50/60% dei lettori avesse in mano un libro del genere, ma così a occhio se è l’1/2% è già tanto (smentitemi se avete dati precisi). Questo non per sminuire il tuo/vostro lavoro, che con le pubblicazioni della Marietti1820, è super-encomiabile, ma per dire che alla fin fine i “fasci” rimangono quattro gatti che se la raccontano e non sarete voi a far cambiare loro idea; né, sempre secondo me, c’è il rischio che qualche interessato a Tolkien cada nelle loro grinfie: se dotato di un minimo di cervello, si accorgerà delle deformazioni (forse sono troppo ottimista?) e andrà a cercare altro, o in italiano o in inglese.
    Io il libro di Giuliano da poco edito per Bietti non l’ho letto, conosco quello vecchio del 2001 e non mi è sembrato così orrendo o “sbagliato”, come ho letto in una recensione (interessata, impegnata?) su Endòre. L’idea, in senso molto allargato, di catabasi è interessante; altro invece è da criticare, come l’equazione troppo stretta e semplicistica anello=tecnica, o l’applicazione della tripartizione indoeuropea di Dumézil; la prima parte sulle fonti, in assenza ancora dei libri di Shippey in italiano, ai tempi era utile. Un libro non da condannare, ed eravamo nel 2001, immediatamente prima dei film. Quindi, benissimo sbattersi per qualcosa in cui si credi, ma che non si perda la percezione della questione, e del suo evolversi.
    Detto questo, ribadisco, fai benissimo a scrivere questo libro e a cercare di concepirlo per il più ampio pubblico possibile, anche di appassionati non accademici. Però, basta con le mani rosse che fermano le mani nere, o con i faccioni di Evola su Mordor (ho bene in mente il tragico perché di quell’articolo).
    Ciao.

    • Wu Ming 4 scrive:

      @ Hyperion

      Guarda, sinceramente non credo sia un problema di numeri assoluti. Nel mio libro riprendo il vecchio pezzo sugli evoliani a cui fai riferimento e lo aggiorno, trattando la questione dei “tradizionalisti” come caso di studio già superato dall’evoluzione della critica, spiegando che ormai siamo andati oltre. Purtroppo non sono potuti andare oltre tre uomini di origine africana, alla cui sorte non troverai accenno alcuno nel mio libro, ma ai quali il libro stesso è dedicato. Tanto per dire che non sono io a voler “politicizzare” Tolkien, ci pensano già altri.

      Detto questo, il problema principale rispetto a Tolkien non sono le letture ideologiche dei fascisti, facilmente sgominabili e sgominate con le argomentazioni, lo studio, ecc., bensì la generale sottovalutazione dell’autore, che vede coinvolti critici letterari, accademici, editori, autori, ecc. Nel mio libro tratto prevalentemente questo aspetto. Le letture tradizionaliste si inseriscono nello spazio lasciato libero da chi avrebbe potuto occuparsi seriamente di un autore più unico che raro (a prescindere dal grado di apprezzamento per quello che ha scritto). Questo problema travalica di gran lunga il caso italiano e le sue peculiarità politico-culturali, anche se qui da noi tocca un picco, anzi, un abisso.

      Il libro di Giuliano io invece l’ho letto (non però la recensione su Endòre) e confermo: trattasi di una resa a mani alzate. In buona sostanza è stato mandato avanti lui con un rametto d’ulivo tra i denti, per dire: “Ecco, visto, abbiamo letto i libri della Marietti, dopo quarant’anni anche noi ci siamo aggiornati, ve la diamo vinta su tutto, ma fateci partecipare al dibattito e lasciate un angolino per la lettura tradizionalista, così piccola e nera, che non può fare male a nessuno”. Arriva perfino ad assumere la mia lettura della figura del conte Beorhtnoth e quella di Sam ne L’Eroe Imperfetto. Ovviamente senza citarmi mai… ;-) I libri della Marietti poi, sì, li ha letti, in fretta e furia, per poterne estrapolare qualche citazione, senza confrontarsi con alcuna delle tesi che sostengono. Per dirti: dopo avere introdotto con gran squillo di trombe la teoria dell’unità semantica a cui Tolkien faceva rifermento, Giuliano non solo non la spiega, ma attribuisce il saggio in cui viene formulata, “Poetic Diction”, a Hugo Dyson. La dice lunga su come i libri Marietti sono stati letti e direi che fa il paio con la fantomatica conversione al cattolicesimo di C.S. Lewis di cui scriveva De Turris, che non per niente è autore della prefazione. Andando con lo zoppo…

      • Hyperion scrive:

        Beh, dai, allora Giuliano ha avuto almeno l’onestà di cambiare rotta, non è poco.
        La recensione è del libro del 2001, non della nuova versione, da come ho scritto non era molto chiaro.

        • Wu Ming 4 scrive:

          Cambiare rotta, fino a un certo punto… Le tesi dumeziliane del primo libro le ribadisce tutte (il suo ronzino di battaglia). Insiste a ipotizzare che Tolkien fosse un allievo inconsapevole di Dumezil, o che potesse averlo letto di straforo, o anche che fossero giunti alle stesse conclusioni leggendo le stesse fonti… il tutto ovviamente senza uno straccio di evidenza documentale. E senza provare nulla sui romanzi (ché volendo di tripartizioni sai quante ne puoi trovare…). Vero fantasy.

  6. Fabio Zanon scrive:

    Bon. Bando alle chiacchiere e alle schermaglie con Federico, e andiamo al sodo.
    Una sola premessa: e’ vero che io non sono un esperto di Tolkien. Sono anni che non lo mastico. Lo ho adorato per tanto tempo, e devo dire che mi piace ancora, pur nella consapevolezza che e’ un libro di destra, aristoicratico, cattolico, scritto con intenti, espliciti o impliciti, reazionari. Essendo anni che non lo leggo, non avrei nessun interesse a scrivere qui, ma, come gia’ detto, sono stato costretto da WuMing4. Chiedo quindi scusa agli amministratori se la cosa risultera’ un po’ dilettantesca, o cialtronesca, ma non ho scelto io.

    Immaginatevi il libro del signore degli anelli come una sorta di racconto eziologico fatto dai vincitori.
    Esempio calzante. Un manipolo di giudei in cattivita’ in Babilonia viaggia per la terra che un tempo, settant’anni prima, era loro, la Palestina, con l’intento di riprendersi le terre che possedeva, ormai abitate da contadini locali politeisti. Una volta arrivati sul luogo, con l’aiuto di ben pagati mercenari Babilonesi, sterminano la popolazione residente per riprendersi le terre. Poi scrivono di quello che e’ successo. E lo scrivono al contrario.
    Ovvero scrivono che in quelle terre vivevano delinquenti e peccatori, e che Dio ha deciso di distruggere sodoma e gomorra, perche’ ormai piene di peccatori, nemmeno dieci giusti ci si son potuti trovare, nemmeno dieci. E cosi’ la citta’ viene distrutta. Senza pieta’, immeritevoli di essere risparmiati, per sempre corrotti al male dagli idoli, falsi, che adoravano.
    Piu’ o meno tutte le storie che fondano un impero, una storia di un “popolo” (virgoletto un termine privo di significato), sono racconti giustificatori, che trasformano gli sconfitti in orchi, e i vincitori in eroi. Belli i secondi, brutti i primi.
    Se poi i nemici persino nomadi, dal 1500 a.c. in poi, dalla citta’ organizzata ad oggi, dall’inizio dello stanzialismo, vero cancro della terra, ecco che la descrizione e’, come gia’ dicevo, molto orchesca.
    Il meccanismo e’ proprio quello, un episodio che corrompe, e la via inversa impraticabile, almeno dal singolo. A meno che io non ricordi male, non molti orchi se la girano bevendo birra per la contea.
    Scappati dal “male” per libera scelta.

    Al tempo lessi un manuale sulla storia antica della mesopotamia, scritto da Liverani, della Sapienza di Roma. Forse il piu grande esperto di antica mesopotamia in italia. In introduzione sosteneva che il lavoro dell’archeologo, se di un epoca si trovano solo gli scritti di una parte, normalmente i vincitori, nella figura dei regnanti, si applica, per farsi un’idea di come si viveva, il seguente metodo: ogni cosa che si legge e’ probabilmente una giustificazione. Se si legga di un Re legittimo, forse c’erano problemi di illegittimita’, se un Re vanta che nel suo regno non si ruba, probabilmente il furto era molto diffuso, ecc. ecc.

    Se leggiamo sotto questa luce lo hobbit ci capitera’ quello che a me capito’ l’ultima volta che lo lessi.
    E quello che non e’ capitato a Sam quando piange il nemico morto. Ovvero Sam non mette mai in discussione il suo ruolo. Si rattrista, ma non getta tutto per disertare. Non pensa che sia ingiusta la guerra, fatta tra regni, in lotta per interessi, risorse (pare a Mordor il geotermico fosse assai allettante), geopolitica. No, Sam accetta il suo ruolo, e riparte, sapendo che centinaia, migliaia, ne dovranno crepare ancora sotto le spade dei “buoni”, prima che il popolo dei “cattivi” sia conquistato.
    Altro trucco e’ il narratore onniscente, che ci convince del fatto che gli Orchi son davvero terribili, perche’ li possiamo vedere, annusare, e sono orribili.
    Mancano le vite private, gli amori, le speranze giovanili, di questi orchi. Manca la tridimensionalita’ di quel mondo.
    Mancano le loro differenze di classe, le loro rivendicazioni verso il potere, mancano i loro sorrisi. Ma del resto, il loro capo e’ il Male, impersonificato. Il loro capo e’ il diavolo, e quindi perche’ risparmiarli. Perche’ concedergli una esistenza che non sia orribile ogni singolo secondo. La morte sara’ un premio per loro.
    Parlando del Popolo di Alegre, come di Marcos, Durruti, Lenin, Val di Susa, rivendichiamo la legittimita’ di opporsi al potere costituito, e il dovere di non partecipare mai attivamente alle guerre tra esereciti.

    Ecco quindi che mi trovo a pensare al massacro degli Elfi dell’est, massacrati e poi raccontati, nel libro dei vincitori, come orchi. E allora come Rhodes ci racconta che prima dell’arrivo in Africa la Rhodesia era incolta e incivile, cosi’ il libro dei vincitori della terra di mezzo ci vuole far credere che a Mordor ci fosse solo pestilenza, palude, nebbia.
    E a peggiorare l’infamia si ricorda degli orchi che erano cosi’ orrendi da non prevedere la proprieta’ privata dei mezzi di produzione.
    I buoni, invece, i teneri Hobbit, sono i campioni della proprieta’ privata. E non vanno certo all’avventura perche’ decidono all’improvviso di fare gli avventurieri, ridicola versione dei fatti, ma perche’ da mercanti mercenari quali realmente erano, fiutano l’affare i quella guerra.
    Ovviamente, visto il senso dell’umorismo di alcuni, puntualizzo che io non so quale sia la vera storia della terra di mezzo, anche perche’ non credo sia un episodio storico, ma faccio solo alcune ilazioni.
    Se uno storico trovasse un libro come quello, cosi lo dovrebbe interpretare.
    Non vado oltre, il concetto mi pare chiaro.

    Altre poche cose.
    Frodo si specchia per tutto il viaggio con Gollum perche’ teme di diventare come lui. Eccolo di nuovo il viaggio di sola andata. Se il male ti corrompe, non si torna indietro. E non e’ colpa tua.
    In tutto questo fatico a trovare qualcosa di utile per il popolo di porto alegre. Ci trovo invece molto di assai pericoloso.

    Del resto lo stesso wuming4, ferratissimo, trova come esempio di popolo solo l’esempio di sam.
    E si tenga conto che questo libro, altro che stare lontano dalla politica, e’ assoluamente un libro politico. Tratta dei rapporti di potere. Di quelli auspicati per lo meno. Parla di un mondo buono dove regna l’ordine. E di un mondo cattivo dove regna il disordine, e quindi il male. Quanto piace a Tolkien raccontare quella gioiosa vita degli hobbit, senza mai far fuoco sui lavoratori illegali da Mordor a tre euro l’ora. Quei campioni dei vizi Borghesi (assumo borghesi, anche se dovrei rileggere).

