La FantastikA Tana del Drago 2026

Locandina Fantastika 2026Non è andato tutto liscio, perché non va mai tutto liscio. Ma quando si fa presto a dire cosa è andato storto significa che per lo meno la lista è corta. In effetti, per quanto pertiene l’organizzazione AIST a FantastikA 2026 soltanto due cose non sono andate come avrebbero dovuto. La prima è stata il rapporto quantità-prezzo della ristorazione, a volte un po’ critico; la seconda è stata l’area giochi allestita nel garage della Tana del Drago, troppo nascosta rispetto al passeggio dei visitatori. Ma almeno a quello si è potuto rimediare già il secondo giorno: Tana del Drago a Dozzatrasferita all’interno della Tana, l’area giochi si è subito riempita di giocatori.
Per il resto, la partecipazione dell’AIST a FantastikA non può che avere un bilancio positivo. E bisogna dire che mai come quest’anno non era scontato, con un Consiglio Direttivo rinnovato al 100% e insediato da quattro mesi, con le ferie estive di mezzo, una gran quantità di incombenze da gestire e un conseguente ridimensionamento delle attività dell’AIST all’interno del festival rispetto alle scorse edizioni.

Un buon esito

Tana del drago a DozzaIn buona sostanza, a FantastikA 2026 l’AIST ha organizzato e gestito soltanto la propria sede, la Tana del Drago, con l’unica eccezione della conferenza di Paolo Nardi e Riccardo Ricobello su Tolkien e Omero, che si è riusciti a fare ospitare nella sala grande della rocca di Dozza e che, come volevasi dimostrare, è stato uno degli incontri più affollati.
Le conferenze ospitate nella saletta della Tana, pur rivolgendosi a un pubblico più specifico, hanno ottenuto un ottimo riscontro, grazie alla competenza di soci e socie di grande esperienza Conferenze alla Tana: Roberto Arduini e Matteo Stefanicome Ferruccio Cortesi, Carla Iacono Isidoro, Roberto Arduini, Matteo Stefani, Erica Martin e Roberto Fontana. Una volta allocate meglio, anche le sessioni di gioco sui tavoli della tavernetta sono andate alla grande. È stato un piacere vedere gli spazi della Tana riempirsi così.
I visitatori che sono saliti al piano superiore per ammirare le collezioni permanenti e le novità esposte hanno manifestato meraviglia e gratitudine, e anche questa è una bella ricompensa per il lavoro svolto. L’allestimento da parte del Sito dell’Anello dello spettacolare set del Fosso di Helm (una grande struttura architettonica, con oltre trecento miniature dipinte) nella stanza maggiore ha senz’altro valorizzato quell’ambiente, consentendo anche un’originale integrazione alle numerose visite guidate che si sono svolte tra sabato e domenica.
foamMa anche la mostra di diorami di Matteo Marcucci, in arte Cave di Foam, ha fatto il pieno di complimenti e la cosa fa un gran piacere.
Va detto che la stanza della «Biblioteca Tolkien» è ancora un po’ spoglia, ma se si pensa che a metà dell’estate le due librerie di legno intarsiato erano ancora nello stato in cui erano state acquistate, senza nessun trattamento e senza nemmeno gli scaffali montati, e che a FantastikA i visitatori hanno potuto vederle complete e già mezzo riempite di saggi e libri tolkieniani, c’è di che esserne orgogliosi. Piano piano anche quel progetto sta prendendo forma, soprattutto grazie all’impegno di Carla Iacono Isidoro.  Tim Kirk alla TanaUltimo ma non ultimo, anche il bookshop ha riservato soddisfazioni.
A conti fatti, la Tana del Drago nell’arco di due giorni è stata vissuta e attraversata da centinaia di persone, appassionati e lettori e ha avuto, inoltre, un ospite di particolare riguardo, niente meno che Tim Kirk, uno dei pionieri dell’illustrazione tolkieniana, guest star del festival. Kirk, in compagnia di sua moglie, ha voluto fare una visita guidata alla Tana, durata ben tre quarti d’ora, e ci ha lasciato con un complimento molto simile a quello che ci aveva già regalato Tom Shippey nel 2022 circa l’unicità del luogo e l’augurio che anche in altri paesi del mondo nascano sedi del genere: «I wish we had something like this in the United States…».

