Vorrei suggerire, dunque, che i mostri non rappresentano un’inesplicabile caduta di gusto; sono essenziali, fondamentalmente alleati alle idee soggiacenti al poema, quelle idee che gli conferiscono il suo tono nobile e la sua elevata serietà. […] È estremamente importante considerare come e perché i mostri siano divenuti «avversari di Dio», giungendo a simboleggiare i poteri del male (e infine a identificarsi con essi); anche quando essi restino, come accade nel Beowulf, abitanti mortali del mondo materiale, in esso e di esso. […] I mostri erano stati i nemici degli dèi, i capi degli uomini, e, all’interno del Tempo, i mostri avrebbero vinto. Nell’eroico assedio e nella finale sconfitta uomini e dèi insieme erano stati immaginati nella stessa schiera. Ora le figure eroiche, gli uomini dei tempi antichi, haleà under heofenum, rimanevano e ancora combattevano fino a soccombere. Perché i mostri non spariscono, anche se gli dèi vanno e vengono. Un cristiano era (ed è), come i suoi avi, un mortale rinchiuso in un mondo ostile. I mostri restavano i nemici dell’umanità, la fanteria dell’antica guerra, e divennero inevitabilmente i nemici del solo Dio, ece Dryhten [v. 108, «il Signore eterno»], l’eterno condottiero della nuova era. Ma anche così muta la visione della guerra. La tragedia della grande disfatta nel Tempo resta pungente per un po’, ma cessa di essere alla fin fine importante. Non è una disfatta, perché la fine del mondo è parte del disegno di Metod [v. 706, «il Creatore», attributo di Dio]: l’Arbitro che sta al di sopra del mondo mortale. Dietro, appare la possibilità di una vittoria eterna (o di una eterna sconfitta), e la vera battaglia è fra l’anima e i suoi avversari. Così, i vecchi mostri divennero immagini dello spirito o degli spiriti del male, o piuttosto gli spiriti malvagi entrarono nei mostri e presero forma visibile nei corpi orrendi del jyyrsas [«gigante»] e del sigelhearwan [«etiope»] dell’immaginazione pagana.
(J.R.R. Tolkien, Beowulf: mostri e critici in Il Medioevo e il Fantastico, Bompiani) I mostri, tanto importanti per Tolkien, saranno i protagonisti del convegno internazionale Monstra II. Simbologie e Funzionalità degli Esseri Mostruosi. Da martedì 10 a sabato14 luglio, presso la Sala Tersicore del Palazzo Comunale di Velletri (Piazza Cesare Ottaviano Augusto 1), si riuniranno studiosi da tutta Italia, d’oltralpe e d’oltreoceano per affrontare una tematica che da sempre instilla terrore nell’uomo, e al contempo lo affascina: quella categoria di creature che per sembiante ed attitudine esulano dal consueto ordine naturale, di cui ogni cultura, tradizione e civiltà è ricca. Come vi avevamo anticipato nell’articolo sulle tappe AIST per il mese di luglio 2018, il presidente della nostra associazione Roberto Arduini terrà un intervento venerdì 13 durante la sessione pomeridiana (dalle ore 15:00), dedicato ai mostri dell’universo tolkieniano.
Il convegno è organizzato dal Consorzio SBCR – Sistema Biblioteche dei Castelli Romani e promosso dal Museo delle Religioni “Raffaele Pettazzoni”, ed i cinque giorni si prospettano un viaggio nel “mare monstrum” e non solo, con degustazioni di prodotti tipici locali, visite guidate e spettacoli ogni sera in un comune diverso dei Castelli Romani: martedì a Rocca di Papa, mercoledì a Lariano, giovedì a Rocca Priora, venerdì a Nemi e sabato a Lanuvio.
Il 21 giugno 2018 è scomparso all’età di 94 anni Eric Gerald Stanley, che era stato professore di inglese antico di Oxford, presso la cattedra Rawlinson e Bosworth del Pembroke College, tenuta da J.R.R. Tolkien dal 1925 al 1945. Stanley scrisse numerosi libri e innumerevoli articoli ed è ampiamente riconosciuto come una delle principali autorità del XX secolo nel campo della letteratura medievale.
