Il nome più indigesto per i fan italiani in quella che è la nuova traduzione della Compagnia dell’Anello è senz’altro “Forestale” per “Ranger”. Nei giorni seguenti all’uscita del libro non si sono risparmiate battute e buffi fotomontaggi per irridere questa scelta del traduttore Ottavio Fatica.
Io stesso, sulle prime, l’ho considerata una traduzione inadatta, perché mi faceva troppo facilmente pensare a quello che fino al 2016 è stato il Corpo Forestale dello Stato.
A onor del vero, non per questo mi pareva più adatta la vecchia resa “Ramingo”, dato che – in accordo con lo stile generale della traduzione di Alliata – appartiene a un registro alto rispetto al comune “ranger”. Inoltre “ramingo” dà conto soltanto (e soltanto parzialmente) del primo significato del termine “ranger” nell’Oxford English Dictionary, mentre la traduzione scelta da Fatica si rifà piuttosto al secondo e al terzo, che in effetti andrebbero presi in considerazione, conoscendo l’abitudine di Tolkien di non rifarsi quasi mai alla prima accezione.
Dopo un’indagine nel testo letterario mi sono persuaso che l’uso del termine “Ranger” da parte di Tolkien faccia collassare una nell’altra le tre accezioni dell’OED, e che la scelta di Fatica – a dispetto della prima impressione – non sia così lontana dal cogliere questo aspetto. È quello che proverò brevemente a dimostrare.
Prima definizione
Ecco il primo significato di “ranger” nell’Oxford English Dictionary, attestato dal 1593:
1. A rover, wanderer.
“Rover” nelle lingue germaniche indica il girovago, il vagabondo, ma può indicare anche il predone, il rapinatore, il pirata, dunque è un termine che contiene implicitamente una sfumatura negativa. In effetti nei confronti dei Rangers del Nord, gli abitanti di Bree nutrono una certa diffidenza. Ecco come vengono descritti la prima volta nel romanzo:
«But in the wild lands beyond Bree there were mysterious wanderers. The Bree-folk called them Rangers, and knew nothing of their origin. They were taller and darker than the Men of Bree and were believed to have strange powers of sight and hearing, and to understand the languages of beasts and birds.» (FR, I. IX)
Dunque il nome Rangers è stato affibbiato a questi misteriosi vagabondi dagli abitanti del villaggio, i quali attribuiscono loro una vista e un udito straordinari, nonché il potere di capire il linguaggio degli animali, come fossero uomini selvatici.
La diffidenza nei loro confronti è confermata dall’atteggiamento dell’oste del Prancing Pony, il bonario Barliman Butterbur, che mette in guardia gli hobbit dal Ranger Strider:
«He is one of the wandering folk – Rangers we call them. […] But if I was in your plight, I wouldn’t take up a Ranger» (FR, I. IX).
La vecchia traduzione “Ramingo” – cioè “che va per il mondo errando” (Treccani) – non contiene alcuna sfumatura negativa, anzi, nell’uso poetico-letterario italiano ha una sfumatura empatizzante o vittimistica (ed è forse il motivo per cui noi lettori ci siamo tanto affezionati a questo termine). Lo ritroviamo per esempio ne I Sepolcri di Foscolo: «Unico spirto a mia vita raminga» (v. 12); o anche ne I Promessi Sposi di Manzoni (cap. XXXVI): «Belle cose da fare scrivere a un povero disgraziato, tribolato, ramingo…».
Che dire di “Forestale”? Contiene un’accezione negativa? Be’, in effetti, originariamente sì, e precisamente nel senso degli abitanti di Bree.
Forestale è colui che è associato alle foreste. La parola “foresta” viene dal latino medievale e indicava ciò che stava “foris”, cioè fuori dal territorio abitato, in un’epoca in cui oltre l’abitato era tutta foresta, appunto, ovvero “forestis silva”, cioè selva esterna. Chi non aveva fissa dimora nel villaggio o nella città era ed è ancora detto “forestiero”. La parola inglese “forester” ha evidentemente la stessa radice (così come “foreign”) e nel Medioevo veniva usata sia per nominare il guardaboschi sia come aggettivo per “wild, rough, coarse, unsociable” (XII sec.). Forestale dunque è colui che viene da fuori, dai territori selvaggi, ed è egli stesso un selvaggio di cui è meglio diffidare. Come fa Butterbur, infatti.
Seconda definizione
Il secondo significato di “ranger” fornito dall’OED, attestato dal 1455, è questo:
2. A forest officer, a gamekeeper.
In italiano è “guardaboschi”, “guardacaccia” o “guardia forestale”, e va detto che attualmente questo è il significato più comune nella lingua inglese, e certo Tolkien lo sapeva quando ha scelto di usare questa parola. La prima occorrenza letteraria nota di questa accezione risale al 1579, nella celebre opera di Spenser The Shepheardes Calender:
«[Wolves] walk not widely, as they were woont, / For fear of raungers, and the great hoont».
Nel tardo XVI secolo dunque, il pastore immaginato da Spenser usa la parola “raungers” (rangers) per definire i guardiani di un territorio con il compito di proteggere quest’ultimo dalle incursioni dei lupi.
