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Dipinse la Terra di Mezzo per primo. Intervista con Tim Kirk

tim kirk calendarNegli anni Settanta, dare una forma visiva alla Terra di Mezzo era un’impresa pionieristica. Prima che il cinema codificasse l’immaginario di J.R.R. Tolkien, pochissimi artisti avevano osato confrontarsi a colori con la complessità del Signore degli Anelli. Tra questi spicca Tim Kirk, un autore capace di fondere la sensibilità dell’illustrazione classica per l’infanzia con una maestria tecnica eccezionale, meritandosi ben cinque Hugo Award! Tim Kirk, per la prima volta in Italia, sarà ospite a Dozza il 19 e 20 settembre in occasione della Biennale d’illustrazione FantastikA e ci farà dono della sua esperienza in tre distinti appuntamenti. Gli organizzatori – che ringraziamo calorosamente – hanno permesso di realizzare un’intervista esclusiva all’artista.

Dipinse la Terza Era prima di Hollywood

Tim Kirk FantastikaTim Kirk (nato nel 1947) si è formato presso la California State University di Long Beach. Nei primi anni Settanta, l’universo di J.R.R. Tolkien era quasi interamente privo di una tradizione illustrata strutturata. Per il suo progetto di Master in Illustrazione, conseguito nel 1973, Kirk propose alla commissione una sfida allora inedita: realizzare una serie di 26 dipinti dedicati a Il Signore degli Anelli. Il lavoro attirò immediatamente l’attenzione dei primi nuclei del fandom organizzato (apparendo su fanzine storiche come Mythlore e Mythprint). La vera svolta arrivò alla World Science Fiction Convention di Los Angeles, dove Ian e Betty Ballantine della celebre casa editrice Ballantine Books videro i dipinti esposti, decidendo di acquistarli per dare vita all’iconico Tolkien Calendar del 1975. Quell’evento segnò l’inizio di una carriera straordinaria, che lo avrebbe portato a illustrare opere cardine della saggistica tolkieniana (come la copertina di Guide to Middle-earth di Robert Foster nel 1971) e a lavorare per ben 25 anni come Imagineer e designer per la Disney.
Tim KirkL’approccio di Tim Kirk all’opera di Tolkien si distingue nettamente da quello iperrealista o epico-cinematografico che avrebbe dominato i decenni successivi. Kirk non si è limitato a una sola tecnica. Ha saputo piegare i diversi materiali alle esigenze atmosferiche del racconto. Laddove l’acquerello è stato utilizzato per infondere trasparenza e malinconia ai paesaggi elfici o alle scene bucoliche della Contea, l’acrilico e l’olio hanno offerto la densità materica necessaria a rappresentare le rocce opprimenti di Mordor o la solennità delle architetture di Gondor. Invece di concentrarsi sul dinamismo muscolare dei combattimenti, Kirk adotta una prospettiva contemplativa, come anche osservato da Angelo Montanini, che in parte si è ispirato a lui per gli Orchi. Tim KirkI personaggi, infatti, sono spesso figure di piccole dimensioni, quasi inghiottite da una natura immensa, arcaica e parlante. È l’ambiente a farsi carico della narrazione emotiva, ereditando la lezione della pittura di paesaggio dell’Ottocento. I recensori dell’epoca e gli storici dell’arte hanno spesso evidenziato l’atmosfera apparentemente “fanciullesca” (childlike) delle sue figure. Non si tratta però di ingenuità, bensì di un preciso richiamo stilistico ai grandi illustratori della Golden Age europea, come Arthur Rackham o Edmund Dulac. Le creature (soprattutto gli Hobbit o Nani) o gli ambienti (la fattoria di Maggot) possiedono una fisionomia morbida e caricaturale, che restituisce l’autentico sapore del racconto mitopoietico e fiabesco prima che venisse “normalizzato” dagli standard del fantasy moderno.

L’intervista

Tim Kirk 1) Maestro Kirk, partiamo dalle origini della sua tesi di Master del 1973. All’epoca, proporre una serie di 26 dipinti basati su Il Signore degli Anelli a una commissione accademica era un atto di rottura, quasi un azzardo. Come accolsero i professori della California State University l’idea di una tesi incentrata su un’opera letteraria fantasy, genere allora spesso snobbato dal mondo dell’arte ufficiale?
«Hai ragione. All’epoca (fine anni ’60 – inizio anni ’70), J.R.R. Tolkien era visto (nel mio Paese) come un argomento non abbastanza serio per un progetto di tesi di laurea magistrale — un argomento più contemporaneo e “socialmente rilevante” sarebbe stato preferibile. Tolkien era considerato da molti nel mondo accademico solo una moda passeggera, qualcosa di banale per un pubblico di nicchia molto piccolo. Va a merito del comitato del mio Master che finalmente, dopo un po’ d’esitazione mi permise di procedere. Il numero di opere da produrre era, all’inizio, non specificato».

