George MacDonald e J.R.R. Tolkien, un’ispirazione rimpianta

George MacDonaldTra i molti scrittori che piacevano a J.R.R. Tolkien c’è anche George MacDonald (1824- 1905), scrittore, poeta e per qualche tempo pastore della Chiesa Congregazionale in Scozia. Ma è davvero così? L’occasione per parlarne ci viene data dalla pubblicazione di un suo romanzo del 1871, Al di là del vento del Nord, in una pregevole edizione arricchita da alcune illustrazioni originali ad opera dell’editore riminese Raffaelli. L’opera non è precisamente un fantasy, ma una fiaba vittoriana in cui elementi ed atmosfere fantastiche si incontrano con la dura realtà londinese già immortalata da Dickens. Tolkien non amava molta la fiaba vittoriana, ma in una lettera (n. 25) scrive che di questo genere «George MacDonald rappresenta la maggiore eccezione». Nonostante la critica tolkieniana si soffermi spesso sull’influenza dello scrittore scozzese sull’autore del Signore degli Anelli, il rapporto tra i due è un po’ più complesso di quanto sembri. Anzi, Tolkien arrivò a scrivere che era «uno scrittore per cui ho una sincera e modesta antipatia». Ma andiamo per ordine.

Al di là del vento del Nord

Copertina libro Aldila del vento del nordProprio la fiaba letteraria appena pubblicata ci permette di parlare dei numerosi debiti che Tolkien ha con lo scrittore scozzese. E non solo lui. Noto soprattutto per le sue fiabe e romanzi fantastici, George MacDonald è considerato, in compagnia del contemporaneo preraffaellita William Morris, l’inventore del genere fantasy. Stimato dal grande poeta Tennyson e dalla facoltosa vedova di Byron, Mary, lo scrittore fu mentore di Lewis Carroll e amico di John Ruskin, Charles Dickens, William Makepeace Thackeray e negli Usa conobbe anche Mark Twain e Walt Whitman. Tra i suoi capolavori Phantastes (1858, con il titolo Le fate dell’ombra, Bompiani 2003), The Princess and the Goblin (1872, La principessa e i Goblin, Mondadori 2004), Lilith (1895, pubblicato in Italia da Philobilion, 2001); tra le sue favole più riuscite, The Light Princess (1864) e The Golden Key (1867, La chiave d’oro, Galaad Edizioni 2009). Oltre Tolkien, la “verve” creativa e l’immaginazione fantastica dello scrittore hanno ispirato molti altri autori, come W.H. Auden, T.S. Eliot, C.S. Lewis, E. Nesbit e Madeleine L’Engle. Lewis considerava MacDonald come suo “maestro”: «Un giorno all’edicola della stazione ferroviaria, ho preso una copia di Phantastes e ho iniziato a leggerlo. Qualche ora più tardi, sapevo che aver attraversato una grande frontiera».
Il Vento del NordAl di là del vento del Nord è una delle sue fiabe per ragazzi, oggi considerato uno dei suoi capolavori. In esso emerge una caratteristica dell’autore: il gusto per l’allegoria, suggestiva nel succedersi di
simbologie e metafore. Protagonista è Diamond, un bambino di bassa estrazione sociale che fa amicizia con Vento del Nord, fenomeno atmosferico che gli appare nelle sembianze di una splendida donna e talvolta in quelle di una bambina o di una piccola fata. Per lui è sempre bella ed amichevole, ma può assumere aspetti terrificanti, dipende dagli occhi e dal cuore di chi la vede. Come il giovane protagonista capirà solo alla fine del romanzo, Vento del Nord è infatti la morte. Trasportato da lei oltre il suo regno, il bimbo può visitare la terra che Erodoto ha chiamato Iperborea, il paradiso terrestre perduto che Dante pone sulla vetta del Purgatorio. Un vero viaggio iniziatico che permetterà al piccolo uomo di crescere e portare un po’ di bene nel mondo corrotto in cui vive. Secondo il figlio e biografo di MacDonald, Greville MacDonald, ci sono molte somiglianze tra Diamond e uno dei suoi fratelli, Maurice, che morì da bambino.

Canzone della Locanda - illustrazione dell'artista HirilaelinAl di là del vento del Nord contiene una poesia, “The True History of the Cat and the Fiddle” (La vera storia del gatto e il violino), che sembra prefigurare le riscritture di alcune filastrocche fatte da Tolkien, L’Uomo della Luna andò a letto troppo tardi e L’Uomo della Luna scese sulla Terra troppo presto. George Burke Johnston nel suo saggio The Poetry of J.R.R. Tolkien (Mankato State University Studies 2, no. 2 del Febraio 1967), suggerisce che Tolkien per la prima poesia si sia ispirato direttamente a quella di MacDonald combinandola con la filastrocca inglese Hey Diddle Diddle (testo, video). Il libro di MacDonald contiene anche un breve racconto, Little Daylight, i cui elementi ricordano la prima volta che Beren vide Lùthien Tinuviel (il racconto di Tolkien Of Beren e Lùthien). In quest’ultimo un principe che è stato cacciato dal suo paese che si imbatte in una creatura incantata in una terra vicina. «Ah subito scorse qualcosa in mezzo al prato… una ragazza vestita di bianco, splendente al chiaro di luna… Si nascose dietro un albero per guardare, quella meraviglia… A un tratto lei iniziò a cantare come un usignolo e a danzare seguendo la musica della sua voce…». Dopo aver riposato, «ancora una volta ha iniziato a ballare alla sua musica e ballando si allontanò». Cosa vi sembra? Bene, è un brano tratto da Al di là del vento del Nord (Edn Dent., 1956, pp 227-8)!

