Il 21/10 Il Signore degli Anelli in volume unico

Libri sparsiL’ultima ciliegina arriva in tempo per Natale. Un lungo viaggio iniziato nel 2017 si concluderà alla fine di ottobre 2020: sono passati infatti poco più di tre anni da quando Ottavio Fatica accettò la proposta di Bompiani di tradurre Il Signore degli Anelli e il prossimo 21 ottobre 2020 in tutte le librerie italiane ci sarà il volume unico con la nuova traduzione. La casa editrice ha lavorato sodo per far sì che la lacuna che si era creata a gennaio – con il ritiro di tutte le copie della vecchia traduzione – fosse colmata nel più breve tempo possibile. Già da un mesetto gli appassionati di J.R.R. Tolkien possono trovare l’edizione completa, divisa in tre volumi. Da fine ottobre, i lettori potranno scegliere quale edizione comprare tra quest’ultima e, appunto, quella in volume unico.

Tre anni di lavoro

Stand BompianiIl 31 ottobre 2019 Bompiani, casa editrice che detiene i diritti di pubblicazione in esclusiva delle opere di Tolkien in Italia, aveva dato l’annuncio dell’uscita del primo volume, precisando con un certo entusiasmo: «E nella primavera del 2017 Ottavio Fatica, scelto – in accordo con HarperCollins, l’editore inglese di Tolkien – per il suo curriculum brillante e la sua inclinazione ad affrontare i grandi classici senza timori, ci ha detto di sì. E così, trascorso il tempo indispensabile per lavorare sulla nuova versione, e dopo le conversazioni con l’AIST che ci ha dato i suoi consigli (ma le scelte finali sono tutte nostre, fatte in redazione da un manipolo di tolkieniani di età diverse e uguale dedizione, e ce ne assumiamo la responsabilità), ripartiamo per la Terra di Mezzo». La nuova traduzione di Ottavio Fatica de Il Signore degli Anelli meriterebbe già una storia a sé, viste tutte le polemiche nate addirittura un anno prima della sua pubblicazione, con accuse preventive, diversi incontri pubblici, di cui uno in Senato a Roma, interventi sui quotidiani da parte della casa editrice e anche delle querele lanciate dalla traduttrice della precedente versione, Vittoria Alliata di Villafranca. Il tutto prima ancora di aver potuto leggere una sola riga della nuova traduzione. Ottavio FaticaCon l’uscita poi de La Compagnia dell’Anello, si sono aggiunte anche le lamentele di moltissimi lettori e appassionati di Tolkien, affezionati soprattutto alla vecchia nomenclatura. In alcuni casi a ragione, le critiche si sono concentrate su quei nomi cui i lettori erano abituati da 50 anni e che hanno trovato la comprensione dello stesso traduttore che ha auspicato che anche il fan più tradizionalista – anche se conserva e ama la sua vecchia versione – possa dire: «Si capisce, è ben tradotta, il libro scorre…». La querelle legale tra l’autrice della vecchia traduzione e la casa editrice sono culminate con la decisione unilaterale di Alliata di far ritirare dalle librerie la vecchia edizione del volume, in attesa di un giudizio definitivo del giudice.

I contenuti del volume unico

Espositore Tolkien BompianiCon l’uscita del volume unico, si volta pagina. L’offerta editoriale sarà così di nuovo in linea con gli altri Paesi e con la versione originale, dando la possibilità ai lettori di scegliere l’edizione che preferiscono, in attesa che esca l’ultimo tassello, cioè la versione economica, auspicabilmente nel formato con le copertine nere, per letture veloci e poco impegnative. A quanto pare il volume unico del Signore degli Anelli in uscita a ottobre conterrà molte novità per i lettori italiani. La nuova traduzione uscirà, infatti, in una edizione rilegata e illustrata da Alan Lee! Se si dovesse seguire l’equivalente inglese, questa nuova edizione includerebbe tutti i 50 splendidi acquerelli che sono stati recentemente scansionati dallo stesso artista, insieme al suo dipinto sul frontespizio che appare per intero, per la prima volta. Ad essa si aggiungono tutte le novità introdotte nell’edizione in tre volumi:
1) tutte e tre le mappe che JRR Tolkien ha sempre voluto insieme al suo capolavoro e che Christopher Tolkien aveva appositamente realizzato (una della Contea, una di Rohan, Gondor e Mordor e una della parte nordoccidentale della Terra di Mezzo);
Lotr 50th edition2) gli alberi genealogici delle famiglie hobbit Bolger e Boffin;
3) finalmente recepita, dopo ben 15 anni, l’edizione inglese del 2005 per il Cinquantenario, curata da Hammnod e Scull – con la piena collaborazione di Christopher Tolkien; considerata la più completa, con quasi 400 correzioni e un nuovo indice ampliato, è la versione definitiva e il più vicino possibile alla versione che JRR Tolkien aveva previsto;
4) Infine, l’edizione dovrebbe contenere più o meno tutte le correzioni al testo di Fatica dell’edizione in tre volumi segnalate dall’AIST a Bompiani con il contributo di moltissimi e volenterosi lettori, cui va il nostro più sentito ringraziamento.

