Il fandom legato a J.R.R. Tolkien è da sempre uno dei più attivi e creativi del panorama cinematografico indipendente. Negli ultimi anni, grazie all’evoluzione di tecnologie digitali accessibili e a costumi di livello professionale, registi indipendenti e appassionati di tutto il mondo sono riusciti a colmare i vuoti lasciati dalle grandi produzioni miliardarie, confezionando opere sorprendenti. Dai cortometraggi intimi alle parodie satiriche, fino a vere e proprie produzioni colossali sponsorizzate, la Terra di Mezzo continua a vivere attraverso l’obiettivo dei fan. Con una serie di articoli, iniziamo un viaggio dietro le quinte delle più recenti e rilevanti produzioni indipendenti dedicate a Il Signore degli Anelli.
L’Orrore sperimentale e psicologico
Il regista di YouTube Devin Graham, molto noto sulla piattaforma con lo pseudonimo di Devin SuperTramp, ha sorpreso il suo pubblico rilasciando un cortometraggio indipendente intitolato Lord of the Rings | Short Horror Film. Rilasciato in concomitanza con il periodo di Halloween, il progetto si distacca parzialmente dalle produzioni d’azione ad alto budget tipiche del suo canale per abbracciare il cinema horror puro, unendo la caratteristica cinematografia dinamica del regista a tonalità oscure e spaventose. Il corto condivide una forte sinergia produttiva sia con l’ambizioso progetto live-action The Lord of the Rings: Rise to War in Real Life (ne scriveremo nel prossimo articolo), sia con un altro celebre corto horror del canale dedicato a Resident Evil, con cui spartisce lo stesso universo creativo e il medesimo team di sviluppo. Il regista ha infatti invitato gli spettatori a guardare le due opere in sequenza per comprenderne appieno le tecniche di tensione e illuminazione.
Una trappola nelle Montagne Nebbiose
La narrazione segue le vicende di due viaggiatori che, dopo aver perso le tracce dei propri compagni di viaggio, rimangono intrappolati all’interno delle oscure grotte delle Montagne Nebbiose. Perseguitati da misteriose creature invisibili, i protagonisti si trovano a lottare per la propria sopravvivenza, mentre una minaccia malvagia si avvicina inesorabilmente a loro. Il focus dell’opera punta a mostrare come la corruzione della mente nella Terra di Mezzo – e l’ossessione legata all’Anello – possieda a tutti gli effetti i tratti del cinema dell’orrore moderno, mutando la figura di Gollum in un vero e proprio incubo psicologico e visivo.
Trattandosi di un “passatempo horror” nato con uno spirito indipendente e non di una produzione commerciale sponsorizzata, il progetto è concepito come un cortometraggio “pillola” d’atmosfera della durata di circa 3 minuti e mezzo. Proprio la sua natura non commerciale e la brevità dello “sketch visivo” lo configurano come un esperimento isolato all’interno della filmografia di Devin SuperTramp, mirato a esplorare i confini della tensione visiva. Il corto ha totalizzato la bellezza di oltre un milione e mezzo di spettatori in appena nove mesi.
Le riprese
Scritto da A.J. Moss, il corto ha trovato la sua cornice ideale nel Dreamwalk Park nello Utah, un parco a tema strutturato come un vero villaggio fantasy europeo. La location ha permesso a Graham di sfruttare taverne reali, dettagli in pietra e luci soffuse naturali per accentuare un’atmosfera opprimente. Le riprese sono state realizzate interamente di notte e senza l’ausilio dei classici generatori di corrente dell’industria mainstream. Per ottenere un chiaroscuro espressionista e minimale, la regia ha ridotto al minimo le inquadrature ad ampio respiro, concentrandosi su spazi stretti e inseguimenti in prima persona. Uno degli aspetti più rilevanti della produzione risiede nella scelta radicale di evitare quasi del tutto la CGI, prediligendo effetti speciali pratici. A dare corpo e movenze alla creatura è l’attore e stuntman Benjamin Jay “B.J.” Whimpey, storico collaboratore di Graham. La sua fisicità e l’abilità nel muoversi in modo innaturale si sono rivelate fondamentali per replicare l’andamento angosciante e strisciante del mostro nel buio. Per tramutare l’attore nella terrificante versione horror di Gollum, il truccatore Shawn Gordon e il costumista Esteban Senzig hanno sottoposto l’interprete a estenuanti sessioni di trucco durate ore. Sono stati applicati molteplici strati di lattice per ricreare ferite, sporcizia realistica e la caratteristica pelle distorta delle creature nate a Mordor.
Per illuminare Gollum è stata impiegata un’unica torcia LED a batteria montata su un’asta e mossa manualmente fuori campo. Il costume della creatura è stato trattato con uno speciale spray riflettente per tessuti; la poca luce catturata non svelava i lineamenti dell’attore ma generava bagliori distorti, facendo apparire l’oscurità circostante come una massa liquida e opprimente. Gran parte del lavoro di post-produzione si è focalizzato sull’audio ambientale. Passi nel fango, respiri affannosi e versi striduli sono stati amplificati per massimizzare l’efficacia dei “jump scare” (apparizione improvvisa e violenta di un’immagine spaventosa, spesso accompagnata da un rumore forte e inaspettato) e trasmettere la minaccia dello hobbit malvagio.
Le reazioni degli spettatori
Diversi critici e appassionati sui forum hanno sottolineato come l’elemento horror non sia del tutto estraneo a Tolkien. Luoghi come le Montagne Nebbiose, la tana di Shelob o la corruzione mentale causata dall’Unico Anello possiedono già sfumature horror intrinseche. Il corto di Graham ha avuto il merito di prendere quella specifica «tensione psicologica» e portarla all’estremo. L’atmosfera claustrofobica e il lavoro sui suoni ambientali (i respiri affannosi nel buio e i versi striduli) sono stati considerati gli elementi più riusciti per generare ansia nello spettatore. Molti fan storici e siti di appassionati hanno apprezzato enormemente la scelta di usare trucco prostetico e lattice anziché la CGI. Questo approccio ha ricordato lo stile dei primi film horror di Peter Jackson (come Splatters) e l’aspetto crudo degli Orchi della trilogia cinematografica originale. Molti utenti hanno dichiarato, nei commenti al video e sulle piattaforme social, di essere «vogliosi di vedere di più», lamentando il fatto che 3 minuti e mezzo fossero troppo pochi per sviluppare una vera e propria narrazione e definendo il progetto più come un eccellente esercizio di stile visivo che come una storia compiuta.
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LINK ESTERNI:
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