È stato pubblicato nella prestigiosa collana Cormarë Series della casa editrice Walking Tree Publishers il volume Arda Notebooks: the Best of I Quaderni di Arda, ovvero l’antologia in inglese di articoli tratti dai primi tre numeri dei Quaderni di Arda: rivista di studi tolkieniani e mondi fantastici. Il volume è stato tradotto da Greta Patriarca e curato da Claudio A. Testi, Roberto Arduini e Wu Ming 4.
L’indice del volume
Series Editor Preface, vii
C. Testi, R. Arduini, Wu Ming 4, Preface: The Italian Way, ix
Fulvio Ferrari, Tolkien at the Crossroads of Fantasy, 1
Francesca Di Blasio, Ethics and Experimentation in Tolkien’s Imagined Worlds: Twentieth-Century Avant-Garde Influences, 21
Allan Turner, Myth, History, and Reconstruction, 37
Thomas Honegger, Re-enchanting a Dis-enchanted World: Tolkien (1892-1973) and Lovecraft (1890-1937), 55
Maria Elena Ruggerini, Sellic Spell: A Bilingual Fairy Tale by J.R.R. Tolkien, 75
Ottavio Fatica, Trust the Tale: Re-translating The Lord of the Rings, 97
Colin Manlove, Tolkien’s Style, 119
Eleonora Amato, How Prose Becomes Poetry: Poetical Prose in The Lord of the Rings, 135
Luca Manini, One Verse to Evoke, One Verse to Narrate: Observations on Tolkien’s Poetic Style, 153
La Prefazione (versione in italiano)
The Italian Way
Il presente volume raccoglie una selezione degli articoli pubblicati sui primi tre numeri dei Quaderni di Arda: rivista di studi tolkieniani e mondi fantastici a cura dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani. La rivista non ha radici accademiche, la redazione è composta da studiosi indipendenti e autodidatti, che svolgono professioni diverse. Nondimeno la nascita dei Quaderni di Arda corona un percorso che nell’arco di quasi vent’anni ha rifondato gli studi italiani sull’autore di Oxford in Italia, e si propone come crocevia tra il mondo accademico e il fandom. Questa è forse una delle peculiarità che caratterizzano la vicenda della ricezione dell’opera di Tolkien in Italia, la quale ha conosciuto fasi molto diverse, a partire dalla prima pubblicazione del Signore degli Anelli tra la fine degli anni Sessanta e i primi anni Settanta del secolo scorso.
Per circa un trentennio (1970-2001), in Italia Tolkien è stato apprezzato da un’esigua minoranza di critici letterari e studiosi di varia estrazione culturale, veri e propri pionieri che sono andati contro corrente. Per il resto la conoscenza e diffusione della sua opera nel nostro paese è stata esclusivo merito del passaparola tra lettori appassionati.
Il canone neorealista affermatosi nel secondo dopoguerra infatti ostacolava l’apprezzamento per la narrativa fantasy da parte dei critici letterari, specialmente nei confronti di un autore che riutilizzava il patrimonio mitico-folklorico anglosassone. Per quanto questo snobismo fosse paradossale nel paese di Dante Alighieri e Ludovico Ariosto, tra i più grandi narratori fantastici di tutti i tempi, sta di fatto che soprattutto l’intellighenzia progressista per decenni non ha considerato Tolkien degno di nota, relegandolo nell’ambito dei cosiddetti fenomeni “para-letterari”.
In questo senso non è stato d’aiuto nemmeno il fatto che una componente minoritaria dell’estrema destra italiana negli anni Settanta avesse fatto di Tolkien un autore di culto, leggendo Il Signore degli Anelli come un manifesto politico-culturale che celebrava la tradizione e l’identità europea bianca, l’eroismo nordico e le monarchie sacre, accostandolo spesso al pensiero del filosofo razzista e antisemita Julius Evola, teorico della tradizione sacrale metastorica.
