Signore degli Anelli, in 90 Paesi copyright finito

Title page LOTRQuando l’orologio ha battuto la mezzanotte del 1 gennaio 2024, le opere letterarie di J.R.R. Tolkien sono diventate di dominio pubblico. Non tutte, ma solo quelle pubblicate in vita, tra cui ci sono Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli. Non in Europa e negli Stati Uniti, ma “solo” in Nuova Zelanda, Bielorussia, Bolivia, Egitto e gran parte dell’Africa e dell’Asia. Si tratta di ben 90 Paesi in tutto. La notizia segna un cambiamento fondamentale nel controllo e nell’uso di uno degli universi fantastici più amati al mondo. Le persone in quei Paesi sono libere di adattare quelle opere (e trarne profitto) come preferiscono. Tuttavia, questo sviluppo, che coincide con il Public Domain Day, è carico di complessità e richiede un’attenta riflessione.

Paese che vai, copyright che trovi

Immagine copyrightOgni anno una nuova serie di opere diventa di pubblico dominio e le persone possono riutilizzarle liberamente in modo creativo, a seconda delle leggi sul copyright del proprio. Sembra semplice, ma non è così. Indipendentemente dalla nazionalità e dalla lingua dell’autore, la cosa importante è qui il luogo di stampa. Un’opera diventa di dominio pubblico dopo un certo numero di anni dalla morte dell’autore, se è stata pubblicata durante la vita del suo creatore. Per il materiale inedito, chi lo pubblica per primo avrà i diritti di pubblicazione per 25 anni. Nella maggior parte dei Paesi, Europa, Gran Bretagna e Stati Uniti compresi, questo accade dopo 70 anni dalla morte dell’autore. Poi ci sono pochi Paesi con 80 anni (Spagna, Colombia e Equatorial Guinea), 60 anni (Bangladesh, India e Venezuela) e appunto il bel gruppone a 50 anni dopo la morte dell’autore (come scritto: Nuova Zelanda, Bielorussia, Bolivia e nella maggior parte dei paesi dell’Africa e dell’Asia). Quando scade il diritto d’autore su un’opera chiunque è libero di utilizzarla senza bisogno di chiedere il permesso. Questo è noto appunto come “dominio pubblico”. Per i Paesi come l’Italia con pubblico dominio a 70 anni dopo la morte dell’autore, ciò significa quindi che il diritto d’autore sulle opere di Tolkien, morto nel 1973, scadrà nel 2043, il che significa che Il Signore degli Anelli e molti dei suoi libri diventeranno di pubblico dominio il 1 gennaio 2044. Attenzione, non tutte! Solo quelle firmate da lui in vita; le altre sue opere postume sono pubblicate dal figlio Christopher che, essendo anch’egli autore ed essendo morto nel 2020, potranno essere libere da copyright solo a partire dal 2090…

Una nuova Era per le opere di Tolkien

Ace libriSe avete già un po’ di mal di testa, potete riconsolarvi subito. L’importante è capire cosa potrà succedere ora. Ad esempio, sarà legale scrivere e pubblicare (e distribuire e vendere) opere ispirate al Signore degli Anelli, ma solo in quei Paesi in cui il copyright è scaduto. Questo significa che il testo, i personaggi e gli ambienti originali della Terra di Mezzo, concepiti da Tolkien, sono ora accessibili per l’uso creativo da parte di artisti e scrittori neozelandesi (e di tutti gli altri Stati elencati sopra). In linea teorica, si potrebbe pubblicare Il Signore degli Anelli anche in italiano, ma lo si dovrebbe stampare e vendere soltanto nei Paesi elencati, perché in Italia sarebbe illegale.
Bilbo libro nel 2033Naturalmente, questa libertà non è assoluta, a causa dei marchi esistenti e dei potenziali conflitti con le entità responsabili degli adattamenti, come i film o le serie tv. Altra cosa da capire è che solo il libro originale è di pubblico dominio, non i film o i programmi tv già realizzati in base ad esso, come le due trilogie di Peter Jackson e la serie di Amazon. «Il copyright per diversi tipi di ‘opere’ dura per periodi di tempo diversi», ha spiegato Rob Garrett, direttore ad interim presso l’Ufficio per la proprietà intellettuale (IPONZ). «La tutela del diritto d’autore sulle opere letterarie, drammatiche, musicali o artistiche dura 50 anni dopo la morte dell’autore, anche se il diritto d’autore non è più di proprietà dell’autore. Tuttavia, se un’opera letteraria è stata ripubblicata, il nuovo editore deterrà i diritti d’autore sul layout tipografico di quell’edizione, anche se il contenuto può essere riprodotto. È anche importante notare che l’opera protetta da copyright può essere oggetto di un accordo di licenza o di qualche altro accordo commerciale e tali accordi potrebbero costituire una barriera affinché l’opera diventi di pubblico dominio». Il direttore conclude: «Vi consigliamo di contattare coloro che si occupano del patrimonio dell’autore defunto per stabilire quali diritti d’autore o altre protezioni legali potrebbero essere in vigore».
Nonostante gli ostacoli legali, come scritto il testo, i personaggi e gli ambienti originali della Terra di Mezzo, concepiti da Tolkien, sono ora accessibili per l’uso creativo da parte di artisti e scrittori. E anche il settore cinematografico non è da escludere. Hobbiton - Nuova ZelandaLa Nuova Zelanda, ad esempio, è già un paese sinonimo del mondo di Tolkien attraverso gli epici adattamenti cinematografici di Jackson. L’allentamento delle restrizioni sul copyright potrebbe stimolare una nuova ondata di arte, letteratura e forse turismo ispirati a Tolkien, arricchendo il panorama culturale del Paese. È sufficiente scrivere opere originali non legate agli adattamenti al cinema e in tv. Inoltre, alcune parti del Paese ora potrebbero diventare completamente hobbit. Come sostiene il critico cinematografico Jordan Tini, ora che nulla è più vietato, «non sarei sorpreso se Matamata si rinominasse direttamente Hobbitville».

