Le Nere Lame: intervista a Marco Scicchitano

cop - Educare nella Terra di MezzoSabato 21 aprile, dalle ore 16,15 alle 18.00 a Roma l’Associazione Italiana Studi Tolkieniani sarà ospite del seminario Educare nella Terra di Mezzo, che si terrà presso il centro culturale Benedetto XVI della parrocchia Santa Maria Consolatrice (piazza Santa Maria Consolatrice, 00159). L’ingresso è libero (ci si può iscrivere alla pagina Facebook Educare nella Terra di Mezzo). Ne abbiamo già scritto in precedenza: è un progetto culturale che affronta l’aspetto educativo delle opere di J.R.R. Tolkien, senza però escludere il gioco. Durante l’incontro, organizzato da Labgdr in collaborazione con Cattonerd, interverrà come relatore anche lo psicologo Marco Scicchitano, che illustrerà il progetto “Le Nere Lame”, laboratorio di giochi di ruolo dal vivo a tema tolkieniano, che insegna a stimolare l’immaginazione e l’uso delle regole del comportamento collaborativo, sviluppare amicizie e buone capacità di problem soling, favorendo inoltre lo sviluppo di abilità di Teoria della Mente. Per l’occasione abbiamo voluto approfondire il progetto e capirne il valore educativo facendo un’intervista direttamente all’ideatore.

L’intervista a Marco Scicchitano

Marco ScicchitanoPartiamo dall’inizio: fai una breve presentazione di te e del tuo lavoro
«Sarò brevissimo su di me, certo che parlando del mio lavoro continuerò comunque a presentarmi. Sono uno psicologo psicoterapeuta, sposato con Myriam e abbiamo quattro figli. Mi sono specializzato in psicoterapia cognitivo-interpersonale e attualmente la maggior parte del tempo lavorativo la impiego come clinico nel centro ITCI. Ho lavorato in un centro di riabilitazione neuropsicologica dello sviluppo poco dopo la laurea, Sinapsy, e poi ho mantenuto la passione di lavorare con persone nello spettro autistico come socio fondatore di Spazio Asperger e tutt’ora collaboro con CuoreMenteLab come responsabile di un laboratorio che usa i giochi di ruolo tabletop. Nel 2015 ho fondato insieme ad amici e colleghi l’associazione Progetto Pioneer con la quale portiamo avanti la diffusione di una nuova cultura dell’educazione affettivo sessuale. Ultimamente sto costituendo un gruppo di lavoro Labgdr che si propone di valorizzare l’uso del gioco di ruolo in ambito psicoeducativo mentre da cinque anni conduco il laboratorio teatrale LiberaMenteEmozionarsi. Sono docente ad un master di psicodiagnosi conducendo la lezione sul Millon Clinical Multiaxial Inventory III».

Come ha conosciuto le opere di Tolkien?
libro: pensieri«
Ricordo con chiarezza il giorno in cui ho letto con meraviglia le poesie di Rilke, o quello in cui all’università, durante un lavoro di gruppo, mi sono imbattuto nelle opere dello psicologo Theodore Millon trovando stimolo e nutrimento intellettuale. Per le opere di Tolkien non è così. La sensazione è di averle abitate con la fantasia da sempre, come se fossero presenti già al costituirsi della mia memoria narrativa e della mia immaginazione e probabilmente questo lo devo a mio padre che ha letto a me e ai miei fratelli alcuni brani de Il Signore degli Anelli, già quando io frequentavo le elementari, fornendomi modelli eroici in cui immedesimarmi da bambino, mostri di ombra e fuoco da cui scappare quando avevo voglia di correre nel giardino o orchi da falciare con il mio bastone raccolto nel bosco, che, seppur trovato tra i rami secchi, aveva un nome in alto elfico ed era il terrore delle creature d’ombra».

Cosa la spinge ad amare ancora oggi questo autore?
Lame Nere: spiegazioni«
Sono da poco arrivato alla 14esima lettura de Il Signore degli Anelli, forse la più significativa, dato che è durata 2 anni e mezzo ed è stata a beneficio dei miei figli la sera, prima di andare a dormire. L’opera di Tolkien mi ha accompagnato per tutta la vita, costituendo un bacino di risorse inesauribili che mutavano parallelamente al mio cambiamento personale. Ha plasmato buona parte del mio immaginario fantastico da bambino, mi ha fornito ambientazioni di gioco da adolescente appassionato di giochi di ruolo, mi ha fatto compagnia quando ragazzo cercavo mondi in cui immergermi e da esplorare con letture intense ed è stato motivo di riflessione e analisi quando ho cominciato ad avere strumenti grazie allo studio. Ho usato i personaggi di Tolkien anche per comunicare con i ragazzi durante incontri educativi ed ora con LabGDR diventa il mio riferimento per creare i background e le dinamiche progettuali. Ecco, amo questo autore perché oltre a ben rappresentare “un classico” nel modo in cui lo intendeva Calvino quando affermava che un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire, penso che abbia struttura e profondità talmente ricca da poter essere letto e apprezzato da persone di diverse culture, religioni, età e, aggiungerei anche che può essere interpellato e adoperato da diversi ambiti disciplinari. Nel mio caso l’ambito psicoeducativo».