In effetti anche Aragorn e i Dúnedain non sono affatto soltanto dei selvatici errabondi, come pensa l’oste Butterbur, ma hanno un compito difensivo: proteggono l’Eriador dalle potenziali incursioni di orchi, troll, e malintenzionati vari. Nel Prologo del romanzo viene detto esplicitamente che è al silenzioso lavoro di questi Guardiani (“Guardians”) che gli Hobbit devono la propria sicurezza. Come ricorda Aragorn al Concilio di Elrond:
«Lonely men are we, Rangers of the wild, hunters – but hunters ever of the servants of the enemy; for they are found in many places, not in Mordor only». (FR, II. II)
I Rangers quindi sono cacciatori che attraversano i territori selvaggi (cfr. anche «Rangers of the wilderness», FR, II. III) e li sorvegliano. Considerando che molti di questi territori sono boschivi, come vedremo tra un attimo, la seconda accezione dell’OED, cioè quella di sorvegliante di un’area forestale da incursori umani o animali, non sembra già più così inappropriata. È in effetti nei boschi che il cacciatore Strider si muove con il maggior vantaggio sugli avversari, come dimostra il fatto che per sfuggire agli inseguitori, guida gli hobbit precisamente attraverso una valle boscosa, su sentieri che solo lui conosce, senza temere rivali, nemmeno il nativo Bill Ferny, perché «he is not a match for me in a wood» (FR, I. XI)
Detto questo, è il terzo significato – benché venga dall’America – a chiudere il cerchio. È stato Tom Shippey a farmelo notare, quando gli ho scritto per chiedergli precisamente cosa secondo lui avesse voluto significare Tolkien con la parola “Ranger”. Trattandosi del massimo filologo tolkieniano, mi auspicavo che il suo parere sarebbe stato utile per sbrogliare la matassa. E in effetti…
Terza definizione
Il terzo significato di “ranger” nell’OED è questo:
3. A body of mounted troops, or other armed men, employed in ranging over a tract of country.
La parola è attestata nelle colonie nordamericane a partire dalla seconda metà del XVII secolo: in particolare nel 1670 in Massachusetts, nel 1692 in Virginia, e a seguire in altre colonie, fino ai più tardi (e celebri) Ranger del Texas. Originariamente si trattava di milizie coloniali con compiti di pattugliamento e difesa della frontiera dai raid dei nativi, che poi sono state accorpate all’esercito nazionale. Dopo avermi ricordato che «The US Army still has Ranger units, and the British Army used to have a regiment of Royal Irish Rangers», Tom mi ha fatto notare che proprio questa funzione si addice ai Rangers nella Terra di Mezzo:
«A Ranger is one of a body of armed men originating in a settled state which has borders on unsettled and dangerous country, whose duties are to go beyond the borders and prevent attacks, rescue captives, and retaliate against attacks. […] There’s a strong association with forests, which argues against they being necessarily mounted men» (T. Shippey, email del 19/11/2019).
L’appunto finale non deve farci dimenticare che se i Rangers del Nord percorrono i boschi a piedi, costoro sono anche degli esperti cavalieri. I loro destrieri sono forti e assai poco agghindati, rispecchiando l’aspetto fiero e ruvido dei loro padroni:
«Their horses were strong and of proud bearing, but rough-haired; and one stood there without a rider, Aragorn’s own horse that they had brought from the North; Roheryn was his name. There was no gleam of stone or gold, nor any fair thing in all their gear and harness: nor did their riders bear any badge or token, save only that each cloak was pinned upon the left shoulder by a brooch of silver shaped like a rayed star» (RK, V. II)
Ma la definizione di Tom calza a pennello soprattutto ai Rangers del Sud, guidati dal Capitano Faramir. I Rangers dell’Ithilien sono un corpo dell’esercito di Gondor, quindi già più prossimo ai casi americani e britannici citati da Tom. Ecco come vengono descritti in The Lord of the Rings:
«[…] soldiers of Gondor, and they were Rangers of Ithilien; for they were descended from folk who lived in Ithilien at one time, before it was overrun. From such men Lord Denetor chose his forayers, who crossed the Anduin secretly (how or where, they would not say) to harry the Orcs and other enemies that roamed between the Ephel Duath and the River». (TT, IV. IV)
Si tratta quindi di una milizia selezionata dallo Steward di Gondor in base alle capacità e conoscenza del territorio, impiegata nel battere una regione di confine e rendere la vita dura ai nemici, con raid e tattiche di guerriglia. Si dà il caso che l’Ithilien sia un territorio prevalentemente boschivo, e l’aspetto dei Rangers del Sud è infatti quello di combattenti “forestali”: indossano tenute mimetiche verdi per confondersi con la vegetazione, e la loro arma d’elezione è un’arma da caccia prestata alla guerra, cioè l’arco lungo:
«Two had great bows, almost of their own height, and great quivers of long green-feathered arrows. All had swords at their sides, and were clad in green and brown of varied hues, as if the better to walk unseen in the glades of Ithilien. Green gauntlets covered their hands, and their faces were hooded and masked with green […]». (TT, IV. IV)
Questo aspetto si ricollega alla seconda definizione di “ranger”, come in effetti già il look di Strider/Aragorn – logori stivali di cuoio, mantello e cappuccio verde-scuro. Nel Medioevo inglese, l’uomo incappucciato e vestito di verde, esperto di vita nei boschi, dotato di armi leggere e arco lungo, è appunto il forester, il forestale o guardaboschi, una celebre descrizione del quale compare nel Prologo dei Canterbury Tales di Chaucer (vv. 103-117):
«And he (the yeoman) was clad in coat and hood of green.
A sheaf of peacock arrows, bright and keen,
He carried under his belt very properly
(He well knew how to care for his equipment as a yeoman should;
His arrows did not fall short because of drooping feathers),
And in his hand he carried a mighty bow.
