Metal, i Frozen Crown si ispirano a Tolkien

Il legame tra il metal e l’immaginario di J.R.R. Tolkien è antico quanto il genere stesso. Dai Blind Guardian ai Summoning, passando per numerose altre formazioni, la Terra di Mezzo ha rappresentato negli anni una fonte inesauribile d’ispirazione. A questo filone si aggiungono ora anche i milanesi Frozen Crown, che con il loro sesto album, The Legend of the Six Kings, in uscita il 2 ottobre 2026 per Napalm Records, dichiarano apertamente di essersi ispirati al Signore degli Anelli. Il primo singolo, The One, è il manifesto di questo nuovo corso. Il titolo richiama immediatamente l’Unico Anello e il comunicato della band non lascia spazio a dubbi: il brano, di matrice power metal, è ispirato al capolavoro di Tolkien e introduce un approccio narrativo più marcato rispetto al passato. Nel videoclip, la cantante Giada “Jade” Etro assume il ruolo di una sovrana oscura, impugna la “Frozen Crown” e guida dei Sovrani Spettrali alla ricerca di “The One”, in un evidente richiamo agli Spettri dell’Anello (i Nazgûl) e all’immaginario della Guerra dell’Anello.

Tra Tolkien e Howard: la nascita di una nuova saga

Sarebbe tuttavia riduttivo interpretare The Legend of the Six Kings come un concept album dedicato alla Terra di Mezzo. Le dichiarazioni del principale compositore, Federico Mondelli, suggeriscono infatti un’operazione differente. La band afferma di aver costruito un proprio universo fantasy, collocato “tra l’estetica armoniosa e regale di J.R.R. Tolkien e la brutalità di Robert E. Howard”. Tolkien, dunque, non viene assunto come modello narrativo da riprodurre fedelmente, ma come una delle coordinate estetiche e culturali entro cui sviluppare una mitologia originale. Questa interpretazione sembra tuttavia complicarsi nel finale del videoclip di The One. Le ultime parole che compaiono sullo schermo sono infatti quelle pronunciate da Sam nel secondo capitolo del Libro VI del Signore degli Anelli: “Come un limpido e freddo baleno passò nella sua mente il pensiero che l’Ombra non era in fin dei conti che una piccola cosa passeggera: al di là di essa vi erano eterna luce e splendida bellezza”. L’inserimento di questo passo suggerisce che il dialogo con Tolkien potrebbe non limitarsi soltanto all’immaginario visivo, ma coinvolgere anche alcuni dei temi centrali della sua opera, come il rapporto tra speranza e disperazione, tra l’ombra del male e la convinzione che essa non possa prevalere definitivamente sulla luce. Particolarmente significativa è anche un’altra affermazione contenuta nel comunicato ufficiale. Mondelli spiega che il nuovo disco si ricollega direttamente al debutto dei Frozen Crown, The Fallen King (2018), proseguendo la saga dei Re e del Tiranno e realizzando finalmente il progetto narrativo immaginato fin dalla nascita della band. In questa prospettiva, il nuovo album non rappresenta una rottura con il passato, bensì il compimento di un percorso iniziato quasi dieci anni fa. Riletta alla luce di questa dichiarazione, anche la loro discografia assume una prospettiva diversa: quello che appariva come un susseguirsi di album fantasy sembra configurarsi, almeno nelle intenzioni degli autori, come lo sviluppo progressivo di un’unica saga.

Un mondo fantasy oltre la musica

L’attenzione non riguarda soltanto la musica. Il progetto coinvolge infatti anche il videomaker Raoul Noise, la prop designer Daria Gislon – autrice del trono e della Frozen Crown – e l’illustratrice Sheila Franco, che ha realizzato a mano la copertina del disco. L’obiettivo dichiarato è dare vita a un mondo coerente, nel quale musica, immagini e narrazione concorrano alla costruzione di un’identità riconoscibile. Per gli studiosi e gli appassionati di Tolkien questo annuncio presenta almeno due motivi di interesse. Da un lato conferma, ancora una volta, la straordinaria vitalità dell’immaginario tolkieniano, capace di continuare a influenzare artisti appartenenti a generazioni diverse e a linguaggi espressivi differenti. Dall’altro offre l’occasione per riflettere su un fenomeno ormai sempre più diffuso: l’utilizzo di Tolkien non tanto come autore da adattare, quanto come modello di worldbuilding, cioè di costruzione di mondi narrativi coerenti e dotati di una propria storia, mitologia e identità. Resta naturalmente da verificare, una volta pubblicato il disco, fino a che punto questi richiami si tradurranno in un autentico dialogo con il pensiero e la poetica di Tolkien oppure rimarranno prevalentemente confinati all’immaginario simbolico e iconografico. In ogni caso, The Legend of the Six Kings si presenta già come una delle uscite metal di argomento fantasy più interessanti dell’anno e conferma, ancora una volta, come l’eredità del Professore continui a esercitare un’influenza vitale ben oltre la letteratura, raggiungendo anche la musica contemporanea e alimentando la nascita di nuovi mondi immaginari.

Paolo Nardi

ARTICOLI PRECEDENTI:

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– Leggi l’articolo Tolkien e il Metal 3: Gli anni ’80 e ’90
– Leggi l’articolo Tolkien e il Metal 4: Power Metal – Parte 1
– Leggi l’articolo Tolkien e il Metal 5: Power Metal – Parte 2

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