Sviluppi: da Sendak a Yeskov e Shippey su Sigurd

In gergo si chiama “follow-up”: seguito, ancor meglio “sviluppo di una notizia”. Bene noi ne abbiamo troppe che premono per non occuparcene. Quindi, stavolta un bell’articolo composito, che rende giustizia a tutti i nostri “follow-up”.

Lo Hobbit mai disegnato da Maurice Sendak
Maurice SendakWayne Hammond, autore insieme a Chiristina Scull del The J.R.R. Tolkien Companion and Guide, su MythSoc, la mailing list della Mythopoeic Society, ha inviato un messaggio sulla mancata collaborazione tra Tolkien e Sendak, fornendo la versione che si può trarre consultando gli archivi di Allen&Uwin e Houghton Mifflin, le due case editrici coinvolte. In sintesi è quella che abbiamo riportano nell’articolo e smentisce la versione “di terza mano” (Sendak > Maguire > Di Terlizzi) fornita dal Los Angeles Times. Noi avevamo già espresso forti dubbi, basandoci sul fatto che non si ha traccia del secondo disegno di Sendak e soprattutto che il primo, quello di Gandalf e Bilbo, aveva proprio il difetto riportato dallo stesso Tolkien. Hammond conferma che la versione è riportata da Sendak perché il famoso disegnatore ne parlò anche in una conferenza a cui lui partecipò: «Rimane la sua interpretazione dei fatti. I documenti d’archivio sulla corrispondenza tra le due case editrici lo smentiscono». Tre i punti di dissenso:
1) Tolkien non supervisionava tutta l’operazione, ma aveva lasciato che gli editori gestissero la cosa. Sendak aveva negoziato delle royalty più basse pur di consegnare più tardi i disegni, che poi furono consegnati soltanto all’inizio del 1967, oltre due anni dopo la firma dell’accordo;
2) la versione delle didascalie invertite non regge, perché dalla corrispondenza si parla sempre chiaramente di una sola bozza, quella di Gandalf e Bilbo. Hammond fornisce la sequenza cronologica precisa, che si può già leggere nell’articolo da noi pubblicato in precedenza.
3) Non c’è alcuna traccia della frase di Tolkien secondo cui “Sendak non aveva letto attentamente il libro e non sapeva cosa fosse un Hobbit”, anche se potrebbe essere plausibile osservando la bozza in questione.
Hammond conclude che, in ogni caso, sarebbe stato interessante vedere Lo Hobbit illustrato da Sendak, che si sarebbe sicuramente realizzato se non ci fosse stato il suo attacco di cuore nel maggio del 1967 e che il disappunto di Tolkien circa la bozza non avrebbe sicuramente fermato un progetto del genere.

«Al di sopra del Marese, della Valle dell’Acqua, dei Monti Brumosi, del Bosco d’Oro,
della Montagna Solitaria, delle nubi, dei mari, al di là del Fuoco Dorato, della Rete di Stelle
e dei confini delle Cerchie del mondo…».

L’Ultimo portatore dell’Anello
Edizione spagnola di The Last Ring BearerTorniamo sulla notizia del libro
The Last Ring-Bearer, scritto da Kirill Yeskov, di cui avevamo già parlato diffusamente. La notizia ha suscitato tanto interesse che il biologo e paleontologo di Mosca ha scritto sul suo blog un lungo intervento in cui spiega le motivazioni che lo hanno spinto a scrivere “la storia del Signore degli Anelli dalla parte dei perdenti”. Salon ne ha riportato la traduzione in inglese, che tra l’altro ha scatenato i commenti dei lettori. L’articolo è molto approfondito e meriterebbe un articolo a parte, per la profondità, le digressioni in campo letterario e sul mondo di critica in Russia e per lo stile piacevole di Yeskov.

Riportiamo qui una sintesi: «Ho scritto The Last Ring-Bearer soltanto per diletto, il mio e quello di dei miei amici. Non ho scritto il romanzo inseguendo i gusti di un editore o di un possibile pubblico», scrive lo scienziato russo. «È stato scritto anche per un pubblico specifico: è una “storia fantastica per giovani scienziati”, come sono io». Soprattutto, il romanzo ha un obiettivo: «Far ricredere quelli tra noi che sono scettici o agnostici, secondo cui Tolkien è solo un affascinate, sebbene un po’ noioso, scrittore di libri per bambini». Yeskov considera il suo libro non un sequel, ma un “apocrifo”, l’unico tipo di opera in grado di prendere spunto da un capolavoro per produrre talvolta risultati apprezzabili.

