Cosa succede quando la Terra di Mezzo smette di combattere l’Oscuro Signore per fare i conti con il politicamente corretto e l’intersezionalità? Chiudiamo la lunga carrellata sui fan film dedicati alla Terra di Mezzo (ben cinque articoli da agosto!), con un po’ di, forse troppa, ironia! Ma si tratta di satira e quindi va presa così com’è, anche perché gli altri video del sito web comprendono una raccolta di fondi da parte di bambini emaciati africani per nutrire Ariana Grande (!) o la tristezza del sindaco musulmano di New York Mamdani perché non ha appigli legali per invadere la Polonia (!!!). Sono tutti video falsi, chiaramente, ma fanno capire il tenore scanzonato del sito web, un po’ come da noi può essere Lercio. Qui parliamo del celebre sito satirico statunitense The Babylon Bee che ha rilasciato uno sketch
comico intitolato Exclusive Scene From The Rings Of Power. Il video si propone come una finta “scena esclusiva” tratta dalla nota serie televisiva di Amazon, trasformando i protagonisti della serie tv – vagamente ispirati alle Appendici del Signore degli Anelli – in una caricatura esasperata degli stereotipi e dei dibattiti sociali contemporanei. Il risultato è una parodia tagliente che usa l’ironia per criticare le forzature ideologiche nelle grandi produzioni hollywoodiane.
Il progetto: pronomi e sensi di colpa
Vista la finezza del video, il lettore perdonerà i numerosi spoiler. Altrimenti, consigliamo di vedere prima il video e poi leggere il seguito di questo articolo. Il cuore narrativo dello sketch dissacrante si sviluppa attraverso l’incontro ravvicinato tra il guerriero Klovbar di Númenor e l’elfa Gwenreal di Eregion (al minuto 1:27). Quello che dovrebbe essere un classico momento epico devia subito nel grottesco: la fanciulla si presenta specificando che i suoi pronomi sono “she/her” (lei) e ammonisce il soldato di trovarsi su «terraglie rubate alle popolazioni indigene degli Orchi» (al minuto 1:37).
La battuta colpisce due pratiche consolidate in alcuni contesti d’oltreoceano: la prima è l’abitudine di introdursi specificando i propri pronomi di genere (gender pronouns); la seconda è la cosiddetta Land Acknowledgment (il riconoscimento formale della terra), una dichiarazione istituzionale con cui si apre gran parte degli eventi pubblici statunitensi per ricordare che il terreno calpestato è stato sottratto alle popolazioni indigene native. L’assurdo comico consiste qui nel considerare gli Orchi (esseri storicamente mostruosi e distruttivi) come i “nativi pacifici” oppressi. La comicità tocca il culmine quando Klovbar uccide un orco per difendere Gwenreal (al minuto 2:16). Invece di ringraziarlo, l’elfa lo accusa di «presunzioni colonialiste interiorizzate» (al minuto 2:44), definendo gli orchi “un gruppo emarginato e oppresso”. Di fronte all’arrivo di una nuova minaccia, a Klovbar viene persino vietato di combattere per evitare di «colpire verso il basso» (al minuto 2:50).
L’unica soluzione concessa è porgere le proprie scuse ufficiali all’orco per rimediare al proprio «senso di colpa numenoreano». Il concetto comico di “punching down” (l’idea secondo cui la satira o la forza non vadano mai usate contro chi si trova in una posizione sociale inferiore) impedisce al guerriero di difendersi, suggerendo l’assurda idea di sconfiggere un mostro assassino semplicemente chiedendogli scusa per i propri privilegi di umano. Altro momento esilarante è quello di cui Gwenreal conclude la sua descrizione con: «…e indosso un mantello verde. Sì, è per i ciechi». Klovbar gli risponde in maniera ingenua: «Se sono ciechi, perché dovrebbero sapere che indossi un mantello verde?» (al minuto 1:44). Qui si prende gioco dell’inclusività radicale nei contenuti video e nelle conferenze web, in cui i relatori descrivono fisicamente se stessi e i propri vestiti per le persone non vedenti. Klovbar applica una logica letterale e spiazzante: un cieco non può visualizzare il colore verde, rendendo l’informazione del tutto superflua nel contesto di un’emergenza nei boschi. Nel finale entra in scena
anche Kamula, principessa di Khazad-dûm (al minuto 4:15), che rivendica il diritto di uccidere i nemici solo perché, nella scala dell’intersezionalità sociale (lo “studio della sovrapposizione di diverse discriminazioni simultanee”), la sua categoria (è una nana + di colore + disabile) risulta ancora più oppressa di quella degli orchi (al minuto 4:15). Il suo ruolo incarna la caricatura della “tessera mancante” dell’intersezionalità: aggressiva, fiera e consapevole di occupare una posizione di massimo vantaggio nella piramide del vittimismo. Nella satira dello sketch, l’intersezionalità viene ridotta a una sorta di “gioco a punti” in cui chi accumula più fattori di oppressione ottiene una licenza morale speciale, permettendo alla principessa nana di uccidere l’orco semplicemente perché dichiara di appartenere a una minoranza più svantaggiata della sua.
