Tornano i saggi Hobbit: ecco la sorte di Frodo

Departure at the Grey Havens, by Ted NasmithTornano i Saggi Hobbit!
Si tratta di saggi brevi così nominati per via della loro lunghezza volutamente contenuta (ma non trascurabile) e perché redatti secondo quelli che Tolkien descrive essere i gusti hobbit: nella Prefazione al Signore degli Anelli è infatti scritto che gli hobbit “si dilettavano a riempire meticolosamente libri interi di cose che già sapevano, in termini chiari e senza contraddizioni.”.
Il proposito di questa rubrica è di fornire basi solide e affidabili su cui poter costruire altri ragionamenti e ci auguriamo che i nostri lettori vorranno aggiungere nei commenti le loro riflessioni ed opinioni.
Dopo i primi due saggi proposti ai nostri lettori, incentrati rispettivamente sugli Anelli del Potere e sugli Orchi, l’argomento che viene affrontato oggi è il viaggio di Frodo all’Ovest. Norbert Spina analizza i motivi e le implicazioni dell’inusuale destino del Portatore dell’Anello.

Come sanno tutti i lettori de Il Signore degli Anelli, alla fine del romanzo i portatori degli Anelli vanno ad Ovest.
Nel libro non molto è spiegato del perché anche a Bilbo e Frodo sia permesso partire verso Aman, anche se ci sono alcuni indizi. Per esempio le parole di Frodo, quando i quattro Hobbit e Gandalf stanno ritornando verso la Contea. Ecco come Tolkien descrive la scena:

“Finalmente i passi degli Hobbit si volsero verso casa. Erano desiderosi di rivedere la Contea, ma da principio cavalcarono lentamente, perché Frodo si era sentito a disagio. Giunti al Guado del Bruinen si era fermato, riluttante ad avventurarsi nel fiume; ed essi si accorsero che per qualche tempo i suoi occhi non vedevano né loro né le cose circostanti. Era stato silenzioso per tutto il giorno. Era il sei di ottobre.
Sam and Shelob - John Howe“Stai soffrendo, Frodo”, disse Gandalf dolcemente, cavalcandogli a fianco.
“Be’… sì”, disse Frodo. “È la spalla. La ferita fa male, e il ricordo dell’Oscurità pesa su di me. Fu esattamente un anno fa”.
“Ahimè! Vi sono ferite che non guariscono mai del tutto!”, disse Gandalf.
“Temo che per la mia sarà così”, disse Frodo. “Non esiste un vero ritorno. Anche tornato nella Contea, essa non mi parrà più la stessa, perché io sono cambiato.
Sono ferito da pugnale, pungiglione e denti, e da un gravoso fardello. Dove troverò riposo?”.
Gandalf non rispose.”

(Il Signore degli Anelli VI.7 “Verso Casa”)

Sfortunatamente alla traduzione italiana è sfuggita una frase, riportata qui sopra in tondo. Frodo risente della ferita del pugnale Morgul, del veleno di Shelob, dell’amputazione del dito dovuta ai denti di Gollum ma, soprattutto, alla lunga lotta contro l’Anello e l’effetto combinato di queste ferite, ma più ancora del suo viaggio difficile e pericoloso verso Monte Fato lo stanno in qualche modo cambiando, come probabilmente sta iniziando a capire lui stesso.

Ma c’è già chi ha percepito che Frodo potrebbe essere stato ferito più profondamente di quanto egli stesso abbia compreso. Arwen è la prima a capire che Frodo potrebbe aver necessità di andare all’Ovest: non per niente è figlia di Elrond, e tramite lui discendente di Lúthien, oltre ad essere nipote di Galadriel, e ha la saggezza di lunghi anni (ben oltre 2500). Pertanto dice a Frodo:

Arwen - John Howe“Io ti farò un dono. Perché io sono la figlia di Elrond: non partirò con lui quando si recherà ai Porti, perché la mia scelta è quella di Lúthien, e anch’io ho scelto come lei allo stesso tempo il dolce e l’amaro. Ma in vece mia partirai tu, Portatore dell’Anello, quando giungerà l’ora, e se lo vorrai. Se la tua ferita sarà ancora dolorante e il ricordo del tuo fardello sarà pesante sul tuo cuore, allora potrai recarti a ovest, finché tutte le tue ferite e stanchezze non siano sanate. Ma ora prendi questo in memoria di Gemma Elfica e di Stella del Vespro, i fili che si sono intrecciati con te nel tessuto della tua vita!”.
Ella prese una gemma bianca come una stella che pendeva sul suo petto da una catena d’argento, e la mise al collo di Frodo. “Quando ti sentirai turbato dal ricordo della paura e dell’oscurità”, ella disse, “questo ti sarà di aiuto”.