Possibili sviluppi

Pubblico DominioUna cosa è certa: visto che in quei Paesi in cui Il Signore degli Anelli è di pubblico dominio ci saranno scrittori liberi di adattare e sviluppare quelle storie. Sicuramente aumenterà il numero degli editori e delle edizioni, sia quelle più economiche sia quelle più costose. Sarà più facile tradurre quei libri in nuove lingue. Di solito, infatti, le case editrici che lavorano con le lingue meno diffuse non sempre hanno abbastanza soldi per comprarne i diritti. In questo modo, le persone saranno in grado di creare opere completamente nuove nella loro lingua madre, il che a sua volta potrebbe rendere le opere originali di Tolkien ancora più ricercate.
Quanta popolarità in più potrebbe ottenere? A quanto pare, Tolkien ha venduto più copie nella traduzione cinese che in tutte le lingue europee messe insieme. Si potrà leggerlo gratuitamente e quindi probabilmente vedrà un’impennata di popolarità e di stampa. Saranno pubblicate anche splendide copie fatte a mano tutte ben rifinite. E altre interpretazioni visive alternative. Si spera che gli scrittori rispetteranno l’esistenza di un canone, proprio come ancora oggi viene rispettata l’esistenza di un canone di Sherlock Holmes, ma tutto questo darà anche la libertà alla storia di mettere radici ancora più profonde nella cultura. Ciò favorisce una ricchezza di opere derivate, adattamenti ed esplorazioni creative, alimentando la diffusione del mondo di Tolkien a nuove generazioni di artisti e narratori.
Infine, ultimo aspetto è la circolazione in internet. Quella legale, si intende. Se fossero basatein uno dei 90 Paesi in cui Tolkien è divenuto di pubblico dominio, ci potrebbero essere archivi online come Internet Archive , HathiTrust , Google Books che potrebbero rendere le opere completamente disponibili online. Ancor più realizzabile sarebbe, ad esempio, il Progetto Gutenberg (al momento sito non raggiungile dall’Italia) se basato in Nuova Zelanda, oppure direttamente la New Zealand Digital Library. project gutenbergEsiste già una filiale australiana del Progetto Gutenberg, che ospita alcune opere che (per complesse/oscure ragioni legali) sono ancora protette da copyright negli Stati Uniti ma ora di pubblico dominio in Australia (ad esempio le opere di George Orwell). Non esiste ancora un equivalente neozelandese, ma se qualcuno fosse sufficientemente motivato potrebbe accadere. Da notare che al momento le leggi inglese, europea e statunitense non prevedono l’obbligo di bloccare preventivamente gli utenti non occidentali (e neozelandesi), né la legge neozelandese prevede il blocco degli utenti non neozelandesi. Lo stesso Progetto Gutenberg in alcuni casi lo ha fatto, limitando ad esempio l’accesso alla Germania che ha un diritto d’autore più severo rispetto agli Usa, per conformarsi a una sentenza dei tribunali locali circa i contenuti in tedesco sul sito web. In futuro, ci potrebbero essere sentenze simili anche in altri Paesi occidentali. L’iter è però lunghissimo. Siamo però nel campo delle ipotesi, ma al momento – e sicuramente per diversi anni – sarà possibile farlo!
Quel che è certo è che l’eredità duratura e il significato culturale del Signore degli Anelli contribuiranno senza dubbio alle discussioni in corso sul suo status di copyright. Il suo impatto sulla cultura popolare, sulla letteratura e sul genere fantasy lo posiziona come una pietra angolare della narrazione moderna, raccogliendo sia ammirazione che critica. Un capolavoro così senza tempo rimane impresso nell’immaginario collettivo, con il suo fascino che trascende le generazioni.

 

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LINK ESTERNI
– Vai al sito web della TOLKIEN ESTATE

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3 Comments to “Signore degli Anelli, in 90 Paesi copyright finito”

  1. zionius ha detto:

    As a citizen of one of the 90 or so countries, the first and current editions of LR are already available on my website since 1 Jan.

  2. Valmer ha detto:

    Hi Zionius, can you put a link to your website?
    Generally speaking, what do you mean with the first and the current? I suppose you should be allowed by law to share only those editions that were published during the author’s lifetime and not those published, and thus modified, later…isn’t it?

    • zionius ha detto:

      I’ll not post the link here as it is illegal for you.
      The latest 2021 edition has © The Tolkien Estate Limited 1954, 1955, 1966 on copyright page for text, I take that means the posthumous modifications are taken as pure editorial and doesn’t renew copyright. Currently it is treated like other books still under copyright, with only snippet view like google books. I am considering to compile a html version when I have time, and correcting dozens of typos in it, most of which lingered in all editions since 1994, and some can even trace back to 1955.

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