tim kirk2) Nelle sue tavole, come in Gandalf and Bilbo o The Last Shore (poi confluite in A Tolkien Treasury), si avverte un uso magistrale e combinato di olio, acrilico e acquerello. Può spiegarci come sceglieva il medium pittorico per una specifica scena della Terra di Mezzo? In che modo la materia del colore l’aiutava a evocare il senso di “storia vissuta” e di decadenza tipico dei testi di Tolkien?
«Sono stato incoraggiato a sperimentare con una varietà di media — acrilico, oli, acquerello, inchiostro, colori matita, aerografo, gesso — per dimostrare la mia competenza. Ovviamente in quegli anni non c’erano media digitali. Ho cercato di adattare i materiali che usavo all’umore della scena o del momento nei libri che avevo scelto di illustrare. tim kirkCercai di catturare l’atmosfera di quel momento, che fosse oscuro e cupo, misterioso, tragico, orribile, bello, umoristico, pacifico o elegiaco (come in The Last Shore). Ho studiato il lavoro dei miei artisti e illustratori preferiti per trovare modi per rappresentare quegli stati d’animo: il romantico, i movimenti preraffaelliti e simbolisti nella pittura del XIX secolo; illustratori come Gustave Dore, Arthur Rackham, Sidney Sime, Edmund Dulac, N.C. Wyeth, Jessie Wilcox Smith, Howard Pyle e molti altri… La mia lista di influenze è lunga! Quello che hanno tutte in comune è la capacità di raccontare una storia, di onorare l’autore che sono illustrare e ampliare l’esperienza del lettore».

Tim Kirk: "War of the Ring"3) Nel 1977 lei ha firmato l’apparato visivo e la splendida copertina dipinta del gioco da tavolo della SPI, War of the Ring. Lavorare per il mondo del gioco di strategia richiedeva un bilanciamento tra la sua visione artistica fiabesca e la necessità di rappresentare la geografia bellica e le fazioni della Terra di Mezzo. Quali sfide ha comportato quel progetto rispetto alla libertà accademica della sua tesi?
«È stato un vero e proprio wargame ispirato a “Il Signore degli Anelli”, realizzato durante l’epoca d’oro degli esagoni dal game designer Richard H. Berg. Si potrebbe descrivere come un’avventura old-school nel bene e nel male. Pedine di dimensioni ridotte, una ventina di pagine di regole in bianco e nero a caratteri piccoli e un’interpretazione MOLTO approfondita de “La Guerra dell’Anello” di Tolkien, giocabile da 2 a 5 giocatori in una singola (seppur lunghissima) serata. Non ho avuto problemi a lavorare con i game designer di “War of the Rings” e altri giochi di strategia [Kirk ha illustro anche le due espansioni su Gondor e Sauron e un altro gioco dal titolo Swords & Sorcery]. La maggior parte quello che ho fatto per loro è stato il design dei personaggi, che mi piace molto».

tim kirk4) L’editore Ballantine scelse solo 13 immagini per comporre il Calendario del 1975. Che fine hanno fatto le 13 immagini scartate? Cosa ritraevano?
«Le opere non utilizzate nel calendario del 1975 includevano immagini del primo incontro degli hobbit con Aragorn, Barbalbero, Tom Bombadil, l’incontro di Gandalf con il Balrog, momenti hobbit domestici e tranquilli, e diverse altre, di varie dimensioni e supporti. Stavo sperimentando con tutte, testando quale approccio funzionasse meglio e scartando ciò che non funzionava. Penso di avere il merito di essere stato il primo artista ad aver dato le orecchie appuntite a entrambi gli hobbit e gli elfi – e l’unico motivo per cui l’ho fatto era per rendere i primi un po’ meno umani. Tolkien non menziona mai le orecchie appuntite, e quando lo fa è per descrivere proprio il fatto che gli hobbit le avevano a punta come gli elfi, per quanto ne so!. Alcuni dei miei dipinti ebbero più successo di altri, e questo era prevedibile. Penso che, dato che il calendario poteva contenere solo 13 dipinti, che i Ballantine scelsero quelli giusti».

Tim Kirk5) Avendo lavorato per ben 25 anni come Imagineer per la Disney, plasmando spazi tridimensionali e parchi a tema, crede che la sua immersione giovanile nei paesaggi e nelle architetture tolkieniane abbia influenzato il suo modo di concepire il design ambientale e l’immersività visiva nel suo lavoro successivo?
«Assolutamente sì. Credo che la mia immaginazione del mondo del professor Tolkien — la sua vastità, la varietà, l’architettura e i paesaggi— abbia influenzato e arricchito il mio lavoro con Walt Disney Imagineering, creando un’atmosfera immersiva per gli ambienti dei parchi a tema che ho progettato durante tutti i miei anni di carriera.
I mondi creati dal Professore sono vividamente reali, con un elemento fantasy che è totalmente convincente e naturale. Devo molto a quella visione».

 

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LINK ESTERNI:

– Vai al sito ufficiale di Fantastika
– Vai alla pagina facebook Centro Studi – la Tana del Drago
– Vai al sito ufficiale della Fondazione Dozza Città d’Arte
– Vai al sito del direttore artistico Ivan Cavini
– Vai alla pagina facebook Lords for the Ring – Tolkien Art Calendar
– Vai alla pagina facebook di Eterea Edizioni

 

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