La ricerca di Bilbo: Lo Hobbit entra all’università

È uscito per Paolo Loffredo Editore La ricerca di Bilbo. Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien, volume a cura di Oriana Palusci , docente di Lingua e linguistica inglese presso l’Universita di Napoli ‘L’Orientale’, e Giuseppe Pezzini, docente e tutorial fellow presso il Corpus Christi College di Oxford, che riunisce sette studi dedicati al primo romanzo pubblicato da Tolkien. Il libro, 214 pagine, raccoglie contributi di Mark Atherton, Piero Boitani, John Garth, Carlo Pagetti, Oriana Palusci, Giuseppe Pezzini e Paolo Pizzimento (socio AIST).
La ricerca di Bilbo nasce come numero speciale della rivista accademica ContactZone e raccoglie, in forma libraria, una serie di ricerche italiane e britanniche che affrontano Lo Hobbit nella sua autonomia letteraria, senza ridurlo – come troppo spesso è accaduto e accade tuttora – a un mero antefatto del Signore degli Anelli. La Premessa chiarisce inoltre la doppia valenza del titolo: la «ricerca di Bilbo» è insieme la quest intrapresa dallo hobbit e dai suoi compagni e l’indagine critica sull’identità di un protagonista la cui invenzione segna una svolta decisiva nell’opera tolkieniana.

Da Milano al volume: Tolkien e l’accademia

La genesi del progetto è ricostruita nell’Introduzione, significativamente intitolata The Hobbit entra all’università” e firmata dai due curatori. Il punto di partenza fu la giornata di studi tenutasi il 13 novembre 2023 alla Biblioteca Comunale di Palazzo Sormani di Milano, organizzata in occasione dei cinquant’anni dalla prima traduzione italiana dello Hobbit e del cinquantenario della morte di Tolkien. Come ricordano Palusci e Pezzini: «Solo una parte degli interventi milanesi sono qui confluiti, con le revisioni e le modifiche che gli autori hanno ritenuto di apportare per arricchire il loro discorso. La scientificità dell’approccio è confermata dai contributi restanti, due dei quali tradotti dall’inglese e firmati da autorevoli studiosi britannici. Si rinnova così il dialogo tra la tradizione critica inglese e anglo-americana su Tolkien e quelle parti della cultura italiana, che sono state più attente, fino dalla comparsa del Signore degli Anelli nel nostro paese, a dare dignità letteraria a un autore inizialmente poco considerato dall’accademia» (pp. 9-10).
È precisamente questo rapporto fra Tolkien e il mondo universitario a costituire uno dei nuclei programmatici del volume. Palusci e Pezzini sottolineano come la situazione internazionale degli studi tolkieniani sia profondamente mutata rispetto ai decenni precedenti, in cui lo scrittore veniva relegato ai margini della letteratura “alta” o tuttalpiù valorizzato entro le – anguste – categorizzazioni del fantasy. Tolkien è ormai stabilmente oggetto di ricerca universitaria e di una produzione critica vastissima. Da qui una dichiarazione che assume quasi il valore di un manifesto: «Affrontare Tolkien seriamente, accademicamente, come si studiano Shakespeare, Dante o Virgilio, non solo è possibile, ma è un dovere, ed è infatti ormai una pratica diffusa in tutto il mondo che piano piano sta arrivando in Italia, grazie anche al contributo e alla competenza di molti pionieri in questo campo» (p. 10).
I curatori ricordano quindi alcune tappe della ricezione critica italiana: dall’introduzione di Elémire Zolla al Signore degli Anelli e dagli studi pionieristici di Guido Fink, alle prime monografie firmate da Emilia Lodigiani e della stessa Oriana Palusci, fino ai lavori più recenti di Stefano Giuliano, Claudio Testi, Wu Ming 4, Ivano Sassanelli e Oronzo Cilli, oltre ai volumi collettanei prodotti nell’ambito degli studi tolkieniani italiani.
Nondimeno, osservano Palusci e Pezzini, il quadro degli studi rimane ancora lontano da quello britannico e angloamericano. Il giudizio espresso nell’Introduzione è particolarmente netto: «Occorre riconoscere come in Italia la strada che gli studi tolkieniani devono percorrere sia ancora lunga: Tolkien è per l’opinione pubblica per lo più un autore di “fantasy”, indebitamente fatto proprio da una parte politica e a lungo trascurato da un’altra, o al massimo un autore per ragazzi. Con alcune importanti eccezioni Tolkien rimane estraneo al mondo universitario italiano, e questo si riflette ovviamente anche a livello scolastico, malgrado l’iniziativa del 2023 a cui abbiamo già accennato» (pp. 10-11). A essere messo in discussione non è dunque il semplice ritardo bibliografico della critica italiana, ma un problema più generale di ricezione culturale. I curatori non esitano a individuarne una delle cause principali: «in una singola parola – pregiudizio –, a cui è opportuno aggiungere una buona dose di provincialismo e di faziosità, che, a 50 anni dalla morte di Tolkien, è venuto veramente il momento di superare» (p. 11). La ricerca di Bilbo nasce espressamente come contributo a questo superamento. «Obiettivo di questo volume dedicato a The Hobbit», scrivono infatti Palusci e Pezzini, «è quello di dare un contributo in questa direzione, presentando una raccolta di saggi con un taglio prettamente scientifico, scritti da studiosi appartenenti al mondo accademico» (p. 11).

