Il saggio che oggi proponiamo è Risorse bibliografiche per ricerche letterarie su J. R. R. Tolkien di Janet Brennan Croft (scaricalo qui), originariamente pubblicato dal Journal of Tolkien Research, nel primo numero del terzo volume (2016). Il saggio – tradotto egregiamente da Elena Sanna – è pensato per offrire un aiuto a studenti e studiosi che approcciano per la prima volta una ricerca letteraria approfondita sulle opere di Tolkien. La guida si focalizza sulle fonti anglofone americane, ma include anche siti e pubblicazioni europee. Chi desiderasse prendere visione del saggio in inglese, lo troverà qui.
Janet Brennan Croft è autrice, editor ed è a capo dei servizi di accesso alla biblioteca dell’Università dell’Oklahoma.
I suoi articoli sono apparsi non solo sul Journal of Tolkien Research, ma anche su Mythlore (la rivista della Mythopoeic Society, di cui è l’editor), Mallorn (la rivista della Tolkien Society), nei Tolkien Studies, nonché nel volume J.R.R. Tolkien Encyclopedia: Scholarship and Critical Assessment (a cura di Michael D.C. Drout, Routledge, 2006).
Tra i libri da lei curati figurano Tolkien on Film: Essays on Peter Jackson’s The Lord of the Rings (Mythopoeic Press, 2005), Tolkien and Shakespeare: Essays on Shared Themes and Language (McFarland & Co Inc, 2007), Tolkien in the New Century: Essays in Honor of Tom Shippey (McFarland, 2014), Perilous and Fair: Women in J.R.R. Tolkien’s Work and Life (Mythopoeic Press, 2015).
Croft è anche l’autrice del libro War and the Works of J.R.R. Tolkien (Praeger Publishers, 2004).
Il Journal of Tolkien Research è una rivista online ad accesso libero, il cui contenuto è a disposizione dei lettori gratuitamente. Agli utenti è consentito leggere, scaricare, distribuire, stampare i testi degli articoli per intero, senza dover prima chiedere il consenso dell’autore o dell’editore: si tratta quindi di una risorsa particolarmente preziosa. Lo scopo della rivista è di fornire materiale di ricerca di alta qualità basato sulle opere di Tolkien, così come testi basati sulle sui suoi scritti. Gli approcci presentati sono multidisciplinari e interdisciplinari, e comprendono anche settori quali quello dei media, degli adattamenti, le declinazioni ludiche, le creazioni dei fan e la ricezione da parte del pubblico.
Negli ultimi anni l’editoria francese ha visto un numero sempre maggiore di traduzioni legate al mondo tolkieniano, sia per quanto riguarda le opere del Professore che per la saggistica. La nazione in cui vive l’erede del Professore, il figlio Christopher, non manca di dimostrare il suo interesse per l’autore britannico, come avevamo già avuto modo di constatare questo stesso anno con l’iniziativa dedicata alla realizzazione degli arazzi della Terra di Mezzo a Aubusson, e uno dei nipoti del Professore è coinvolto in prima linea nella traduzione in francese di molte delle opere tolkieniane.
A giugno avevamo annunciato i finalisti dei Mythopeic Awards 2017, per le quattro categorie che compongono i Mythopoeic Awards (Mythopoeic Fantasy Award for Adult Literature, Mythopoeic Fantasy Award for Children’s Literature, Mythopoeic Scholarship Award in Inklings Studies e Mythopoeic Scholarship Award in Myth and Fantasy Studies) ed i vincitori sono stati resi noti il 30 giugno alla 48° edizione del Mythcon, la conferenza annuale della Mythopoeic Society tenutasi a Champaign-Urbana nell’Illinois.
Di questi tempi è meglio specificarlo prima. In quest’articolo si parlerà di Damien Hirst e della sua mostra a Venezia, aperta fino al 3 dicembre, la prima grande mostra personale a lui dedicata in Italia. Questo non vuole dire che ci piaccia la mostra, ci piaccia l’artista e lo vogliamo difendere. Lo scopo di quest’articolo è un altro: osservare come J.R.R. Tolkien faccia il suo ingresso, anche ufficialmente, nell’arte contemporanea. Ma per capire tutto questo bisogna fare una digressione sull’artista inglese. Sì, perché il ritorno di Hirst è trionfale, controverso, esagerato. L’artista vivente più celebre al mondo, o se non altro uno dei più quotati, ha scelto proprio Venezia per esporre Treasures from the Wreck of the Unbelievable (“Tesori dal relitto dell’incredibile”): dieci anni di lavoro culminati in una mostra monumentale che occupa Punta della Dogana e Palazzo Grassi, le sedi veneziane della collezione del magnate francese François Pinault, con centinaia di sculture in bronzo, cristallo e marmo di Carrara impreziosite con pietre, ori, giade e malachite. E la mostra ha suscitato numerose polemiche.
Questo weekend, il 3, 4 e 5 agosto, torna il Montelago Celtic Festival, giunto alla 15° edizione. Il festival, che si terrà a Taverne di Serravalle di Chienti (Mc), proporrà conferenze, approfondimenti culturali quali master class, corsi di scrittura fantasy, stages, ma anche attività più pratiche quali laboratori artigianali, sport, giochi e rievocazione storica.
Potete scaricare qui il programma completo del Montelago Celtic Festival 2017.
Una delle aree del festival è dedicata proprio al nostro Professore: si tratta della Tenda Tolkien, dove si svolgono le lezioni/spettacolo, gli incontri, i dibattiti, le conferenze e le presentazioni di libri, oltre alle cerimonie dei matrimoni celtici.
Dal 25 al 27 agosto 2017 torna il San Marino Comics, Festival del Fumetto, della Musica, del Cosplay e dello Steampunk, giunto alla sua 4° edizione. La manifestazione si svolgerà nel centro storico della Repubblica di San Marino (patrimonio UNESCO dal 2008), in particolare in Piazza Sant’Agata dove sarà allestito un palco che ospiterà spettacoli, la gara cosplay e le esibizioni di Clara Serina (voce delle sigle di cartoni animati come Lady Oscar, Ransie la strega e Kimba il leone bianco), Douglas Meakin (voce delle sigle di Candy Candy, Mazinga) e Stefano Bersola (voce delle sigle di City Hunter, Mi hai rapito il cuore Lamù, Magic Knight Rayheart).
Dopo aver approfondito la vita della figlia di Tolkien Priscilla nell’articolo Compie gli anni la figlia di Tolkien Priscilla, oggi affronteremo quella del fratello minore del Professore, Hilary Tolkien. La biografia che riportiamo è stata pubblicata sul sito tolkienbrasil.com nell’articolo Hilary Tolkien, o desconhecido irmão de J. R. R. Tolkien e ancora una volta ringraziamo l’autore, Eduardo Stark, che ci ha accordato il permesso di tradurlo e proporlo anche agli appassionati in Italia. Vi auguriamo una buona lettura!