Perché usa le opere di Tolkien nel suo lavoro? Ci sono altri autori che sono utili?
Lame Nere: preparazione«Nel mio lavoro clinico utilizzo riferimenti letterari o artistici quando se ne verifica la pertinenza, ma nessuno in modo strutturato. Nel laboratorio giochi di ruolo da tavolo utilizzo il gioco Ultima Torcia, mentre le opere di Tolkien sono la base del nuovo progetto GDR live, Le Nere Lame, sicuramente perché è l’ambientazione che conosco meglio , ma anche perché le ritengo particolarmente adatte. L’opera di Tolkien è conosciuta, almeno di fama, da molti ragazzi, ha un vasto repertorio di modelli di personaggi per il gioco di ruolo da usare e soprattutto nella sua poetica sono trattati temi valoriali in modo particolarmente adattabile ad un ambito psicoeducativo».

Qual è il motivo principale che ti ha spinto a utilizzare le opere di Tolkien rispetto ad altre?
LabGdr«Il progetto “Le Nere Lame” utilizza come ambientazione fantastica di riferimento il mondo creato da J.R.R. Tolkien. Il background di riferimento è molto accurato ma per partecipare non è necessario conoscere Tolkien e le sue opere. Ciascun partecipante viene introdotto per quanto serve a partecipare al LabGDR. L’ambientazione tolkieniana viene usata non solo per scegliere nomi, classi dei personaggi e sfondo narrativo nel quale avviene il gioco, ma anche per attingere e ricrearne l’ambiente valoriale dove sono presenti temi centrali in educazione come la distinzione tra bene e male, la libertà, il valore del coraggio e dell’epica, il senso del sacrificio e la compassione, l’importanza dell’amicizia e della “Compagnia”, la responsabilità individuale in relazione alle esigenze dei tempi, la necessità di opporsi e combattere il Male, il pericolo dell’Ombra che incombe su ciascun uomo. La capacità delle storie di Tokien di trasmettere valori ha trovato per me recentemente una piacevolissima conferma: ho chiesto ai miei figli di scrivere sul libro un pensiero, una volta giunti al termine della lettura serale del Signore degli Anelli. “questo libro mi insegnato che anche i piccoli e quelli meno prevedibili possono fare cose essenziali” “questo libro mi ha insegnato che gli amici migliori come Frodo e Sam riescono a superare la voglia di potere” fino al definitivo “mi è piaciuto il signore degli anelli e la compagnia dell’anello”. Tra qualche anno sfogliare il libro e trovare i loro pensieri sarà un regalo. Personalmente, se avessi dovuto scrivere anche io un pensiero al termine di questa lettura, sono rimasto particolarmente colpito dalla profondità antropologica che emerge dalla narrazione del Professore, quando ad esempio narra della caduta di Numenor, causata dalla paura della morte che spinge l’uomo a ricorrere a difese arcaiche fino ad arrivare ai deliri di onnipotenza che lo portano alla rovina, oppure proprio in questa lettura mi ha particolarmente affascinato quanto avviene nelle Case di Guarigione, dove tra morte e devastazione, l’approccio del Re le cui mani sono di guaritore, è un approccio alla persona “olistico”, tiene conto delle ferite fisiche, di quelle relazionali e transgenerazionali, di quelle spirituali riuscendo a sanare anche quando le risorse sembrano esaurite, e il destino segnato. Estel, nome che viene dato ad Aragorn e che vuol dire Speranza, riesce a ravvivare e ad avere “cura” anche dove altri non riescono più e in modo totale. E l’approccio psicoterapeutico è sempre un approccio olistico laddove una persona non può essere parcellizzata o diagnosticata quando chiede di essere accolta primariamente.
Lame Nere: spiegazioniE poi credo che ci sia un bisogno inascoltato da parte dei ragazzi di questa generazione, ben descritta da questa dichiarazione rilasciata dal figlio del Professor Tolkien “Almeno per me non c’è nulla di misterioso nell’entità del successo toccato a mio padre, il cui genio non ha fatto che rispondere all’invocazione di persone di ogni età e carattere, stanche e nauseate dalla bruttezza, dall’instabilità, dai valori d’accatto, dalle filosofie spicciole che sono stati spacciati loro come tristi sostituti della bellezza, del senso del mistero, dell’esaltazione, dell’avventura, dell’eroismo e della gioia, cose senza le quali l’anima stessa dell’uomo inaridisce e muore dentro di lui”. Questa invocazione si può ancora udire, anche se flebile e sommersa dai nostri problemi e dall’affanno dei tempi che mancano sempre; è presente in ogni generazione che cresce. Anche in quella attuale, che piuttosto che volgere lo sguardo verso cose alte, è spinta a piegarlo verso lo schermo di uno smartphone. Ogni invocazione, anela a una risposta. Noi abbiamo cercato di darla, comprensiva di mistero, bellezza, esaltazione avventura, eroismo e gioia».

