L’opportunità perduta da Jackson: la morte dei nipoti

Nani: Thorin, Fili e KiliDei film di Peter Jackson sullo Hobbit mi piacciono molte cose: la realizzazione materiale delle varie culture della Terra di Mezzo, la creazione del miglior drago cinematografico che abbia mai visto, il Bilbo interpretato da Martin Freeman, solamente per citarne alcune. Tuttavia, Jackson non ha girato questi film apposta per me: una medievista innamorata delle opere di Tolkien che sperava che il regista ci avrebbe dato una scena incentrata su uno zio e i suoi nipoti (Thorin, Fili e Kili) che affrontano insieme la battaglia per l’ultima volta. Nella letteratura medievale a cui Tolkien fa riferimento nello Hobbit c’è una lunga tradizione riguardo allo speciale rapporto tra i “figli della sorella” e i loro zii. Sviluppare questo rapporto verso la sua tradizionale conclusione avrebbe inserito più stabilmente la scena di Jackson nell’insieme di storie riguardanti questi profondi rapporti emozionali che sono parte della storia culturale dell’Europa occidentale. [1]
Nani: Fili e Kili«Aspetta un attimo», potreste dire adesso: Jackson [2] mostra chiaramente un forte rapporto tra Thorin e i suoi nipoti e le scene della loro morte nel film La battaglia delle cinque armate sono piuttosto collegate tra loro e separate dalle altre. È vero, ma non esattamente nel modo tradizionale di cui sto parlando.
Nello Hobbit Tolkien scrive semplicemente: «Dei dodici compagni di Thorin, ne rimanevano dieci. Fili e Kili erano caduti difendendolo coi loro scudi e coi loro corpi, poiché egli era il fratello maggiore della loro madre» (Lo Hobbit, XVIII). [3] Sì, essi si difendono reciprocamente perché sono una famiglia, ma in particolare perché Fili e Kili sono i «figli della sorella» di Thorin (sweostor sunu in Anglosassone). John Howe: "Beowulf's Funeral"Il rapporto tra zio e nipote, e alcune volte ancora più precisamente il rapporto tra zio materno e nipote (per cui “figlio della sorella”), nella letteratura medievale è spesso rappresentato come un legame speciale. Il poeta del Beowulf riferisce la storia di Sigemund, êam (zio materno) di Fitela (verso 881), e di come essi combatterono insieme nel momento del bisogno. Nel verso 115 del poema anglosassone La battaglia di Maldon, Wulfmær, uno dei guerrieri caduti, è identificato come swuster sunu del suo signore. Tolkien riconosce quanto sia appropriato che Wulfmær sia vicino a suo zio nella sua opera in versi Il ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm basata sulla Battaglia di Maldon. In questo testo teatrale, due uomini stanno cercando il corpo del loro signore caduto in battaglia quando uno di loro trova Wulfmær:

Ecco una testa nota!
È di Wulfmær, e son pronto a scommettere
che all’amico e signore al fianco cadde.

E il suo compagno risponde:

Il figlio di sua sorella! E le canzoni ci dicono
che vicino sta nel periglio il nipote allo zio. (Il ritorno, p. 40


