Dal 1970 a oggi, si sono alternane ben 14 edizioni in tre volumi de Il Signore degli Anelli. In questo computo non è compresa l’edizione Astrolabio de La Compagnia dell’Anello, che pur presentando correttamente una mappa della Contea, ha il limite di essersi interrotta dopo questo volume. In generale, si può dire che l’edizione del capolavoro di Tolkien in tre volumi in Italia è sempre stata considerata dai suoi stessi editori una operazione da fare in economia per quei lettori «deboli»: i non appassionati di Tolkien che volevano saperne di più, quelli a cui il volume unico spaventava per le sue 1500 pagine, quelli che volevano tentare la lettura pronti però a interromperla se non di loro gradimento e, infine, per chi non voleva o non poteva spendere troppi soldi tutti insieme. Ecco perché l’edizione in tre volumi è sempre stata quella economica, con copertina in brossura, senza mappe e a un prezzo contenuto. Per tutti questi motivi Rusconi inaugurò questo versione divisa de Il Signore degli Anelli solo dopo che il libro in volume unico, pubblicato per la prima volta nel 1970, aveva avuto modo di vendere e probabilmente di far rientrare degli investimenti fatti.
La prima edizione in tre volumi fu, infatti, pubblicata da Rusconi soltanto nel 1974 nella collana Biblioteca Rusconi e per molto tempo fu l’unica disponibile. Se si esclude una ristampa del primo volume nel 1977, per quasi 20 anni non se ebbero altre edizioni in tre volumi. Solo nel 1993 Rusconi mise mano a una nuova versione, con l’edizione in tre volumi pubblicata nella collana Rusconi Libri. La stessa identica edizione venne poi ristampata nel 1997-8 con l’unica modifica della copertina, che perse l’illustrazione e divenne tutta verde. Quindi, in 30 anni di storia editoriale, tre edizioni Rusconi. E nessuna di esse presentava le mappe della Terra di Mezzo.
Ben diverso il discorso delle edizioni «su licenza», cioè quelle edizioni cedute a diverse club di lettura, che mettevano a disposizione l’opera di Tolkien ai propri abbonati. Si trattava di tirature molto più limitate, ma essendo per lo più pensate come strenne di Natale per gli abbonati, anche le edizioni in tre volumi de Il Signore degli Anelli erano particolari. Ecco il motivo per cui tutte e tre le edizioni in tre volumi «su licenza» hanno una grande mappa, di solito fuori testo. Si tratta dell’edizione Club Degli Editori del 1987 con volumi rilegati in tela di colore rosso e caratteri di copertina color oro, dell’edizione Euroclub del 1990-1 con volumi rilegati con sovraccoperta e dell’edizione Edizione Club del 1993 con volumi rilegati in tela di colore blu e caratteri di copertina color oro. Essendo edizioni di pregio aveva spesso qualcosa in più: quella del 1987 faceva parte di un cofanetto con altri libri e tre mappe allegate, mentre quella del 1993 presentava la Mappa della terra di Mezzo stampata in seconda e terza pagina di tutti e tre i volumi, mentre ne La Compagnia dell’Anello la mappa era presente anche nell’ultima pagina. Per dovere di cronaca, bisogna segnalare anche una edizione scolastica del 1982-3 realizzata dall’Istituto Geografico De Agostini, ma visto lo scopo didattico, non aveva alcuna mappa.
