I Racconti Incompiuti: intervista agli artisti

Unfinished TalesGiovedì 1 ottobre è stata ufficialmente pubblicata in inglese la nuova edizione dei Racconti Incompiuti di Númenor e della Terra di Mezzo, a segnare il quarantesimo anniversario della sua prima apparizione nel 1980 per la George Allen & Unwin. È la prima volta che il libro viene pubblicato in edizione illustrata, e l’editrice HarperCollins ha ingaggiato per l’occasione tre dei più grandi nomi nel campo artistico tolkieniano. Ted Nasmith, Alan Lee e John Howe hanno già illustrato opere di Tolkien fra cui Lo Hobbit, Il Signore degli Anelli e Il Silmarillion e, ovviamente, molti calendari. Trovarli tutti e tre in questa nuova edizione dei Racconti Incompiuti è un regalo speciale e le loro nuove illustrazioni sono meravigliose. Spero vi piacciano le mie conversazioni (leggermente rivedute per questioni di chiarezza) con questi artisti, che hanno tutti trovato il tempo per chiacchierare con me nonostante i loro impegni.

Ted Nasmith

Ted NasmithCiao Ted, e benvenuto! Hai già dipinto scene dai Racconti Incompiuti per la HarperCollins – com’è stato rivederli, e su cosa non vedevi l’ora di lavorare stavolta?
«Tornare su questo libro è stato davvero d’ispirazione. Già solo rileggere alcuni estratti dei Racconti ha riportato alla mia immaginazione loro la bellezza, profondità e ricchezza. Avevo da tempo raccolto schizzi e prove di colore nell’eventualità di rivisitarlo, e la notizia che avrei lavorato a parte delle sue illustrazioni è stata una bellissima sorpresa. Tra i vari racconti presenti nel libro, Aldarion ed Erendis si è sempre distinto, essendo l’unico blocco narrativo completo dei racconti di Númenor. Tuttavia le avventure di Tuor, nel complesso delle loro descrizioni, come pure i fenomenali dettagli rivelati nei Narn, mi hanno rapito più di tutte assieme alla deliziosa storia di Galadriel e Celeborn, che pure è tra le prime della lista».

Qual è stato il processo che ti ha portato a scegliere quali scene illustrare?
«Il mio editor di HarperCollins ha creato una lista di illustrazioni da soggetti che gli avevo fornito settimane prima, e sui quali avevo lavorato intensamente, in modo da rivederne alcuni e aggiungerne di nuovi. Si tratta di un blocco di schizzi che misi insieme attorno al 2000, quando fu proposta per la prima volta una versione illustrata dei Racconti Incompiuti».

Illustrare le scene dai Racconti Incompiuti e da Il Silmarillion presenta sfide diverse rispetto ai racconti di Tolkien più famosi?
«Da molto tempo ero interessato a raffigurare scene dal Quenta Silmarillion o dai Racconti Incompiuti, tanto da aggiungerne un paio in ogni nuovo calendario. Ho notato che c’è bisogno di un approccio ad hoc per il tono del libro: le opere non devono risultare stilisticamente troppo diverse da quelle ne Il Signore degli Anelli o Lo Hobbit, ma il contenuto tende a influenzare le immagini in modo da riflettere con autenticità un’estetica più sobria e tragica. È stato altrettanto importante studiare le immagini classiche di quel che ritengo appartenga al mondo delle fate, in tutta la loro bellezza».

Ci sono state scene che hanno rappresentato sfide particolari nella rappresentazione o nella bozza, sulle quali hai dovuto lavorare?
Unfinished Tales 40th anniversary«All’inizio della mia carriera editoriale dipinsi “Il Giuramento di Cirion ed Eorl”, ma non fu il successo che speravo. Ho accettato la sfida con grande serietà quando mi è stato chiesto di rifarlo e ho lavorato in particolare su alcuni elementi in modo tale che la resa fosse più fedele all’idea che avevo della scena. È stato fondamentale spostare la prospettiva in modo da guardare verso ovest, e poi ho affrontato il problema di come ritrarre gli uomini riuniti, con al centro Cirion le cui vesti venivano investite dal sole d’occidente come se “fossero in fiamme”. È stato complicato fare i conti con la geografia, poiché sapevo che le montagne viste a sud-ovest dovevano essere “meno bianche”, dato che era estate, e il loro impiego è stata un’occasione per aggiungere un po’ di epicità, per rendere più teatrale un momento piuttosto statico, ma comunque di interesse chiave per la storia dei Reami di Gondor e Rohan. Ho cambiato i capelli di Eorl quattro volte, stabilendo infine che il sole doveva riflettersi sui suoi lunghi capelli biondi, per farlo corrispondere all’epiteto “il Giovane”».