    Per ora mi fermo qui. Le idee vengono col tempo, almeno quando non stai da vent’anni a ragionare sul signore degli anelli (e non e’ detto che non possa essere pericoloso).
    Al popolo di Alegre spero interessi sollevarsi, contro il potere, o staccare sovranita’, piu che sterminare “orchi”.
    E spero che col tempo la sinistra non voglia togliere il main kamp alla destra e dimostrarne l’utilita’ per il popolo di porto alegre.
    Si sa mai.

    E non arrabbiarti troppo Fede, che a dimostrare coda di paglia, soprattutto se per le provocazioni di un cialtrone, si perde in carisma e credibilita’.

    • Finrod scrive:

      “E spero che col tempo la sinistra non voglia togliere il main kamp alla destra”
      Evvai! Finalmente anche su jrrtolkien.it abbiamo un esempio della legge di Godwin :-)
      Tra l’altro, leggo che: “there is a tradition in many newsgroups and other Internet discussion forums that once such a comparison is made, the thread is finished and whoever mentioned the Nazis has automatically lost whatever debate was in progress” (la fonte è wikipedia, quindi è per forza vero)

  7. Andrea Fornasini scrive:

    La similitudine tra “Il signore degli anelli” e “Main Kamp” (sic!) è una bestialità che non avrei mai pensato di leggere qui sopra. Nemmeno l’ultradestra degli anni settanta si era mai spinta tanto in là nella mistificazioni Se accettate il consiglio di un semplice lettore, lasciate perdere queste provocazioni da quattro soldi. Questo è uno spazio prezioso.

    • redazione scrive:

      Grazie per il complimento Andrea. Proprio perché consideriamo il nostro un «spazio prezioso» di dibattito e di acculturazione su J.R.R. Tolkien, ci guardiamo bene dall’applicare la censura tanto invocata da Fabio Zanon, anche se si spinge fino al punto estremo del paragone tra l’autore e Hitler. I lettori del nostro sito hanno la maturità per valutare che l’opinione è solo quella di Zanon e né l’ArsT, né chi è da noi ospitato la condividono. E con questo, anche noi gli diciamo volentieri “addio”.

      • Fabio Zanon scrive:

        Se da quello che ho scritto emerge questo paragone, me ne scuso. Ma sono piu propenso a credere che abbiate capito male. Il paragone non era tra Tolkien e Hitler. Affatto. Non sono scemo fino a quel punto. Il mio era un modo per dire: fino a che punto certa nouvelle gauche si potrà spingere per cercare di portare a “sinistra” libri che solo “certe ncrostazioni interpretative della sinistra stalinista hanno fatto passare di destra, fino al giorno in cui il grande competente bon ha gettato luce sulla veritá”? Non è che jn giorno arriveranno a farlo pire col mein kamp?
        Spero adesso sia piu chiaro.

        • Finrod scrive:

          sì, è più chiaro perché hai ribadito lo stesso concetto: LoTR ed il Mein Kampf sono per te due libri molto simili. Oh, l’intenzione era probabilmente quella di scrivere un’iperbole, ma il concetto che hai scritto è quello. Ed è una stupidaggine, anche solo perché Tolkien era sì di destra ma (la cosa credo ti stupirà) anche antinazista. Sul fatto poi che il LoTR non sia utile al (alle battaglie politiche del) “popolo di porto alegre” (ossia all’estrema sinistra) invece penso che hai ragione, e che nascosti da strafalcioni colossali alcuni punti che evidenzi siano tutt’altro che campati in aria… poi, io li considero dei pregi, tu dei difetti persino “pericolosi”, ma è un dettaglio ;-)
          Infine: e inseriscilo ‘sto controllo ortografico!

          • Andrea Fornasini scrive:

            Però a questo punto dovreste indicare a noi sprovveduti un solo punto in cui Wu Ming 4 o qualcun altro dell’ARST abbia mai detto che J.R.R. Tolkien vada tout court “portato a sinistra”!
            Io ricordo chiarissimi interventi dove si diceva esplicitamente tutt’altra cosa, cioè che si tratta di restituire Tolkien a se stesso. Cosa che non impedisce di usare o estendere l’immaginario dei suoi libri, che sono opere “aperte”.
            Il problema rispetto all’ultradestra italiana è che ha cercato di “arruolare” Tolkien, attribuendo a lui e alle sue opere quello che non c’era, mediante letture parziali o addirittura manipolate.
            Al contrario, Wu Ming 4 o l’artista visivo Blue (per dire due persone che sono manifestamente e dichiaratamente attivisti di sinistra) invece usano l’immaginario di Tolkien senza mai tentare di arruolare il professore. Questo – Roberto Arduini o altri mi correggano se sbaglio – è stato più volte scritto anche su questo sito. Quindi la critica di Fabio Zanon mi sembra sbagliare il bersaglio in modo plateale.

          • Finrod scrive:

            mah, se sostieni che Sam sia “il _vero_ eroe del Signore degli Anelli” o ancor di più che Aragorn avrebbe “floppato” come “come guida della Compagnia” dai una lettura molto limitata del LoTR, posso capire che una persona molto ideologizzata la veda così… ma allora posso capire anche De Turris, per dire :-) Infatti il LoTR ha molti “veri” eroi, Sam è indubbiamente importante ma assolutamente non l’unico, e non è neppure vero che si dimostri più forte di Frodo, si dimostra (come tutti gli hobbit = uomini “semplici”) più forte di quello che tanti “sapienti” (o anche suo padre…) si aspettavano. L’anno scorso a Loughborough poi ho sentito una lecture proprio di Shippey sul buon leader, e guarda caso non sosteneva mica che Aragorn avesse “floppato”, al contrario era l’esempio del buon leader…

          • Andrea Fornasini scrive:

            Ecco, ho trovato una discussione (proprio sul murale di Blu, e non Blue come avevo scritto prima) dove si faceva questa differenza tra le due prassi:
            http://www.jrrtolkien.it/2013/03/24/bologna-diventa-mordorun-murale-per-tolkien/

          • Andrea Fornasini scrive:

            Ma questo rientra nel campo delle molteplici possibili letture di un’opera. Io ho sempre visto Wu Ming4 avvicinarsi ai libri di Tolkien come testi ricchi e pieni di livelli, mai come libri chiusi dei quali è possibile una sola e unica interpretazione. In ogni caso, dire che per certi versi Aragorn “fallisce”, o dare centralità a Sam, è cosa ben diversa dal vedere nel Signore degli anelli la Tradizione di Evola o altre cose, la riscossa della Razza ecc. E soprattutto, è ben diverso dal tentativo di “portare Tolkien a sinistra” che qui viene rimproverato mi sembra in modo un po’ troppo frettoloso.

  8. Norbert scrive:

    Mi permetto una chiosa a un commento di Hyperion, che scrive “chi è realmente interessato al Professore se lo legge in inglese, scavalca queste questioni scabrose più che spinose”.

    E rispondo “magari fosse vero”.

    Ho conosciuto appassionati- alcuni nel mondo vero, molti in quello virtuale di internet – che se gli suggerisci di leggere Tolkien in inglese ti guardano desolati perché leggere in inglese non sanno.
    Per tutti questi la traduzione dei testi di Shippey, Flieger etc, ovvero i libri come quello di WuMing4 o “La falce spezzata” sono come acqua nel deserto.

    • Roberto scrive:

      Confermo e sottoscrivo quanto detto da Andrea Fornasini: nessun membro dell’ArsT ha mai detto che J.R.R. Tolkien vada tout court «portato a sinistra». Presentiamo un approccio ai libri di Tolkien «come testi ricchi e pieni di livelli, mai come libri chiusi dei quali è possibile una sola e unica interpretazione». E la dimostrazione più ovvia di questo assunto è la collana “Tolkien e dintorni” in cui sono presentate tutte le interpretazioni serie e basate sui testi dell’autore. L’ultima, quella ambientalista (anche in questo caso trattata in modo serissimo da uno studioso Usa), sarà l’argomento di uno dei prossimi libri che sono in lavorazione in questo periodo.

  9. Wu Ming 4 scrive:

    @ Finrod

    Io non ho scritto che Aragorn fallisce come leader. Alla fine come leader ha un successone innegabile: diventa re, fa risorgere il regno di Gondor, pacifica la Terra di Mezzo… Ho scritto altresì che Aragorn floppa come guida della Compagnia. E questo non è in contraddizione con quanto affermato da Shippey a Loughboroug. Tanto più che a farmi notare il flop di Aragorn è stato Shippey medesimo, in una chiacchierata de visu in quel di Modena, tre anni fa. Ma non si tratta di una sua libera interpretazione (c’è un limite anche all’interpretabilità, credo), bensì di una constatazione derivata dalla lettura del Signore degli Anelli, romanzo nel quale a un certo punto, dopo che la Compagnia di cui era appunto alla guida si è sfasciata, un personaggio che risponde al nome di Aragorn figlio di Arathorn afferma: “La Compagnia ormai è distrutta, e la colpa grava sulle mie spalle. Vana è stata la fiducia che Gandalf ebbe in me.” (pag. 460, dell’edizione 2003).
    Ciò che volevo far notare è che Aragorn non è un eroe infallibile, ma umano, fallibilissimo, e a volte perfino incerto.

    Quanto all’identificazione del “popolo di Porto Alegre” con l’estrema sinistra, davvero, con tutto il rispetto e il bene che voglio a questa Compagnia… :-) è davvero fuori fuoco. A suo tempo ho fatto parte di quel popolo, diciamo così, e là in mezzo, in giro per il mondo, ho incontrato tanti esponenti della sinistra radicale, certo, insieme a contadini sem terra brasiliani, indios chiapanechi, agricoltori francesi, scrittori e scrittrici come Vandana Shiva, teologi della liberazione, teorici della non violenza, oltre a una miriade di preti, frati, suore e boy scout.
    E non è affatto una forzatura ipotizzare che quel milieu variegatissimo, le cui istanze di giustizia sociale, di tutela delle risorse naturali e dei diritti umani, nonché di affermazione di un modello di sviluppo diverso, potesse trovare una “applicabilità” per le storie di Tolkien.

    Dopodiché tutti sapete perfettamente che il sottoscritto non ha mai affermato che Tolkien fosse di sinistra, o che dovesse entrare a fare parte del “pantheon” della sinistra. Su questo spero di non dover spendere ancora parole e di potere passare oltre. Grazie.

    • Finrod scrive:

      “Ho scritto altresì che Aragorn floppa come guida della Compagnia. E questo non è in contraddizione con quanto affermato da Shippey a Loughboroug. Tanto più che a farmi notare il flop di Aragorn è stato Shippey medesimo”

      allora o abbiamo capito cose diverse, o Shippey ha cambiato idea

      “una constatazione derivata dalla lettura del Signore degli Anelli, romanzo nel quale a un certo punto, dopo che la Compagnia di cui era appunto alla guida si è sfasciata, un personaggio che risponde al nome di Aragorn figlio di Arathorn afferma”

      avendo letto pure io LoTR, e non 20 anni fa ;-) quello che constato è che Aragorn è una persona con una esagerata tendenza all’autocritica, NON che “floppi” come guida, anzi, imho tutto il contrario

      “Ciò che volevo far notare è che Aragorn non è un eroe infallibile, ma umano, fallibilissimo, e a volte perfino incerto”

      e qui siamo tutti d’accordo, ma allora scusa, l’hai scritta veramente male

      “ho incontrato tanti esponenti della sinistra radicale, certo, insieme a contadini sem terra brasiliani, indios chiapanechi, agricoltori francesi, scrittori e scrittrici come Vandana Shiva, teologi della liberazione, teorici della non violenza, oltre a una miriade di preti, frati, suore e boy scout”

      beh, a parte preti, frati, suore e boy scout che possono essere di qualsiasi inclinazione politica (anche se dubito molti preti, frati etc. destrorsi si considerino parte del “popolo di Porto Alegre”…) tutti gli altri sono inquadrabili a sinistra, e nemmeno in una che potremmo chiamare “blairiana” ;-)

      “E non è affatto una forzatura ipotizzare che quel milieu variegatissimo, le cui istanze di giustizia sociale, di tutela delle risorse naturali e dei diritti umani, nonché di affermazione di un modello di sviluppo diverso, potesse trovare una “applicabilità” per le storie di Tolkien”

      su questo non ci sono dubbi (in particolare, come sa bene anche Roberto, per gli indios della Selva Lacandona), se una “applicabilità” l’ha trovata un De Turris io non me la sento certo di negarla ad una suora terzomondista, per dire :-)

      “Dopodiché tutti sapete perfettamente che il sottoscritto non ha mai affermato che Tolkien fosse di sinistra, o che dovesse entrare a fare parte del “pantheon” della sinistra”

      assolutamente no, ogni volta che ti leggo sostieni che ci sono infinite interpretazioni dell’opera tolkieniana, teoricamente tutte uguali, tranne alcune che sono più uguali delle altre, e alcune che in realtà non sono interpretazioni, e da cui dobbiamo liberarci. Per puro caso le incrostazioni sono di destra e le interpretazioni più uguali di sinistra :-)

      “Su questo spero di non dover spendere ancora parole e di potere passare oltre. Grazie”

      prego

  10. Fabio Zanon scrive:

    WuMing4 che risponde a finrod.
    Come mi ricorda MERP.
    Giuro che se trovo un master decente riprendo a giocare.
    Faccio l’orco ranger legale (c’e’ da dare na limata al regolamento, ma con role master credo ci se la possa fare. Basta poi, essendo che gli orchi sono cattivi solo accidentalmente, ambientarla nella quarta era, e il gioco e’ fatto)
    E mi chiamo Wuming.
    :)

    Comunqu esia, mai pensato che Tolkiien sia Nazista. Anglosassone, reazionario, ecologista, aristocratico, cattolico, si.
    Cioe’ di destra.
    Ma non per questo un orco. Definisco destra, e poi, una specifica destra, che ci sono le destre e non la destra, un rispondere con l’azione alla difesa di interessi. Che non sono certo di classe. Una visione del mondo che risponde a determinati interessi politici.