Ci può descrivere meglio il progetto Le Nere Lame?
Lame Nere: mappa«Le Nere Lame è un progetto educativo che vuole utilizzare le attività del Gioco di Ruolo dal vivo (LARP in Inglese) per raggiungere obiettivi con ragazzi e ragazze adolescenti, a partire dai 14 anni. Nasce come sviluppo di un lavoro psicoeducativo che porto avanti da anni, il LabGDR nel quale uso il Gioco di Ruolo tabletop come strumento riabilitativo e terapeutico. Ho portato la mia esperienza di LabGDR a Lucca Educational 2017 insieme a Marco Modugno, riscontrando grande interesse e partecipazione da parte dei presenti. Attualmente sono il responsabile del LabGDR presso il centro clinico CuoreMenteLab.
In psicologia e psicoterapia il gioco di ruolo è una attività nota come una tecnica di apprendimento all´interno dei contesti interpersonali attraverso l´assunzione di ruoli e mediante la simulazione. Le modalità di attuazione possono essere molteplici, ma in tutte le persone vengono invitate ad assumere un certo “ruolo” con delle caratteristiche e ad agirlo in una simulazione o direttamente con il terapeuta o con un gruppo, a seconda dei contesti.
Lame Nere: schemaNel contesto del gaming, per GDR live si intende un gioco dove i giocatori interpretano il ruolo di un personaggio e tramite la conversazione, lo scambio dialettico e l’azione portano avanti la storia in uno spazio immaginato e condiviso. Le regole di un GDR indicano come, quando e in che misura, ciascun giocatore può influenzare lo spazio immaginato. Il gioco ha una ambientazione specifica dentro la quale seguendo il regolamento e la loro iniziativa, i giocatori si muovono. Ogni personaggio è caratterizzato da varie caratteristiche a seconda del tipo di gioco di ruolo, un abbigliamento ed equipaggiamento specifico, una storia personale ed unica.
Nel gioco, Le Nere Lame sono una compagnia di avventurieri con la missione specifica di opporsi al male. Lo fanno in modi diversi: la feroce caccia alle creature malvage (in particolare i Draghi), la compassione verso la sofferenza, la cura dello spirito e l’elevazione culturale. Questi elementi sono racchiusi nello stemma della Compagnia dove la spada nera, che trafigge il drago così come fece Turin con Glaurung, rappresenta la dimensione agonistica e combattiva, la lacrima, memoria di Nienor, rappresenta la compassione e la cura dell’altro e le sette stelle sono segno delle pietre veggenti che gli Eldar hanno donato ai Numenoreani e rappresentano la Sapienza e l’amore per la bellezza. Vivono nella Terra di Mezzo nel periodo precedente la Guerra dell’Anello. Ho cercato di infondere, il più possibile e per quanto mi è possibile, nel progetto uno spirito autenticamente Tolkieniano, rimanendo fedele al “canone” e in questo intento le frequentazione del gruppo Studi Tolkieniani è stato fondamentale donandomi costanti stimoli creativi e pareri di esperti quando avevo bisogno di consultazioni.
Lame Nere: combattimentoDurante il corso i ragazzi hanno fatto molteplici tipi di esperienze perché abbiamo pensato di fornire loro diversi stimoli come un laboratorio teatrale per calarsi meglio nel personaggio e superare dei blocchi relazionali, un incontro con un esperto di storytelling per dare struttura e profondità alla storia del proprio personaggio, lavori di gruppo sulle emozioni, allenamento con le armi, cacce al tesoro, tornei e guerra con orchi, fino a cantare l’inno de Le Nere Lame in coro con un maestro di musica. Il tutto culminerà con un campo di due giorni all’aperto dove faremo una immersione totale nella Terra di Mezzo.
Sono stato inoltre molto fortunato a lavorare con un team di appassionati professionisti con i quali condivido le scelte e la programmazione e senza i quali, non ci sarebbe il progetto così come è ora. Ringrazio quindi Antonio Scicchitano, Massimiliano Iemma ed Elisa Marconi che stanno portando avanti con me il progetto psicoeducativo».

