Il Vangelo di Gollum,
la recensione di Testi

Logo "Letto & Commentato"Recensione a Ivano Sassanelli, Tolkien e il Vangelo di Gollum, Cacucci Editore, Bari, 2020 pp. 526.

Premessa sui Signori C, P e N

DisputaQuando sui social e non solo si parla del tema religioso in Tolkien, gli animi subito si scaldano e spesso le discussioni finiscono in risse virtuali che non servono a praticamente a nessuno, tanto che la pagina Facebook della Tolkien Society blocca sul nascere qualsiasi discussione su questo tema. Ora, limitando lo sguardo al panorama italiano, si può dire in questi flame emergono due atteggiamenti diametralmente opposti rappresentati dal Signor C e dal Signor P:
– Il Signor C non sopporta che quando si parla di Tolkien non si dica a ogni piè sospinto che era un fervente cattolico che andava a messa e si comunicava quanto più spesso possibile.
Disputa– Il Signor P, invece, non sopporta che quando si parla di Tolkien si dica che era un fervente cattolico che andava a messa e si comunicava quanto più spesso possibile.
Il Signor C a sostengo della sua posizione cita ossessivamente la lettera 142 in cui Tolkien afferma che il Signore degli Anelli è un’opera “fondamentalmente religiosa e cattolica”, e crede con questo di aver chiuso il discorso.
Il Signor P, con la medesima insistenza, cita ossessivamente la critica di Tolkien al ciclo arturiano perché “è legato alla religione cristiana e ne parla esplicitamente. Per motivi che non starò qui a spiegare, questo mi sembra fatale” (Lettere n. 131) e crede così di aver chiuso il discorso.
A questo punto il signor C e P decidono che il loro avversario (rispettivamente P e C) è uno che non vuole capire le cose evidenti, e quindi abbandonano il confronto e si danno al proselitismo per cui:
Disputa– il Signor C martella i media citando ogni tre per due la lettera 142 (e similari) ricordando, sempre ogni tre per due, che Tolkien andava a messa:
– Il Signor P, d’altro canto, martella i media facendo outing della sua avversione verso le idee del signor C, e citando ogni tre per due la lettera 131 (e similari) ricordando, sempre ogni tre per due, che Tolkien andava in birreria.
C’è poi il signor N, che è neutrale rispetto alle idee dei signori C e P, il quale assiste a questo ripetitivo e allucinante “dibattito” restando sbigottito, anche perché i due signori C e P spesso si atteggiano a studiosi di livello internazionale su Tolkien, pur non avendo mai pubblicato nessuno studio su riviste importanti o aver mai partecipato a nessun convegno internazionale.
disputaEgli inoltre, vedendo l’ossessiva stupidità del signor C, è portato a pensare che tutti i cattolici devono essere stupidi come lui: e così il signor C, nella sua stupida azione proselitistica, ottiene l’effetto opposto a quello desiderato.
Allo stesso modo, vedendo la stupidità del signor P, capisce quanto questa stupidità interessi tutte le parti, e per lo stesso motivo sia allontana dalle idee del signor P.
DisputaIn tal modo però il povero signor N resta intellettualmente insoddisfatto perché vorrebbe capire meglio la questione (che risulta chiusa solo alle menti ottuse dei signori C e P). Ed ecco quindi che magari prova a leggere articoli o libri che gli facciano capire qualcosa di più quindi comincia a fare qualche ricerca bibliografica.
In questa ricerca, se fatta in Italia, il signor N troverà una notevole produzione di testi scritti da cristiani (per lo più cattolici) alcuni dei quali sono molto recenti. Tra questi vi sono due estremi:
– da un lato abbiamo testi che piaceranno molto al signor C e poco al signor P, perché scritti con una ben precisa matrice ideologia e che si caratterizzano per una quasi totale assenza di riferimenti a studi critici;
– all’altro estremo vi sono testi che piaceranno poco sia al signor C che al signor P, ma molto al signor N, i quali invece citano Disputasia i testi graditi a C che quelli graditi a P, e in più citano degli studi su Tolkien. Ebbene in questo tipo di testi sono apparsi recentemente i lavori di Carmine Costabile, Mauro Toninelli e Ivano Sassanelli. Questo testo è l’ultimo in ordine cronologico, ma è a mio avviso il primo e più importante a livello metodologico e critico.