(Il Signore degli Anelli Vi.6 “Molte separazioni”)

E pian piano anche Frodo si rende conto di essere cambiato molto di più di quanto lui stesso pensasse e, come molti “reduci” di guerra si sente fuori posto, non riesce a reinserirsi nella sua “vecchia vita”.
Lo dice chiaramente a Sam, verso la fine del libro:

“Ma”, disse Sam, e le lacrime incominciarono a sgorgargli dagli occhi, “credevo che anche voi voleste godervi la Contea, per anni e anni, dopo tutto quello che avete fatto”.
“Anch’io lo credevo, un tempo. Ma sono stato ferito troppo profondamente, Sam. Ho tentato di salvare la Contea, ed è stata salvata, ma non per merito mio. Accade sovente così, Sam, quando le cose sono in pericolo: qualcuno deve rinunciare, perderle, affinché altri possano conservarle.

(Il Signore degli Anelli III.9 “I Porti Grigi”)

Frodo in Ithilien - Donato GiancolaMa Frodo è torturato solo dal ricordo degli orrori passati? O c’è altro ad angustiarlo?
Discorrendo con Gandalf a casa Baggins, all’inizio della sua avventura Frodo dice “Vorrei tanto salvare la Contea, se potessi farlo” (Il Signore degli Anelli I.2 “L’ombra del Passato”). Ed è probabilmente questa idea di potere tornare a casa come il “salvatore della Contea” – oltre alla comprensione dell’importanza della missione – a spingerlo ad accettare di incamminarsi da Gran Burrone per trovare la via verso la Voragine del Fato; e ad accettare, quando già è a Mordor, che la sua missione sarà senza ritorno – dato che non ha viveri per sostentarsi per l’eventuale viaggio di ritorno da Mordor.
Ma, alla fine, lui cede alla tentazione e si arroga l’Anello. Fallisce la missione, in un certo senso.
Si potrebbe discutere se ciò sia vero, ma non ce n’è bisogno. In proposito Tolkien è stato chiarissimo, nelle Lettere, ove spiega perché a Frodo (e Bilbo e, si dice, anche a Sam) sia consentito un riposo di riflessione e ricerca della serenità al di là del Mare:

“[Frodo] dapprima sembra non avere alcun senso di colpa (1); recupera la salute e la pace. Ma allora pensa di aver dato la propria vita in sacrificio: si aspettava di morire molto presto. Ma non andò così, e si può vedere l’inquietudine/insoddisfazione/disagio crescere in lui. Arwen fu la prima a riconoscere in lui tali segni e gli diede il suo gioiello per confortarlo, e pensò a un modo per guarirlo.
Lentamente “esce di scena” dicendo e facendo sempre meno. Credo sia chiaro, per un lettore attento, che quando i momenti bui lo investivano e lui era conscio di esser stato “ferito da un coltello, da un pungiglione e da un gravoso fardello” non erano solo incubi di orrori passati ad affliggerlo, ma anche un irragionevole autoincolparsi: vedeva se stesso e ciò che aveva The Tower of Cirth Ungol - Donato Giancolafatto come un completo fallimento. ‘Malgrado io possa tornare nella Contea, non mi sembrerà la stessa perché io non sono più lo stesso”. Questa in realtà era una tentazione dell’Oscurità, un’ultima scintilla di orgoglio: il desiderio di tornare come “l’eroe”, non soddisfatto di essere solo un mero strumento del Bene. Ed era mista con un’altra tentazione, più oscura e (in un certo senso) più meritata in quanto, comunque lo si voglia spiegare, in realtà lui non ha gettato l’Anello con un gesto volontario: era tentato di rimpiangerne la distruzione e di desiderarlo ancora. ‘Se n’è andato per sempre, e ora tutto è buio e vuoto’ sussurra mentre si risveglia dalla malattia nel 1420 (2).
‘Ahimé, ci sono malattie che non si possono curare completamente’ disse Gandalf (3) – non nella Terra di Mezzo. Frodo fu mandato o ebbe il permesso di andare oltre il Mare per guarirlo, se ciò era possibile, prima che morisse. Alla fine avrebbe dovuto “andarsene”: nessun mortale poteva o può vivere per sempre sulla terra, o nel Tempo. Così andò contemporaneamente a un purgatorio e a una ricompensa, per un po’: un periodo di riflessione e di pace per raggiungere una maggiore consapevolezza della propria posizione, in umiltà e in grandezza, vissuto ancora nel tempo tra le bellezze naturali di “Arda Incorrotta”, la Terra non guastata dal male.”

