Thomas Honegger: Bilbo è veramente lo zio di Frodo?

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Gloria Larini socia AIST e dell’Associazione Italiana di Cultura Classica “Atene e Roma” (Delegazione di Siena), ha recensito per noi l’ultimo lavoro di Thomas Honegger, «’Uncle me no uncle!’ Or Why Bilbo Is and Isn’t Frodo’s Uncle» pubblicato su “Journal of Tolkien Research” 9, 1/4 (2020): 1-11. Sull’argomento avevamo già pubblicato una interessante riflessione ad opera di Alessandro Mazza, nel novembre 2018, in La parentela di Bilbo e Frodo: facciamo chiarezza
, e indirettamente anche in L’opportunità perduta da Jackson: la morte dei nipoti, traduzione dell’articolo di  Anna SmolJackson’s Lost Opportunity: The Death of Sister-Sons

1. La questione

Libro di Jane Chance: Tolkien, Self and OtherJane Chance più volte nel suo Tolkien, Self and Other. This Queer Creature definisce Frodo «nipote di Bilbo», come la maggior parte dei critici (Cf. Werber 2018: 95), ma altrove afferma che è sia «cugino» (cousin) sia «nipote» (nephew) (cf. Honegger: 1). Prendendo spunto da questa constatazione, che riflette una certa incertezza terminologica della critica, Thomas Honegger analizza sotto varie prospettive la questione della parentela tra Frodo e Bilbo, evidenziando che è impossibile nella realtà essere contemporaneamente «cugini e nipoti» di qualcuno. Sin da subito l’autore anticipa una possibile soluzione, mettendo in evidenza che nell’uso linguistico comune, ad esempio, i termini «cugino» (cousin) e «zio» (uncle) sono utilizzati in maniera approssimata anche in alcuni contesti quotidiani reali.

2. Il metodo

Genealogia Bilbo e FrodoL’articolo raccoglie in modo dettagliato le informazioni che Tolkien stesso fornisce sull’albero genealogico di Bilbo e di Frodo. Indagando le occorrenze testuali tra cui l’Appendice C del Signore degli Anelli (LotR: 1099-1105) e il commento di Gaffer Gamgee nel capitolo A Long Expected Party (LotR: 23), lo studioso ricostruisce nel dettaglio i due alberi genealogici di Bilbo e di Frodo prima in linea maschile e poi in linea femminile. Per la linea maschile Frodo, rispetto a Bilbo, è cugino di secondo grado e Bilbo, per Frodo, è zio di secondo grado; seguendo la linea femminile, invece, la parentela risulta più stretta ed effettivamente Bilbo diventa zio di primo grado di Frodo e Frodo, a sua volta, nipote di primo grado di Bilbo. L’autore ricorda che a questa stessa conclusione sono giunte già nel 2012 le sorelle Megan e Laura (si può vedere qui), che è coerente con il racconto di Gaffer Gamgee (LotR: 23). Honegger deduce, quindi, che fino ad ora nella critica ha prevalso un principio di semplificazione della parentela tra Bilbo e Frodo, secondo il quale «i rapporti familiari complessi sono reinterpretati come concetti più semplici e più facili da comprendere» (cf. Honegger: 4: complex family relationships are re-interpreted as simpler and easier to understand concepts). In fin dei conti, anche nel testo di Tolkien i personaggi, parlando tra loro, tendono a semplificare le parentele almeno in contesti familiari e confidenziali, come fa Bilbo nel suo discorso di compleanno, in cui definisce Frodo «mio erede e nipote» (LotR : 30 my heir and nephew; cf. Honegger: 5). L’autore conclude che questa consuetudine «può essere collegata all’uso generico dell’Inglese Antico nefa, semanticamente meno specifico. Tale parola, infatti, può significare indistintamente nell’inglese moderno “nephew”, “grandson” o “step-son”» (cf. Honegger: 5 n. 2). Honegger considera anche l’uso che l’autore fa di tali termini nel Prologo de Il Signore degli Anelli e conclude che in Tolkien si verifica uno scarto rispetto al piano narrativo, in quanto in questo caso non è il personaggio presunto autore del Red Book of Westmarch a esprimersi, ma l’editore-traduttore, per cui non assume più la stessa importanza il registro colloquiale della lingua: il complesso rapporto di parentela tra Bilbo e Frodo qui viene espresso in un modo più oggettivo (Honegger: 6). In un’edizione successiva alla prima, infatti, si nota che, proprio in questo luogo del testo, il termine nephew, nipote, è messo tra virgolette, a significare che la parentela è considerata non totalmente corretta (Honegger: 6). Si evidenzia poi, come per altri aspetti della narrazione, che il rapporto tra Bilbo e Frodo ha attraversato “diverse fasi” (several stages) nelle opere di Tolkien, come è sottolineato dal figlio e critico Christopher Tolkien in The Return of the Shadow (Honegger: 6). Pertanto, se l’erede di Bilbo è suo figlio Bingo Baggins (Return: 40), è necessario che si chiarisca l’uso non coerente dei termini nephew e niece, “nipote”, in Return: 36: anche nella versione finale l’uso linguistico non è preciso e in LotR: 21 si trova l’espressione ancor più generica “cugini più giovani” (younger cousins). Per questo motivo, forse, leggendo il testo in maniera superficiale, la critica generalmente fa uso di ambedue i termini “zio” (uncle) e “nipote” (nephew), dando valore soprattutto al legame affettivo tra i due personaggi, che è tipico di una parentela più stretta.

