Fulvio Ferrari è professore di filologia germanica all’università di Trento, oggi in pensione, nonché traduttore dalle lingue scandinave e dal nederlandese per la casa editrice Iperborea. È anche socio Aist della prima ora, ha organizzato tre convegni accademici su Tolkien in collaborazione con la nostra associazione ed è contributore nonché membro del comitato scientifico de «I Quaderni di Arda: rivista di studi tolkieniani e mondi fantastici».
Il suo libro – pubblicato nella collana di studi storico-letterari, filologici e culturali “Medievalismi”, diretta dalla prof. Roberta Capelli – intitolato Gli altri mondi dell’eroe: Beowulf e la letteratura fantasy (Edizioni dell’Orso, €25), ha un intero capitolo dedicato a Tolkien, ovvero all’influenza che il poema anglosassone in questione ha esercitato sia sull’attività di studioso sia su quella di narratore del professore di Oxford.
Prima di tutto però il saggio di Ferrari è un’originale ricerca sulla persistenza del Beowulf, il più celebre poema anglosassone, ovvero sulle sue riscritture moderne nella narrativa, nel cinema, nella tv e nel fumetto. È proprio questo lo scopo del saggio: indagare «perché questo testo, appartenente a una cultura così lontana nel tempo, continui a stimolare la lettura e la riscrittura nelle generazioni a noi contemporanee».
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