Abbiamo da pochi giorni annunciato la presenza del vicepresidente AIST Claudio Antonio Testi all’International Medieval Congress di Leeds, ma la nostra associazione ha in serbo altre sorprese per il mese di luglio: possiamo annunciarvi la nostra presenza, nella persona del presidente AIST Roberto Arduini, al convegno Monstra II. Simbologie e Funzionalità degli Esseri Mostruosi e dello stand AIST assieme al nostro affiatatissimo staff a uno dei più grandi eventi fantasy italiani, La Festa dell’Unicorno di Vinci.
All’inizio del mese di giugno ha aperto le sue porte la straordinaria mostra Tolkien: Maker of Middle-earth (Tolkien: il Creatore della Terra di Mezzo), tenuta presso la Weston Library e di cui vi abbiamo proposto il resoconto redatto dai nostri soci Stefano Giorgianni e Roberta Tosi, che hanno attraversato la Manica per questa esposizione imperdibile di manoscritti, mappe ed illustrazioni realizzate da Tolkien stesso. Oggi approfondiremo assieme a voi un altro aspetto dell’arte tolkieniana, con la traduzione di un’intervista ad una artista russa che sta godendo di grande popolarità nel web, ovvero Elena Kukanova che l’anno scorso vinse il premio come miglior artwork della Tolkien Society con l’opera Maglor.
La traduzione è stata realizzata della nostra collaboratrice Elena Sanna (potete leggere l’originale qui: Talks with Tolkien artist: E. Kukanova ad opera di Eva Z.).
Ciao! Cominciamo: vuoi dirci qualcosa di te?
Certo, mi chiamo Elena e sono un’artista professionista, laureata all’Ilya Glazunov Academy. Al momento (l’intervista risale al 2013, NdT) sono ritrattista ufficiale del Teatro accademico centrale dell’esercito russo, e una galleria espone i ritratti che ho fatto a tutti gli attori. Scusate se mi do delle arie sin dall’inizio.
Quando hai letto per la prima volta i libri di Tolkien? Che impressione ti hanno fatto?
Ho cominciato a leggere Tolkien (in russo) quando avevo sedici anni. Devo dire che le sue opere hanno avuto un impatto notevole sulla mia personalità. All’epoca non c’era nient’altro che volessi leggere, e non me ne importava proprio nulla dei classici russi che dovevo leggere a scuola. Dopotutto avevo sedici anni.
Quanto è vasta la tua conoscenza della Terra di Mezzo? Ti consideri una nerd tolkieniana?
Devo confessare che al momento non ammonta a granché: avevo sedici anni sedici anni fa. Sto rileggendo i libri, ma stavolta in inglese. È davvero una sfida, visto che sono prevalentemente francofona.
Quando sono usciti i film, molti personaggi e scene sono stati rimpiazzati, nella mente dei lettori, dagli attori e le scenografie. È successo anche a te? Hai cercato di evitarlo?
Il film mi piace davvero tanto, e Peter Jackson è un grande, non ci piove. E gli attori… hanno tutta la mia ammirazione per il loro lavoro fantastico, ma non hanno prevalso sulla mia visione personale. Le scenografie erano davvero perfette, Peter è proprio un genio. E i costumi! Quelli non erano affatto male.
Ora potresti dirci qualcosa su di te e i tuoi lavori? Sei un’artista di professione, o l’arte è solo un hobby? Quando hai cominciato, e chi o cosa ha influenzato il tuo stile?
Sono una professionista, e non separo il lavoro dagli hobby. Scherzi a parte, ho cominciato più o meno a tre anni, rovinando la carta da parati dei miei, e per fortuna non mi hanno punita. All’inizio l’ispirazione mi veniva dalla pittura fiamminga, quindi Dürer, Holbein, ecc.
A giudicare dalle tue opere sembra che I Figli di Húrin sia la tua parte preferita. Che cosa ti porta a scegliere quali episodi illustrare?
I ricordi, forse? In pratica, questo è il libro che mi ha colpito di più. Una storia drammatica, che secondo me eclissa quella di Romeo e Giulietta.
Dove trovi l’ispirazione per i tuoi quadri, non solo per quanto riguarda il tema, ma anche dal punto di vista artistico? Usi dei modelli?