    Dicono i wuming, non io, che la differenza specifica tra destra e sinistra, per semplificare, puo’ essere ricondotta al fatto che la sinistra vede il conflitto, e le ragioni del malessere delle classi subalterne, come conflitto interno alla societa’, alla nazione, allo stato, tra classi, e non tra stati. Tra operaio e padrone, e non tra Nani e Orchi. Mentre per la destra il pericolo viene sempre dall’esterno. Lo dicono loro. E credo si auspichino che questo presupposto sia assunto dal PPA (popolo di porto alegre). Benche’ plurimo, composito, plurale.
    Per me la lotta su qustioni di interesse comune fatta da soggetti differenti, ha proprio, in divenire, il ruolo di creare coscienza comune (di classe dico io) anche se ricomposta, una classe che si ricolloca rispetto alla produzione idustriale.
    Lo dicono i wuming. O forse dovremmo dire, qualche wuming?
    Perche’ ritrovare un po’ di questo in Tolkien mi pare veramente difficile. Pero’ se e’ possibile, spero di poterlo capire anche io.

    Per me ci sono dei sensi di colpa.
    Da piccolo mi piaceva Tolkien, cazzo mi piaceva un autore di destra… ma aspetta, se tolgo le incrostazioni, e interpreto, vuoi vedere che non e’ di destra, aspetta, lo studio `per 40 anni, divento un fine conoscitore di Tolkien, e infine saro’ io stesso a dare l’interpretazione decisiva che annulla i miei sensi di colpa per aver letto in passato un autore di destra.
    E tutto questo, immaginandosi che le intepretazioni siano del singolo, dello studioso, e non diano invece collettive, necessariamente. Almeno quelle da proporre al collettivo. Ottocentesco pensiero essere questo.

    Magari sbaglio ne?
    Ma non mi risponde piu’… almeno pero’ si e’ ricreduto sul fatto che il sito fosse anche troppo lenzuolato. Gia’ questo e’ un apprezzabile passo indietro. Del resto c’e’ lo spazio per i commenti, sono in tema, non si capisce in che senso stia lenzuolando.
    Ah, resta in sospeso anche la questione degli orchi e dei matrimoni misti con gli hobbit.

    A presto.

  11. Gwindor scrive:

    Per quel poco che lo conosco WM4 non mi ha mai dato l’impressione di essere “sovrapponibile” a quella sinistra cui pure sicuramente, e dichiaratamente, appartiene, quindi confido abbastanza che abbia tenuto presente quel che Tolkien diceva della lettura corretta (o meglio, di quella scorretta) del Beowulf. Ciò detto, che uno come lui privilegi letture “di sinistra” mi sembra naturale, ma non mi sembra abbia mai sbandierato tali letture come le uniche possibili come invece per anni ha fatto una certa destra becera di casa nostra. Se le letture “di cui dobbiamo liberarci” sono quelle esoterico/simboliste di moda negli anni ’70 allora ben venga, secondo il sano principio che le cazzate non hanno colore. Poi io ho un’idea precisa del perché un’altra destra, quella non becera, ma superficiale, trovi Tolkien affascinante. Per me è del tutto evidente che se uno guarda ai disegni della stoffa e non alla fibra con cui è intessuta Tolkien /può/ ingannare, quindi ritengo compito valevole spiegare serenamente perché una certa visione sia fallace, senza demonizzarla. In attesa di leggere il libro, se mai ne avrò il tempo, mi auguro che dentro ci sia anche qualcosa di questo genere.

  12. Fabio Zanon scrive:

    Qui per capirci, una dichiarazione a Repubblica dei due wu ming.

    Eppure l’avete difesa, quella parola, da chi sostiene che “non c’è più né destra né sinistra”.
    WM4: “Perché quella è un’opinione di destra! La destra sostiene che la società è una sola, omogenea, armonica, come una marmellata, peccato per quei grumi fastidiosi, gli allogeni, i disturbatori dell’ordine, il migrante e il dissenziente oggi, il comunista “sovietico” ieri, che vanno espulsi dalla comunità”.
    WM1: “Se c’è qualcosa che tiene insieme le tante sinistre, parola imprecisa, è questo atteggiamento, ripartire dalla convinzione che la società è divisa, che il conflitto è endemico, inevitabile. Poi ci sono vari modi per affrontarlo, chiamali marxista, socialdemocratico, anarchico… Puoi cercare di mediare il conflitto, puoi combatterlo, ma se sei di sinistra di certo non puoi negarlo”.

    Ora, il popolo di porto alegre, dove dovrebbe collocarsi?
    L’ambientalismo fa parte di quel conflitto? O e’ un precetto etico? Un amore per il tempo che fu?
    Oppure in Tolkien si rintraccia il conflitto sociale?
    All’interno della societa’ orchesca, ad esempio?

    Chiedo.

  13. Gwindor scrive:

    Mi verrebbe da dire che quando il Nemico Esterno esiste davvero (come nel Mondo Secondario di Tolkien) sia abbastanza inevitabile che il confitto sociale passi in seconda linea.

  14. Wu Ming 4 scrive:

    @ Finrod

    Secondo me non c’è contraddizione tra quanto Shippey ha detto al sottoscritto e quanto ha detto a Loughborough. Ripeto: Aragorn fallisce come capo della Compagnia e ha invece successo alla fine. Può tuttavia essere che Shippey abbia cambiato idea. L’unica cosa di cui possiamo essere certi è che Aragorn pensa di avere fallito in quel ruolo, perché lo afferma nel romanzo.
    A questo punto però mi è venuta la curiosità di scoprire se Shippey ha davvero cambiato idea ed eventualmente perché. Quindi facciamo così: dato che sto aspettando mi risponda in merito a una questione editoriale, appena lo fa glielo chiedo direttamente cosa pensa dei fallimenti e dei successi di Aragorn. Così sciogliamo l’arcano.

    Per quanto riguarda Sam, affermo che si tratta dell’eroe principale, non certo dell’unico eroe. Bisogna che spieghi cosa intendo per eroe, perché in effetti le accezioni possono essere diverse. Per eroe intendo colui che compie un viaggio di andata e ritorno dal mondo capovolto, dall’Aldilà, dal regno incantato, insomma dall’Altrove, affronta delle prove, e grazie a queste matura, cresce, si rafforza, si dimostra degno, e così riporta alla comunità d’appartenenza la vita, garantendo cioè il perpetuarsi del ciclo vita-morte-vita… Lo intendo cioè in senso campbelliano (“L’eroe dai mille volti”).
    Nell’arco del suo viaggio, Sam cresce di spessore, di consapevolezza, di forza. Mentre Frodo deperisce sempre più, sotto il peso dell’Anello. Tra i due personaggi avviene un chiasmo (per questo anche tiravo in ballo la dialettica servo-padrone di Hegel). All’inizio è Frodo che si porta dietro Sam; alla fine è Sam che si porta dietro Frodo.
    Per questi motivi Frodo, il protagonista del Signore degli Anelli, non ricalca la figura eroica nell’accezione di cui sopra. Mentre invece la può incarnare Aragorn. Infatti compie anche lui un viaggio nell’Oltretomba, lungo il Sentiero dei Morti, ed è un re che ritorna per salvare il paese dalla rovina (un archetipo anche questo). Tuttavia la vicenda del romanzo non è incentrata su di lui, ma sugli hobbit. Il punto di vista prediletto è il loro. E infatti il finale del romanzo è tutto per loro. Dalla Contea si era partiti e alla Contea si ritorna. E chi fa rifiorire la Contea con “l’oggetto magico” riportato dalle sue imprese (le sementi di Galadriel e il seme di Mallorn) è appunto il giardiniere Sam. Al quale spetta ereditare la terra, ovvero casa Baggins, sposarsi, fare figli, diventare un punto di riferimento per la comunità degli hobbit, ecc. ecc. E soprattuto, le parole che chiudono il romanzo sono le sue. Le ultime parole famose del Signore degli Anelli sono una battuta di Samvise Gamgee. Ed è una battuta identificativa: “Sono tornato”. Lui sì, è davvero tornato.
    Non pretendo che si sia d’accordo con me, ovviamente, questa è la mia lettura. E nemmeno il fatto che J.R.R.Tolkien considerasse Sam “the chief hero” (lettera 131) significa nulla, dal momento che la parola dell’autore non è certo il verbo rivelato, ancorché personalmente mi conforti trovarmi d’accordo con lui.

    Riguardo al popolo di Porto Alegre – un popolo di cui possiamo anche parlare al passato, un po’ come degli Elfi – non credo annoverasse “blairiani”, in effetti. Blair ha esportato guerra in giro per il mondo, riformato in senso liberista e sviluppista la Gran Bretagna, sostenuto lo sfruttamento dell’energia nucleare, cementificato, e via di questo passo. Ma non credo nemmeno che fosse necessario fare riferimento alla sinistra radicale per non essere d’accordo con lui. Il mondo è più vasto e complesso di quanto le nostre categorie politiche riescano a definire. Tanto per dire, non ho mai sentito gli indios chiapanechi con cui ho marciato attraverso il Messico parlare di destra e sinistra, ma semplicemente rivendicare il loro diritto a non essere poveri, emarginati, conculcati, a non vedere la terra su cui abitavano violentata in nome del profitto e dello sfruttamento intensivo delle risorse. Non ho idea se Tolkien avrebbe simpatizzato con loro o con lo spietato esercito regolare messicano e con il presidente liberista Vicente Fox, che all’epoca governava la nazione. Potrei formulare un’ipotesi in base a quello che ho letto di Tolkien, ma devo dire che la questione non mi sembra avere alcuna rilevanza. So che Il Signore degli Anelli è stata una delle letture di uno dei loro portavoce, il Subcomandante Marcos, ma anche questo può non significare nulla. Lo stesso dicasi per il fatto che i movimenti ecologisti nel mondo anglosassone considerano da sempre le opere di Tolkien come parte del loro bagaglio culturale. Tutto questo rientra nel campo di quella che Tolkien avrebbe definito l’applicabilità di un’opera narrativa, che non dipende dal suo autore né dai suoi critici.
    Come cercavo di spiegare in altre occasioni, un conto è “applicare” una storia al contesto in cui si agisce, un’altro affermare il falso a proposito di un autore.