Una bella atmosfera

Il direttivo alla TanaTuttavia a rendere positivo il bilancio è anche – se non soprattutto – un’altra cosa. Qualcosa che per la vita di un’associazione è quanto mai fondamentale: la partecipazione dei soci e delle socie alla gestione della Tana nelle giornate del festival, il prendersi cura insieme della sede dell’AIST aperta al pubblico. Che si trattasse di veterane o che fossero neoassociate, le persone offertesi volontarie, provenienti da varie parti d’Italia, hanno fatto i turni di sorveglianza ai piani, gestito gli ingressi o le sessioni di gioco, partecipato a front e back office, sbrigato incombenze. È stata una straordinaria, quasi commovente, dimostrazione d’affetto per l’AIST, ma anche l’occasione per molti di conoscersi, parlare, condividere un momento importante della nostra attività sociale. E qui l’improvvisato cronista non può che cedere il passo al socio fondatore, per una riflessione che – a costo di un immediato fraintendimento – è difficile non definire “politica”.
Nei due giorni dozzesi abbiamo visto all’opera e toccato con mano il valore aggiunto dell’esperienza associativa. Cena Soci AIST 2026Nessuna apologia, nessuna esaltazione acritica, per carità. Si sa che la vita di una comunità – di qualunque comunità – è tutt’altro che rose e fiori. Oltre ai bei momenti, cioè alle serate e ai gruppi di studio, alle cene sociali, al confronto serrato sui testi di Tolkien, sui giochi o sui film… ci sono anche attriti, divergenze di merito e di metodo, idiosincrasie, simpatie e antipatie, che producono visioni e interpretazioni parzialissime delle dinamiche interne a un gruppo sociale. Dentro l’AIST non siamo e non siamo mai stati tutti amiconi, e ci sono argomenti su cui la si pensa perfino in maniera opposta. Nell’arco della nostra breve storia abbiamo avuto scontri interni, momenti di burrasca, abbandoni laceranti. Ma in quegli stessi momenti nella maggior parte di noi ha prevalso l’insegnamento di Tony D’Amato in Ogni maledetta domenica, per cui o si risorge come collettivo o si viene annientati individualmente. Infatti siamo ancora qui. Ancora in piedi, a smentire le quotazioni avverse dei bookmaker e a fare quello che ci piace. Questo esserci ancora è la quintessenza dell’esperienza collettiva. È la possibilità, nonostante tutto, della difficile convivenza e cooperazione tra persone diverse, con una passione e una finalità condivise. Cosa tutt’altro che scontata nei tempi che corrono. Niente come il weekend di FantastikA alla Tana del Drago ce l’ha dimostrato una volta di più. Soci AIST a DozzaCiò è possibile anche perché in momenti come questo non si fanno distinzioni di gerarchia, anzianità, celebrità o altro, ma semplicemente si accetta la disponibilità altrui e si ricambia con la propria. La natura politica profonda di una comunità è tutta qui. Il resto sono gli errori e gli equivoci in cui possiamo e potremo sempre incorrere, ma che abbiamo dimostrato di poter superare. Ed è quello che ci consente di guardare avanti, magari canticchiando il ritornello di una vecchia hit di quegli inveterati anarchici dei Chumbawamba: I get knocked down, but I get up again / You’re never gonna keep me down…

GUARDA IL VIDEO

ARTICOLI PRECEDENTI:

– Leggi l’articolo FantastikA 2026: due giorni di incontri, giochi e Terra di Mezzo
– Leggi l’articolo Dipinse la terra di Mezzo per primo. Intervista con Tim Kirk
– Leggi l’articolo La Terra di Mezzo sul tavolo

LINK ESTERNI:

– Vai al Sito dell’Anello
– Vai alla pagina Instagram di Cave di Foam
– Vai al monologo di Tony D’Amato in Ogni maledetta domenica

.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.