È uscito per Paolo Loffredo Editore La ricerca di Bilbo. Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien, volume a cura di Oriana Palusci , docente di Lingua e linguistica inglese presso l’Universita di Napoli ‘L’Orientale’, e Giuseppe Pezzini, docente e tutorial fellow presso il Corpus Christi College di Oxford, che riunisce sette studi dedicati al primo romanzo pubblicato da Tolkien. Il libro, 214 pagine, raccoglie contributi di Mark Atherton, Piero Boitani, John Garth, Carlo Pagetti, Oriana Palusci, Giuseppe Pezzini e Paolo Pizzimento (socio AIST).
La ricerca di Bilbo nasce come numero speciale della rivista accademica ContactZone e raccoglie, in forma libraria, una serie di ricerche italiane e britanniche che affrontano Lo Hobbit nella sua autonomia letteraria, senza ridurlo – come troppo spesso è accaduto e accade tuttora – a un mero antefatto del Signore degli Anelli. La Premessa chiarisce inoltre la doppia valenza del titolo: la «ricerca di Bilbo» è insieme la quest intrapresa dallo hobbit e dai suoi compagni e l’indagine critica sull’identità di un protagonista la cui invenzione segna una svolta decisiva nell’opera tolkieniana.
Da Milano al volume: Tolkien e l’accademia
La genesi del progetto è ricostruita nell’Introduzione, significativamente intitolata “The Hobbit entra all’università” e firmata dai due curatori. Il punto di partenza fu la giornata di studi tenutasi il 13 novembre 2023 alla Biblioteca Comunale di Palazzo Sormani di Milano, organizzata in occasione dei cinquant’anni dalla prima traduzione italiana dello Hobbit e del cinquantenario della morte di Tolkien. Come ricordano Palusci e Pezzini: «Solo una parte degli interventi milanesi sono qui confluiti, con le revisioni e le modifiche che gli autori hanno ritenuto di apportare per arricchire il loro discorso. La scientificità dell’approccio è confermata dai contributi restanti, due dei quali tradotti dall’inglese e firmati da autorevoli studiosi britannici. Si rinnova così il dialogo tra la tradizione critica inglese e anglo-americana su Tolkien e quelle parti della cultura italiana, che sono state più attente, fino dalla comparsa del Signore degli Anelli nel nostro paese, a dare dignità letteraria a un autore inizialmente poco considerato dall’accademia» (pp. 9-10).
È precisamente questo rapporto fra Tolkien e il mondo universitario a costituire uno dei nuclei programmatici del volume. Palusci e Pezzini sottolineano come la situazione internazionale degli studi tolkieniani sia profondamente mutata rispetto ai decenni precedenti, in cui lo scrittore veniva relegato ai margini della letteratura “alta” o tuttalpiù valorizzato entro le – anguste – categorizzazioni del fantasy. Tolkien è ormai stabilmente oggetto di ricerca universitaria e di una produzione critica vastissima. Da qui una dichiarazione che assume quasi il valore di un manifesto: «Affrontare Tolkien seriamente, accademicamente, come si studiano Shakespeare, Dante o Virgilio, non solo è possibile, ma è un dovere, ed è infatti ormai una pratica diffusa in tutto il mondo che piano piano sta arrivando in Italia, grazie anche al contributo e alla competenza di molti pionieri in questo campo» (p. 10).
I curatori ricordano quindi alcune tappe della ricezione critica italiana: dall’introduzione di Elémire Zolla al Signore degli Anelli e dagli studi pionieristici di Guido Fink, alle prime monografie firmate da Emilia Lodigiani e della stessa Oriana Palusci, fino ai lavori più recenti di Stefano Giuliano, Claudio Testi, Wu Ming 4, Ivano Sassanelli e Oronzo Cilli, oltre ai volumi collettanei prodotti nell’ambito degli studi tolkieniani italiani.
