La splendida isola di Corfù, in Grecia, ospita una novità straordinaria che farà sussultare il cuore di ogni tolkieniano: è stata infatti inauguata l’esposizione artistica L’Arte della Terra di Mezzo. Non si tratta della solita mostra temporanea o di una galleria d’arte convenzionale, ma di uno spazio espositivo permanente unico nel suo genere. Concepito come un ambiente intimo e immersivo, visitabile esclusivamente su appuntamento, questo luogo magico riunisce le opere originali nate dal talento di un artista che ha fatto del mito la sua ragione di vita. Qui, il silenzio e la narrazione visiva si fondono per offrire a visitatori e collezionisti un’esperienza profonda e quasi spirituale, interamente focalizzata sulla presenza emotiva del dipinto.
L’universo visionario di Spiros Gelekas
La mente e il pennello dietro questo progetto appartengono a Spiros Gelekas – di cui in fondo riportiamo l’intervista – pittore greco contemporaneo già ampiamente stimato a livello internazionale. Gelekas ha dedicato oltre un decennio di mostre e collaborazioni allo studio visivo del Legendarium tolkieniano, ma il suo percorso non si ferma alla pura estetica fantasy. Fondendo influenze surrealiste e simboliche, l’artista esplora la memoria e la trascendenza, spingendo la sua arte verso un simbolismo concettuale che tocca le corde delle più ampie tradizioni mitologiche. Le sue tele, celebrate in Europa e in Cina, non si limitano a ritrarre i personaggi che amiamo, ma evocano i paesaggi emotivi che vibrano oltre la parola scritta, rendendo questa nuova galleria permanente una tappa obbligatoria nel pellegrinaggio di ogni vero appassionato. Le sue opere sono state ufficialmente presentate dalla Tolkien Society, incluse nel Calendario Ufficiale Tolkien 2023 di HarperCollins, esposte all’Oxonmoot di Oxford e pubblicate in prestigiose riviste dedicate a Tolkien, tra cui Mallorn Journal, Beyond Bree, e siti web come The Lord of the Rings Wiki e Tolkien Gateway. Con oltre milleduecento dipinti, alcuni completati in un giorno, altri che hanno richiesto mesi, Spiros ha avuto un decennio prolifico come artista tolkieniano, sebbene preferisca essere considerato un artista high fantasy.
Spiros Gelekas
Fondata a Corfù, in Grecia, Art of Middle-Earth è la prima galleria specializzata nell’Europa sudorientale dedicata all’arte figurativa ispirata alla mitopoiesi e a Tolkien. Creata da Gelekas come spazio artistico e culturale, la galleria esplora l’intersezione tra mitologia, pittura simbolica, letteratura fantasy e arte contemporanea d’atmosfera. Attraverso dipinti originali, mostre curate, edizioni da collezione e installazioni tematiche, la galleria si
propone di unire il mondo del mito classico, del simbolismo surrealista e dell’eredità senza tempo di J.R.R. Tolkien. Con il concetto guida fondato su “Mito. Memoria. Silenzio”, le opere si avvicinano all’universo di Tolkien non come illustrazioni, ma come un’esperienza di arte visiva contemporanea. La galleria si rivolge a collezionisti e amanti della pittura contemporanea alla ricerca di opere con profondità narrativa e valore estetico senza tempo. Più che un tradizionale spazio espositivo, Art of Middle-Earth funziona come un archivio visivo in continua evoluzione, dedicato alla memoria, all’atmosfera, alla narrazione e al linguaggio emotivo del mito.
Gelekas rimane impegnato a sostenere sia la sua comunità locale di Vragoniatika, sia la più ampia comunità di artisti e creativi del mondo fantasy. Questo è uno dei motivi per cui la galleria si trova fuori dal centro abitato di Corfù, in un villaggio lungo la strada per Kavos, raggiungibile in autobus o taxi, ma solo previo appuntamento con Spiros in persona. L’altro motivo addotto da Spiros è un gioco di parole greco: il nome della località, “Mesi Gi”, si traduce letteralmente come “Terra di Mezzo”, perché si trova esattamente a metà strada tra i due porti principali di Corfù. I visitatori sono invitati a vivere l’esperienza della collezione tramite appuntamenti privati, che consentono un incontro più personale con le opere e il mondo che descrivono, con la possibilità di discuterne con l’artista in un ambiente rilassato e non affollato.
L’intervista al pittore
Spiros Gelekas, descrivici il momento in cui hai tenuto per la prima volta tra le mani un libro di Tolkien e sei rimasto incantato da questo mondo.
«Il mio primo incontro con Il Silmarillion è avvenuto quando ero ancora al liceo. Lo presi in mano senza sapere esattamente cosa aspettarmi, ma fin da subito ho sentito che quel mondo era qualcosa di diverso. Non è stato un libro facile. È stato piuttosto difficile per me e ricordo che a un certo punto stavo per arrendermi, e non credo di essere l’unico. Finché non sono arrivato alla storia di Beren e Lúthien. Era la prima volta che un libro mi commuoveva così tanto da farmi piangere. Qualcosa era cambiato dentro di me. Decisi di dargli una seconda possibilità e di riprovarci, per quanto mi fosse possibile in quel momento. Non l’ho mai vista come una semplice “fantasia”. Mi sembrava un mondo vivo, con le sue regole e i suoi valori. Alcuni di questi valori li ho conservati e li conservo tuttora. E non lo dico per vantarmi o per farmi notare, davvero. Credo che sia da lì che sia nato il mio modo di vedere le cose e, in seguito, il mio modo di creare.