Quale effetto si attende sui partecipanti?
Plotone Turin«Abbiamo fissato degli ambiti d’intervento decodificandoli in obiettivi educativi che hanno un corrispettivo elemento di gioco. Ad esempio attraverso la creazione del personaggio, della sua storia e dei Punti Ombra contiamo di fornire ai ragazzi un’occasione per lavorare sulle proprie fragilità interne superando le difese e favorendo la coerenza interna. Grazie al combattimento individuale e di gruppo riusciamo a lavorare sull’impulsività, la gestione dell’eccitazione e della variazione dell’arousal e la coordinazione di gruppo. Abbiamo inserito anche la Musica, elemento che in Tolkien ha un importantissimo ruolo, con il coro sull’inno de Le Nere Lame lavoreremo sull’espressione artistica, la sintonizzazione sonora ed emotiva e la cooperazione. Ci dedicheremo anche alla Guarigione, la Conoscenza di Antiche Storie e la Capacità di Stare in Compagnia favorendo nei ragazzi lo sviluppo del senso di appartenenza, l’acquisizione di tecniche di gestione emotive e la possibilità di ristabilire l’equilibrio interno grazie alla consapevolezza delle proprie fragilità e dei comportamenti adeguati. Un altro obiettivo che mi prefiggo è quello di contribuire a diffondere l’opera del mio autore preferito, certo di portare un beneficio nei ragazzi facendoli immergere nell’ambientazione fantasy che ritengo superiore ad ogni altra».

Dal punto di vista medico scientifico c’è una letteratura su cui basi il tuo lavoro?
Plotone Earendil«Riguardo il beneficio che un progetto come Le Nere Lame può apportare ai ragazzi, non esiste letteratura di riferimento perché è un progetto innovativo. Esiste un interesse ancora embrionale ma molto promettente qui in Italia riguardo i serious game che credo sia in espansione. Le principali ricerche presenti e consultabili vertono soprattutto sull’ambito digitale, dato che l’interesse della ricerca si muove spesso in ragione della circolazione di denaro che può finanziare e sostenere i progetti di ricerca stessi. Un elemento che sembra essere dimostrato, ed applicabile al nostro livello d’azione è che gli aspetti ludici permettono al giocatore di vivere un’esperienza gratificante, fonte di emozioni positive come l’interesse, la curiosità, l’esplorazione, il senso della sfida e di autoefficacia. Queste emozioni positive esercitano una forte influenza sia sulla sua attenzione che sulle capacità di memorizzazione favorendo l’apprendimento. Più nello specifico, sono in grado di catturare le nostre risorse attentive e concentrarle sul compito che stiamo eseguendo (Fox et al., 2001; Anderson & Phelps, 2001). Un buon lavoro sui serious game è quello di Anolli e Mantovano “Come funziona la nostra mente. Apprendimento, simulazione e Serious Games”. Nello specifico del LARP ho trovato pochi articoli, tra cui un lavoro di Martin e Vaccaro del 2015.
Come dicevo prima l’interesse è il fermento culturale in questo ambito è alto e personalmente ho raccolto del materiale per questo laboratorio e conto di fare una pubblicazione sia su riviste di settore che manualistica cominciando ad aprire il dibattito sul tema e a favorire l’uso e l’applicabilità de Gioco di Ruolo in ambito psicoeducativo.