Per quanto riguarda le edizioni Bompiani, è cambiata la frequenza, non la considerazione. Se, infatti, in 20 anni si sono avute ben 6 edizioni in tre volumi, per i primi anni al ritmo di una ogni due anni, ma la fattura in generale è stata sempre quella economica, a parte una eccezione. L’edizione del 2000 di Bompiani, collana I Grandi Tascabili, era in brossura e giustamente motivata dal cambio di editore. Quella del 2002-2003, collana I libri di Tolkien, rappresenta l’unica eccezione, essendo pubblicata in una edizione cartonata di color bianco con sovraccoperta. A seguire, quella del 2005, collana Tascabili Bompiani, aveva l’esigenza di recepire la traduzione riveduta e corretta del volume unico del 2003. Da questo momento iniziano ad accadere cose strane:
intanto, con l’edizione riveduta e corretta dal 2003 erano sparite incomprensibilmente una ventina di righe nel finale del capitolo Molti Incontri. Questo errore è presente in tutte le successive edizioni Bompiani, ma NON è presente stranamente nella edizione del 2007 in tre volumi, nella collana Serie Oro, con copertina rigida bianca con sovraccoperta argento lucido. Questa edizione, annunciata da Bompiani come una «preziosa edizione rilegata con copertina in lamina», in realtà è un tascabile economico venduto al prezzo di 6 euro a volume. Il testo recepisce quello proposto nella edizione RCS del 2005 in abbinamento con Il Corriere della Sera per la collana Rosso Fantasy. Tra l’altro, queste due edizioni sono le uniche in tre volumi a contenere anche la mappa della Contea (nella versione di Bisaro). oltre alla mappa della Terra di Mezzo, che però stampata su due pagine interne, è aggiornata nei nomi già rivisti nel corpo del testo (quale Porti Grigi in sostituzione di Rifugi Oscuri). Dato il formato tascabile del libro, chiunque non fosse dotato di una buona vista, potrebbe essere costretto a ricorrere a una lente d’ingrandimento, per apprezzare le scritte sulla mappa. E fra le didascalie campeggia inspiegabilmente, nella traduzione precedente, l’aberrazione: «Questo era anticamente il Reame degli Stregoni di Angmar», che è evidentemente sfuggito ai curatori. Nel complesso, si può avere il testo integrale a un prezzo davvero contenuto (anche se ormai, come tutte le altre, è difficilmente reperibile nei mercatini dell’usato o su Ebay), ma soprattutto la Serie Oro è assai brutta e ridotta all’osso in maniera fastidiosa. È ottimale solo se si desidera una copia «da battaglia».
Ulteriore stranezza, la successiva edizione Bompiani del 2012 in 3 volumi, collana I Libri di Tolkien – I Grandi Tascabili, in brossura, con gli angoli smussati e copertina nera, realizzata con materiale decisamente molto economico. La stranezza è che questa edizione per i primi anni non conteneva le famose 20 righe mancanti di Molti Incontri, che sono state re-integrate soltanto a partire dalla sua ristampa dell’ottobre 2014.
Insomma, tutte le edizioni Bompiani in tre volumi hanno molti difetti fino alla fine del 2014, quindi bisogna fare molta attenzione nella scelta dei libri da acquistare, anche se l’assenza de Il Signore degli Anelli in libreria in questi ultimi mesi ha fatto schizzare alle stelle i prezzi per tutti questi libri, anche quelli di fattura più scadente.
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Con un anno di ritardo – costellato di polemiche di cui non parleremo – giunge finalmente in libreria la nuova traduzione della Compagnia dell’Anello a firma di Ottavio Fatica e con la collaborazione dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani (AIST). Comunque la si pensi sull’argomento, si tratta di un evento fondamentale per la storia di Tolkien nel nostro paese, visto che per la prima volta l’opera del Professore viene affrontata con un’operazione editoriale di livello degno di un Classico della letteratura del Novecento. Non che la Rusconi – non prendiamo qui in considerazione l’edizione Astrolabio perché rimasta incompiuta – avesse presentato l’Opera in modo diminutivo, ma l’approccio editoriale era stato cauto e la storia della traduzione e della pubblicazione ne aveva inevitabilmente risentito, con la ormai famosa “incursione” di Quirino Principe che aveva radicalmente modificato, se in meglio o in peggio ancora si discute, la traduzione originale di Vittoria Alliata di Villafranca, risultando in un testo comunque pregevole, e per questo molto amato, ma non unitario, come testimoniato plasticamente, solo per dirne una, dal termine “Gnomi” comparso nella prima edizione del 1970 – ripreso dall’Astrolabio del 1967 – poi sostituito da “Elfi” nel 1974 con un “Mezzognomo” al posto di “Mezzoelfo” sopravvissuto
Louis Stevenson e Joseph Conrad, ai quali, dato il contesto, è il caso di aggiungere Wystan Hugh Auden, che conosceva personalmente Tolkien per cui nutriva grande ammirazione al punto di farsene entusiasta sponsor nei confronti di lettori ed editori statunitensi. La scelta di un traduttore di tale peso non è certamente frutto del caso, ma, come accennato all’inizio, si inquadra evidentemente in un percorso volto a collocare Tolkien tra i Grandi del Novecento, liberandolo – finalmente, è il caso di dire – dai limiti di una peraltro poco fondata appartenenza di genere. Anche la scelta della controversa copertina “marziana”, come
Era il 1959 quando fu chiesto a Clive Staples Lewis se avesse, in qualche modo, influenzato le opere dell’amico J.R.R. Tolkien, o se gli incontri settimanali degli Inklings, il gruppo oxoniense da loro fondato, potessero aver sortito tale effetto. Lewis rispose che nessuno influenzava Tolkien in alcun modo, e che tanto valeva cercare di influenzare un Bandafferra – un Bandersnatch, in lingua originale, creatura mitologica sfuggente e aggressiva creata dalla mente di Lewis Carroll.