    Non ho mai sostenuto che le interpretazioni dell’opera di Tolkien siano teoricamente tutte uguali, ma che ci sono letture che si confrontano con la complessità del testo e letture che invece ne fanno carne di porco, selezionando qua e là quello che torna utile e restituendoci così una versione falsa della poetica di Tolkien. Alcune letture che non condivido le considero tuttavia degnissime. Per esempio sono anni che discuto con il mio amico Claudio Antonio Testi, il quale, da buon filosofo cattolico e tomista, predilige una visione unificante e coerente dell’opera di Tolkien, mentre io là dentro rilevo tratti incoerenti e perfino una dialettica (per via, certo, del mio background marxista che mi spinge a vedere il molteplice piuttosto che l’Uno). Ma pur non essendo d’accordo con lui, leggo quello che scrive, lo cito, e lo trovo assolutamente degno e interessante, perché fondato sullo studio e sull’onestà intellettuale. Si può dire lo stesso del lavoro di De Turris & soci? Ritengo di no.
    Aggiungo che sia in chiusura della riedizione del Ritorno di Beorhtnoth sia in chiusura del mio libro che sta per uscire, ho voluto collocare saggi di Thomas Alan Shippey, il quale non mi risulta essere un sinistrorso, e che anzi, nel saggio sulle “Immagini di classe in Tolkien”, attacca proprio certe letture di sinistra (lo troverete in appendice al mio libro).
    Quindi, chiunque è liberissimo di dipingermi come vuole dipingermi, ma chi conosce il mio lavoro, sa perfettamente in cosa consiste.

    Riguardo al conflitto in Tolkien, su cui Zanon chiede spiegazioni, ho già detto – ma chiunque abbia letto i romanzi un po’ più recentemente di vent’anni fa dovrebbe saperlo – che non è affatto vero che nel suo universo letterario il nemico è soltanto esterno e allogeno. Tutta la seconda parte del Signore degli Anelli, cioè un terzo del romanzo, racconta di come viene sventata la minaccia rappresentata da Saruman, secondo solo a Sauron in quanto a perniciosità. Saruman è uno stregone, un inviato diretto dei Valar, proprio come Gandalf, e in origine sta dalla parte dei buoni. tra i quali troviamo altri che “defezionano”: Denethor, tra tutti, ad esempio. Né per Saruman né per Denethor c’è riscatto, ma solo una gran brutta fine. Altri si riscattano in punto di morte (Boromir), altri ancora vengono salvati dalla provvidenza (Frodo). Il romanzo è complesso, non c’è una regolina aurea valida per tutti i personaggi.

    Più in generale il leit motiv nelle storie di Tolkien è che il nemico te lo porti dentro. C’è una lotta interiore che si rispecchia in quella esteriore. Mentre invece non c’è lotta tra le classi, non c’è attrito sociale (o è davvero molto rarefatto), inutile cercare col lanternino. Infatti non mi ci sono mai messo. Tolkien non era di sinistra, era un cattolico preconciliare che vedeva la diffusione della stampa operaia come il fumo negli occhi ed era perfino contrario al divorzio. Le problematiche le affronta sul piano etico, morale, psicologico, a volte perfino teologico, non su quello delle strutture economiche o dei conflitti sociali. Questo dovrebbe renderlo meno interessante da leggere o da studiare? Io ritengo che nella sua opera narrativa lui abbia svolto uno dei più interessanti lavori sugli stili eroici (quelli sì, messi in conflitto l’uno con l’altro, eccome) della letteratura europea contemporanea. Ne ho parlato proprio stamattina a un seminario sul mito all’Università di Trento. Un lavoro tutt’ora validissimo – anche come antidoto – rispetto al ripresentarsi ciclico di narrazioni tossiche incentrate su monolitiche figure eroico-prometeiche. Tolkien era uno che mentre si sganciavano le atomiche sul Giappone e si radeva al suolo Dresda, raccontava che concentrare tutto il potere nelle mani di uno solo, fosse anche il più buono e saggio ed eroico, avrebbe comportato la nascita di una nuova tirannide.

    Figurarsi che il mio autore preferito, di cui ho letto tutto quando ero ragazzino e poi di nuovo da adulto, è Joseph Conrad: un conservatore e un colonialista. Dovrebbe crearmi più o meno imbarazzo del fatto che apprezzo Tolkien pur essendo di sinistra? Boh.

    • Finrod scrive:

      oggi ho da fare e ho tempo solo per un veloce appunto:

      “So che Il Signore degli Anelli è stata una delle letture di uno dei loro portavoce, il Subcomandante Marcos, ma anche questo può non significare nulla”

      no, no… mica solo il Subcomandante, erano in tanti (volenti o ,più spesso, nolenti) a leggersi LoTR, chiedi a Roberto il file dell’intervento del giornalista trozkysta messicano a Birmingham 2005

      • Wu Ming 4 scrive:

        Posso dire che la cosa non mi meraviglia, o suona troppo tendenzioso…? ;-)

        • Fabio Zanon scrive:

          pare abbia letto anche topolino. In passato. Se dico che non mi sorprende sembra troppo tendenzioso? siamo alle comiche.

          • Andrea Fornasini scrive:

            Avevi scritto di esserne uscito sembrando meno scemo che all’inizio, ma forse hai parlato troppo presto… Senza offesa, eh, si parla non di essere ma di “sembrare” scemi.

          • Fabio Zanon scrive:

            Ti piace avere l’ultima parola. Vero?
            Io un aggettivo per chi prova a tirare per la giacehetta il comandante macros pur di sbarcare il lunario col suo nuovo, inutile, libro, ce l’ho. Però sono meno arrogante di te e non lo esplicito.
            E baciarti i gomiti di essere in un periodo nel quale nessuno si chiede più perché e percome, e ti puoi permettere di fare presentazione del libro senza prendere i commenti che meriti.
            E a proposito di ridicolo, chi duemila post fa se ne andava sbattendo la porta perché non voleva lenzuolare il sito, e si trova a rincorrere col fiato corto oggi mio commento, credo si candidi per starmi alla pari, no?
            Io la chiuderei. Ma se vuoi proseguire ho un sacco di tempo libero.
            Per me ti conviene chiuderla qui.

          • Finrod scrive:

            “Io un aggettivo per chi prova a tirare per la giacehetta il comandante macros pur di sbarcare il lunario col suo nuovo, inutile, libro, ce l’ho”

            in realtà non era solo Marcos a leggerlo, copincollo dalla lecture tenuta a Birmingham 2005 da Igor Ayala, membro della Sociedad Tolkiendili de México e che (allora) lavorava per un giornale trozkista messicano:

            “Y como parte de estas indagaciones, que no sólo apuntaban a los líderes, sino a cualquier fuente de información que ayudara a despejar las interrogantes, realicé algunas entrevistas “off de record” (como se dice en la jerga periodística) con militantes de las FLN. En una de ellas, casi por azar, le plantee a mi entrevistado, que sólo se identificó con el apodo de “El Paletas”, que encontraba fuertes puntos de contacto entre el discurso zapatista y una obra literaria que yo conocía, y le pregunté:
            -¿Conoces El señor de los anillos?
            La respuesta fue sorprendente:
            -¡Ah, sí! ¡Esas pinches mamadas que nos daban a leer!
            (Entre paréntesis debo aclarar que la expresión “pinches mamadas” se puede traducir vagamente por “malditas estupideces”, aunque me dicen que existe una expresión inglesa mucho más exacta porque también pertenece a la categoría de las malas palabras.)
            Lo despectivo de la respuesta y la agresividad del tono no invitaban a insistir, pero quedaba claro que se refería a las lecturas que formaban parte del adoctrinamiento que impartía la Comisión de Ideología de las FLN, dirigida por Javier Elorriaga Berdegué, quien en la actualidad es una figura pública, pero que en diversos momentos se ha considerado el brazo derecho de Marcos fuera del EZLN”

            Se non altro El Paletas sembra avere la tua stessa opinione sull’applicabilità del LoTR alle loro lotte ;-)
            In compenso Elorriaga sembra dar ragione a WM4, perché un po’ più avanti ecco che:

            “Elorriaga lo notó [il LoTR, nota mia] y lanzó un comentario:
            -¡El señor de los anillos! Una buena obra que todos deberían leer –con referencia, de nuevo, al círculo inmediato de las FLN.”
            :-)

          • Fabio Zanon scrive:

            Ma anche io l’ho letto. Do questo si parla? Di chi lo ha letto? Al netto della credibilita dell’intervista. Si sta parlando di chi lo ha letto? Io ad esmpio credo che “Il ribelle” di Junger sia un bel testo. E che tutti dovrebbero leggerlo? Questo fa forse di me un discepolo di Junger? O credo forse io al padre di casa che difende la proprieta col forcone? Leggere la bibbia fa di me un cattolico? Le comiche. Ma veramente. Del resto nei siti di genere è facile incontrare certe attitudini. La ricerca dell’intervista nella quale tizio dice che caio una volta mentre leggeva tolkien aveva un evidente rigonfiamento all’altezza del pube, ad indicare un certo piacere nel leggere.
            Suvvia.

          • Finrod scrive:

            “Ma anche io l’ho letto”

            ok, ti do da mangiare ancora una volta, e poi basta :-)
            Il punto non è che Elorriaga (o Marcos) l’abbia letto, ma uno che lo ritenga un libro “una buena obra” e due che tutti lo dovrebbero leggere, non solo, che era una lettura obbligata nella scuola quadri.
            Poi per carità, hai sicuramente ragione che l’intervista è poco credibile: è infatti impossibile che a qualcuno non piaccia il LoTR, quindi El Paletas nella realtà ha affermato che è il libro più bello del mondo, e che sarà grato per tutta la vita ad Elorriaga e Marcos per avergli fatto scoprire un simile “tessoro” :-D

        • Andrea Fornasini scrive:

          Guarda che stai rispondendo a me, non a Wu Ming 4. Mi sembra che lui, saggiamente, ti abbia mollato parecchi commenti fa. Capisco la foga ma almeno leggi i nomi degli interlocutori.

  15. Fabio Zanon scrive:

    Ok. A posto. Ora mi torna. Avevo capito male io quando parlavi di quanto il popolo ecc. ecc. ne avrebbe beneficiato. E forse dopotutto potevi dirlo prima. Quindi libro buono pwr i cultori del genere. Di interesse. nillo politicamente. Bella li.

    • Wu Ming 4 scrive:

      Guarda, dipende da cosa intendiamo per “politicamente”. In senso lato, credo che il lavoro narrativo di Tolkien sugli stili eroici abbia una valenza culturale e quindi, latu sensu, appunto, anche politica. Ma non ho mai preteso di fare della sua opera un manifesto politico-ideologico. Spero di essere stato abbastanza chiaro.

      • Fabio Zanon scrive:

        Per me il problema e’ risolto. Ne esco per lo meno meno scemo di quello che passavo qunado mi hai citato. Ammetto che odio passare da scemo.
        Ribadisco che per me quello e’ stato un atto arrogante e vigliacco, ma non imperdonabile.
        Credo di aver fatto di peggio in vita mia.
        Rispetto alle conclusioni, l’abbaglio che ho preso dipende dal fatto che nell’articolo sostieni che sto benedetto, e sono d’accordo con te, forse declinabile al passato, Popolo di porto alegre, ma anche, ben piu attuale, la Val di Susa, il No muos, i cittadini di Taranto, ecc.. potessero prenderci qualcosa. Io credo il contrario.
        Inoltre, permettimi, vi e’ un murales, a Bologna, che tu hai commentato, e che Blu ha fatto, che trasforma la politica, almeno schematicamente, in un dualismo (la parola la usi tu durante la presentazione) tre bene e male (dove i buoni sono vegani, anche se non l’hai sottolineato durante la presentazione). Dualismo lo hai detto tu, bene e male ce li aggiungo io, per semplificare (nel caso basta rileggere sopra per capire cosa intendo). E a me a nessun livello gusta parlare di conflitti sociali in termini di dualismo. Mai. Nemmeno per scherzo. Anche senza bene o male. Le parti non sono mai due, e immaginare due parti significa uguale uguale a immaginarne una (Sauron). Che per me e’ proprio quello che alla fine fa Tolkien. Odia, lo dici tu, il potere concentrato nelle mani di uno solo, ma alla fine lo mette nelle mani di due. Che e’ uguale a uno.
        Infine avevo inteso, sbagliandomi evidentemente, che il libro tu lo pubblicassi non immaginandolo rivolto solamente alla ristretta cerchia degli appassionati a Tolkien, ma anche sperando che la lettura potesse interessare una certa sinistra nuova (anche se il fatto che lo pubblicizzasse Orione poteva mettermi in guardia, almeno sul “Nuova” :)), slegata da schemi vetero, diciamo, che si ritrova in un “movimento” in composizione, plurimo, variegato, e che, e io sono d’accordo, non si pone piu’, giustamente,…

        • Fabio Zanon scrive:

          in modo lideristico, o addirittura pedagocico, rispetto al contesto, accettando di mischiarsi, e di imparare. Credo anche qui che il libro sia del tutto controproducente.