Kirill Yeskov«Cosa realmente mi ha spinto a scrivere The Last Ring-Bearer?», si domanda lo scienziato, che risponde: «La sfida intellettuale di trovare una spiegazione logica a diverse contraddizioni ovvie presenti nel Signore degli Anelli. Paradossalmente, volevo dimostrare che era sbagliata proprio la famosa tesi che “Tolkien aveva sbagliato” circolante nel nostro ambiente». Yeskov considera Tolkien un uomo di scienza, anche se un linguista piuttosto che un geologo. Da linguista, il professore di Oxford iniziò creando lingue immaginarie, con il loro alfabeto, la grammatica e il glossario; creò quindi alcuni racconti e leggende usando questi linguaggi, poi i popoli che avevano scritto queste leggende, e soltanto allora creò steppe, montagne e foreste in cui questi popoli potessero far pascolare le greggi, costruire città e combattere “l’Oscurità dall’Est”. «È stata questa precisamente la sequenza», dice Yeskov. «Tolkien era un filologo e ovviamente aveva scarso interesse nell’ultima componente, inanimata, della Terra-di-mezzo». Così il mondo immaginario creato da Tolkien presenta una serie di difetti dal punto di vista fisico e geologico.

In un noto saggio, Must Fantasy Be Stupid?, lo scrittore russo Sergej Pereslegin (su cui si potrebbe aprire un capitolo a parte, ma andremmo lontano) fornisce un elenco dettagliato degli errori più comuni commessi dagli autori di Fantasy, ed usa l’opera di Tolkien per definirne uno: «La Terra-di-mezzo è un mondo geologicamente instabile». Ecco tutte le imperfezioni: è un mondo con un solo continente (come accadde alla Terra in era Proterozoica e Paleozoica), ma non ha catene montuose al suo centro (come l’Himalaya), risultanti dalla collisione delle diverse placche tettoniche. La conclusione è che si tratta di un mondo completamente immaginario. Kirill Yeskov reagisce a queste affermazioni e per dimostrare che la Terra-di-mezzo è un “mondo
reale”, come tra l’altro si può leggere nel bel saggio di un altro critico russo, R.I. Kabakov, Tolkien’s Lord of the Rings and the Problem of Contemporary Literary Myth-making, spiega come la Terra-di-mezzo è semplicemente la parte nord-occidentale di un continente, che si estende ben oltre i margini sud ed est delle mappe disegnate da Tolkien. Sicuramente, oltre quei bordi ci saranno catene montuose, mari ed arcipelaghi.
Lo scienziato russo dà una risposta anche ad altre domande:

  • Che tipo di economia ha quella parte del continente, dove sicuramente figure come Aragorn oppure Faramir sono personaggi non comuni?
  • Qual è il tipo di moneta circolante, ad esempio, nella Contea, dove gli Hobbit sono solito vedersi nelle locande per bere birra?
  • Qual è l’occupazione, ad esempio, degli abitanti di un regione come Rohan, dove è rinomato l’allevamento dei cavalli, che però non può essere alla base dell’economia di un intero paese?
  • Cosa mangiano le sterminate schiere dell’Oscuro Signore mentre sono accampate nel deserto di Mordor?
  • Soprattutto, come può esistere in un regno come Mordor, una capitale in mezzo al deserto?

Rispondere a tutte queste domande lo ha portato a scrivere The Last Ring-Bearer. Yeskov conclude il lungo intervento spiegando i suoi sentimenti verso il professore di Oxford: «Mi inchino di fronte al Demiurgo Tolkien, che ha creato un universo stupefacente, ma rimango un po’ freddo dinanzi a Bardo Tolkien, autore della storia dei quattro Hobbit e della loro quest. In altre parole, per me il palcoscenico è più maestoso e interessante dello spettacolo che vi si svolge sopra».