He had a close-cropped head, with a brown face.
He well knew all the practice of woodcraft.
He wore an elegant archer’s wrist-guard upon his arm,
And by his side a sword and a small shield,
And on that other side an elegant dagger
Well ornamented and sharp as the point of a spear;
A Christopher-medal of bright silver on his breast.
He carried a horn, the shoulder strap was green;
He was a forester, truly, as I guess».
Interessante è anche il dettaglio della medaglia di San Cristoforo, santo “selvatico” e patrono dei viaggiatori, dato che il forestale è appunto anche un “ranger” nella prima accezione, cioè uno che si sposta di continuo.
Il personaggio leggendario di Robin Hood ha tra le sue fonti la figura dello “yeoman dell’arco”, l’arciere che aveva l’incarico di portare l’arco del re e che era in effetti un forestale:
«Poiché [gli yeomen dell’arco] erano responsabili dell’arco e dei cani da caccia del re, tutto quanto riguardava la foresta li interessava direttamente […]. Gli oggetti che costituiscono l’equipaggiamento più famoso di Robin Hood – l’arco, le frecce e il corno – erano strumenti e insegne che caratterizzavano guardacaccia e guardaboschi locali, distinguendoli da altri funzionari, rappresentanti del re…» (J.C. Holt, Robin Hood, 1982).
Robin Hood è anche il bandito che tende imboscate ai viaggiatori sulle strade nella foresta. Proprio quello che fanno i Rangers di Faramir, anche se non a fini di rapina.
Infine, il legame con le foreste trova ancora un tassello nell’ultimo spunto offertomi da Shippey.
Natty e Strider
Shippey mi ha rimandato all’appendice A del suo libro più celebre, La via per la Terra di Mezzo, nella quale parla delle fonti di Tolkien. In quelle pagine ricorda come Tolkien sia stato influenzato anche dalle storie, dal paesaggio, perfino dai cognomi, nordamericani (in particolare del Kentucky e North Carolina), nonché dalla letteratura che li veicolava:
«Allo stesso modo, Natty Bumppo, l’eroe di Fenimore Cooper, era orgoglioso della sua ascendenza inglese, mentre Tolkien ricordava un’antica passione per i pellerossa, gli archi, le frecce e le foreste (SF, p. 58, OFS, p. 41). Infatti, il viaggio della Compagnia da Lórien a Tol Brandir, con le canoe e il loro trasporto via terra, ricorda in più punti L’ultimo dei Mohicani, e quando i viaggiatori si spostano dalla foresta alla prateria, proprio come i pionieri americani, per un momento Aragorn ed Éomer fanno pensare vagamente ai trapper e ai Sioux» (T. Shippey, La Via per la terra di Mezzo, Marietti 2005, p. 475, NB: “trapper” sta per l’originale “deerslayer”).
Il riferimento a Nathaniel Bumppo, il protagonista de L’Ultimo dei Mohicani, è illuminante: in effetti Bumppo è un personaggio non tanto diverso da Strider che guida e protegge gli hobbit nel viaggio da Bree a Rivendell o che successivamente insegue la banda di orchi che ha rapito due di loro. Scout dei boschi, cacciatore, guerriero, capace di sopravvivere nei territori selvaggi. L’identikit calza.
Ricapitolando, i Rangers nella Terra di Mezzo sono:
– un corpo di cacciatori-combattenti in «strong association with forests» (Shippey);
– in continuo movimento attraverso un territorio selvaggio che hanno il compito di sorvegliare;
– potenzialmente malvisti dalla popolazione sedentaria.
Devo ammettere che alla luce di questa ricostruzione, la scelta di Fatica, “Forestali”, mi suona assai meno impropria di quanto avessi avvertito di primo acchito.
Personalmente, se mai avessi dovuto proporre un’alternativa, credo sarebbe potuta essere “Cacciatori”. Questa parola, oltre ad avere un’immediata accezione venatoria (abbiamo visto che per Shippey esiste una connessione con i deerslayer e che Aragorn stesso si definisce “hunter”), ha anche un uso militare. Infatti il quarto significato di “cacciatore” nel vocabolario Treccani è il seguente:
4a. Soldato a piedi o a cavallo, armato alla leggera e impiegato soprattutto per azioni di molestia e agguato, per completare l’inseguimento del nemico, o per proteggere la ritirata delle proprie truppe dopo il combattimento. [Seguono alcuni esempi di corpi militari storici di vari eserciti, tra cui quelli italiani].
Tuttavia alla parola “cacciatore” manca la sfumatura negativa della prima definizione di “ranger” nell’OED e dell’uso degli abitanti di Bree, che invece “Forestale”, con il suo riferimento implicito alla selvatichezza e all’estraneità, riesce a mantenere. Tutto sommato, quindi, per quanto possa suonare straniante alle nostre orecchie abituate per mezzo secolo al poetico “Ramingo”, la scelta di Fatica finisce per risultare filologicamente piuttosto convincente.