Su Tolkien dunque ha pesato a lungo uno stigma politico e culturale che soltanto il grande successo della prima trilogia cinematografica di Peter Jackson è riuscito a incrinare, trasformando la Terra di Mezzo in un luogo dell’immaginario collettivo e della cultura di massa. Proprio negli anni Zero, sotto la spinta dei film, è iniziato un lento ma inesorabile mutamento nella ricezione di questo autore, ed è in quel periodo che affondano le radici di una nuova via italiana a Tolkien, quella che porterà in seguito alla nascita dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani (2014) e dei Quaderni di Arda (2019). L’impatto della trilogia di Jackson infatti ha improvvisamente reso nota la Terra di Mezzo a chiunque, ha moltiplicato le vendite dei libri di Tolkien, facendolo uscire dai confini della sottocultura nerd e del fandom. E poiché cultura pop e cultura accademica sono molto più interconnesse di quanto si creda, nelle università italiane – come in quelle del resto del mondo – ha iniziato ad aumentare il numero delle tesi di laurea su Tolkien, mentre sul territorio nazionale nascevano nuove associazioni di fan.
Lo scopo di alcune di queste associazioni è stato fin da subito quello di non dedicarsi soltanto alla divulgazione dell’opera letteraria e all’organizzazione di raduni di appassionati, ma anche e soprattutto alla costruzione di ambiti di studio vero e proprio che in Italia erano sempre mancati, nonché alla traduzione e pubblicazione in italiano delle più importanti monografie scientifiche su Tolkien. Tra il 2005 e il 2016, su impulso dell’Istituto Filosofico di Studi Tomistici di Modena, studiosi esterni all’ambito accademico hanno curato la collana Tolkien e dintorni della casa editrice Marietti 1820, la quale è arrivata a contare oltre una dozzina di titoli, tra i più importanti “classici” della saggistica internazionale. Tra questi spiccano: The Road to Middle-earth di Tom Shippey, (2005) Splintered Light di Verlyn Flieger, (2007), Tolkien and the Great War di John Garth (2007), Tolkien: A Cultural Phenomenon di Brian Rosebury (2009), Tolkien: Man and Myth di Joseph Pearce (2010), The Inklings di Humphrey Carpenter (2011), The Hobbit: A Journey into Maturity di William Green (2014). E non vanno dimenticati i due volumi di scritti di Tolkien, The Transmission of Thought and the Numeration of Elves (2008) e The Re-incarnation of Elves and other writings (2016).
In quegli anni gli studi tolkieniani italiani sono usciti definitivamente dall’autoreferenzialità protrattasi per quasi quattro decadi, e hanno iniziato a confrontarsi con l’ambito degli studi internazionali.
In questo passaggio cruciale c’è una data spartiacque, che segna davvero l’inizio di una nuova era. È il 2010, quando nella città di Modena venne organizzato il primo convegno con ospiti Tom Shippey, Verlyn Flieger e Christopher Garbowski, in dialogo con studiosi italiani sul tema “Tolkien e la filosofia”. A organizzare quel convegno seminale erano l’Istituto Filosofico di Studi Tomistici e l’Associazione Romana Studi Tolkieniani. Quest’ultima sarebbe poi confluita nell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani.
Quello fu soltanto il primo degli inviti che i grandi studiosi di Tolkien hanno ricevuto in Italia. Negli anni seguenti sono stati organizzati due incontri di studio con Verlyn Flieger (2011 e 2016), due con Tom Shippey (2013 e 2022), nonché con Patrick Curry (2019) ed Edouard Kloczko (2021).
A segnare il nuovo corso degli studi italiani è stato poi l’ingresso di Tolkien nell’università, scandito da una serie di convegni accademici che hanno visto la partecipazione di studiosi internazionali. Oltre a Flieger e Shippey, che dopo il convegno del 2010 hanno partecipato rispettivamente a quello del 2016 e 2017, vanno ricordati Thomas Honegger (2015, 2017), Mark Atherton (2015), Allan Turner (2017), Renée Vink (2020). Insieme a questi hanno partecipato accademici italiani, traduttori e studiosi dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani, la quale è stata spesso anche promotrice degli eventi. In seguito a questa apertura e spinta innovativa, anche altri soggetti e associazioni si sono mosse per attivare un dialogo con la comunità internazionale degli studi tolkieniani, e nelle riviste specializzate britanniche e americane hanno iniziato ad apparire articoli di autori italiani.