Dettagli tecnici

Prezzo: 50 euro (su alcuni store a 47,50 euro)
Illustratore: Alan Lee
Traduttore: Ottavio Fatica
Data pubblicazione: 21 ottobre 2020
Pagine: 1364
Formato: rilegato

 

ARTICOLI PRECEDENTI
– Leggi l’articolo Esce Il Ritorno del Re: ora l’opera è completa
– Leggi l’articolo Con Il Ritorno del Re ci saranno due mappe inedite
– Leggi l’articolo Il Signore degli Anelli, le edizioni in tre volumi
– Leggi l’articolo Il Signore degli Anelli, quale edizione leggere?
– Leggi l’articolo Tolkien e le mappe de Il Signore degli Anelli

 

LINK ESTERNI:
– Vai al sito della Bompiani
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31 Comments to “Il 21/10 Il Signore degli Anelli in volume unico”

  1. Norbert ha detto:

    Ottimo! Speriamo il team di Bompiani ci sorprenda (in senso positivo)

    Ammettto che “Falcante” e “le traduzioni di Baggins/Bag End/Sacksville-Baggins” mi farebbero molto piacere

    Vedremo

  2. kvothe ha detto:

    Non mi è chiaro se le illustrazioni di questo volume differiranno con nuove aggiunte rispetto all’edizione 2003 di Bompiani?

    Il testo dell’edizione del cinquantenario (con le 400 correzioni) è quello dei tre volumi singoli già usciti?

    Le correzioni citate al punto 4 sono quelle storiche o sono nuove correzioni non presenti nell’edizione divisa in tre volumi?

    Ci sarà una “nota del traduttore” come vociferato negli ultimi tempi online?

    • Roberto Arduini ha detto:

      Le Illustrazioni di Alan Lee dovrebbero essere quelle dell’ultima versione editoriale inglese di Harper Collins, quindi con nuove aggiunte e tutte le immagini “rimasterizzate” per così dire, ma come in tutte le cose è la Bompiani che dirà l’ultima parola.
      Sì, il testo è quello dell’edizioni in tre volumi.
      Le correzioni saranno nuove rispetto all’edizione in tre volumi, perché avranno tutte le segnalazioni fatte dai lettori e dall’AIST in questi ultimi mesi, anche qui, naturalmente, tutte quelle che Bompiani riterrà opportune.
      Sulla nota del traduttore possiamo solo dire che la sua presenza è un auspicio che facciamo anche noi!
      Grazie per le domande.
      Redazione

  3. Stefano Annibali ha detto:

    lo comprerò di sicuro, ma aspetterò di capire se gli errori saranno stati emendati. il buon giuspee ha lavorato un sacco per verificarli.

  4. Stefano ha detto:

    Leggo di correzioni rispetto ai tre volumi appena pubblicati.
    In sintesi quali sono le osservazioni più importanti che l’AIST ha proposto?
    Riguardo un edizione critica con note del traduttore sarebbe una gran cosa e mi stimolerebbe ad acquistare di nuovo il volume………
    Bastassero quelle che ho già!!!!!!!!!!

    • Roberto Arduini ha detto:

      Sulle correzioni, l’AIST con l’aiuto di soci, lettori, amici e appassionati, ha raccolto oltre 27 pagine di proposte. Bompiani le vaglierà e vedrà quali accogliere.
      Sulla nota del traduttore, saranno Ottavio Fatica e la casa editrice a valutarne l’inserimento, come anche noi auspichiamo.
      Grazie per il commento!