Tolkien e il Vangelo di Gollum: contenuto

Il volume di Sassanelli è di 526 pagine, che toccano innumerevoli aspetti dell’opera tolkieniana: mi scuserà quindi l’autore se mi limiterò a illustrare molto generalmente il contenuto del saggio, ed elencarne schematicamente alcuni pregi e limiti, che spero possano essere per lui spunti di riflessione o dibattito. Riporto di seguito l’indice ridotto del volume (per l’indice completo con la bella prefazione del prof. Vito Fascina è disponibile qui):

Parte Prima – Discorso su Tolkien

  • Cap. I J.R.R. TOLKIEN: L’UOMO E IL CATTOLICO
  • Cap. II J.R.R. TOLKIEN: DALL’UOMO ALLE FONDAMENTA NARRATIVE
  • Cap. III J.R.R. TOLKIEN: DALLE FONDAMENTA NARRATIVE ALLE OPERE LETTERARIE

Parte Seconda – Il Vangelo di Gollum

  • Cap. IV GOLLUM: STORIA DI UN VECCHIO HOBBIT DELLA TERRA DI MEZZO
  • Cap. V GOLLUM E “LO HOBBIT”
  • Cap VI GOLLUM E “IL SIGNORE DEGLI ANELLI”

Cover "Il Vangelo di Gollum" di Ivano SassanelliCome si può evincere facilmente, la prima parte del volume ha un carattere biografico e teorico, in quanto esplora le fondamenta filologiche e teologiche alla base della mitopoiesi tolkieniana, mentre la seconda parte è dedicata all’esame della figura di Gollum.
Dopo una breve esposizione della vita dell’autore (cap. I), nel secondo capitolo Sassanelli mette ben in luce il rifiuto tolkieniano dell’allegoria, e critica l’uso che ne hanno fatto tante letture confessionali (che invece sono le preferite del signor C) le quali forzano i testi per ipotizzare infondati rimandi scritturistici (per cui Frodo rimanda a Cristo, Galadriel a Maria, ecc…). Egli poi analizza quelle che sono le due fondamenta dell’opera tolkieniana: quella linguistica e quella religiosa-cattolica. Questi due aspetti, come ben dice Sassanelli, sono entrambi essenziali per capire Tolkien, con buona pace del signor C (a cui non piace il fondamento linguistico) e del signor P (che ribolle al sentir parlare di fondamento religioso e cattolico). Per illustrare quest’ultimo Sassanelli cita sia Wu Ming 4 (il nemico per eccellenza del signor C) sia Andrea Monda (autore disprezzato dal signor P).
Il capitolo III è maggiormente incentrato sulle opere di Tolkien, e nell’esaminarle Sassanelli affianca in vari temi a delle possibili fonti tolkieniane, in primis fonti di carattere religioso e teologico.
La seconda parte è tutta dedicata al personaggio di Gollum. Il capitolo IV ha il grande merito metodologico di passare in rassegna ben 12 analisi critiche (sia italiane che estere) di Sméagol: da Woody a Monda, da Flieger a Fascina, Da Shippey a Giorgianni e via dicendo.
Il capitolo V spiega quindi cosa Sassanelli intende con “Il Vangelo di Gollum”: non si tratta di ipotizzare, come si potrebbe immediatamente pensare, che Sassanelli veda in Gollum sia un’allegoria di qualche evangelista; la tesi sostenuta è semplicemente quella di prendere come frase guida per l’analisi del personaggio il versetto evangelico “Dov’è il vostro tesoro, là sarà anche il vostro cuore” (Luca 12,34).
Il capitolo VI, infine, è teso a mostrare che “Se Frodo può essere considerato come una esemplificazione (o personificazione) dell’ ‘umile accompagnato e sostenuto dalla grazia’, Gollum è sicuramente l’esemplificazione (o personificazione) dell’ ‘ignobile ricercato, inseguito e trovato dalla pietà e dalla misericordia’ ” (p. 450) che però drammaticamente rifiuta (come fece Giuda).  