Una crescente riluttanza

Fabbro di Wootton MajorNonostante questi e molti altri debiti (ad esempio, nella stesura del saggio Sulle Fiabe e nella derivazione diretta degli orchi dai globin di MacDonald, come scrive Tolkien stesso in varie lettere), il professore di Oxford sviluppò una progressiva avversione verso lo scrittore scozzese. Rileggendo i suoi libri, Tolkien si stupì della sua «memoria selettiva che aveva conservato solo poche impressioni delle cose che mi interessavano, e rileggere MacDonald non mi piacque affatto» (Fabbro di Wootton Major, p. 59). «Non sono un ammiratore così fervente di George MacDonald come lo era C.S. Lewis»,
scrisse una volta (lettera 262). Invitato a scrivere una prefazione a un’edizione Usa di La chiave d’oro, rinunciò perché si accorse che stava scrivendo «un saggio severamente critico contro George MacDonald – cosa non necessaria e comunque ingiusta». Scrisse, infine, «il mondo delle Fate si può spiegare con un racconto breve»: così la sua reazione provocò la nascita di una nuova storia, Fabbro di Wotton Major. Il motivo di tanta crescente avversione era proprio una delle caratteristiche principali di MacDonald, che divideva profondamente Tolkien da Lewis e Il Signore degli Anelli dalle Cronache di Narnia. Come scrive nella bozza di prefazione a La chiave d’oro, «MacDonald è un predicatore, e non solamente dal pulpito della chiesa; egli predica in tutti i suoi numerosi libri». A Tolkien andava di traverso l’allegoria morale: «Non sono molto attratto (anzi, direi il contrario) dalle allegorie, mistiche o morali» (lettera 262); «piace tanto a Jack [C.S. Lewis]. Lui è un amante dell’allegoria morale, mentre io la detesto istintivamente. Lui fu risvegliato da Phantastes, io ne fui afflitto e mi lasciò con una profonda avversione […] Fabbro di Wotton Major rimane sempre come se fosse un “trattato anti-MacDonald”». Clyde S. Kilby ricorda che durante la sua visita del 1966, Tolkien gli ripeteva spesso che MacDonald era «una vecchia nonna che predicava invece di scrivere» (Tolkien and the Silmarillion, 1976, p. 31). Alcuni critici moderni dovrebbero leggere bene queste parole prima di mettersi alla ricerca di allegorie morali negli scritti di Tolkien. Anche lo stesso Fabbro di Wotton Major, che sia Tom Shippey sia Verlyn Flieger considerano un’allegoria (anche se da differenti punti di vista), era stata da Tolkien solo in parte pensata come tale. Probabilmente, l’autore del Signore degli Anelli aveva notato nelle storie di MacDonald la pesantezza dei rifermenti allegorici, didattici e morali. Da qui anche le dure critiche ad altri espedienti da lui derivati, come la presenza del narratore, che Tolkien ormai condannava anche nelle sue prime opere, prima fra tutte lo Hobbit. (Lettere n. 298 e 310).

Sepolto a Bordighera

Bordighera cimitero degli inglesi 1898Una curiosità finale: pochi sanno che MacDonald visse ben 23 anni in Italia, a Bordighera dove scrisse quasi la metà delle sue opere. Lo scrittore era talmente innamorato del piccolo porto ligure che vi fece costruire la sua residenza, “Casa Coraggio”, e la descrisse in un suo libro, Una scossa violenta (A Rough Shaking, a Tale, 1890), che narra i tragici eventi del terremoto del 1877 in quei luoghi. Dopo la morte ad Ashstead (Surrey), il 18 settembre 1905, per suo volere le ceneri vennero traslate a Bordighera nel Cimitero degli Inglesi, dove la moglie già riposava all’ombra di alti cipressi accanto alle figlie Caroline, Grace e Lilia.

Roberto Arduini

Qui puoi trovare il testo di Al di là del Vento del Nord in inglese
Scarica due saggi dello studioso Colin Manlove su George Macdonald:
George MacDonald and the Fairy Tales” e
Did William Morris Start MacDonald Writing Fantasy?“.


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5 Comments to “George MacDonald e J.R.R. Tolkien, un’ispirazione rimpianta”

  1. Gwindor ha detto:

    Nessun commento sui contenuti stavolta perché di MacDonald non ho letto nulla.
    Solo, gran bell’articolo!
    Bye
    Gwindor

  2. Steph ha detto:

    Molto interessante questo articolo, complimenti! Sto scrivendo una tesi su Macdonald e sui maestri del fantasy cristiano che a lui si sono ispirati, in particolare il confronto con C.S. Lewis, avrei bisogno di qualche suggerimento e materiale. Potere aiutarmi? Grazie.

  3. Marco ha detto:

    Per chi amasse riscoprire George MacDonald, Auralia edizioni pubblica e pubblicherà la maggior parte dei testi dell’autore, ha incominciato con il romanzo “Sulle Ali del Vento del Nord”, e proseguito con la raccolta “La Chiave d’oro” e molti altri ne sono in arrivo…

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