In tutto il mondo lo scrittore J. R. R. Tolkien è stimato per i suoi libri di fantasia e le sue opere legate alla mitologia e alle fiabe. Ma quello che pochi considerano è che lo scrittore aveva un fratello minore, che in un certo modo influenzò la sua vita e determinati aspetti delle sue opere. Poco si sa sulla sua vita e ciò che segue è un insieme di informazioni raccolte da diversi libri e materiali riuniti. Hilary Arthur Reuel Tolkien, come suo fratello maggiore, nacque a Bloemfontein, nel sud Africa, il 17 di febbraio del 1894. Dato che nacque sano, poco dopo un anno dovette partire per l’Inghilterra con sua madre e suo fratello, nell’aprile del 1895.
Nel 1896, la sua famiglia si trasferì a Sarehole, e poco dopo già stava accompagnando suo fratello maggiore nelle avventure per i verdi campi. Il rapporto tra fratelli si stabilì come naturalmente succede, con giochi e divertimenti vari.
Nel 1900, Mabel Tolkien si convertì al cattolicesimo e cominciò a educare i suoi figli a questa fede. Hilary cominciò gli studi con sua madre, ma non conseguì con successo l’esame per la King’s Edwards School, perché dissero che era “Molto dispersivo e lento nella scrittura”.
Nel 1904 Hilary prese il morbillo, che si aggravò e si trasformò in una tosse forte e una polmonite. Venne quindi mandato dai suoi nonni, a Suffield, per riprendersi. Poco dopo, sua madre morì a causa del diabete e divenne orfano come suo fratello. Da allora i due fratelli andarono a vivere come pensionati, nel 1908 al 37 Duchess Road e nel 1911 andarono a vivere con Beatrice Suffield, vedova del fratello minore di Mabel. Nella casa della zia Beatrice, Hilary passava bei momenti assieme a suo fratello, tirando sassi ai gatti che stavano sotto la finestra della camera. Egli frequentava altresì l’Oratorio di Birmingham, studiava alla King’s Edward School e accompagnava suo fratello a scuola.
Di questo periodo, J. R. R. Tolkien ricorda in una lettere del 1968 (lettera 306) che “L’osservanza delle regole religiose era stretta. Hilary e io dovevamo, e di solito lo facevamo, servire Messa prima di inforcare le nostre biciclette per andare a scuola in New Street“.
I due fratelli erano inseparabili e insieme creavano varie storie di fantasia, mescolata con la realtà. Fu in questo periodo che Ronald creò storie per suo fratello minore e entrambi si avventuravano nella zona rurale e nei prati verdi.
Nel 1910 Hilary lasciò la scuola per entrare nell’impresa di suo zio Walter Incledon, che si occupava di commercio di oro e pietre preziose. Successivamente aiutò sua zia Jane Neave nella fattoria Phoenix, che apparteneva a Brookes-Smith nel villaggio di Gedling, Nottinghamshire. Nell’inverno del 1911, J. R. R. Tolkien e suo fratello Hilary fecero un viaggio in Svizzera con la famiglia Brookes-Smith. La foto a destra mostra il gruppo intero da destra a sinistra: Doris Brookes-Smith, Tony Robson, Colin Brookes-Smith, Phyllis Brookes-Smith, Rev. C. Hunt (da Hurst Green), un amico di J. R. R. Tolkien, Jane Neave (zia di Tolkien), Hilary Tolkien (col maglione bianco), una donna, Tolkien (con una sciarpa), Jeanne Swalen (una tata svedese), Muriel Hunt, Dorothy Le Couter (ispettrice di scuola), Helen Preston (un’amica di Jane Neave), e una guida svedese.
Questo viaggio in seguito influenzò lo scrittore J. R. R. Tolkien, in particolare l’immagine che egli aveva di Gran Burrone e il viaggio di Bilbo. Come afferma una lettera del 1967, una lettera per suo figlio Michael:
“Il viaggio degli hobbit (di Bilbo) da Rivendell al di là delle Montagne Nebbiose compresa la scivolata sulle pietre che cadevano fino ai boschi di pini è basato sulle mie avventure del 1911: l’annus mirabilis di sole di cui praticamente non cadde una goccia di pioggia tra aprile e fine di ottobre, tranne che alla vigilia e la mattina dell’incoronazione di Giorgio V.“ Come iniziò la guerra del Regno Unito contro la Germania nel 1914, Hilary si arruolò nel reggimento reale del Warwickshire. Egli fu ferito da delle schegge nel 1916, trasportando munizioni alla frontiera di Passchendaele, nel Belgio. Per le sue gesta militari, Hilary si guadagnò varie medaglie, alcune delle quali sembrano essere state erroneamente attribuite a “Folkien”.
Non avendo nessuna moglie e nessuna madre fu a Edith, moglie di suo fratello Ronald, che le lettere dell’esercito erano inviate. Appena finì la guerra, egli tornò in Inghilterra nello stesso giorno del suo compleanno.
Hilary Tolkien servì l’esercito come Bugler (trombettiere), mentre Bilbo Baggins fu assunto dai nani come un Burglar (ladro, scassinatore), un gioco di parole che l’autore de Lo Hobbit può aver incluso nelle sue storie e gli piaceva fare.
Il 22 novembre del 1917 Hilary fu scelto da suo fratello maggiore per essere il padrino di battesimo del suo primo figlio: John Tolkien, dimostrando che i fratelli Tolkien erano ancora uniti alla memoria e alla fede della loro madre nella tradizione della Chiesa Cattolica. E ancora, in omaggio a suo fratello, J. R. R. Tolkien altresì diede nome al suo secondo figlio Michael Hilary Reuel Tolkien nel 1920.
Come suo fratello, Hilary adorava tutto ciò che riguardava la natura. Dopo la guerra, egli comprò un frutteto di prugne vicino a Evesham, Worcestershire. Poco tempo dopo, suo fratello, con la polmonite, si recò per riprendersi nella sua fattoria nel 1923. Allo stesso modo egli acquistò un vivaio a Blackminster.
Ronald e Hilary resteranno molto vicini per tutta la vita, scrivendosi lettere regolarmente. Egli fu la persona a cui Ronald scriveva quando la sua notorietà e i suoi obblighi professionali pesavano molto. Erano costati gli incontri a feste familiari come matrimoni, compleanni e battesimi. Hilary aveva l’abitudine di fare illustrazioni e biglietti per inviarli ai famigliari, un’abitudine che aveva preso da sua madre e da suo fratello maggiore. A sinistra una illustrazione fatta da Hilary Tolkien.
Nel 1928, Hilary si sposò con Annie Madeline Matthews ed ebbero tre figli Gabriel (1931), Julian (1935) e Paul (1938).
Hilary fu una delle prime dodici persone che ricevettero una copia de Lo Hobbit firmata dall’autore, subito dopo la pubblicazione il 21 settembre del 1937. Quando adottò un cane, Hilary lo chiamò Bilbo Baggins. Bilbo quando il cane era buono e Baggins quando era arrabbiato.