Nondimeno, osservano Palusci e Pezzini, il quadro degli studi rimane ancora lontano da quello britannico e angloamericano. Il giudizio espresso nell’Introduzione è particolarmente netto: «Occorre riconoscere come in Italia la strada che gli studi tolkieniani devono percorrere sia ancora lunga: Tolkien è per l’opinione pubblica per lo più un autore di “fantasy”, indebitamente fatto proprio da una parte politica e a lungo trascurato da un’altra, o al massimo un autore per ragazzi. Con alcune importanti eccezioni Tolkien rimane estraneo al mondo universitario italiano, e questo si riflette ovviamente anche a livello scolastico, malgrado l’iniziativa del 2023 a cui abbiamo già accennato» (pp. 10-11). A essere messo in discussione non è dunque il semplice ritardo bibliografico della critica italiana, ma un problema più generale di ricezione culturale. I curatori non esitano a individuarne una delle cause principali: «in una singola parola – pregiudizio –, a cui è opportuno aggiungere una buona dose di provincialismo e di faziosità, che, a 50 anni dalla morte di Tolkien, è venuto veramente il momento di superare» (p. 11). La ricerca di Bilbo nasce espressamente come contributo a questo superamento. «Obiettivo di questo volume dedicato a The Hobbit», scrivono infatti Palusci e Pezzini, «è quello di dare un contributo in questa direzione, presentando una raccolta di saggi con un taglio prettamente scientifico, scritti da studiosi appartenenti al mondo accademico» (p. 11).
Sette percorsi dentro Lo Hobbit
Il risultato è un volume che affronta Lo Hobbit attraverso prospettive molto diverse: filologia e medievalismo, storia culturale, narratologia e metatestualità, cultura materiale e studio dell’adattamento cinematografico. Il percorso si apre con “Tolkien e i mostri” di Piero Boitani, che mette in rapporto il romanzo con il retroterra medievale di Tolkien. Al centro si trovano soprattutto il drago del Beowulf e quello, più fugacemente evocato, di Sir Gawain and the Green Knight: materiali che, secondo l’autore, vengono trasformati dal Tolkien filologo nel materiale narrativo attraverso cui comincia a definire pienamente la propria identità di romanziere.
Segue “A.D. 1937: Bilbo Baggins va alla guerra” di Carlo Pagetti, che Lo Hobbit nell’orizzonte storico e culturale della Guerra civile spagnola e delle inquietudini della cultura britannica di fronte all’avanzata dei totalitarismi. Il viaggio di Bilbo viene così letto anche attraverso la progressiva trasformazione del protagonista, da spettatore pacifico a soggetto consapevolmente coinvolto in un conflitto che minaccia l’esistenza delle diverse comunità della storia.
Particolarmente rilevante per la comprensione dell’architettura narrativa del romanzo è “The Memoirs of Bilbo Baggins: finzione metatestuale e hobbito-centrismo in The Hobbit” di Giuseppe Pezzini, che parte dalla misteriosa iscrizione runica della copertina per ricostruire la finzione metatestuale dello Hobbit quale autobiografia di Bilbo trasmessa da Tolkien. È un dispositivo che anticipa la costruzione molto più articolata del Signore degli Anelli: il realismo interno della finzione, l’hobbito-centrismo della prospettiva e soprattutto la possibilità, per Tolkien, di presentare il racconto come qualcosa di “scoperto” e trasmesso piuttosto che semplicemente inventato.
“L’Arkenstone e l’interpretazione di The Hobbit” di Mark Atherton si concentra invece sul tema del tesoro e sull’Arkenstone, interpretata come una sorta di “oggetto intenzionale”, dotato di una forza capace di determinare scelte individuali e destini collettivi. Nella lettura proposta dallo studioso, il ruolo simbolico della pietra anticiperebbe per alcuni aspetti quello assunto più tardi dall’Unico Anello, oscillando analogamente fra fascinazione, potere e corruzione.
