Esce in Italia La Storia di Kullervo

The Story of KullervoIl 17 marzo approda in tutte le librerie La storia di Kullervo nell’edizione italiana edita da Bompiani (pagg. 248, euro 19, a cura di Verlyn Flieger, trad. Luca Manini), scritto tra il 1912 e il 1914 da J.R.R. Tolkien quando era ancora giovanissimo e frequentava l’università. Il nuovo testo non è per nulla inedito (come scri ono molti siti web e quotidiani nazionali), della sua esistenza si sapeva benissimo da più di 30 anni (è citato nelle Lettere e nella Biografia di Humphrey Carpenter) ed era addirittura stato pubblicato nel 2010 nella rivista Tolkien Studies.
Kalevala (Il Cerchio)Si torna qui ai tempi in cui la Terra di Mezzo nemmeno esisteva e lo stesso Tolkien era uno studente all’Exeter college di Oxford. Il futuro scrittore fu, infatti, influenzato in giovane età dall’esempio di Elias Lönnrot, lo studioso e ricercatore del Kalevala finlandese, di cui dissero che fu «un uomo solo, che procedendo a tutta velocità, ha creato per noi un’eredità culturale» (Green Suns and Faërie: Essays on J.R.R. Tolkien, p. 181). Certamente la differenza è stata che Tolkien scrisse l’intero corpo di lavoro raccogliendolo lentamente e non procedendo a tutta velocità. Proprio per capire meglio i contenuti del nuovo volume, in occasione dell’uscita in lingua inglese nell’agosto scorso abbiamo intervistato la curatrice dell’edizione, Verlyn Flieger. Potete trovare le due parti dell’intervista: qui la prima parte e qui la seconda parte.

La reazione della critica: l’origine e l’influenza

Verlyn Flieger al Convegno "Tolkien e la Filosofia"In questi mesi la critica tolkieniana ha avuto modo di leggere, studiare e analizzare il testo. E l’uscita del libro in Italia ci dà l’occasione di renderne conto. È noto da tempo che la storia di Kullervo narrata nell’epopea finlandese del Kalevala abbia svolto un ruolo importante nello sviluppo iniziale del legendarium di J.R.R. Tolkien.
Una fonte di costante dibattito tra gli studiosi di Tolkien è il momento esatto in cui lo scrittore inglese ha iniziato a scrivere il suo legendarium. Clyde Kilby, Verlyn Flieger, Tom Shippey, e Carl Hostetter sono alcuni dei migliori studiosi tra i tanti che hanno cercato di stabilire questo inizio sfuggente. John Garth, nel suo eccellente libro Tolkien e la Grande Guerra e in altri importanti saggi, ha aggiunto molti indizi autorevoli. Questo nuovo libro, pubblicato più di un secolo dopo di qunado è stato scritto, è l’inizio del legendarium? È possibile, ma la questione rimane aperta e quasi certamente continuerà a essere un punto di dibattito e di contesa tra gli studiosi. Quel che è certo, tuttavia, è che in questa storia Tolkien mostra da studente universitario già una profonda sensibilità, intelligenza e immaginazione, e la successiva Guerra Mondiale, anche se con immensa tragedia, non avrebbe fatto altro che accelerare questo processo di formazione dello scrittore.
Libro: "Tolkien e la Grande Guerra" di John GarthAltra questione dibattuta: il ciclo su Kullervo è servito come base per il personaggio tragico di Túrin Turambar nel Silmarillion. C’è stato per qualche tempo un dibattito tra gli studiosi per quanto riguardava il tipo di influenza che la storia ebbe su Tolkien. Solo con la pubblicazione nel 2010 del testo sui Tolkien Studies però la maggior parte degli studiosi di Tolkien ha avuto la possibilità di leggere il primo tentativo dello scrittore di una propria narrazione della storia di Kullervo. Questo ha messo a tacere le numerose ipotesi, mostrando definitivamente come la struttura e la trama della storia, anche se era stata trasformata e adattata alle esigenze dell’autore, chiaramente pone le basi per la creazione del personaggio di Túrin.
J.R.R. Tolkien soldato (1916)Altro punto interessante: sebbene a Tolkien non piacesse la critica biografica, è lecito leggere la storia di Kullervo, con quella sua lotta di un’intera famiglia e quell’atmosfera di romanticismo maledetto, nel contesto della vita di Tolkien. Nel 1911 quando lesse per la prima volta il Kalevala era un giovane orfano e forzatamente separato dalla donna che amava. Ci sono due versi nella traduzione di Kirby del Kalevala, «I was small and lost my father, I was weak and lost my mother» (“ero piccolo e ho perso mio padre, ero debole e ho perso mia madre”), che Tolkien ha riportato così com’era nella sua Storia di Kullervo, ma poi lo ha cancellato (The Story of Kullervo, ediz. HarperCollins, p. 143). Sono un dato importante anche le correzioni apportate dallo scrittore, con l’introduzione nel primo verso della parola padre, perché testimonia la sua volontà di farli aderire alla propria vita: a 4 anni aveva perso il padre e a 12 anni la madre.
Ma, per alcuni, la storia di Kullervo sembra essere troppo strana perché Tolkien la trovasse in qualche modo interessante. «Si tratta di una strana storia per poter catturare l’immaginazione di un fervente cattolico: Kullervo seduce inconsapevolmente la sorella, che poi si uccide, e infine anche lui si suicida», ha scritto nel 2003 John Garth (in Tolkien e la Grande Guerra, Marietti editore). Studiosi: John GarthNel commento e nelle note per l’edizione attuale della Storia di Kullervo, Verlyn Flieger ha spiegato che, al momento di scrivere la storia, Tolkien poteva non essere così fervente nella sua fede e, di certo, non trovava la trama così strana né trovava che il suo interesse fosse in conflitto con qualsiasi tipo di fede aveva in quel periodo: «Tolkien chiaramente non ha trovato strano (“grande” e “tragica” sono stati gli aggettivi da lui usati per descriverlo), e sembra non aver sentito alcun conflitto con il suo cattolicesimo, che a quel punto era, a quanto pare, non così “fervente”. Carpenter cita l’ammissione che Tolkien fa circa le sue prime sessioni di studio a Oxford: «Senza padre Francis a prendersi cura di lui scoprì che era troppo facile restare a letto la mattina, dopo che si era trascorsa la serata con gli amici chiacchierando e fumando davanti al camino: Annotò tristemente che questa prima sessione a Oxford era passata “senza praticamente nessuna o molto poca pratica della religione” (Biografia, p. 66 edizione HarperCollins, p. 92 edizione Fanucci 2002) e nel suo diario cominciò ad annotare «tutte i fallimenti e le proprie mancanze dello scorso anno [1912]» (ibid., p. 66)».
Entrambi gli studiosi pensano appunto che una risposta potrebbe risiedere nelle circostanze in cui Tolkien si trovava. Lo scrittore, come detto, in quel periodo viveva un’esistenza segnata dalla tragica perdita dei genitori e dal fatto di essere stato costretto dal tutore aa allontanarsi dall’amore della sua vita, Edith. Una storia “tragica” come quella di Kullervo aderiva sicuramente al suo stato d’animo. Sarebbe molto interessante capire meglio l’estensione delle “mancanze” di Tolkien verso la sua fede, ma ciò è impossibile senza avere a disposizione ulteriori scritti di prima mano, come ad esempio potrebbero essere le lettere da lui scritte in quel periodo e il suo diario.

