The Rings of Power: analisi e punti chiave

Serie tv 10Nella giornata di ieri, Amazon, attraverso il settimanale Variety, ha diffuso le prime immagini promozionali della serie The Rings of Power, che hanno “infiammato il web”: i commenti sono stati tantissimi, e hanno mostrato una profonda divisione tra gli appassionati. Se da un lato si è potuta verificare una notevole cura nei costumi e nei particolari, dall’altro lato, però, la comunità tolkieniana in buona parte ha espresso critiche negative per alcune scelte forti della produzione che si possono intuire da queste prime immagini. In questo articolo noi vogliamo cercare di fare chiarezza su questi punti controversi e mostrare che alcune preoccupazioni sono meno giustificate di quelle che si crede, mentre altri punti, passati sotto silenzio da chi ha espresso il proprio disappunto, sono i più importanti e che necessitano di più materiale da vedere prima di esprimere un giudizio. Fino a che la serie non uscirà, il giudizio deve rimanere cauto, in entrambe le direzioni. Ma vediamo nel dettaglio i vari punti.

Elfi e Nani “di colore”: le terre di Rhûn, “dove le stelle sono strane”

La presenza di un Elfo Silvano di nome Arondir, interpretato dall’attore di origine portoricana Ismael Cruz Cordova, ha suscitato tantissime polemiche, così come la presenza di una principessa Nana di nome Dìsa , che ha le fattezze dell’attrice britannica di origine africana Sophia Nomvete: scelte che sono state accusate di dipendere dal “politically correct”e di aver “tradito” la fedeltà agli scritti di Tolkien. Non è nostra intenzione commentare certe espressioni censurabili sui due attori che sono uscite ieri, ma di concentrarci sull’effettiva plausibilità di queste scelte. Ebbene, una certa aderenza potrebbe esserci, perché sappiamo, grazie alla History of Middle Earth e specificatamente al volume The Peoples of Middle Earth, che ben quattro stirpi naniche, gli Ironfists, gli Stiffbeards, i Blacklocks e gli Stonefoots, vivevano nel lontano Est, sui monti Orocarni, nella zona di Rhûn; sappiamo inoltre che nella stessa zona c’era il Regno di Dorwinion, abitato con grande probabilità da Elfi Avari, quegli Elfi che non avevano mai visto la luce di Valinor. Dorwinion viene citato ne Lo Hobbit in quanto regno produttore del vino che veniva poi consumato nel reame di Thranduil. Nella regione di Rhûn c’erano anche quegli Uomini che poi cadranno sotto l’influenza di Sauron. Questa zona è abitata da popolazioni che possono essere il corrispettivo “ideale” del nostro Nordafrica o delle prime propaggini dell’Africa Centrale. È quindi plausibile che tutte le popolazioni che abitavano quelle zone potessero avere un colore di pelle scuro.

Nane che “non esistono” o con la barba? Un equivoco cinematografico

Serie tv 04Il personaggio di Disa ha subìto un’altra critica: quella di essere… senza barba. Osservazione che però non ha nessun fondamento, perché l’opinione riguardo alle Nane “non esistenti” o indistinguibili dai Nani e quindi barbute è un miscuglio di luoghi comuni o pregiudizi che si sono sedimentate nell’opinione pubblica ma che non hanno fondamento negli scritti per due diversi motivi.
Per quanto riguarda le Nane che non esisterebbero e che quindi i Nani nascerebbero dalle buche del terreno, è una diceria degli Uomini che Tolkien riporta nell’Appendice A del Signore degli Anelli e che definisce “assurda”. Riguardo alla non facile distinzione tra Nani e Nane, l’autore riferisce solamente che le Nane sono poche e che “per voce e aspetto, e per abbigliamento, se devono viaggiare, sono così simili ai maschi che gli occhi e le orecchie degli altri popoli non riescono a distinguerle”. Questa frase vuol semplicemente dire che, agli occhi degli altri popoli, non vengono distinte dai maschi perché si vestono simili e molto probabilmente velate. L’idea che le Nane abbiano la barba, purtroppo, dipende da una scena infelice del film Le Due Torri nella quale Aragorn scherza con Eowyn e le dice che le Nane hanno la barba e Gimli conferma! Ma in Tolkien tutto questo non c’è.

Elrond con i capelli “corti”: l’evoluzione di un personaggio

Anche il personaggio di Elrond, che verrà interpretato da Robert Aramayo, ha subìto una specifica critica: quella di avere capelli troppo corti e di non sembrare affatto il signore di Imladris. Qui va fatta una premessa: una delle più grandi sfide di The Rings of Power sarà quella di aprire spazio a un nuovo immaginario sulla Terra di Mezzo, che da vent’anni è esclusivamente o quasi legato ai film di Peter Jackson. Com’era prevedibile, di primo impatto ci sono state molte resistenze, ma è solo questione di tempo, a parere nostro. In più, l’idea che gli Elfi abbiano tutti i capelli lunghissimi e siano così da sempre è una visione figlia appunto delle trilogie jacksoniane e non tiene conto dell’evoluzione dei personaggi. Sappiamo, dalla History, che i capelli molto lunghi erano sinonimo di nobiltà, certo, ma soprattutto di saggezza ed esperienza. Ebbene, Elrond è di stirpe nobile, ma all’inizio della Seconda Era è solo araldo di Gil-Galad nel Lindon e deve ancora accumulare saggezza ed esperienza: è quindi plausibile l’idea che la chioma gli sia cresciuta col tempo e che quindi la serie possa mostrare l’evoluzione del personaggio, come pare di capire dalle dichiarazioni degli sceneggiatori, i quali hanno accennato al suo “farsi spazio” nel regno del Lindon. D’altronde, i personaggi non sono “blocchi di marmo”, ma figure in continua evoluzione.

“L’amazzone” Galadriel

Anche Galadriel, interpretata da Morfydd Clark, ha già subìto critiche per il suo aspetto da guerriera, critiche che però troviamo senza fondamento alcuno, perché, dagli scritti di Tolkien, in particolare Il Silmarillion e I Racconti Incompiuti, si evince con chiarezza che la malinconica Dama della Terza Era ha un passato turbolento e da amazzone, in certi momenti perfino da comandante militare. In particolare, nei Racconti Incompiuti, di lei si dice che “era forte di corpo, di mente e di volontà, capace di tener testa sia ai sapienti che agli atleti degli Eldar”, inoltre più avanti, quando Tolkien racconta della guerra tra Sauron e gli abitanti dell’Eregion, si può leggere che “guardava inoltre ai Nani con occhio da comandante militare”: tutte informazioni che mostrano come anche Galadriel abbia avuto un percorso complesso e ricco di sfaccettature.