Sigurd & Gudrún, Shippey torna in Galles
Dopo una simile rassegna non potevamo non potevano chiudere in bellezza. Avevamo annunciato l’avvio dei due corsi online alla University of Wales Institute di Cardiff, che partiranno da lunedì 23 maggio prossimo. A condurli è Dimitra Fimi, giovane conferma tra gli studiosi di Tolkien, autrice tra l’altro del libro Tolkien, Race and Cultural History, recentemente premiato con il 2010 Mythopoeic Scholarship Award in Inklings Studies. La professoressa greco-gallese ha portato in dote ai suoi studenti la conferenza pubblica tenuta da Tom Shippey su Writing into the Gap: Tolkien’s The Legend of Sigurd & Gudrún (stesso titolo della sua recensione del volume pubblicata su Tolkien Studies 7). Lo studioso è stato presentato da Fimi come colui con cui «sono nati seriamente i Tolkien Studies, con la pubblicazione di La Via per la Terra-di-mezzo» (edito da Marietti 1820). Vista l’improbabilità di aver potuto sentire la conferenza di Shippey a Cardiff, vogliamo darvi un assaggio di quel che ha detto su Tolkien e il suo lavoro. Eccovi quasi dodici minuti della sua conferenza!!! Non sarà tutta, ma almeno un morso alla mela lo diamo anche dall’Italia…
Ecco anche la Parte 2
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Tolkien e la fiaba norvegese

Fiaba norvegeseC’era una volta un povero contadino con la casa piena di figli, ma non aveva gran che da offrir loro per nutrirsi e vestirsi, belli erano tutti ma la più bella, incredibilmente bella, era la figlia minore
Inizia così una delle più note fiabe norvegesi. La scena che colpisce di più è l’amicizia tra la bambina e un orso bianco e il viaggio che compiono insieme. Se vi è venuto in mente il film (e il libro) La bussola d’oro di Philip Pullman non sbagliate. Anche lui si è ispirato alla fiaba norvegese, che si chiama East of the sun, west of the moon. Ma sono in molti ad averne tratto spunto. E tra di loro c’è anche J.R.R. Tolkien.

Locandina del filmLa fiaba fu tradotta in inglese nel 1889 da Andrew Lang in uno dei dodici libri della sua raccolta, The Blue Fairy Book, e divenne talmente famosa da divenire proverbiale. East of the sun, west of the moon è, infatti, un’espressione per indicare il posto impossibile da trovare, il posto fantastico per antonomasia. Anche il professore di Oxford fu colpito dalla fiaba e, pur non citandola mai né nelle lettere né nei saggi, le offrì un omaggio diretto e inequivocabile nel Signore degli Anelli. Per scoprire dove si può leggere l’articolo molto bello e approfondito di Cecilia Barella sul sito della Compagnia del Libro dal titolo La fiaba norvegese che piaceva a Tolkien.
Per cogliere un indizio dell’importanza che East of the sun, west of the moon ha nei paesi anglosassoni e in quelli scandinavi, riportiamo una piccola selezione di immagini tratte dalle infinite versioni della fiaba in questi ultimi anni.
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Arriva dalla Russia il contrattacco di Mordor

«Al di sopra del Marese, della Valle dell’Acqua, dei Monti Brumosi, del Bosco d’Oro,
della Montagna Solitaria, delle nubi, dei mari, al di là del Fuoco Dorato, della Rete di Stelle
e dei confini delle Cerchie del mondo…».

Edizione spagnola di The Last Ring Bearer“La storia è scritta dai vincitori”. È un vecchio adagio confermato dai fatti talmente tante volte che è divenuto proverbiale. Se Il Signore degli Anelli non fosse il frutto della fantasia di J.R.R. Tolkien, ma il resoconto di una guerra realmente avvenuta, probabilmente l’adagio sarebbe stato confermato una volta di più. E se fosse proprio così?
La risposta positiva a questa domanda farebbe nascere molte riflessioni sul racconto di fatti realmente avvenuti. È quel che ha fatto un paleontologo russo…
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La pignoleria di uno scienziato
Kirill YeskovKirill Yeskov è un biologo e paleontologo di Mosca con alle spalle ben 86 pubblicazioni scientifiche e la scoperta di almeno 7 nuove specie di ragno. Nel suo paese è piuttosto conosciuto anche dagli appassionati di fantascienza per aver scritto diversi libri del genere. Circa 15 fa, leggendo Il Signore degli Anelli, Yeskov si accorse di alcune incongruenze geografiche e geologiche della Terra di Mezzo. Prese una bella penna rossa e iniziò a correggere il testo che andava leggendo. Presto i margini del libro non bastarono più a contenere le sue note. Fu così l’inizio di un lavoro che lo impegnò 4 anni e lo portò a scrivere 140mila parole, equivalente all’80% della Compagnia dell’Anello. Ne uscì una riscrittura della storia, seguendo però quello spunto iniziale.