Dovrei dire di sì, ma in realtà non lo faccio. Tutte le mie opere nascono nella mia testa. Per i personaggi femminili poso io stessa, e mio marito posa per quelli maschili. Uso moltissimo le foto, ma la maggior parte sono fatte in casa. A parte quelle con lucertole. Certo, molte cose mi ispirano, ma è una storia troppo lunga da raccontare.
I tuoi quadri tradizionali sono straordinari. Hai una tecnica segreta per mischiare gouache, acquerelli e matite colorate?
Per questa tecnica mi sono ispirata a Somov e Benois. Non lo dico per vantarmi, ma è un lavoro davvero meticoloso e ci vuole tanta pratica.
Potresti farci vedere un’illustrazione tolkieniana di cui sei particolarmente orgogliosa?
E qualcosa di un altro fandom, o un lavoro originale, di cui vai fiera?
Mi dispiace, sceglierne uno è troppo difficile, ma di solito è l’ultimo lavoro che ho completato.
Un’immagine che rispecchia come ti senti al momento?
Il lavoro più difficile?
L’acqua mi ha dato davvero tanti problemi.
C’è qualcuno nella tua vita (anche su deviantArt) che ti ha ispirato o sostenuto, come artista? Puoi anche dirci perché, se ti va.
Di certo i miei genitori, mio padre, che aveva copiato e conservato una parte di quel mio primo disegno (erano dei conigli parecchio stravaganti). Ho avuto l’ispirazione per le illustrazioni tolkieniane grazie ad alcune opere che avevo visto su deviantArt.
C’è qualche artista su deviantArt che secondo te non ha l’attenzione che merita? Marisoly – Molto professionale, molto insicura, davvero originale, la adoro!
Sono proprio d’accordo! Purtroppo è difficile da contattare, e non conferma nessuna richiesta, anche se vorrei proprio ospitarla nel nostro gruppo. Ecco qualcuna delle sue opere:
Su deviantArt ci sono molti gruppi dedicati a Tolkien. Ne consigli qualcuno? O anche altri a tema fantastico?
È difficile scegliere, sono tutti sul mio argomento preferito. Ma di certo posso raccomandare EldritchShores e GoldenIllustration
C’è altro che vorresti dire ai fan di Tolkien e dei tuoi lavori?
Qui ho trovato una cerchia di spiriti affini, e mi date un sacco di energia, amici miei… ma non sono un vampiro, visto che faccio di tutto per ripagarvi. E i vostri calorosi commenti hanno davvero un grande valore per me! Grazie di tutto.
Spero di aver risposto a tutto.
Con affetto
Elena
Ti ringraziamo per l’intervista, è stato davvero un piacere parlare con te!
L’estate avanza, ma gli accademici dediti agli studi tolkieniani non sono ancora intenzionati a concedersi una vacanza: luglio inizia con l’International Medieval Congress dell’Università di Leeds, il più grande convegno dedicato agli studi medievali in Europa, che avrà luogo da lunedì 2 a giovedì 5 luglio e all’interno del quale Tolkien rivestirà quest’anno un ruolo di primo piano. Non è il primo anno che lo scrittore e filologo britannico è al centro di conferenze proposte in tale sede e già l’anno scorso si aveva assistito ad un proliferare di interventi dedicati alle sue opere, con ben quattro sessioni ad esse dedicate, che il presidente AIST Roberto Arduini e il vicepresidente Claudio Antonio Testi avevano seguito e recensito per noi durante uno dei loro viaggi di ricerca in Inghilterra (i più curiosi possono leggere l’intero resoconto del viaggio cominciando qui); quest’anno Testi porta l’Italia dall’altra parte della cattedra, proponendo il suo studio che lega Tolkien e André Breton col filo cangiante ed evanescente dei sogni e del surrealismo. Si tratta di uno studio già proposto in terra italica, più precisamente il 14 dicembre durante il convegno Tolkien e la letteratura della Quarta Era, tenuto presso l’Università di Trento. Congratulandoci ancora una volta con Claudio Antonio Testi per i risultati raggiunti, proponiamo ai nostri lettori l’intero spettro degli studi dedicati a Tolkien che verranno presentati in questo convegno, durante sei sessioni, organizzate dalla dottoressa Dimitra Fimi (Dipartimento di Studi Umanistici della Cardiff Metropolitan University) e dal professor Thomas Honegger (Dipartimento di Studi Inglesi, Friedrich-Schiller-Universität Jena).