Pregi del volume

Ivano SassanelliOltre a quelli già sopra accennati (completezza bibliografica e profondità di analisi) va subito segnalato come pregio quello “filologico”, nel senso che Sassanelli sostiene le proprie tesi analizzando con precisione  tantissimi brani del Signore degli Anelli (di cui riporta affiancate entrambe le versioni di Alliata e Fatica) e di altre opere. Questo metodo è sicuramente segno di serietà, e sarà molto utile a chi non conosce i testi tolkieniani.
Inoltre l’analisi della lettera 142 che Sassanelli propone alle pagine 106-120, oltre a criticare giustamente la banale lettura allegorica di Galadriel-Maria, è una delle più dettagliate che abbia mai letto.
Un altro merito dell’autore, è quello di non avere pregiudizi ideologici, i quali sono una garanzia di poca serietà degli studi: Sassanelli infatti, come accennato, non cita solo gli “amici” della sua posizione, ma ben volentieri cita anche chi risulta lontano dalle sue posizioni, sia nella prima parte che nella seconda (cfr. cap. IV).
Ho poi trovato particolarmente convincente l’ipotesi che il “Compendio della Dottrina Cristina” (promulgato da Pio X nel 1905) come possibile fonte tolkieniana, in considerazione del periodo e, soprattutto, dei testi che Sassanelli cita (ad esempio la “teologia naturale” di cui parla Tolkien nella lettera 165 appare vicinissima alla “religione naturale” del Compendio: p. 183).
Sassanelli poi è molto prudente nell’identificare le fonti, e si tiene abbastanza lontano dell’indebito passaggio (che molti commettono) da una similitudine a un fonte (se un testo è conosciuto ed è simile a ciò che dice Tolkien, allora ne è una fonte). Questa maggior prudenza la si vede ad es. a p. 346 in cui si propongono le guarigioni di Gesù nei Vangeli è “probabilmente” una fonte per le cure operate da Aragorn.
Infine l’analisi di Gollum che viene offerta nella seconda parte è, per completezza e articolazione, tra le migliori letture critiche che io abbia mail letto su questo straordinario personaggio. Tra le cose pregevoli in questo senso voglio in particolare menzionare:
– Il modo completo e chiaro in cui ha esposto le diverse letture critiche su Sméagol-Gollum;
– la tesi sostenuta del Gollum braccato dalla Misericordia (cfr. supra), che è un criterio ermeneutico molto forte, chiaro, fondato e che unifica in un certo senso anche il duplice aspetto psicologico di Gollum.
– varie intuizioni brillanti legate a questo personaggio, tra cui segnalo ad esempio l’identificazione (p. 488) tra questo personaggio è il volto della fiaba rivolto allo “specchio dello scherno” presente in Sulle Fiabe.

Limiti

Frank Frazetta: "Gollum"Il sopra apprezzato metodo dell’autore (lunghe citazioni di brani) risulta essere, a chi certi testi già li conosce, molto pesante per la lettura, perché si verrebbe vedere subito chiaramente la tesi sostenuta dall’autore.
Altro limite mi pare legato al concetto di “applicazione”, che per Sassanelli indica “il far riemergere i grandi temi generali o universali che il Professore ha esemplificato nelle su storie o personificazioni dei sui protagonisti” (p. 127): questa lettura non mi sembra esatta. “Applicare” in Tolkien significa che il lettore può liberamente sovrapporre l’opera ai contesti più vari, per cui si può applicare Mordor al nostro mondo e dire “Mordor è in mezzo a noi” (Lettera n. 135). Quello che indica Sassanelli è invece a mio avviso più simile al concetto di “interpretazione”, che è il risalire da un personaggio inventato a un tema universale.
Infine, quando Sassanelli ravvisa le forti analogie tra l’opera di Tolkien è la rivelazione e teologia cristiana, non tematizza adeguatamente quelle che sono diversità acclarate, come ad esempio:
– quando si illustra la similitudine tra Ainur e Angeli (p.151), non si enfatizza che nel Legendarium vi sono “angeli” che si accoppiano con incarnati (Melian con Thingol) il che è rifiutato dalla teologia ufficiale (cfr. S.Agostino, De Civitate Dei, XV, 23, per il quale i “Figli di Dio”, che secondo genesi 6,1-4 si accoppiano con le donne e generano giganti, sono in realtà uomini decaduti e non angeli, come invece vogliono delle letture non canoniche).
– allo stesso modo, non si spiega adeguatamente come mai come Eru crea Eã già intaccata dal male, il che è da Tolkien medesimo considerato una diversità rispetto alla rivelazione cristiana, in cui come noto il male è introdotto dall’esterno dopo la creazione (Lettera n. 212).
Altri rilievi riguardano il mio libro Santi Pagani nella terra di Mezzo (ESD, Bologna, 2014), da Sassanelli tenuto in notevole considerazione, ma li esporrò in altro articolo.