Sette percorsi dentro Lo Hobbit

Il risultato è un volume che affronta Lo Hobbit attraverso prospettive molto diverse: filologia e medievalismo, storia culturale, narratologia e metatestualità, cultura materiale e studio dell’adattamento cinematografico. Il percorso si apre con “Tolkien e i mostri” di Piero Boitani, che mette in rapporto il romanzo con il retroterra medievale di Tolkien. Al centro si trovano soprattutto il drago del Beowulf e quello, più fugacemente evocato, di Sir Gawain and the Green Knight: materiali che, secondo l’autore, vengono trasformati dal Tolkien filologo nel materiale narrativo attraverso cui comincia a definire pienamente la propria identità di romanziere.
Segue “A.D. 1937: Bilbo Baggins va alla guerra” di Carlo Pagetti, che Lo Hobbit nell’orizzonte storico e culturale della Guerra civile spagnola e delle inquietudini della cultura britannica di fronte all’avanzata dei totalitarismi. Il viaggio di Bilbo viene così letto anche attraverso la progressiva trasformazione del protagonista, da spettatore pacifico a soggetto consapevolmente coinvolto in un conflitto che minaccia l’esistenza delle diverse comunità della storia.
Particolarmente rilevante per la comprensione dell’architettura narrativa del romanzo è The Memoirs of Bilbo Baggins: finzione metatestuale e hobbito-centrismo in The Hobbit” di Giuseppe Pezzini, che parte dalla misteriosa iscrizione runica della copertina per ricostruire la finzione metatestuale dello Hobbit quale autobiografia di Bilbo trasmessa da Tolkien. È un dispositivo che anticipa la costruzione molto più articolata del Signore degli Anelli: il realismo interno della finzione, l’hobbito-centrismo della prospettiva e soprattutto la possibilità, per Tolkien, di presentare il racconto come qualcosa di “scoperto” e trasmesso piuttosto che semplicemente inventato.
“L’Arkenstone e l’interpretazione di The Hobbit” di Mark Atherton si concentra invece sul tema del tesoro e sull’Arkenstone, interpretata come una sorta di “oggetto intenzionale”, dotato di una forza capace di determinare scelte individuali e destini collettivi. Nella lettura proposta dallo studioso, il ruolo simbolico della pietra anticiperebbe per alcuni aspetti quello assunto più tardi dall’Unico Anello, oscillando analogamente fra fascinazione, potere e corruzione.
“La mira di Tolkien e la morte di Smaug” di John Garth torna a uno dei passaggi più celebri del romanzo, la morte di Smaug, proponendo di rivederne la genealogia letteraria. Alla tradizionale derivazione dalla Völsungasaga, Garth affianca infatti un modello differente, individuato in The Song of Hiawatha di H.W. Longfellow e, in particolare, nell’episodio dell’uccisione del mostro Megissogwon. La ricostruzione diviene anche un modo per interrogare il metodo creativo di Tolkien e quella concezione dell’invenzione come processo di “scoperta” che attraversa molti suoi scritti.
Gli ultimi due saggi spostano infine l’attenzione sulla cultura materiale dello Hobbit. “‘Dreaming of eggs and bacon’: il pasto dello hobbit” di Oriana Palusci segue il filo del cibo e della sua costante presenza o assenza nel viaggio, fino al rovesciamento più inquietante del motivo: quello in cui mangiare ed essere mangiati diventano alternative concrete, soprattutto negli incontri con Gollum e Smaug.
Chiude il volume “Le pipe, il tabacco e l’imagery del “fumo lento” in The Hobbit” di Paolo Pizzimento, che si sofferma su un oggetto concreto – la pipa – e sulle immagini legate all’emissione del fumo per ricercarne le implicazioni narrative.

Ritrovare l’autonomia dello Hobbit

La pluralità degli approcci converge così su un punto preciso: restituire allo Hobbit la propria autonomia letteraria. La descrizione editoriale del volume insiste proprio sulla necessità di sottrarre il romanzo alla funzione ancillare di semplice “prologo” al Signore degli Anelli: filologia, narratologia, storia culturale e analisi tematica rivelano invece la complessità di un testo nel quale Tolkien sperimenta forme, temi e dispositivi destinati in parte a svilupparsi nelle opere successive, ma che possiedono già qui una loro specifica coerenza. La ricerca di Bilbo si inserisce così  in un processo più ampio di consolidamento degli studi tolkieniani in Italia: un processo che passa necessariamente dalla possibilità di leggere Tolkien con gli stessi strumenti filologici, teorici, storici e comparatistici applicati agli altri autori della tradizione letteraria. Ed è forse proprio il piccolo Bilbo, protagonista di un libro ancora troppo spesso confinato fra la letteratura per ragazzi e l’anticamera del Signore degli Anelli, a offrire uno dei terreni migliori su cui dimostrarlo.

 

RECENSIONI PRECEDENTI:

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LINK ESTERNI:

– Leggi l’articolo Gli altri mondi dell’eroe: Beowulf tra filologia e riscrittura
– Leggi l’articolo Arda Notebooks: l’antologia dei Quaderni di Arda in inglese
– Leggi l’articolo Santi Pagani e i critici: recensioni e risposta
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Songs for the Philologists, il libro più raro di Tolkien

Tom W. Ayling - collezionismoI libri di J.R.R. Tolkien sono sempre più richiesti dai collezionisti. Attualmente, sul mercato internazionale c’è una forte domanda di edizioni rare delle sue opere, come dimostrano le molte aste pubbliche degli scorsi mesi. Collezionare libri di Tolkien può essere come sfogliare una cipolla: ci sono le opere più note (Lo Hobbit, Il Signore degli Anelli, Il Silmarillion, Racconti Incompiuti, HoMe…), quelle meno conosciute (Farmer Giles of Ham, Roverandom, ecc.), le opere accademiche… e poi ci sono le opere davvero oscure. Le pubblicazioni più sconosciute di Tolkien sono senza dubbio le numerose poesie che pubblicò su vari giornali e riviste scolastiche, sia da studente che in seguito da professore, solo alcune delle quali sono state ristampate. E poi c’è Songs for the Philologists.