Gli Hobbit nella Seconda Era

Questo è uno dei due aspetti controversi che per noi sono da valutare solo con la visione della serie: sappiamo che le prime notizie degli Hobbit risalgono alla Terza Era, ma gli sceneggiatori hanno voluto inserire una specie di “preistoria hobbit”, che tratta di una società pastorale cha ha il suo percorso mentre tenta di nascondersi dagli altri popoli (in questo cercando di rispettare Tolkien, che dice chiaramente come molti popoli della Terza Era considerassero i Perian figure leggendarie). Gli attori Megan Richards, Markella Cavenagh e Lenny Henry saranno tre Hobbit messi a confronto con un misterioso viandante. Il rischio in questa storyline inventata è notevole, perché potrebbe andare a contrastare la coerenza con gli scritti, che è una delle clausole del contratto tra Amazon e la Tolkien Estate. Siamo fiduciosi però del fatto che, se è stato approvata dagli eredi del Professore, questa possa essere una storyline minore, a margine della storia principale, dalla presenza episodica, e che possa poi condurre alla Terza Era e alla descrizione del popolo di Smèagol.

L’amore tra Elfi e Uomini: cuore del Legendarium… ma con precise condizioni

Serie tv 08Una delle principali innovazioni, la storia d’amore tra il tanto contestato Elfo Silvano Arondir e la donna umana Bronwyn, interpretata da Nazanin Boniadi, ha suscitato anch’essa delle critiche, che paventano una riedizione della love story di Kili e Tauriel de Lo Hobbit. Però quella era una scelta che andava contro ogni idea del Professore, mentre le storie d’amore tra Elfi e Uomini sono il cuore del Legendarium. Ci sono molte notizie di storie d’amore tra Elfi e Umani: Eriol sposa Naimi, elfa Teleri di Tol Eressëa; i Principi di Dol Amroth avevano sangue elfico nelle vene, discendendo da Elfi Nandor; Forweg, l’uomo della stirpe degli Edain della Casa di Hador che era a capo dei fuorilegge prima di essere ucciso da Turin Turambar, aveva preso in moglie un’Elfa. Soprattutto, le tre grandi storie andate a buon fine, dopo ognuna della quali c’è stata una svolta nella storia della Terra di Mezzo: Beren e Luthìen, Tuor e Idril, Aragorn ed Arwen. Sappiamo anche di relazioni finite male, come quella tra l’Umana Andreth e l’Elfo Aegnor, fratello di Galadriel, il quale alla fine abbandonò Andreth proprio perché mortale, come leggiamo nel bellissimo racconto della History, Finrod e Andreth. Situazioni del genere erano certamente diffuse nella Terra di Mezzo, tanto più nella Seconda Era, che, a differenza della Terza, è un mondo molto più popolato e multietnico, se così si può dire. Ovviamente ci sono delle regole: un amore che finisce bene, in Tolkien, porta sempre cambiamento, e va a modificare gli eventi. Quindi abbiamo l’impressione che questa vicenda non sarà a lieto fine….

Il vero, grande cambiamento: la compressione della cronologia

Serie tv 12Come ammesso dagli sceneggiatori, il vero grande cambiamento è la compressione della cronologia, che era ed è il grande problema di questa serie, come abbiamo detto dall’inizio: come gestire i mille anni di distanza, per esempio, dalla forgiatura degli Anelli alla Caduta di Nùmenor? Secondo J.D Payne e Patrick McKay, il rischio era quello di “non vedere personaggi iconici e amati prima della quarta stagione”: il che vuol dire, in parole povere, che personaggi come Celebrimbor e Isildur vivranno nella stessa fascia cronologica. Gli sceneggiatori assicurano di averne parlato con la famiglia Tolkien, quindi la modifica è stata approvata; ma certamente susciterà critiche e perplessità. Tutto sta nel vedere come si svolgere la vicenda che hanno imbastito, cercando di collegare questi eventi lontani nel tempo – stando ai testi – in una storia lineare. Il trailer che uscirà tra domenica e lunedì fornirà certamente le prime risposte.


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18 Comments to “The Rings of Power: analisi e punti chiave”

  1. Maedhros ha detto:

    Piccola correzione a un ottimo articolo: non è vero che “Sappiamo anche di relazioni finite male, come quella tra l’Umana Andreth e l’Elfo Aegnor, fratello di Galadriel, il quale alla fine abbandonò Andreth proprio perché mortale, come leggiamo nel bellissimo racconto della History, Finrod e Andreth.”

    Nella Athrabeth Aegnor non abbandona Andreth: parte per la guerra, e in tempi di guerra gli Elfi non si sposano, come spiegano altri testi presenti nello stesso volume della HoME, “Morgoth’s Ring”. E’ Andreth che teme che il motivo sia l’avanzare della sua età in quanto mortale, ma Finrod la rassicura dell’amore di suo fratello. Se Aegnor fosse tornato vivo dalla guerra…

    Incidentalmente, se i due personaggi della serie Amazon fossero stati Andreth e Aegnor (vista la compressione della cronologia e le libertà nei flashback), sarebbe stato fantastico. Personalmente il colore della pelle è del tutto irrilevante.

  2. RF ha detto:

    Qualche puntualizzazione.

    Elfi di colore: Spero che Amazon dara’ un spiegazione convincente dell’esistenza di elfi di colore. Ad esempio elfi “provenienti” da Harad. Dato che la maggior parte degli eventi scritti da Tolkien sono pensati in un contesto anglosassone:

    I had a mind to make a body of more or less connected legend, ranging from the large and cosmogonic, to the level of romantic fairy-story – the larger founded on the lesser in contact with the earth, the lesser drawing splendour from the vast backcloths – which I could dedicate simply to: to England; to my country. … I would draw some of the great tales in fullness, and leave many only placed in the scheme, and sketched. The cycles should be linked to a majestic whole, and yet leave scope for other minds and hands, wielding paint and music and drama.
    Estratto da una lettera a Milton Waldman

    E per citare Appendice F del signore degli anelli:

    They were a race high and beautiful the older Children of the world, and among them the Eldar were as kings, who now are gone: the People of the Great Journey, the People of the Stars. They were tall, fair of skin and grey-eyed, though their locks were dark, save in the golden house of Finrod; and their voices had more melodies than any mortal voice that now is heard

    L’esistenza di Elfi di colore va bene a patto che sia fatto in modo coerente con il testo.

    Donne nane: dato che come avete scritto le donne nane sono indistinguibili “per voce e aspetto” e si vestono uguali solo quando viaggiano, E’ quasi certo che le nane abbiano la barba.
    http://tolkien.cro.net/dwarves/women.html

    Speriamo che questa serie non sia l’ennesimo reboot/remake allo scopo di mandare messaggi politici o semplicemente fare soldi.

  3. Wu Ming 4 ha detto:

    «Spero che Amazon dara’ un spiegazione convincente dell’esistenza di elfi di colore. Ad esempio elfi “provenienti” da Harad.»