Conclusione

Il lavoro di Ivano Sassanelli è un evento molto positivo per la critica italiana, perché aumenta il numero di quegli studi che, diversamente dai tanti pamphet propagandistici scritti dai vari signori C e P, si basano su testi e saggi sia italiani che esteri, citano tutti gli autori rilevanti (e non solo quelli di “amici”) e avanzano con le dovute argomentazioni le loro tesi.

(DOMANI LA SECONDA PARTE)

 

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RECENSIONI:

Cover recensioni– Recensione: Tolkien e il Vangelo di Gollum di Ivano Sassanelli (Cacucci Editore, 2020)
– Recensione: Colui che raccontò la grazia di Mauro Toninelli (Cittadella Editrice, 2019)
– Recensione: Tolkien’s Library di Oronzo Cilli (Luna Press, 2019)
– Recensione: Eroi e mostri Il fantasy come macchina mitologica di Alessandro Dal Lago (Il Mulino, 2017)
– Recensione: Beren e Lúthien di JRR Tolkien (Bompiani, 2017)
– Recensione: Due recensioni “italiane” nei Tolkien Studies
– Recensione: Tolkien e l’Italia di Oronzo Cilli (Il Cerchio Editore, 2016)
– Recensione: J.R.R.Tolkien l’esperantista curato da Oronzo Cilli (Cafagna Editore, 2015)
– Recensione: Tolkien e i Classici a cura di Roberto Arduini, Cecilia Barella, Giampaolo Canzonieri, Claudio A. Testi (Effatà Editrice, 2015)
– Recensione: Green Suns and Faërie: Essays on J.R.R. Tolkien di Verlyn Flieger (Kent State University Press, 2011)
Copertina libro "Maestro della Terra di Mezzo" di Paul H. KocherMaestro della Terra di Mezzo di Paul H. Kocher (Bompiani, 2011): «Il suo capolavoro, e tutta la sua opera complessiva, non è semplicemente una “avventura” nel significato popolare del termine, ma qualcosa in più, una vicenda che offre ai suoi lettori degli insegnamenti profondi. Come le fiabe, del resto. E “fiaba” è una delle definizioni che Kocher ci dà de Il Signore degli Anelli…» (dall’introduzione).

Copertina "L'eroe imperfetto"L’eroe Imperfetto di Wu Ming 4 (Bompiani, 2010): «Negli ultimi tempi è in corso una profonda riflessione sulla figura dell’eroe, come ci è stata tramandata dai miti classici e dalla “Poetica” di Aristotele: sulla sua crisi, sulla sua decadenza o esaurimento, sul suo “lato oscuro” e nondimeno sulla sua necessità. Smontare la figura dell’eroe nei suoi aspetti odiosi e deteriori, per riconnotarla, sembra necessario e soprattutto stimolante».

– Recensione: Salvare le apparenze di Owen Barfield (Marietti 1820, 2010)
– Recensione: Arda Reconstructed. The Creation of The Published Silmarillion di Douglas C. Kane (Lehigh University Press, 2009)
– Recensione: Tolkien, Race and Cultural History. From fairies to Hobbits di Dimitra Fimi (Palgrave MacMillan, 2009)
– Recensione: A question of time: J.R.R. Tolkien’s Road to Faërie di Verlyn Flieger (Kent State University Press, 1997)
– Recensione: Il Silmarillion di JRR Tolkien (Rusconi 1978)

FOCUS SANTI PAGANI:

Libri: "Santi pagani" di Claudio Testi– Recensione: Santi pagani nella Terra di Mezzo
– Leggi l’articolo Santi pagani, la replica di Wu Ming 4 (2 parte)
– Recensione: Santi Pagani: le recensioni all’estero
– Leggi l’articolo Santi Pagani, ecco il carteggio Monda-Testi
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LINK ESTERNI:
– Vai al sito di Cacucci Editore

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