  5. Oldschool ha detto:

    Avendo avuto modo di leggere questa estate i 3 libri della nuova versione ho notato che il “marchio del traduttore” è meno avvertibile e meno sgradevole ne Le 2 torri e nel Ritorno del Re che nella Compagnia.
    La nuova traduzione rimane inferiore alla versione precedente pur senza essere l’obbrobrio di che si era paventato, rimangono le scelte lessicali che peggiorano l’immersione pur senza raggiungere le “case coperte di cotica”(Comba? Gherone? Borgocorno?) con l’eccezione di Aragna.
    Sono curioso di vedere se la versione autentica (il Signore degli Anelli non è una trilogia) sarà un po’ più uniforme.
    Un giorno gli editori italiani capiranno che far uscire un libro singolo spezzato in 3 parti serve solo ad alienarsi le simpatie dei lettori.
    Per intanto tengo come oro la mia edizione Rusconi 1977

  6. Wu Ming 4 ha detto:

    È vero che il Signore degli Anelli è stato concepito come un romanzo unico. Come è altrettanto vero che originariamente venne pubblicato in tre volumi. Per motivi legati al razionamento della carta nel Regno Unito, ma tant’è.
    La versione in volume unico recepirà molte delle correzioni suggerite dai lettori. Mi sembra un’ottima cosa. Anch’io sono curioso.

    È interessante l’osservazione che il marchio del traduttore sarebbe meno avvertibile nella seconda e terza parte del romanzo. Secondo me questo potrebbe essere dovuto a tre fattori:
    – un fattore soggettivo: dopo lo shock iniziale del cambio stilistico e dei nomi, il lettore ci ha fatto il callo e non sussulta più (ovviamente parliamo di “vecchi” lettori, cioè che hanno letto la precedente traduzione, non dei nuovi);
    – un fattore oggettivo legato alla traduzione: il traduttore ha trovato via via la chiave “giusta” sintonizzandosi sempre di più con lo stile tolkieniano e trovando soluzioni sempre migliori;
    – un fattore oggettivo legato all’originale: lo stile del romanzo cambia con l’andamento della storia – questa è una cosa che il nuovo traduttore ha fatto notare nelle conferenze pubbliche – e di conseguenza la traduzione della seconda e terza parte si avvicina di più al registro e al tono della traduzione a cui il lettore è abituato (e quindi torna in gioco il fattore soggettivo di cui sopra).

    Detto questo, ogni volta che un lettore segnala delle parole curiose della nuova traduzione è interessante andare a cercarle e confrontarle con l’originale inglese.

    Fatica traduce letteralmente l’inglese “coomb” con “comba”. È una traduzione ineccepibile. Tolkien usa una parola nella forma obsoleta (nell’uso dell’inglese attuale è più frequente “combe”) e Fatica rende questo effetto nell’italiano, utilizzando una parola fuori corso, etimologicamente corrispondente, tra l’altro (btw, è la stessa cosa che ha fatto con il plurale arcaico “turves”, reso con l’obsoleto “cotica”). Alliata traduceva invece “coomb” con “conca”, che oltre a non essere la stessa cosa, certamente non rende l’arcaismo tolkieniano.
    Sappiamo che uno dei marchi del nuovo traduttore è la resa degli arcaismi, che sono un tratto distintivo dello stile con cui è scritto il romanzo. Direi che è una delle differenze più macroscopiche tra la vecchia e la nuova traduzione italiana, che qui trova l’ennesima conferma.

    Ne abbiamo un altro esempio lampante nell’altra parola citata. Fatica rende “Gore” con “Gherone”, nell’unica occorrenza del romanzo. Alliata traduceva con “Punta”. Il nome del luogo in questione deriva dal fatto – come si legge nel romanzo – che è una lingua di terra a forma di punta di lancia. Dunque “Punta” non è scorretto. Però Tolkien non ha usato parole comuni che nell’inglese possono indicare la punta di un’arma, come “point”, “spike”, “tip”, ecc. Tolkien ha usato il termine arcaico “gore”, che nell’inglese corrente significa precisamente “gherone”, cioè lembo di stoffa triangolare. Ovviamente non è questa l’accezione con cui Tolkien la usa, e il lettore inglese rimane spiazzato se non sa che “gore” è un termine germanico per indicare la punta del giavellotto. Nemmeno il lettore italiano sa che “gherone” ha la stessa etimologia (da noi l’hanno portata i Longobardi, ovviamente, non gli Angli). Ma appunto Fatica riproduce lo stesso effetto linguistico. Ineccepibile.

    Su “Borgocorno” c’è poco da dire: traduce “Hornburg”, che significa proprio Borgocorno.

