L’origine degli Hobbit? È nelle fate vittoriane!

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Libro: "Tolkien, Race and Cultural History"Dimitra Fimi è tra i più promettenti giovani studiosi delle opere di J.R.R. Tolkien. Non è un caso che il libro che qui recensiamo, Tolkien, Race and Cultural History. From fairies to Hobbits, nel 2010 sia giunta prima nella sezione saggistica dei Mythopoeic Fantasy Award, i prestigiosi premi della Mythopoeic Society, la Società tolkieniana negli Usa. Docente di inglese in Galles, presso la Cardiff Metropolitan University, Fimi è greca d’origine, ma da anni vive in Gran Bretagna. La giovane studiosa non solo insegna e fa ricerche su molti autori di letteratura fantastica di età vittoriana ed eduardiana, ma ha inaugurato da qualche anno corsi on line molto frequentati. Fimi ha anche collaborato alla stesura dell’ultimo lavoro del gruppo di studio dell’Associazione romana studi Tolkieniani e dell’Istituto filosofico di studi tomistici, C’era una volta… Lo Hobbit – Alle origini del Signore degli Anelli, pubblicato dalla casa editrice Marietti (pp. 312, 20 euro). «Il libro è iniziato come mia tesi di dottorato», spiega Dimitra Fimi all’ArsT, «Per tre anni ho letto in maniera frenetica tutta l’esteso legendarium di Tolkien, prendendo moltissime note. Ho avuto la fortuna di studiare i manoscritti dello scrittore alla Marquette University e nella magnifica Bodleian Library di Oxford. Ho anche trascorso lungo tempo nelle ricerche sul contesto intellettuale e culturale dell’opera di Tolkien». Ci può dire una cosa che l’ha piacevolmente sorpresa durante le sue ricerche? «Essendo greca, mi sono commessa nel vedere l’uso che Tolkien fa della mia lingua: il termine “eucatastrofe”, l'”ecumene” per indicare la Terra di Mezzo. Ma la mia parola preferita è “mitopoiesi”, una parola che è diventata parte del vocabolario standard di molti studiosi quando si studia la fantasia e il fantastico in letteratura, da William Blake a Harry Potter». Un augurio ai lettori del nostro sito? «Quello che mi auguro che il mio libro possa incoraggiare nuovi studiosi a guardare in modo serio al legendarium di Tolkien (e non solo Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli). Leggere la History of Middle-earth è un’impresa scoraggiante, ma alla fine è così gratificante per la conoscenza di Tolkien, i suoi brillanti momenti d’ispirazione e la creatività espressa. C’è
ancora tanto da dire sul grande progetto mitologico dello scrittore inglese, specialmente alla luce delle sempre nuove pubblicazioni dei suoi lavori in campo accademico e linguistico».

La recensione

Studiosi: Dimitra FimiCONTENUTO: Il contenuto del volume è tra i temi più interessanti (e per certi aspetti ancora non sufficientemente approfonditi) che riguardano l’opera tolkieniana: ovvero i suoi rapporti con la tradizione vittoriana e edwardiana. La Fimi dimostra di avere una conoscenza completa e solida non solo di tutto l’opus tolkieniano, ma anche della totalità della bibliografia secondaria in merito, nonché una grande competenza riguardo ai periodi storici che esamina. Il libro consta di 12 capitoli e un’appendice, raggruppati in tre parti: «How it All Began» («Come tutto cominciò»), «Ideal Beings, Ideal Languages» («Esseri edeali, Linguaggi ideali», «From Myth to History» («Dal Mito alla Storia»).
La tesi che con maestria viene sostenuta è abbastanza semplice. All’inizio della sua produzione Tolkien principalmente influenzata da due elementi: gli esseri fatati tipici dell’età vittoriana (cui è dedicata la prima parte) e l’uso dei linguaggi inventati (cui è dedicata la seconda). Questo resta vero fino agli anni ’30, ovvero fino alla scrittura dello Hobbit. Da qui in poi lo stile di Tolkien da novellistico si fa sempre più mitologico, ma di una mitologia che ha la “concretezza” sub creativa della storia, come ben dimostra la Fimi nella terza parte. Da questo momento l’influenza delle fate sparisce quasi completamente mentre restano anche nella fase mitologica le costruzioni di linguaggi inventati sempre più raffinati. Ecco dunque che ben si spiega il sottotitolo del libro «Dalle Fate agli Hobbit».

Dimitra Fimi e Tom ShippeyCOMMENTO: Durante la tavola rotonda finale di un convegno di studi tenutosi in Galles nel 2010, Dimitra Fimi è stata presentata da Tom Shippey e Verlyn Flieger come una tra le più promettenti «nuove leve» di studiosi, che negli anni a venire dovranno portare avanti i più seri studi tolkieniani. E il volume che qui presento pare proprio far ben sperare in questa direzione: infatti siamo indubbiamente alla presenza di uno dei migliori testi scritti su Tolkien. Il volume è documentatissimo, erudito, ma nello stesso tempo ha il merito di essere estremamente chiaro e lineare nell’esposizione. Anche la tesi è espressa (e dimostrata) con grande limpidezza, e l’autrice non perde mai di vista il bandolo della matassa mentre esplora nei minimi dettagli la fase iniziale della produzione tolkieniana.

Fantastico, fate, FaeriePREGI: Oltre a quanto già espresso, il volume ha il grande merito di calare Tolkien all’interno del contesto storico in cui vive e viene educato. Per la Fimi infatti l’evoluzione che lei rintraccia nello stile e nell’opera del professore oxoniense dimostrano quanto egli fosse consapevole e influenzato dai diversi periodi storici in cui si è trovato a vivere «Il percorso di Tolkien dalle fate agli hobbit mostra l’evoluzione nel tempo della sua immaginazione creativa come una risposta alla
sua realtà storica» (p. 197).
LIMITI: Difficile trovare dei limiti in un testo così ben scritto. L’unico che mi sentirei di segnalare è che la terza parte, pur avendo spunti interessanti (ad esempio come le scoperte archeologiche di Sutton Hoo e dell’Egitto influenzarono la sub-creazione di Gondor e Númenór), è meno documentato della prima e per certi aspetti troppo breve. Ma ci auguriamo che la Fimi continui nelle sue ricerche per completare il lavoro fino al 1973, anno della morte di Tolkien.

Recensione a: Dimitra Fimi, Tolkien, Race and Cultural History. From fairies to Hobbits. Palgrqave MacMillan, New York, 2009

– Vai al sito della Cardiff Metropolitan University
– Vai al sito di Dimitra Fimi
– Vai al sito della Mythopoeic Society

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