    È la posizione espressa in questi giorni da molti fan (tra i quali non pochi membri dell’associazione che gestisce questo blog). Si potrebbe definire “opzione filologica”.
    Vale a dire: ogni scelta di trasposizione deve essere coerente con l’universo coniato da Tolkien.
    Ma potremmo anche metterla così: esiste il testo e tutto ciò che si discosta dalla lettera del testo è da respingere, in quanto non ortodosso.

    Nella fattispecie un elfo con la pelle scura, una nana senza barba o i proto-hobbit nella seconda era rischiano grosso: lui dovrebbe assolutamente venire dalle tribù elfiche del sud-est, in conformità a quanto scritto da Tolkien (quando? Nel 1917? Nel 1947? Nel 19…?); lei dovrebbe radersi ogni mattina, perché nelle appendici del Signore degli Anelli c’è scritto che agli occhi delle altre razze le nane femmine erano del tutto indistinguibili dai nani maschi, e magari non potrebbe avere alcun ruolo preminente, dato che nelle storie tolkieniane si accenna appena alla parte femminile del popolo di Durin; e la sopravvivenza segreta degli Hobbit negli sconvolgimenti della TdM durante le guerre tra Uomini, Elfi e Sauron dovrebbe essere resa plausibile con qualche inoppugnabile espediente narrativo.

    Altrimenti… cosa? Altrimenti la trasposizione non combacia con quanto scritto nel testo e noi fan la respingiamo?

    E se nella serie Amazon la provenienza dell’elfo dai tratti afro-caraibici non venisse spiegata, e la nana, fresca o no di rasatura, fosse una regina? Se la presenza “anticipata” degli Hobbit ne spiegasse in qualche modo l’origine o facesse loro avere una piccola parte in grado di gettare un ponte verso la esalogia jakcsoniana, per creare continuità?
    In che modo questo potrebbe rovinare la regia, la sceneggiatura, le prove attoriali, cioè il risultato finale di un racconto audiovisivo? E se l’attore che interpreta l’elfo dalla carnagione scura fosse molto bravo e perfetto per la parte? E se la nana barbuta avrebbe creato un effetto grottesco che gli sceneggiatori hanno voluto evitare, mentre dare spazio alla parte femminile del popolo di Durin illuminasse un cono d’ombra del legendarium tolkieniano? E se i proto-Hobbit fossero utili all’economia della storia raccontata nella serie?

    La difesa della fedeltà assoluta all’originale è sempre un cul-de-sac. È una trincea indifendibile, in quanto ogni nuovo prodotto narrativo si presenterà sempre diverso in qualcosa dal testo di partenza. Era già così nei film di Jackson, con i risultati alterni che sappiamo. Perché una trasposizione a rischio zero non esiste, ovviamente.

    Per altro, se ci si preoccupa tanto dell’immagine della Terra di Mezzo che potrebbe uscire dalla serie dei quattrinai amazonici (gente a cui io imporrei una supertassa redistributiva per i superguadagni realizzati in pandemia, mentre gli esercenti tradizionali erano forzatamente chiusi… tanto per dire quanto possono starmi simpatici Bezos & co), bisognerà pur stare attenti all’immagine che rischia di uscire da certi ambiti di discussione. Perché ci si potrebbe facilmente ritrovare in un gruppo di maschi bianchi che criticano preventivamente un prodotto dello show business per la presenza di un attore nero o di una attrice donna. E non sarebbe un bel vedere.
    A volte darsi un’occhiata da fuori non guasta.

  4. Drona ha detto:

    Non c’è nessuna giustificazione nel testo ad elfi, hobbit e nani colorati; possiamo pure prenderci in giro e cercarla tutte le volte che si usa il termine scuro o nero per indicare qualcuno, ma si tratta di una presa per i fondelli.
    Come è del tutto irrilevante la qualità degli attori che interpretano questi ruoli inventati.
    Se Amazon vuole portare avanti delle battaglie politically correct che lo faccia pure con storie nuove e lasci in pace le storie altrui.

    Segnalo poi l’annunciata sovrapposizione degli eventi della seconda era, 1000 anni di storia e personaggi accorpati per esigenze di copione, un vero è proprio insulto al lascito di Tolkien.
    A me interessano poco i compromessi che la Tolkien Estate è disposta ad accettare per la vil pecunia che indubbiamente scorrerà a fiumi.
    So per certo che Tolkien si rivolterebbe nella tomba e se sapesse quello che sta succedendo, forse non avrebbe neanche mai pubblicato i suoi scritti.
    Ricordo una lettera di Tolkien scritta ad un amico dove si lamentava dell’ inaugurazione di una barca battezzata Shadowfax, di come la cosa lo infastidisse profondamente.
    Fa quasi tenerezza pensare oggi a quelle parole, non aveva proprio idea di quello che sarebbe successo.

  5. Wu Ming 4 ha detto:

    Eh, sì, in effetti è facile immaginare quanto sarebbe stato irritato Tolkien nel vedere le sue storie lasciate in balia dei creativi delle major dell’intrattenimento, lui che già fece le pulci al primo soggetto cinematografico tratto dal SdA che gli venne sottoposto e che infatti non vide mai la luce. Lui che vendette i diritti di riproduzione cinematografica dello Hobbit e del SdA convinto che tanto un film tratto da storie così complesse e immaginifiche non sarebbe mai stato realizzabile.

    Chissà invece cosa penserebbe specificamente di un elfo dalla pelle scura. Sicuramente direbbe che non è così che si era immaginato gli elfi. Ma è pur vero che non ha avuto il tempo di assistere al successo della Terra di Mezzo, che da vent’anni a questa parte proprio grazie agli investimenti delle majors è diventata un luogo dell’immaginario collettivo, patrimonio dell’umanità, verrebbe quasi da dire. Oggi tutti sanno cos’è un Hobbit. E se si dice elfo, nessuno pensa ai folletti del folklore, qualcuno forse agli elfi domestici di Hogwarts, ma la stragrande maggioranza delle persone pensa agli Elfi tolkieniani. E almeno fino a pochi giorni fa li immaginava bianchi.
    Tolkien non ha mai dovuto confrontarsi con questo, né con i tempi odierni e con una società multietnica come quella attuale. Questo forse potrebbe dargli da pensare.

