L’AIST intervista Sam Gamgee/Sean Astin

Sean AstinLa 14esima edizione della Festa dell’Unicorno di Vinci si è conclusa. Ormai da anni un appuntamento imperdibile per gli amanti del fantasy e della letteratura fantastica, quest’anno ha visto ospite Sean Astin, famoso per aver interpretato il ruolo del piccolo Mikey Walsh nel film i Goonies e l’hobbit “Sam Gamgee” nella trilogia del Signore degli Anelli. Recentemente ha recitato nella seconda stagione della serie tv Stranger Things, interpretando la parte di Bob Newby. Sean Astin è figlio d’arte: sua madre era l’attrice Patty Duke (la piccola Anna del film Anna dei miracoli, per cui vinse l’Oscar nel 1962) e suo padre l’attore John Astin (interprete del ruolo di Gomez nella Famiglia Addams). Ha debuttato giovanissimo e nel cinema il suo primo ruolo è stato quello di Mikey Walsh nel cult I Goonies (1985), scritto da Stephen Spielberg e Columbus e diretto da Richard Donner. A Vinci si è sottoposto a una giornata intensa, piena di panel a teatro, foto e autografi per i suoi ammiratori, una chiacchierata sul palco e infine, i momenti esclusivi con 15 appassionati. L’AIST ha avuto l’opportunità di porre alcune domande al famoso attore, e per questo si ringrazia calorosamente l’organizzazione della Festa dell’Unicorno. Buona lettura!