“La mira di Tolkien e la morte di Smaug” di John Garth torna a uno dei passaggi più celebri del romanzo, la morte di Smaug, proponendo di rivederne la genealogia letteraria. Alla tradizionale derivazione dalla Völsungasaga, Garth affianca infatti un modello differente, individuato in The Song of Hiawatha di H.W. Longfellow e, in particolare, nell’episodio dell’uccisione del mostro Megissogwon. La ricostruzione diviene anche un modo per interrogare il metodo creativo di Tolkien e quella concezione dell’invenzione come processo di “scoperta” che attraversa molti suoi scritti.
Gli ultimi due saggi spostano infine l’attenzione sulla cultura materiale dello Hobbit. “‘Dreaming of eggs and bacon’: il pasto dello hobbit” di Oriana Palusci segue il filo del cibo e della sua costante presenza o assenza nel viaggio, fino al rovesciamento più inquietante del motivo: quello in cui mangiare ed essere mangiati diventano alternative concrete, soprattutto negli incontri con Gollum e Smaug.
Chiude il volume “Le pipe, il tabacco e l’imagery del “fumo lento” in The Hobbit” di Paolo Pizzimento, che si sofferma su un oggetto concreto – la pipa – e sulle immagini legate all’emissione del fumo per ricercarne le implicazioni narrative.
Ritrovare l’autonomia dello Hobbit
La pluralità degli approcci converge così su un punto preciso: restituire allo Hobbit la propria autonomia letteraria. La descrizione editoriale del volume insiste proprio sulla necessità di sottrarre il romanzo alla funzione ancillare di semplice “prologo” al Signore degli Anelli: filologia, narratologia, storia culturale e analisi tematica rivelano invece la complessità di un testo nel quale Tolkien sperimenta forme, temi e dispositivi destinati in parte a svilupparsi nelle opere successive, ma che possiedono già qui una loro specifica coerenza. La ricerca di Bilbo si inserisce così in un processo più ampio di consolidamento degli studi tolkieniani in Italia: un processo che passa necessariamente dalla possibilità di leggere Tolkien con gli stessi strumenti filologici, teorici, storici e comparatistici applicati agli altri autori della tradizione letteraria. Ed è forse proprio il piccolo Bilbo, protagonista di un libro ancora troppo spesso confinato fra la letteratura per ragazzi e l’anticamera del Signore degli Anelli, a offrire uno dei terreni migliori su cui dimostrarlo.
RECENSIONI PRECEDENTI:
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LINK ESTERNI:
– Leggi l’articolo Gli altri mondi dell’eroe: Beowulf tra filologia e riscrittura
– Leggi l’articolo Arda Notebooks: l’antologia dei Quaderni di Arda in inglese
– Leggi l’articolo Santi Pagani e i critici: recensioni e risposta
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E’ di questi giorni l’uscita della nuova edizione di Santi Pagani nella Terra di Mezzo di Tolkien, opera scritta dal socio AIST Claudio Antonio Testi. Il libro, che enuclea la famosa tesi di Testi sull’armonia tra paganesimo e cattolicesimo nel Mondo Secondario, rappresenta uno dei volumi fondamentali della produzione di studiosi italiani sull’opera di J.R.R. Tolkien. Siamo di fronte a una delle pietre miliari degli studi tolkieniani del nostro Paese e la nuova edizione sicuramente non mancherà di attirare l’attenzione di chi desideri avvicinarsi al legendarium non solo in termini riconducibili al fandom ma soprattutto per un approccio accademico all’opera di Tolkien.