    Si potrebbe provare – così, per gioco, come esperimento fantastico – a immaginare il professore che assiste al laboratorio organizzato da una mia amica tolkieniana in una scuola elementare di Ferrara. Si tratta della rappresentazione di alcune scene dello Hobbit. Bambini e bambine si sono scelti le parti. Alessandro ha voluto essere uno stregone; Ismail ha voluto essere un elfo; Manoor una principessa nanica; Alice una hobbit; ecc. ecc.
    Ecco, immagino il fantasma di Tolkien che assiste alle prove della messa in scena e a un certo punto vede un tizio che si alza, si avvicina a Ismail e gli dice: – Io sono un vero appassionato rispettoso dell’opera di Tolkien, non come questi patiti del politicamente corretto – indicando la mia amica – che pensano di poterla tradire come vogliono per far contenti tutti. Tu non puoi fare l’elfo.
    – Perché? – chiede Ismail.
    – Perché sei nero. Gli elfi non possono essere neri. Il testo parla chiaro. Sono bianchi.
    – Ma a me piace essere un elfo – obietta Ismail.
    – Non puoi – insiste il tizio. – Non è filologico.
    – Cosa posso essere, allora? – domanda Ismail.
    – Be’, vediamo… Direi che potresti fare l’Haradrim. Quelli hanno la pelle scura. È scritto nel testo. Ma nello Hobbit non ci sono gli Haradrim… Allora il goblin o l’orco. Sì, voi neri andate bene per fare gli orchi.
    Ecco mi chiedo cosa penserebbe Tolkien, seduto ad assistere a questa scena figlia dei tempi nuovi, degli ultimi vent’anni, insomma, di una società che lui non ha potuto conoscere e di un fandom estesosi a dismisura. Mi chiedo se non vorrebbe far notare a quel fan filologo che le razze della Terra di Mezzo non corrispondono alle etnie del nostro mondo, ma ad aspetti diversi della natura umana. Dunque non c’è motivo di relegare i bianchi nella parte degli elfi e i neri nella parte degli orchi, perché non è la pigmentazione della pelle che definisce l’elficità o l’orchità, per così dire, bensì le attitudini e i sentimenti che incarnano.

    Chissà. Per sua fortuna Tolkien non ha dovuto assistere a niente di tutto questo. Né alle sue storie trasformate in una gallina dalle uova d’oro dalle majors, né a certo fandom che potrebbe riuscire nell’ardua impresa di far apparire un capitalista senza scrupoli come Jeff Bezos alla stregua di un Abramo Lincoln in lotta contro i rednecks confederati. Mr Amazon ringrazierà davvero la sua buona stella, prima di passare all’incasso con la coccarda sul petto.

    • RF ha detto:

      Difficile paragonare una laboratorio di scuola Elementare con un progetto da quasi 1 miliardo di dollari dove i dettagli sono importanti.

      Nel caso della scuola e’ per insegnare e far divertire gli studenti. Nel caso di Amazon e’ per intrattenere e far rivivere le storie di Tolkien. Ma se Amazon invece di “intrattenere” vuole mandare messaggi politici e allegorie del mondo moderno e traportarle in quello di Tolkien allora diventa un problema, e cito:

      “I cordially dislike allegory in all its manifestations, and always have done so since I grew old and wary enough to detect its presence. I much prefer history – true or feigned– with its varied applicability to the thought and experience of readers. I think that many confuse applicability with allegory, but the one resides in the freedom of the reader, and the other in the purposed domination of the author.” JRR Tolkien

      Terro’ la mente il piu’ aperta possibile su quello che Amazon ha da proporre. Spero solo che esploreranno bene la seconda era e gli eventi descritti negli appendici (dato che non hanno i diritti del Silmarillion) invece che sfruttare la storia per messaggi politici.

      Quando Tolkien diventera’ di dominio pubblico (fra piu di 20 anni) allora si potra’ fare quello che si vuole ma al momento no.

      • Wu Ming 4 ha detto:

        «Nel caso della scuola è per insegnare e far divertire gli studenti». Sì. Ho infatti usato quell’aneddoto rivisitato con la fantasia per indicare che lì si scontrano due linee d’insegnamento: una dice che un nero può interpretare un elfo e una dice che un elfo può essere interpretato solo da un bianco. Non è la polemica che stiamo commentando in questi giorni? Non stiamo dicendo che la parte dell’elfo Arondir non doveva essere offerta a un attore di colore e/o che lui non avrebbe dovuto accettarla, per rispetto della fedeltà al testo? Che la scena si svolga in una scuola o durante un casting cinematografico, con zero centesimi in gioco o piuttosto milioni di dollari, con quaranta spettatori o decine di milioni, in base alla linea che scegliamo passano due messaggi diversi.

        A me pare che secondo una certa sensibilità l’opera di Tolkien sia una specie di museo da conservare e perpetrare intonso dal passare del tempo, identico a se stesso, in saecula saeculorum. Questo approccio è tanto più paradossale, a mio avviso, se si pensa che il legendarium tolkieniano è un’opera aperta, cioè mai conclusa dall’autore, e dei cui dettagli esistono diverse versioni per mano dell’autore stesso, che ha seguitato a modificare e integrare l’opera per tutta la vita, e chissà forse avrebbe continuato a farlo perfino con il doppio del tempo a disposizione. Ma soprattutto si giudicano i prodotti d’intrattenimento tratti dal legendarium non già sulla base di come ci restituiscano o attualizzino le tematiche tolkieniane, la bellezza dei personaggi e dei loro dilemmi, la riflessione narrativa sull’essere umano, ecc., ma prima di tutto e preventivamente dal grado di corrispondenza con l’originale stesso. Questo sarebbe il criterio principe che renderebbe l’opera derivata accettabile oppure no.

        Da questo punto di vista è chiaro che non può essere che la sensibilità o le tematiche odierne filtrino nel racconto di Tolkien, anche se è precisamente quello che succede da sempre con ogni grande narrazione frutto della creatività – o subcreazione – umana. Diventa più importante che sul confine della Terra di Mezzo sia affisso un bel cartello che dice “Schwarze und Homosexuelle sind hier unerwünscht”, o che non si contraggano i tempi storici plurimillenari, piuttosto che sia rispettato il senso dell’epopea di Arda e il significato profondo delle storie di Tolkien, che hanno un valore universale. Il metro di misura mi pare quello nevrotico dell’identità, anziché quello dell’universalità del mito e della sua infinita applicabililtà e riscrittura. E potrà ben darsi che i prodotti derivati tradiscano proprio quell’universalità, in favore di un incasso di consenso (e denaro) facile, certo. Ma allora a me pare evidente che sarà di gran lunga preferibile e più efficace criticarli per questo, anziché per la loro “correttezza politica”.

        Quello che intendo è che la battaglia di un certo fandom è di retroguardia, persa in partenza. E, sbaglierò, ma ho anche il presentimento che al di sotto di una certa soglia anagrafica cada proprio nel vuoto.

        • Drona ha detto:

          Cadrà sicuramente nel vuoto tra coloro i quali conoscono Tolkien attraverso i film di Jackson e non ne hanno letto le opere.
          Non vedo niente di positivo in questo ragionamento, che portato alle sue estreme conseguenze presagisce a un futuro dove sulla base di una fanbase che conosce Tolkien solo attraverso le serie Amazon, opterà per ulteriori cambiamenti.

