Cartoomics, Ladavas: «Shippey? Uno spasso»

Studiosi: Alberto LadavasMilano quest’anno è centro delle attenzioni della nostra Associazione. Dopo le Serate Boreali con la casa editrice Iperborea, è ora la volta del Cartoomics Movies, Comics and Games 2015, la rassegna milanese dedicata al fumetto, ai giochi e al cinema, che si terrà a Fiera Milano Rho (Padiglioni 16 e 20) dal 13 al 15 marzo 2015. L’AisT parteciperà con uno stand e tre interventi nello spazio dedicato al fantasy. Con una prima edizione che risale al 1992, ormai la manifestazione può vantare grandi numeri: l’anno scorso ben 55.000 visitatori hanno visitato il salone durante i 3 giorni di esposizione.
Locandina Cartoomics 2015Si tratta però di appuntamento che si evolve di anno in anno, arricchendosi di novità e “contaminazioni” con settori che fumetto non sono, ma che dal mondo dei comics traggono linfa vitale: cinema, gadget, fantasy e fantascienza, cosplay. Per tre giorni, quindi, nella fiera il divertimento sarà all’insegna dell’immaginario. Nello stand ufficiale saranno in mostra le illustrazioni di Ivan Cavini, artista tolkieniano tra i più eccelsi che sarà presente in fiera per regalare al pubblico sessioni di sketch e autografi. Per promuovere l’iniziativa, vi proponiamo un’intervista ad Alberto Ladavas, socio dell’Aist e membro del Comitato Scientifico della collana “Tolkien e dintorni” della casa editrice Marietti 1820. L’occasione è ghiotta in vista del suo intervento alla manifestazione milanese sui dieci anni della collana di libri dedicata alla saggistica sulle opere di J.R.R. Tolkien.