    Infine, la resa di Fatica di “Shelob” è “Aragne”, che ricorda il greco “Aracne”, ovvero trasferisce in una lingua classica il significato di “shelob”, che in qualche dialetto inglese derivato dall’Old English significa “ragno femmina”.
    Nella Guida alla traduzione dei nomi del SdA, Tolkien dice che la traduzione olandese aveva mantenuto l’originale Shelob, mentre quella svedese traduceva “più debolmente”, a suo dire, con “Honmonstret”, cioè “mostro femmina”. Si potrebbe anche aggiungere che quella tedesca traduceva “Kankra”, fatto derivare dal nome obsoleto tedesco del ragno “kanker”, con l’aggiunta di una -a finale femminile. Questa trovata ricorda abbastanza la scelta di Fatica con “Aragne”.
    Se poi volessimo dare un’occhiata alle traduzioni nelle lingue neolatine, allora troveremmo il quasi identico “Arachne” della prima traduzione francese, che è diventato “Araigne” nella nuova.
    Nella traduzione spagnola troviamo “Ella-Laraña”, resa letterale di Shelob, che suona molto simile alla traduzione francese e italiana. E in quella portoghese compare “Laracna”, sulla stessa lunghezza d’onda.
    Quindi, insomma, diciamo che Fatica è quanto meno in buona compagnia.

    • Savio Baggins ha detto:

      Avete cambiato solo Passolungo il forestale in Falcante il forestale o Falcante il Rondiere’
      Come dissi tu nei commenti Aragorn il Forestale, uno studio filologico nel 19 Gennaio 2020 alle 13:47:
      In effetti è una resa interessante, che ovvierebbe anche il problema vero che ha “Forestale”. E cioè che mentre “Ranger” è un sostantivo derivato da un verbo, quindi contiene in sé il senso di un’azione (andare in giro attraverso un territorio, e poi per derivazione dal contesto anche sorvegliarlo, combatterci, ecc.), Forestale deriva da un sostantivo (foresta), quindi l’azione non è implicita nel nome. “Rondiere” invece ha in sé l’azione (fare la ronda, aggirarsi).
      Avete rivisto tutta la sua traduzione del libro e delle poesie?
      P.S. Solo per curiosità mia.

      • Wu Ming 4 ha detto:

        A quanto ne so i nomi non verranno cambiati nel volume unico. Invece verranno apportate svariate piccole migliorie. Alcune di queste derivano da ripensamenti del traduttore. Altre derivano da segnalazioni fatte dai lettori, che sono state vagliate, scremate, e sottoposte al traduttore stesso.
        Personalmente io ho fatto una singola segnalazione, con relativa proposta di modifica. Riguarda una celebre citazione gandalfiana. Ho buone vibrazioni a riguardo, nel senso che credo verrà in effetti recepita (anche se probabilmente non alla lettera).
        Ad ogni modo tutte le decisioni sono del traduttore e dell’editore. L’AIST ha fornito soltanto una consulenza.

  7. Oldschool ha detto:

    Mah! Io ho soprattutto l’impressione di un traduttore che che si è approcciato ad un autore senza la necessaria umiltà e preparazione (“Io non sono uno specialista di Tolkien”), e che è accorto che il suo primo approccio era errato – senza la sincerità di correggerlo successivamente.
    Io credo che l’enorme problema della nuova traduzione sia che Fatica ha tradotto senza preoccuparsi di adattare: sono due cose diverse ed entrambe necessarie. Così mescola abbastanza gratuitamente e senza grosso senso nomi dalla più pura tradizione medioevale italiana (Simplicio) con nomi da campagna inglese (Gamgee, Took), nomi puramente fantasy (Meriadoc) con brutte italianizzazioni (Brandaino) ottenendo miscugli piuttosto sgradevoli e filologicamente poco sensati.
    Un “Borgocorno” non rende il sapore teutonico di “Hornburg” ed è infedele: “Burg” è una rocca fortificata, non un piacevole “Borgo” – Torrione è molto più chiaro e fedele.
    Allo stesso modo infilare termini puramente latini (Aragna da Aracne) è un tradimento: Tolkien è un autore con sonorità e toni nordici, non greci o mediterranei. In questi non c’è nulla di male, ma stonano: accostare “Shelob” ad “Ungoliant” funziona, “Aragna figlia di Shelob” mi porta al massimo alla mente “Tel Chi el Telun” e la Dea Berta.
    Mettere termini inutilmente eruditi non migliora il godimento del lettore (che a mio parere dovrebbe essere il principale scopo di una buona traduzion), che perde l’estrema eufonicità dei nomi tolkeniani in cambio di sterili dissertazioni sulle tradizioni longobarde e sui termini desueti mentre si aggira nelle colline toscane diretto a Poggi Tumuli.
    L’errore credo derivi dal fatto che il traduttore non pare comprendere come la sospensione dell’incredulità di cui vive il Fantasy sia una cosa meravigliosa e delicata, che può essere compromessa da un adattamento inappropriato come il suo – cosa purtroppo comprensibile, se si tratta di un autore che vuole “togliere Tolkien dall’angolo della libreria in cui ci sono i fantasy”, come se fosse cosa brutta e disdicevole e non una caratteristica principale dell’autore.