          Alla fine a me basta quello che dici tu:”non c’è attrito sociale (o è davvero molto rarefatto), inutile cercare col lanternino. Infatti non mi ci sono mai messo. Tolkien non era di sinistra, era un cattolico preconciliare che vedeva la diffusione della stampa operaia come il fumo negli occhi ed era perfino contrario al divorzio. Le problematiche le affronta sul piano etico, morale, psicologico, a volte perfino teologico, non su quello delle strutture economiche o dei conflitti sociali”.
          Sono d’accordo. E cio dimostra che a volte i reciproci impermalosimenti fanno discutere per ore di cose condivise.

          Buone presentazioni.

          • Wu Ming 4 scrive:

            Zanon,

            davvero fuori di polemica, e per chiarirsi, sei liberissimo di non credermi, ma non posso che ribadire che non me n’è mai importato nulla di attaccarti o nuocerti. Spulciando su facebook – cosa che faccio raramente, poiché non ho l’account – mi sono imbattuto nel tuo commento in una conversazione tra te e un mio caro amico, visibile anche a tutti gli “amici” che lui ha su fb, quindi non privata. Leggendola ho pensato: questo messaggio è perfetto, è la summa dei luoghi comuni su Tolkien che io cerco di sfatare. I gestori del sito su cui adesso stiamo scrivendo mi avevano appena chiesto un articolo sul mio libro in uscita e ho pensato di usare le tue parole come spunto per fare capire come i suddetti luoghi comuni siano ancora moneta corrente, nel discorso comune, nella chiacchiera da “Bar Facebook”. Non ho minimamente pensato a chi tu fossi, né me ne importava, ripeto, e infatti mi sono ben guardato dal riportare il tuo nome (quello sì sarebbe stato arrogante e vigliacco). Fintanto che tu non ti sei palesato qui con nome e cognome, dicendo che il testo era tuo… Dopodiché, ripeto, pensa pure di me quello che ti pare, ci dormiremo entrambi la notte, credo.

            Mi pare che tutte le persone raziocinanti possano farsi un’idea di qual è il mio lavoro su Tolkien, leggere le mie parole, leggere le tue, confrontarle con quanto sosteniamo noi WM su “destra/sinistra”, cogliere eventuali contraddizioni, ecc. ecc. E’ tutto “in chiaro”.
            Così come è chiaro che sull’opera di Tolkien la pensiamo diversamente. Amen.

            Il mio libro in uscita in effetti non è rivolto a nessuna specifica compagine di movimento. E’ un libro che forse potremmo definire di critica letteraria, anche se io non sono un critico (non di quelli con la patente, almeno) e di attivismo culturale. Quanto sia “controproducente”, lo giudicherà chi avrà voglia di leggerlo. Proprio ieri una realtà che partecipa alla lotta No Muos mi ha invitato a presentarlo a Niscemi. Forse dovrei rispondergli di no, che non è il contesto adatto, altrimenti chissà che idee sbagliate si fanno… :-)
            A proposito del murale di Blu, l’appunto sul veganesimo me l’avevano già fatto dopo la serata all’XM24. Infatti poche settimane dopo, durante un’altra serata al centro sociale, ho fatto un addendum proprio su quello, anche se l’intervento non è stato registrato.
            Buon Brasile.

    • Andrea Fornasini scrive:

      “Avevo capito male io”.

  16. Fabio Zanon scrive:

    E chissà se wuming4 glielo ha detto chiaro e tondo all’XM24 che il murales era di destra, cattolico, antoperaista, riconciliare…
    Chissà. Interessante tra l’altro la presentazione.
    Da sbobinare.

    • Andrea Fornasini scrive:

      Vallo a dire tu all’XM24 di Bologna e non solo a loro che pensi tutto questo di Blu.
      Perché, ammesso e non concesso che autore = opera, faccio notare che il murales non è di Tolkien. E’ di Blu.

  17. Faulken scrive:

    E’ spassoso vedere come si tira Tolkien per la giacchetta, ora da destra ora da sinistra, e vedere come alcuni si danno da fare per toglierlo dalle grinfie ideologiche di una parte per infilarlo in altre ideologie, insomma solito vizio all’italiana. Ancor più spassose poi le dispute su questioni “mitopoietiche” tra storia delle religioni e affini, discipline che non sembrano essere troppo conosciute da noi (non stupisce in un paese dove si lascia morire l’IsIAO nel silenzio generale) e da questi lodevoli affannanti che rileggono ogni cosa secondo un’ottica tutta pro domo loro. E così Furio Jesi, sfortunato e valido studioso, diventa quasi un gigante delle storia delle religioni, si bolla una nebulosa con “tradizionalismo” ma poi va bene se Shippey e la Flieger(a loro insaputa depositari della “verità” Tolkeniana)non è che spieghino poi bene da dove giungano le influenze di Owen Barfield che influenzerebbero Tolkien(sarebbe il caso di approfondire per evitare ad occhi attenti di far uscire il “tradizionalismo” cattivone dalla porta e ritrovarselo dalla finestra senza magari accorgersene…). Difendere dunque la Terra di Mezzo ? Si e dai suoi “ammiratori” che van sempre avanti…

    • Wu Ming 4 scrive:

      Altroché se sarebbe interessante che quei due “ideologizzati” di Shippey e Flieger venissero contestati. Magari entrando nel merito di quanto affermano, altrimenti si resta sempre sul piano delle frecciatine denigratorie, delle battutine, dello scimmiottamento, e tutte quelle pose retoriche che servono a risparmiare fatica e a evitare il confronto con i massimi studiosi di Tolkien. Flieger spiega da dove giungano le influenze di Barfield su Tolkien in almeno due saggi: la “Tradizione ” non c’entra nulla, mentre c’entra molto la filosofia del linguaggio. Jesi “storico delle religioni”, poi, me lo sono proprio perso… ma fa lo stesso. Chissà che a forza di andare “sempre avanti” non si incontri un po’ di confronto serio, invece del sarcasmo a buon mercato. Qui ce ne gioveremmo tutti.

      • Faulken scrive:

        Non deve scusarsi delle “pose retoriche che servono a risparmiare fatica e a evitare il confronto con i massimi studiosi”, davvero. A causa dell’ideologia si prendono un sacco di cantonate, è capitato persino a Carlo Ginzburg proprio su Dumézil. La lascio alle polemiche che in Italia piacicono tanto e fanno vendere.

        • Wu Ming 4 scrive:

          Che cos’è? Specchio riflesso, come all’asilo? Nemmeno mio figlio ci gioca più. E’ inutile, con voi altri… fuggite sempre il confronto, assumendo quella posa aristocratica di chi snobba le polemiche all’italiana… Siete talmente scontati. Ma quando vuole, io invece sono qua, per quello che posso.

      • Faulken scrive:

        p.s

        gli “ideologizzati” non sono certo Shippey e la Flieger.

        Farebbe meglio ad indagare l’ambiente di Barfield e fonti (Steiner e varia simbolicità di rimando) e frequentazioni dichiarate. Poi se vogliamo parlare esclusivamente di filosofia del linguaggio perché è comodo così è altra storia, lo si può fare con tutto anche con Giordano Bruno…

        • Wu Ming 4 scrive:

          Dunque Shippey e Flieger non sono ideologizzati, ma lo sono coloro che leggono Tolkien nel solco dei loro saggi e pubblicano perfino i loro articoli in appendice ai propri libri. Non fa una grinza, complimenti.

          Ma del resto, che dovrei rispondere dell’allusione al fatto che Barfiled era un antroposofo? La sua teoria del linguaggio non ha una derivazione steineriana e si dà il caso che la sua teoria dell’unità semantica originaria che influenzò Tolkien sia una teoria del linguaggio. Ergo, piaccia o no, è proprio di filosofia del linguaggio che stiamo parlando, non di altro. Se proprio si vuole trovare un precedente si potrebbe citare Cassirer, ma il pensiero di Barfield viene considerato – dagli studiosi, non da me – non derivativo (e pure senza derivazioni, a parte Tolkien).

          • Faulken scrive:

            La sua modalità di dialogo è dunque quella di isolare una o più parole dal discorso del suo interlocutore, voltarle di segno, porle fuori contesto per riportarle al suo, tentando, maldestramente, così di screditare il suo interlocutore. Non fa una grinza, complimenti si! Lei ha ragione, ha assolutamente ragione, l’unica cosa che le importa è di avere ragione, tipico di chi non guarda oltre il proprio corredo ideologico ed oggi si fa ideologia con tutto anche con Tolkien… che è stato null’altro che un valente studioso ed un ottimo scrittore. De Santillana, pur riconoscendone il valore letterario, ridimensionò in tre parole tutto il resto, legga “Il mulino di Amleto”. La invito, per non incorrere in svarioni, ad evitare di occuparsi di materie, Storia delle religioni e Antropologia, di cui lei non ha evidentemente una conoscenza se non superficiale. Si prenda 7/8 anni di tempo, laurea specializzazione e un master, e magari scoprirà molte disattenzioni in quello che oggi afferma. A lei l’ultima parola, ha lei l’ultima parola. .saluti.

          • Wu Ming 4 scrive:

            Incredibile. Prima mi accusa di essere ideologizzato. Le chiedo di entrare nel merito della critica e replica con un riferimento inesatto a Barfield. Le spiego che ha detto una cosa inesatta e allora mi accusa di volerla screditare. Mi cita poi De Santillana, che evidentemente non solo ritiene di avere letto in esclusiva, ma che considera anche detentore della “verità” (al contrario di Shippey). Infine mi dice che per discutere di queste cose dovrei essere titolato a farlo, altrimenti non potrò rendermi conto delle “disattenzioni” in quello che affermo. Lei però non me ne ha segnalata nemmeno una, accidenti. E me la prendo sì, l’ultima parola, ci può scommettere la sua laurea e il suo master. E mi raccomando, faccia attenzione con quel sacco pieno di pive, che pesa.

          • Wu Ming 4 scrive:

            Post Scriptum: è comprensibile che agli accademici faccia rabbia essere colti in castagna dai dilettanti, ma se reagiscono dando sfogo alla spocchia e pensando di ovviare a una castroneria (Hugo Dyson autore di Poetic Diction) con un’altra castroneria (Owen Barfield tradizionalista), peggiorano soltanto le cose. E alla fine non resta loro che invitare noi poveri dilettanti a studiare Storia delle Religioni (materia nella quale, tengono a sottolineare, sono titolatissimi – niente meno che all’Orientale di Napoli, aggiungiamo noi). Peccato che qui è di Tolkien che stiamo parlando, non di Storia delle Religioni, e in generale l’erudizione non basta a supplire ad altre mancanze. Viene da chiedersi quale sarà la reazione quando si scoprirà che un dilettante nel suo libro ha osato perfino evidenziare le altre scivolate: sugli hobbit, sulla berserksgangr… Ci verrà fatto l’onore di qualche controargomentazione o verremo ancora rimandati a studiare? Mancano dieci giorni, coraggio, ci siamo quasi.