Soul’s Ward, un nuovo inedito di J.R.R. Tolkien

Un nuovo testo significativo di J.R.R. Tolkien sarà pubblicato per la prima volta. Negli archivi dell’Università di Oxford, dimenticata tra la miriade di carte tolkieniane conservate nelle Bodleian Libraries, è stata ritrovata un’opera inedita di J.R.R. Tolkien, un dattiloscritto che in qualche modo era passato inosservato, essendo stato raggruppato con altri dattiloscritti e traduzioni di Sir Orfeo. Si tratta della traduzione di un testo religioso medievale, un’omelia in prosa scritta in primo medio inglese, risalente agli inizi del XIII secolo: Sawles Warde (Il Guardiano dell’ Anima), che Tolkien con la sua calligrafia sul dattiloscritto aveva intitolato Soul’s Ward. Si ritiene che il documento sia stato probabilmente tradotto da Tolkien nel 1955 o nel 1956; Tolkien scrisse appunti sul testo e datò l’originale intorno al 1210.

Il dattiloscritto di dieci pagine, che reca aggiunte e correzioni autografe di Tolkien su ogni pagina, è stato ritrovato da Andoni Cossio, ricercatore al St Catherine’s College di Oxford e professore all’Università dei Paesi Baschi, già scopritore di una poesia inedita di C.S. Lewis, amico di Tolkien, che rifletteva il loro comune e appassionato interesse per l’antico inglese. Cossio si è imbattuto nel dattiloscritto mentre lavorava con il dottor Nelson Goering dell’Università di Oslo ad un capitolo sulla vita accademica di Tolkien per The Oxford Handbook of J.R.R. Tolkien, raccolta di saggi di prossima pubblicazione; il dattiloscritto era accompagnato da una nota del 1985 di Christopher Tolkien, che faceva riferimento al ritrovamento della traduzione da parte di Alan Bliss, ex allievo di Tolkien, nel 1983. Cossio e Goering si sono resi immediatamente conto che meritava di essere pubblicato e hanno lavorato a stretto contatto con gli eredi di Tolkien e le Bodleian Libraries per preparare l’edizione critica.

J.R.R. Tolkien’s Soul’s Ward: A Critical Edition of His Unpublished Translation of the Early Middle English Homily Sawles Warde sarà pubblicato l’8 giugno da The Review of English Studies e Oxford University Press e sarà disponibile gratuitamente.

Audiolibri, Il Signore degli Anelli tra i più ascoltati su Spotify

Spotify-audiolibriSono passati più di 70 anni dalla sua prima pubblicazione, ma Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien del 1954 è ancora prezioso per i lettori. Secondo i nuovi dati pubblicati dalla piattaforma di streaming giovedì 23 aprile, La Compagnia dell’Anello – prima parte del capolavoro inglese – è stata recentemente inserita tra gli audiolibri più ascoltati di sempre su Spotify.

In libreria Tolkien contro le macchine

Copertina libro Tolkien contro le macchineOggi, 8 maggio 2026, diamo il benvenuto sugli scaffali italiani a un libro di un autore francese pubblicato in origine da un editore del Quebec, parte francofona del Canada. Si tratta di Tolkien contro le macchine – in originale Tolkien contre les machines – di Sébastien Fontenelle, pubblicato in Canada da Lux Éditeur e in Italia da Blackie Edizioni, piccolo editore indipendente milanese affratellato con Blackie Books di Barcellona. La traduzione dal francese è di Sara Clamor e ad aprire il libro è una Prefazione di Wu Ming 4, scrittore, saggista, traduttore de Lo Hobbit e socio fondatore dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani.

Pubblicata la seconda edizione di Santi Pagani nella Terra di Mezzo di Tolkien

E’ di questi giorni l’uscita della nuova edizione di Santi Pagani nella Terra di Mezzo di Tolkien, opera scritta dal socio AIST Claudio Antonio Testi. Il libro, che enuclea la famosa tesi di Testi sull’armonia tra paganesimo e cattolicesimo nel Mondo Secondario, rappresenta uno dei volumi fondamentali della produzione di studiosi italiani sull’opera di J.R.R. Tolkien. Siamo di fronte a una delle pietre miliari degli studi tolkieniani del nostro Paese e la nuova edizione sicuramente non mancherà di attirare l’attenzione di chi desideri avvicinarsi al legendarium non solo in termini riconducibili al fandom ma soprattutto per un approccio accademico all’opera di Tolkien.

Questa seconda edizione, anch’essa, come la prima, edita per la collana “Filosofia e Teologia” di ESD (Edizioni Studio Domenicano) non è una semplice ristampa ma una riedizione ampliata e presenta una postfazione ad opera di Tom Shippey (già presente nella prima edizione inglese dell’opera) e una prefazione (anch’essa presente nella prima edizione inglese) composta dalla studiosa tolkieniana di fama internazionale Verlyn Flieger e tradotta dal socio AIST Giampaolo Canzonieri della quale riportiamo di seguito il testo integrale

Le controverse vicende del Signore degli Anelli

Esce domani in libreria J.R.R. Tolkien e Il Signore degli Anelli – le controverse vicende di un autore e di un’opera (Carocci, 16, p. 152), a cura di Arnaldo Marcone, già professore di storia romana all’università di Roma Tre. Si tratta di una raccolta di saggi divulgativi, scritti da «contributori di formazione e di cultura diverse uniti dalla comune ammirazione per lo scrittore inglese e da una intesa personale molto forte» – si legge nella premessa – ovvero «Accademici e liberi studiosi di varie parti del mondo [che] si sono virtualmente riuniti attorno a un tavolo per portare ciascuno un proprio contributo personale su uno scrittore e su una saga letteraria che negli scorsi decenni sono stati analizzati e sviscerati apparentemente in ogni modo possibile e immaginabile ma che, alla fine, riescono sempre e comunque a fornire angolazioni, punti di vista, temi freschi e intriganti».