  8. Oldschool ha detto:

    Chiedo scusa, era ovviamente ““Aragna figlia di Ungoliant”

  9. Valen ha detto:

    Sono d’accordo sul fatto che Borgocorno è un po’ fuorviante, credo sarebbe stato meglio rendere Hornburg con Fortecorno.
    Però a essere onesti Trombatorrione è insentibile, e forse anche più spiazzante. In 30 anni di lettura del SdA è uno dei termini che non ho mai digerito; nonostante l’abitudine possa fare miracoli, in questo caso proprio no.

  10. Valen ha detto:

    Per quanto riguarda invece la traduzione di altri toponimi, ho una grossa perplessità su Landumbria per Dunland.
    Infatti il significato di Dunland non sarebbe Landa dell’Ombra, bensì Landa delle Colline, per cui mi sarei aspettato qualcosa come Collandia o simili.
    Se qualcuno può illuminarmi in proposito, sarei molto grato.

  11. Wu Ming 4 ha detto:

    Al di là dei pareri personali, il principale scopo di una buona traduzione non è quello di migliorare il godimento del lettore, bensì di restituire in una lingua diversa dall’originale lo stile del testo di partenza. Ci sono testi ostici – pensiamo ad esempio a Moby Dick – che in un’altra lingua devono rimanere tali, pena il tradimento totale dello stile originale. Quindi se Tolkien sceglie alcuni termini inglesi obsoleti o usa termini usuali in accezioni obsolete, rendere questa caratteristica nella traduzione italiana è un pregio, non certo un difetto.

    Se traduco “Hornburg” con “Borgocorno” traduco correttamente sulla base dello stile tolkieniano, perché “borgo” deriva dal latino “burgus”, che originariamente significa castello fortificato, che passa con lo stesso significato nel germanico “burg”. Alla base del sostantivo latino, tra l’altro, c’è il greco “purgos”, che significa “torre”. Solo in un secondo tempo il termine ha acquisito il significato di centro abitato, perché questi si sviluppavano intorno alle fortificazioni. Ma appunto Tolkien in questo caso usa “burg” nel significato originario, come fa nei casi che sono stati qui menzionati in precedenza. Questo è un tratto distintivo del suo stile letterario e Fatica si è sforzato di riprodurlo in italiano. Fargliene una colpa è assurdo. La scelta di Alliata “Trombatorrione” (che a me fa pensare a un’espressione scurrile livornese) è una resa libera, perché Tolkien non ha chiamato quell’edificio “Trumpetower”, bensì Hornburg, appunto.

    Quello che viene identificato come il problema della traduzione di Fatica, cioè che non si sia preoccupato di adattare, è precisamente il suo punto di forza. La traduzione di Fatica è tolkieniana proprio perché non smussa e non semplifica i termini ad uso dei lettori italiani, così come Tolkien non lo faceva per i lettori inglesi.

    Altre obiezioni mi sfuggono proprio, invece. Non capisco perché Poggitumuli dovrebbe far pensare alle colline toscane, dato che traduce letteralmente e correttamente “Barrow-downs”. Barrow = tumulo + downs = colline, poggi. Di certo in quel toponimo non c’è alcuna “landa” e tanto meno “lande”, come nella resa di Alliata “Tumulilande”. Dunque la traduzione di Fatica è oggettivamente più corretta di quella di Alliata, che muta arbitrariamente il senso originario del nome.

    Se “Samplicio” – che rende immediatamente comprensibile anche in italiano il senso del nome del personaggio – non sta bene, cosa si dovrebbe dire di Pipino, che rimanda alternativamente al nome di alcuni monarchi medievali o a una parte specifica del corpo maschile? Nemmeno capisco perché Brandybuck non dovrebbe essere tradotto nel suo significato, dato che i cognomi hobbit hanno tutti un significato molto esplicito. Posso capire che tradurre l’arcinoto cognome del protagonista, Baggins (Sacchetti, Sacconi, Borsari?) avrebbe comportato problemi di ricezione rispetto a un nome ultraconsolidato nell’immaginario collettivo, ma perché non tradurre gli altri quando è possibile farlo, visto che è perfino una delle direttive ai traduttori data da Tolkien stesso? Gli hobbit sono dei campagnoli con nomi personali e toponimi legati a oggetti, elementi naturali, animali, caratteristiche fisiche, rievocabili in qualunque contesto geografico e linguistico. E infatti Tolkien voleva quei nomi tradotti nei rispettivi contesti linguistici.