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LINK ESTERNI:
– Vai al sito di L’editore Bompiani: «Nessuna lettura ideologica di J.R.R. Tolkien»
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«Allo stesso modo, Natty Bumppo, l’eroe di Fenimore Cooper, era orgoglioso della sua ascendenza inglese, mentre Tolkien ricordava un’antica passione per i pellerossa, gli archi, le frecce e le foreste (SF, p. 58, OFS, p. 41). Infatti, il viaggio della Compagnia da Lórien a Tol Brandir, con le canoe e il loro trasporto via terra, ricorda in più punti L’ultimo dei Mohicani, e quando i viaggiatori si spostano dalla foresta alla prateria, proprio come i pionieri americani, per un momento Aragorn ed Éomer fanno pensare vagamente ai trapper e ai Sioux» (T. Shippey, La Via per la terra di Mezzo, Marietti 2005, p. 475, NB: “trapper” sta per l’originale “deerslayer”).
Malgrado non abbia ricevuto risposta sulla sopracitata questione di “Fondo Chiuso”, volevo porre l’attenzione su alcune scelte di traduzione di alcuni termini sia di Alliata che di Fatica.
Da parte di entrambi ho infatti riscontrato delle rese un po’ troppo “moderne”, che contrastano con l’ambientazione medievaleggiante dell’opera.
Specificatamente, per Shirriff Alliata sceglie la soluzione Guardacontea, mentre Fatica quella di Sceriffo.
Ora, a mio parere, la scelta di Alliata riesce a mantenere il legame con “Shire”/“Contea” insito nel termine (e ricordiamo che gli Shirrifs erano noti anche come the Watch, la Guardia, per cui Guardacontea risulta ulteriormente coerente), mentre lo Sceriffo di Fatica, per quanto più letterale, perde ogni riferimento semantico e richiama inevitabilmente a un poco appropriato contesto western. Personalmente, avrei suggerito Conestabile, una carica medievale simile a quella dello Shiriff, con un richiamo etimologico e assonante più vicino a Contea, in quanto il Comes stabuli era il “Conte” di stalla. Inoltre il termine indicava, Treccani alla mano, “in Inghilterra, fino al 1869, ufficiale militare con incarichi di polizia nelle contee”.
Altre italiane plausibili sono Sorvegliante conteale, Vigilante conteale, Vigile conteale, Prevosto conteale, Conestabile.
P.s. Prevosto nella terza definizione dal Grande dizionario della lingua italiana:
Stor. In Francia, dal Medioevo al sec. XVIII, agente che rappresentava l’autorità del re in una castellania o in una regione, con funzioni giudiziarie (e, in senso generico: alto funzionario di un regno). – Gran prevosto di Francia o della casa delRe: magistrato a cui spettavano le cause civili e penali in cui erano implicate le persone addette alla corte.Fiore [Dante], I-118-2: Vedete che danari ànno usorieri, / siniscalchi e provosti e maggiori, / che tutti quanti son gran piatitoli / e sì son argogliosi molto e fieri. Marsilio daPadova volgar., II-II-8: Il provosto e ’l giudicie delle cose già diterminate giudicano. Sanudo, III-320: Da poi seguiva el govemator di questa terra con el prevosto de la justicia del re a cavallo. Randello, 2-56 (II-228): Gli amanti, amorosamente insieme prendendo piacere, furono dal prevosto de la magione del re tutti quattro a man salva presi. Siri, III-639: NeH’uscire del consiglio il Gran Prevosto di Normandia presentossi avanti la Maestà Sua. Pacichelli,2-45: Il prevosto della casa, ch’è gran prevosto di Francia, è giudice ordinario della casa del re. Baretti, 1-300: Luca Jacobson Debes, provosto in una di quelle diecisett’isole, chiamata Strumo. Bresciani, 6-XIII-181: Serravano il corteo i ridami, gli scabini e i prevosti, siccome giudici e magistrati della Corona.
Lei che ne pensa Valen?
Credo che siano tutte definizioni molto accurate dal punto di vista storico, ma farei fatica a vederle nella Terra di Mezzo.
In particolare, Vigile e Prevosto mi richiamano altre immagini, e aggiungere l’aggettivo “conteale” allunga troppo il brodo. Mia opinione eh
?
Io dico la mia, mi sarebbe piaciuto il termine forastico, quindi “forastici”. Dal Treccani: foràstico (roman. furàstico) agg. [lat. tardo forastĭcus «esterno», der. di foras «fuori»] (pl. m. -ci), ant. e region. – Poco socievole, selvatico, rustico.
Dunque, per quanto riguarda le mie traduzioni de Lo Hobbit, come ho già detto, credo di essere già andato abbastanza off-topic con quelle precedenti del SdA, per cui per adesso non credo di postarle.
Per ora invece mi sento più motivato a ragionare su alcune espressioni o termini precisi. E faccio un esempio su ciò che ho letto da poco nella nuova versione e che mi ha colpito (in negativo, purtroppo).
Ho già detto che trovo la traduzione di Fatica, in generale, ben fatta, nonostante alcune scelte che considero un po’ troppo spiazzanti. Ma mentre leggevo l’ultimo capitolo, i Grigi Approdi, ho notato una cosa che proprio non ho capito, e spero che qui qualcuno possa venirmi in aiuto.
Quando gli hobbit tornati alla Contea ricostruiscono ciò che Sharkey (cioè Saruman) aveva rovinato o distrutto della loro terra, devono occuparsi anche di risistemare Vico Scarcasacco (via Saccoforino nella vecchia traduzione, in originale Bagshot Row), ovvero la via dove sorgeva Casa Baggins (in originale Bag End).
Dopo averla sistemata gli hobbit decidono di ribattezzare la via, secondo la nuova traduzione, “vico Nuovo”, anche se prima qualcuno è tentato di ribattezzarla “Fondo Chiuso”, secondo una “battuta squisitamente acquarivierasca”.
