Su RaiPlay è disponibile Dalla Terra di Mezzo all’Italia – Un viaggio inaspettato, documentario prodotto da World Video Production in collaborazione con Rai Documentari e con il contributo del Ministero della Cultura. Il documentario è stato ufficialmente presentato lo scorso 18 marzo presso l’Aula dei Gruppi Parlamentari a Roma, alla presenza di una delegazione dell’Associazione Culturale Sentieri Tolkieniani, una delle varie realtà di studiosi e appassionati delle opere del Professore qui in Italia, che ha collaborato alla realizzazione del progetto e che compare all’interno del documentario.
Il progetto
Il progetto prende le mosse dal libro Tolkien e l’Italia dello studioso Oronzo Cilli (Il Cerchio, 2016) che cura, assieme a Nicola De Toma e Raffaele Rago, il soggetto e la sceneggiatura. Attraverso la regia degli stessi De Toma e Rago, il documentario si presenta come «un viaggio inaspettato per esplorare uno degli autori più amati di sempre» e, nel corso dei suoi 52 minuti di durata, punta – come recita la voce narrante di Davide Perino (il celebre doppiatore di Frodo) – a mostrare attraverso «un percorso nell’arte, nella musica e nel cinema» il legame «inaspettato con l’Italia» del Professore di Oxford e «il grande dibattito che ha acceso nel nostro paese» grazie al punto di vista di chi «ha letto, amato e studiato le opere di John Ronald Reuel Tolkien».
Il documentario, infatti, intende costruire un vero e proprio percorso tra immagini e video d’archivio, testimonianze, riflessioni e non solo, tanto sulla ricezione culturale di Tolkien in Italia dalle primissime pubblicazioni fino ad oggi quanto sul rapporto biografico dello stesso scrittore inglese con il nostro paese.
Tanti ospiti e testimoni
Troviamo così molti volti conosciuti del panorama italiano intorno a Tolkien, doppiatori, studiosi, teologi, giornalisti e artisti vari, ad accompagnarci con le loro interviste, insieme a un intervento del Ministro della Cultura, Alessandro Giuli. In questo viaggio documentaristico non si può non partire, inevitabilmente, dall’uscita in Italia della trilogia cinematografica di Peter Jackson che – come afferma il socio ed ex-presidente AIST Roberto Arduini, anche lui tra i vari studiosi intervistati – cambiò radicalmente la percezione di Tolkien in Italia. Troviamo dunque due dei doppiatori più iconici della saga jacksoniana, il direttore del
doppiaggio Francesco Vairano (voce di Gollum e, tra i tanti, anche di Palpatine e Severus Piton) e Pino Insegno (voce di Aragorn), a raccontarci testimonianze ed aneddoti sul lavoro di adattamento e doppiaggio dei film per il pubblico italiano.
Da qui, il documentario ci riporta all’inizio della nostra storia, ovvero ai primissimi tentativi editoriali de Il Signore degli Anelli in Italia: dalla doppia bocciatura di Mondadori del 1955 e del 1962, passando per la prima, purtroppo fallimentare edizione Astrolabio con Ubaldini nel 1967 fino alla famosa edizione Rusconi del 1970 attraverso anche la testimonianza di Piero Crida, l’illustratore che ideò e realizzò la celebre copertina dei primissimi volumi e che permise all’opera dello scrittore inglese di arrivare con successo ai lettori italiani.
Il viaggio di Tolkien in Italia
Il nucleo della visione, senz’altro, ruota attorno al viaggio che Tolkien stesso, assieme alla figlia Priscilla, fece in Italia nell’agosto del 1955, visitando le città di Venezia ed Assisi. Una permanenza, come narra sempre Cilli, che colpì particolarmente il professore di Oxford tanto a livello culturale e artistico quanto sul piano religioso. Dagli affreschi di Giotto alla particolare vicinanza alla spiritualità francescana – attraverso le testimonianze dirette, ad esempio, di Frate Guglielmo Spirito – il documentario ci racconta di un Tolkien assai vicino alla figura del Santo d’Assisi in un momento storico nel quale oggi, non a caso, San Francesco gode nel nostro paese di un forte e rinnovato interesse.
È proprio qui, infatti, che il documentario riflette sull’ispirazione cattolica dietro alle opere tolkieniane sulla base della quale istituire – nell’intervento dello studioso Ivano Sassanelli – una comparazione con la Commedia dantesca, mostrando come sia Dante sia Tolkien siano stati due uomini che si interrogarono su cosa volesse dire «attraversare il mondo oltre il mondo» e come, proprio per questo, possiamo considerare le opere dei due scrittori, per lo studioso, come la continuazione di quell’attività sub-creatrice dell’uomo che scava «nel senso profondo dell’essere umano e del suo desiderio».