Esce domani in libreria
Se qualcuno cercasse un suggerimento per un regalo di Natale tolkieniano dell’ultimo minuto dovrebbe prendere in considerazione il libro di Matthew Dickerson e Jonathan Evans 








Non capita spesso di poter dare due buone notizie in una volta. La prima è che tra pochi giorni arriverà in libreria la ristampa dello Hobbit nell’edizione uscita nel novembre scorso, forse la più bella mai realizzata, con le illustrazioni di Tolkien, che mancava dagli scaffali da tre mesi. La nuova traduzione è stata emendata da alcuni errori e migliorata in tanti piccoli dettagli. La seconda notizia è che è già disponibile sul portale Storytel 

Uscirà il 6 novembre 2024 in Italia l’ultima edizione in ordine di tempo dello Hobbit di J.R.R. Tolkien (Bompiani €30), quella pubblicata in Gran Bretagna nel 2023, che contiene le illustrazioni dell’autore. Si tratta di un volume molto bello, perché per la prima volta è possibile leggere il romanzo con l’accompagnamento non solo dei disegni realizzati da Tolkien per le varie edizioni, ma anche con l’aggiunta dei bozzetti e di tutte le mappe da lui stesso utilizzate per scrivere la storia, per un totale di ben cinquantatré illustrazioni. La copertina ricalcherà quella dell’edizione britannica, che a sua volta richiama vagamente quella della prima edizione del 1937, isolandone un dettaglio in un tondo al centro, nel quale sopra le vette dei Monti Brumosi spunta un sole rosso (un risarcimento a Tolkien, che all’epoca dovette rinunciare alla quadricromia) e con le rune a fare da cornice. La firma di Tolkien sostituirà il nome a stampatello dell’autore, e per quanto non immediatamente leggibile non può esserci margine per i dubbi, dato che il nome Hobbit rimanda ormai indissolubilmente a quello di colui che lo ha reso famoso. Il volume è arricchito da un corposo paratesto: una breve nota editoriale, la prefazione all’edizione del 50° anniversario scritta da Christopher Tolkien, e uno stralcio della 


Fra l’annuncio del nuovo film The Hunt for Gollum prodotto da Jackson e diretto da Andy Serkis (ne abbiamo parlato
se le vendite andranno come previsto dall’editore Bompiani, il pubblico italiano nei prossimi anni avrà presumibilmente la possibilità di ascoltare anche altre opere di Tolkien in questo formato. Secondo il
Bompiani per la realizzazione di questa versione si è affidata alla voce di Massimo Popolizio, noto attore, regista teatrale e doppiatore di origini genovesi, con alle spalle più di 40 anni di carriera. Popolizio, dopo aver concluso la registrazione della prima parte del romanzo, è stato protagonista, con Vanni Santoni, dell’evento Un viaggio nella Terra di Mezzo al Salone del Libro di Torino (lo scorso 12 maggio) e ha già rilasciato svariate interviste dalle quali riportiamo alcune dichiarazioni:
correggerti il meno possibile, e vai. Ne esci stremato. È una prestazione atletica, una specie di kamasutra. C’è chi teorizza che nella lettura devi essere il più neutro possibile, ma io non sono d’accordo. Quando leggi per gli altri è diverso che farlo per te stesso. Non sei tu che elabori delle immagini mentali, a quel punto, sono io che le devo creare per te. Dunque devo ideare dei primi piani, dei campi lunghi, tutto». (
Mentre in Italia fino a oggi non erano state realizzate, quantomeno in via ufficiale, trasposizioni audio dei libri di Tolkien, in lingua originale si possono trovare svariati adattamenti sia nella classica modalità dell’audiolibro che in quella del radiodramma. Chi già apprezza questi formati, ma anche chi, una volta ascoltata questa versione in italiano, volesse cimentarsi con l’ascolto delle opere del Professore in inglese non avrà che l’imbarazzo della scelta. Riportiamo nel seguito una breve lista dei titoli disponibili: sia di The Hobbit che di The Lord of the Rings esistono almeno 3 versioni: Il primo radiodramma dello Hobbit, realizzato dalla BBC quando Tolkien era ancora in vita, risale al 1964. Ben più noto e apprezzato dal pubblico inglese è però l’adattamento per la radio