Se bisogna essere contenti che ormai da una decina d’anni a questa parte gli accademici italiani abbiano deciso di occuparsi finalmente di Tolkien, in quanto classico del Novecento, e che lo facciano all’insegna dell’interdisciplinarità ed eterogeneità nell’approccio, occorre altresì constatare che – con rare eccezioni – a mancare all’appello in Italia sono ancora gli anglisti, gli studiosi di letteratura inglese contemporanea, i folkloristi, i filologi e i linguisti. Non meraviglia quindi che nel volume in questione non ne compaia nemmeno uno. Sia chiaro che non è certo questo il punto debole di una pubblicazione divulgativa come quella in questione, ma casomai il fatto che i saggi contenuti in questo libro non aggiungono effettivamente granché di nuovo o di originale al dibattito italiano su Tolkien, tutt’al più riassumono a grandi linee i termini in cui si è dato finora.

Ent, Elfi ed Eriador: la visione ambientale di Tolkien

Se qualcuno cercasse un suggerimento per un regalo di Natale tolkieniano dell’ultimo minuto dovrebbe prendere in considerazione il libro di Matthew Dickerson e Jonathan Evans Ent, Elfi ed Eriador: la visione dell’ambiente nell’opera di J.R.R.Tolkien (Fede & Cultura, €23, p. 416) curato e tradotto da Paolo Nardi.

Va detto subito e senza mezzi termini: è probabilmente il saggio più politico che sia mai stato scritto sull’opera di Tolkien. Certo un’affermazione come questa potrebbe far storcere il naso a gran parte del fandom, stufa delle polemiche sull’appropriazione politica di Tolkien, sulle letture “di parte”, ecc. Ma il saggio di Dickerson e Evans non c’entra proprio niente con tutto questo. La politicità del loro approccio è tutta nella schiacciante attualità del risultato, frutto dell’analisi approfondita dell’opera, non dell’intenzione di piegare il testo a una tesi preconcetta. Se si dovesse ridurre all’osso quello che i due studiosi americani sostengono si potrebbe dire questo: nell’opera tolkieniana c’è una visione ambientalista che nasce dal creazionismo ebraico-cristiano, ovvero dall’idea che l’umanità debba essere custode del creato e non sua dominatrice e sfruttatrice.

Quando il saggio venne pubblicato per la prima volta vent’anni fa non si poteva sapere che – insieme al precedente saggio di Patrick Curry, Tolkien, mito e modernità: in difesa della Terra di Mezzo (Bompiani) – sarebbe diventato una pietra miliare delle letture ambientaliste dell’opera di Tolkien. Oggi è un classico imprescindibile della critica tolkieniana. Ma soprattutto, l’aumento generalizzato di consapevolezza in materia ambientale prodottosi in quest’ultimo ventennio rende il libro ancora più attuale e importante, perché rivela come Tolkien nella sua narrativa avesse focalizzato uno dei più grandi problemi della modernità, ovvero quello dello sviluppo infinito, dello sfruttamento indiscriminato dell’ambiente, della sua devastazione, come conseguenze di una visione meramente negativa e conflittuale – melkoriana – tra umanità e mondo. Tolkien non nega che questa conflittualità esista, e la riproduce nella Terra di Mezzo, ma mette in scena e in dialogo tra loro i diversi approcci alternativi, che sono appunto quello degli Ent, quello degli Elfi e quello degli Hobbit (nell’Eriador). Lo fa senza alcun intento precettistico, senza indicare un modello ideale, ma con l’evidente convinzione che si tratti di una questione dirimente sul piano etico, filosofico, teologico e… sì, per derivazione, anche politico. Una cosa da ricordare ogni volta che si sente un qualche professionista della politica evocare Tolkien, la grandezza della sua narrativa e dei valori che questa interpreta, e un minuto dopo tornare alle scelte di sfruttamento e devastazione ambientale di sempre.

Proponiamo qui di seguito la post-fazione all’edizione italiana del volume, scritta da Roberto Arduini, già primo presidente dell’Aist e attuale direttore dei «Quaderni di Arda».

Intervista a R. Scott Bakker

Prince of Nothing trilogyCirca un anno fa è finalmente approdata nelle nostre librerie una saga ben conosciuta all’estero: ‘La Seconda Apocalisse’, a firma di Richard Scott Bakker, di cui Mondadori ha pubblicato in un unico volume la prima trilogia (Il principe di Nulla).

La storia, ambientata in una terra immaginaria chiamata Eärwa, dall’atmosfera vagamente bizantina e medio orientale, ha come filo conduttore una Guerra Santa scatenata per la riconquista della città sacra di Shimeh. Durante il conflitto si intrecciano i percorsi di personaggi come Kellhus, un monaco misterioso dotato di percezione e intelligenza sovraumane, il tormentato barbaro Cnaiür, e poi Achamian, uno stregone, la sua donna Esmenet, scaltra prostituta alla ricerca di riscatto sociale, e molti altri. Sullo sfondo aleggia una minaccia più grande di qualunque intrigo umano, il ritorno di un’entità malefica, il Non-Dio, che già una volta millenni prima ha messo in pericolo l’esistenza stessa del mondo.

Uno scarno riassunto come questo non rende tuttavia ragione alla ricchezza e alla qualità di questi romanzi, che rientrano nella speculative fiction, sfoggiando però una originalità espressiva e di contenuti che li affranca dagli stereotipi del genere… e come tolkieniani noi tutti sappiamo bene che ciò può accadere, ma non è così frequente.