L’influenza di Tolkien
Nell’idea della relazione disegnata fin qui in questo percorso documentaristico tra Tolkien e l’Italia, ecco che allora il merito che il Professore di Oxford ha avuto nel nostro Paese – nelle parole del giornalista Adriano Monti Buzzetti Colella – è proprio quello di «averci resi maggiormente consapevoli di una grande tradizione fantastica che riposa nell’identità culturale del nostro Paese» in opere come, ad esempio, l’Eneide virgiliana.
Ma Tolkien, come ci mostra il documentario, ha anche e soprattutto avuto un impatto diretto nella vita quotidiana di ognuno di noi. La testimonianza di Nicolas Gentile, che ha costruito negli anni il progetto ormai noto della Contea Gentile, ci invita proprio a guardare il nostro mondo «con gli occhi giusti» e trovare in esso quella magia che ha sempre avuto, impegnandoci a preservarla.
Ed è proprio al termine di questo percorso che si riflette sulla particolare ricezione culturale e politica che l’opera di Tolkien ha conosciuto in Italia e che tuttora continua ad animare il panorama tolkieniano del nostro Paese su più livelli, tra destra e sinistra, sin dagli anni Settanta.
Le testimonianze portate da Olivier Turquet e Umberto Croppi si muovono, infatti, attorno all’idea secondo la quale i libri dello scrittore inglese entrarono all’interno di vere e proprie letture comunitarie in entrambi gli schieramenti politici durante i cosiddetti anni di piombo, fino ai conosciuti episodi dei “Campi Hobbit” tra il ’77 e l’80; nelle parole di Croppi, Tolkien fu all’interno di quei contesti «uno strumento di ricongiungimento di una generazione». Val la pena rammentare, tuttavia, come tali esperienze maturarono sempre nell’ambito di specifici movimenti di estrema destra e neofascisti: ciò – potremmo dire – ci invita a riflettere ancora di più sulla storia complessa che lega la ricezione di Tolkien al nostro Paese da sempre. Mantenere dei punti fermi – aggiungeremmo qui – storico-sociali rimane ancora (e forse di più) oggi un elemento essenziale per orientarci lungo il cammino offerto dalla lettura delle opere del Professore. E il documentario si chiude, non a caso, con un invito a considerare il significato di Tolkien in sé stesso al di là di ogni sovrainterpretazione e contesto politico: la chiusura è così lasciata alle varie personalità intervistate che ci accompagnano alla fine di questo percorso esattamente con ciò che hanno amato in Tolkien e ciò che a loro Tolkien stesso ha lasciato, come ad ognuno di noi.
Conclusione
Dalla Terra di Mezzo all’Italia, dunque, è un viaggio che senz’altro ha il merito di portare al pubblico italiano un rapporto tra Tolkien ed il nostro paese che fu significativo tanto per lo scrittore inglese quanto per l’impatto socio-culturale (e politico, si è detto) che la sua opera ha avuto e continua ad avere in Italia oggi. L’insieme di testimonianze di vario genere – oltre a quelle già citate, ad esempio, il cantautore Angelo Branduardi o il direttore dell’Osservatore Romano Andrea Monda –, accompagnate da foto, documenti, oggetti e riprese d’archivio, arricchiscono senz’altro la narrazione accompagnate dal pregevole sottofondo musicale con i brani tratti da Ainulindale – La musica degli Ainur (musiche di N. Facciotto, F. Mecozzi e I. Tiraferri).
Tuttavia, l’occhio dello spettatore ormai abbastanza avvezzo all’internet non può non notare l’uso considerevole di immagini AI generated usate come intermezzi tra le varie sezioni del documentario che ritraggono ora gli hobbit, ora Tolkien stesso, Dante e altri celebri personaggi de Il Signore degli Anelli, creando una certa dissonanza – restando in tema di sinfonie musicali tolkieniane – con il resto della direzione artistica sopra descritta. Questo è senz’altro un elemento che, potremmo dire, aggiunge un ulteriore tassello di discussione all’interno della ricezione contemporanea dell’opera tolkieniana in Italia: pensiamo da una parte alla recente continuità con l’uso dell’AI ad “alti livelli” come il Festival di Sanremo e, dall’altra, proprio alla visione che Tolkien stesso ha più volte espresso attorno alla tecnica e al suo utilizzo nel mondo di oggi.
Se, riflettendoci, possiamo considerare l’intelligenza artificiale come una vera e propria “magia” che utilizziamo per scopi ormai sempre più pratici senza però conoscerne del tutto (o solo in parte) il funzionamento, allora, forse, la rielaborazione AI tolkieniana potrebbe ben inserirsi all’interno di questa complessa storia con il nostro Paese che il documentario, attraverso sia l’umano sia l’artificiale, ci mostra: Tolkien allora è senz’altro un utile strumento per riflettere e orientarci sulle vie del mondo.
ARTICOLI PRECEDENTI:
– Leggi l’articolo Tolkien e l’Italia: la recensione di Wu Ming 4
LINK ESTERNI:
– Vai al sito web del documentario su RaiPlay
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