Hai dichiarato più volte che ti sarebbe piaciuto creare un artbook. Ci sono stati progressi per quanto riguarda quest’idea?
«Giace ancora nel reame delle possibilità, ma non ho alcun piano concreto al momento. In ogni caso, sto considerando quale sarebbe l’approccio migliore in modo da essere in regola con gli aspetti legali della pubblicazione di materiale coperto da copyright».

Hai di fatto avuto modo di tenere una corrispondenza con J.R.R. Tolkien quando cominciasti. Com’è stato, e come questa cosa ha influenzato la tua arte?
«Ha motivato un giovane artista adolescente e illustratore in erba a continuare la sua ricerca per l’affermazione di un crescente corpus illustrativo che fosse degno del fantasy ricco e profondamente stimolante che il professor Tolkien ci ha donato».

La Barriera e il Castello Nero - di Ted NasmithCon quali mezzi ti piace lavorare di più? Usi mai computer o strumenti digitali?
«Uso un po’ di software nelle prime fasi, in modo da provare le variazioni di tono e fare esperimenti, per lo più. Non mi sono mai davvero interessato alla creazione di opere completamente in digitale. Il mio strumento principale per i dipinti continua a essere la tempera, per quanto i lavori per Il Trono di Spade (edizione deluxe da collezione) mi abbiano riportato alle matite, in particolar modo all’uso della grafite su carta grigia risaltata da punti di luce bianchi».

Ti piacerebbe parlare di altri progetti che hai concluso di recente, o sui quali stai ancora lavorando?
«Tra la primavera e l’estate ho consegnato tre commissioni private. La prima è un’immagine dell’Ithilien, con Samwise che cucina conigli accanto a uno stagnetto; la seconda è la copertina per un romanzo fantasy-epico intitolato A Seat for the Rabble (Un Seggio per la Plebaglia), raffigurante un enorme tempio in fiamme che si profila minacciosamente su un villaggio medievale dal quale fugge una ragazza; la terza è stata una copertina per un CD e un vinile, con illustrazione di un paesaggio marino con scogli neri, mare grigio, onde spumose e un debole sole, e un gruppo di maghi ammantati di bianco in conclave accanto all’acqua. Al momento sto lavorando a una commissione dal Silmarillion raffigurante Glorfindel e il Balrog nella scena sul Passo delle Aquile».

Avevi già dipinto la scena intitolata “Tuor raggiunge la Città Nascosta di Gondolin” per il calendario della HarperCollins del 1996, ma per questo libro hai ridipinto la scena.
«Mentre rileggevo un estratto dai Racconti Incompiuti, in cui Tolkien scrive che Tuor “poté vedere Gondolin tra la bianca neve”, e raccoglievo le idee per lavorare, sono stato colpito dalla parola “neve”. “Ma certo che è inverno”, ho pensato, eppure, a basarsi sul testo del Silmarillion non si riesce ad apprezzare questo dettaglio. Ovviamente Tuor e Voronwë passano accanto alle ghiacciate Pozze di Ivrin durante il loro viaggio verso Gondolin… Consideratemi un artista felice per aver avuto modo di correggere quest’aspetto con l’illustrazione di questi Racconti Incompiuti, e usare uno schema di colori invernale per offrire una magica visione della città condannata. E naturalmente ho prestato molta più attenzione alla descrizione delle porte e delle personalità lì riunite! Tutta questa situazione è stata molto complessa da risolvere. Rendere giustizia a quel raduno avrebbe richiesto un dipinto a parte, davvero (le Sette Porte sono un invito per un artista!), ma per questa illustrazione c’era bisogno di scorgerne almeno una parte. Quindi ecco Echtelion, con il suo cavallo e scudiero, e il Capitano della Guardia, Elemmakil, accanto a Voronwë e Tuor».

Alan Lee

Alan LeeCiao Alan, grazie per aver trovato un po’ di tempo per chattare. Hai trascorso decenni a illustrare i libri di Tolkien. Cosa ti ha attirato nella Terra di Mezzo, di preciso?
«Storie e racconti geniali, il cui argomento è quello che più mi attrae – il mito e il romanzo epico – ambientati in una terra che è sia vera che immaginaria e meravigliosamente evocata. Una delle cose migliori per un illustratore, però, è che la descrizione dei luoghi e dei personaggi è piuttosto sommaria e lascia ampio spazio all’immaginazione dei lettori».