Quindi ho deciso di essere breve, perché preferisco lasciar parlare il suo autore, da me contattato sull’onda della genuina meraviglia che questi libri mi hanno ispirato e che, dopo decenni passati a vagabondare in mondi fantastici letterari, non credevo che avrei più provato.

Richard Scott BakkerRichard Scott Bakker, canadese dell’Ontario, ha compiuto studi letterari ma ha competenze e pubblicazioni che spaziano dalla filosofia alle neuroscienze; più volte è stato nominato ai Locus Awards e, con i romanzi della Seconda Apocalisse, dall’inizio degli anni 2000 è diventato un punto di riferimento nel genere grimdark, anche se l’impronta filosofica e psicologica della sua narrazione ne rende difficile l’incasellamento. Bakker ha dichiarato più volte che tra gli autori che lo hanno maggiormente ispirato c’è proprio J.R.R. Tolkien e ha gentilmente acconsentito a rilasciare questa intervista, per la quale lo ringraziamo e che siamo felicissimi di pubblicare in esclusiva per l’AIST

(English version available here).

Tolkien and the Mystery of Literary Creation. La Recensione

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Lo scorso 3 Luglio 2025 è stato pubblicato per la Cambridge University Press il saggio di Giuseppe Pezzini Tolkien and the Mystery of Literary Creation. Pezzini è Fellow e Tutor presso il Corpus Christi College di Oxford e Professore Associato di Lingua e Letteratura Latina all’Università di Oxford. Classicista di formazione, ha pubblicato ampiamente sulla lingua e letteratura latina, sulla commedia romana, sulla filosofia antica del linguaggio e sulla teoria della narrativa, antica e moderna. Con ulteriori interessi nella critica testuale e nelle discipline umanistiche digitali, è anche un importante studioso tolkieniano; ha ricevuto nel 2021 il Philip Leverhulme Prize ed è attualmente Tolkien Editor per il Journal of Inklings Studies.

Di seguito pubblichiamo la recensione del saggio di Giuseppe Pezzini redatta da Claudio Antonio Testi, saggista e socio AIST.

The Hobbit Graphic Novel (Revised and Expanded), la Recensione

Poco meno di un anno fa abbiamo riportato la notizia (qui) che David Thorne Wenzel era al lavoro su una versione rivista ed estesa dell’adattamento a fumetti de Lo Hobbit. Lo scorso 11 settembre questa nuova versione, pubblicata in lingua inglese per i tipi di HarperCollins con il titolo The Hobbit. A Graphic Novel – Revised and Expanded [ISBN: ‎ 9780008694401], è finalmente giunta sugli scaffali delle librerie.

Il 15 Ottobre è uscita anche in italia una nuova edizione, per la prima volta anche in digitale, de Lo Hobbit a fumetti. Per l’occasione il titolo è stato cambiato da Bompiani in Lo Hobbit. Graphic Novel [ISBN: 9788830153806]. Curiosamente, però, la nuova edizione italiana non adotta le nuove tavole di Wenzel, ma risulta essere la traduzione italiana del fumetto originale del 1989.

Bompiani: esce oggi il settimo volume della History

Copertine nuove HistoryEsce oggi per Bompiani Il Tradimento di Isengard, l’atteso settimo volume della History of Middle-earth. Si tratta anche in questo caso di un ineditomai pubblicato prima in italiano, che vede confermato alla traduzione Stefano Giorgianni, presidente dell’AIST. Come possiamo leggere dalla sinossi fornitaci dalla casa editrice: “Il settimo volume dell’opera magistrale di Tolkien, La storia della Terra di Mezzo, ripercorre la grande espansione del racconto che raggiunge nuove terre a sud e a est delle Montagne Nebbiose, in un susseguirsi di meraviglie: l’emergere di Lothlórien, degli Ent, dei Cavalieri di Rohan e di Saruman il Bianco nella fortezza di Isengard. In abbozzi vergati a penna da Tolkien su ritagli di carta fanno così la loro prima comparsa Galadriel, gli albori della storia di Gondor e l’originale incontro tra Aragorn ed Éowyn, molto diverso dalla versione finale. Il tutto arricchito da un brogliaccio della mappa originale che doveva diventare la base della geografia della Terra di Mezzo, oltre a un’appendice sugli alfabeti runici e un’analisi delle rune utilizzate nel Libro di Mazarbul trovato accanto alla tomba di Balin a Moria.”

A ottobre un nuovo inedito di J.R.R. Tolkien

Oxford UniversityChi ha detto che J.R.R. Tolkien scriveva solo di elfi, anelli e draghi? Il prossimo ottobre 2025, i lettori appassionati della Terra di Mezzo scopriranno un lato completamente diverso del professore di Oxford: HarperCollins ha annunciato l’uscita infatti di un nuovo inedito, che avrà il titolo de I Frammenti di Bovadium. Si tratta di un breve romanzo fantasy satirico scritto dall’autore alla fine degli anni Cinquanta del secolo scorso. Il testo sarà accompagnato da un saggio di Richard Ovenden e arricchito da illustrazioni dello stesso autore.

Francia, Tolkien cambia editore e va al Folio

cop - libri francesiGallimard Editions annuncia l’arrivo del Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien all’interno del catalogo Folio. La pubblicazione della trilogia di romanzi, inizialmente tradotta in francese e pubblicata da Christian Bourgois Éditeur tra il 1972 e il 1973, concretizza la volontà espressa al momento dell’acquisizione della maison da parte del gruppo Madrigall, nel settembre 2024, «di sviluppare sinergie tra i marchi del gruppo e i loro team». I volumi pubblicati nella collezione Folio utilizzeranno la traduzione stabilita da Daniel Lauzon per Christian Bourgois Éditeur, pubblicata nel 2016.