Il successo del Signore degli Anelli sorprese tutta la famiglia Tolkien. Nemmeno lo stesso autore credeva che il successo raggiungesse le proporzioni a cui arrivò. Per il fatto di vivere in una zona rurale, Hilary in un certo modo fu lontano dalla popolarità di suo fratello, ma sapeva degli avvenimenti dalle lettere che riceveva.
Alla morte di suo fratello maggiore nel 1973, Hilary contribuì con delle informazioni per il biografo Humphrey Carpenter, che stava scrivendo una biografia autorizzata della vita di J. R. R. Tolkien, tuttavia egli non arrivò a vedere l’opera completata, perché morì nel 1976 a Evesham, Worcestershire, nel Regno Unito.
Poche volte i collezionisti di scritti di J.R.R. Tolkien hanno un’occasione come questa. Il prossimo 2 agosto, infatti, un volume estremamente raro sarà battuto all’asta da Tennants Auctioneers a Leyburn, cittadina di 2000 abitanti della contea dello Yorkshire settentrionale, in Inghilterra. Si tratta della prima edizione di A Northern Venture: Verses by Members of the Leeds University English School Association, un libretto pubblicato nel 1923 dalla Swan Press, contenente 23 poesie scritte da membri dell’Associazione della facoltà di lingua inglese dell’università di Leeds. La Swan Press, nata appena due anni prima, si era specializzata nella pubblicazione di poesie, stampando le collezioni del poeta e professore di Leeds Wilfred Rowland Childe (1890-1952) e antologie come A Northern Venture (1923) e Leeds University Verse: 1914-1924 (1924), che comprende appunto le poesie di Tolkien. I libretti della Swan Press erano pubblicati in tirature minime. La prima edizione di A Northern Venture, pubblicata nel giugno 1923, è stata di sole 170 copie e la ristampa di luglio era di altre 200 copie, identiche alla prima edizione. Questo titolo fu però un’eccezione, perché la maggior parte dei libretti di Swan Press non vennero affatto ristampati. Il 12 luglio 1923, il Times Literary Supplement fece una breve recensione di questo libretto: «Le immagini dai colori brillanti di W.R. Childe, i versi in dialetto di A.H. Smith, che conosce bene la contea dello Yorkshire e un paio di indovinelli in sassone di J.R.R. Tolkien sono forse le cose più pregevoli di questa modesta antologia».
Il volume all’asta è stimato tra le 3000 e 5000 sterline (tra i 3400 e i 5600 euro) e fa parte della vendita di agosto dedicata a libri, mappe, stampe e manoscritti. Nel lotto c’è anche una prima edizione di Apple Dapply, le nursery rhymes di Beatrix Potter, completa nella sua confezione originale e in condizioni eccezionalmente buone. Tutti i 130 lotti all’asta si potranno vedere martedì 1 agosto dalle 9 alle 17 e la mattina dell’asta.
Tornano i Saggi Hobbit! Si tratta di saggi brevi così nominati per via della loro lunghezza volutamente contenuta (ma non trascurabile) e perché redatti secondo quelli che Tolkien descrive essere i gusti hobbit: nella Prefazione al Signore degli Anelli è infatti scritto che gli hobbit “si dilettavano a riempire meticolosamente libri interi di cose che già sapevano, in termini chiari e senza contraddizioni.”. Il proposito di questa rubrica è di fornire basi solide e affidabili su cui poter costruire altri ragionamenti e ci auguriamo che i nostri lettori vorranno aggiungere nei commenti le loro riflessioni ed opinioni. Dopo il primo saggio proposto ai nostri lettori, incentrato sugli Anelli del Potere, l’argomento che viene affrontato oggi sono gli Orchi tolkieniani: da sempre al centro di numerose discussioni, Norbert Spina ci offre una panoramica di questa razza oscura.
Nel legendarium tolkieniano le creature malvagie più numerose sono sicuramente gli Orchi (orchetti, nella traduzione italiana del 1971).
La loro origine non è chiara, principalmente perché Tolkien non riuscì a “risolvere” il problema degli Orchi: come scrittore gli erano necessari dei nemici che i “buoni” potessero uccidere senza dubbi o sensi di colpa, ma come cattolico l’idea di una intera razza “perduta” oltre ogni possibilità di redenzione non era per lui accettabile.
Non si sa “come” siano nati gli Orchi. Forse dalla corruzione di Elfi, dovuta a lunghe e crudeli torture (1); forse dall’accoppiamento di Maiar di basso rango con primati (2). Certo è che nel legendarium tolkieniano solo Eru può creare, e il male può solo corrompere: pertanto non sono stati creati da Melkor o da qualunque suo emulo successivo.
Riguardo alla riproduzione degli Orchi, esistono Orchi di sesso femminile visto che ne Il Silmarillion è scritto che: “Gli Orchi infatti prendevano vita e si moltiplicavano nello
stesso modo dei Figli d’Ilúvatar”(3). Allo stato “naturale” gli Orchi si suddividono in tribù o gruppi poco numerosi e molto litigiosi. Ci vuole l’imposizione di un qualche Oscuro Signore per costringere gli Orchi a generare e allevare figli. Infatti la (ri)nascita di un signore malefico è spesso sottolineato da frasi come “Esseri malefici ricominciano a moltiplicarsi”. Con queste premesse i fan ipotizzano che “da qualche parte” esistano “orc farm” in cui i piccoli Orchi vengono allevati/selezionati. Quelli con “patologie” nelle capacità relazionali – quali, amicizia, empatia – non arrivano all’età adulta.
Non si sa nulla nemmeno della longevità degli Orchi. Se fossero Elfi corrotti potrebbero perfino essere “immortali” come gli Elfi (4). Che siano o meno (potenzialmente) immortali la loro memoria è lunga. Infatti ne Lo Hobbit riconoscono a vista le spade Glamdring e Orcrist, segno che la loro descrizione era stata tramandata, o che molti orchi ancora le ricordavano dalla Prima Era. Ne Il Signore degli Anelli i due capitani Gorbag e Shagrat ricordano (o, comunque, sanno di) eventi accadute molto tempo addietro (5). Infine Borg figlio di Azog viene ucciso a un’età non inferiore ai 140 anni (6).
Va detto che sotto la macro categoria “Orchi” sono spesso accomunate diverse creature, come qui sotto schematizzato.
1. Gli orchi: orc e goblin Nel Lo Hobbit Tolkien usò solo il termine goblin per le creature che ne Il Signore degli Anelli appaiono con entrambi i nomi indifferentemente e ne il Silmarillion solo come orc. In italiano solitamente tutte queste creature sono tradotte come orchi oppure orchetti.