    Più comprensibile invece l’obiezione su Aragne (con la -e). Shelob è un termine di origine germanica, perché renderlo mediterraneo? Immagino – come è stato per molti traduttori di altri paesi, soprattutto neolatini ma non solo – per rivelare il significato del suo nome al lettore, secondo un procedimento analogo a quello del summenzionato “Samplicio”.

    Fatica ha usato termini longobardi, è vero. Non solo il già citato Gherone, ma anche il più evidente “Castaldo” per “Steward”. Anche questo può essere contestabile, dato che gli Anglosassoni non sono Longobardi, benché siano entrambe popolazioni germaniche. Ma piuttosto che “Sovrintendente”, che rimanda subito a un funzionario statale o di polizia, scelgo tutta la vita il il nome più prossimo al senso originale del termine medievale “Steward”! Fatica avrebbe potuto forse optare anche per “Siniscalco”, di origine francese, ma Castaldo è più bello. Lo Steward nel Medioevo inglese era colui che reggeva il potere nella reggia in assenza del re. Usare una parola medievale italiana di origine germanica per renderlo mi pare una scelta del tutto corretta.

    Infine, quando Fatica dice che “vuole togliere Tolkien dall’angolo della libreria in cui sono i fantasy” non sta sminuendo il fantasy, bensì sta affermando che Tolkien dovrebbe essere trattato come un classico della letteratura a prescindere dal suo genere. È proprio l’insistenza di una certa visione pregiudiziale su come si dovrebbe scrivere – e quindi tradurre – il fantasy che genera molte obiezioni alla sua traduzione più prossima all’originale. Tolkien ha scritto un fantasy. Ma non lo ha scritto come molti lettori di fantasy vorrebbero – o si sono abituati a – leggerlo.

    Quanto a “Dunland” reso con “Landumbria”, potrebbe trattarsi di un equivoco, ma il condizionale è d’obbligo, perché l’etimologia accreditata della parola non mi pare così certa come sembra a prima vista. Fatica si è rifatto all’Old English “dun” o “dunn” che significa “di colore scuro, opaco, bruno”, anziché a “dune” = duna, collina, che poi diventa “down”.
    Ora, nella guida ai nomi del SdA per i traduttori scritta da Tolkien compare il nome “Dunlendings”, riferito agli abitanti del Dunland, che Tolkien scrive aggiungendo una n tra parentesi: Dun(n)lendings, “an inhabitant of Dun(n)land”. Come dicevo, dunn, con due n, significa proprio di colore scuro, bruno. Ecco perché nella resa di Fatica è diventato Landumbria, nel senso di terra ombrosa, terra scura. A questo punto mi chiedo quale sia l’etimologia corretta, dato che lo stesso Tolkien aggiunge quella seconda n tra parentesi, come se volesse segnalare qualcosa. Sul Tolkien Gateway, che tenderei ad accreditare come un sito abbastanza documentato, compaiono entrambe le etimologie:

    “Dunland meant ‘Hill Land’ in the language of neighbouring Rohan, […]. Dunland is understood as “Brownland” (Old English dunn means “brown, dusky, dull”), referring to its inhabitants being swarthy and dark-haired”.

    Sempre sullo stesso sito si legge che in elfico Sindarin gli abitanti del Dunland sono detti “Gwathuirim”, che significa “shadowy people”.

    Gli indizi quindi sembrerebbero accreditare il significato di una terra scura e ombrosa, forse per l’aspetto e le attitudini dei suoi abitanti, noti per la loro xenofobia, riottosità, e per i lunghi capelli neri.
    Quello che è certo è che Alliata se la cavò meglio, non traducendolo, come del resto aveva consigliato Tolkien. Fatica ha voluto rischiare optando per una delle due etimologie. E chissà che non ci abbia visto giusto.