L’Ultimo portatore dell’Anello
L'Ultimo portatore dell'AnelloSecondo Yeskov, il testo di Tolkien è in realtà la leggenda romantica raccontata dalla parte vincente nella guerra dell’Anello. Se fosse un documento storico, un suo esame più attento rivela un versione alternativa della guerra. Proprio come la storia col tempo diventa mito, gli elementi fantastici nel Signore degli Anelli possono essere visti come metafora di dinamiche sociali di quell’epoca (l’anno 3019 della Terza Era). Il romanzo dello scienziato, The Last Ring-Bearer, pubblicato in Russia nel 1999, racconta così la storia epica di Tolkien dal punto di vista della regione di Mordor, da dove Sauron, l’Oscuro Signore, mosse guerra ai popoli liberi della Terra di Mezzo.
La storia ha una prospettiva meno in bianco e nero, raccontata dal punto di vista dei perdenti. Secondo Yeskov sembra che la guerra sia stata causata da due visioni del mondo diverse e contrapposte: il mondo dell’aristocrazia rurale e del feudalesimo, con un potente appoggio magico, i cui leader vogliono mantenere lo status quo, e il mondo del progresso tecnologico, all’alba di una rivoluzione industriale. Così, gli orchi e le altre “razze del
Male” non sono più maligni di qualsiasi altra razza della Terra di Mezzo. Ci sono leader potenti su entrambi i lati che vogliono prevalere e proteggere il loro stile di vita e la gente comune che viene coinvolta in questo conflitto. I fan del Signore Oscuro resteranno un po’ delusi: sua Maestà Sauron ha solo poche citazioni nel racconto degli eventi, essendo stato più che altro un re illuminato. Di conseguenza, Aragorn e Gandalf hanno ritratti a tinte fosche: il primo è un guerriero spregiudicato, che non esita a far uccidere un suo compagno pur di vantarsi della sua spada leggendaria e in un altro momento si dice che Boromir è stato ucciso da qualche parte nelle regioni del nord, suggerendo che potrebbe essere stato l’erede al trono di Gondor. Gandalf è descritto come il motore instancabile di tutte le manovre dell’Ovest, un vero e proprio guerrafondaio. Alla fine, il mondo feudale dei Popoli Liberi prevale e spazza via il tentativo di rivoluzione tecnologica: i successivi resoconti, scritti a Gondor, esalteranno lo scontro tra Bene e Male, dipingendo come mostri terrificanti gli avversari e come una dittatura dispotica il regno di Mordor.

Per quanto riguarda lo stile bisogna dire che è piuttosto diverso da quello di Tolkien: è un po’ come se John LeCarré avesse scritto Rosencrantz e Guildenstern sono morti. C’è molta più enfasi sulla disinformazione e sullo spionaggio, e la prosa è ben lontana dall’essere epica. Non è così divertente e leggibile come l’originale, ma è un lavoro comunque legittimo e interessante. Eccone qualche esempio, dalla traduzione inglese, fatta in collaborazione con l’autore stesso:
Dal Capitolo 35: «Close to evening a stranger visited the Mordorians’ barrack where the Engineer Second Class was being wracked by a consuming fever. He was wiry and quick in his movements, his swarthy Southerner’s face marked by decisiveness – most likely an officer off an Umbarian privateer who by a quirk of fate wound up at Mindolluin rather than dangling off the yardarm of a royal galley. He stood for a minute over the bloody mess already presided over by hordes of fat flies and grumbled to no one in particular: “Yeah, prob’ly a goner by morning…” Then he disappeared, only to re-appear a half an hour later and, much to the surprise of Kumai’s fellow inmates, begin treating him. Ordering them to hold the patient down, he started rubbing a yellowish ointment smelling sharply of camphor right into the bleeding welts; the pain was enough to jerk Kumai back from wobbly unconsciousness, and had he not been so weakened, his fellows would not have been able to keep him pinned down. Pirate (as the prisoners took to calling him) kept working calmly, and just a few minutes later the wounded man relaxed, melting with copious sweat, and sank into a real sleep like a stone in a pond».
Dall’Epilogo: «Our narrative is based entirely on Tzerlag’s tales, however incomplete, that are preserved by his clan as an oral tradition. It should be stressed that we have no documents that might attest to its veracity. The one who might have been expected to leave the most detailed account – Haladdin – had not recorded even a word on the subject; the other participants in the hunt for Galadriel’s Mirror – Tangorn and Kumai – remained silent for obvious reasons. Therefore, whoever would like to declare the whole thing to be the old-age ravings of an Orc who wanted to replay the finale of the War of the Ring is free to do so with clear conscience. After all, that’s what memoirs are for: to let veterans recast their losses as victories after the fact».