Sono creature basse (tant’è che Sam e Frodo possono fingere di essere orchi, a Mordor) con braccia lunghe, molto forti e gambe storte. Sono principalmente la “bassa manovalanza”, delle creature maligne, malvagie e crudeli usate spesso come combattenti o come esploratori/segugi, benché siano noti anche orchi molto scaltri che sanno cose molto riservate, quali Grishnákh che riesce a eludere l’accerchiamento della pattuglia di Éomer portandosi dietro Merry e Pipino per impossessarsi dell’Anello, di cui conosce l’esistenza.
2. I grandi Orchi: Uruk, hobgoblin e altro
Ne Lo Hobbit Tolkien usò la parola goblin per gli Orchi di dimensioni normali e hobgoblin per descrivere gli esemplari più robusti (7). Ne il Signore degli Anelli, invece, gli esemplari più robusti sono spesso chiamati Uruk-hai(8), e sono sempre utilizzati come guerrieri. Uruk è una parola del Linguaggio Nero (9) inventato da Sauron perché fosse parlato dalle sue creature; -hai dovrebbe essere un suffisso, nella stessa lingua, per definire gruppi. Non è però chiaro se esista una unica “razza” di Uruk-hai o se ogni gruppo selezionato di Orchi particolarmente prestanti possa fregiarsi di tale nome. In particolare non è chiaro se gli Uruk-hai impiegati da Saruman provenissero da Mordor o se fossero invece il prodotto di selezioni effettuate ad Isengard dallo stregone, che aveva incrociato anche uomini e orchi.
Si noti che gli Uruk-hai “di Saruman” riescono a correre e combattere anche sotto il sole, al contrario degli Orchi “normali” che al sole si indeboliscono molto. Ad Aragorn, mentre insegue con Gimli e Legolas gli orchi di Saruman che hanno rapito Pipino e Merry, ciò sembra dovuto al potere di Isengard che rafforza gli Orchi e spossa i “Tre cacciatori”; ma potrebbe anche essere una caratteristica di tutti gli Uruk-hai, o quantomeno di quelli impiegati da Saruman (10).
3. Gli incroci: mezz’orchi e uomini-goblin
Nel libro Saruman incrocia orchi e umani. I risultati di questo ibrido sono il tizio strabico incontrato a Brea (che poi si scopre essere una spia di Saruman “convinta” dai Nazgul a lavorare per loro) (11), molti combattenti visti uscire da Isengard da Pipino e Merry (12) e alcuni di quelli uccisi da Boromir difendendo i due hobbit, come ci dice Aragorn (13). Hanno dimensioni umane, anche se non è chiaro se siano più grandi degli Uruk-hai. Come gli esseri umani, dai quali sembrano derivare, non soffrono di alcuna debolezza in presenza del sole. Non si sa se i mezz’orchi siano fertili o sterili.
Non è chiaro nemmeno se ci sia un unico tipo di mezz’orchi (ad esempio con madri umane e padri orchi) o se esistano anche degli “uomini-goblin” (padri umani e madri orchesse? un genitore mezz’orco e un genitore orco? Non si sa) più simili dei primi agli Orchi. Gamling nella battaglia del Trombatorrrione afferma che esistono entrambi (14) i tipi. Se ciò sia dovuto a una sua specifica conoscenza dell’esistenza di due ibridi diversi oppure sia una sua ipotesi basata solo sull’aspetto “più orchesco” di alcuni dei “mezz’orchi” non è dato sapere.
Note: 1. Il Silmarillion, cap. 3 2. Come scritto nel capitolo Myths Transformed del volume Morgoth’s Ring 3. Il Silmarillion, cap. 3 4. Più correttamente, “longevità seriale”, come spiega nelle lettere 208 e 211 5. Gorbag dice: “c’è qualcuno che vaga qui intorno, più pericoloso del più dannato dei ribelli vissuti nei tempi malvagi, fin dal tempo del Grande Assedio. Qualcosa si è introdotta”. Il Signore degli Anelli IV.10, traduzione mia.
Il “Grande Assedio” di cui parla è quello di Elendil e Gil-Galad a Mordor, alla fine della Seconda. 6. Suo padre Azog fu ucciso alle porte di Moria nel 2799: pertanto Borg, ucciso nella Battaglia dei Cinque Eserciti nel 2941 ha non meno di 142 anni 7. Malgrado gli hobgoblin nella letteratura precedente fossero esemplari di orchi più piccoli del normale. Da una nota alla Lettera 319: “l’affermazione che gli Hobgoblin siano “la specie più grossa” è il contrario dell’originale verità” (traduzione mia) 8. “Negli ultimi anni di Denethor I apparve per la prima volta, proveniente da Mordor, la razza degli Uruk, Orchi neri di notevole forza fisica, che nel 2475 invasero l’Ithilien e si impadronirono di Osgiliath”. – Il Signore degli Anelli, Appendice A 9. “Orchi è il nome dato a questo popolo malefico dalle altre genti, adottato in origine dai Rohirrim. In Sindarin il nome era orch, indubbiamente imparentato con il termine uruk nel Linguaggio Nero, benché questo venisse di solito esclusivamente applicato ai grossi Orchi soldati provenienti da Mordor e da Isengard”. – Il Signore degli Anelli, Appendice F 10. “Noi siamo gli Uruk-hai: non interrompiamo la battaglia né di notte né di giorno, né col sole né con la tempesta. Noi uccidiamo, col sole e con la luna”. – Il Signore degli Anelli, III.7 11. Frodo vide dietro una fitta siepe una casa scura e trascurata: l’ultima del villaggio. A una delle finestre notò una faccia olivastra ed equivoca dagli occhi strabici, che sparì di colpo. “Ecco dove si nasconde il tipo del Sud!”, si disse. “Pare proprio uno spirito maligno”. – Il Signore degli Anelli I.9 12. “Vidi partire il nemico: […]. Molti portavano fiaccole, e il bagliore mi permise di distinguere i loro volti. La maggior parte erano Uomini normali, alquanto alti, bruni, seri, ma non particolarmente crudeli e malvagi. Ma ve ne erano altri orribili: alti come Uomini, col viso di Orchi, olivastri, equivoci, con occhi obliqui. Sapete, mi ricordarono subito quel tale del Sud a Brea; la somiglianza con gli Orchi non era però altrettanto palese”. – Il Signore degli Anelli III.9 13. “Aragorn, guardando i corpi dei caduti, disse: “Molti di costoro non provengono da Mordor. Alcuni sono del Nord, delle Montagne Nebbiose; chiunque conosca gli Orchi e la loro razza se ne può rendere conto. Altri mi sono del tutto ignoti. Dalla maniera in cui vestono non parrebbero neppure Orchi!”. Quattro soldati erano più alti, di carnagione bruna, con occhi obliqui, mani grandi e gambe massicce. Invece delle comuni scimitarre ricurve degli Orchi avevano spade corte e larghe e archi di legno di tasso, uguali a quelli degli Uomini. – Il Signore degli Anelli III.1 14. “Ma queste creature d’Isengard, questi mezzi-orchi e uomini-goblin creati dall’infame arte di Saruman, non si scoraggeranno certo di fronte al sole”, disse Gamling.” – Il Signore degli Anelli III.7
Il Comox Museum and Archives ha recentemente donato un volume autografo della British Red Cross Society risalente alla prima guerra mondiale al British Red Cross museum and archives: la particolarità di questo diario, scritto tra il 1915 e il 1916 nel secondo ospedale della British Red Cross Society di Rouan (Francia), è di essere appartenuto a Raymond Wilson Chambers, studioso, accademico ed autore inglese, nonché amico di J. R. R. Tolkien.