Recensione: Le miniere di Moria per L’Unico Anello

Cop_L-Unico-Anello-Moria-Oltre-le-Porte-di-DurinL’Unico Anello: Moria: Attraverso le porte di Durin (Free League, 2024) è un manuale di riferimento per il gioco di ruolo basato sull’opera di JRR Tolkien. Come altri, si prende qualche libertà, seppur in termini di espansione della lore e non di una deviazione da essa. Il volume costituisce anche un tesoro di illustrazioni e testi da cui gli appassionati dell’ambientazione o del fantasy in generale possono trarre ispirazione o modelli. Frutto di una campagna su Kickstarter che ha coinvolto 13mila sostenitori e ha racimolato oltre 1 milione e 250mila euro, l’edizione italiana è curata da Needs Games (44,90 euro, 2024) e presentata a Lucca Comics and Games 2024.

Lo Hobbit: la ristampa e l’audiolibro

Non capita spesso di poter dare due buone notizie in una volta. La prima è che tra pochi giorni arriverà in libreria la ristampa dello Hobbit nell’edizione uscita nel novembre scorso, forse la più bella mai realizzata, con le illustrazioni di Tolkien, che mancava dagli scaffali da tre mesi. La nuova traduzione è stata emendata da alcuni errori e migliorata in tanti piccoli dettagli. La seconda notizia è che è già disponibile sul portale Storytel l’audiolibro dello stesso volume, realizzato da un doppiatore e lettore che è anche appassionato tolkieniano: Riccardo Ricobello.

Recensione ai Mondi di Christopher Tolkien

Charles NoadQuest’anno (ne abbiamo parlato qui) la comunità tolkieniana ha celebrato il centenario della nascita di Christopher Tolkien (21-11-1924 – 16-1-2020) con una serie di iniziative che hanno visto come protagonisti alcuni fra i maggiori studiosi dell’opera del professore, che negli anni hanno collaborato con lo stesso Christopher o hanno contribuito a portare avanti il meticoloso lavoro di riordino e pubblicazione delle opere di J.R.R. Tolkien. Una di queste iniziative è nata in Francia proprio lo scorso 21 Novembre, con l’arrivo sugli scaffali (per il momento elettronici) della raccolta di saggi Les Mondes de Christopher Tolkien. Hommage pour son centenaire, curata da Vincent Ferrè e pubblicata dalla casa editrice francese Adar. Il volume si inserisce in un nuovo filone di studi tolkieniani: quello dedicato al ruolo svolto da Christopher Tolkien nella curatela delle opere del padre, inagurato nel 2022 con il volume The Great Tales Never End: Essays in Memory of Christopher Tolkien.

Lo Hobbit per la Folio: 1000 copie in 10 minuti

Sono bastati dieci minuti dal lancio per esaurire le 1,000 copie de Lo Hobbit illustrato da Alan Lee nella nuova edizione limitata della Folio Society. La casa editrice, fondata a Londra nel 1947, è nota per la cura nella realizzazione delle sue edizioni di pregio di titoli provenienti da una miscellanea di generi quali il fantasy, la fantascienza, la narrativa moderna e la saggistica. Questa edizione de Lo Hobbit, che ha fatto la gioia di molti collezionisti, è stata commercializzata a fine Novembre al costo di 690 sterline.

La recensione: Guardare Verso Occidente

Tra i volumi di alta divulgazione tolkieniana pubblicati nell’anno in corso è da annoverare il libro Guardare Verso Occidente edito da Fede & Cultura. Il testo, scritto dai soci AIST Paolo Nardi e Nicola Nannerini, si pone lo scopo di analizzare i temi del tempo, della trascendenza e del destino all’interno del Legendarium tolkieniano.

A novembre la nuova traduzione dello Hobbit

Uscirà il 6 novembre 2024 in Italia l’ultima edizione in ordine di tempo dello Hobbit di J.R.R. Tolkien (Bompiani €30), quella pubblicata in Gran Bretagna nel 2023, che contiene le illustrazioni dell’autore. Si tratta di un volume molto bello, perché per la prima volta è possibile leggere il romanzo con l’accompagnamento non solo dei disegni realizzati da Tolkien per le varie edizioni, ma anche con l’aggiunta dei bozzetti e di tutte le mappe da lui stesso utilizzate per scrivere la storia, per un totale di ben cinquantatré illustrazioni. La copertina ricalcherà quella dell’edizione britannica, che a sua volta richiama vagamente quella della prima edizione del 1937, isolandone un dettaglio in un tondo al centro, nel quale sopra le vette dei Monti Brumosi spunta un sole rosso (un risarcimento a Tolkien, che all’epoca dovette rinunciare alla quadricromia) e con le rune a fare da cornice. La firma di Tolkien sostituirà il nome a stampatello dell’autore, e per quanto non immediatamente leggibile non può esserci margine per i dubbi, dato che il nome Hobbit rimanda ormai indissolubilmente a quello di colui che lo ha reso famoso. Il volume è arricchito da un corposo paratesto: una breve nota editoriale, la prefazione all’edizione del 50° anniversario scritta da Christopher Tolkien, e uno stralcio della Libreria BompianiNota sulle illustrazioni che si trova ne L’arte dello Hobbit di J.R.R. Tolkien, scritta da Wayne G. Hammond e Christina Scull.
La novità assoluta però è che per la prima volta dopo cinquant’anni Lo Hobbit avrà una nuova traduzione italiana. Non già un rimaneggiamento della traduzione “classica”, com’era stato nel 2013, ma un rifacimento integrale, realizzato dal socio AIST Wu Ming 4, al secolo Federico Guglielmi. In effetti nell’impresa di ritraduzione dell’opera omnia di Tolkien inaugurata da Bompiani nel 2017 Lo Hobbit mancava ancora all’appello. Questa nuova splendida edizione ha offerto il gancio per colmare la lacuna.

