Westminster: Tolkien nel Poets’ Corner

Un importante memoriale a J.R.R. Tolkien sarà presentato nell’Abbazia di Westminster durante la cerimonia d’inaugurazione nella primavera 2027, per celebrare il 90° anniversario della pubblicazione de Lo Hobbit (1937) e il 50° anniversario di quella de Il Silmarillon. La proposta è stata inizialmente avanzata da Lord Alton di Liverpool, presidente del Christian Heritage Centre a Stonyhurst e concretizzata grazie all’assistenza e al finanziamento della Tolkien Estate. Il Reverendo Dr. David Hoyle, Decano di Westminster, al quale spetta il compito di decidere chi meriti ricevere un posto nell’Abbazia, è stato sin da giovane un appassionato lettore de Lo Hobbit e de Il Signore degli Anelli e ha accolto con entusiasmo l’idea di un memoriale a Tolkien, dichiarando di essere « lieto di onorare un maestro narratore, uno studioso, un uomo con un’ immaginazione cristiana e uno scrittore che ha aiutato alcuni di noi a capire che un impegno verso la vita e la virtù può essere costoso e coraggioso».

L’Angolo dei Poeti

Il memoriale a Tolkien sarà collocato in un pilastro del celebre Poet’s Corner dell’Abbazia, che originariamente occupava una sezione del transetto sud, nella navata orientale, e che con il tempo si è esteso a tutto il transetto: oltre un centinaio di scrittori e poeti, infatti, sono sepolti o hanno un memoriale nell’Angolo dei Poeti, che da secoli è luogo di pellegrinaggio per gli amanti della letteratura e continua a fungere da monumento nazionale per gli scrittori più influenti. Il primo poeta ad esservi sepolto fu, nell’ottobre del 1400, Geoffrey Chaucer, autore de I Racconti di Canterbury, non tanto quale poeta ma perché cancelliere delle opere del re nel palazzo di Westminster. Due secoli dopo, il poeta Edmund Spencer (1553-1599) chiese di essere sepolto accanto a Chaucer ed iniziò così una lunga tradizione di sepolture e memoriali: da William Shakespeare a Jane Austen, Charles Dickens, Alfred Tennyson, Oscar Wilde, le tre sorelle Brontë e ai più recenti Ted Hughes, Philip Larkin, P.G. Wodehouse e C.S. Lewis. Il memoriale di Tolkien sarà posizionato proprio accanto a quello del suo amico C.S. Lewis, sepolto nel cimitero della Holy Trinity Church nel 1963, ma onorato nel Poet’s Corner nel 2013, in occasione del 50° anniversario della sua morte. La pietra dedicata a C.S. Lewis reca un’incisione tratta dal suo saggio Is Theology Poetry?: «Credo nel cristianesimo come credo sia sorto il sole. Non solo perché lo vedo, ma perché grazie ad esso vedo ogni altra cosa». Lewis era un anglicano, convertitosi in età adulta, che scelse di focalizzarsi sui punti d’incontro condivisi dalle diverse Chiese cristiane; Tolkien era invece un devoto cattolico romano. L’ Abbazia di Westminster è luogo di culto anglicano, ma nel Poet’s Corner i due amici trovano entrambi il proprio posto, per valori e meriti che superano le differenze confessionali. Non è, d’altra parte, la prima volta che l’Abbazia commemora scrittori di culto non anglicano: a Gerard Manley Hopkins, poeta gesuita britannico (1844-1889) fu dedicato un memoriale nel 1975; Oscar Wilde, benché divenuto cattolico alla fine dei suoi giorni, ne ricevette uno nel 1995; vi è un memoriale anche per l’anglo-cattolico W.H. Auden e il drammaturgo Ben Jonson, convertitosi da giovane al cattolicesimo (anche se alla fine tornò alla chiesa anglicana) è sepolto nell’Abbazia.