Il caso ha condotto il libro al Comox Museum, ma i direttori hanno deciso che dovesse tornare a Londra, città dove Chambers studiò e insegnò.
L’incontro clou degli eventi su Tolkien durante il Cartoon Club di Rimini sarà quello di domenica 23 luglio alle ore 18.00, Tolkien, il Signore della Fantasia, che vedrà gli interventi di Oronzo Cilli, Adolfo Morganti e Domenico Dimichino, presidente Società Tolkieniana Italiana, moderato da Giovanni Carmine Costabile. L’evento è molto particolare perché sancisce la ricomposizione di una frattura all’interno della società più vecchia d’Italia. Nell’agosto del 2006, Adolfo Morganti, socio storico della STI, se ne andò sbattendo la porta e dimettendosi dalle cariche di vicepresidente, consigliere, socio e «da direttore di quella sfortunata rivista che si chiama Minas Tirith», come scrisse nella lettera inviata al direttivo. La Società annunciò poi che Morganti non aveva mai ricoperto quest’ultima carica, ma che ne era stato solo il responsabile esecutivo e denunciò il fatto che sull’ultimo numero della rivista il logo della casa editrice Il Cerchio aveva sostituito in copertina quello della STI come era nelle precedenti pubblicazioni.
Più di dieci anni dopo quella ferita sembra ora rimarginata, con l’ex vicepresidente della STI seduto per la prima volta pubblicamente allo stesso tavolo dell’attuale presidente, che è lo stesso di allora. Questa ricomposizione, a ben vedere, può essere letta in maniera più profonda come una riunione della scuola Tradizionale, da sempre divisa in due anime, che negli ultimi dieci anni sono state quasi in contrapposizione, con manifestazioni anche nello stesso giorno. Ma per capire tutto ciò bisogna fare un passo indietro.
Rimini ospita anche quest’anno il Cartoon Club, Festival internazionale dedicato al cinema d’animazione, al fumetto e ai videogiochi. Quest’anno il cuore della manifestazione si svolgerà dal 17 al 23 Luglio 2016, in piazzale Federico Fellini. Una settimana ricca di eventi con proiezioni di film, concerti, incontri con autori, registi e case editrici, workshop, che si arricchisce dal 20 al 23 luglio con Riminicomix, la mostra-mercato che accoglie editori e fumetti d’antiquariato, e poi la Cosplay Convention, che coinvolge migliaia di giovani, che vestono i costumi dei loro eroi a fumetti, di quelli del grande schermo, ma anche delle più conosciute serie tv e che quest’anno lascia più spazio ai games in tutte le varie tipologie. Il clou degli eventi sarà dal 17 al 23 luglio con la proiezione di monografie, serie tv, cortometraggi e lungometraggi d’autore (oltre 250 cortometraggi animati, provenienti da tutta Europa, Stati Uniti e Asia compresi. Ma in questa baraonda di eventi, c’è tempo per occuparsi anche di J.R.R. Tolkien.
Riceviamo e volentieri pubblichiamo la recensione ad opera di Wu Ming 4 al volume di Alessandro Dal LagoEroi e mostri Il fantasy come macchina mitologica (2017, €18), appena pubblicato da Il Mulino e che rappresenta, come scrive il recensore, «un salto indietro di almeno cinquant’anni nella storia della critica letteraria». L’autore Alessandro Dal Lago ha insegnato Sociologia della cultura nelle Università di Milano, Bologna, Genova e all’estero. Fra i suoi numerosi libri segnaliamo, per il Mulino, «Descrizione di una battaglia. I rituali del calcio» (20012), «Il conflitto della modernità. Il pensiero di Georg Simmel» (1994) e, con Serena Giordano, «Mercanti d’aura. Logiche dell’arte contemporanea» (2006), «L’artista e il potere. Episodi di una relazione equivoca» (2014), «Graffiti. Arte e ordine pubblico» (2016). Con quest’ultimo volume, però, si manifesta come l’erere di quella intellettualità progressista che in Italia portò all’iniziale snobismo degli ambienti editoriali e accademici nei confronti della letteratura fantastica.
La critica principale di Dal Lago è che nel Signore degli Anelli non ci sia profondità morale. Invece, nelle storie di Tolkien c’è una lotta interiore che si rispecchia in quella esteriore. Non c’è però lotta tra le classi, non c’è attrito sociale, inutile cercare col lanternino. Tolkien non era di sinistra, era un cattolico preconciliare che vedeva la diffusione della stampa operaia come il fumo negli occhi ed era perfino contrario al divorzio. Ma le problematiche le affronta tutte sul piano etico, morale, psicologico, a volte perfino teologico, non su quello delle strutture economiche o dei conflitti sociali. E nella sua opera narrativa lui è riuscito a svolgere uno dei più interessanti lavori sugli stili eroici, messi in conflitto l’uno con l’altro, della letteratura europea contemporanea. È per questo motivo che siamo lieti di proporre ai lettori una recensione di chi i libri li legge e analizza in profondità. Buona lettura!
L’appuntamento annuale a Vinci dedicato agli amanti del fantasy si rinnova: il weekend dal 21 al 23 luglio torna la Festa dell’Unicorno, giunta alla tredicesima edizione.
Nel cuore medioevale della festa troverete la «Cittadella dei Cavalieri», mentre nella «Rocca incantata» tutti possono diventare guerrieri combattenti o assistere a concerti e dimostrazioni di giochi di ruolo dal vivo. Nella «Corte dei sogni» si terranno danze e musiche, mentre nella «Baia dei pirati» si terranno i cortei degli sbandieratori e le animazioni in tema picaresco. L’area «Fumetti e follie» dedicata alle nuvole parlanti, ai videogiochi e al cosplay ospiterà incontri con gli autori e la gara cosplay. La «Città degli Incubi» con l’area zombi, la escape room a tema horror e il vicolo della paura sarà dedicata agli aspetti più macabri dell’immaginario. L’«Abisso d’Acciaio» sarà l’ambientazione più futuristica, con l’area Star Wars e i duelli di spade laser, Stargate e il mondo del Doctor Who. Infine, non manca un’area dedicata ai più piccoli, il «Villaggio degli Gnomi». Non mancheranno due eventi a forte ispirazione tolkieniana: il matrimonio elfico e la Parata degli Elfi. Questa l’eredità delle precedenti edizioni, ma la Festa dell’Unicorno ha in serbo anche molto altro per l’edizione del 2017!