Un successo duraturo non solo in Russia
 The Black Book of ArdaChe un libro avesse successo in Russia era quasi scontato. Proprio alla fine degli anni Novanta molti scrittori pubblicarono libri simili ispirati alla Terra di Mezzo. Sono la fonte classica per gli appassionati di giochi di ruolo russi che interpretano il lato “oscuro” dei paesi a est e sud. Famosissimo è The Black Book of Arda, un romanzo di N. Vassilyeva e N. Nekrasova, che racconta Il Silmarillion dal punto di vista di Melkor, che ebbe ben due edizioni nel 1995 e nel 2000. Oppure come Beyond the Dawn, un romanzo fantasy della scrittrice ucraina Olga Chigirinskaya, pubblicato nel 2003, che racconta la storia di Beren e Luthien usando toni poetici attinti dalla letteratura.
Per non parlare della discutibile serie Ring of Darkness di Nick Perumov, pubblicata a partire dal 1991, che ha provocato un’ondata di critiche dagli appassionati di Tolkien, ma ha venduto almeno 100mile copie, scalando tutte le classifiche di popolarità tra i lettori di fantasy.
Il libro di Yeskov ha un respiro diverso. Ha una prosa migliore, rimane fedele alla storia pur introducendo alcuni personaggi nuovi e raggiunge toni lirici in alcuni punti. Un esempio è quando Sauron discute con Gandalf sul futuro della Terra di Mezzo, invertendo l’idea di “bene” e “male” della trilogia: «History will be written by those who will win under your banner. There are tried and true recipes for that: cast Mordor as the Evil Empire that wished to enslave the entire Middle Earth, and its inhabitants as non-human monsters that rode werewolves and ate human flesh … I am not talking about history now, but rather yourself. Allow me to repeat my rude question about the people who hold the knowledge of the civilization of Mordor. That they will have to be destroyed, quite literally, is beyond doubt – ‘uproot the weed entirely’ – otherwise the whole endeavor is meaningless».
Non stupisce, quindi, che The Last Ring-Bearer abbia avuto più edizioni in Russia e sia stato tradotto e pubblicato in molti paesi vicini di lingua slava, avendo buoni risultati di vendita anche in Estonia, Polonia e persino in Spagna, dove è stato pubblicato da una importante casa editrice di fantascienza.

