Claudio Testi replica su Provvidenza e “Destino”

Cop-Endore20 Endòre di Lorenzo DanieleDopo aver reso nota, con piacere, l’uscita del ventunesimo numero della rivista Endòre, pubblichiamo oggi una riflessione del nostro vicepresidente Claudio Antonio Testi su uno degli articoli in esso contenuti, ovvero Provvidenza e “Destino” tra Tolkien e Socrate di Mattia Lusetti. La Provvidenza nell’opera del Professore è uno degli aspetti trattati nel libro di Testi interamente dedicato alla questione religiosa in Tolkien, Santi Pagani nella Terra di Mezzo di Tolkien, e alla quale lo studioso ha dedicato numerose conferenze, anche in ambito internazionale.
Con le migliori premesse, vi auguriamo una buona lettura!

Nota sull’articolo di Mattia Lusetti
Provvidenza e “Destino” tra Tolkien e Socrate
(Endòre n.21)

Premessa

Libri: "Santi pagani" di Claudio TestiHo letto con grande interesse l’articolo di Mattia Lusetti apparso sul n.21 di Endòre, che esamina il tema della Provvidenza e del Destino in Tolkien, e in cui si fanno ampi riferimenti al mio testo Santi Pagani nella Terra di Mezzo di Tolkien (ESD, Bologna 2018), tradotto l’anno scorso anche in inglese e che sta ricevendo anche all’estero numerose e positive recensioni (potete trovarne una qui e una qui).
In breve, la tesi di Santi Pagani è che nel Legendarium non vi sono contenuti esplicitamente cristiani per cui è un mondo strettamente pagano; ma essendo questo paganesimo in armonia con la Rivelazione, proprio per questo va considerata un’opera cattolica (il cattolicesimo caratterizzandosi per avere sempre accettato e difeso l’armonia natura-grazia, ragione-fede).
Riguardo alla Provvidenza Cristiana, in Santi Pagani si sostiene che nel Legendarium non è presente questo concetto perché, mentre nel Catechismo della Chiesa Cattolica e in Tommaso d’Aquino si afferma che la Provvidenza include anche gli atti liberi, questi atti sono esplicitamente esclusi dal il fato elfico (per chi voglia riferimenti precisi, rimando all’indice analitico del mio volume). Lusetti, che cita il mio lavoro con precisione e stima, vorrebbe invece mostrare come “in quest’episodio [Frodo al Consiglio di Elrond] il fato travalica o sconfina verso la nozione di provvidenza” (Lusetti, p.1, corsivi aggiunti).

La tesi

Prima di procedere nell’analisi, vorrei far notare come l’autore (diversamente a tante letture confessionaliste, che con monolitica certezza rintracciano espliciti riferimenti cristiani nel Legendarium), usi un linguaggio molto prudente (“travalica o sconfina” è diverso dal dire che “si identifica”) basato su testi precisi, dimostrando così di aver colto la complessità della questione.

Secondo Lusetti, nel capitolo del Signore degli Anelli “Il Consiglio di Elrond” si affermano tre cose:

1) durante il Consiglio viene pronunciato un decreto,
2) quando Frodo sceglie di portare l’Anello, avverte che la sua volontà è mossa da altro,
3) Elrond dice che la scelta dello hobbit è libera

Ecco i testi su cui Lusetti basa le sue asserzioni:

All the Council sat with downcast eyes, as if in deep thought. A great dread fell on him, as if he was awaiting the pronouncement of some doom that he had long foreseen and vainly hoped might after all never be spoken. An overwhelming longing to rest and remain at peace by Bilbo’s side in Rivendell filled all his heart. At last with an effort he spoke, and wondered to hear his own words, as if some other will was using his small voice. `I will take the Ring,’ he said, `though I do not know the way.'[—]
[Poi Elrond afferma] ‘But if you take it freely, I will say that your choice is right’ ’se lo [il compito del Portatore] assumi liberamente, dirò che la tua scelta è giusta
” (cfr. Lusetti, pp. 6-7, enfasi aggiunte)

Date queste tre condizioni, si elencano le quattro principali ipotesi che possono “spiegare” quale sia l’“entità” che muove la volontà di Frodo:

1- Eru: per l’autore questa è l’ipotesi più probabile perché coerente con tutti e tre gli elementi sopra esposti (pronuncia di un decreto da parte di Eru tramite la volontà di Frodo, che però resta libera);
2- I Valar: si riduce questa spiegazione alla precedente dato che un simile potere (di muovere la volontà preservando la libertà) è già “problematico” per Eru (figuriamoci per i Valar) e d’altro canto un Vala potrebbero operare questa mozione solo perché Eru gli ha dato questo potere;
3- L’inconscio: Lusetti scarta l’ipotesi che con inconscio possa intendersi un ché di puramente materiale (il che sarebbe sì in contraddizione con il Legendarium in cui in effetti l’anima-fëa è irriducibile al corpo-hröa), e dice che tale inconscio dovrebbe quindi essere mosso da altro: e a questo punto, se si vuole una nuova ipotesi rispetto alle precedenti, non resta che quella dell’Anello movente. Quindi la ipotesi 3 viene ricondotta alla seguente ipotesi 4.
4- L’Anello: ma anche questa ipotesi viene scartata perché da un lato la narrazione ha qui un tono ben diverso dai momenti in cui l’Anello palesemente influisce sul Portatore, dall’altro non spiegherebbe come la scelta di Frodo resti libera (condizione I.3 supra) perché sarebbe una situazione “nella quale la libertà è sopraffatta e non un momento di sovrana libertà (pur in presenza di un’alterità)” (Lusetti, p.9)