Hai un bel rapporto con la HarperCollins e la Tolkien Estate, avendo illustrato Lo Hobbit, Il Signore degli Anelli e i tre “Grandi Racconti” dei giorni degli Eldar. Christopher, soprattutto, apprezzava la tua visione della Terra di Mezzo.
«La cosa più bella che Christopher ha detto circa le mie interpretazioni è stata che esse non cambiavano la visione di suo padre della Terra di Mezzo, ma la ingrandivano».

Qual è stato il processo che ti ha portato a scegliere quali scene illustrare?
«Dipende dal processo di stampa. Se le tavole a colori sono stampate su carta artistica, allora possono essere collocate solo in posti particolari, a causa della rilegatura, ma se sono stampati sulla stessa carta su cui è stampato il testo, possono trovarsi ovunque. Quindi si tratta di una combinazione tra questi fattori e il punto in cui starebbe meglio un’illustrazione. Per me la cosa principale è il rispetto del testo, senza entrare in competizione con esso – decidere una scena e provare a creare un’atmosfera. Mi concentro più sui paesaggi e i luoghi che sui personaggi e l’azione».

I Figli di Húrin - copertina di Alan LeeCi sono sei tuoi dipinti in questa nuova edizione dei Racconti Incompiuti – Quanti sono nuovi?
«Ci sono sei illustrazioni a colori all’interno e una per la copertina, inclusa come stampa nell’edizione deluxe. Ho anche lavorato a tre piccole vignette a matita. Una delle illustrazioni nel libro è stata fatta per I Figli di Hurin nel 2007, ma non era mai stata usata».

A cosa ti sei ispirato per lo stile della nave nell’illustrazione che compare sulla sovraccoperta della nuova edizione dei Racconti Incompiuti?
«Nel testo ci sono pochi dettagli sull’aspetto delle navi: sono alte, e con molti alberi. Ho pensato che dovessero avere la vela latina, e che fossero riccamente decorate, e ho provato a introdurre alcuni elementi di connessione con le navi romane ed egiziane, in modo da creare un miscuglio di varie influenze senza essere la copia di quanto ci ha tramandato l’archeologia».

Quale scena non vedevi l’ora di illustrare?
«Sono stato piuttosto colpito dalla storia di Amroth e Nimrodel».

Ci sono state scene che hanno rappresentato sfide particolari nella rappresentazione o nella bozza, sulle quali hai dovuto lavorare?
«La battaglia ai Guadi dell’Isen è stata un soggetto importante – forse meglio gestita come paesaggio – e l’ho dipinta in grande scala, poiché desideravo dipingere i personaggi in una dimensione a me congeniale. Ho finito col passarci una marea di tempo».

Ti piacerebbe parlare di altri progetti che hai concluso di recente?
«C’è una bellissima lettura de Lo Hobbit a opera di Andy Serkis che è stata pubblicata come audiolibro, e ho lavorato alla sua copertina».

John Howe

Artisti: John HoweCiao John, grazie per la partecipazione. Noto che hai creato sei nuove tavole per la nuova edizione illustrata dei Racconti Incompiuti. Qual è stato il processo per scegliere quale scena illustrare?
«Dividere le Tre Ere tra i tre illustratori dev’essere stato un bel rompicapo editoriale da risolvere! Ognuno di noi ha ricevuto la lista di potenziali soggetti e ne abbiamo forniti a nostra volta, e l’editore ha trovato la soluzione migliore. (Non vedevo l’ora di fare gli Stregoni Blu, per esempio, ma Ted ha avuto la meglio.) Parimenti, ero impaziente di lavorare a una scena marina, considerando tutte le bellissime coste della Nuova Zelanda che avevo scalato nei mesi precedenti. Ho scelto una scena che mi ha permesso di usare le foto che avevo scattato a Wistman’s Wood, nel Devon. Devo confessare che mi sono davvero tolto degli sfizi per almeno metà delle illustrazioni. Per le altre tre, visto che le scelte si assottigliavano, si è davvero solo trattato di analisi del testo e di mandare le bozze all’editore».

Hai una scena preferita che non vedevi l’ora di illustrare?
«Farò comunque quegli Stregoni Blu, credo. Ci sono così tante scene nei Racconti Incompiuti che mi piacerebbe ancora illustrare».