Nel 2012, poco prima dell’uscita nelle sale cinematografiche del primo capitolo della trilogia jacksoniana tratta da Lo Hobbit, la Tolkien Estate, assieme alla HarperCollins Publishers aveva citato in tribunale la Warner Bros, la famosa casa di produzione cinematografica statunitense che gestisce La società sussidiaria New Line Cinema e la Saul Zaentz Co., ovvero la casa di produzione indipendente che detiene i diritti d’autore (il cinematografo Saul Zaentz acquistò tali diritti nel 1976 e oggi, attraverso la Middle-earth Enterprises possiede in tutto il mondo i diritti di sfruttamento di Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli nelle versioni per il cinema, il teatro e i diritti di merchandising). La Tolkien Estate aveva intrapreso le vie legali a seguito della creazione di giochi d’azzardo online quali Lord of the Rings Casino Game, di cui era venuta a conoscenza in maniera alquanto peculiare: una e-mail di spam era arrivata al suo avvocato nel settembre 2010.
Quando la Tolkien Estate aveva mosso i primi passi nel 2012 l’AIST aveva riportato la notizia (leggi l’articolo Ora le slot machine: la denuncia della Tolkien Estate) e ne aveva seguito gli sviluppi l’anno successivo (con l’articolo Primo round a Warner sulla Tolkien Estate): non potevamo quindi mancare di riportare la risoluzione della vicenda.
Essere a Leeds in questi giorni, ci dà la possibilità di partecipare al Congresso Internazionale Medievale (IMC), che lo splendido quadrante universitario di Leeds ospita dal 3 al 6 luglio. Organizzato dall’Istituto per gli Studi Medievali, sin dal suo inizio nel 1994, il congresso si è affermato come un evento annuale con una presenza di oltre 2.200 medievalisti provenienti da tutto il mondo. Quest’anno intervengono medievalisti provenienti da oltre 50 Paesi, con ben 2.000 interventi individuali e 600 sessioni accademiche, oltre a una vasta gamma di spettacoli, letture, tavole rotonde, escursioni e laboratori: l’IMC è la più grande riunione annuale d’Europa. In questo è molto simile all’International Congress on Medieval Studies che si svolge ogni a Kalamazoo, nel Michigan (Usa), ma che riunisce oltre tremila studiosi interessati agli Studi Medievali. Al suo interno, prevede il «Tolkien at Kalamazoo», la sezione dedicata a Tolkien, che ormai comprende 6 sessioni di conferenze, 2 sessioni sull’influenza sugli scrittori successivi, un conferenza filologica, due spettacoli, un dramma recitato e anche un incontro commerciale, tutti dedicati a J.R.R. Tolkien… Tra l’altro, quest’anno tutto l’evento è cresciuto moltissimo dando largo spazio a laboratori di calligrafia, lezioni di spada medievale e spettacoli dal vivo. In occasione con l’inizio della nuova stagione di Game of Thrones il 16 luglio in Inghilterra (da noi in Italia in contemporanea con gli Usa alle 3 di notte del 17), i visitatori del campus possono farsi fotografare su una replica del Trono di Spade di Westeros, firmato dai membri del cast della serie della HBO. La cosa che però mi ha lasciato letteralmente a bocca aperta è stata la Book Fair, la sezione dedicata agli editori specializzati sul Medioevo e il medievalismo: due ali dell’istituto completamente dedicate ai libri, con pubblicazioni mai viste. Saranno stati più di un centinaio di editori e oltre ventimila titoli: una cosa mai vista! Quando abbiamo fatto la pausa tutto l’edificio era peino di gente a comprare libri…
Dopo tre giorni a Oxford, passati per lo più nella Bodleian Library a studiare i documenti, ci siamo trasferiti a Leeds, nel nord dell’Inghilterra. A dire il vero, il viaggio è stato un po’ rocambolesco, ma è sufficiente dire che la tanto declamata puntualità britannica non si applica più né ai treni né alle corriere. L’unica possibile scusante può essere stata che a Oxford si festeggiava proprio quel giorno l’Alice Day, il giorno dedicato ad Alice nel Paese delle Meraviglie di Lewis Carroll, con tanto di persone vestite da Cappellaio Matto e Bianconiglio. Sono sicuro che se avessi chiesto i motivi del ritardo, il capostazione ci avrebbe risposto: «Perché è sempre l’ora del tè, e negli intervalli non abbiamo il tempo di lavare le tazze».
Il cuore dell’Università di Oxford è la Biblioteca Bodleian, una delle più antiche biblioteche pubbliche del mondo. Questo immenso esempio di gotico inglese è una delle più grandi biblioteche del mondo e contiene più di undici milioni di opere stampate, oltre 50.000 e-journals e tanto altro materiale su supporti diversi. In base a un accordo risalente al XVI secolo, la biblioteca accoglie una copia di ogni libro, rivista o fumetto venga pubblicato pubblicato nel Regno Unito. La biblioteca storica di Oxford è il simbolo degli studi e degli studiosi. Secoli di storia e di studi si respirano in questi antichi locali, in parte attrezzati come alle origini, ma con sistemi di catalogazione al passo con i tempi. Visitare la Bodleian Library è una esperienza che ti resta dentro. Seguire stanza dopo stanza un percorso nel tempo e nella tradizione che formano la cultura europea. Regolarmente in funzione per studenti e studiosi, è aperta anche al pubblico e oggetto di visite guidate con partenze ogni mezz’ora e di durata variabile. Un peccato che l’accesso alla Bodleian sia in questo caso limitato a due sole ali dell’intera struttura, cioè appena il 5% di tutte le sale della biblioteca. Anche così però sono molte le cose da visitare: la sala quattrocentesca della scuola di teologia (Divinity School), la Convocation House and Chancelor’s Court del XVII secolo, la biblioteca quattrocentesca di Humphrey, duca di Gloucester e fratello di re Enrico V, e infine l’interno della Radcliffe Camera. La Divinity School è l’aula più antica dell’università con il soffitto con volta a costoloni, ancora oggi viene usata come “spogliatoio” per il laureandi che sfileranno verso il teatro. Di recente è più nota per essere stata una delle location dei film di Harry Potter, per l’esattezza l’infermeria (del secondo) e il salone delle prove di ballo (del quarto). La mia preferita rimane però la Duke Humfrey’s Library, anch’essa utilizzata come Biblioteca di Hogwarts, che è la più antica sala di lettura della Bodleian Library ed è ora supervisionata dal Reader Services Department, cioè è una sala di lettura e consultazione. Qui hanno studiato cinque re, 40 premi Nobel, 25 primi ministri inglesi e scrittori come Oscar Wilde, C.S. Lewis e naturalmente Tolkien. È affascinante aggirarsi tra scaffali zeppi di libri antichi molti dei quali di grande pregio. Assai pregevole e caratteristico del periodo lo stile gotico delle strutture. Una biblioteca monumentale meravigliosa e suggestiva, con ambienti talmente suggestivi che restano impressi nella memoria, a lungo. Insomma, se passate da quelle parti… fermatevi a studiare, non si sa mai!