Dopo il resoconto del convegno Il Medioevo fra noi (che potete leggere qui, svoltosi tra Urbino e Gradara dal 7 al 9 giugno, abbiamo scelto di approfondire l’argomento, così pertinente agli studi tolkieniani, ponendo alcune domande a due dei giovani studiosi presenti, Riccardo Facchini e Davide Iacono, tra i saggisti del volume Medievalismi italiani (secoli XIX-XX) che è stato presentato il secondo giorno, nonché ideatori della pagina divulgativa MediaEvi, il Medioevo al Presente. Ringraziando ancora per la loro disponibilità Riccardo e Davide, vi proponiamo questa “doppia” intervista per valicare ancora una volta la frontiera tra Medioevo e Medievalismo.
Partiamo dalle origini: da dove nasce il vostro interesse per la storia, nello specifico per il Medioevo? Cosa vi affascina in particolare di questo periodo storico? Davide – Sin da piccolo sono stato sempre molto curioso. Adoravo sfogliare le enciclopedie,
magari quelle dei miei genitori, un po’ vecchiotte ma riccamente illustrate. Credo sia stato lì che si fissarono nel mio immaginario i cavalieri e i castelli. Furono gettati i semi insomma! Iniziai poi a leggere di re Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda. Mi ricordo in particolare un cartone animato, Prince Valiant (un adattamento del fumetto di Harold Foster) che mi restò impresso. Uno dei primi libri che lessi sul medioevo storico si chiamava L’avventura del Medioevo. È ancora lì, con le sue suggestive illustrazioni. Riccardo – Anche per me l’infanzia ha avuto un ruolo fondamentale nel mio avvicinamento
al Medioevo, seppur al Medioevo sognato e immaginario. Credo però che il punto di svolta fu quando, durante le medie, per Natale mi fu regalata un’edizione di Dungeons&Dragons!
Parlando invece di medievalismo, quando avete scoperto che per questo Medioevo ridisegnato esiste un termine specifico e come? Davide e Riccardo – Fondamentale si è sicuramente rivelata la lettura di Medioevo Militante (Einaudi 2011), di Tommaso di Carpegna Falconieri, docente di storia medievale all’Università di Urbino. Un testo imprescindibile per lo studio dei medievalismi, soprattutto per quanto riguarda la loro dimensione politica e per i risvolti che questo fenomeno ha nel mondo attuale. Ricordiamo con piacere anche le lezioni di Umberto Longo, docente alla Sapienza di Roma e relatore di Davide per la tesi magistrale, il quale, durante le sue lezioni, compie continui rimandi al nesso fondamentale che c’è tra medioevo e medievalismo. Ricordiamo il giorno che proiettò alcuni dipinti dei preraffaelliti, accostandoli ad alcune immagini tratte dai film de Il Signore degli Anelli o da quelli di Harry Potter, per dimostrare come il canone medievale, creato da quel gruppo straordinario di artisti, abbia anche ora oggi influenza nel nostro immaginario, come un orizzonte mentale comune.
Per quale motivo proporreste a qualcuno di cominciare ad approcciarsi a questo campo di studi? Davide – Chiunque si accosti allo studio della storia medievale vi arriva spesso attraverso la visione di un film, la lettura di un libro, una conoscenza magari infantile – stereotipata – dell’epoca. Inoltre è importante notare che scrivere di storia significa sempre e comunque, innanzitutto, “raccontare” una storia tra le numerose storie, la cui retorica narrativa proietta mentalità, cultura, concezione, e generale – posso dire una parolaccia? – Weltanschauung dello storico. Pensare di presentare le cose “tali quali esse sono avvenute” è un’assurdità, se non una presunzione, positivista. Fare storia significa avere la consapevolezza di creare un prodotto culturale, attraverso il quale lo storico scopre il passato e lo ricrea. In particolare poi lo studio dei medievalismi consente allo storico medievista di tornare ad occupare quel posto nella società civile che aveva un tempo. Quando l’ISIS parla di ritorno del Califfato; quando i presidenti degli States evocano le crociate; o – come soprattutto nell’Europa dell’Est – vengono rispolverati i modelli e i miti del medievalismo ottocentesco per sostenere spinte nazionaliste; lì lo studioso di storia medievale, che si colloca tra la realtà del passato medievale e queste distorsioni operate dal presente, può dare un serio e autorevole contributo nel decifrare l’attualità. Si pensa spesso alla medievistica come ad una materia quasi erudita, polverosa, fatta da studiosi chiusi in torri di avorio dediti al solo studi di codici indecifrabili; un po’ come i re di Numenor irretiti dall’araldica, dalle genealogie, dall’astrologia mentre il regno di Gondor versava in rovina (e per certi versi è vero…). Lo studio dei medievalismi
avvicina la storia medievale, e chi la studia, al suo presente.