Nirnaeth Arnoediad - John HoweCi sono state scene che hanno rappresentato sfide particolari nella rappresentazione o nella bozza, sulle quali hai dovuto lavorare?
«L’ampio raggio della Terra di Mezzo, combinato al relativamente piccolo numero di illustrazioni, ha proposto una larga scelta di soggetti e metodi di lavorazione. Mi è piaciuto davvero dipingere la Battaglia delle Innumerevoli Lacrime, anche se, a dir la verità, potrei tornarci su e rifarla un’altra dozzina di volte, scegliendo angolazioni diverse o soffermandomi sui vari episodi. Suppongo che la sfida più grande consista nello scremare la moltitudine di opzioni e sceglierne solo una.
Visualizzare Tolkien, credo sinceramente, è un processo non dissimile dalla trascrizione del suo mondo, col vantaggio di potersi appoggiare ai suoi testi per lavorare. Significa illustrare tra le righe, spingersi un po’ più a fondo, cercare l’attendibilità caratteristica del suo lavoro, con lo svantaggio di non lasciare sempre tutto all’immaginazione. Detto ciò, ogni illustrazione dovrebbe essere un invito, che permetta allo spettatore di portare la sua esperienza personale, sia essa in relazione alla lettura che a un più ampio contesto, a completare il quadro».

Ti sei immerso nella Terra di Mezzo per la maggior parte degli ultimi due decenni (o anche più). Su che altro hai lavorato per evitare di scoppiare?
«Sono poche le cose a cui doversi attenere per coerenza nelle illustrazioni, e di conseguenza i personaggi “consolidati” e le scene sono soggette di continuo a nuove interpretazioni. Non esiste una versione “ufficiale”, grazie al cielo!

Artisti: John HoweI lavori su Tolkien hanno sempre presentato delle sfide. La ricchezza e la complessità dei suoi riferimenti spingono un illustratore attento non solo lontano nelle indagini storiche, ma anche nel profondo, in quello spazio interiore in cui risiede l’ispirazione. Ho sempre affermato che ispirazione e informazione vanno mano nella mano, per quanto possano prendere strade diverse e richiedere un diverso tipo d’impegno. L’informazione è una sorta di ricerca eterna per tutto. Qualsiasi creatore di immagini è aperto al mondo, perché è lì che le immagini risiedono. L’ispirazione è quel che nasce quando spegni ogni pensiero cosciente e dai modo all’arte di affluire. È già lì, ovviamente, assieme a un numero infinito di possibilità, solo che la tua matita non l’ha ancora scoperta.
Ho fatto molte ricerche per individuare con precisione le “fonti” di Tolkien, come se potessi davvero trovare su mappa ogni singola cosa di cui abbia scritto. Per quanto sia tentato di collegare ogni cosa a un posto e una data (e i riferimenti a luoghi specifici nella vita di Tolkien sono moltissimi, basti pensare alle sue escursioni in Svizzera), e per quanto non sia abbastanza, credo che sia da considerarsi un omaggio indiretto alla coerenza e all’incredibile accuratezza della costruzione del suo mondo fantasy. Tutto quello che descrive sembra così vero che dev’essere per forza basato su esperienze personali. Tolkien riesce a coinvolgerci emotivamente, non intellettualmente. Raramente descrive, tranne alcune eccezioni degne di nota, i tratti distintivi di uno scenario o di una città. Ci fornisce, invece, una finestra sulle menti dei suoi protagonisti, e descrive le loro sensazioni davanti a esse.

Allo stesso modo, voler ricollegare tutto a una mappa o alle sue peregrinazioni equivale a rigettare la ricerca perpetua di Tolkien per archetipi, caratteristiche, creature e personaggi che incarnino qualità che vanno oltre quelle del singolo e che ci indirizzano verso un’esperienza collettiva. Tolkien è una via per l’universalità attraverso l’aneddoto.