Così, dopo aver mostrato come nel Consiglio di Elrond sia abbia un chiaro intervento positivo di una volontà altra (diversa dal paganesimo ove ad esempio il daimon diceva a Socrate solo quando sbagliava, senza nulla prescrivere di positivo), Lusetti conclude che:

Pur rimanendo nell’ambito del paganesimo indicato da Testi, date queste considerazioni, nel passo analizzato mi sembra di poter rilevare un’allusione consistente ad una concezione religiosa molto più vicina al Cristianesimo che al paganesimo per i tre motivi seguenti:
– il superamento di una concezione di Provvidenza generale, ma senza interventi particolari (speciali) della Divinità, concezione che è quella elfica dell’umbar [“fato” in elfico: nota mia]. Tale superamento risulta evidente laddove non abbia sbagliato nell’identificare al Consiglio di Elrond un intervento di Eru diretto e positivo verso un singolare ovvero un essere singolo ed un evento puntuale: Frodo e la scelta del Portatore;
– la permanenza dell’assoluta innominabilità del divino, a cui si allude con l’espressione anonima l’altra volontà. Tale teologia puramente negativa esclude l’intervento di entità “divine” intermedie, Maiar o Valar che siano. Inoltre sottolinea la trascendenza assoluta del divino anche nel caso di un suo intervento diretto;
– la contemporanea presenza di un intervento diretto della divinità e di una libera scelta umana ovvero la ricomprensione degli atti umani liberi sotto la provvidenza della divinità. Questo carattere della provvidenza è quasi un proprium e un unicum delle religioni monoteiste rivelate, sopra tutte del Cristianesimo.
” (Lusetti, p. 12, enfasi aggiunte)

Analisi

L’argomentazione di Lusetti si possa sostanzialmente riassumere così:

I – Poiché al Consiglio di Elrond si riscontra:
1- il pronunciamento di un decreto
2- la presenza di una volontà altra
3- la libera scelta di Frodo

II – Allora: il movente-pronunciante sembra essere Eru, il quale muovendo la volontà di Frodo e preservandone la libertà, sembra sconfinare in una concezione cristiana.

Ma il punto è che se si rilegge con attenzione il testo del Consiglio di Elrond sopra riportato, si vedrà che in nessun luogo si affermano le tre condizioni, ma le si ipotizzano solo (come mostrano i tre “if” da me enfatizzati nel brano), per cui nell’argomento di Lusetti il poiché andrebbe sostituito con un “se”:

I – Se al Consiglio di Elrond si riscontra:
1- il pronunciamento di un decreto (“as if he was awaiting the pronouncement of some doom”)
2- la presenza di una volontà altra (“as if some other will was using his small voice”)
3- la libera scelta di Frodo (“But if you take it freely”)

II – Allora: il movente-pronunciante sembra essere Eru, il quale muovendo la volontà di Frodo e preservandone la libertà, sconfina in una concezione cristiana.

Cambiare un “poiché” in un “se” non è cosa di poco conto, ma a questo ci porta l’analisi del testi di Tolkien, che di sicuro ha ponderato ogni singola lettera di questo topico passaggio.
E questo a mio avviso conferma ancora una volta la correttezza della prospettiva di Santi Pagani:

– la scelta di Frodo resta in un orizzonte pagano perché le tre condizioni non sono mai esplicitamente affermate;
– queste tuttavia, non sono mai nettamente negate e anzi sono ipotizzate come possibili, per cui questo contesto pagano risulta armonicamente compatibile con la più vasta idea di Provvidenza cattolica.
E Mattia Lusetti, che come ho detto è sempre molto prudente nelle sue affermazioni, dimostrando reale attenzione e competenza, presumo possa accettare queste mie note che non tanto negano, ma piuttosto precisano meglio la sua ottima analisi.

ARTICOLI PRECEDENTI:
– Leggi l’articolo Pubblicato il numero 21 della rivista Endòre
– Leggi l’articolo Tolkien e la musica, il TolkienLab l’11 aprile
– Leggi l’articolo Aprile 2019, Tolkien a Modena, Dozza e Roma

LINK ESTERNI:
– Vai al sito di Endòre
– Vai al sito dell’Istituto Filosofico di Studi Tomistici
– Vai al sito della Walking Tree Publishers

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1 Comment to “Claudio Testi replica su Provvidenza e “Destino”

  1. Mattia Lusetti ha detto:

    Prima di tutto ringrazio Claudio Testi per aver trovato il tempo di replicare al mio piccolo saggio con la consueta chiarezza ed onestà, visibile in particolare nella ricostruzione della mia argomentazione.
    Come “profetizzato” alla fine della replica, non posso che concordare con la riaffermazione della prospettiva di interpretazione globale già espressa in “Santi Pagani”. Anche intendendo le prime due espressioni ipotetiche in maniera un po’ più netta e meno condizionale infatti, il riferimento ad un concetto di Provvidenza più vicino al Cristianesimo rimane un’apertura e non un’affermazione piena e perciò conserva il carattere di paganesimo in piena compatibilità (qui forse ancora più accentuata) con la Rivelazione cristiana. Ovvero il puro nocciolo della tesi di Testi, in chiara distinzione da interpretazioni confessionalismo (d’ambo i segni).

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