  18. Stefano Giuliano scrive:

    Salve! Purtroppo ho scoperto solo successivamente di essere stato citato nella discussione, mi scuso quindi per il mio tardivo intervento.
    Premetto che non sapevo di essere stato mandato avanti da qualcuno con un ramo d’ulivo tra i denti e neppure di aver cercato inviti a tavoli della pace cui sedere in qualche angolo. Del resto non mi ero accorto neanche di essere in guerra. Per natura non amo le polemiche e rispetto le idee altrui anche quando non le condivido (a differenza di qualcun altro), inoltre, sinceramente, non m’interessano i conflitti sull’interpretazione di Tolkien da destra o da sinistra (discussioni che lascerei volentieri alle spalle come ricordo degli anni ’70-’80) e non ritengo chi la pensa diversamente un nemico metafisico come invece fa Wu Ming.
    Nei miei contributi su Tolkien non ho mai preteso il monopolio dell’interpretazione limitandomi – come dovrebbe essere per tutti gli studi critici – ad offrire spunti di riflessione, vale a dire idee su cui dibattere e confrontarsi, senza pensare di aver necessariamente ragione e restando più che disponibile a rivedere posizioni là dove mi fossi accorto di essermi sbagliato o di non aver tenuto conto di tutti gli elementi del quadro.
    La prima versione del libro (Le radici non gelano, Ripostes) risale al 2001. Era ricavata dalla mia tesi di laurea con tutti i difetti e i pregi che ciò comporta. Data la scarsità di testi su Tolkien in lingua italiana all’epoca (anni ’90), avevo dovuto “costruire” il mio discorso soltanto sulla base di alcune suggestioni (l’idea delle catabasi, ad esempio, nasceva infatti da uno spunto di un articolo di Franco Cardini dal titolo La toga e l’erba-pipa, del ’79, e da alcuni cenni del saggio di R. Noel, La mitologia di Tolkien, dell’84). Aggiungo che, quando il testo era quasi completato per la pubblicazione, e, grazie ad piacevole una vacanza a Londra, acquistai in una libreria il bel volume di Shippey The Road to Middle-earth (all’epoca davvero ignoto ai più sebbene risalente al 1982), che potei utilizzare solo parzialmente ma di cui – pur con tutti i miei limiti – compresi subito l’importanza suggerendone la traduzione italiana.
    La seconda versione (J.R.R. Tolkien. Tradizione e modernità nel Signore degli Anelli, Bietti), ovviamente, si è avvalsa della possibilità di usufruire di un più ricco catalogo di libri dedicati a Tolkien, grazie alla meritoria opera della Marietti e dei curatori della collana Tolkien e dintorni, permettendomi di approfondire e riesaminare più di un passaggio e quindi di modificare (in meglio spero!) il testo.
    Wu Ming, con la supponenza verbale che lo contraddistingue, mi rimprovera di non essermi confrontato con le tesi di Verlyn Flieger. Rispondo che non avevo necessità di farlo dato che l’importante volume della studiosa americana non era strettamente attinente con la mia principale ipotesi interpretativa, ossia il viaggio oltremondano come struttura narrativa del Signore degli Anelli.
    Riconosco senza difficoltà che nel mio studio non mancano gli errori e le sviste come nel caso grave e ingiustificabile da parte mia dello scambio Dyson / Barfield. Non ho la pretesa dell’infallibilità! E sarò grato a chiunque, gentilmente o nello stile aggressivo di Wu Ming, mi aiuterà a trovare altri, eventuali, abbagli.

    Ma veniamo alla questione (forse) centrale e cioè l’uso di Dumézil (il mio fedele Ronzinante!). Io non dico da nessuna parte che Tolkien era “allievo inconsapevole” di Dumézil e tutto il capitolo è costruito al condizionale come formulazione teorica. Dico però che nei suoi personaggi si trovano le tracce della tripartizione indoeuropea. Non posso peraltro non pensare che, lavorando su materiali mitici, ciò sia inevitabile. Tutto qui. Ringrazio comunque per la definizione di “vero fantasy”: scrivendo di Tolkien lo prendo come un complimento.

    Per quanto riguarda infine la lettura “dell’eroe Beorhtnoth e di Sam” mi permetto di far notare che per primo in Italia ne parlò Gulisano nel 2001 (Tolkien il mito e la grazia, L’Ancora), e, difatti, non mi approprio affatto di questa interpretazione e cito regolarmente in nota sia Gulisano che Wu Ming il quale ne parlò successivamente nel 2010. Dovevo dare più spazio a Wu Ming? :-)

    • Wu Ming 4 scrive:

      Se le immagini figurate che ho usato non garbano o non appaiono consone, se ne possono scegliere benissimo altre, o anche farne a meno e attenersi agli “orribili fatti”, per dirla con Tolkien. I quali parlano chiaro.

      Il libro di Giuliano del 2013 è il primo saggio del filone interpretativo “tradizionalista” in cui vengono registrate e in parte assunte le letture dei massimi studiosi di Tolkien. Precedentemente, all’appello non mancavano soltanto Shippey e Flieger. Non c’era traccia di Garth, Garbowsky, Rosebury, Curry, Ryan… insomma a fronte di nomee nostrane da “studiosi di Tolkien” mancava precisamente il confronto con gli studiosi e gli interpreti più importanti. Basta dare un’occhiata alla raccolta “Albero di Tolkien”, riproposta nel 2007, che raccoglie tutta la scuderia deturrisiana, per constatare che l’unico che cita Shippey e Flieger è Marco Respinti, ovvero l’unico “esterno” a quella compagine (nella quale figura anche Giuliano, per altro).

      Sull’importanza della figura di Sam hanno scritto molto i commentatori di matrice confessionalista, come appunto Gulisano, non certo i tradizionalisti. Ancora una volta questo è stato vero fino al libro di Giuliano del 2013, che invece interrompe la serie “negativa” e accetta l’evidenza.
      Idem su Beorthnoth. Nel 2013 Giuliano afferma che Beorhtnoth è una “figura centrale della riflessione tolkieniana sul coraggio” e che essa serve a Tolkien per discernere due tipi diversi e contrapposti di eroismo, uno positivo e l’altro negativo.

      Inutile fare i finti tonti, qui non si tratta affatto di recriminare per un’appropriazione. Chissene impippa delle attribuzioni e delle bandierine. Ciò che si rileva è appunto una “resa” all’evidenza, dovuta al fatto che se era già imbarazzante ignorare l’esistenza di certi saggi in lingua originale, tanto più era diventato grottesco continuare a ignorarli in traduzione italiana (Marietti 1820). Ma è una resa anche a chi quei saggi li ha voluti, tradotti, commentati, e ne ha divulgato il contenuto in Italia. A chi ha portato in Italia gli autori, organizzato convegni, riabilitato Tolkien dal marchio d’infamia che gli era stato gettato addosso grazie a certe cornici esegetiche.

      Ecco spiegate le mie immagini figurate: rametto d’ulivo, richiesta di un angolo al tavolo della pace, ecc. Ripeto: possiamo sceglierne delle altre, ma chi è parte in causa o chi segue le pubblicazioni di nicchia sa bene di cosa sto parlando.

      Quanto poi a confrontarsi davvero con quanto i grossi studiosi affermano, è tutt’altro paio di maniche. Un interprete tradizionalista non può accettare un confronto vero con l’approccio filologico di Shippey, né con quello storico e letterario di Garth, o con quello linguistico-filosofico di Flieger, e via dicendo… per il semplice fatto che questo farebbe cadere il castello di carte rappresentato dalle stesse letture simboliste e tradizionaliste. Deve quindi limitarsi ad assumere soltanto ciò che gli consente di conservare un piccolo spazio vitale. Dunque è giusto, ad esempio, che la teoria linguistica venga citata, ma resti fuori dalla porta. Perché se si dovesse fare i conti con l’idea tolkieniana che il mito è linguaggio, cioè qualcosa di dinamico, diacronico, storico, la Tradizione andrebbe dritta a farsi benedire.

      Quanto alla relazione tra Tolkien e Dumezìl, quella di Giuliano è in effetti una “formulazione teorica” tutta costruita “al condizionale”. Cioè appunto un racconto di fantasia. Se questa è la cifra dell’apporto alla conoscenza di Tolkien che si predilige, be’, c’è poco da aggiungere. Contento lui…

      • Faulken scrive:

        Non avevo letto questo post.

        “Perché se si dovesse fare i conti con l’idea tolkieniana che il mito è linguaggio, cioè qualcosa di dinamico, diacronico, storico, la Tradizione andrebbe dritta a farsi benedire.”

        (Fare i conti ? Cos’è il far west?) Il mito è linguaggio, è un linguaggio e l’idea non è “Tolkeniana”. Oltre a parlare ancora di Tradizione infilandoci cose eterogenee tra loro (non è che chi si occupa di archetipi è un tradizionalista altrimenti diventa tradizionalista anche Jung…) ma vabbè… il mito è linguaggio ma certamente non quello di cui pensa o parla lei o secondo l’idea che vuole far passare a meno che lo scopo non sia quello di fare tabula rasa di decenni di studi, Otto, Elidade, Burkert, Pettazzoni, Detienne giusto per fare alcuni nomi, e questo solo per far spazio al “nuovo”.

        e poi questa… “una “formulazione teorica” tutta costruita “al condizionale”. Cioè appunto un racconto di fantasia.”

        Una formulazione teorica dunque è un racconto di fantasia ?

        Ora la saluto.

        (Se Tolkien la sentisse…)

  19. Faulken scrive:

    @Wu Ming 4. Rispondo brevemente al suo Post Scriptum unicamente per amor di correttezza, bypassando queste sue frasi

    “E’ inutile, con voi altri…”, “Siete talmente scontati.” “sacco pieno di pive” che già qualificano bene lo stato d’animo di chi le ha vergate.

    Sia cortese e non mi confonda con estraneità a cui accenna, accademici – Orientale di Napoli (non so di cosa parla) o inesattezze mai pronunciate. Se lei è convinto che io abbia scritto, o pensi, che Barfield sia un tradizionalista non so che dirle. Credo tra l’altro che sull’argomento lei abbia idee parecchio confuse.

    Basta una, sua, frase come questa: “Peccato che qui è di Tolkien che stiamo parlando, non di Storia delle Religioni” a commentare il tutto.
    Scritta da qualcuno che vorrebbe occuparsi di miti, mitologie desta quantomeno stupore. E’ di Tolkien infatti che stiamo parlando e può risultare intellettualmente scorretto prendere l’opera di un autore e trattarla come carne da macello segliendo quel che fa comodo alla propria parrocchia e gettando il resto perché di altre discipline non si possiede competenza alcuna. E per occuparsi seriamente di Tolkien accanto alla storia delle religioni aggiungerei competenze in filologia germanica, storia e storia dell’arte medievale, filosofia antica e medievale.

    p.s

    “Ma del resto, che dovrei rispondere dell’allusione al fatto che Barfiled era un antroposofo?”

    Nessuna allusione. Owen Barfield è stato membro attivo e importante della società Antroposofica nonché seguce di Steiner e traduttore di alcune sue opere. Se poi ha voglia di negare la realtà e di leggere a suo modo i suoi libri c’è posto per tutti.

    • Wu Ming 4 scrive:

      Faulken, le chiedo scusa, l’avevo scambiata per un altro, il quale (guarda te la coincidenza!) appena evocato si è materializzato hic et nunc. :-)

      Non ho invece sbagliato persona rispetto a Owen Barfield, glielo garantisco, anche se lei continua a non voler registrare ciò che le ho fatto notare. Si rilegga. Ieri lei ha scritto:

      “si bolla una nebulosa con “tradizionalismo” ma poi va bene se Shippey e la Flieger(a loro insaputa depositari della “verità” Tolkeniana)non è che spieghino poi bene da dove giungano le influenze di Owen Barfield che influenzerebbero Tolkien(sarebbe il caso di approfondire per evitare ad occhi attenti di far uscire il “tradizionalismo” cattivone dalla porta e ritrovarselo dalla finestra senza magari accorgersene…).”

      E ha aggiunto ancora:

      “Farebbe meglio ad indagare l’ambiente di Barfield e fonti (Steiner e varia simbolicità di rimando) e frequentazioni dichiarate.”

