(Il seguente articolo è a cura del Sito dell’Anello, che ringraziamo molto per la collaborazione. Tutte le immagini sono tratte dal loro sito)
Che cos’è Middle-earth Strategy Battle Game e chi sono gli appassionati del Sito dell’Anello, la community italiana che da più di vent’anni tiene in vita le battaglie di Tolkien sui tavoli da gioco?
Quasi tutti gli appassionati di J.R.R. Tolkien conoscono le pagine dell’assedio di Minas Tirith o la carica dei Rohirrim sui Campi del Pelennor, e molti le hanno riviste decine di volte nei film di Peter Jackson. Molto meno conosciuto è il fatto che quelle stesse battaglie si possano davvero “giocare”, schierando sul tavolo piccole miniature dipinte a mano, misurando le distanze con un metro e affidando l’esito degli scontri al lancio dei dadi. È quello che fanno i giocatori del Middle-earth Strategy Battle Game, un hobby di nicchia ma sorprendentemente vivo, attorno al quale in Italia è cresciuta da oltre vent’anni una comunità chiamata, non a caso, il Sito dell’Anello.
Prima della storia, c’è comunque stata una preistoria. È così anche nella storia delle opere derivate da Il Signore degli Anelli, c’è stato qualcosa prima della nascita delle aziende che producevano su scala industriale miniature ispirate alla Terra di Mezzo di J.R.R. Tolkien. Per scoprirlo bisogna raccontare una storia, quella di un uomo che è l’anello di congiunzione al tempo stesso tra letteratura e giochi, tra fantascienza e fantasy, tra Il Signore degli Anelli e le miniature. È la novità è che anche queste ultime piacevano al Professore di Oxford!
Ma facciamo un passo indietro.
Hobbit, Nani, Elfi, Orchi e Re degli Uomini… Il mondo creato dalla fantasia di J.R.R. Tolkien e che ha ispirato le due trilogie cinematografiche del Signore degli Anelli e dello Hobbit – rivive dal 29 novembre al 1 dicembre 2013 durante Ludica Roma, il festival italiano di giochi da tavolo, giochi di ruolo, wargame e videogiochi che ha due edizioni annuali (l’altra è a Milano in marzo). Nell’area wargame, infatti, un tavolo di gioco sarà dedicato alla rappresentazione di una piccola parte dell’universo tolkieniano. Sarà così possibile prendere il comando della grande alleanza dei Popoli liberi o delle schiere dei servitori dell’Oscuro Signore Sauron. Saranno ben quattro i padiglioni del Fiera di Roma occupati dalla kermesse capitolina: 38.000 metri quadrati di area espositiva, 140 espositori, 500 tavoli gioco, 50 laboratori per bambini al giorno, 25 tornei e 5 ospiti internazionali per il settore videogiochi. Tra le curiosità, un ospedale militare da campo delle legioni romane, con tanto di soldati feriti distesi sulle brande assistiti dal medico greco al seguito della legione, le rievocazioni medievali, tra leggenda e realtà, dei Signori della Guerra, delle Casate di Vigelis e dei Vichinghi, la Sala delle Torture, con macchine e strumenti di tortura da toccare e da «provare» e, infine, il diorama ispirato alla saga “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” di George R.R. Martin.
Se ne parlava già da un po’ nel gossip dei siti non ufficiali dedicati al mondo della Games Workshop, ora, appena prima dell’uscita del film, è finalmente uscito il gioco di battaglie per miniature dedicato alla nuova trilogia di Peter Jackson. The Hobbit, un unexpcted journey rispolvera lo strategico dedicato al Signore degli Anelli con una nuova scatola, nuovi personaggi e nuovo starter set. Era ora, dicono gli appassionati, perché la vecchia scatola suonava ormai un po’ datata, dedicata com’era alle Miniere di Moria, con tanto di compagnia dell’anello impegnata nel combattere orde di orchetti e farsi strada nelle viscere della fortezza nanica.
Per chi non ha mai sentito parlare dell’hobby di Games Workshop, ecco un breve riassunto: dopo Warhammer Fantasy e Warhammer 40.000, simulazioni di battaglie con miniature rispettivamente ambientate nel fantasy e in un lontano futuro, l’azienda di Nottingham nel 2001 acquistò i diritti della trilogia e lanciò il gioco originale, uno strategico che mirava a unire le varie caratteristiche dei suoi due Warhammer. Ecco dunque una nuova ambientazione fantasy, la terra di mezzo di Tolkien, la possibilità di inscenare piccole schermaglie con poche miniature, tipo il rapimento di Merry e Pipino o lo scontro di Colle Vento, ma anche di riprodurre le grandi battaglie della seconda e della terza era, con grandi eserciti di uomini, nani, elfi e orchi tutti fedelmente ispirati all’opera di Jackson ma anche, in alcuni casi, direttamente al lavoro di Tolkien. Il tutto, ovviamente, dipinto. Già, perché prima di arrivare al gioco vero e proprio, la parte preponderante dei prodotti GW è la pittura. Le miniature di plastica, ed ora anche in resina, vanno tutte dipinte con pennelli e colori dedicati, venduti ovviamente separatamente. Un vero e proprio business, ma anche un appassionante hobby che ha creato scuole di pittura e indubbi capolavori su piccola, piccolissima scala.
E dunque arriviamo a The Hobbit. Il nuovo starter set s’intitola Fuga dalla città dei goblin e riproduce le gesta della compagnia di Thorin alle prese con maree di mostriciattoli capitanati da un orrido quanto gigantesco re. La filosofia resta la stessa degli altri giochi GW: una forza di elite basata sui ‘pochi ma buoni’, i nani più Bilbo e Gandalf (e Radagast nell’edizione limitata), contro uno schieramento di massa ispirato a ‘l’unione fa la forza’, in questo caso i goblin. Oltre alle miniature, che riproducono in modo impressionante gli attori del film, la scatola propone un intreccio di passerelle cadenti che fanno da scenario alla fuga della compagnia. E poi l’immancabile manuale di gioco, i dadi e i misuratori di distanze. Il tutto, come detto, da dipingere con santa pazienza e passione. Poche le modifiche regolamentari rispetto al gioco originale: gli eroi possono compiere ancora più gesta eroiche, il che renderà un piacere manovrare i vari Thorin e Gandalf, semplicemente inarrestabili tra combattimenti e
magie. Poteri controbilanciati dalle nuove attività dei mostri, che ora possono anche sollevare i malcapitati avversari e scagliarli fuori dal tavolo, nei simulati abissi della montagna solitaria.
Inevitabile il giudizio finale. Il grado di dettaglio raggiunto nella scultura delle miniature è impressionante, dipingerle è abbastanza semplice (se non si è troppo esigenti) grazie alle guide presenti nel manuale ma anche on line. Il gioco in sé è piuttosto intuitivo, per provarlo basta andare in uno dei negozi GW sparsi in tutta Italia e farsi una rapida partita dimostrativa con i manager, sempre molto disponibili. Resta l’amaro in bocca per l’elevato prezzo raggiunto sia dalla scatola (100 euro per la limited edition) sia per le confezioni aggiuntive che permetteranno la creazione degli eserciti. Tutto molto bello per chi ama le miniature, non proprio un toccasana in questi magri tempi di crisi. Però, vista l’uscita in concomitanza con il Natale, può diventare un regalo diverso dal solito. E poi volete mettere la soddisfazione di collezionare e dipingere la propria armata di Rohan, magari facendola scontrare con gli orchi di Saruman nella ricostruzione del fosso di Helm?
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