(Bozze della lettera 246, alla sig.ra Eileen Elgar del settembre 1963 – traduzione mia)

Quindi Frodo non ha bisogno solo di essere curato “delle ferite di pugnale, pungiglione e denti, e di un grosso fardello” ma deve venire a patti con il suo aver fallito, non essere stato all’altezza delle sue stesse aspettative. Ha quindi bisogno di un periodo di riflessione in cui accettare il suo ruolo di “mero strumento del bene”, di capire che nessun mortale avrebbe potuto portare a termine la missione, e che lui si è speso completamente, non avendo, quindi, nulla da rimproverarsi. Che è poi il motivo perché, pur avendo fallito, viene da tutti encomiato: più di così lui non poteva fare. Ed è il motivo perché, più sopra, ho scritto che Frodo ha fallito “in un certo senso”.

Infine vorrei sottolineare che, come abbiamo letto poco sopra, Frodo e Bilbo rimangono mortali. Non è dato ai Valar il potere di togliere “il dono di Iluvatar” (cioè la morte) agli Uomini; e agli Hobbit, che sono una branca della razza Umana, come specificato da Tolkien nella lettera 131.

Note:
1. Signore degli Anelli, VI.3 “Monte Fato”
2. il 13 marzo, anniversario della sua cattura da parte di Shelob e poi degli orchi (ndN)
3. Il Signore degli Anelli, VI.9 “Verso Casa”

ARTICOLI PRECEDENTI:
– Leggi l’articolo Saggi Hobbit: gli Anelli del Potere
– Leggi l’articolo Tornano i saggi Hobbit: ecco gli Orchi

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7 Comments to “Tornano i saggi Hobbit: ecco la sorte di Frodo”

  1. Norbert ha detto:

    A essere spocchiosamente precisi *forse* la prima a pensare che Frodo possa andare a Ovest è Galadriel, che nel canto di addio alla compagnia canta: “Now lost, lost to those from the East is Valimar! Farewell! Maybe thou shalt find Valimar. Maybe even thou shalt find it”

    Ma non è chiaro se sia un canto “composto per la compagnia” oppure un canto “preesistente”. Inoltre, visto che nella lettera citata nell’articolo Tolkien dice che la prima a capire che Frodo potrebbe dover andare a Ovest è Arwen … chi sono io per dissentire?
    😉

  2. Antonio Carbonara ha detto:

    Devo dire che ho apprezzato molto l’analisi, decisamente dettagliata e ricca di riferimenti, non mi trovo a condividerne le conclusioni, almeno per la parte riguardante
    “l’idea di tornare a casa come salvatore della Contea” e sulla conseguente frustrazione dovuta al “fallimento” [soggettivo] della sua missione.
    Con lo spirito di animare la riflessione Norbert mi permetterà di integrare le sue argomentazioni.
    In primo luogo la consapevolezza della portata della missione alla quale Frodo è chiamato è decisamente sconosciuta allo stesso Frodo, ameno fino alla decisione di proseguire solo presa sull’Amon Hen. Fino a quel momento Frodo ha avuto la speranza di poter contare sulla guida di Gandalf prima e di Aragorn poi.
    D’altro canto, una delle caratteristiche degli Hobbit è un certo distacco dall’ambizione terrena, quindi non credo che Frodo abbia intrapreso la cerca del Monte fato con l’intento (anche solo inconscio) di ritornare in patria da “eroe”.
    Vice versa mi sembra che frodo sia animato da uno spirito di servizio (in una dimensione di “fede, speranza e carità”) che oserei definire evangelico.
    Frodo affronta “solo” l’ignoto sapendo di potersi affidare solo alla Provvidenza ed accoglie Sam (che non ha scelto come accompagnatore) come primo frutto di questa provvidenza.
    Frodo è ben coscio che non saranno le sue forze a permettergli di distruggere l’anello ma si affida alla Provvidenza e ai compagni che questa di volta in volta gli metterà accanto, fosse anche Gollum. E’ l’adesione senza condizioni a questo principio che gli consente di non fallire perché il gesto di pietà verso Gollum consente alla Provvidenza di agire attraverso di lui.
    Non credo quindi che le ragioni che spingono Bilbo e Frodo (e poi forse anche San) a salpare per Aman siano da ricercare nella elaborazione del fallimento. Anche perchè non si capirebbe il motivo per il quale parte anche Bilbo e poi Sam. Credo invece che questo sia da ricerca nelle capacità degli anelli di potere e dell’Unico in particolare di modificare “fisicamente” chi gli indossa.
    I nove anelli degli uomini non hanno reso immortali i loro portatori (Numenoreani) ma hanno indefinitamente stirato la loro esistenza trasformandoli in spettri senza un corpo fisico ma ineluttabilmente legati ad una eternità insopportabile.
    I setti anelli dei nani non hanno su loro questo potere (ricordo a memoria) ma ne condizionano e amplificano l’avidità.
    Gollum del clan degli Sturoi per quanto mortale sopravvive nella sua larva mortale deformata ma ancora vigorosa per oltre 500 anni, e anche la separazione fisica dall’Anello non gli concede sollievo.
    [continua]