      Se l’italiano e la sintassi non sono del tutto un’opinione lei ha esordito qui evocando il rientro dalla finestra del tradizionalismo passando da Barfield e dalle sue “frequentazioni”. Immagino non si riferisse ai colleghi dello studio legale in cui Barfield lavorò per trent’anni, bensì a Rudolph Steiner e alla Società Antroposofica. Per quanto possa stupirla anche un ignorante come me sa che Barfield era un seguace di Steiner. Non lo stavo infatti negando, le facevo soltanto notare che il sillogismo a cui lei allude (se Barfield era steineriano e Barfield ha influenzato Tolkien, allora Steiner ha influenzato Tolkien) è semplicistico e riduttivo. Se vuole sostenere proprio questo, non sarò certo io a impedirglielo, è una tesi nella quale non mi sono mai imbattuto nei miei anni di letture tolkieniane, ma, appunto, io sono un ignorante, quindi buona fortuna agli specialisti ;-)

      Per quanto riguarda il resto, ciò che lei scrive è del tutto assurdo. Se dovessimo applicare la sua regola, e cioè che senza studi di filologia germanica, storia delle religioni, mitologia, storia dell’arte medievale, filosofia antica e medievale alle spalle non ci si dovrebbe occupare di Tolkien, allora il dibattito rimarrebbe blindato tra poche decine di accademici (forse anche meno). Tolkien era anche un narratore e un romanziere, ma non per questo un individuo sano di mente si sognerebbe di affermare che se non si è romanzieri non si ha titolo per occuparsi di lui. Si dà il caso che io mi occupi di lui, ovvero della sua opera, proprio da romanziere, perché è di narrazioni che mi occupo (da più di qualche annetto, sa) e il mio libro in uscita è un saggio divulgativo di critica letteraria.
      Ovviamente tratto Tolkien relazionandomi anche al lavoro dei filologi: Shippey, prima di tutto, il cui lavoro seguo da anni, ma non solo. La settimana scorsa ero relatore all’università di Trento, in un seminario sul riuso del mito nordico, e sedevo al tavolo accanto a un germanista e scandinavista, il prof. Fulvio Ferrari, che tiene una cattedra a Trento e una a Innsbruck, il quale ha fatto una panoramica sulla filologia germanica a cavallo tra XVIII e XIX secolo, subito prima del mio intervento sulla figura dell’eroe nordico nell’opera narrativa di Tolkien. Nessuno in quell’ateneo è parso scandalizzato dal fatto che un romanziere parlasse di un romanziere, avvalendosi anche del lavoro dei germanisti. Di quale carne e di quale macello sta parlando? Troppe proteine fanno male alla salute, fossi in lei passerei a una dieta vegetariana.

      Ah, quando uso l’espressione “fare i conti” non penso a un duello tra pistoleri, anche se l’immagine è affascinante, ma a un assai più prosaico “confronto con”. E si dà il caso che l’idea di Tolkien fosse proprio che il mito coincidesse con il linguaggio. Non ho affermato che Tolkien ha la paternità di questa idea, (suvvia, usciamo dall’asilo, per favore), ma che quella era la sua visione del mito e del linguaggio. E lui si occupava di archetipi, altroché, senza essere tradizionalista, appunto. Si figuri che perfino io mi occupo di archetipi, come qualsiasi narratore. Ma un conto è astrarre gli archetipi e proiettarli in una dimensione metastorica e ancestrale, – come fa Jung e come fanno, mutatis mutandis e si parva licet (cerchi di non fraintendermi a bella posta, per favore), i tradizionalisti all’italiana – un conto è considerarli come ingredienti del grande Calderone della storia e del mito, ripescati col mestolo di volta in volta, in una maniera originale e nuova, da ogni narratore. Questa è l’immagine che usa Tolkien nei suoi scritti. Legga il saggio Sulle Fiabe. Una cosa è fissare gli archetipi come elementi ancestrali ed eterni, attraverso un processo di astrazione dal racconto, ben diverso è concepirli immersi nel racconto che si identifica con il linguaggio, appunto, ed è quindi sempre e soltanto vivo, storico, in divenire.

      Infine, la formulazione teorica su Tolkien e Dumezil, che Giuliano ripropone imperterrito dai tempi della laurea, è ancora – nonostante gli oltre vent’anni intercorsi e le molteplici riscritture – un’ipotesi indimostrata. E infatti è tutt’ora costretto a scriverne al condizionale. Nessuno studioso di Tolkien ha mai raccolto lo spunto. Nessuna prova è mai emersa. Il vicolo è cieco, ciechissimo, l’hanno capito anche i sassi. C’è qualche motivo per cui dovrei considerarla più di un inutile refrain?

      Ha proprio ragione: meno male che il professore non può sentirci. Anche se tutto sommato, credo che si sarebbe fatto una gran bella risata. La invito ancora a fare attenzione, ché ad ogni intervento il peso del sacco aumenta e l’uscita si fa più faticosa. Buona giornata.

  20. Faulken scrive:

    Il suo è il classico modo di argomentare di chi non ha null’altro che il proprio orticello ed ha come fine non il dialogo, che a lei non interessa, ma la distruzione dell’interlocutore che percepisce come avversario, come un nemico. Prende dalle parole dell’altro solo quel che fa comodo, stigmatizza atteggiamenti dell’altro che poi usa liberamente, proietta nel discorso dell’altro le proprie, opinioni semplicistiche, utilizza registri alti e bassi per infilare l’altro in quest’ultimi e poi lagnare infantilismi.

    Ultima cosa, ha volutamente ignorato la parola – seriamente – della mia frase. Chiunque è libero di occuparsi di Tolkien, ovvio. Se un romanziere lo fa da romanziere va benissimo, ma è evidente che lei non fa solo questo e la prego non venga a raccontare la storiella dell’uso degli archetipi. In quel che scrive non si occupa solo di critica letteraria o letteratura ma vorrebbe discorrere di altre discipline, che usa a sprazzi in modo personalissimo… dimostrando di non conoscerle quasi per nulla.

    Il suo sacco è pieno di monete d’oro e tanta tanta superbia, si guardi dalla malia di entrambi. Tolkien docet…

    • Wu Ming 4 scrive:

      Grazie del consiglio, Faulken. Ne farò tessssoro… :-)

      • Fabio Zanon scrive:

        Noto che wm4 si infuria quando qualcuno gli eccepisce il debito di conpetenze specifiche. la cosa è curiosa. Visto che egli, proprio con me, urlava che ci sono letture da prof. e altre cialtronesche. Evidentemente lui conosce il confine.
        E intanto nonsmette di lenzuolare. E senza nemmeno piu scusarsi con gl amminisratori.
        Che tipaccio.

        • Andrea Fornasini scrive:

          La notizia dell’uscita di questo libro deve proprio avere dato molto fastidio, se detrattori in nome della Tradizione e detrattori in nome della presunta purezza della vera sinistra si mettono insieme per stroncarlo dieci giorni prima dell’uscita, senza averne potuto leggere una riga. Fossi in Wu Ming4 mi riterrei lusingato..

          • Fabio Zanon scrive:

            Per quanto mi riguarda la notizia mi interessava ben poco. Peccato che wm4 abbia deciso di pubblicare un mio intervento su fb e pubblicarlo nell’intervista dileggiandolo. Operazione che definirei scorretta, volgare, vigliacca, infantile. Per quanto mi riguada poi, non essendo stirneriano, la pureza dela sinistra non so cosa voglia dire. Mai utilizzerei questo termine. Purezza. Ma vedo che nei siti di genere… eheh.. il diavolo fa le pentole…

          • Wu Ming 4 scrive:

            Lusingato no. Ma soddisfatto che tutti qui, inclusi gli orchi e i troll, abbiano tenuto la loro parte.

          • Andrea Fornasini scrive:

            Zanon, è perché la notizia “ti interessava ben poco” che hai scritto questo?

            “I wuming che si fanno affascinare da tolkiene (e innpassato gli unici a cui era capitato sopra i 16 anni erano quelli di avanguardia nazionale) è davvero maledettamente triste. E dir che di temi al mondo ce ne sono. Evidentemente quando diventi interessante e sai di essere ascoltato, la testa inizia a girare all’”arrovescia”… Io ho giocato per 15 anninal gioco di ruolo del signore degli anelli. Ho letto tutti i libri, simmarillion compreso, nonchè sbirciato una tesi di laurea di una americana che attraverso i racconti di Tolkien ricostruiva le distanze chilometriche della terra di mezzo. Nemmeno io sono interesante. Però Tolkien parla, scrivendo malino per altro, di un mondo nel quale il popolo non esiste. Esistono solo gli eroi. I cattivi son cattivi e i buoni son buoni. Irrimediabilmente e senza possibilitá di redenzione. Vedi Orchi. Un mondo che rappresenta perfettamente quell’ambientalismo reazionario tipico della destra aristocratica. Il bel mondo che fu. Nel quale i re erano quelli veri, amato dal popolo, che facevano il bene, senza classi e con il nemico sempre rappresentato dall’impostore o dal nemico esterno… E visto che a wuming piace descrivere la sinistra in questi termini, non capisco questa ridicola passione adolescenziale“

          • Fabio Zanon scrive:

            Andrea. Quello l’ho scritto come scrivo altre mille cazzate, su fb. Unico mio intervento. Solo per smorzare l’entusiasmo di un conoscnte che ha facili entusiasmi, ma mai avrei pensato arrivasse a sponsorizzarr un libro su tolkien. Poi ho capito che lo faceva solo per doveri amicali.
            Se quel cattivone di wuming non mi avesse ripreso e dileggiato mi srei fermato li. E tu non avresti mai potuto in amorarti di me.
            Sono consapevole del fatto che questi commenti fanno il gioco di wuming. Un amico commentava, in privato, “buchi neri che si nutrono dell’enerhia alrui”. È che certi comportamenti sono cosi fetidi che non riesco a ignorarli. Mia debolezza. Chiaro.
            Quindi quello che hai citato non lo avresto mai letto se non fosse per lo sbotto wuming stile “mamma mi hanno rubato la palla”. Poi se questo concetto non ti è chiaro, che dire… o malafede o incapacita.

          • Andrea Fornasini scrive:

            Certo, certo, Zanon. Gli altri sono tutti servi, buchi neri, fetidi, in malafede, incapaci. E tu combatti contro il Male. E i Wu Ming notoriamente si nutrono delle energie altrui, loro infatti non hanno prodotto nulla di proprio e passano il tempo a fare flame. I libri li ha evidentemente scritti qualcun altro.
            Wu Ming4 non ti aveva nominato, l’ha già spiegato e comunque era chiaro da subito che a lui interessava il contenuto in quanto “tipico”. Sei stato tu a venire qui esibendo nome e cognome, per rivendicare il peto perché tutti sapessero che l’avevi mollato tu. Poi hai chiesto scusa su questo e su quello (è tutto qui sopra), hai detto di aver capito male su questo e quell’altro, ma hai continuato a stare qui e insultare la gente.
            E’ chiaro come il sole che hai qualcosa di irrisolto nei confronti dei Wu Ming. Lo scrive Wu Ming1 in uno dei commenti: gli attacchi li volevi fare comunque e chissà da quanto, ti è capitato in mano Tolkien ma poteva capitarti qualunque altra cosa.

          • Fabio Zanon scrive:

            WM4 non ha facebook, ma si fa dare “pasaggi” per controllare che si dice in giro per la rete. Qui invece non mi risponde, ma lascia che a farlo siano (se non proprio lui con altro nik) i sicari di turno.
            Ottimo!! Eheeh.. comunque chiunque legga la discussione puo tirare le conclusioni. Al di la deinpost spazzatura, come quello che sto scrivendo e come quello che sto commentando.
            Per quanto riguarda il ruolo di tolkien per il “popolo di porto elegre” la calata di braghe è sata evidente.
            Almeno per me.
            Sulle offese poi mi sa di essere in debito.
            Un saluto a te, wuming 4 sub 1. :)

          • Wu Ming 1 scrive:

            Mancava solo “sei WuMing4 con un altro nome”, poi il repertorio era completo.

          • Wu Ming 1 scrive:

            Andrea, questo libro non è mica un’eccezione, benvenuto nel mondo Wu Ming! :-D
            Ieri su Twitter l’editore Odoya ci chiedeva, su per giù: “Ma perché attaccano un libro non ancora uscito e che nessuno ha potuto leggere?”
            Noi gli abbiamo risposto:
            “Ma ‘ndo vivi, aò?”