C’è un personaggio del mondo di Tolkien che ti ha influenzato maggiormente e perché?
«Direi subito Bilbo Baggins. Ho sempre avuto la sensazione di aver fatto il mio personale viaggio di “andata e ritorno”. Da bambino ho iniziato in modo più “tranquillo”, quasi come uno hobbit, e lungo il cammino mi sono ritrovato in situazioni inaspettate. Molto è cambiato intorno a me, persino il modo in cui gli altri mi vedono, e mi riferisco ovviamente alla mia carriera artistica. Ci sono state difficoltà, ma anche momenti bellissimi in questo percorso. Credo che ciò che ho imparato da Bilbo sia proprio questo viaggio. Il fatto che si possa iniziare in modo semplice e tornare diversi, ma la cosa più difficile è rimanere la stessa persona, senza lasciarsi influenzare da tutto questo percorso. In effetti, molte persone mi chiedono come ho fatto a rimanere così riservato, ma l’obiettivo non è mai stato il riconoscimento, bensì la consapevolezza».
Come si concilia la fedeltà al mondo de Il Signore degli Anelli con la creazione di qualcosa di autenticamente personale?
«Non la vedo come un equilibrio tra due cose. Il mondo di Tolkien è il punto di partenza, non il limite. Mi interessa preservarne lo spirito, non copiare immagini o dettagli. Da lì, ciò che ne scaturisce è sempre personale. Non cerco di essere “fedele” nel senso di riproduzione, ma di essere onesto nel modo in cui lo percepisco, ed è qui che sta tutto, è lì che risiede l’equilibrio: nel rispettare ciò che esiste, ma anche nel vederlo attraverso i propri occhi. Del resto, non sono un illustratore, non mi limito a nulla del genere».
Se il primo film del Signore degli Anelli fosse girato oggi, come pensi che sarebbe? Si fanno ancora film di questo genere?
«Credo che se fosse girato oggi, sarebbe diverso soprattutto nello stile di produzione. Più CGI, ritmo più veloce, forse un approccio diverso alla narrazione, soprattutto a giudicare da Rings of Power… I film di quell’epoca avevano qualcosa di più “artigianale”, la sensazione che quel mondo esistesse davvero. È questo che li rende unici ancora oggi. Non so se film del genere siano più facili da realizzare».
Come è nata l’idea di creare questo spazio a Corfù?
«Vengo da Corfù, quindi l’idea iniziale era quasi scontata. Ciò che non era scontato era la necessità di uno spazio che non funzionasse solo come mostra, ma come continuazione delle opere. È da lì che è iniziato tutto. Anche se la considero una progressione naturale, non è nata come un’idea imprenditoriale, ma come un’esigenza. Io stesso non avevo inizialmente intenzione di farne una carriera, figuriamoci questo progetto. Nel corso degli anni, le opere hanno iniziato a formare un universo unitario e sentivo che non fosse adeguatamente rappresentato solo con mostre individuali o immagini online. Ho poi capito che non mi interessava semplicemente esporre le opere, ma costruire uno spazio in cui esse avessero una continuità tra loro. Il mondo della Terra di Mezzo non è fatto di immagini, è un’esperienza. E quest’esperienza non può esistere in isolamento. L’idea della galleria è nata proprio da questa esigenza: avere un luogo in cui l’opera non si esaurisca sulla tela. Corfù, per me, era il luogo ideale perché ciò accadesse».
Quali emozioni vorresti che vivesse chi guarda i tuoi quadri?
«Ti risponderò onestamente. Non mi interessa che capisca qualcosa immediatamente. Mi interessa che si fermi. Che resti un po’ più a lungo del solito davanti a un’immagine e che inizi a farsi un’idea, non una spiegazione. Il mio lavoro parte dal mito, ma non lo tratto come qualcosa di statico o narrativo. Mi interessa il mito, come può esistere oggi come esperienza, come presenza, come qualcosa che si riattiva nello spettatore. Se escono dalla galleria con l’impressione di aver visto qualcosa che non si è completato davanti ai loro occhi, ma che continua dentro di loro, allora l’opera ha funzionato. Voglio che se ne vadano e non pensino di essere stati semplicemente visitatori di un altro luogo, ma che dicano: “Cosa ho appena vissuto lì dentro!”».
Pensi che il mondo di Tolkien influenzi ancora l’arte moderna?
«Certamente sì, e credo che continuerà a influenzarci. Il mondo di Tolkien non è solo una storia, è un intero universo con profondità, struttura e valori. Questo ispira molti creatori, direttamente o indirettamente. Non è sempre evidente, ma è presente. Nelle immagini, nelle narrazioni, nei modi di pensare. Ed è questo che lo rende senza tempo. Il fatto che non rimanga ancorato al passato, ma continui a evolversi attraverso gli altri. Personalmente, per me è l’Omero moderno».
Informazioni pratiche
Luogo: The Art of Middle-Earth Gallery
Indirizzo: Vraganiotika 49 Corfù 49080, Grecia
Accesso: Solo su appuntamento privato
Per prenotare una visita:
Email: press.spirosgelekas@gmail.com
Tel / WhatsApp: +30 6956628186 e +30 6948602515
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LINK ESTERNI
– Vai al sito del museo The Art of Middle-Earth Gallery
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