          L’universo tolkieniano è certamente aperto a nuovi sviluppi e vi è spazio per mille storie e narrazioni che potrebbero arricchire il Legendarium originale, ma questa è cosa ben diversa che snaturare e plasmare il materiale già esistente per fini spicci e secolari, per portare avanti mode e lanciare messaggi politici.
          Tutto cio’ che cerca di imbrigliare le storie di Tolkien nel presente è da deprecare e non perchè cosi hanno deciso una ristretta cerchia di fan zeloti ma perchè questo è cio’ che Tolkien scongiurava e fortemente combatteva con le sue storie e i suoi racconti.
          D’altronde la decennale raccolta e pubblicazione della History of Middle Earth e il rigore filologico con il quale questa impresa è stata affrontata non avrebbe alcun senso se si dovesse mandare tutto alle ortiche per esigenze di botteghino.

          I Confederati non c’entrano nulla: Arda ha le sue razze e i suoi popoli che non sono quelli del mondo in cui viviamo, cercare di trasporre queste differenze in quel mondo è fare un torto all’opera e al suo autore.
          I miti sono universali e nulla vieterebbe ad Amazon di creare altre storie con Elfi, Nani ed Orchi e fargli dire e fare ben altro, ma raccontare una storia altrui è cosa ben diversa.
          Mi dispiace ma trovo queste tue posizioni indifendibili, e vedo una certa incoerenza rispetto a battaglie condotte in passato:
          La traduzione del Signore degli Anelli dell’ Alliata era da rimpiazzare perchè filologicamente sbagliata e perchè portatrice di messaggi fuorvianti rispetto alla storia originale mentre le ciclopiche libertà che si prende Amazon nel raccontare le storie di Arda andrebbero bene? Quali sarebbero le differenze oltre il tuo simpatizzare per una storpiatura rispetto all’altra?

        • Wu Ming 4 ha detto:

          Umm, non direi affatto che simpatizzo per una storpiatura rispetto all’altra. Della storpiatura Amazon ho visto troppo poco (quanto, 120 secondi?) per poter dire se simpatizzo oppure no. Semplicemente non condivido le critiche preventive che sono state mosse. C’è una bella differenza, se permetti.

          E c’è una bella differenza anche tra tradurre un testo letterario attraverso lo stesso mezzo, cioè la letteratura, le parole, la pagina scritta, e trasporlo attraverso un altro mezzo narrativo. Quando traduci da una lingua all’altra c’è un margine di tradimento inevitabile, certo, ma sarà sempre minore rispetto alle necessità di chi realizza un film, una serie tv, una piece teatrale, un’opera lirica, ecc. tratti da un’opera letteraria. Sono proprio due modalità di traduzione diverse.

          Ad esempio se devo fare una serie tv ho la necessità di tenere gli spettatori agganciati ai personaggi e al loro destino stagione dopo stagione, e potrebbe convenirmi contrarre una trama che si svolge nell’arco di millenni per mantenere dentro la storia appunto gli stessi personaggi anziché ricambiarli a ogni stagione. Non so dire se questa scelta porterà a un risultato bello e interessante da vedere, che salvaguarda il senso delle storie tolkieniane, oppure no. Ma non la critico a priori, perché so che le leggi del mezzo cinematografico o televisivo non sono quelle della letteratura (figurati che una volta lessi una sceneggiatura tratta da un mio romanzo e scoprii che protagonista e antagonista, i quali nell’originale si incontravano soltanto alla fine della storia, erano diventati due vecchi amici di gioventù).

          Vent’anni fa, Jackson contrasse in una sera i 17 anni che intercorrono tra una festa a lungo attesa e la partenza di Frodo, escluse tre interi capitoli dalla prima parte, nonché il colpo di coda di Saruman e la riscossa finale degli hobbit della Contea. Allora spiegò ai fan che in sala il pubblico può essere trattenuto due o tre ore, non di più, e che la narrazione cinematografica ha un ritmo (I, II, III atto) che deve esaurirsi in quell’unità di tempo e che questo doveva valere per ogni singolo film del ciclo (in una serie tv questo vale per ogni singolo episodio di 50 minuti). Le sue spiegazioni erano quelle di un cineasta, non di un romanziere, perché quello lui fa. Quando poi inserì un personaggio femminile ne Lo Hobbit, per me il problema non era che l’avesse fatto, o che si fosse inventato un amore nano-elfa di cui Tolkien non ha mai scritto nulla, bensì *come* l’aveva fatto, cioè malamente, in modo stereotipato e al tempo stesso sconclusionato. Ancora: in quel film il rapporto tra protagonista (Bilbo), deuteragonista (Thorin) e antagonista (Smaug) era spezzato dall’inserimento di un secondo antagonista (Azog) che si sovrapponeva al primo e faceva sbarellare la storia e oscillare i rapporti di cui sopra senza trovare un nuovo equilibrio. La sceneggiatura de Lo Hobbit, che pure aveva alcune cose belle, faceva acqua da molte parti, troppe per i miei gusti.

          Quindi prima di puntare il dito e dire che la serie Amazon intende «snaturare e plasmare il materiale già esistente per fini spicci e secolari, per portare avanti mode e lanciare messaggi politici» io aspetto di vederla. Ma so anche che nessuno può snaturare l’opera originale di Tolkien, perché quella è pubblicata e accessibile a chiunque. Quella è appunto l’originale. E dall’originale si possono derivare “n” storie, in “n” modi diversi. Ma il risultato, per quanto mi riguarda, non dipenderà dal fatto che c’è un elfo interpretato da un attore afrocaraibico. Mi sembra davvero un tradimento da poco rispetto a cose che abbiamo già visto sul grande schermo e che snaturavano ben di più i personaggi tolkieniani, ma sulle quali non ci si è inalberati così tanto. Qualche esempio? Aragorn che uccide un ambasciatore durante una trattativa; Frodo che scaccia Sam e sta con Gollum; il coriaceo nano Gimli ridotto a personaggio clownesco; Gandalf che praticamente fa un esorcismo a Théoden posseduto da Saruman; il popolo hobbit privato del suo riscatto collettivo; per non parlare di Radagast fatturione, col fumo che gli esce dalle orecchie, ecc. ecc.

          Sulle giovani generazioni intendevo dire che, almeno per quello che posso vedere, mi paiono assai meno disposte a dare peso a certi inserimenti più o meno arbitrari legati alle “quote di minoranza”. Mi sembra più un problema discusso dalle generazioni precedenti. Potrei sbagliare, ovviamente, ma questa è la percezione che ho. Io credo che nel corso dei prossimi decenni la percezione etnica andrà sfumando sempre di più e che certi prodotti dell’intrattenimento stiano tirando la volata a questo futuro. Lo fanno ipocritamente, per mascherare i conflitti etnici reali, cioè per edulcorare la realtà e autoassolversi? Credo proprio di sì. Ma per quanto io possa fare loro il processo alle intenzioni, il mio giudizio sul prodotto narrativo dipenderà sempre e comunque dalla bontà o meno del risultato.
          Chissà che non sia riuscito a spiegarmi meglio.