Tradotto Lo Hobbit in gallese… ed è boom!

Hobbit gallese HobydL’attenzione continua del mondo dell’intrattenimento globale sulle opere di J.R.R. Tolkien ha almeno il risultato positivo di aver suscitato una serie di nuove traduzioni, soprattutto da lingue minoritarie, che si sono concentrate perlopiù sullo Hobbit (Tolkien è stato appena tradotto addirittura in lussemburghese e in mongolo). È di qualche settimana fa la notizia della traduzione dell’opera in romancio, la quarta lingua ufficiale della Svizzera, mentre da gennaio è partita la corsa in Cina alle traduzioni, anche se in questo caso è per via della fine dei diritti di copyright in quel Paese. Ora giunge la notizia che Lo Hobbit è stato tradotto in gallese. E, come capitato in Svizzera, l’editore è stato subito sopraffatto dalla risposta dei lettori che se lo sono comprato in massa!

Lo Hobbit tradotto e pubblicato in romancio

Lo Hobbit in romancioLa passione dei lettori di J.R.R. Tolkien può rendere realizzabile l’impossibile. Ed ecco che si accumulano i progetti andati a buon fine grazie al crowdfunding, un altro modo per chiamare la colletta fatta digitalmente da tutti gli amanti delle opere del professore di Oxford per vedere molti sogni realizzarsi. Era già successo all’inizio dell’anno con la Cina, è accaduto ora con la Svizzera. Grazie a un crowdfunding Lo Hobbit di Tolkien è stato tradotto in sursilvano, uno dei cinque dialetti in cui si divide il romancio in Svizzera. La traduzione in sursilvano è un risultato notevole poiché questo dialetto della lingua romanza non è molto comune. Si tratta della novantesima lingua in cui Lo Hobbit è stato tradotto e di una delle più grandi traduzioni in romancio mai realizzate. Appena uscito in stampa, Lo Hobbit è pubblicato in romancio in un’edizione di alta qualità e costa 35 franchi.

Signore degli Anelli: finalmente l’audiolibro

Fra l’annuncio del nuovo film The Hunt for Gollum prodotto da Jackson e diretto da Andy Serkis (ne abbiamo parlato qui) e l’uscita del teaser della seconda stagione degli Anelli del Potere la notizia della pubblicazione del primo audiolibro (ufficiale) in italiano, dedicato al Signore degli Anelli potrebbe essere passata un po’ in sordina. L’annuncio è in realtà molto importante, in quanto, se le vendite andranno come previsto dall’editore Bompiani, il pubblico italiano nei prossimi anni avrà presumibilmente la possibilità di ascoltare anche altre opere di Tolkien in questo formato. Secondo il comunicato pubblicato recentemente dall’Associazione Italiana Editori nel 2023 gli abbonamenti per l’ascolto di audiolibri sono cresciuti di un solido 12%! Sempre più italiani, evidentemente, prediligono o affiancano questa forma di fruizione della letteratura alla classica lettura. In questo scenario, la presenza delle opere del professore anche su canali come Audible e Storytel è fondamentale per la loro diffusione a un pubblico sempre più vasto e variegato. La prima parte del Signore degli Anelli, La Compagnia dell’Anello è disponibile sulle principali piattaforme di diffusione di audiolibri a partire dal 7 maggio di quest’anno; nei prossimi mesi saranno invece pubblicate le altre 2 parti: Le Due Torri Il Ritorno del Re.

L’interprete

Bompiani per la realizzazione di questa versione si è affidata alla voce di Massimo Popolizio, noto attore, regista teatrale e doppiatore di origini genovesi, con alle spalle più di 40 anni di carriera. Popolizio, dopo aver concluso la registrazione della prima parte del romanzo, è stato protagonista, con Vanni Santoni, dell’evento Un viaggio nella Terra di Mezzo al Salone del Libro di Torino (lo scorso 12 maggio) e ha già rilasciato svariate interviste dalle quali riportiamo alcune dichiarazioni:

«Il compito per chi interpreta audiolibri è regalare a chi ascolta delle immagini da custodire nella propria fantasia. Un film sonoro che renda i personaggi credibili e i colori delle scene vividi. In poche parole, far scoprire all’ascoltatore elementi inediti. La voce, naturalmente, diventa un elemento fondamentale in questo processo immaginifico» (Lega Nerd – 29.04.2024)

«Con un libro come questo non puoi fare neanche le prove, perché sono 600 pagine la prima parte, e 1100 la seconda, dovresti provare per un anno. Invece ti metti lì con un assistente, sperando di sbagliare e correggerti il meno possibile, e vai. Ne esci stremato. È una prestazione atletica, una specie di kamasutra. C’è chi teorizza che nella lettura devi essere il più neutro possibile, ma io non sono d’accordo. Quando leggi per gli altri è diverso che farlo per te stesso. Non sei tu che elabori delle immagini mentali, a quel punto, sono io che  le devo creare per te. Dunque devo ideare dei primi piani, dei campi lunghi, tutto». (Il Foglio – 14.05.2024)

«Soprattutto mi piaceva il fatto che entravo in un viaggio; non soltanto in quello che era scritto, ma anche nella testa di Tolkien, in quello che lui ha immaginato: il suo mondo». (Audible -13.05.2024)