Parlando delle rappresentazioni fantastiche ispirate al Medioevo, non si può non parlare di Tolkien: qual è il vostro rapporto con questo autore, con i suoi precursori ed il genere letterario che ne è derivato? Davide – Il mio incontro con Tolkien è stato un po’ combattuto. Mi spiego meglio. Un giorno alcuni amici, era il lontano 2002, mi invitarono al cinema. Mi portarono a vedere La
Compagnia dell’Anello. Era un film fantasy, dicevano. Esco dalla sala molto contrariato.
“Cos’è questa cosa che cerca di imitare male il medioevo!”, sbottai. All’epoca avevo timidamente già iniziato a leggere i saggi di Le Goff e, come tutti i neoconvertiti, ero molto zelante. Questo medioevo “finto” non mi piaceva per niente! Poi, sempre grazie a quei farabutti dei miei amici, è stato amore. Iniziai a leggere i libri; a vedere e rivedere versioni estese e contenuti speciali nei dvd. Ero incantato da quel mondo neomedievale, così verosimile, che Tolkien – per il tramite di Peter Jackson – era riuscito a evocare. Lo studio del medievalismo, al quale sono approdato con la laurea magistrale, è adesso fondamentale per leggere ancora più in profondità, criticamente, la Terra di Mezzo. Ho potuto dare un nome e un senso alla mitopoiesi di Tolkien. Un autore che però spesso risulta ancora incompreso, e trattato come una sorta di santino. Per comprenderlo – secondo l’ottica del medievalismo – credo sia da intendere Tolkien, e il suo legendarium, come il canto del cigno della lunghissima stagione del medievalismo vittoriano: fenomeno che terminerà, durante la Grande Guerra, con le ultime folli cariche degli ufficiali a cavallo – che nel cuore portavano l’immagine di re Artù e dei suoi cavalieri – contro poco cortesi nidi di mitragliatrici. Dopo l’esperienza dei brutali combattimenti in trincea, il medievalismo britannico gradualmente ha
abbandonato il mondo reale – finendo di idealizzare la società britannica come una nuova Camelot – per rifugiarsi nel regno della fantasia. La Caduta di Gondolin, il primo racconto completo ambientato nella Terra di Mezzo, non è che una metafora neomedievale, della drammatica esperienza di Tolkien sui campi della Somme. Il giovane filologo credo abbia trovato in quel mondo – per certi versi accogliente e rassicurante – dopo la brutalità delle trincee e la morte dei suoi amici, un rifugio mentale. Questo lo racconta molto bene John Garth in Tolkien e la grande guerra.
Voi gestite la pagina facebook MediaEvi, il Medioevo al Presente: com’è nata l’idea di creare una pagina facebook dedicata al medievalismo? Davide – L’idea nasce appunto dalla volontà di divulgare lo studio e l’interesse per il medievalismo. Un fenomeno culturale che ha le sue radici nell’Europa del Romanticismo ma che perdura ancora oggi (vi invitiamo ad approfondire la voce Medievalismo compilata da me
e Riccardo). Il medioevo, il suo sogno, è e sarà costantemente rielaborato, reinventato, raccontato. Ognuno di noi – inclusi i medievisti di professione – ha la sua idea di quell’epoca così lontana ma allo stesso tempo così vicina, che prescinde largamente da quello che è il medioevo storico. Quello di MediaEvi è anche un modo per raccontare una disciplina – diremmo fare storytelling – e occupare in maniera intelligente, seria (non seriosa!) e divertente, uno spazio. La comunicazione di una disciplina passa anche dai social. È un modo per dire: “Noi – noi studiosi di storia medievale e di medievalismi – esistiamo”.