L’intervista di Roberto Arduini

Sean AstinAllora, Sean Astin ci racconti come tutto ha avuto inizio.
«Stavo attraversando in macchina Los Angeles quando il mio cellulare squillò. Era la mia agente e mi disse che Peter Jackson avrebbe fatto dei provini per la trilogia di film tratti dal Signore degli Anelli. Feci subito dietro-front con la macchina e mi precipitai in una libreria, comprai una copia del libro e cominciai a leggere. Mentre organizzavano il provino, mi immersi nella saga di Tolkien e fui sedotto dall’impeto immaginativo della storia. Non sapevo che ci fosse un mondo intero nel quale sarei entrato: sia con l’immaginazione, mentre leggevo il libro, sia poi, fisicamente nel tentativo di dargli vita nel film».
Sean AstinHa ottenuto facilmente la parte?
«Per niente! Dopo l’audizione – era il 1999 – seppi che “un grassone di Londra” era il mio principale concorrente. “Anch’io posso essere grasso!”, mi sono detto: allora pesavo 80 chili e avevo corso la maratona di Los Angeles quell’anno. Ho inviato una nota che diceva: “Sono impegnato a fare tutto ciò che devo fare per interpretare questo personaggio, incluso mangiare come un maiale”. Sono ingrassato di oltre 13 chili, ho ottenuto la parte e mi sono trasferito in Nuova Zelanda nell’ottobre 1999 con mia moglie Christine e mia figlia Alexandra, che allora aveva solo 5 anni».
Quindi è bastato ingrassare per entrare nella parte di Sam Gamgee?
«Eh, è un po’ più complicato… Prima di iniziare le riprese, passai tre settimane in Nuova Zelanda, nell’isola del sud, a impratichirmi con il rafting perché volevo essere pronto e allenato diciamo, in sostanza volevo essere sicuro che, quando sarebbe arrivato il momento, non sarei caduto fuori da una barca. Arrivai a Wellington il giorno prima dell’inizio delle riprese e, sorpresa, avevo perso quasi 10 chili! Quando Peter Jackson e sua moglie mi videro uscire dal gate dell’aeroporto rimasero un po’ sconcertati, in fondo avrei dovuto essere l’hobbit più paffuto! Perciò mi portarono direttamente al KFC a mangiare pollo fritto e mi vietarono qualsiasi esercizio fisico per qualche settimana, finché non sono tornato al “pesoforma hobbit”! Così ho dovuto rimodellare il mio corpo, aumentando il peso proprio di 10 chili…».
Sean AstinCosa le è rimasto di quell’esperienza? Le è piaciuto il periodo delle riprese?
«Se devo dire la verità è stato un periodo orribile per me! Per quindici mesi sono stato in sovrappeso terribile, mi affaticavo molto e tutto il giorno avevo quegli orribili piedi Hobbit!»
Non le piacevano?
«Assolutamente no! Solo noi Hobbit possiamo sapere quanto fosse duro vivere giornalmente prigionieri di quelle appendici che, bagnandosi d’acqua, diventavano trappole gelate. Sul set c’erano sempre 2 pentoloni di un intruglio di lattice e silicone in perenne ebollizione per preparare la gomma necessaria a riparare i nostri piedi. Ne sono stati realizzati tantissimi (ben 2200, ndr) a causa della deperibilità del materiale. Ogni volta ci venivano attaccati con colle resistentissime, era un processo lungo e anche per toglierli ci voleva molto tempo. Inoltre, i piedi hobbit hanno un odore terribile dopo un po’. La gomma si guastava e iniziavano a puzzare terribilmente… Ho dovuto calzare 50 paia di piedi che non sono mai apparse sullo schermo. Posso veramente dire che dopo questo film il feticismo dei piedi ha tutt’altro significato per me!».
Sean AstinNon ci sono buoni ricordi di quel periodo?
«Le riprese sono state faticose e ho cercato di dimenticare tutto quel periodo orribile. Ci sono dei periodi in cui sogno tutta la nostra esperienza, è come un viaggio sotto effetti allucinogeni. Mi ricordo bene soltanto i momenti con la mia famiglia. Alla fine, mia moglie e mia figlia sono state le mie ambasciatrici fuori dal set, perché di quel periodo ricordo poco. Ad esempio, Alexandra – che poi ha interpretato la piccola Elanor Gamgee nell’epilogo dei film – aveva voluto fare la sua festa di compleanno in una busta! Sì, proprio una busta per le lettere. La troupe gli ha così realizzato un’enorme stanza fatta di carta in cui si è tenuta la festa. Tutti i presenti, attori compresi, hanno lasciato una dedica e una firma sulle pareti della busta. Alla fine, la carta è stata piegata e consegnata ad Alexandra in forma di lettera… lei mi ha obbligato a essere socievole!».
Non c’è una scena che le è piaciuto girare?
«Direi che è l’esperienza interpretativa più solenne che io abbia mai avuto si è verificata in cima al monte Ruepahu, con Elijah Wood tra le mie braccia. Era il set del Monte Fato di Tolkien. Non era più recitare, ma un’esperienza tra le più commoventi. Peter continuava a singhiozzare. Ricordo solo che questa ondata di emozioni è entrata nella nostra recitazione proprio in quel momento, mentre giravamo la scena. E Peter piangeva e io stavo piangendo. E dopo mi sono messo a correre per tutto il parcheggio… sulla cima di questo vulcano attivo, voglio dire, urlando di gioia e di eccitazione. Come dire, ce l’avevo fatta. Lo avevo inquadrato. Avevo raggiunto un tale punto di espressività emotiva come mai fino ad allora ero stato in grado di raggiungere. Era un sensazione meravigliosa e ne ero fiero. In questo, però, io ed Elijah siamo stati aiutati dalla “poesia” del testo».
Sean AstinAlcune delle ambientazioni nelle quali avete lavorato erano quasi surreali. Come è stato trovarsi in quei luoghi?
«Quella è una parte che ho adorato. Mi piaceva tantissimo viaggiare con gli elicotteri, perché la maggior parte delle location erano in zone remote della Nuova Zelanda. Ci muovevamo sempre con due o tre elicotteri. Ci trovavamo in posti dove ti guardavi attorno e ti chiedevi “Wow, esistono davvero simili luoghi sulla terra?”: sembrava di trovarsi in paesaggi extraterrestri. E ciò ti portava ad interpretare il tuo personaggio in maniera completamente diversa, più consona alla situazione».
Si è trovato in situazioni pericolose durante le riprese?