Contenti i lettori, ma non la Tolkien Estate
Il successo editoriale di lunga durata del romanzo di Yeskov naturalmente è giunto a conoscenza di molti appasionati di Tolkien sparsi nel mondo. Finché la curiosità non si è trasformata in dedizione portando prima alla traduzione in inglese del primo capitolo, poi dell’opera intera. «Sono stato molto così impressionato da questo lavoro da trascorrere alcune dozzine di pause pranzo per tradurlo in inglese», ha scritto Yisroel Markov sul suo blog dando l’annuncio che è ora possibile scaricarlo gratuitamente. «Alcune case editrici hanno considerato una traduzione commerciale di questo libro, che è già stato pubblicato in diverse lingue europee», spiega il traduttore, «ma hanno abbandonato l’idea per paura della Tolkien Estate, che controlla rigidamente ogni opera derivata, soprattutto quelle in lingua inglese. Questa traduzione non è commerciale».
Non la pensa così però proprio la casa che detiene i diritti delle opere di Tolkien. In un articolo del Guardian, David Brawn della HarperCollins, editore esclusivo dei libri di Tolkien ha detto: «A mia conoscenza, nessuno di noi è mai stato contattato per pubblicare questo libro». La Russia ha operato «per anni» al di fuori dei diritti d’autore, ha aggiunto Brawn, anche se la situazione ora sta cambiando. «In Internet ci sono
tantissime infrazioni – ha continuato l’editor – ed è estremamente difficile fare qualcosa». «Quando si ottengono i diritti di qualcosa così popolare come Tolkien, gli appassionati vogliono avere sempre nuove storie. La maggior parte di quelle scritte è piuttosto dilettantesca. Tolkien stesso non è del tutto d’accordo e la linea della Estate è che è meglio dire di no a tutto. Se ne lasci passare uno, un diluvio spalancherà le porte».
Mark Le Fanu, segretario generale della Society of Authors (una sorta di Siae nostrana), dal canto suo ha avvertito che anche una storia amatoriale messa a disposizione non per scopo di lucro è soggetta al diritto d’autore. «Se il libro è disponibile in inglese senza la licenza del titolare del diritto d’autore è comunque una violazione».

Considerazioni finali su The Last Ring-Bearer
Ramsete II QadeshQuando si tratta di guerre, la verità è di solito la prima tra le vittime. La Storia insegna come molte sconfitte siano state nascoste o completamente travisate. Senza giungere agli estremi possibili narrati ad esempio in 1984 di George Orwell (in cui si era sempre in in un regime di guerra per giustificare il razionamento dei viveri e il lavoro coatto), si possono citare molti eventi storici. Fin dalla battaglia di Qadesh, combattuta nel 1274 a.C. (ben tremila anni fa) l’uomo ha sempre raccontato la guerra guardando piuttosto al proprio tornaconto. In quell’occasione, il faraone Ramsete II fu sconfitto dagli ittiti che lo presero di sorpresa e la sua politica di riprendersi la Siria fu neutralizzata: ma i templi di Karnak raccontano un’altra storia, con un faraone gigante che resiste ai nemici fino all’arrivo dei soccorsi. Dal Medioevo ci è giunta La Chanson de Roland, considerata tra le più belle opere della letteratura medievale francese e ispiratrice di tutte le storie del ciclo carolingio e di Matteo Maria Boiardo e Ludovico Ariosto. Ma racconta della battaglia di Roncisvalle, avvenuta il 15 agosto 778, quando la retroguardia di Carlo Magno, comandata dal paladino Orlando, fu attaccata e distrutta dai saraceni. L’eroe fa strage di nemici con la sua famosa spada Durlindana, ma sopraffatto, Orlando usa il poco fiato rimasto per suonare l’Olifante, il corno magico col quale richiama l’attenzione di re Carlo (piacque tanto a Tolkien che ne fece un favoloso animale). Per non parlare della Battaglia di Maldon, schermaglia combattuta nell’Essex il 10 agosto 991 tra anglosassoni e vichinghi, che tutto sommato sarebbe rimasta sconosciuta se non fosse stato per l’orgoglio smodato del conte Byrhtnoth, tramandato dalla Battle of Maldon. Criticata anche da Tolkien, la sua «aspirazione a onore e gloria, in vita e dopo la morte, tende a dilatarsi, a divenire un movente fondamentale» della sconfitta, inducendolo a cedere troppo terreno agli avversari. Fu la causa della rovina per tutti i suoi guerrieri e per l’Inghilterra. Ma i poeti ne esaltarono il coraggio come massimo esempio dell’eroismo nordico e dello spirito di sacrificio contro gli spietati e sanguinari uomini del nord venuti dal mare. Questi ultimi, evidentemente, non la pensavano così, perché fecero del capo di quella spedizione il re di Norvegia e lo cantarono nella Grande saga di Óláfr Tryggvason.
Fortunatamente si sono conservati entrambi i componimenti poetici, così abbiamo le due versioni dei fatti.