Nella vostra esperienza, quale sembra essere la forma di medievalismo che suscita maggior interesse all’interno dei social network, e secondo voi per quale ragione? Riccardo – Bisogna ammettere che il nostro pubblico è molto variegato. Si va dai giovanissimi, o dagli amatori, fino a giovani studiosi di storia e stimati ricercatori! Esclusi i meme, una vera e propria miniera di like, ma anche un modo – immediato e ironico – per comunicare la storia, possiamo però affermare con una certa sicurezza che la forma di medievalismo che affascina maggiormente il nostro pubblico è quello artistico, architettonico, in qualche modo legato alle arti visive. I nostri post sui castelli neomedievali o sugli artisti preraffaeliti sono lì a dimostrarlo.
MediaEvi era tra i media partner del convegno Il Medioevo fra noi, tenutosi di recente, e voi siete stati tra i relatori. Si trattava già della quinta edizione di questa manifestazione: parlateci della strada percorsa finora, quali sono stati gli ostacoli e le soddisfazioni maggiori, come siete entrati a far parte della compagnia. Riccardo – Il Medioevo fra Noi nasce dal desiderio di tre affermati studiosi – Tommaso di Carpegna Falconieri (Università di Urbino), Umberto Longo (Sapienza) e Francesca Roversi Monaco (Università di Bologna) – di sdoganare accademicamente lo studio dei medievalismi. Rispetto alla prima edizione, svoltasi nella rocca di Gradara in un afoso pomeriggio di luglio nel 2014, sono stati fatti passi da gigante e in questo un ruolo importante è stato ricoperto anche dal sostegno offerto fin dall’inizio dall’Istituto Storico Italiano per il Medio Evo che, nella persona del presidente Massimo Miglio, non ha mai fatto mancare il suo supporto.
Al convegno Il Medioevo fra noi avete presentato il volume Medievalismi italiani (secoli XIX-XX), una raccolta di saggi di vari studiosi sul medievalismo in Italia: com’è nato questo progetto? Riccardo – Durante le numerose conversazioni intrattenute con il professor di Carpegna in merito allo stato della ricerca sui medievalismi in Italia, ci siamo resi conto che gli studiosi nostrani hanno spesso affrontato il tema (pensiamo a Giuseppe Sergi, Renato Bordone, al recentemente scomparso Raffaele Licinio…), senza però al tempo stesso aver contribuito alla formazione di un organico orizzonte di ricerca nazionale, di una sorta di “scuola”, dedicata allo studio del medievalismo. Questi studi, infatti, hanno spesso mancato di organicità e consapevolezza. Per questo si è sentito il bisogno di pubblicare un volume che raccolga unicamente contributi sul medievalismo, con l’auspicio di contribuire alla nascita, se non una vera e propria scuola storiografica, almeno di una nuova sensibilità accademica nei confronti di questa affascinante disciplina.
Un’ultima domanda, guardando al futuro: avete già in programma di presenziare ad altri eventi dedicati all’età di mezzo o, magari, alla Terra di Mezzo? Davide – Abbastanza certa sarà la nostra partecipazione al Festival del Medioevo, che si terrà dal 26 al 30 settembre nella bianca città di Gubbio. Il tema di quest’anno, come ci ha svelato in anteprima Federico Fioravanti (l’ideatore del Festival) a Gradara, saranno i barbari: un argomento che richiama, immediatamente, all’attualità.
La Terra di Mezzo l’abbiamo sfiorata lo scorso anno per l’appunto al Festival del Medioevo, nel
nostro intervento dedicato alle città incantate dell’immaginario medievalista. Tra le molte non
abbiamo mancato di considerare, la capitale del regno di Gondor, Minas Tirith.