  3. Antonio Carbonara ha detto:

    [continua]
    Lo stesso Bilbo appare incapace di invecchiare e trascina la vita che lo consuma senza poter spegnersi. Il suo addormentarsi in mote occasioni è paradigma della ricerca e del bisogno di un “riposo” che non piò essere raggiunto, perché l’Anello ne ha comunque corrotto e ferito l’esistenza.
    E’ il “Dono di Iluvatar agli uomini” che è stato minato nei portatori dell’Anello. E’ la ferita più importante dalla quale né Elrond, né Gandalf e neppure Re Elessar possono guarire.
    Il rimanere nella Terra di Mezzo sarebbe per i tre Portatori superstiti (includo anche Sam) la condanna ad una vecchiezza innaturalmente indefinita senza speranza di trovare la pace.
    Valinor diventa il luogo in cui curare (non si sa per quanto tempo) questa condizione nell’attesa che il “Dono di Iluvatar” trovi compimento.

    • Norbert ha detto:

      Grazie del lungo commento, Antonio Carbonara.

      Riguardo al fatto che, secondo te, Frodo non desiderasse tornare a casa “come l’eroe” è Tolkien che lo scrive, nella lettera 246, di cui riporto una parte: “Malgrado io possa tornare nella Contea, non mi sembrerà la stessa perché io non sono più lo stesso”. Questa in realtà era una tentazione dell’Oscurità, un’ultima scintilla di orgoglio: il desiderio di tornare come “l’eroe”, non soddisfatto di essere solo un mero strumento del Bene”

      L’Anello, secondo me, non può modificare il domno di Eru agli uomini: può solo postporlo.

      Frodo e Bilbo, secondo me, “è bene” che vadano a Ovest perché in fondo desiderano ancora l’Anello.

      Sam … non lo so. Forse per rivedere “padron Frodo”, forse per rendere meno penoso Amanper Frodo, unico Hobbit (Bilbo mi aspetto sia morto da un pezzo)

      • Antonio Carbonara ha detto:

        Grazie Norbertn,
        rileggerò con attenzione la lettera 246, ed ovviamente la considerazione di Tolkien non è confutabile. Non di meno questa “scintilla di orgoglio” non credo che possa essere identificata nella causa della partenza dai Rifugi Oscuri.
        Concordo con te che il destino degli uomini non è modificabile dal potere degli Anelli e indubbiamente (come peraltro hai sottolineato sopra) Valinor non è che un “Purgatorio” in attesa che il destino si compia.
        Sul desiderio dell’Anello di Bilbo e Frodo farei qualche ulteriore considerazione.
        IMHO con la distruzione dell’Anello anche il suo potere è spezzato, in particolare quello di indurre alla seduzione e alla brama di possederlo. Ne è prova la spossata consapevolezza di Frodo non più soggiogato dopo la morte di Gollum. Ed anche l’accenno di Bilbo a vederlo a Gran Burrone mi da più di ricordo di un vecchio per il ricordo dei tempi passati che un desiderio irrefrenabile di possesso.
        Ovviamente questi sono i sentimenti che la lettura del romanzo mi ha trasmesso come lettore.
        D’altro canto se Bilbo ha avuto la forza di rinunciarvi spontaneamente quando l’anello era nel pieno della “ricerca di tornare a Lui” e in occasione del Consiglio di Elrond ha solo un maldestro cenno richiesta di riprenderlo, perchè doverebbe esserne soggiogato quando ormai il suo potere è spezzato. Invece negli ultimi capitoli mi è sempre apparso come un vegliardo desideroso di pace.

  4. Norbert ha detto:

    ah, dimenticavo.

    Che la Provvidenza “si veda” in tanti eventi ‘provvidenziali’ (già solo la caduta di Gollum nel vulcano) concordo.

    Che Frodo ci si affidi, dissento. Quando Gandalf deve spiegare a Frodo che Bilbo trovò “provvidenzialmente” l’Anello rimane vago.

    Dice che c’erano altri poteri in gioco e che Bilbo fu scelto, ma non dal creatore dell’Anello

    Se Gandalf non parla di Eru, per me è perché Frodo (come tutti gli hobbit) nulla sanno di lui

    • Antonio Carbonara ha detto:

      Riguardo agli aspetti “religiosi” nella Terra di Mezzo
      potremmo discutere a lungo senza trovare il bandolo.
      Il fatto che Gandalf non parli di Iluvatar non è detto che gli Hobbit non lo conoscessero.
      Gandalf non parla mai nemmeno di “taters” (e forse anche quelle venivano da occidente), ma Sam le conosce benissimo.

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