Considerazioni di questo genere inquadrano l’impresa di Yeskov in una prospettiva diversa, rendendola meno peregrina e soprattutto degna di maggiore considerazione rispetto ad altri lavori. Del resto, lo stesso Tolkien, nonostante i timori della Tolkien Estate, in un momento della sua vita avrebbe voluto che la sua enorme opera avesse un seguito. «Alcuni dei racconti più vasti li avrei raccontati interamente – scrive in una lettera –, e ne avrei lasciati altri solo abbozzati e sistemati nello schema d’insieme. I cicli sarebbero stati legati in un grande insieme, e tuttavia sarebbe rimasto lo spazio per altre menti e altre mani che inserissero pittura e musica e dramma». Su questo già in passato si è scritto, mostrando come la fan fiction sia stata a volte fondamentale per la letteratura, da Don Chisciotte a Pinocchio.
Le leggende della Terra di Mezzo scritte da Tolkien coprono moltissimi aspetti e moltissimi eventi tra le Ere di Arda. Di tutte, però, soltanto una è scritta “dalla parte dei perdenti”. Si tratta di una versione alternativa della Caccia all’Anello, contenuti nei Racconti Incompiuti che racconta i movimenti dei Nazgûl nel periodo che precede Il Signore degli Anelli.
È un po’ pochino per gli appassionati, soprattutto per quelli russi.
E per la cronaca, la traduzione inglese di The Last Ring-Bearer è stata scaricata in una settimana da 10mila persone, mentre un file torrent è apparso su sito The Pirate Bay.
Chi volesse leggerlo in inglese può scaricarlo da qui.

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Come Il Signore degli Anelli non fu pubblicato nel 1962

Elio VittoriniUn articolo pubblicato il 26 ottobre nelle pagine culturali del quotidiano La Repubblica svela un particolare finora inedito della storia editoriale italiana del Signore degli Anelli: nel 1962 la maggiore casa editrice italiana, la Arnoldo Mondadori, prese in considerazione l’ipotesi di pubblicare un’edizione italiana del capolavoro di Tolkien.
Il documento riportato da Repubblica, del quale potete vedere una riproduzione qui sotto, è la scheda di lettura del Signore degli Anelli, e contiene l’illustre parere di Elio Vittorini, direttore della collana “La Medusa” di Mondadori a partire dal 1960.

Lettera di Vittorini su TolkienIl giudizio di Vittorini è severo: “Inclinerei a scartare: ma possiamo eventualmente provarci ad acquistare un solo volume come gli editori ci propongono”; evidentemente la George Allen & Unwin non si poneva troppi problemi di tutelare l’integrità dell’opera di Tolkien, proponendo anche la pubblicazione della sola Compagnia dell’Anello (come poi in effetti avvenne nel 1967). Forse confidavano nel successo del libro, che avrebbe portato alla pubblicazione anche dei due volumi successivi…

La pubblicazione del Signore degli Anelli da parte di Mondadori non sarebbe stata del tutto strana, dal momento che proprio nella collana “La Medusa” erano stati pubblicati, a partire dal 1947 e dal romanzo Lontano dal pianeta silenzioso, la “trilogia dello spazio” di C. S. Lewis.

Vittorio SereniA Vittorini risponde Vittorio Sereni, con un parere ancor più negativo: “Se c’è tempo per farlo chiederei un’altra lettura. Ma la conclusione mi sembra già un NO ed escluderei la possibilità di arrischiare un esperimento”. La questione si chiude con una nota di R. C., che scrive: “Opzione scaduta. Dunque, è no”, e con un’altra nota (dalla sigla illeggibile) che recita: “Detto in una lettera all’editore”.

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ISdA per MondadoriCosa sarebbe successo, se La Compagnia dell’Anello fosse stata pubblicata nel 1963 dalla Mondadori? Nessuno può dirlo con certezza; si può ipotizzare che il volume non avrebbe riscosso grande successo e che la pubblicazione della “trilogia” si sarebbe arenata. Allora, forse, non ci sarebbe stata la “scoperta” di Tolkien nei primi anni ’70 da parte dei giovani di destra, e Il Signore degli Anelli avrebbe visto la luce nella sua completezza solamente verso il 1978, sfruttando l’uscita del film di Bakshi. Chissà, potremmo anche dover ringraziare il giudizio di Vittorini…

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