Si chiama Allegro con brio e chiuderà la stagione sinfonica di Piacenza: sabato 16 giugno alle ore 17 alla Sala dei Teatini del teatro municipale della città è in programma il concerto a ingresso libero dell’Orchestra di Fiati dei Conservatori Giuseppe Nicolini di Piacenza e Giuseppe Verdi di Milano, diretta da Johan de Meij, con Hans de Jong al sax alto. Il programma del concerto è la sintesi di un percorso di collaborazione fra il Conservatorio Nicolini di Piacenza e il Conservatorio Verdi di Milano nell’ambito del progetto MIlanoPIACEnza…suonare insieme che ha avuto come promotori Luciano Caggiati, titolare della cattedra di tromba e direttore dell’Orchestra di Fiati del Nicolini di Piacenza, e Sandro Satanassi titolare della cattedra di strumentazione e composizione per Orchestra di fiati del Verdi di Milano. Perché trattiamo di questo evento? Perché una delle tre composizioni che saranno eseguite sarà dedicata a J.R.R. Tolkien, la Sinfonia n.1, Il Signore degli Anelli.
Nell’immaginario comune il Fantastico popola il Medioevo, ne veste i panni, adeguandoli, e vi prende dimora, spesso addolcendolo, modificandolo secondo il proprio gusto come non di rado facciamo con la cucina dei paesi lontani. Il Medioevo appare così come una realtà che può sembrare effettivamente distante ed estranea, almeno per chi non ha scelto di approfondirla a seguito di un interesse personale oltre lo studio scolastico obbligatorio, facilmente relegato nel fondo della mente dal più svariato numero di motivi: lontano non solo temporalmente, il Medioevo diviene una terra e un tempo altro, un volto sul quale la maschera meravigliosa del fantastico si adagia e si adatta, senza però cancellarne lo sguardo profondo e il sorriso affascinante, ma anzi esaltandoli. Così Medioevo e Fantastico danzano assieme, conducendo i passi l’uno dell’altro, e toccando molti degli aspetti anche quotidiani della vita dell’uomo contemporaneo, che lo si realizzi o meno.
Dopo l’evento organizzato per il Tolkien Reading Day il 2 aprile, tornano i Beorniani abruzzesi con una nuova, affascinante iniziativa: il Concilio di Elrond. Sabato 9 giugno, dalle ore 17:00 alle 20:00, a Bucchianico (ritrovo in piazza San Camillo), si terrà la prima edizione di questo raduno tolkieniano, dedicato alla creazione e programmazione stessa di altri eventi tolkieniani in terra abruzzese. Da buona gente di Beorn, l’ospitalità sarà garantita: l’ingresso è libero e aperto a tutti (preferibilmente comunicando la propria presenza scrivendo alla loro pagina facebook), e a tutti i partecipanti verrà offerta un lauto rinfresco.
Considerato che si tratta di una novità, l’AIST ha voluto proporre un piccolo approfondimento ai suoi lettori, con una breve intervista la referente dei Beorniani: Nicolas Gentile, che cortesemente ci ha concesso il suo tempo per rispondere a qualche domanda. Ringraziandolo ancora per la sua disponibilità, cediamo a lui la parola e vi auguriamo buona lettura!
Il vostro è un gruppo relativamente giovane, come si è riunita la compagnia?
È dal 2009 che il sottoscritto, insieme a diverse altre persone, creiamo eventi e incontri a tema tolkieniano (e non solo). Inizialmente eravamo in pochi ma siamo cresciuti molto nel tempo. Il tutto nacque in realtà nel lontano 2004 quando, in occasione della prima de Il Ritorno del Re decidemmo di travestirci come i personaggi del film (allora non si parlava ancora di cosplay). Da lì abbiamo iniziato a incontrarci regolarmente per leggere le opere del Professore o per guardare l’ennesima volta i film di Jackson e nel 2009 organizzammo il nostro primissimo “Tolkien Reading Day”. Eravamo solo in 4!
Quali sono state le difficoltà e le gioie di essere i primi a riunire i tolkieniani della vostra regione?
In realtà non abbiamo mai vissuto questa esperienza tolkieniana come una missione da compiere, quindi non abbiamo mai sentito alcuna difficoltà nel fare ciò che abbiamo fatto e tutte le persone e le avventure che si sono aggiunte nel tempo le abbiamo vissute con entusiasmo e a volte anche meraviglia. È capitato che un vicino di casa che si conosceva da anni, insospettabilmente fosse un grandissimo estimatore della Terra di Mezzo!