del Signore degli Anelli scritto, sempre per la BBC, da Michael Bakewell e Brian Sibley. Non si tratta di una lettura, ma, appunto, di un adattamento per la radio a più voci in cui recitano alcuni attori inglesi molto noti fra cui Ian Holm, conosciuto dai più per aver interpretato Bilbo Baggins nella trilogia cinematografica di Peter Jackson, che qui interpreta, invece, Frodo. A questi seguono temporalmente le versioni integrali in audiolibro di Rob Inglis, pubblicate rispettivamente nel 1990 (The Lord of the Rings) e nel 1991 (The Hobbit), quando l’attore britannico, dopo essersi cimentato, fra gli anni ’70 e ’80 con la drammatizzazione teatrale e interpretazione in solitaria di questi due
romanzi, fu scelto da Recorded Books come voce narrante. Le versioni di Inglis sono ritenute da molti dei capolavori e senza dubbio riescono a rendere perfettamente l’atmosfera della Terra di mezzo, anche grazie ad un’eccellente interpretazione delle canzoni e delle poesie. Recentemente, a valle del successo dei film di Peter Jackson, Harper Collins ha deciso di realizzare nuove versioni di questi libri puntando sulle incredibili capacità vocali di Andy Serkis. La versione di Serkis di The Hobbit e di The Lord of the Rings è eccellente, soprattutto perché l’attore riesce a trovare in sé una voce distinta per ognuno degli innumerevoli personaggi che emergono dalla fantasia di Tolkien. L’interpretazione di Serkis dei personaggi, deve molto, all’esperienza passata sul set dei film di Peter Jackson e se il suo Gollum, è, per
interpretazione vocale, indistinguibile da quello cinematografico, il suo Gandalf per certi versi ricorda l’interpretazione di Ian Mckellen. Finiti questi due primi Audiolibri, Serkis si è cimentato anche con The Silmarillion. Nonostante questo romanzo, per la natura del testo, esalti meno le abilità vocali dell’attore inglese, anche in questo caso il risultato è, senza ombra di dubbio, superlativo. Sia The Silmarillion che The Hobbit sono stati pubblicati in precedenza in un’altra versione integrale: quella letta da Martin Shaw. Il Silmarillion di Shaw, nonostante sia senza dubbio ben realizzato, presenta alcuni errori sulla pronuncia dei nomi che potrebbero, almeno inizialmente, far storcere il naso ai fan più integerrimi.
Terminato Il Silmarillion non si potrà fare a meno di passare ai Racconti Incompiuti e ai 3 Grandi Racconti : The Children of Húrin ci viene letto da un magistrale Christopher Lee, mentre ai bravissimi Timothy West e Samuel West è stata affidata la lettura di Beren and Lúthien, The Fall of Gondolin, Unfinished Tales. In questi testi, come sappiamo, gli scritti di J.R.R. Tolkien vengono intervallati dai lunghi commenti del figlio Christopher. Così negli audiolibri la voce di Tolkien figlio viene affidata al West padre), mentre
quella di Tolkien padre al West figlio (Samuel). Lo stesso schema viene utilizzato per The Letters of J. R. R. Tolkien e The Fall of Númenor dove la voce di Tolkien viene nuovamente affidata a Samuel West e quella dell’editore rispettivamente a Mike Grady e allo stesso Brian Sibley. Questo schema è molto efficace perché, naturalmente, permette di distinguere in modo chiaro i testi del professore dai commenti del curatore. Sempre in audiolibro si possono trovare: The Adventures of Tom Bombadil, Farmer Giles of Ham, Leaf by Niggle, Letters from Father Christmas, Mr Bliss, Roverandom e Smith of Wootton Major tutti affidati alla voce di Derek Jacobi, Tales from the Perilous Realm realizzato per la BBC e Sir Gawain and the Green Knight, letto da Terry Jones.
pubblicato per la prima volta nel 1953 nel sesto volume di Essays and Studies, è stato pensato dall’autore per la lettura ad alta voce. Tolkien ne fece una registrazione all’interno del proprio garage, con tanto di effetti speciali ottenuti tramite il movimento degli oggetti che aveva a disposizione, per testarne la qualità performativa. A questa registrazione, Christopher Tolkien aggiunse una sua lettura della parte introduttiva, The Death of Beorhtnoth, e del saggio conclusivo Ofermod. Christopher, lui stesso un discreto lettore, nel 1977 ha pubblicato in vinile tre capitoli del Silmarillion: Of Beren and Lúthien e Of The Darkening of Valinor and Of the Flight of the Noldor.