Si può far rientrare il suo lavoro in una forma di biblio-terapia?
Lame Nere: canzoni«No, è più appropriato dire che l’approccio è molto esperienziale, anche se la dimensione narrativa è una delle 6 traiettorie di intervento. I ragazzi vengono incoraggiati ad accostarsi alle opere di Tolkien partendo dalle dinamiche di gioco, come per esempio conoscere la storia degli eroi il cui nome viene dato ai tre plotoni “Turin”, “Earendil” e “Bard”, ma oltre a questo ci sono molte altre attività. Quando abbiamo stabilito i principi progettuali del corso abbiamo scelto come linea quella di fornire diversi spunti ai ragazzi. Musica e armonia, storie e narrazione, combattimento e cura, dando così ai ragazzi, che sono tutti diversi, una variegata possibilità di stimoli ai quali reagire e agganciarsi emotivamente e dal punto di vista motivazionale. Abbiamo insistito particolarmente a creare situazioni educative dove sperimentare l’attività fisica e di gruppo, cosa che reputiamo particolarmente utile perché minacciata dal dilagare dell’uso pervasivo ed intrusivo dell’uso dello smartphone. Non sempre però la presenza degli smartphone, dei social e della connessione continua viene gestita positivamente. Soprattutto per i ragazzi adolescenti. Accanto al tempo passato on-line, pensiamo sia importante fargli vivere esperienze off-line di divertimento e condivisione che li aiutino ad apprezzare anche gli spazi e le relazioni senza mediazione tecnologica. Per questo abbiamo pensato che il progetto Le Nere Lame deve essere Digital Detox inserendo degli accorgimenti e buone prassi di educazione digitale
– chiediamo ai ragazzi di consegnarci gli smartphone ad ogni sessione di gioco e anche durante le giornate intere.
– facciamo far loro esperienze che coinvolgono corpo, emozioni, vissuto di gruppo che attraverso la tecnologia sono di fatto inaccessibili.
– usiamo la tecnologia in modo positivo, creando un gruppo apposito sui social, usando netiquette e principi che aiutino i ragazzi a navigare in rete».

È a conoscenza dei altri progetti fatti in precedenza come questo?
«Effettivamente, no. Credo sia un progetto del tutto originale. Esistono esperienze che utilizzano il LARP con finalità educative ma non sono entrato in contatto con esperienze che hanno una progettualità e ampiezza come il nostro Le Nere Lame».

Può parlarci di casi passati legati a Tolkien che hanno avuto successo?
Lame nere: lezione introduttiva«È la prima volta che uso l’ambientazione tolkieniana per un progetto educativo e, anche se non è ancora terminato, possiamo già dire che possiamo registrare un primo successo. Abbiamo riscosso grande interesse dalle famiglie che ci hanno dato la fiducia necessaria affidandoci i ragazzi, e con i ragazzi stessi che continuano a venire con assiduità e grande coinvolgimento. Un ragazzo dotato in musica mi ha appena inviato una composizione musicale di 6 min che ha immaginato essere la colonna sonora del nostro laboratorio, altri hanno costruito artigianalmente un mantello con lo stemma della Compagnia e sono nate nuove amicizie.
Un successo pregresso è l’uso dei personaggi all’interno di conferenze per ragazzi sul tema dell’affettività. Per far capire l’importanza di resistere alla bramosia di possesso che tante volte inquina e non permette libertà nell’amare, visioniamo insieme spezzoni del Signore degli Anelli dove Aragorn e Galadriel rifiutano l’anello e in questo modo riescono ad incontrare pienamente l’altro che gli sta davanti in quel momento e ad abbracciare il loro destino pienamente. L’effetto sui ragazzi è immediato ed incisivo».

Quali saranno i prossimi passi del progetto?
Lame Nere: giochi«Il progetto Le Nere Lame ha diverse modalità di espansione. Vorremmo renderlo un format stabile da ripetere con i ragazzi dai 14 anni in su, ma anche per i più piccoli in modo da estendere l’utenza di riferimento e cominciare a costruire un percorso educativo sensato rispetto alle diverse fasce d’età. Uno sviluppo possibile sarà quello di frequentare insieme ai ragazzi più grandi gli eventi LARP e a tal fine io e altri del team andremo al prossimo Battle For Vilegis per testarne direttamente la frequentabilità da parte dei ragazzi all’interno di un progetto educativo ma anche, non lo nascondo, per divertici. Io sono il primo che amo divertirmi e mettermi in discussione e sarà bello farlo in quel contesto portando la compagnia de Le Nere Lame, squisitamente tolkienana all’interno del più grande evento larping italiano. Abbiamo intenzione di stabilire partnership e collaborazioni in modo da fare rete con altre associazioni e agenzie educative».

Ha progetti futuri o piani a lunga scadenza legati alle opere di Tolkien?
«Si. Ho già avuto l’interesse di una casa editrice per un libro su Tolkien e la psicologia, ma per ora non ho il tempo di realizzarlo, quindi questo è un progetto a lunghissima scadenza, temo. Nel frattempo continuare ad approfondire la sua opera con lo studio personale e potrei pensare a medio termine di pubblicare un saggio breve o un articolo sulla “Guarigione e dimensione personologica in Tolkien”».

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