Ora, io arrivato qui mi sono chiesto: Ma dove sta la battuta? Dov’è il gioco di parole?
Per capirlo sono andato anzitutto a riguardare la traduzione vecchia, ovvero “Casa Sharkey”, “una spiritosaggine tipica di Lungacque”.
Poi ho guardato l’originale, che era “Sharkey’s End”, da cui capisco che la battuta consisteva nel gioco di parole con Bag End, rimandando anche al fatto che lì Sharkey aveva incontrato la sua “fine”; ci sta.
Ora, sebbene io non sia un fan di “Casa Baggins” come traduzione di “Bag End”, riconosco però che nella vecchia traduzione con “Casa Sharkey” si manteneva almeno il riferimento a quanto compiuto dall’antagonista e una simmetria con la traduzione scelta per Bag End; poco soddisfacente, ma coerente.
Ma con la nuova traduzione “Fondo Chiuso” non si rimanda proprio a nulla. Il riferimento a Sharkey è sparito, e qualsiasi gioco di parole con Casa Baggins rimane assente e impossibile. Niente. Rimane solo un nonsenso.
Se almeno si fosse tradotto Bag End con “Fondo Borsa” (e secondo me ci poteva stare, traducendo poi Baggins con Borsin o simili), almeno un riferimento si sarebbe potuto poi preservare traducendo “Sharkey’s End” con “Fondo Sharkey”.
O al limite, per mantenere del tutto il gioco di parole, si poteva tradurre rispettivamente con “Fine Borsa” e “Fine Sharkey”, anche se meno elegante.
Difficile fare meglio credo, ma bisogna accontentarsi; sappiamo che non tutto nelle traduzioni è perfettamente trasponibile, e sappiamo che in questo caso specifico è difficile rendere anche il senso di “cul de sac”, cioè di “vicolo cieco” insito nell’originale, ma almeno si sarebbe mantenuto il senso generale delle cose invece di restare con un allucinante nonsenso.
Questo il mio pensiero; se qualcosa mi è sfuggito, spero che qualcuno sappia illuminarmi meglio sulla scelta di Fatica per “Fondo Chiuso”.
Allora, ecco la mia versione del Canto di Earendil.
Premetto subito per Dario che come avevo già accennato ho preferito mantenere il termine “Flammifero”, per quanto la sua proposta di “Ignifero” fosse ugualmente valida e filologicamente corretta. Il fatto è che credo che in questo caso sia preferibile mantenere la ricercatezza originale dell’Autore, e poi alla fine mi suonava meglio all’interno del verso.
Per “Westernesse” (altro caso ostico) ho tradotto con Occidania. Mi sembrava suonare meglio rispetto all’Occidenza di Fatica (che è comunque meglio dell’Ovesturia di Alliata), dato anche il rimando fonetico con un termine geografico reale come Occitania (sebbene di tutt’altra origine etimologica).
CANTO DI EÄRENDIL
Fu Eärendil uomo di mar
ad Arvernien ei soggiornò;
e di legno fé la nave
ch’a Nimbrethil lo trasportò;
tessé vele d’argento fin,
e d’argento le lumiere,
cigno parea la sua prua,
luci avean le bandiere.
Come gran re tutt’armato,
corazzato cinto di fer;
rune avea sullo scudo
per ogni suo mal trattener;
arco in corno di gran drago,
e d’ebano freccia fina;
per l’usbergo ver’argento,
pel fodero cormalina;
prode acciaio per il brando,
il grand’elmo sempre saldo,
cresta ornata da gran piuma,
petto ornato da smeraldo.
Vagò sotto luna e stelle
via dai lidi boreali,
sorpreso su vie d’incanto
dì là da terre mortali.
Dal rigido Ghiaccio Stretto
su colline d’ombre e biancor,
roghi inferi e aride piane
ratto fuggì, vagand’ancor
per mari bui e sperduti
la Notte del Nulla scorse,
e s’inoltrò, né mai vide
chiare spiagge, né percorse.
Lo sospinser venti irosi,
cieco fuggì tra le spume
da ovest ad est senza meta,
verso casa senza lume.
A lui venne Elwing in volo,
dentr’al buio vivo baglior;
più lucente di diamante
del monile il suo fulgor.
Il Silmaril su lui pose
di corona luce vera
e con valor, fronte ardente,
voltò la prua; nella sera
da Altromondo oltre il Mare
la tempesta forte sorse,
un gran vento su Tarmenel;
per vie ch’alcun mai percorse
la sua nave spinse e sferzò
con furore opprimente
per grigi mar desolati;
da est passò a ponente.
Notteterna toccò addotto
su ruggenti onde nere
oltre sponde adombrate
e sommerse pria dell’Ere,
poi da perlee rive egli udì
l’eterno suon, ch’al mondo muor,
ove l’onde bianche volgon
dell’ocean le gemme e l’or.
Vide il Monte sorger muto
dove il vespro è alle sponde
di Valinor ed Eldamar
scorse lontan oltre l’onde.
Dalla notte ormai salvo
al porto chiar giunse infin,
alla verde Terra d’Elfi
d’aria tersa, che cristallin
ai piedi del Col di Ilmarin
come lampo nel dirupo
le lucenti tor di Tirion
si specchian sul Lagocupo.
Lì si fermò dall’errare,
e melodie gli insegnaron,
ed i saggi mirabilia,
arpe d’oro gli recaron.
D’elfico chiar fu vestito,
e con sette luci inviato,
attraverso Calacirian
sol andò in loco obliato.