Per chi studia le opere di J.R.R. Tolkien dovrebbe essere una tappa fissa. Così per la terza volta, abbiamo deciso di tornare a sfogliare e studiare i manoscritti a Oxford. La decisione ha coinvolto il presidente Roberto Arduini e il vicepresidente Claudio Antonio Testi, che per l’occasione hanno accettato di tenere un breve diario di viaggio, così da soddisfare la curiosità anche dei lettori del sito web. La Bodleian Library è uno dei due istituti in cui sono conservati i manoscritti di Tolkien. Il viaggio si è però trasformato in un percorso indietro nel tempo, sulle orme della vita dello scrittore, anche fuori dell’università, in quei luoghi che lo videro muoversi, discutere, ridere e bere… Ecco la prima puntata del diario di viaggio che toccherà sia Oxford sia Leeds, le due città in cui Tolkien visse e insegnò. Buona lettura!
Domenica 9 luglio la Locanda della Contea apre al pubblico con l’evento Contea in Festa: una giornata per immergersi nel mondo del fantastico, circondati da prati verdi, in una locanda da sogno. L’evento avrà luogo dalle 10:00 alle 19:00, presso la Locanda della Contea, SP53 Caluso-Ozegna 17, 10090 Montalenghe (TO). Abbiamo intervistato per voi Roberta Malerba, ideatrice assieme al marito Luca Catalano, per scoprire la storia di questo progetto, come nasce e si realizza un sogno dal sapore tolkieniano dove natura, musica e buon cibo si incontrano, e tanto ricordano le parole del Professore: “If more of us valued food and cheer and song above hoarded gold, it would be a merrier world.” (The Hobbit, J. R. R. Tolkien).
Buona lettura!
Com’è nata l’idea di aprire la Locanda della Contea? Io e mio marito abbiamo una gran passione per la letteratura fantasy in generale e per Tolkien in particolare, tanto che, essendo entrambe musicisti, facciamo parte del gruppo Ainur. Come viaggio di nozze abbiamo fatto il giro del mondo e quando siamo arrivati in Nuova Zelanda volevamo visitare le location del Signore degli Anelli girato da Peter Jackson. Sfortunatamente in quel periodo erano in corso le riprese de Lo Hobbit, ma abbiamo comunque potuto vedere i paesaggi circostanti e ce ne siamo innamorati a tal punto di pensare di trasferirci. Si trattava però di un cambiamento enorme, saremmo stati davvero troppo lontani dalle nostre famiglie, a cui siamo molto legati, quindi abbiamo pensato che, se non potevamo trasferirci noi nella “Contea”, potevamo portarla a casa con noi. Così è nata l’idea di una locanda che richiamasse quel mondo fantastico. Le locande sono un elemento presente in vari mondi fantastici: anche nell’universo di Star Wars o nella saga di Harry Potter ricorrono queste locande ombrose, luoghi un po’ oscuri che fanno sognare.
Dall’idea alla realizzazione: che realtà è la Locanda della Contea?
La Locanda della Contea nasce come azienda agricola, ed ha come base i nostri principi etici.
Volevamo costruire un lavoro attorno a noi, invece di seguire certe abitudini della società attuale: essa spesso porta a dare priorità a oggetti e mode piuttosto che alla vita che stai conducendo, a ciò che vivi. Noi volevamo altro. Volevamo un lavoro che fosse attorno a noi, che seguisse i ritmi della natura, mangiare ciò che noi stessi coltiviamo. Volevamo costruire un posto in cui poter fare la nostra musica e regalare alle persone che avrebbero frequentato la nostra locanda un luogo in cui fantasia e realtà si mescolassero.
Lo scopo non è arricchirsi, è vivere in questo modo. Si agisce per etica, non per denaro.
Concretizzare questo sogno è stato possibile perché nel progetto sono coinvolti diversi nuclei familiari: io e mio marito abbiamo avuto l’idea, ma la realizzazione è stata possibile perché siamo un gruppo forte, numeroso e volenteroso. Siamo tutti dei creativi. Da soli sarebbe stato impossibile. Se a costruire la locanda fosse stato qualcun’altro per conto nostro, non sarebbe stata la stessa cosa. Persino in questo momento, ho le mani sporche di vernice! La locanda è stata costruita seguendo i criteri della bioedilizia, con legno e paglia compressa intonacati con calce naturale. Non si è mai usato il cemento, tanto che persino il cantiere aveva un odore diverso dal solito. È una tipologia costruttiva che permette molta creatività, non c’è un muro uguale all’altro, ognuno ha una forma particolare.
Tutto questo comporta l’assenza di molti oggetti ritenuti parte della vita ordinaria (non abbiamo la televisione, per esempio), ma impari, riesci a fare a meno di certe dipendenze.
Ci sono anche lati meno positivi: con un lavoro in cui puoi essere te stesso, non smetti mai di lavorare.
Come avete scelto il nome per la vostra locanda?
È stata una scelta molto delicata, per via di varie problematiche e considerazioni. Usare un nome ideato da un autore può dare numerose difficoltà, dai problemi di copyright al rischio che il locale sia percepito come troppo settoriale e quindi non riesca a sostentarsi. Volevamo un nome che potesse ricordare un mondo fantastico senza che fosse stato coniato da un autore: il termine “contea” si trova in vari toponimi, è generico, ma allo stesso tempo fa viaggiare la mente. Inoltre, la locanda è immersa nel verde, tra prati che sembrano davvero quelli della Contea tolkieniana.
Come ha scoperto Tolkien? Mio marito mi ha fatto conoscere Tolkien: quando ci siamo sposati Luca suonava col gruppo Ainur già da anni. Lui si era avvicinato alle opere di Tolkien molto prima, su consiglio di un amico prete. Io ho sempre amato leggere, e scoprendo Tolkien mi sono resa conto di avere in me una parte “elfica”: una parte che c’era sempre stata, fatta di certe sensibilità, tendenze, interessi, solo che prima non avrei sapevo come definirla, con che nome poter riassumere queste caratteristiche.
Quale opera tolkieniana l’ha appassionata di più?
La storia dei Due Alberi di Valinor, Laurelin e Telperion, è quella che mi ha più colpita. La sofferenza alla loro distruzione, il ruolo dell’invidia in ciò che accade e il modo in cui Tolkien trova una risoluzione per quell’episodio del Silmarillion, con l’essenza di questi alberi che rimane nel sole e nella luna, mi ha affascinata moltissimo.
Come accennato prima, sono affascinata da tutto il mondo elfico, dal loro modo di ragionare, dal loro non dire mai di sì né di no, che porta a ragionare a fondo sulle cose invece che dire ad altri cosa fare.