3. L’approccio filologico

Compleanno Bilbo Baggins BaskhiNell’ultima parte dell’articolo Honegger cerca di scoprire «perché Tolkien non li ha fatti diventare zio e nipote in un senso genealogico» più preciso (Honegger: 7: Why didn’t Tolkien make them uncle and nephew in the genealogical sense) ed evidenzia che il termine nephew, “nipote”, è attestato soprattutto nei «riferimenti storici» (Honegger: 7, n. 5: historical accounts relating the history of Númenor and Gondor).
Infatti Bilbo è figlio unico e quindi non può avere nipoti (cf. Lo Hobbit: 271) e pertanto il termine non è usato per definire un grado di parentela realistico. Non altrettanto sembrano fare, ad esempio, i nani: Thorin distingue i gradi di parentela del suo popolo in maniera molto dettagliata (Lo Hobbit, 60; cf. Honegger: 8) e anche ne Lo Hobbit (ivi: 176) si leggono definizioni precise dei loro legami di parentela. Honegger, facendo il confronto con alcuni motivi letterari della tradizione inglese. Motiva questo fatto con il gusto dell’imitazione delle antiche genealogie eroiche. Infatti «il solito epiteto che sta per nipote nella letteratura eroica germanica è riferito solo “al figlio del figlio” o al “figlio della sorella” non ad altri» (Honegger: 7: the usual epithet for nephew in heroic Germanic literature is sister-son or sister’s son). L’autore riferisce esempi letterari che riguardano un uso preciso dei patronimici e delle genealogie in testi tradizionali germanici, cui Tolkien fa, evidentemente, riferimento a livello terminologico ed espressivo, sottolineando la loro precisione nell’indicare la relazione di parentela. Infatti l’Inglese Antico possedeva termini diversi a seconda del tipo di legame di avunculate, termine intraducibile in italiano, che indica, come scrive Laurent Gabail, qualsiasi rapporto di parentela tra il fratello della madre e il figlio della sorella (Honegger: 8 any special relationship between a mother’s brother (MB) and a sister’s son (ZS)).
Frodo e Bilbo - Anke EissmannHonegger si domanda anche «perché, allora, Tolkien non ha fatto in modo che Frodo fosse figlio della sorella di Bilbo» (Honegger:10: why, then, didn’t Tolkien make Frodo Bilbo’s sister-son?). Secondo una parte della critica (per esempio nell’articolo di Verlyn Flieger Frodo and Aragorn: The Concept of the Hero del 2004) Frodo assume le caratteristiche letterarie del giovane eroe, che porta a termine le imprese dell’avo famoso. L’autore cita alcuni critici che hanno riflettuto su questo aspetto come Chance (2016: 234), Potts (2018) ed anche lui stesso in un saggio del 2018, di cui il presente articolo costituisce un approfondimento. Probabilmente  ̶  conclude Honegger  ̶  una parentela troppo lontana avrebbe violato quei legami tradizionali di sangue, che invece sono alla base del comportamento eroico di Frodo, dovuti anche al profondo rapporto affettivo con Bilbo. Quindi Frodo risulta essere “nipote” non solo secondo un uso diffuso nel linguaggio quotidiano confidenziale, ma anche secondo un criterio letterario e tradizionale, che si collega all’epopea eroica inglese, in quanto Frodo si pone come continuatore delle gesta dello zio. È importante però, per il critico e il lettore, non pensare mai a Frodo come “nipote” nel senso di “figlio di una sorella” (sister-son) (Honegger 10: first and second cousin once removed either way may sometimes be a nephew, but never a sister-son!).