Giunse all’aule senza tempo
Dove l’ere fulgon pronte,
regna eterno l’Antico Re
ad Ilmarin sul gran Monte;
scoprì voci mai udite
su Elfi ed Umane genti,
e visioni oltre il mondo
interdette ai viventi.
Nova nave allor gli fer
in mithril e elfico cristal
la prua lucea; senza remo
né vela sull’asta in metal:
il Silmaril lume ardente
vessillo di luce in punta
che brillava, da Elbereth
stessa posto: là soggiunta
ali eterne per lui fece,
sorte eterna a lui ponendo:
solcar il ciel senza sponde
Sole e Luna inseguendo.
Dai colli di Vespreterno
dov’argentee scorron fonti
l’ali menò, luce errante,
oltr’il gran Muro dei Monti.
Finismondo ei poi lasciò,
anelando ritrovare
la sua casa di tra l’ombre,
e com’astro insulare
ei superò l’alte brume,
dianzi al Sol foco vivo,
un incanto pria dell’alba
dov’al Nord scor grigio rivo.
La Terra di Mezzo passò
e il dolor udì accorato
d’elfiche donne e fanciulle
nei Primi Dì, in passato.
Ma grave era la sua sorte:
com’astro, finché Luna muor,
errar, né mai più indugiar
su mortal Lido Citerior;
araldo per l’eternità
senza requie messaggero
a recar il lume lontan,
d’Occidania Flammifero.
Dunque caro Valen, il Canto di Earendil credo sia state per te una grande sfida, a tradurre tutto il canto più famoso di lotr.
La tua versione il Canto di Earendil è meravigliosa un ottimo adattamento musicale a tutti gli effetti, secondo me. Devi solo aggiustare un po’ la metrica e poi il giuoco è fatto. Il resto è STRA-BELLO se messo in musica anche il tuo termine di traduzione “Westernesse” in Occidania è BELLISSIMO e mi sembra molto reale.
P.s. Che cose cormalina?
2 P.s. Anch’io sono molto incuriosito di vedere la tua Nomenclatura del Signore degli Anelli (nomi di persone e popoli, nomi di luogo, cose). Visto che hai tradotto Piana, la Marcastagna e Boscomonte anche bene “Westernesse” in Occidania.
Grazie Dario per l’apprezzamento generale, e in particolare di “Occidania”, termine che mi soddisfa molto.
Per quanto riguarda la tua prima domanda, il termine che ho scelto sarebbe “Cornalina”, ho sbagliato a scrivere “Cormalina”. L’originale era “Chalcedony”, ovvero Clacedonio, tradotto nella vecchia versione con Crisopazio, che è il nome di una sua varietà comune; a seconda della colorazione e dell’aspetto, il calcedonio infatti prende varie denominazioni, e il mio Cornalina (o Corniola) è una di esse.
Per quanto richiesto anche da Mario a proposito della Nomenclatura, rispondo che sì, in effetti mi sono creato un piccolo vocabolario di traduzioni personali, un po’ sparso in verità, sui termini più importanti le cui traduzioni ufficiali mi convincono meno. Ma non credo sia bene discuterne qui, per diversi motivi.
Anzitutto si creerebbe probabilmente un putiferio di opinioni e contro-opinioni: alcuni termini sono divisivi e basta vedere cosa è successo qui per Forestale/Ranger. Al massimo andrebbe creato un topic ad hoc da parte dei membri dell’AIST, ma non so se vi sia interesse in tal senso.
In secondo luogo, credo di essere già andato abbastanza off-topic con le mie traduzioni postate qui. E non mi pare vi sia stato grande entusiasmo in proposito.
Da parte mia, quello che ho fatto e postato l’ho fatto unicamente per piacere personale, e soprattutto perché insoddisfatto delle traduzioni ufficiali dei canti del SdA. Ho quasi terminato di leggere la versione di Fatica (sono al capitolo V del libro VI, Il Castaldo e il Re), e devo dire che finora l’ho trovata molto valida sulla parte della prosa, al netto di qualche termine troppo spiazzante. Sulla parte delle poesie però, sono rimasto piuttosto deluso. Se le versioni dell’Alliata si prendevano troppe libertà o cambiavano il senso di alcuni passaggi, quelle di Fatica spesso le ho trovate troppo criptiche o forzate. E quindi mi sono messo a creare le “mie”.
Parole giuste, Vale.
Forse mi hai convinto ad acquistare la versione di Fatica (con un prezzo più economico se la Bompiani la farà).
Io sono entusiasta delle tue versioni e sono bellissime, spero che posterai anche quelle dello Hobbit. Poiché sei un ottimo traduttore.
P.S. Vorrei sapere come avresti tradotto tu, fedelmente e poeticamente, in rima questo canto hobbit Upon the hearth the fire is red.
Upon the hearth the fire is red,
Beneath the roof there is a bed;
But not yet weary are our feet,
Still round the corner we may meet
A sudden tree or standing stone
That none have seen but we alone.
Tree and flower and leaf and grass,
Let them pass! Let them pass!
Hill and water under sky,
Pass them by! Pass them by!
Still round the corner there may wait
A new road or a secret gate,
And though we pass them by today,
Tomorrow we may come this way
And take the hidden paths that run
Towards the Moon or to the Sun.
Apple, thorn, and nut and sloe,
Let them go! Let them go!
Sand and stone and pool and dell,
Fare you well! Fare you well!