  12. Valen ha detto:

    Grazie mille per il chiarimento su Dunland. Non sapevo che ci fosse una doppia interpretazione, ed ora la scelta di Landumbria mi è chiara.
    Quanto al resto, personalmente sono a favore di una certa italicità nella traduzione (Castaldo, Poggi Tumuli, Aragne, Samplicio, ecc). Anzi, fosse per me, mi sarei spinto anche con Baggins (rendendo con Borsin o simili) e con altri casi “delicati”, ma capisco bene le motivazioni per frenare su alcune scelte. In generale, credo che dovendo tradurre dall’inglese all’italiano occorra sforzarsi di rendere, per quanto possibile, realistica la resa di un toponimo o di un nome in generale: per stare su un esempio citato, Poggi Tumuli è corretto e ha giustamente un sapore italico e realistico, al contrario dell’orrendo Tumulilande, uno scioglilingua palesemente irrealistico, oltre che scorretto. Se non piace la resa italica, allora temo che l’unica alternativa sia non tradurre affatto, per cui tanto vale leggere in originale, ma è appunto una non-soluzione.

  13. Claudia ha detto:

    Personalmente, traduco Baggins con Borselli, un cognome italiano ampiamente documentato, molto diffuso in Toscana, ma (pare) con origini venete (dove è più diffuso Borsetti). Ma certo il richiamo (per i lettori inglesi) al badger va del tutto perso.
    Così i Sackville-Baggins diventano Saccavilla-Borselli, in cui Saccavilla ha un tono “nobile” proprio perché il nome Sackville è originario di una nobile famiglia del Kent, che lo derivò da un conte normanno all’epoca di Guglielmo il Conquistatore (e in italiano il nome normanno Hauteville lo abbiamo tradotto con Altavilla), e questo nome aulico accoppiato al più “borghese” Borselli rende bene le aspirazioni sociali risentite dei Sackville-Baggins.

  14. Claudio Testi ha detto:

    Discussione molte interessante e costruttiva.
    Su “Baggins”, di cui parlano Valen e Claudia, preciso che a Modena nel Febbraio u.s. Fatica si è dichiarato “pentito” di non averlo tradotto (ha seguito i suggerimenti ricevuti). Gli ho chiesto come lo vorrebbe tradurre, ma non si è sbilanciato. Io spero che nel volume unico venga tradotto anche questo nome. Saccavilla-Borselli, come ipotizzato da Claudia, mi suona molto bene!

  15. Valen ha detto:

    Sono d’accordo, sarebbe davvero bello se traducesse anche Baggins; anche a me piace l’idea di Claudia di Saccavilla-Borselli.
    Io avevo detto Borsin (che è anch’esso un cognome esistente) per mantenere una certa assonanza con l’originale, che mi sembra importante in alcuni passaggi, ad esempio quando Gollum urla “Baggins!” a Bilbo che ottiene l’Anello (ok, siamo nello Hobbit, ma è per dire).
    E come diceva qualcun altro, sarebbe anche bello trovare Falcante al posto di Passolungo… Speriamo!

  16. passolungo è simpaticissimo, si vede che proviene da una terra ruspante. falcante invece ha una spigolosità che si intona di meno.
    l’idea di borselli e saccavilla-borselli è notevole.

  17. Valen ha detto:

    Come nelle intenzioni dell’Autore e, per finzione, in quelle degli uomini di Brea che lo hanno coniato, il termine Strider (e la sua relativa traduzione) non deve ispirare simpatia, bensì un certo disprezzo e, perché no, spigolosità. Quindi, a maggior ragione, Falcante si intona meglio di Passolungo.

  18. Stefano G.A. Annibali ha detto:

    falcante non mi suona, sembra una funzione. meglio la scelta di fatica che, pur sanguigna, conserva una certa distanza dal personaggio.

  19. Valen ha detto:

    Spiacente che a te non suoni, ma Falcante, con la sua sfumatura spregiativa, ruvida e diretta è un nome che rispetta le intenzioni dell’Autore, dei personaggi dell’opera e del traduttore stesso: Fatica ha infatti dichiarato che si è rammaricato di aver pensato a Falcante ormai troppo tardi, a pubblicazione già avvenuta. Quindi sarebbe stata quella la sua scelta ultima.
    D’altra parte l’originale è Strider, diretto e sinistro, mica Long-step.

  20. ma il termine falcante non è sinistro, tutt’altro. non ha nulla di ambiguo, sa di prestazione motoria.
    invece passolungo sembra il nome di un gaglioffo.
    comunque ti sei spiegato benissimo, con delle ragioni convincenti.