          • Andrea Fornasini scrive:

            @Wu Ming4, Wu Ming1,
            devo chiedervi scusa perché mi sono fatto prendere la mano, e passi che mi diano del “sicario” ma che insinuino che sono Wu Ming4 sotto nickname vuol dire che ho esagerato. Sono solo rimasto stupito vedendo il livore scatenato dal semplice annuncio di un libro non ancora pubblicato… Ammetto di non sapere cosa avviene di solito quando escono vostri libri, di vostro ho letto solo gli articoli su Tolkien. Mi defilo che è meglio…

          • Fabio Zanon scrive:

            Per quanto riguarda offese e toni sopra le righe, che wm4 dia lezioni lascia stupiti. Annoto solo che wm alle mie obiezioni non ha mai risposto. Resta inelusa la domanda “cos aavrebbero da prendere i popoli di susa, porto alegre, ecc.., da Tkien?”. Di peculiare intendo.
            Non è dato saperlo.
            Ma i piedistalli sono i piedistalli.
            Per altro se il mio commento su fb è “tipico”, che sarebbe la ragione per la quale wm4dettofede lo ha pubblicato, come mai poi ci sono solo io, “da sinistra”, a sostenerle?
            Almeno qui.
            E ancora. Se è odiosa, e concordo, la critica da destra “tu non hai i titoli e le competenze per parlarne”, non è forse proprio wm4 a sfuggire il confronto con me usando la stessa medesima argomentazioni, e aggiungendo offese senza ragione d’essere?

            Mi rendo comunque conto di aver partecipato, animando la discussione, ad una operazione di Marketing non male. Il che non mi dispiace (anche se un rinvraziamento in privato dai senza nome unduetreequattr me lo aspetterei). Io tifo da sempre per cho riesce a mettere insieme la cena col pazo invntandosi professioni. Del resto siamo in un paese che legge i libri di Bruno Vespa e Fabio Volo, un libro sulle dispute interpretative relative alla natura degli archetipi tomkeniani, se vendesse, sarebbe una gran cosa.
            Un saluto anche a privodiappellativo1, che ogni tanto fa le sue sortite per far numero.
            Noto solo che qui, wm4 è riiscito a dore sia che io gli avevo chiesto di intervenire ad una iniziativa da me organizzata in passato, sia che io ho degli irrisolti con lui. Nessun irrisolto.
            Solo non gusto si appropri la sinistra di autori che, come dice lui stesso, sono di destra, antioperaisti, cattolici, e si immaginano un mondo diviso tra eserciti ma senza classi e fratture all’interno.
            Ma del merito qui non si puo parlare. Esibendo lo stesso snobismo di chi critica “da destra”.
            Mi spiace solo che gli altri numero senza nome non entrino nella conyesa con lo sferzante sar asmo dimostrato da wm1 e 4
            Ammetto che il giorno che in manofestazione vedro qualcuno leggere tolkien ne saro momto rattrostato.

  21. Wu Ming 4 scrive:

    Vorrei lasciare il thread con una considerazione sui tre attacchi preventivi (cioè precedenti all’uscita del mio libro) che ho ricevuto in questa sede, anticipando che li ritengo tutti e tre interessanti.

    Il primo attacco è venuto, per così dire, “da sinistra”, e potrebbe essere riassunto grosso modo in questi termini: la poetica e le storie di Tolkien sono reazionarie e di destra, quindi non possono interessarci se non per il loro valore estetico e d’intrattenimento. Ne consegue che Wu Ming 4 sta cercando di sovrainterpretare “da sinistra” l’opera di Tolkien, con un’operazione intellettualmente falsa e scorretta.

    Il secondo attacco è giunto invece – sempre per intenderci – “da destra”, ma non si discosta tanto dal primo: Wu Ming 4 sta facendo un’operazione di segno uguale e contrario a quella dei fascisti degli anni Settanta che pretende di stigmatizzare.

    Il terzo attacco è giunto ancora “da destra”, riprendendo gli argomenti del secondo e del primo, ma con l’aggiunta di un nuovo argomento. Vale a dire: Wu Ming 4 non è titolato a parlare di Tolkien “seriamente”. Non avendo io alle spalle anni di studi di filologia germanica, storia delle religioni, mitologia, antropologia, ecc., non sono all’altezza di un discorso serio su Tolkien, dunque ciò che dico è soltanto il frutto di un eclettismo interdisciplinare raffazzonato e non ha alcun valore.

    Lascio ovviamente agli eventuali lettori del mio libro l’opportunità di valutare la fondatezza di questi attacchi rispetto a ciò che ho dato alle stampe. Quello che invece posso già constatare è che, come dicevo più sopra, ognuno ha tenuto la sua parte: gli attacchi hanno ricevuto una risposta e ne è nata una discussione molto seguita. Per citare Zanon, qui sopra: “chiunque legga la discussione può tirare le conclusioni”, giacché non siamo noi a cantarcela e suonarcela, ma gli eventuali lettori-navigatori (che fortunatamente sono stati tanti, anche grazie al link su Giap e a twitter) a giudicare il nostro operato e le nostre argomentazioni. Può farlo perfino chi non abbia una conoscenza approfondita dei testi di Tolkien, se non in merito ai contenuti, almeno per quanto concerne lo stile delle argomentazioni.
    Confesso che era precisamente ciò che mi riproponevo con questo articolo. E per questo posso dire di ritenermi soddisfatto. Grazie a tutti (orchi e troll inclusi).

  22. Stefano Giuliano scrive:

    Che la formulazione teorica su Tolkien e Dumézil sia indimostrata, è legittima opinione di Wu Ming.

    Che io la riproponga “imperterrito”, è altrettanto legittimo. Ne sono persuaso e credo che molti elementi la suffraghino.

    Il condizionale è doverosa espressione di prudenza. Non sono costretto a scrivere al condizionale. Ề una libera scelta, che mi permetto di consigliare anche a Wu Ming, per temperare le sue assolute e arroganti pretese di possedere tutte le verità.

    Cieco non è il vicolo, ma chi crede in se stesso con la cieca fede che caratterizza Wu Ming!

  23. Fabio Zanon scrive:

    Quanta carne al fuoco.

    Mi chiedo quante volte wm4 abbia detto “ora smetto, basta, me ne vado, lascio questa discussione, tie’, son io, quello che sbatte la porta, ciao, voi non siete all’altezza, io non parlo con chi non mi considera alla sua altezza, basta lenzuolare, ancora, rieccomi, me ne vado..”, da pazzi, davvero. Mi spiace. Sembra di aver che fare con cialtroni della mia specie.
    Cerco di commentare al netto dei post spazzatura (cioe’ i vari “tu sei piu’ scemo di me”). Post che ho scritto pure io, ma il cui iniziatore e’ stato senz’altro wm4 sia nella pubblicazione del mio post su fb sia nella prima risposta delle 23.01 dell’11 novembre ( “ti piace renderti ridicolo”, “Uno ti coglie in castagna”, e altri classici modi di giudicare senza entrare nel merito, tipici di quando chi scrive ha attacchi di rabbia).
    Partiamo.
    Wm4 lascia inevase tutte le mia domande e osservazioni. Si noti infatti che delle osservazioni mie fatte alle 18.51 del 12 novembre non si trovano repliche.
    Su quello che scrivo non si entra nel merito, ma si sorvola, sicuri del fatto che l’autorita’ accademica portera’ comunque la maggioranza dei lettori a non notare questa debolezza.

    E’ la societa’ dei competenti e dei carismatici. Elaborazione collettiva poca, molte cattedre, e ogni cattedra felice di riconoscere le altre, conscia che l’importante e’ reciprocamente riconoscere il potere della cattedra. E allora alcune interpretazioni sono piu’ vere perche’ dette da tizio. Io invece parlerei di interpretazioni piu’ consone ad una visione del mondo funzionale a classi che difendono determinati interessi, ma io sono materialista. E non credo nella produzione culturale, tantomeno nelle interpretazioni, non collettive.

    Inevasa e’ anche poi la domanda di fondo. Scrive infatti wm4 che ognuno puo’ capire da se l’importanza per il popolo di Susa, porto alegre ecc. di rileggere tolkien, ma poi non dice mai cosa davvero, e di peculiare, possano prendere.

    Nella presentazione del murales di blu Wm4, tra i mille “eeehhhmm, cioe’, ecco, vedete”, racconta un aneddoto. (visibile su youtube cercando “wu ming racconta blu”)
    Proprio all’inizio. Aneddoto per altro tra i piu’ loffi mai sentiti. Insomma tolkien nel.. non ricordo l’anno, in una intervista al Guardian, ferma il giornalista e gli dice che bisognerebbe andare nel suo quartiere, nel quartiere dove Tolkien era nato, per annotare che un moulino vecchio e’ li, ancora intatto, ultimo a cedere alla cementificazione. L’aneddoto e’ paradigmatico della assurdita’ del ripescaggio di Tolkien. L’aneddoto stesso racconta del tentativo di salvare un luogo caro a Tolkien perche’ gli ricordava l’infanzia, e i giochi da bambino, e quel mondo de cementificato (leggi, migliore) che tanto amava… nostalgicamente. Mentre il Crash va difeso per ben altro,e cioe’ per quello che rappresenta di vitale non la struttura, ne per i ricordi legati al mercato, ma per le attivita’ di resistenza ed elaborazione politica e culturale che vi avvengono. Si salva il fututo, e non il passato. Ma dubito che wm si renda conto.

    Poi, sul trionfalismo di wm4, sempre contando sulla incapacita’ di chi legge di dimenticare l’autorita’, mi pare un esempio di come si possono calare le braghe, senza nemmeno accorgersene, e di quanta supponenza serve per non aver mai voglia di confrontarsi.
    Scrive, infatti, in sequenza wu ming:

    ARTICOLO DI APERTURA: “Sulle classi… Nell’Appendice al libro che ho scritto compare un saggio del più importante studioso di Tolkien, che passa in rassegna proprio la rappresentazione delle classi sociali nella Terra di Mezzo”

    POST DELLE 23.01 DEL 11 NOVEMBRE: “E infine il buon vecchio attacco classista: “il popolo non esiste, se non come carne da macello, e come sfondo per le avventure degli eroi”. E Sam è un rappresentante “di quelle classi umili felici del loro stato subalterno tanto caro alla visione aristocratica del mondo”(…) Nel caso di Tolkien, l’eroe del suo romanzo più famoso è precisamente un esponente delle classi umili: Sam Gamgee, che per altro non serve un aristocratico, ma un borghese”

    POST DELLE 23.33 DEL 13 NOVEMBRE: “Mentre invece non c’è lotta tra le classi, non c’è attrito sociale (o è davvero molto rarefatto), inutile cercare col lanternino. Infatti non mi ci sono mai messo. Tolkien non era di sinistra, era un cattolico preconciliare che vedeva la diffusione della stampa operaia come il fumo negli occhi ed era perfino contrario al divorzio. Le problematiche le affronta sul piano etico, morale, psicologico, a volte perfino teologico, non su quello delle strutture economiche o dei conflitti sociali. Questo dovrebbe renderlo meno interessante da leggere o da studiare?”

    Dovremmo quindi immaginarci classi, addirittura la borghesia e le classi piu umili (umili? Ma come parla?? Io umili lo uso provocatoriamente, solo la destra immagina che esistano classi umili, lo uso per dire che Tolkien vedeva sam come rappresentante delle classi umili, mentre wm lo fa suo il termine), in assenza di conflitto? Qui c’e’ da tornare a scuola.

    Insomma, un atteggiamento indecente, a fronte di una tirata in causa che non era giustificata ne’ dalla tipicita’ del mio post su fb (tant’e’ che sono l’unico da “sinistra” a dire quello che dico, no?) e tanto meno legittimata dall’anonimato (altra cazzata assurda, sapendo di dirla). Come dice wm4 all’inizio “Questi sono i danni prodotti dai social network. Uno ti coglie in castagna e ti dice che stai dicendo cazzate e tu lo accusi di essere antidemocratico, di volerti mettere a tacere”. Come si vede l’obiettivo era quello di “prendermi in castagna”. Che dovrebbe aprire qualche dubbio su chi abbia strani atteggiamenti rancorosi.

    Infine, ammetto di essere conscio di aver partecipato, mio malgrado, a una azione di marketing per il libro. Gradirei un ringraziamento da parte di wuming unduetrequattro, se fosse possibile, ma so che non arrivera’.
    Non me ne dispiaccio.
    Se vende Vespa perche’ non possono anche vendere libri che si chiedono quale sia la natura degli archetipi usati da tolkien? Arrivera’ il giorno in cui si vedranno giovani con lo Hobbit in mano prima di una manifestazione. Amen. Si e’ visto di peggio (non molto a dire il vero).
    Io comunque son sempre felice se i precari della cultura riescono a mettere insieme il pranzo con la cena.

    E non chiudo con un addio.

  24. Fabio Zanon scrive:

    Rileggendo annoto il lapsus di aver scritto Crash in luogo di XM24.

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