          • RF ha detto:

            Quello che succede a scuola puo’ succedere anche fuori dalla scuola, ma con le risorse che ha Amazon e’ ovvio che ci si aspetta della coerenza. Non ho mai detto che Ismael Cruz Cordova non puo’ interpretare un elfo ma deve esserci una spiegazioe dietro altrimenti come ho detto gia’ diventa solo un messaggio politico per fare un contentino alla comunita’ di colore.

            Le posso assicurare che vivendo all’estero conosco tante persone appartenenti a minoranze che stanno vivendo le quote di minoranza come un insulto paternalistico alle loro capacita’. E questo non lo dico solo io ma svariati psicologi, sociologi e filosofi sia di colore come Thomas Sowell e bianchi come Jordan Peterson.

            Stesso discorso viene fatto anche da femministe che credono che le donne possano riuscire a raggiongere l’egualita’ senza l’aiuto degli uomini come Elisabeth Badinter.

            Il fatto che cita “Schwarze und Homosexuelle sind hier unerwünscht” sembra quasi che vuole far sembrare razzisti quelli che sono semplicemente preoccupati per l’integrita’ del testo di Tolkein. Ed anche qui:

            “”Ma contestando la sua presenza nel cast non stiamo forse dicendo che la Terra di Mezzo “non è un paese per negri”, ma solo per bianchi, o al massimo per olivastri, come gli Haradrim? E che per il bene dei neri e della Terra di Mezzo sarebbe meglio che i neri stessero in un ambiente narrativo dov’è plausibile che ci siano persone con quella pelle e quei tratti somatici, evitando di venire sfruttati dai capitalisti che vogliono farsi belli con le quote black? Insomma che sempre per il bene loro, della TdM e di tutti sarebbe meglio che i neri facessero ruoli da neri, perché è questo che si addice a quelli con la pelle scura? Ovvero che è meglio stiano nel loro?””

            sta facendo delle supposizioni e sta mettendo parole in bocca a chi sicuramente non pensa che non ci possano essere persone di colore nella terra di mezzo o in qualsiasi ambito narrativo tolkeniano. Vuol far diventare chi contesta il politically correct un bigotto razzista. Le posso assicurare che, almeno per quanto mi riguarda non ho mai pensato “che sarebbe meglio che i neri facessero ruoli da neri” o che “Ovvero che è meglio stiano nel loro?”. Sono cose che sta dicendo lei ed e’ per questo che la sto accusando di trivasare quello che sto dicendo.

          • Wu Ming 4 ha detto:

            Oddio, addirittura vengo “accusato” di travisamento e di voler far passare qualcuno per razzista. Potrei controaccusare di non trarre le logiche conseguenze delle proprie asserzioni… ma fortunatamente non siamo in tribunale, direi che si può discutere tranquillamente senza accusarsi di alcunché. Almeno non è mia intenzione farlo. Mi limito a ragionare.
            Anzi, colgo l’occasione per ringraziare tutti di questi scambi, che per me sono appunti presi in pubblico e mi offrono lo spunto per aprire il laboratorio trentino di quest’anno, annunciato in un altro post su questo blog.

            Dunque, l’asserzione mi pare chiarissima: Cruz Cordova avrebbe potuto fare l’elfo nelle recite scolastiche, perché lì non è richiesta coerenza, ovvero fedeltà visiva al testo originale, mentre la medesima coerenza è invece richiesta se in ballo ci sono le risorse di Amazon.
            Non mi sembra di avere travisato alcunché. A scuola vale tutto, mentre fuori, nel mondo degli adulti, delle produzioni costosissime, non è così, bisogna trovare una giustificazione di qualche tipo nelle fonti testuali alla presenza di un elfo nero. Altrimenti la presenza di un attore nero è «un contentino alla comunità di colore». I neri per entrare in una trama devono avere quindi un giustificato motivo legato ai loro tratti etnici. E non equivale appunto a dire che «sarebbe meglio che i neri facessero ruoli da neri»? Dove sarebbe il travisamento?

            Ma mi chiedo: anche qualora si trovasse quella giustificazione richiesta, non sarebbe comunque un contentino? Ciò che importa alla produzione Amazon è che la multietnicità sia rappresentata, ergo se gli amazonici sono furbi potranno aver trovato un qualche gancio – magari stiracchiato per i capelli – nei testi tolkieniani, oppure no, la sostanza “politica” non mi sembra proprio che cambi, no? L’obiettivo viene conseguito comunque.

            Ma ammettiamo pure che il problema individuato sia l’aderenza al testo. Come spiegavo in una risposta all’altro interlocutore, ogni volta che si traspone un testo letterario su un altro mezzo narrativo, qualche cambiamento – spesso non piccolo – è inevitabile.
            Allora dovremo interrogarci su quali cambiamenti riteniamo che tradiscano irrimediabilmente il senso del testo originario e quali invece sono, per così dire, sopportabili. Giusto?

            Abbiamo accettato che Jackson, per motivi di ritmo narrativo e lunghezza del racconto, eliminasse il momento di riscatto collettivo degli Hobbit, sul finire del romanzo di Tolkien. Non è stato un taglio di poco conto: nel capitolo “The Scouring of the Shire” Tolkien realizza una critica allo stato moderno, alle sue tendenze intrinsecamente autoritarie, e alla plutocrazia moderna, nonché una riflessione sull’uso della violenza nella storia, che non compare in modo così esplicito in nessun’altra parte del Signore degli Anelli. A me quella mancanza è pesata, lo ammetto. Così come ho storto parecchio il naso, ad esempio, lo ripeto, quando ho visto il futuro re Elessar mozzare la testa dell’ambasciatore di Sauron a sangue freddo, ponendo fine alla trattativa a tradimento. Quello non è l’Aragorn di Tolkien, proprio non vedo nessuna coerenza con l’originale. Ma siccome non è un’infedeltà che riguarda il politically correct siamo disposti a passarla in cavalleria. L’elfo nero invece no.

            Per averne la prova, facciamo un’ipotesi controfattuale, un esperimento mentale: ipotizziamo che a interpretare Legolas nella prima trilogia cinematografica non ci fosse Orlando Bloom, ma Ismael Cruz Cordova (che all’epoca era troppo giovane, ma è un esperimento, appunto). Una scelta di cast di quel tipo in cosa avrebbe cambiato il senso della storia tolkieniana raccontataci da Jackson? Quale tematica o quale dinamica tra i personaggi avrebbe subito una modifica diciamo almeno pari a quelle che ho segnalato qui sopra, con o senza giustificazioni testuali? Per me nessuna. Legolas sarebbe stato Legolas, avrebbe agito allo stesso modo nella trama. Questo perché – come ci ricorda Tolkien stesso nelle sue lettere – le sue razze non corrispondono alle etnie del nostro mondo primario, bensì a diversi aspetti della natura umana. Dunque non sono i tratti etnici degli attori che potranno mai pregiudicare il senso delle sue storie.