La produzione e il dietro le quinte
Trattandosi di uno sketch comico ad alto budget per il web, la produzione è firmata interamente dal team di The Babylon Bee, una testata satirica nota per i suoi contenuti fortemente polarizzanti e ironici verso la cultura woke. Il dietro le quinte del progetto unisce l’estetica fantasy a un impianto da sitcom: il video vede la partecipazione speciale dell’attrice e content creator Chandler Juliet (nel ruolo della parodia elfica di Galadriel), affiancata dai volti storici e dai collaboratori della comedy troupe del canale. Nonostante l’intento parodistico, i costumi dei personaggi (dalle orecchie a punta dell’elfa alle armature e le parrucche dei nani) replicano fedelmente l’estetica sfarzosa della produzione miliardaria di Amazon. Questo contrasto visivo serve a rendere ancora più stridente l’uso di reali e serie battaglie contro le molestie di strada (“catcalling”), i dialoghi infarciti di termini sociologici moderni come il “body shaming”
(“offendere una persona per il suo aspetto fisico”, al minuto 3:41) o il “manspreading” all’interno di un bosco medievale (“allargare troppo le gambe”), sintomo del fenomeno maschile, sia fisico sia psicologico, di prendersi tutto lo spazio disponibile lasciandone poco alle donne, al minuto 2:16). Trasferire queste lamentele metropolitane e moderne all’interno della nobile e millenaria società elfica crea un anacronismo esilarante. Come per ogni produzione del network, lo sketch funge da traino commerciale per promuovere lo store ufficiale del brand e la campagna abbonamenti premium sul loro sito istituzionale.
La reazione dei fan e la fedeltà a Tolkien
Il video è stato pubblicato il 1 settembre 2022, il giorno prima della messa in onda della prima stagione di “The Rings of Power”. Quindi, questo fan film non può essere una critica seria alla stagione, ma è il risultato dei sei mesi di polemiche che hanno coinvolto i social web in reazione alla promozione ufficiale – in parte fallimentare – di Amazon Prime, tutta mirata verso la fedeltà alle opere di Tolkien, verso la superiorità degli script originali di John D. Payne e Patrick McKay e verso la cultura dell’inclusività forzata e delle quote di genere rispetto a una trama consolidata dai libri pubblicati. La reazione del pubblico ha, quindi, seguito la natura divisiva che caratterizza la satira politica statunitense, raccogliendo un forte calore nella propria nicchia di riferimento. Il video ha totalizzato oltre un milione e 200mila visualizzazioni su YouTube e altrettanto seguito sui canali social collegati (X e Instagram). La sezione commenti si è riempita di utenti divertiti che hanno lodato le battute sul cibo etnico dell’orco (ironizzando sulla celebre frase «il menu prevede carne» (al minuto 3:22) e sulle derive dei moderni linguaggi inclusivi applicati al fantasy (al minuto 1:27). Se da una parte il pubblico e i detrattori della serie Amazon hanno accolto lo sketch come una boccata d’aria fresca e una critica legittima alla politicizzazione dell’intrattenimento, una fetta di critica e spettatori lo ha bollato come una satira prevedibile, basata su provocazioni ripetitive sui temi dell’identità di genere e del politicamente corretto. Al di là delle polemiche, dal punto di vista della fedeltà filologica, si può solo dire che l’opera è l’antitesi totale dell’universo tolkieniano, e nasce proprio con questo scopo. Laddove il Professore di Oxford ha costruito una mitologia basata su un senso oggettivo del Bene e del Male — dove gli Orchi rappresentano la corruzione della vita operata da Morgoth —,
la parodia di The Babylon Bee distorce volutamente la storia per dimostrare come l’applicazione forzata delle lenti ideologiche contemporanee finisca per distruggere il nucleo epico e morale del fantasy classico (al minuto 2:33).
Chiudiamo con un’ovvia e scontata riflessione: l’articolo analizza questo fan film per quello che è, cioè una parodia alla Monty Python della serie tv di Amazon, accusata di essere troppo incline alla cultura woke hollywoodiana. Per chi scrive, invece, la serie tv ha peccati e lacune molto più gravi (oltre a qualche pregio come la colonna sonora, alcune scenografie e alcune ottime interpretazioni come quelle di Adar, Dysa e Arondír): su tutti, la pessima scrittura, i buchi enormi di sceneggiatura, i dialoghi a tratti stucchevoli e la caratterizzazione di alcuni dei personaggi…
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LINK ESTERNI:
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