Questo saggio utilizzo dei riferimenti lascia molta interpretazione al lettore, e un ampio terreno all’illustratore in cui vagare a piacimento. In queste circostanze e in tale stimolante compagnia è difficile stufarsi, e stancarsi dell’universo di Tolkien significherebbe mostrare i propri limiti, non un’intrinseca monotonia del materiale…

John HoweLa cosa migliore dell’ispirazione è che se da una parte richiede un contesto per sbocciare, dall’altra possiede poca logica. Tolkien ha inventato linguaggi che sono una dilettevole combinazione di rigore filologico e coerenza accademica e per le parole che più gli piacevano ha piegato le regole, pur di farvele entrare. Creare un’immagine mentale segue lo stesso procedimento di rigida prigionia e puro caso. C’è molto della Nuova Zelanda nelle mie opere, da quando vi ho trascorso del tempo, così come c’è molto della Svizzera. Altri elementi al di fuori della mia esperienza personale sono il risultato di letture casuali sulla rete. Ho imparato che se c’è qualcosa che mi piace a livello visivo, scavando più a fondo troverò molti altri livelli d’interesse storici e culturali. Sono felice di essere un illustratore che incoraggia questo tipo di ricerca visiva».

Hai collaborato per molto tempo a vari film e con team televisivi. Credi che quelle esperienze abbiano influenzato il tuo approccio all’illustrazione della Terra di Mezzo?
«Film e progetti cinematografici mi hanno di sicuro lasciato la passione per i paesaggi! Inoltre, dato che molti degli aspetti dell’illustrazione completa – allestimento, luce, costumi, accessori, architettura, armature, regia degli attori, trucco e dozzine di altre cose, tutte le cose che si danno per scontate come parte dell’illustrazione – sono assegnati a più divisioni come compiti separati, e ogni lavoro di design di un film risulta alla fine una sorta di vacanza-studio pagata, dove ci si aspetta tu ingrandisca i tuoi orizzonti, ricerchi nuove idee, e fronteggi le sfide con originalità e pensiero trasversale. È un qualcosa che arricchisce, ed è intensamente cooperativo. L’illustrazione è più simile a una caccia solitaria. È meraviglioso avere l’opportunità di passare da una cosa all’altra».

Con quali mezzi ti piace lavorare di più? Usi mai computer o strumenti digitali?
«Preferisco gli inchiostri e gli acquerelli, ma faccio anche una buona dose di lavori in digitale. La maggior parte del lavoro negli ampi progetti corali, come nei film, è in digitale. Per contro, preferisco i metodi più classici quando si tratta di illustrare».

UMAN · John Howe Artist Series The Witch King StatueTi piacerebbe parlare di altri progetti che hai concluso di recente, o sui quali stai ancora lavorando?
«Credo tu ti sia perso la statua del Re Stregone!!! Ho lavorato con una compagnia di Beijing per produrre una serie di statuette da collezione a tema tolkieniano dalle mie opere. La prima statua è stata messa online in preordine un mese fa circa: un’edizione limitata di 300 copie, è andata esaurita letteralmente in un secondo. (Devono esserci state un sacco di persone con le dita pronte sul pulsante “invia”.) Stiamo ora lavorando sulla seconda e sulla terza.
Ho anche iniziato una collaborazione assai eccitante e stimolante con Jaquet-Droz, una compagnia di orologi del posto. Tutto incredibilmente miniaturizzato e preciso, è un altro pianeta. Lavorare su temi fantasy con i limiti dell’orologeria è davvero appagante.
Inoltre, sono stato molto attivo nella regione dell’Alsazia, in Francia, per un programma di promozione del loro ricco patrimonio culturale di castelli e rovine (ci sono 500 siti in Alsazia). Implica uno sviluppo crossmediale, nuove app e trovare un modo per rendere la visita di quei luoghi eccitante e istruttiva. Sono stato coinvolto anche in alcuni progetti di urbanistica e architettura, sia qui che all’estero.
Sto anche lavorando su un paio di libri, quindi per il prossimo anno avrò molto di cui scrivere e dipingere».

 

Vorrei ringraziare ancora tutti e tre gli artisti per il loro tempo e per l’impegno profuso nel rispondere ad alcune domande sul loro lavoro. Se siete interessati alla nuova edizione, sotto ci sono alcune informazioni sulle edizioni della HarperCollins e un paio di link dai quali ordinare. La maggior parte delle librerie dovrebbe averle, e le edizioni per le altre nazioni dovrebbero arrivare presto.

(questo articolo è la traduzione di quello originale in inglese pubblicato sul sito web Tolkien Guide e firmato da Jeremy Edmonds, che ringraziamo.
La traduzione in italiano è di Nunzia Paola Iandiorio)

 

ARTICOLI PRECEDENTI:
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LINK ESTERNI:
– Vai al sito della HarperCollins
– Vai al sito Tolkien Guide

 

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