            Ecco oggi siamo preventivamente sul chi vive per un’infedeltà che impatta sulla grande narrazione tolkieniana solo in senso visivo, per il colpo d’occhio, non per la sostanza narrativa, che ancora non conosciamo.
            Aragorn omicida a tradimento siamo stati disposti a digerirlo; gli hobbit senza riscatto collettivo pure. Ma l’elfo nero facciamo fatica, perché, si dice, è una concessione ipocrita alle minoranze. A occhio e croce il problema politico sembrerebbe anche nostro, quindi: quello che non ci sta bene è tale concessione. La riteniamo addirittura «un insulto» alle medesime minoranze.

            Dunque dalla fedeltà al testo ci siamo spostati alla contestazione del “politically correct”, che pare essere la vera materia del contendere. È questa che non ci sta bene. Non ci sta bene l’inserimento di “quote di minoranza” nel cast. Possiamo girarci attorno quanto vogliamo, ma il problema in effetti è eminentemente politico.

            Tale inserimento nelle serie tv fantastiche più recenti avviene attraverso l’abolizione di ogni logica etnica. Ne sono esempi serie come Bridgerton, Gli irregolari di Baker Street, The fall of Troy, La ruota del tempo, dove le etnie sono totalmente mescolate, senza logica di consanguineità e *senza giustificazione narrativa*. Siamo già oltre un mero meccanismo di percentuali, siamo a una rappresentazione delle società fantastiche come *post-etniche*. Come a dire che la razza è unica: quella umana.

            Quello che ci viene suggerito dall’odiato “politically correct” è che il razzismo non è solo un’ideologia storica, coltivata ormai fortunatamente da poche persone. Il razzismo è una percezione; è vedere prima un uomo o una donna neri che un attore o un’attrice che interpreta un ruolo; è il colore della pelle che colpisce l’occhio prima di qualunque altro elemento identificativo e che richiede una solida giustificazione per apparire.
            Solo quando questa percezione verrà meno, quando lo stravolgimento del personaggio di Aragorn ci peserà di più che il colore della sua pelle (o di quella di un elfo), solo allora ci saremo sbarazzati del razzismo che è nel nostro occhio. E ci vorranno ancora decenni, probabilmente.

            Gli executives delle serie tv prefigurano questo futuro. Lo fanno per enorme paraculaggine (chiedo scusa per il termine tecnico, ma lo trovo efficace), ovvero lo fanno tanto più perché la società in cui vivono e che produce la polarizzazione della ricchezza in cui loro navigano è spaccata da conflitti etnico-sociali altrettanto enormi. Sissignore, l’ho detto e lo ripeto. Dunque il politically correct non è che la manifestazione della cattiva coscienza dell’America.
            Ma dove sta scritto che la cattiva coscienza non possa spingere a fare la cosa giusta? Esiste l’eterogenesi dei fini. Forse che Lincoln non era altrettanto razzista degli schiavisti che scelse di combattere? Altroché se lo era. Ma fece la cosa giusta. E con tutta la sua ipocrisia configurò un mondo senza schiavi neri. E poi li liberò dalla schiavitù. Questa gentile concessione dei bianchi ha salvato i neri? No, la lotta dei neri per ottenere pari dignità e opportunità dei bianchi ha dovuto essere ancora ben lunga e tuttora prosegue. Ma non per questo la scelta di Lincoln fu sbagliata. Anzi, era talmente giusta che gli toccò pagarla con la vita.
            Questo non sarà il destino degli executives amazonici, per loro sfacciata fortuna, i quali certo non hanno la levatura morale e politica del padre della moderna nazione americana, tantomeno si espongono alle medesime rappresaglie. Ma se si volesse attaccarli davvero per ciò che sono, non avrebbe senso farlo confondendo il loro punto di forza per il loro punto debole. Perché sarebbe il favore più grande che si potrebbe fare loro. La loro risposta infatti sarebbe facile: “Noi nelle nostre serie rappresentiamo una società post-razziale e voi bifolchi rednecks ce la menate con l’aderenza etnica alle fonti? Generale Grant, avanti tutta. Spazzi via questa marmaglia confederata».

            Io questa parte ad Amazon non la concedo né mo’ né mai. Si accomodi qualcun altro.

          • RF ha detto:

            Ripeto per l’ennesima volta Ismael Cruz Cordova puo’ fare l’elfo di colore in qualsiasi contesto scuola o no. Amazon puo’ far interpretare elfi, nani e hobbit a qualsiasi attore che sia di colore o no. Ma se questo viene fatto solo per mandare messaggi politici allora e’ in palese contrasto con Tolkien e, sembrerebbe, con molti fan, cioe’:

            “I cordially dislike allegory in all its manifestations, and always have done so since I grew old and wary enough to detect its presence. I much prefer history – true or feigned– with its varied applicability to the thought and experience of readers. I think that many confuse applicability with allegory, but the one resides in the freedom of the reader, and the other in the purposed domination of the author.”

            Lei ha citato Bridgerton, dove gli autori della serie hanno specificato si svolge in una realta’ alternativa dove le persone di colore sono integrate nella societa’ inglese; gli irregolari di Baker Street dove i diritti d’autore di Conano Doyle sono ormai scaduti; the fall of Troy che non ho visto ma non credo sia strano avere persone di colore in questo contesto; e la Ruota del Tempo di cui non ho letti i libri quindi non posso commentare ma dove, da quanto so’, hanno aggiungo il rapporto saffico tra Moiraine Amyrlin Seat, che non era presente nei libri. Ma se l’autore supporta la scelta allora non possiamo che accettarla senza fiatare.

            Sarebbe stato strano, invece, se avessero scelto attori bianchi per fare il film Black Panther che si svolge in Africa nella citta’ fittizia di Wakanda. Ma anche qui se gli autori avessero dato una spiegazione non sarebbe stato grave.

            Allo stesso modo sarebbe strano se si scegliesse un attore basso e grasso per interpretare Superman, o alto e magro per interpretare il Gobbo di Notre Dame.

            “”I neri per entrare in una trama devono avere quindi un giustificato motivo legato ai loro tratti etnici. E non equivale appunto a dire che «sarebbe meglio che i neri facessero ruoli da neri»?””

            Ed e’ qui la falla logica dell’argomentazione fantoccio. Cioe’ nessuno sta dicendo che sarebbe meglio che i neri posson fare solo ruoli da neri. Accuso Amazon di sciegliere gli attori solo per il “politically correctness” senza dare spiegazioni e bisogna accettarlo cosi’ come e’. Bisogna stare attenti a non scegliere gli attori solo per accrescere il proprio spessore morale. E magari farlo accrescere cosi’ tanto che il prodotto diventa inattaccabile da tutti gli altri punti di vista.