Home is behind, the world ahead,
And there are many paths to tread
Through shadows to the edge of night,
Until the stars are all alight.
Then world behind and home ahead,
We’ll wander back to home and bed.
Mist and twilight, cloud and shade,
Away shall fade! Away shall fade!
Fire and lamp, and meat and bread,
And then to bed! And then to bed!
Dunque, il canto che mi chiedi è proprio uno di quelli de Lo Hobbit che ho già tradotto… eccolo:
Rosso il fuoco nel caminetto,
Sotto il tetto attende un letto;
Ma ancor non è stanco il piede,
Dietro l’angolo forse si vede
Un monolito o un albero inaspettato
Che nessun ha mai ammirato.
Alberi e fiori, foglie e prati,
Che sian sorpassati!
Sotto il cielo colli e ruscelli,
Passeremo anche quelli!
Dietro l’angolo è forse in attesa
Una porta segreta o una strada mai presa,
E anche se le ignoriamo adesso,
Domani potrem seguire il sentiero stesso
Per le velate strade che portan esse sole
Verso la Luna o verso il Sole.
Mele, spine, prugnole e noci,
Che passino veloci!
Sabbie e rocce, fonti e vallate,
Per sempre salutate!
Dietro è la casa, il mondo davanti,
E i sentieri da percorrer son tanti
Lungo le ombre fino a notte scesa,
Finché ogni stella non sia accesa.
Poi dietro il mondo e la casa davanti,
A casa e a letto tornerem tutti quanti.
Nuvole ed ombre, nebbie e tramonti,
Svaniran agli orizzonti!
Fuoco e lume, arrosto e pagnotte,
E poi a letto, e buonanotte!
Dunque caro Valen,
La tua versione Rosso il fuoco nel caminetto, è meravigliosa un ottimo traduzione. Devi solo aggiustare come sempre un po’ la metrica in qualcuno versi poi il giuoco è fatto.
P.S. Vorrei sapere come avresti tradotto tu, fedelmente e poeticamente, in rima canti e indovinelli de Lo Hobbit:
1) O! What are you doing?
2) Clap! Snap! The black crack!
3) Fifteen birds in five fir trees
4) The wind was on the withered heath
5) Old fat spider spinning in a tree!
6) Roll-Roll-Roll-Roll
7) The King beneath the mountains
8) Under the mountain dark and tall
9) The dragon is withered
10) Sing all ye joyful!
11) Roads go ever, ever on
12) The Riddle Game
Visto che, ti considero un ottimo traduttore, hai tradotto tutti i canti di Lotr(che sono stra-belle). Vorrei anche commentare e vedere le tue versioni dei canti dello Hobbit.
Belle le tue traduzioni Valen.
Perché non posti qui le tue traduzioni dei canti de Lo Hobbit?
Stra-bellissima la tua versione il Canto di Earendil e mi piace un botto, assieme tutti i canti di Lotr tradotti da te, che mi sono riletto fino adesso.
P.s. Poi mostrare anche le tue versioni dei canti del libro “Lo Hobbit”? Se l’hai già fatte.
Ecco intanto il mio lavoro sugli ultimi canti di Tom Bombadil.
Nella quartina del primo canto non ho mantenuto la strana forma “Bombadillo”, perché nell’originale è solo uno stratagemma dell’autore che serve esclusivamente per rimare con “willow”, ma in italiano non avrebbe senso; ho quindi optato per un altro stratagemma per rimare con “saliceto”.
Nell’ultimo distico ho preferito l’uso di rime interne per una maggior musicalità.
1) Oh! Tom Bombadil, Tom Bombadil lieto!
Per fiume, bosco e colle, per canneto e saliceto,
Per fuoco, sole e luna, ascolta la nostra voce!
Vieni, Tom Bombadil, il tuo aiuto ci assista veloce!
2) Sveglia, miei allegri ragazzi! Svegliatevi al mio saluto!
Caldi or sian cuor e membra! Il freddo masso è caduto;
La soglia oscura è dischiusa; la mano avvizzita è spezzata.
La Notte s’è involata e la Porta è spalancata!
4) Il vecchio Tom Bombadil è un tipo gioviale,
La sua giacca è d’un bel blu, e giallo il suo stivale!
Nessun mai l’ha acciuffato, perch’egli è il signore:
Il suo inceder è più lesto, e il suo canto superiore!
5) La terra di Tom qui ha fine: non passerà il confine.
Ha da badar alla sua casetta, e Baccador l’aspetta!
PS: a breve posterò anche il canto di Earendil.
Caro Valen,
Sinceri complimenti per questa lavoro di traduzione e adattamento MUSICALE dei ultimi canti di Tom Bombadil (Specialmente Il vecchio Tom Bombadil è un tipo gioviale e Oh! Tom Bombadil, Tom Bombadil lieto!).
In futuro aspetterò con trepidazione la tua versione del canto di Earendil con piacere e spero che mie consigli sono stati utili.
P.S. Per caso hai obliato un terzo canto nel tuo post delle tue versioni?
Ciao Dario, non ho dimenticato nessun canto di Bombadil, è solo che il 3 l’avevo già postato in precedenza in risposta a Mario.
Invece le letture che mi hai consigliato per Earendil in realtà le avevo già lette, e in effetti mi avevano aiutato a capire meglio il significato generale del canto e gli errori/incomprensioni delle traduzioni ufficiali.
Comunque credo che alla fine manterrò Flammifero… però è una scelta un po’ ostica.
Okay adesso capito.