Se fino a quel momento Tolkien era entrato nei programmi accademici grazie ad alcuni precursori come Oriana Palusci e Carlo Pagetti dell’Università di Milano, nel 2014 è stata l’Università di Palermo a organizzare il convegno “Viaggio ed eroismo nel Signore degli Anelli”; seguita dall’Università di Trento con i convegni intitolati “All’ombra del Signore degli Anelli: le opere minori di J.R.R. Tolkien” (2015) e “Tolkien e la letteratura della Quarta Era” (2017). Lo stesso ateneo ha patrocinato anche il convegno di Verona “La Generazione Perduta: miti che nascono dalla Grande Guerra. J.R.R. Tolkien, C.S. Lewis e l’esperienza degli autori inglesi nel primo conflitto mondiale” (2016), e quello successivo, “Fallire sempre meglio: tradurre Tolkien, Tolkien traduttore” (2020). Nel frattempo si è tenuto anche il convegno all’università di Parma, “Tolkien tra lingua e scrittura” (2017), e più recentemente il convegno “Tolkien: l’uomo, il mito, la storia”, all’Università Statale di Milano (2021).
L’elenco si allungherebbe di molto aggiungendoci le giornate di studio e i convegni extra-accademici, come ad esempio quello su “Gli animali nella Terra di Mezzo” presso il Museo delle Religioni di Velletri (2023) e i seminari e conferenze tenuti in corrispondenza dei vari festival e raduni legati al fantastico, come ad esempio il Lucca Comics&Games.
Questa intensa attività ha portato non solo a un fiorire di pubblicazioni saggistiche in italiano, ma anche alla loro traduzione e pubblicazione in inglese, in particolare per i tipi della Walking Tree Publishers. Il primo volume è stato The Broken Scythe (2012), una raccolta di saggi italiani sul tema della morte nell’opera di Tolkien e forse la prima monografia pubblicata su questo tema. A seguire sono stati pubblicati in inglese gli atti del già menzionato convegno di Modena, Tolkien and Philosophy (2014), il libro di Claudio A. Testi, Pagan Saints in Middle-earth (2018), e la collettanea Tolkien and the Classics (2019). Tutte queste sono traduzioni di saggi usciti prima in Italia, che hanno contribuito a far conoscere gli studi italiani all’estero.
Infine, un altro aspetto importante di questa rinascita è stata la collaborazione dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani con l’editore italiano di Tolkien, Bompiani, che nel 2016 ha avviato la ritraduzione di gran parte dell’opera e, negli anni successivi, la traduzione dei testi che ancora mancavano all’appello, tra cui la History of Middle-earth, al momento giunta al sesto volume. Tra tutti i testi ritradotti spicca la nuova traduzione del Lord of the Rings realizzata da Ottavio Fatica, tra i più rinomati traduttori letterari italiani, che ha rivelato per la prima volta al pubblico del nostro paese la varietà stilistica e linguistica del masterpiece tolkieniano.
La caratteristica saliente di tutto questo percorso non è soltanto il confronto tra studiosi stranieri e italiani, ma anche quello tra accademici e studiosi non professionisti, cioè tra studiosi e fandom. L’idea di fondo è che Tolkien possa e debba essere studiato come un classico della letteratura e come saggista, e congiuntamente come fenomeno culturale con tutte le sue molte diramazioni, siano esse trasposizioni ludiche, audiovisive, musicali o artistiche.
Alla luce del ruolo fondamentale avuto nel processo di rifondazione degli studi tolkieniani italiani, sul finire del decennio scorso l’AIST ha deciso di dotarsi di una rivista che fungesse da collettore del lavoro svolto, riunendo atti di convegni e interventi su argomenti specifici. Ogni numero della rivista infatti è monografico, con il focus su un determinato tema connesso all’opera di Tolkien, ed è corredato da alcuni articoli off topic, recensioni di libri o traduzioni di articoli stranieri.
Come detto, il presente volume contiene un’antologia di alcuni degli articoli più significativi dei primi tre numeri (2019-2023), mentre in Italia è già uscito il quarto (2024). L’auspicio è quello di poter proporre periodicamente raccolte come questa per i lettori anglofoni, in modo da dare agli studiosi di altri paesi un assaggio dello stato degli studi tolkieniani italiani e del loro approccio alla materia.