L’intervista

Libro: "J.R.R. Tolkien: la via per la Terra di mezzo" di Tom ShippeyCome è nata l’idea per la collana? Perché siete partiti proprio con La Via per la Terra di Mezzo di Tom Shippey?
«L’idea della collana è nata nel 2004 partendo come progetto di traduzione corale coinvolgendo diversi appassionati delle opere di Tolkien che allora gravitavano attorno al newsgroup it.fan.scrittori.tolkien. Uno di questi appassionati, dopo aver letto il libro di Shippey e dopo essersi reso conto della sua importanza per un’approfondita comprensione delle opere di Tolkien, propose di tradurlo a più mani suddividendo tra diversi volontari i vari capitoli».
Come sono stati presi i contatti con la Marietti e cosa caratterizza il vostro rapporto con la casa editrice?
«Tra coloro che all’epoca frequentavano il gruppo c’era Claudio Antonio Testi, segretario dell’Istituto filosofico di studi tomistici di Modena che già pubblicava i propri volumi di saggistica con l’editore Marietti 1820. Non appena Claudio è venuto al corrente del lavoro di traduzione ci ha proposto di sottoporre il progetto all’editore che è stato felice di accoglierlo e che ha poi acconsentito a proseguire con gli altri volumi della collana. Il nostro rapporto con la casa editrice è caratterizzato dall’ampio margine di scelta di cui disponiamo come Comitato scientifico proponendo per la collana i titoli che più ci sembrano meritori di pubblicazione».
Studiosi: Alberto LadavasCome lavorate esattamente? Chi fa cosa, all’interno del Comitato Scientifico?
«Il lavoro del Comitato è un vero e proprio lavoro di squadra. Tutti i membri sono lettori e studiosi di Tolkien, per cui leggono molta saggistica di studiosi stranieri da cui poi vengono estratti i titoli più meritori che proponiamo per la pubblicazione. Claudio si occupa dei rapporti con l’editore, in virtù della sua esperienza ormai consolidata, e con autori ed editori esteri per quanto riguarda i diritti di pubblicazione; in questo è coadiuvato da Roberto Arduini e insieme sono stati spesso curatori dei volumi pubblicati. Lorenzo Gammarelli, Giampaolo Canzonieri ed io ci occupiamo soprattutto della traduzione dei testi, della revisione e della curatela in generale con Giampaolo ormai specializzato nella compilazione degli indici. Tutti e tre abbiamo comunque svolto anche il ruolo di curatori delle pubblicazioni».
Come avviene di solito la scelta degli altri libri, tra i tanti pubblicati ogni anno dalla critica internazionale?
«Finora abbiamo scelto i più significativi per offrire una panoramica a tutto tondo sulla critica tolkieniana nel mondo: siamo partiti dall’approccio linguistico-filologico di Shippey per passare poi a quello filosofico della Flieger, a quello biografico con Garth e poi religioso con Pierce, a quello letterario di Rosebury e, per ultimo, quello psicologico di Green».
Quanto lavoro richiede la traduzione di un libro? Quanti mesi e quanti giri di correzione di bozze?
«Il lavoro è molto variabile in funzione della mole del libro e della complessità dell’originale. Lavorando tutti ai progetti nel proprio tempo libero la traduzione di un libro richiede un tempo compreso tra i 3 e i 6 mesi con almeno 3 revisioni successive delle bozze: una da parte del traduttore e due da parte del curatore».
Ci sono mai state divergenze di opinione all’interno del Comitato Scientifico? In quali occasioni?
«Alcune volte la scelta dei volumi da tradurre e pubblicare non è stata unanime: in alcuni casi si è trattato di decidere la priorità con cui pubblicare diversi volumi validi, in altri alcune proposte editoriali non sono state accolte o sono state accantonate».
Conferenza Shippey a Modena 2013Ha qualche aneddoto da raccontare, un episodio che le piacerebbe ricordare?
«La prima volta che ho incontrato Tom Shippey durante il convegno che abbiamo organizzato il 22 maggio 2010 a Modena è stata un’esperienza molto intensa e piacevole: una persona molto disponibile e alla mano, amabile conversatore e… appassionato di calcio, da bravo inglese! Talmente appassionato che, finito il convegno, durante e dopo la cena Shippey ha insistito per guardare insieme la finale di Champions League Inter – Bayern Monaco e, dopo la vittoria dell’Inter, ha voluto festeggiare con un buon bicchiere di whisky!»
C’è stato un contatto con gli autori dei diversi libri? È difficile la gestione dei rapporti con loro prima, durante e dopo il lavoro che porta alla pubblicazione?
«Alcuni degli autori sono stati contattati per richiedere la concessione dei diritti di traduzione e pubblicazione, un lavoro non facile a volte perché assai difficili da reperire. La quasi totalità è
stata comunque molto collaborativa e disponibile, moltissimi sono stati entusiasti delle nostre proposte e sono poi rimasti in contatto con il Comitato in diversi modi, non ultimi i social network. In pochi e rari casi la gestione è stata più difficoltosa con molti limiti posti a livello editoriali e contrattuale».
Ci sono stati libri che avreste voluto tradurre e di cui non siete riusciti a ottenere i diritti?
«Purtroppo sì: ci sarebbe piaciuto molto inserire nella collana il volume Master of Middle-earth di Paul Kocher, ma per degli strani giochi del mondo dell’editoria non siamo riusciti ad acquisirne in tempo i diritti e il volume è stato poi pubblicato da Bompiani».
Se dovesse scegliere un titolo, quale considera il vostro maggior successo?
«Personalmente sceglierei il nostro primo volume, La via per la Terra di Mezzo di Shippey: un testo davvero fondamentale e imprescindibile, frutto di un lavoro di traduzione e curatela davvero corale e molto lungo e faticoso a causa della sua complessità, ma anche fonte di una grandissima soddisfazione quando ho finalmente avuto il testo tra le mani».
Avete anche qualche rimpianto?
«Il mio più grosso rimpianto è non essere riusciti a fare di più, non aver pubblicato più libri… ma purtroppo lavoriamo tutti come appassionati, quindi con un tempo limitato, e il momento che stiamo attraversando non è nemmeno dei migliori sotto il profilo economico, per cui non possiamo chiedere un ulteriore sforzo alla casa editrice e ai nostri lettori».
Studiosi: Alberto LadavasBen tre dei vostri titoli non sono traduzioni, ma scritti originali: quali sono le motivazioni che vi hanno portato a inserirli nella collana?
«Dopo 5 anni dalla pubblicazione del primo volume della collana, nel 2009 abbiamo ritenuto che i tempi fossero ormai maturi per soddisfare l’esigenza di iniziare anche in Italia un riflessione seria e approfondita sulle opere di Tolkien, dopo che per decenni il mondo accademico italiano non si era mai occupato del Professore di Oxford relegandolo tra gli autori di genere per bambini. Da questa esigenza nasce La falce spezzata, il nostro primo volume di scritti originali, a cui poi hanno fatto seguito Tolkien e la filosofia, che raccoglie gli atti del convegno che abbiamo organizzato a Modena nel 2010, e il volume C’era una volta… Lo Hobbit, nato con l’intento di fornire un approfondimento a vari livelli sul primo romanzo di Tolkien. I primi due volumi sono stati anche tradotti in inglese dalla prestigiosa casa editrice Walking Tree Publishers».
Quali libri potremo leggere in futuro? Avete già in programma qualche nuova traduzione?
«Proprio in questo periodo stiamo discutendo del prossimo volume della collana, ma al momento non posso dire di più perché il progetto non è ancora definito nella sua completezza e c’è ancora una certa quota di riserbo e incertezza. Non appena avremo la conferma definitiva daremo sicuramente l’annuncio sui nostri consueti canali d’informazione!».

PROGRAMMA DEGLI INTERVENTI AIST:

Venerdì 13 ore 17:00
Ivan Cavini
Disegnare e costruire la Terra di Mezzo

Sabato 14 ore 10:30
Alberto Ladavas
Dieci anni di Tolkien e dintorni

Domenica 15 ore 11:30
Claudio Antonio Testi
La Terra di Mezzo tra angeli incarnati e pagani virtuosi

LINK ESTERNI:
– Vai al sito ufficiale di Cartoomics Movies, Comics and Games 2015
– Vai alla pagina Facebook ufficiale di Cartoomics 2015
– Scarica qui il programma dell’Agorà Fantasy

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2 Comments to “Cartoomics, Ladavas: «Shippey? Uno spasso»”

  1. Eva ha detto:

    Solo due parole per confermare il mio apprezzamento per il grande lavoro che state facendo.
    Mille grazie

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