Tolkien e i Classici diventa internazionale con una traduzione in inglese!
quarantaduesimo volume. La collana ha già in catalogo tre libri che portano la firma di studiosi italiani, membri inoltre dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani: Pagan Saints in Middle-earth (in italiano Santi Pagani nella Terra di Mezzo di Tolkien, Edizioni Studio Domenicano) di Claudio Antonio Testi,
Quest’anno la proclamazione dei
Dopo l’esordio
Verlyn Flieger è una delle studiose più acclamate in campo tolkieniano, autrice di numerosi volumi e saggi dedicati al Professore, e solo nel gennaio dell’anno scorso davamo notizia dell’uscita della sua ultima raccolta di saggi,
Se il gennaio 2018 aveva inaugurato l’anno tolkieniano in grande stile con
È stato pubblicato il quindicesimo volume della rivista Tolkien Studies: A Scholarly Annual Review. Come sempre da qualche anno, la pubblicazione del periodico edito dalla
Non accenna ad arrestarsi il successo di J.R.R. Tolkien in Francia. Negli ultimi anni i tolkieniani d’oltralpe hanno avuto la fortuna di assistere a un fiorire di pubblicazioni e iniziative pregevoli, dedicate al creatore della Terra di Mezzo. I francesi si sono sempre dimostrati un pubblico attento e appassionato all’opera del Professore, con convegni, studi critici e nuove edizioni.
suo catalogo equivale a un riconoscimento di alto valore letterario, di cui non si può che gioire. La storia editoriale della Pléiade racconta del suo crescente successo: ideata nel 1931, essa diventa tra il 1950 e il 1960 la collana di riferimento per le pubblicazioni letterarie. Negli anni i francesi hanno imparato a riconoscere le sue pubblicazioni come testi di indubbio valore, soprattutto grazie alla minuziosa curatela estetica e testuale dei suoi volumi. I libri della Pléiade sono pensati non solo per soddisfare il piacere della lettura, ma anche per rispondere alle esigenze dello studioso.
L’AIST sbarca a
Come vi avevamo annunciato nel nostro
Già la settimana scorsa vi avevamo proposto
Parlare di un anello d’oro maledetto non può che attirare l’attenzione di ogni fan della Terra di Mezzo: non per niente il capolavoro di Tolkien si intitola Il Signore degli Anelli, e l’Unico Anello è divenuto un simbolo iconico per molti appassionati, rappresentante l’intero universo tolkieniano, nonostante la connotazione estremamente negativa che l’oggetto ha negli scritti in cui appare (fatta eccezione per Lo Hobbit). La riproduzione dell’Unico Anello così come è stato realizzato dalla New Line Cinema nella trilogie jacksoniane è divenuto un gadget che non manca in ogni fiera del fumetto o manifestazione dedicata al fantasy.
di anelli magici abbondano, basti pensare al norreno Draupnir, l’anello forgiato dai nani Brokkr e Eitri e donato da Loki ad Odino, che ogni nove notti creava otto copie di sé, o all’anello donato a Lancillotto dalla Dama del Lago nella materia arturiana, solo per fare alcuni esempi. Il genere fantasy fiorito dopo la magistrale opera del Professore non manca di riproporre questo oggetto, simbolo di eternità, che in eterno sembra poterci incantare, e che continua ad essere al centro di nuove storie, come quella che vi proponiamo oggi:
Questo che stiamo vivendo, si può senza dubbio qualificare come l’anno dell’arte di J.R.R. Tolkien. Dopo la mostra di Oxford,
L’attesa è giunta al termine: l’ultimo dei tre Grandi Racconti della Prima Era che sono alla base del Silmarillion, la Caduta di Gondolin (The Fall of Gondolin), esce oggi!
