Come ascoltare il suono delle poesie in Tolkien

Emidio ClementiCome “suonano” le poesie del Signore degli Anelli?
Lo scopriamo grazie alla voce di Emidio Clementi, cantante dei Massimo Volume e scrittore, che ha letto alcune poesie presenti nella prima parte del romanzo, nella nuova traduzione di Ottavio Fatica. Chi ha già avuto modo di leggere questa edizione avrà anche notato il contrasto tra la fluidità e la snellezza della prosa, da un lato, e il registro alto, la musicalità e il ritmo della poesia dall’altro. Una delle funzioni delle poesie nel Signore degli Anelli è quella di creare l’effetto profondità: alcuni dei componimenti che i vari personaggi declamano evocano i miti del passato ancestrale, della Prima Era, e sono popolati da eroi celebri, come Beren e Lúthien, Eärendil, o contengono invocazioni alle divinità, come Elbereth Gilthoniel/Varda.
trovatori menestrelliPer altro, fino al 1977, quando venne dato alle stampe Il Silmarillion, le poesie del Signore degli Anelli sono state pressoché l’unica fonte per conoscere quei miti. Sono storie che, nella finzione del racconto, vengono tramandate soprattutto oralmente e dunque hanno bisogno del supporto di “bardi” e “aedi” con buona memoria e buona voce. L’indicazione è chiara, infatti: la poesia andrebbe letta a voce, come fosse un canto. E allora ecco un cantante che mette a disposizione la propria di voce, per farci sentire come “suonano” le poesie di Tolkien nella traduzione di un poeta traduttore.
Buon ascolto.

1) La Poesia dell’Anello

2) Inno elfico a Elbereth Gilthoniel

3) L’enigma di Passolungo

4) Il Canto di Beren e Luthien

5) Il Canto di Eärendil (I parte)

6) Il Canto di Eärendil (II parte)

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1 Comment to “Come ascoltare il suono delle poesie in Tolkien”

  1. Luke ha detto:

    Vorrei aggiungere una riflessione interessante, che ho trovato sul blog di Luca Ricatti: https://www.lucaricatti.it/nuova-traduzione-de-il-signore-degli-anelli/

    «Un altro motivo di grande polemica è la Poesia dell’Anello.
    Quando si traduce un testo in versi c’è il grosso problema di dover far coincidere due aspetti.

    → Rispettare la metrica e le rime
    → Rispettare il significato letterale

    È difficilissimo fare entrambe le cose e posso dirlo perché mi sono cimentato nella traduzione di qualche canzone tradizionale irlandese.
    Da musicista tendo a preferire il rispetto degli aspetti metrico-ritmici.
    Nel caso di un’opera letteraria, però, secondo me bisogna permettere al lettore di farsi un’idea del testo originale più precisa possibile, anche a scapito della metrica.
    La vecchia traduzione non fa nessuna delle due cose.
    È bella, senza dubbio, e ha un bel ritmo. Ma non è una traduzione letterale e segue una metrica tutta sua, completamente diversa da quella originale.
    Senza confrontare tutta la poesia, basta il primo verso:

    Testo originale:
    Three rings for the elven-kings under the sky

    Traduzione di Alliata:
    Tre anelli ai re degli elfi sotto il cielo che risplende

    Traduzione di Fatica:
    Tre anelli ai re degli elfi sotto il cielo

    Attenzione: sembrerebbe che le due traduzioni siano identiche, solo che la vecchia ha due parole in più.

    Sbagliato! La differenza è molto più grande.

    Nella Poesia originale il verso è in endecasillabi (che vuol dire che è fatto di circa 11 sillabe).
    La versione di Fatica rispetta questo metro, quella Alliata no.
    Perché?
    Perché nella vecchia traduzione della Poesia dell’Anello si è voluto forzare la metrica per darle un ritmo costante, uguale in tutti i versi.
    Tutta la vecchia traduzione della Poesia dell’Anello è in versi di 16 sillabe (tecnicamente si dice ottonari doppi).

    Ma l’originale non è così.
    La Poesia scritta da Tolkien non ha un struttura metrica cadenzata e costante fino alla fine.
    I primi versi della Poesia dell’Anello sono endecasillabi e Ottavio Fatica li ha tradotti usando degli endecasillabi. Laddove Tolkien ha cambiato ritmo, lo ha fatto anche Fatica.
    Perché invece la vecchia traduzione ha usato ottonari doppi per tutta la Poesia?
    La risposta ormai è facile: perché così faceva pensare alla metrica dei poemi antichi, scritti in versi sempre uguali dall’inizio alla fine.

    C’è gente che ha scritto che la nuova traduzione non ha musicalità.
    Non sono d’accordo, ma va bene.
    Allora però forse non gli piace nemmeno l’originale.
    Allora forse non gli piace Tolkien».

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