Arda Notebooks sul Journal of Tolkien Research: gli studi tolkieniani italiani parlano al mondo

È uscita sul Journal of Tolkien Research una recensione di Andrew Higgins dedicata ad Arda Notebooks: The Best of I Quaderni di Arda, il volume pubblicato da Walking Tree Publishers nella prestigiosa collana Cormarë Series. Il libro, curato da Roberto Arduini, Claudio A. Testi e Wu Ming 4, raccoglie nove saggi provenienti dai primi tre numeri dei Quaderni di Arda: rivista di studi tolkieniani e mondi fantastici dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani.

La notizia è importante non soltanto perché un volume nato dall’esperienza italiana viene recensito in una delle sedi internazionali più autorevoli per gli studi su Tolkien, ma anche perché il giudizio di Higgins riconosce apertamente il valore specifico di questa tradizione critica. Arda Notebooks non viene presentato come una semplice raccolta di contributi tradotti in inglese, ma come una finestra su un modo italiano di leggere Tolkien: un percorso segnato dalla storia della ricezione nel nostro paese, dal problema della traduzione, dal rapporto fra accademia e fandom e dalla necessità di liberare Tolkien da letture riduttive o ideologiche.

Il volume

Arda Notebooks permette al lettore di lingua inglese di farsi un’idea concreta della varietà degli studi tolkieniani italiani. Non si limita infatti a presentare Tolkien come autore fantasy, ma lo osserva da molte angolazioni diverse. Fulvio Ferrari lo colloca al crocevia della tradizione fantastica; Francesca Di Blasio mette Foglia di Niggle in dialogo con la modernità letteraria e con Virginia Woolf; Allan Turner affronta il tema della ricostruzione del mito, mostrando come Tolkien condivida con altri autori l’idea che dai frammenti antichi possa nascere una nuova forma narrativa.

Altri saggi allargano ulteriormente lo sguardo. Thomas Honegger propone un confronto fra Tolkien e Lovecraft, due autori lontanissimi per visione del mondo ma accomunati dal tentativo di rispondere alla modernità disincantata e disillusa. Maria Elena Ruggerini si concentra su Sellic Spell e sul rapporto di Tolkien con il Beowulf, mentre Ottavio Fatica riflette sulla ritraduzione italiana de Il Signore degli Anelli, mostrando quanto la traduzione possa diventare una vera forma di lettura critica. La chiusura del volume è dedicata allo stile: Colin Manlove, Eleonora Amato e Luca Manini analizzano la prosa, la dimensione poetica e i versi di Tolkien, ricordando che la forza della sua opera passa anche dal ritmo, dalla lingua e dalla musica delle parole.

La recensione

Uno degli aspetti più apprezzati da Higgins è proprio la capacità del volume di proporre accostamenti non scontati. Tolkien viene messo in dialogo con Virginia Woolf, Mary Renault, Lovecraft, il Beowulf, la tradizione filologica e il problema concreto della traduzione. Non si tratta di paragoni decorativi o forzati, ma di percorsi critici che permettono di illuminare aspetti diversi dell’opera tolkieniana: il rapporto fra mito e modernità, fra lingua e mondo immaginario, fra racconto e poesia, fra tradizione antica e invenzione letteraria. Higgins ricorda che l’introduzione del volume ripercorre la difficile storia italiana di Tolkien: dalle prime traduzioni de Il Signore degli Anelli fra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta, al lungo periodo in cui l’autore fu ignorato o guardato con sospetto da una parte del mondo culturale italiano; fino alla stagione in cui alcuni ambienti politici provarono ad appropriarsene in modo improprio. In questo quadro, la nascita dell’AIST nel 2014 e poi de I Quaderni di Arda nel 2019 appaiono come tappe decisive di una nuova fase: più libera, più matura, più aperta al confronto internazionale.

Particolarmente significativo è anche il riconoscimento dato alla sezione sulla traduzione. Per i lettori di lingua inglese, il caso italiano della ritraduzione de Il Signore degli Anelli è spesso poco conosciuto, o conosciuto soltanto indirettamente. Higgins sottolinea invece come il contributo di Fatica permetta di entrare dentro una controversia culturale importante, mostrando che tradurre Tolkien non significa soltanto “trasportare” parole da una lingua all’altra, ma leggere in profondità la sua prosa, i suoi registri, il suo ritmo e la sua architettura stilistica.

Il giudizio finale di Higgins è netto. «Taken as a whole», scrive, il volume riesce a mostrare la coerenza e la forza di una tradizione critica nata da contesti diversi ma capace di parlare a un pubblico internazionale. La raccolta, secondo il recensore, raggiunge pienamente il suo obiettivo: offrire ai lettori anglofoni un campione rappresentativo degli studi tolkieniani italiani e dimostrare che questa tradizione «has much to contribute» al campo più ampio dei Tolkien studies.

È forse questo il punto più importante: Arda Notebooks non è soltanto una traduzione di saggi italiani in inglese. È il segno che gli studi tolkieniani italiani non sono più un fenomeno laterale, né un semplice riflesso di ciò che accade altrove. Hanno una loro storia, una loro voce, una loro sensibilità critica.

Nel frattempo, I Quaderni di Arda sono entrati a far parte del Sistema Bibliotecario di Ateneo dell’Università di Messina. È un passaggio che conferma il lavoro compiuto in questi anni e rafforza ulteriormente il ruolo dell’AIST come luogo di incontro fra ricerca, divulgazione e passione per Tolkien. Per chi segue da tempo questo percorso, la recensione di Higgins è dunque più di una buona notizia editoriale: è un riconoscimento del fatto che anche dall’Italia può venire un contributo serio, originale e necessario allo studio internazionale di Tolkien.

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LINK ESTERNI:
– Vai al sito della Walking Tree Publishers

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