year this is (presumptively) the last book in the long series of editions of my father’s writingsʼ. I used the word ʻpresumptivelyʼ because at that time I thought hazily of treating in the same way as Beren and Lúthien the third of my father’s ʻGreat Talesʼ, The Fall of Gondolin. But I thought this very improbable, and I ʻpresumedʼ therefore that Beren and Lúthien would be my last. The presumption proved wrong, however, and I must now say that ʻin my ninety-fourth year The Fall of Gondolin is (indubitably) the lastʼ scrive Christopher nella prefazione di The Fall of Gondolin, chiudendo in maniera definitiva il suo percorso come curatore dei testi del padre.
Uno dei saggi di Tolkien fondamentali per comprendere le sue opere è senza dubbio Sulle fiabe (On Fairy-Stories), contenuto nella raccolta Il Medioevo e il Fantastico edita da Bompiani (in inglese The Monsters and the Critics and Other Essays). Pubblicato per la prima volta nel 1947, rivisitazione di una conferenza tenuta nel 1939 alla St. Andrew University, questo saggio mostra chiaramente quanto fossero importanti le fiabe per Tolkien. Spesso destinate principalmente ai bambini non per un motivo intrinseco nella loro natura ma per un mero accidente storico, le fiabe offrono all’uomo adulto tre inestimabili doni: la fantasia, naturale attività umana, il ristoro/recupero (il termine inglese recovery è stato reso in maniera differente nelle varie traduzione di questo saggio), ovvero la capacità di vedere ciò che ci circonda libere dalla banalità e dal possesso, l’evasione, non intesa come l’atto dei disertori ma come fuga legittima del prigioniero, e la consolazione del loro lieto fine, l’eucatastrofe che altro non è che l’improvviso ribaltamento della sorte, non per concludersi in tragedia, ma in gioia. Da tutto ciò si evince chiaramente l’importanza che Tolkien attribuiva a queste creazioni letterarie, ed è in virtù di ciò che oggi desideriamo presentarvi proprio una raccolta di fiabe, fiabe norvegesi. Si tratta di
Guardando alla adolescenza di Tolkien, una figura in particolare spicca oltre alla madre Mabel, che amava profondamente e che venne a mancare quando lui aveva solo 12 anni: si tratta di Padre Francis Xavier Morgan, dell’oratorio di Birmingham, sotto la cui ala protettrice i fratelli Tolkien, John e Hilary, crebbero. Padre Morgan fu una figura genitoriale per il giovane John, il cui padre Arthur era deceduto in Sud America durante la prima infanzia dello scrittore, e rivestì un ruolo molto importante nella sue vita, sotto molti punti di vista (affettivo, educativo ed anche economico, solo per citarne alcuni) e che spesso viene fraintesa nel suo ruolo di guida e vista come eccessivamente rigida,ad esempio in riferimento al suo divieto di incontrare l’amata Edith fino al raggiungimento della maggiore età, ovvero 21 anni.
Martedì 5 giugno la casa editrice Luna Press Publishing ha pubblicato per la prima volta in inglese un volume illuminante su questo aspetto della vita di Tolkien: Uncle Curro. J. R. R. Tolkien’s Spanish Connection di José Manuel Ferrández Bru. L’editore ha dato alle stampe contemporaneamente anche una seconda edizione spagnola, El Tío “Curro”. La Conexión Española de J.R.R. Tolkien; la prima era comparsa nel 2013 per Csed Editorial, ma la seconda contiene nuovo materiale fotografico e biografico. Con la prefazione di
Dopo i primi due quart dedicati alle tengwar degli Elfi e ai loro numeri, la collana dedicata alle lingue della Terra di Mezzo si arricchisce di un nuovo volume, questa volta dedicato al sistema di scrittura preferito dalle creature di Aulë. Presentato