            Voglio comunque ribadire che Tolkien ha pensato i suoi racconti in un contesto anglosassone quindi avere elfi di colore va bene se si da una buona motivazione altrimenti e’ chiaro che lo fanno solo per sentirsi moralmente superiori. Se le motivazioni per avere un attore di colore che interpreta un elfo sono coerenti, non sarebbe solo il “contentino” per la comunita’ di colore ma sarebbe il risultato di un impegno da parte degli autori/registi/produttori a integrare personaggi di colore in modo coerente sia nella narrativa Tolkeniana sia per incentivare af assumere attori appartenenti a minoranze in modo “attivo” e non passivo del tipo: “Vabbe’ facciamo fare questo personaggio ad una persona di colore cosi’ stiamo a posto”.

            Detto questo tutti possono fare tutti i ruoli che si vuole a patto che si scelgano gli attori per la loro bravura in primis e per il fisique du role (cosa che Ismael Cruz Cordova sicuramente ha per altezza corporatura e addirittura gli occhi azzurri).

        • RF ha detto:

          Continua a travisare le mie parole. Nel caso della scuola va bene a prescindere perche’ serve per insegnare. Ma nel caso di Amazon se vogliono avere un elfo di colore va bene a patto che ci sia una spiegazione plausibile! Se viene messo li solo per fare un contentino alla comunita’ di colore allora diventa un messaggio politico. Anzi, io lo percepirei quasi come un insulto paternalistico verso tutte le minoranze. Come per dire: “Non potrete mai ottenere ‘ruoli attoriali’/’lavori’/’posizioni politiche’ senza che noi (bianchi) vi aiutiamo. Quindi dobbiamo costringere i produttori e registri ad assumervi. E se questo non piace agli appassionati di Tolkien allora vuol dire che sono razzisti!”. Cosa che Amazon ha fatto preventivamente con l’articolo su VanityFair.

          Prendersi liberta’ sul testo di Tolkien va bene ma sempre se fatto in modo coscienzioso e con un certo raziocinio (come ha fatto Peter Jackson tagliando capitoli scambiando personaggi etc…). Quello che non voglio vedere e’ l’universo Tolkeniano pasticciato solo allo scopo di mandare messaggi politici che non hanno niente a che vedere con le storie di Arda.

          • Wu Ming 4 ha detto:

            Ho travisato? Chiedo venia. Ci riprovo.
            Se capisco bene il punto sarebbe che a scuola un nero può interpretare un elfo «perché serve per insegnare», mentre se c’è di mezzo Amazon non va più bene a meno che non ci sia «una spiegazione plausibile». Quello che succede a scuola non va bene fuori dalla scuola. Dunque verrebbe da chiedersi a cosa diavolo serve quello che insegniamo a scuola, ma lasciamo perdere e stiamo al punto.
            L’approccio rigidamente filologico varrebbe soltanto per i prodotti d’intrattenimento di massa: Ismael Cruz Cordova a 9 anni avrebbe potuto interpretare un elfo della Terra di Mezzo in una recita scolastica, ma non dovrebbe farlo a 34 anni in una serie tv, perché questo sarebbe un mero «messaggio politico». Fino qui sto travisando?

            Mi azzardo a procedere ancora un po’: «io lo percepirei come un insulto paternalistico verso tutte le minoranze».
            Ecco, in questa frase c’è un “io” che afferma qualcosa che a suo avviso qualcun altro dovrebbe percepire. Lo dico perché ho l’impressione che l’io in questione non appartenga alle suddette minoranze. Quindi è un io che pretende di percepire per loro, ovvero di suggerire cosa loro dovrebbero percepire. Non è questo un ottimo esempio di paternalismo?

            Sta di fatto che al momento l’unico esponente di una minoranza interpellato nel merito è il medesimo Cruz Cordova, che a quanto pare ha risposto affermativamente alla chiamata per la parte di un elfo. Come la mettiamo? Sì, è vero, probabilmente ha accettato la parte perché sa benissimo che non potrà ottenere ruoli attoriali senza che i bianchi lo aiutino, dato che il potere delle major dell’intrattenimento è saldamente nelle mani dei bianchi. Dunque per lavorare e mettere alla prova il proprio talento, se ne ha, deve sfruttare anche il meccanismo delle quote di minoranza con cui quei bianchi si lavano la coscienza. Certo non gliene faremo una colpa. Ma contestando la sua presenza nel cast non stiamo forse dicendo che la Terra di Mezzo “non è un paese per negri”, ma solo per bianchi, o al massimo per olivastri, come gli Haradrim? E che per il bene dei neri e della Terra di Mezzo sarebbe meglio che i neri stessero in un ambiente narrativo dov’è plausibile che ci siano persone con quella pelle e quei tratti somatici, evitando di venire sfruttati dai capitalisti che vogliono farsi belli con le quote black? Insomma che sempre per il bene loro, della TdM e di tutti sarebbe meglio che i neri facessero ruoli da neri, perché è questo che si addice a quelli con la pelle scura? Ovvero che è meglio stiano nel loro?

            Ecco, io ho il presentimento che siano proprio queste implicazioni che oggi si vogliono mettere in discussione. E almeno nel mondo anglosassone c’è molto dibattito su questo, da anni. Ed è da là che proviene la serie Amazon. Ed è una serie fatta oggi, non negli anni Cinquanta del secolo scorso e nemmeno vent’anni fa. Oggi. Pensare che il contesto non agisca sulla trasposizione del testo – qualunque testo – a mio modesto avviso è un’illusione bella e buona.

  6. Drona ha detto:

    Ma si, hai perfettamente ragione, non ha neanche importanza che Galadriel sia interpretata da una donna, potrebbe benissimo farlo un uomo.
    Come non avrà alcuna importanza che personaggi le cui storie si svolgono a distanza di secoli conviveranno in barba alla cronologia degli eventi.
    Alla fine cio’ che conta è il messaggio e la sua diffusione, ben venga il merchandising di Legolas e tutto il resto.
    Tolkien e di tutti e possiamo farne cio’ che vogliamo! si potrebbe addirittura renderlo protagonista di una storia inventata e fargli avere una crisi di incontinenza, chi ce lo impedirebbe?

    • Wu Ming 4 ha detto:

      Esattamente. E ci mancherebbe altro che non fosse così, dato che un prodotto narrativo – che sia su carta, su audiovisivo o sul palcoscenico – si giudica dal risultato, cioè dalla riuscita o meno del racconto, da quanto è avvincente, emozionante, interessante, o da quanto non lo sia.

  7. Wu Ming 4 ha detto:

    Ecco citato in questo articolo (a metà e alla fine) un altro parere di un’ammiratrice della narrativa di Tolkien, nonché appartenente a una minoranza etnica, la professoressa Ebony Elizabeth Thomas:
    https://www.theguardian.com/film/2022/feb/20/lord-of-the-rings-amazon-series-race

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