Il memoriale in onore di Tolkien

I memoriali del transetto sud sono strettamente raggruppati l’uno all’altro, con lastre sul pavimento accanto a grandi lapidi sul muro, riflettendo, in uno spazio esteso ma compatto, secoli di commemorazione letteraria. In questa densa disposizione, il memoriale di Tolkien sarà incastonato verticalmente in un pilastro del transetto sud: una scultura di 2,5 metri ispirata al disegno che il Professore chiamò The Tree of Amalion, il suo personale “Albero delle Storie”, un albero immaginario con foglie e fiori di varie forme e dimensioni, che rappresentano poesie e grandi leggende. Al concetto finale dell’opera si è pervenuti in seguito a lunghe discussioni con studiosi ed esperti di Tolkien e a consultazioni con la Tolkien Estate.
La scultura sarà principalmente realizzata con legni autoctoni del Regno Unito, ma includerà anche pezzi del Pinus Nigra, il maestoso pino nero conosciuto come “l’albero di Tolkien” o come “Lacoon”, nome con il quale il Professore chiamava amichevolmente il suo albero preferito del Botanical Garden dell’Università di Oxford. Il Pinus, dopo 215 anni di vita, fu abbattuto per motivi di sicurezza nel 2014, ma qualche anno dopo ne venne ripiantato un rampollo nel Literaly Garden (su questa vicenda si veda il precedente articolo). Mentre “Lacoon” riprende vita nella terra, il vecchio legno, che ha già trovato nuova forma in varie opere artigianali, sarà ora utilizzato in un’opera d’arte doppiamente significativa, dal momento che non vi è materiale che avrebbe potuto onorare meglio la memoria di Tolkien, dell’uomo che passò tante ore appoggiato a quel tronco, leggendo, scrivendo o semplicemente riposandosi all’ombra delle sue fronde.
Mark Boddington, costruttore della Silverling Furniture di Wrexham, chiamata a collaborare al progetto, ha dichiarato che «dato l’amore di Tolkien per gli alberi e l’artigianato, è particolarmente edificante che la visione dell’Abbazia e quella della Tolkien Estate per il memoriale, insieme al design fortemente evocativo dell’artista Stephen Broadbent, prendano vita utilizzando travi di provenienza locale e una combinazione di artigianato britannico tradizionale e innovativo, creando un’opera che i visitatori dell’Abbazia potranno ammirare per generazioni».

L’artista: Stephen Broadbent

Il progetto del memoriale è stato affidato alla migliore maestria artigianale britannica: il Broadbent Studio di Chester, affiancato da un team di designer e ingegneri della Silvering Furniture. Stephen Broadbent (nella foto all’opera sul prototipo del memoriale), scultore britannico di Wroughton, Wiltshire, e allievo di Arthur Dooley, è specializzato in arte pubblica; con il suo “Studio” ha realizzato in 40 anni di carriera opere grandiose in tutto il Regno Unito e molti progetti internazionali. Del suo maestro, Stephen dice: «Arthur mi ha fatto conoscere una visione rivoluzionaria dell’arte, che può trasformare il mondo». Ed è proprio questa visione a fare di Stephen Broadbent la scelta ideale per la creazione di un’opera dedicata a Tolkien. I suoi progetti, oltre alla ricerca di armonia e musicalità nella forma, mirano a creare opere che risuonino con gli ambienti in cui sono collocate e, spesso, a dare speranza e conforto. Ne è un esempio il memoriale River of Life a Warrington, luogo degli attentati dell’IRA del 1993, pensato come un fiume che scorre lungo la strada per portare guarigione e ristoro. Così l’occhio sulla Littlehaven Promenade, South Shield, ispirato all’idea di secoli di persone che si sono fermate sul luogo osservando e aspettando le barche che arrivavano o lasciavano il Mare del Nord. Stephen Broadbent ritiene che «l’arte non può essere semplicemente una decorazione aggiuntiva, come strass cuciti sopra una giacca. Se serve a sviluppare il carattere di un luogo deve crescere del tessuto esistente» e aggiunge: «L’arte può aiutare una comunità a ricordare, a celebrare, a ridere o riflettere; può raccontare storie di eroi del passato o guardare con speranza al futuro; è un canale per la storia umana».
Artisti che interpretano la storia di una comunità riconoscendo che la cosa più bella con cui riempire lo spazio è la comunità stessa, perché «la nostra identità è legata in gran parte alla terra che abitiamo e ai modi in cui vi abbiamo lasciato il segno nel corso secoli». Con umiltà, Stephen Broadbent dice di aver semplicemente compreso che gli artisti e l’arte svolgono un ruolo importante nella vita culturale di un luogo, favorendo l’immaginazione e il senso di meraviglia. E questo è stato fin dall’inizio il cuore e la motivazione del Broadbent Studio: «è la ragione per cui iniziamo ogni lavoro con la ricerca. Cerco le storie che un posto deve raccontare. Storie a volte vive e vegete, a volte dimenticate, a volte semplicemente trascurate. Questo è il nostro punto di partenza, il momento in cui ci entusiasmiamo per un posto e diciamo “Guarda cosa ho trovato!”». Una filosofia che ha portato alla realizzazione di sculture estremamente evocative, che non trasformano lo spazio, ma lo impregnano dello spirito del luogo; sculture capaci di raccontare storie e di far rivivere ricordi, attese, speranze; sculture che privano lo sguardo di ogni limite temporale.
Etica ed intenti facilmente accostabili a quelli di Tolkien e la stessa capacità di evocare storie e atmosfere impregnate di magia. In ogni parola di Stephen Broadbent un appassionato di Tolkien sente inevitabilmente risuonare la voce del Professore e quella del vento tra le foglie del Tree of Amalion. Tra qualche mese il memoriale sarà presentato al pubblico e, date le premesse, si può verosimilmente supporre che riuscirà a soddisfare le più esigenti aspettative. Una valida ragione per trovarsi in quel di Oxford la prossima primavera.

 

ARTICOLI PRECEDENTI

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LINK ESTERNI

– Vai al sito della Westminster Abbey

 

 

 

 

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