Montelago: ecco il resoconto del festival

Montelago Celtic Festival: le conferenze 1Trenta ore di musica no stop, 17 concerti, 2 palchi, 70 espositori del mercato celtico, 55 ettari a disposizione per campeggio, parcheggi e festa, 12mila contatti su Facebook, 150mila presenze in 9 edizioni da 87 province italiane, 22 paesi europei, 18 extraeuropei. Sono questi i numeri del Montelago Celtic Festival che si è svolto il 3 e 4 agosto sull’altopiano di Colfiorito, a Taverne di Serravalle di Chienti. Quest’anno le presenze hanno superato ogni aspettativa, superando abbondantemente le 20mila persone. Ne avevamo dato il programma, ora ecco il resoconto.

Il Montelago Celtic Festival è nato 10 anni fa da un’idea di due musicisti viaggiatori, con il vizio di fantasticare, Maurizio Serafini e Luciano Monceri, per far rivivere le atmosfere di una cultura che manifesta il meglio sotto le stelle. È infatti la festa di musica celtica sull’Appennino umbro-marchigiano. Musica, cultura, tradizioni, storia, ambiente, sport e progetti sociali, il tutto in uno scenario suggestivo. Al festival, sostenuto anche dalla Regione Marche, hanno partecipano non solo gli appassionati della musica e delle tradizioni celtiche, ma anche i turisti della montagna, i motociclisti in tour per l’Italia, famiglie con bambini, campeggiatori e amanti della vacanza alternativa.

Tra il suono di una cornamusa, le tende da campeggio e il vento che mitigava il clima ardente, si sono tenute anche le conferenze nella Tenda Tolkien, che ha ospitato le due sessioni di studio su “Visioni dalla Contea: Tolkien e la tradizione fantasy irlandese”. Da segnalare nel primo giorno l’intervento di Vito Carassi (Il Fairy-Tale: un ponte tra mondi paralleli, dal folklore alla letteratura) e nel secondo Cesare Catà (Fairy Stories e Fairy Tales: la scrittura e gli esseri fatati in J.R.R. Tolkien e W.B. Yeats) e Luisa Paglieri (Shakespeare e la tradizione celtica), coordinati dalla scrittrice e giornalista di Radio Rai 3 Loredana Lipperini.

Montelago Celtic Festival: la conferenza di Cesare CatàI tre seminari hanno permesso di inquadrare il forte legame tra Irlanda e fairy tale, cioè i racconti di fate, molto presenti anche nelle opere di Tolkien e Shakespeare. Il taglio complessivo era però qui incentrato su alcuni aspetti salienti della ricca e multiforme tradizione narrativa irlandese, con al centro poeti e scrittori moderni come Yeats e Joyce. Si è ben capito come il racconto di fate operi come una sorta di zona franca, di area di transizione in cui convergono credenze popolari e creatività individuale, tradizione orale ed elaborazione letteraria, vicende storiche e ricostruzioni fantastiche, visioni del mondo che di volta in volta si scontrano o si fondono, in ogni caso offrendo un’immagine della realtà più profonda e complessa. Anche l’intervento su Shakespeare ha mostrato come alla base di alcune opere tra le più famose del Bardo, ci siano radici celtiche (soprattutto in Macbeth, Cimbelino e Re Lear, ma anche in Sogno di una notte di mezza estate e addirittura in Amleto) perché moltissime delle tradizioni popolari inglese sono debitrici del loro sostrato britannico.
Interessante è stato anche l’intervento di Chiara Nejrotti su Tolkien e l’immaginario celtico: un rapporto contraddittorio.

Le conferenze dell’ArsT

Tutta la nostra attenzione non poteva però che andare alle conferenze tenute da nostri soci, stavolta ben tre interventi, tutti rivolti al rapporto tra Tolkien e Irlanda, così da formare un ideale percorso che ha toccato tutte le tematiche possibili su come lo scrittore vedesse l’isola, la sua storia, la lingua e la letteratura. Ne è emersa una bella panoramica che ha fatto ben capire all’attento pubblico come Tolkien amasse le “antiche cose celtiche”, con un interesse più per il Galles che per l’Irlanda, ma con una predilezione verso quelle tipiche manifestazioni della cultura irlandese, il mondo magico di un popolo soprannaturale come gli Elfi, che poi trasmise nelle sue opere, cercando di render loro giustizia.

Ecco gli estratti dei nostri tre seminari:

La filologia dell’invidia: Tolkien e le “antiche cose celtiche” di Roberto Arduini
Solo negli ultimi anni gli specialisti hanno iniziato a evidenziare l’importanza che le lingue e le letterature di Galles e Irlanda ebbero sulle opere di J.R.R. Tolkien. Contrariamente a quanto si pensava, l’autore del Signore degli Anelli non solo si ispirò al gallese per creare le lingue elfiche, ma provava un sentimento ambivalente per quelle tradizioni antiche e medievali che erano «incoerenti», ma al tempo stesso avevano una «folle, luminosa e sfuggente bellezza» che lo scrittore
cercò di ricreare nelle sue storie e che permeano soprattutto Il Silmarillion, la sua opera postuma che narra gli eventi delle prime Ere della Terra-di-mezzo.

Montelago Celtic Festival: la conferenza di Beatrice LuzzattiGandalf e i druidi: l’eco lontana del magico e del meraviglioso in Tolkien di Beatrice Luzzatti
«Non immischiarti nelle faccende degli stregoni». Con queste parole J.R.R. Tolkien parla di Gandalf, uno dei personaggi principali del Signore degli Anelli e dello Hobbit. Narrando le gesta del “grigio pellegrino”, lo scrittore si rifà soprattutto alla mitologia nordica, al vagabondare del Dio Odino. Ma una serie di indizi nelle opere e nelle lettere porta anche a quelle figure misteriose che furono i druidi delle culture celtiche, alla loro magia e al loro fascino.

 

Tolkien, gli Elfi e l’Irlanda di Lorenzo Gammarelli
Nel sub-creare il popolo degli Elfi, protagonisti delle sue prime e più mitologiche storie, J.R.R. Tolkien prese ispirazione da numerose fonti. Nonostante abbia più volte scritto il contrario, o forse proprio a causa delle sue proteste, possiamo senz’altro includere anche i Tuatha Dé Danan e il Libro delle Invasioni d’Irlanda fra le fonti d’ispirazione.

ECCO LA FOTOGALLERY:

 

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