Sean Astin«Qualcosa è capitato a tutti, ma a me addirittura in due occasioni. La prima durante le riprese della Compagnia dell’Anello, nella scena in cui Frodo lascia la compagnia per andare a Mordor da solo, mentre stavo camminando nel fiume verso la barca di Frodo, calpestai un frammento di vetro che mi trapassò il piede da una parte all’altra. Ventiquattro ore e venti punti dopo, ero di nuovo sul set. Ho scoperto quel giorno che puoi determinare la gravità di un infortunio osservando i volti delle persone che ti circondano, se è davvero brutto, si strizzano gli occhi o si accartocciano il viso, o addirittura si allontanano per la repulsione. Elijah si è avvicinato mentre uno dei tecnici medici di emergenza stava tagliando il mio piede protesico, un atto che ha fatto scoppiare un enorme coagulo di sangue, che è atterrato a terra con uno splat. Questo, naturalmente, ha disgustato tutti quelli che mi erano intorno, con l’unica eccezione di Elijah, che ha semplicemente detto “Bello” e poi ha iniziato a colpire il coagulo di sangue con un bastone, un atto che disgustò persino Peter Jackson il cui background in film splatter dovrebbe renderlo immune a tali cose. “Andiamo, Elijah, non farlo”, ha detto. “No, va bene”, gli ho risposto io, “Può giocare con il mio coagulo di sangue!”».
E la seconda?
«La seconda mi è capitata mentre dovevamo girare una scena a Rivendell. Ero seduto a leggermi quella parte del libro e all’improvviso la struttura in legno dietro di me è crollato e mi ha colpito in testa. Sono svenuto e quando mi hanno tirato su, lentamente mi stava crescendo un bernoccolo in testa, ma era talmente grande che ha staccato la colla e alzato notevolmente la parrucca! In compenso sono andato a fare una risonanza magnetica alla testa e il dottore in ospedale guardando la lastra mi ha detto: “Il suo cervello è veramente enorme!”».
Sean AstinCome hai vissuto la relazione tra Sam e Frodo?
«Non ho mai avuto problemi con il rapporto maestro/servitore, non ho mai avuto problemi a dire “Signor Frodo, Signor Frodo”. Ricordarsi di rispettare e servire il proprio padrone ogni giorno ed ogni istante è qualcosa di speciale. Tuttavia, nonostante sofferenza e difficoltà, Frodo e Sam raggiungono un livello di parità ed eguaglianza nel loro rapporto».
Come cambia il compito di Sam nel corso dei tre film?
«All’inizio del viaggio, il compito di Sam è semplicemente quello di preoccuparsi che Frodo porti con sé quello che gli serve e di fargli da mangiare. Ma nel proseguire il viaggio, Sam aiuta sempre più Frodo, specialmente nel terzo film. Sam viene messo alla prova in molte maniere, e si comporta sempre egregiamente».
Le è rimasto un segno concreto dell’esperienza in Nuova Zelanda?
numero 9«Sì, un tatuaggio! Tutti noi membri della Compagnia abbiamo un piccolo tatuaggio della parola “nove” scritta in Tengwar, che è la sceneggiatura elfica creata da Tolkien. Lo abbiamo fatto proprio per commemorare l’esperienza del film. In realtà, John Rhys-Davies, cioè Gimli si è rifiutato dicendo che era troppo vecchio per quelle cose, ma ha mandato la controfigura al suo posto! Il mio tatuaggio è sulla caviglia per commemorare tutte quelle ore nei piedi degli Hobbit!!! Anche Billy Boyd ha fatto come me, mentre Elijah Wood lo ha fatto nella parte bassa dello stomaco».
Sappiamo che non aveva letto le opere di Tolkien prima di partecipare alla trilogia del Signore degli Anelli. A distanza di anni, ha cambiato idea sulla letteratura fantastica?
«Non sono cresciuto leggendo i libri di Tolkien e ho conosciuto le sue opere solo attraverso la prima trilogia. Ho letto Tolkien, ma non mi sono “perso” nelle sue opere: per me è una lettura piacevole, mi piace, ma non avendolo letto da bambino non mi ritrovo in quei mondi. Nell’interpretazione, mi hanno aiutato moltissimo le illustrazioni di Alan Lee, perché erano davvero impressionanti nel loro realismo. Insomma, non son un amante del genere. Col tempo, però, mi sono stupito di come l’immaginario tolkieniano rapisca letteralmente migliaia di persone. È una sorta di magia. Sono passati oltre 15 anni dalla prima trilogia di Peter Jackson, io ho fatto molti altri film e sono ora conosciuto soprattutto per i Goonies e Strangers Things, ma il pubblico mi chiede ancora di Sam Gamgee, anche ora con lei, amico mio!».
Quindi interpretare Sam Gamgee ha modificato il suo immaginario?
«Assolutamente sì!»
Amazon ha annunciato una serie tv sulla Terra di Mezzo. Secondo lei, dovrebbe essere in continuità con i film oppure è meglio se avesse una forza immaginativa nuova e originale?
Sean Astin«Sono rimasto contento appena ho saputo che sarebbe stata fatta, a 12 anni dall’uscita della prima trilogia. La gente diceva sempre: “Oh no, non verrà mai rifatta! I film sono un classico ormai! Non potranno mai essere superati!”, Ma io sono il tipo di persona che diceva: “No, verrà rifatto. È una storia enorme! I personaggi sono così amati che verrà rifatto”. Molti fan mi chiedono ora se sarei intenzionato a tornare per la serie Tv, ma quando ho visto la notizia di Amazon, non mi era nemmeno venuto in mente. Ho solo pensato: “Come sarà vedere il prossimo Sam?”. Penso che sia un’idea intrigante vedere un altra interpretazione. Come lo renderanno? Cosa farà? Chi sarà l’attore?”».
Vuole aggiungere un ultimo commento?
«Vorrei che portasse un grande saluto a tutti i soci dell’Associazione. Dopo che mi ha mostrato tutto il lavoro che fate e regalato il calendario, magnifico!, non posso che tifare per l’AIST! Ho conosciuto altre società tolkieniane in altri Paesi, ma voi fate un lavoro impressionante… Siete persone speciali. In bocca al lupo!».

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LINK ESTERNI:
– Vai al sito della Festa dell’Unicorno

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2 Comments to “L’AIST intervista Sam Gamgee/Sean Astin”

  1. Silvia Perricone ha detto:

    Sempre un piacere leggerti, Roberto, ed un emozione ancora più grande aver condiviso questi attimi. Un abbraccio.

  2. Silvia Perricone ha detto:

    Sempre un grande piacere leggerti, Roberto. Lieta di aver condiviso questa esperienza con te.

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