Ti consiglio di tradurre flammifer in Ignifero a cuor leggero, se sei un po’ ostico Flammifero.
Poiché flammifer è colui “portatore di fiamma’ e anche
Ignifero è colui Che porta il fuoco.
E’ scelta filologicamente corretta tradurre flammifer in Ignifero.
P.S. Come tradurrai Westernesse, Valen?
Ancora sinceri complimenti Valen per le tue magnifiche traduzioni dei canti di Tom Bombadil.
Hai un bel lavoro su tutti canti di Tom Bombadil che hai postato qui.
Ho una domanda per te…
Se avessi tradotto tu la Nomenclatura del Signore degli Anelli (nomi di persone e popoli, nomi di luogo, cose) in una nuova edizione di lotr italiana in futuro?
Sono molto incuriosito come lo traduci tu il tutto(Visto le polemiche della nuova Nomenclatura per la nuova traduzione), visto che hai tradotto Piana, la Marcastagna e Boscomonte.
P.s. Aspetto anch’io con con trepidazione la tua versione del canto di Earendil, scommetto che sarà stra-belllisima.
Cerco qui di riannodare un po’ di fili… intanto grazie a Mario per le sue belle traduzioni dei canti di Bombadil. La maggior parte mi mancano e spero di poter presto postare anche le mie versioni.
Qui il poco che ho fatto in proposito, più quello che mi aveva chiesto Dario in precedenza…
HEY! NOW! COME HOY NOW! WHITHER DO YOU WANDER?
Ehi! Venite qui! Dove andate? Orsù!
Su o giù, vicino o lontano, qui o lassù?
Orecchiuto, Granfiuto, Sferzacoda e Campagnolo,
Caro Balzano e vecchio Ciccio Bozzolo!
CANTO DEI TUMULI DI MUNDBURG
Udimmo i corni squillar sui colli,
Nel regno del Sud l’armi splendean,
A Petralanda i destrieri correan
qual vento all’alba. La guerra ardea.
Là cadde Théoden, di Thengel forte figlio,
all’aule d’or e ai verdi prati
del suo Nord più non tornò,
gran sire delle schiere. Harding e Guthláf,
Dúnhere e Déorwine, Grimbold il prode,
Herefara e Herubrand, Horn e Fastred,
pugnaron e caddero in terra lontana:
nei Tumuli di Mundburg sotto l’erba giaccion
coi loro alleati, siri di Gondor.
Né Hirluin il Bello ai colli sul mar,
né Forlong il vecchio alle valli in fior
mai, ad Arnach, in terra natìa
in trionfo tornaron; né gli alti arcieri,
Derufin e Duilin, alle lor acque scure,
nel Morthond all’ombra dei monti.
All’alba e al tramonto la morte
colse signori e umili. Da molto or dormon
sotto l’erba a Gondor presso il Gran Fiume
Or come lacrime grigio, brillante d’argento,
allor rosso scorrea, l’acque ruggìan:
al vespro la schiuma sanguigna ardea,
qual roghi i monti avvampavan la sera;
rossa cadea la rugiada al Rammas Echor.
FROM DARK DUNHARROW IN THE DIM OF MORNING
Nell’alba fosca dal buio Colfano
il figlio di Thengel partì con capo e capitano:
a Edoras ei giunse, alle sale obliate
dei Guardian della Marca da bruma velate;
su travi dorate tenebra avvolgente.
Addio disse alla sua libera gente,
al focolar, al trono e ai luoghi benedetti,
pria che luce svanisse sedi di banchetti.
Avanti cavalcò il re, la paura dietro stette,
il fato innanzi. La fedeltà mantenette;
i giuramenti presi, tutti li adempì.
Avanti cavalcò Théoden. Cinque notti e cinque dì
verso est cavalcaron gli Eorlinghi in fronte
attraverso la Piana, la Marcastagna e Boscomonte,
verso Landa-Sole seimila lance cruente,
sotto il Mindolluin s’ergea Mundburg possente,
città dei re del Mare, nel regno del Sud situata,
dai nemici assediata, dal fuoco accerchiata.
Il fato li spinse avanti. Il buio li prese tutti quanti,
cavalli e cavalieri; lontan degli zoccoli gli schianti
svaniron nel silenzio: così narrano i canti.
Ancora sinceri complimenti Valen per le tue magnifiche traduzioni.
Hai un bel lavoro su tutte che hai postato qui finora.
E poi è ultra bella “Nell’alba fosca dal buio Colfano”
Sono incuriosito come tradurrai in futuro fedelmente e poeticamente in rima le tue versioni Ho! Tom Bombadil, Tom Bombadillo!, Wake now my merry lads! Wake and hear me calling!, Old Tom Bombadil is a merry fellow, Tom’s country ends here: he will not pass the borders, Upon the hearth the fire is red e soprattutto quella di Canzone di Eärendil (visto che hai postato la prima stazza ch’è bellissima) che assai difficile da tradurre e mantenere lo schema delle rime ecc.
Ti consiglio caldamente questi articoli Commento testuale: La Canzone di Eärendil (selezione) e L’Eärendil Dimezzato del blog I figli di feanor, per non cadere negli errori traduttivi ecc. di Alliata e Fatica.
Ti consiglio di tradurre flammifer in Ignifero
Infatti flammifer è il conio proprio di Tolkien, che indicano ‘portatore di fiamma’ o ‘portatore di luce’ (sebbene nel latino stesso, flammifer significhi semplicemente ‘ardente’).
Ignifero è colui Che porta il fuoco.