Dal primo volume della rivista, dedicato al rapporto dell’opera di Tolkien con alcuni autori del suo tempo, provengono i primi quattro saggi di questa raccolta, presentati al convegno trentino del 2017, “Tolkien e la letteratura della Quarta Era”. In particolare Fulvio Ferrari, docente di filologia germanica all’Università di Trento, spiega come l’opera di Tolkien sia una lente attraverso la quale leggere tutta la narrativa fantastica precedente e successiva, definendola un “crocevia”. La professoressa di letteratura inglese dello stesso ateneo, Francesca Di Blasio, formula invece un confronto con una delle più celebri autrici moderniste, Virginia Woolf, scoprendo interessanti analogie con Tolkien, pur nell’inevitabile distanza. Allan Turner e Thomas Honegger affrontano rispettivamente il rapporto tra Tolkien e la sua “allieva” Mary Renault, prolifica autrice di romanzi storici, e il confronto con H. P. Lovecraft, rifondatore del genere fantastico-horror.
Dal secondo numero della rivista, dedicato alle traduzioni dell’opera di Tolkien e a Tolkien traduttore, sono stati selezionati due saggi molto diversi tra loro, presentati al convegno del 2020 “Fallire sempre meglio: tradurre Tolkien, Tolkien traduttore”. La germanista Maria Elena Ruggerini analizza la riscrittura in inglese moderno delle fonti leggendarie del Beowulf da parte di Tolkien in Sellic Spell, nonché il rapporto dell’autore con l’Old English. Ottavio Fatica racconta invece cosa ha scoperto dello stile di Tolkien traducendo The Lord of the Rings, regalando ai lettori – non solo italiani – alcune suggestioni davvero interessanti. Se la traduzione è lo specchio del testo, allora questa riflette e si riflette – nel doppio senso di rimandare l’immagine e di speculare – sul testo stesso, rivelandone in certi casi alcune pieghe nascoste.
Infine dal terzo numero dei Quaderni di Arda, incentrato sullo stile letterario di Tolkien, provengono gli ultimi tre saggi. Il primo è il testo di una conferenza del compianto critico letterario Colin Manlove, in cui vengono rivelati aspetti dell’arte narrativa tolkieniana che stanno alla base della ritrattazione e riscoperta da parte di Manlove dell’opera del Professore. Il testo venne donato svariati anni fa dallo stesso Manlove ad alcuni futuri soci dell’AIST ed è stato importante farlo conoscere.
Il secondo articolo è stato scritto da Eleonora Amato, una socia AIST, che dopo la laurea in lingua e letteratura inglese con una tesi di laurea su Tolkien, collabora regolarmente con la rivista. Amato affronta la prosa poetica nel Lord of the Rings, una delle caratteristiche più peculiari e non troppo studiate dello stile letterario di Tolkien.

Ultimo ma non ultimo, il saggio di un altro traduttore italiano di Tolkien, Luca Manini, che prende invece in esame lo stile della poesia tolkieniana, spesso immeritatamente oscurata dalla complessità delle trame narrative e dalla grandiosità dei personaggi.
La “squadra” è estremamente composita e include autori di varia provenienza, estrazione e specializzazione. Questo melting pot, come si è detto, è uno dei tratti connotativi dell’approccio sviluppatosi nel nostro Paese, ed è quello che facendo di necessità virtù, con relativamente pochi mezzi, appoggiandosi alle comunità dei fan e a una manciata di atenei, nell’arco degli ultimi vent’anni ha tracciato la via italiana a Tolkien.
Roma, Modena, Bologna, ottobre 2024.
Roberto Arduini, Claudio A. Testi, Wu Ming 4
La storia continua
Nel corso del 2025, come scritto qui, la rivista è entrata a far parte del Sistema Bibliotecario di Ateneo dell’Università di Messina allineando la propria produzione scientifica ai principi dell’open access e rendendo i contenuti liberamente fruibili online.
Lo scorso dicembre è stata inoltre lanciata la call for papers per il 2026 con l’obiettivo di pubblicare il vol. 2 della nuova serie entro la fine dell’anno.
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