4. Osservazioni conclusive

Frodo scrive le memorieLe tesi esposte nell’articolo sono interessanti, perché riassumono le riflessioni della critica precedente su questa incongruenza terminologica e offrono una motivazione ragionata di tipo non solo genealogico, ma anche filologico e letterario. Honegger analizza innanzitutto le testimonianze all’interno delle opere di Tolkien e prosegue con un confronto accurato con parole indicanti questo tipo di parentela nelle letterature antiche.
Inoltre pone l’accento su due possibili livelli di lettura del testo, uno più superficiale e uno più approfondito, mettendo in evidenza che, effettivamente, si nota una mancanza di coerenza su tale parentela anche nell’opera. L’uso dei termini “nipote” (nephew) e “zio” (uncle) presenta una sovrapposizione semantica nelle varie fasi di redazione del testo, che può essere compresa solo se si considera il punto di vista dei personaggi: Tolkien sembra voler dimostrare che esiste una diversa percezione della parentela a seconda di chi pensa ed esprime il rapporto genealogico, poiché nel registro linguistico confidenziale e familiare i due termini “zio” (uncle) e “nipote” (nephew) hanno spesso un uso estensivo e non riconducibile ad criterio genealogico. Al contrario in contesti letterari eroici, o che imitano la tradizione letteraria eroica inglese (e non solo), Tolkien tende a far uso di termini più precisi, che però sono caduti in disuso nell’inglese moderno.

5. Possibili sviluppi della ricerca

Osburg and King AlfredUna possibile continuazione di questo studio è ventilata dallo stesso autore, quando scrive che «il termine dell’Inglese Antico che indica la “figlia della sorella”, come il suo più noto corrispettivo “figlio della sorella”, ovvero sister-son […] (cf. Honegger: 9, n. 7: the term sister-daughter, like its better-known counterpart sister-son, goes back to Old English times) può portare ad una nuova ricerca che sondi se l’uso di tali termini sottintenda anche un particolare rapporto affettivo, oltre che di parentela, tra la figlia di una sorella e suo zio, simile a quello tra il figlio della sorella e suo zio» (Honegger:8 n. 9 similar to that of sister- son and uncle). Pertanto l’articolo attraverso un’indagine testuale e filologica puntuale e utilizzando come prove alcuni riferimenti significativi presenti nelle opere di Tolkien e nella tradizione letteraria, che sta alla loro base, riesce a motivare e a chiarire i motivi di alcune approssimazioni terminologiche della critica e dell’opera stessa riguardo al grado di parentela tra Bilbo e Frodo. Si dimostra anche indirettamente che l’opera di Tolkien si colloca vicino alla cultura letteraria tradizionale inglese, ma tende ad imitare il punto di vista e il registro linguistico proprio dei due personaggi, per i quali il legame affettivo risulta molto più forte e vivo di qualsiasi legame di sangue. L’articolo è corredato da una interessante e ampia bibliografia di riferimento.

Recensione a «’Uncle me no uncle!’ Or Why Bilbo Is and Isn’t Frodo’s Uncle» di Thomas Honegger, “Journal of Tolkien Research” 9, 1/4 (2020): 1-11

Gloria Larini

ARTICOLI PRECEDENTI:
– Vai all’articolo La parentela di Bilbo e Frodo: facciamo chiarezza
– Vai all’articolo su L’opportunità perduta da Jackson: la morte dei nipoti

LINK ESTERNI:
– Vai al sito Hobbit Genealogy

 


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