«Ho cambiato idea su Tolkien: sembrava una cosa per ragazzi, ma è qualcosa di violento, viscerale, del profondo di noi. Rende organiche delle emozioni: parla molto più di noi di quanto non credessi».
(La Lanterna – 17.05.2024)

Audiolibri in lingua originale

Mentre in Italia fino a oggi non erano state realizzate, quantomeno in via ufficiale, trasposizioni audio dei libri di Tolkien, in lingua originale si possono trovare svariati adattamenti sia nella classica modalità dell’audiolibro che in quella del radiodramma. Chi già apprezza questi formati, ma anche chi, una volta ascoltata questa versione in italiano, volesse cimentarsi con l’ascolto delle opere del Professore in inglese non avrà che l’imbarazzo della scelta. Riportiamo nel seguito una breve lista dei titoli disponibili: sia di The Hobbit che di The Lord of the Rings esistono almeno 3 versioni: Il primo radiodramma dello Hobbit, realizzato dalla BBC quando Tolkien era ancora in vita, risale al 1964. Ben più noto e apprezzato dal pubblico inglese è però l’adattamento per la radio del Signore degli Anelli scritto, sempre per la BBC, da Michael Bakewell e Brian Sibley. Non si tratta di una lettura, ma, appunto, di un adattamento per la radio a più voci in cui recitano alcuni attori inglesi molto noti fra cui Ian Holm, conosciuto dai più per aver interpretato Bilbo Baggins nella trilogia cinematografica di Peter Jackson, che qui interpreta, invece, Frodo. A questi seguono temporalmente le versioni integrali in audiolibro di Rob Inglis, pubblicate rispettivamente nel 1990 (The Lord of the Rings) e nel 1991 (The Hobbit), quando l’attore britannico, dopo essersi cimentato, fra gli anni ’70 e ’80 con la drammatizzazione teatrale e interpretazione in solitaria di questi due romanzi, fu scelto da Recorded Books come voce narrante.  Le versioni di Inglis sono ritenute da molti dei capolavori e senza dubbio riescono a rendere perfettamente l’atmosfera della Terra di mezzo, anche grazie ad un’eccellente interpretazione delle canzoni e delle poesie. Recentemente, a valle del successo dei film di Peter Jackson, Harper Collins ha deciso di realizzare nuove versioni di questi libri puntando sulle incredibili capacità vocali di Andy Serkis. La versione di Serkis di The Hobbit e di The Lord of the Rings è eccellente, soprattutto perché l’attore riesce a trovare in sé una voce distinta per ognuno degli innumerevoli personaggi che emergono dalla fantasia di Tolkien. L’interpretazione di Serkis dei personaggi, deve molto, all’esperienza passata sul set dei film di Peter Jackson e se il suo Gollum, è, per interpretazione vocale, indistinguibile da quello cinematografico, il suo Gandalf per certi versi ricorda l’interpretazione di Ian Mckellen. Finiti questi due primi Audiolibri, Serkis si è cimentato anche con The Silmarillion. Nonostante questo romanzo, per la natura del testo, esalti meno le abilità vocali dell’attore inglese, anche in questo caso il risultato è, senza ombra di dubbio, superlativo. Sia The Silmarillion che The Hobbit sono stati pubblicati in precedenza in un’altra versione integrale: quella letta da Martin Shaw. Il Silmarillion di Shaw, nonostante sia senza dubbio ben realizzato, presenta alcuni errori sulla pronuncia dei nomi che potrebbero, almeno inizialmente, far storcere il naso ai fan più integerrimi.

Terminato Il Silmarillion non si potrà fare a meno di passare ai Racconti Incompiuti e ai 3 Grandi Racconti : The Children of Húrin ci viene letto da un magistrale Christopher Lee, mentre ai bravissimi Timothy West Samuel West è stata affidata la lettura di Beren and Lúthien, The Fall of Gondolin, Unfinished Tales. In questi testi, come sappiamo, gli scritti di J.R.R. Tolkien vengono intervallati dai lunghi commenti del figlio Christopher. Così negli audiolibri la voce di Tolkien figlio viene affidata al West padre), mentre quella di Tolkien padre al West figlio (Samuel). Lo stesso schema viene utilizzato per The Letters of J. R. R. Tolkien e The Fall of Númenor dove la voce di Tolkien viene nuovamente affidata a Samuel West e quella dell’editore rispettivamente a Mike Grady e allo stesso Brian Sibley. Questo schema è molto efficace perché, naturalmente, permette di distinguere in modo chiaro i testi del professore dai commenti del curatore. Sempre in audiolibro si possono trovare: The Adventures of Tom Bombadil, Farmer Giles of Ham, Leaf by Niggle, Letters from Father Christmas, Mr Bliss, Roverandom e Smith of Wootton Major tutti affidati alla voce di Derek Jacobi, Tales from the Perilous Realm realizzato per la BBC e Sir Gawain and the Green Knight, letto da Terry Jones.

La menzione d’onore è riservata a J.R.R. Tolkien e Christopher Tolkien che interpretano direttamente The Homecoming of Beorhtnoth. Questo testo, pubblicato per la prima volta nel 1953 nel sesto volume di Essays and Studies, è stato pensato dall’autore per la lettura ad alta voce. Tolkien ne fece una registrazione all’interno del proprio garage, con tanto di effetti speciali ottenuti tramite il movimento degli oggetti che aveva a disposizione, per testarne la qualità performativa. A questa registrazione, Christopher Tolkien aggiunse una sua lettura della parte introduttiva, The Death of Beorhtnoth, e del saggio conclusivo Ofermod. Christopher, lui stesso un discreto lettore, nel 1977 ha pubblicato in vinile tre capitoli del Silmarillion: Of Beren and Lúthien e Of The Darkening of Valinor and Of the Flight of the Noldor.

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