I punti di forza

Illustrazione di Georgij Adamovič Stronk - KullervoLa Storia fornisce anche un importante un’istantanea sul modo in cui Tolkien riuscì a passare dalla mera imitazione a un’invenzione di un racconto originale. Verlyn Flieger lo spiega bene nell’intervista che le abbiamo fatto ad agosto: «Volevo sottolineare il punto che il personaggio Túrin Turambar di Tolkien non proviene dal Kullervo del Kalevala, come le persone tendono a pensare. È scaturito, invece, dal personaggio di Kullervo che è il protagonista di questo libro, un personaggio che è già distante da quello di Kalevala e la cui esistenza ha permesso a Tolkien di essere libero di sviluppare ulteriormente Túrin». Lo scrittore inglese, infatti, già in questo stadio della sua formazione, non solo riproduce la storia narrata dal Kalevala, ma cambia i nomi, rende la trama più coerente e fatto della rivelazione del dell’incesto una scena molto più drammatica. La trama cambierà di nuovo in modo considerevole in quella che diverrà la storia di Túrin Turambar, ma questo nucleo della narrazione è sopravvissuto ai moltissimi rifacimenti.
Copertina Vinyar TengwarPossiamo vedere, inoltre, l’inizio dell’amore di Tolkien per la lingua finlandese. Il finlandese ha enormemente influenzato i suoi linguaggi inventati, a partire dal Qenya (che poi diverrà Quenya) basato proprio sulla fonetica del finlandese. Molti dei nomi di persona e di luogo nella sua mitologia ricalcano il finlandese: Manwë, Yavanna, Valimar, Tol Eressëa. Il finlandese, lingua ugro-finnica, è estraneo alla maggior parte delle lingue europee, e questa estraneità attraeva notevolmente Tolkien, soprattutto per l’ampio uso della “v” sonora. L’autore scrisse al suo amico W.H. Auden che la scoperta finlandese: «Fu come scoprire una cantina completa riempita con bottiglie di un vino straordinario di una varietà e di una fragranza mai gustata prima. Ne fui completamente intossicato» (Lettere, n. 214). Il finlandese, disse, «accese la miccia» alla sua scrittura.

ARTICOLI PRECENDENTI
– La prima parte dell’intervista a Verlyn Flieger
– La seconda parte dell’intervista a Verlyn Flieger
– Vai alla recensione di Green Suns and Faërie: Essays on J.R.R. Tolkien
– Vai all’intervista Cinque domande a Verlyn Flieger

LINK ESTERNI
– Vai al sito di Verlyn Flieger
– Vai al sito della HarperCollins
– Vai alla pagina di Schegge di Luce

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