Parlando di alberi, il logo della Locanda della Contea è proprio un albero… Sì, il nostro simbolo è un albero. Gli alberi sono presenti in quasi tutti i libri fantasy, hanno un fascino, una maestosità e una potenza che li rendono un elemento ricorrente.
Il nostro albero è stato disegnato dall’amico Dino Olivieri, illustratore fantasy. Già la prima bozza che fece era perfetta, aveva capito quello su cui si basa il nostro progetto: le radici, queste spesse radici raffigurate nel logo rappresentano la forza che esse possiedono, sono le nostre radici, le nostre famiglie grazie alle quali abbiamo potuto intraprendere questo sentiero.
Il 9 luglio ci sarà l’inaugurazione della Locanda della Contea: cosa attende gli avventori quel giorno?
Più che un’inaugurazione, la Contea in Festa è un vero e proprio evento: ci presentiamo ai visitatori, presentiamo le nostre potenzialità. Il cantiere è in opera da due anni (da luglio 2015), avevamo bisogno di mettere un paletto, segnare un inizio, perché essendo perfezionisti non definiremmo mai i lavori terminati.
L’evento si terrà dalle 10 alle 19 e saranno presenti tantissime sfaccettature del fantastico: artistiche, ludiche e non solo! Suonerà il nostro gruppo, gli Ainur, e un trio femminile di musica folk, le Folhas.
Ci sarà un’esposizione di quadri a tema, del pittore Lorenzo Daniele che racconterà anche della sua esperienza coi figli di Tolkien, che lo invitarono perché il suo tratto ricordava loro quello del padre. Roberto Fontana terrà un corso di scrittura elfica e Sara Gianotto terrà la conferenza “Tolkien e i Classici. Gli Elfi e l’amore stilnovistico”, con un particolare approfondimento su Beren e Lúthien in occasione della recente uscita dell’ultima opera tolkieniana.
Ci saranno inoltre dimostrazioni di tiro con l’arco e di scherma medievale, birre artigianali e un pranzo degno delle migliori tavole hobbit!
Per partecipare all’evento potete trovare i biglietti in vendita qui: ridotto a 5 euro per bambini dai 6 ai 12 anni, intero a 10 euro dai 12 anni. Ai cosplayer vestiti a tema fantasy verrà resa parte del biglietto.
I biglietti sono limitati, quindi affrettatevi!
In caso di pioggia la festa sarà rinviata al giorno 16 luglio.
Proseguono le conferenze internazionali dedicate a Tolkien: dopo il Tolkien in Vermont di aprile, il Popular Culture Association/American Culture Association di San Diego, tenutosi sempre ad aprile, e il International Congress on Medieval Studies tenutosi a maggio a Kalamazoo, a luglio sarà la volta di Leeds. La città ospiterà infatti due eventi culturali di rilievo, ovvero l’annuale Tolkien Society Seminar e l’International Medieval Congress 2017. I Tolkien Seminar 2017 si terranno il 2 luglio e la data è stata scelta proprio perché coincidesse con l’International Medieval Congress di Leeds, che si terrà dal 3 al 6 luglio e che quest’anno consta di un numero particolarmente alto di incontri su Tolkien.
Ieri, 18 giugno 2017, si celebrava il compleanno di Priscilla, unica figlia femmina di Tolkien, e l’AIST lo festeggia proponendovi la traduzione della biografia (attualmente parziale) proposta dal sito tolkienbrasil.com negli articoli A vida de Priscilla Tolkien – Parte 1 e A vida de Priscilla Tolkien – Parte 2. Ringraziando l’autore, Eduardo Stark, che ci ha accordato il permesso di tradurlo e proporlo anche agli appassionati in Italia, vi auguriamo una buona lettura!
Quando ci si occupa dei discendenti di Tolkien l’attenzione è sempre rivolta a Christopher Tolkien, per essere l’erede letterario di suo padre, per aver editato le opere postume e averne commentato la maggior parte. Ma molte volte viene trascurata la vita della figlia di Tolkien, che altresì svolse un ruolo importante nelle attività sociali e nella diffusione delle opere di suo padre. Priscilla Tolkien visse a fianco di suo padre per molti anni e ciò deve aver comportato una serie di contributi nella produzione delle opere. È risaputo che i suoi figli furono importanti per l’ispirazione iniziale delle sue prime storie infantili che culminarono con la pubblicazione de Lo Hobbit. Pertanto, conoscere un poco su Priscilla implica altresì comprendere di più il professor Tolkien.
La settimana scorsa Priscilla Tolkien, il 18 giugno 2014, ha festeggiato il suo 85° compleanno. Questo articolo ha lo scopo di prestare un modesto omaggio e mostrare ai lettori un poco della vita della cara figlia del professor J. R. R. Tolkien.
Ė importante sottolineare che non si tratta di una biografia completa, che questo articolo è stato scritto solo basandosi su informazioni comuni e già pubblicate precedentemente in libri, siti, giornali e altre fonti di informazioni. L’intenzione è di dare una prospettiva della vita di Priscilla Tolkien nella miglior forma e con una certa completezza.
Per la migliore fruizione dell’articolo è utile che il lettore abbia una ragionevole conoscenza della vita del professor Tolkien, dato che la vita di Priscilla era intimamente correlata alla vita di suo padre negli anni dal 1929 al 1973. Si deve considerare il testo come una sorta di complemento alla biografia di Tolkien.
Dopo il successo del Tolkien Day 2017 e le fortunate partecipazioni al Romics, ad Amarte con Tolkien Music e al 4Geek Festival col Tolkien Week-end, Roma torna ad offrire agli appassionati tolkieniani un’altra occasione di ritrovo: l’AIST prenderà parte al Roma Cartoon Festival, per la prima edizione del festival incentrato sui fumetti, sul mondo dell’animazione, sul cinema e sulla sfera ludica (ma non solo!). Il Roma Cartoon Festival si terrà dal 23 al 25 giugno presso il Guido Reni District (in Via Guido Reni 7).
La scarsa cura di Bompiani per le opere di J.R.R. Tolkien era una cosa ben nota. Con un nome che in pratica «vendeva da solo», dopo il 2003 la casa editrice milanese si era limitata a ripubblicare le opere dell’autore nelle edizioni più diffuse, curando sempre meno il contenuto dei suoi libri. Per fare l’esempio più lampante, ci sono voluti più di 10 anni ad reintegrare un paragrafo di 20 righe alla fine di un capitolo del Signore degli Anelli, che erano state misteriosamente eliminate nel 2003. Dopo una lunga permanenza nel gruppo Rcs e una breve parentesi di circa un anno nel gruppo Mondadori, nel dicembre 2016 Bompiani è entrata a far parte del gruppo editoriale Giunti. E così la cura per le opere del Professore di Oxford è migliorata notevolmente. Come dimostra l’attenzione verso le pubblicazioni digitali.
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