Carlo Magno e Rolando a RoncisvalleAltri rapporti tra zio e nipote si possono trovare in Carlomagno e Rolando, Hrothgar e Hrothulf, Artù e Gawain, tuttavia il rapporto non è sempre positivo: infatti in alcune versioni Mordred è il nipote di Artù, e questo rende ancora peggiore il suo tradimento. Théoden ed Éomer e Turgon e Maeglin sono invece altri esempi tratti dalle opere di Tolkien. Verlyn Flieger spiega che possiamo vedere in questa luce anche la relazione tra Bilbo e Frodo. [4]
Quindi, cosa fa Jackson con il legame tra zio e nipote? Nella Battaglia delle cinque armate Thorin accoglie Fili e Kili nel regno di Erebor rivolgendosi a loro come «figli di mia sorella». Nei film di Jackson i giovani Nani Fili e Kili si rivolgono a Thorin come loro zio e nella Desolazione di Smaug Thorin dice a Fili che un giorno sarà re. [5] Nella Battaglia delle cinque armate, quando finalmente Thorin si slancia in battaglia attraverso la porta principale della montagna, i due guerrieri più vicini che corrono al suo fianco sono Fili e Kili. Nel loro ultimo combattimento Thorin chiede a Dwalin, Fili e Kili di unirsi a lui nel tentativo di uccidere Azog e Gandalf commenta che Thorin sta portando con sé i suoi combattenti migliori. In Anglosassone sarebbero stati chiamati i suoi heorð-geneatas, i suoi «compagni del cuore», un piccolo gruppo di combattenti nobili e ben addestrati che sono i più vicini al loro signore, ed è ragionevole pensare che i giovani nipoti coraggiosi fossero tra questi. Fili e Kili sono quindi raffigurati in modo appropriato come «figli della sorella» in buona parte dello Hobbit di Jackson.
Nani: Thorin e KiliMa il legame tra zio e nipote svanisce nello loro scene finali. Mentre Tolkien riconosce nel Ritorno di Beorhtnoth che «vicino sta nel periglio il nipote allo zio», nella Battaglia delle cinque armate i nipoti non sono vicini al loro zio nel momento del bisogno: al contrario, Thorin manda Fili e Kili in caccia di Azog e poi i due nipoti si dividono in ricerche separate. Fili è ucciso sotto gli occhi di entrambi i suoi consanguinei (non lo si vede combattere eroicamente fino alla fine: viene semplicemente trafitto e poi spinto giù da una rupe), ma sia Thorin sia Kili sono troppo lontani per poter fare qualcosa: zio e nipote non possono resistere e difendersi l’un l’altro. L’uccisione di Fili fa quindi infuriare Kili che si lancia in un’impetuosa furia omicida contro gli Orchi, ma la sua fine è complicata dall’arrivo di Tauriel.
A questo punto devo chiarire che non sono contraria per principio alla creazione di nuovi personaggio come Tauriel, ma il suo coinvolgimento nell’ultimo combattimento di Kili oscura il legame tra zio e nipote che delinea Thorin e i “figli di sua sorella”. Invece di avere Thorin, Fili e Kili che combattono fianco a fianco finché vengono uccisi, abbiamo un diverso trio: Kili, Tauriel e Legolas che si difendono l’un l’altro. L’ultimo sguardo di Kili non è per suo zio, ma per Tauriel: suo zio è infatti troppo lontano per essere parte della scena. Lo speciale legame tra uno zio e i suoi nipoti che «erano caduti difendendolo coi loro scudi e coi loro corpi» è completamente assente.
Ritorno del Re: scene del filmPeter Jackson sa come girare scene di battaglia emozionanti, come ha dimostrato nel Ritorno del re: musiche travolgenti, scene al rallentatore, la mischia della battaglia, la raffigurazione dell’angoscia personale. Se Jackson avesse completato la storia dello Hobbit con un’ultima resistenza eroica dello zio e dei suoi nipoti che combattono fianco a fianco sul campo di battaglia, la loro storia si sarebbe inserita in una lunga tradizione di storie sui «figli della sorella» e ci avrebbe permesso di sentire l’impatto emozionale di questo rapporto in modo istintivo. Peccato che questa opportunità sia andata persa così vicino alla fine del film.