  21. Valen ha detto:

    Non so che altro dire, è probabile che siamo su due lunghezze d’onda diverse.
    Certo che Falcante sa di prestazione motoria, è proprio questo il suo valore aggiunto: Strider indica proprio chi camminando compie lunghe falcate.
    A me “Passolungo” non evoca un gaglioffo, ma un personaggio di Topolino o di una favola dei Grimm. Ripeto, saranno sensazioni soggettive.
    Fosse stato “Passatore”, come un celebre brigante italiano (sebbene con un senso differente), sarebbe stato già diverso.
    Comunque anche tu ti sei spiegato molto bene e credo di aver inteso il tuo punto di vista.

  22. Stefano ha detto:

    Buongiorno volevo dare il mio contributo alla discussione.
    Premetto che non ho conoscenze della lingua inglese che mi permettano un giudizio etimologico appropriato quindi parlo solo delle mie sensazioni di lettore.
    I nomi Baggins Brandybuck e quant’altro io li avrei tradotti come l’originale. Delle annotazioni avrebbero spiegato il rapporto Baggins-Bag, Buck-Daino e quant’altro.
    Comunque sia a mio parere l’immaginario consolidato da anni di letture di Tolkien pur non essendo intoccabile deve essere prevalentemente rispettato.
    Sono d’accordo sul fatto che la traduzione Alliata Principe (perché questo si tratta) ha delle cadute notevoli: Trombatorrione Orchetti Pipino Gaffiere……. ma ritradurre troppi termini crea un senso di disagio a scapito di una rilettura che per dinamicità e ritmo appare notevolmente più godibile e piacevole.

    • Wu Ming 4 ha detto:

      Stefano, secondo me il tuo commento centra un punto sul quale in questo blog si è discusso più volte, ma lo fa con il dono della sintesi.
      Mi riferisco alla conclusione: «ritradurre troppi termini crea un senso di disagio a scapito di una rilettura che per dinamicità e ritmo appare notevolmente più godibile e piacevole.»
      Parafrasando: la prosa di Fatica è più bella, ma la nuova resa dei nomi crea un senso di disagio.

      Sottoscrivo in pieno. Ho letto e riletto il Signore degli Anelli da quando ho 15 anni e ho rivisto varie volte i film di Jackson doppiati in italiano. I nomi di Alliata/Principe sono sedimentati nel mio immaginario, come credo in quello di chiunque abbia una storia di lettore e spettatore simile alla mia. È ovvio che quando ho letto i nuovi nomi tradotti da Fatica ho provato disagio inizialmente. Sarebbe stato strano il contrario.

      Ma poi ho fatto una cosa: sono andato a rileggermi tutti quei nomi nell’originale inglese. E tante delle rese del 1970 mi sono risultate davvero poco convincenti. Quale traduttore professionista accetterebbe di mantenere certi nomi che davvero non ci azzeccano manco da lontano, tipo quelli che segnali tu? Io potrei aggiungerci Cactaceo, Vermilinguo, Spettro dei tumuli, Decumano, ecc…

      Fatica un cedimento alla consuetudine l’ha fatto, in effetti. Ha lasciato il cognome del protagonista in originale, come si diceva nei commenti precedenti. E non è un cedimento da poco, se pensiamo che l’italiano è l’unica lingua neolatina (e non solo) in cui Baggins non è stato tradotto.
      Tu dici che avrebbe dovuto fare lo stesso con Brandybuck, come fosse un cognome intraducibile alla stregua di Gamgee e Took. Però Brandybuck è traducibile, così come molti altri cognomi hobbit e rimanda a un animale. Dunque perché non tradurlo? Io lo avrei tradotto Brandibecco, più assonante con l’originale, ma qui entriamo nelle scelte specifiche del traduttore, ed è un po’ come quando si giudica il CT della Nazionale di calcio e si è tutti allenatori.

      Detto questo, la prosa del romanzo ci ha guadagnato moltissimo, e secondo me, al di là dei nomi, questo è il risultato più importante. Sfido i critici letterari nostrani a sminuire ancora il romanzo davanti a questo nuovo testo. Nessuno potrà più definirlo un “monnezzone fantasy”. E infatti forse avrai notato un certo assordante silenzio da parte della critica paludata, come fosse un po’ in imbarazzo per il proprio snobismo, che oggi incontra la propria nemesi.

  23. Stefano ha detto:

    Mi fa piacere che tu abbia compreso la mia posizione.
    Però scrivo perché volevo dare al forum una primizia.

    La copertina del volume unico visibile a questo link:
    https://www.macrolibrarsi.it/libri/__il-signore-degli-anelli.php

    Spero che non sia un fake, c’è la scritta “traduzione di Ottavio Fatica”

  24. Luca ha detto:

    Quando è prevista invece l’edizione economica?

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