NOTE
[1] Questi rapporti tra zio e nipoti sono importanti anche in altre culture oltre a quella europea, ma io ho familiarità solamente col tema zio-nipote della letteratura nordeuropea [NdC: l’importanza del legame tra zio e nipote della sorella è fondamentale in tutte quelle culture con base matriarcale, dove la donna è più vicina con chi ha legami di sangue che al proprio marito. Questo perché la linea ereditaria, e con essa il lignaggio, passavano da una generazione all’altra tra i soli legami di sangue con la regina. Ad esempio, questo accadeva nei primi Celti e nei loro eredi, le popolazioni delle isole britanniche – Gaeli, Gallesi e Scoti – e i Pitti della Scozia]. È probabile che l’usanza di allevare bambini di sangue nobile (ad esempio di far educare un figlio nella casa di suo zio) abbia contribuito a questo tema nella letteratura medievale.

[2] Uso “Jackson” come abbreviazione. Benché egli sia il regista dei film sullo Hobbit, egli non è stato l’unico sceneggiatore: l’intero gruppo di scrittori comprende Peter Jackson, Philippa Boyens, Fran Walsh e Guillermo del Toro che è stato accreditato come tale per il suo coinvolgimento nel progetto negli stadi preliminari.

[3] Tolkien inserì questa frase, riguardo a Fili e Kili che muoiono difendendo loro zio, in un momento piuttosto tardo della scrittura dell’opera. Secondo John Rateliff, «L’idea che anche i due più simpatici compagni di Bilbo dovessero morire nella battaglia […] compare per la prima volta nella continuazione del dattiloscritto che alla fine (nell’autunno del 1936) sostituì il manoscritto della Terza Fase» (Rateliff p. 684, n. 11). Rateliff sottolinea inoltre che originariamente Thorin era il prozio di Fili e Kili, ma Tolkien lo spostò poi più avanti di una generazione (si veda, ad esempio, Rateliff pp. 444-445, n. 11). Nell’“Appendice A” del Signore degli Anelli, nella sezione sul “Popolo di Durin”, Thorin compare nella genealogia come zio di Fili e Kili.

[4] Verlyn Flieger discute la parentela tra Bilbo e Frodo alla luce del tema zio-nipote nel suo saggio “Frodo and Aragorn: The Concept of the Hero”.

[5] Rateliff commenta che la linea di successione nella concezione di Tolkien della patriarcale discendenza dei re dei Nani esclude i nipoti materni (Rateliff p. 704). All’inizio del Medioevo i giovani parenti della linea materna potevano invece essere i successori di un capo. È quindi interessante che in questo dettaglio Jackson sia più vicino del libro all’originaria usanza medievale.

OPERE CITATE

Flieger, Verlyn (2012), “Frodo and Aragorn: The Concept of the Hero” in Green Suns and Faërie: Essays on J.R.R. Tolkien, Kent State University Press, pp. 141-158. Disponibile anche in Understanding The Lord of the Rings: The Best of Tolkien Criticism, a cura di Rose A. Zimbardo e Neil D. Isaacs (Houghton Mifflin, Boston, 2004), pp. 122-145.
Jackson, Peter (2014), La battaglia delle cinque armate, New Line Cinema.
Jackson, Peter (2013), La desolazione di Smaug,  New Line Cinema.
Klaeber’s Beowulf (2009), a cura di R.D. Fulk, Robert E. Bjork, e John D. Niles, University of Toronto Press, Toronto.
Rateliff, John D. (2007), The History of the Hobbit, 2 voll., Houghton Mifflin, Boston e New York.
“The Battle of Maldon: Hypertext Edition”, Old English Literature: A Hypertext Course Pack. English Faculty, Oxford, 2009.
Tolkien, J.R.R. (2011), Il Signore degli Anelli, Bompiani, Milano 2011.
Tolkien, J.R.R. (2012), Lo Hobbit annotato, a cura di Douglas A. Anderson, Bompiani, Milano.
Tolkien, J.R.R. (2010),  Il ritorno di Beorhtnoth figlio di Beorhthelm, Bompiani, Milano.

(Articolo di Anna Smol, Jackson’s Lost Opportunity: The Death of Sister-Sons
Traduzione di Alberto Ladavas, che ringraziamo per il prezioso contributo)

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