Come mai avete scelto di chiamarvi i “Beorniani”? Cosa in questo personaggio vi ha colpiti o vi spinge ad identificarvi in lui? (Inoltre, Beorn proveniente da Lo Hobbit e non dal Signore degli Anelli, a cui la maggior parte dei gruppi si ispira nello scegliere il proprio nome)
Il fatto che il nome del nostro gruppo sia “I Beorniani” non è casuale. Diciamo che organizziamo eventi, anche di grandissima portata, soprattutto qui nella nostra regione, l’Abruzzo, ed essendo l’Orso il simbolo della stessa, l’associazione di idee è stata immediata. Personalmente poi ho una certa predilezione per i personaggi cosiddetti “minori”, quelli più nascosti, ma che rendono il tutto molto più magico (vedasi anche Tom Bombadil). Così vogliamo essere noi: non vogliamo rappresentare l’eroe scintillante sempre in prima fila nelle grandi battaglie, ma la creatura misteriosa che ti fa venir voglia di esplorare il bosco nella speranza di incontrarla.
Si può dire che il vostro debutto come organizzatori di eventi tolkieniani sia stato il Tolkien Reading Day tenuto il 2 aprile: cosa vi ha colpito di questa esperienza?
Come già accennato prima, in realtà i primi eventi tolkieniani, se si esclude quell’excursus nel mondo cosplay nel 2004, li abbiamo organizzati nel 2009, sebbene con scarsissimi risultati.
Diciamo che abbiamo iniziato ad “ingranare” solo nel 2012, quando già diverse decine di persone iniziarono ad interessarsi a questo genere di manifestazioni e, grazie soprattutto al tam tam dei social network, nel tempo siamo riusciti ad arrivare anche 5-6mila presenze nel Tolkien Day del 2017.
L’idea di un incontro preliminare di appassionati prima dell’inizio vero e proprio della stagione degli eventi è piuttosto insolita: vi siete ispirati a qualche esperienza pregressa (vostra o di altre associazioni) per decidere di tentare questa via o l’ispirazione proviene prettamente dal capitolo del Signore degli Anelli?
Nel tempo molte persone si sono aggiunte al gruppo e molte si sono allontanate, per i motivi più disparati: la necessità di incrementare il numero di appassionati “attivi” e la crescente domanda di partecipazione di tolkieniani abruzzesi, ha fatto si che organizzassimo questo “1° Concilio di Elrond”, una tavola rotonda intorno la quale mangiare, raccontare e soprattutto organizzare eventi e incontri con e per appassionati del genere. Il nome “Concilio di Elrond” è stato scelto in quanto è stato proprio in quell’occasione che diversi popoli della Terra di Mezzo si sono riuniti per decidere tutti insieme il da farsi. E così vogliamo fare noi: ogni idea e proposta sarà ascoltata e, nelle possibilità, realizzata.
Avete già qualche preview dei vostri progetti che vi sentiti di condividere coi nostri lettori?
I progetti sono tanti e siamo già a lavoro per portarli a termine. Tra i tanti, la 5^ edizione nostrana del “Buon Compleanno Bilbo Baggins”, evento nato come una cena tra amici e divenuta in pochi anni un vero e proprio evento aperto a tutti, in cui il cibo la fa da padrone: 2 anni fa si organizzò una vera e propria festa di compleanno con 5 portate, frutta, birra idromele e una torta per 60 persone! Il tutto rigorosamente in abiti Hobbit!
Guardando alla adolescenza di Tolkien, una figura in particolare spicca oltre alla madre Mabel, che amava profondamente e che venne a mancare quando lui aveva solo 12 anni: si tratta di Padre Francis Xavier Morgan, dell’oratorio di Birmingham, sotto la cui ala protettrice i fratelli Tolkien, John e Hilary, crebbero. Padre Morgan fu una figura genitoriale per il giovane John, il cui padre Arthur era deceduto in Sud America durante la prima infanzia dello scrittore, e rivestì un ruolo molto importante nella sue vita, sotto molti punti di vista (affettivo, educativo ed anche economico, solo per citarne alcuni) e che spesso viene fraintesa nel suo ruolo di guida e vista come eccessivamente rigida,ad esempio in riferimento al suo divieto di incontrare l’amata Edith fino al raggiungimento della maggiore età, ovvero 21 anni. Martedì 5 giugno la casa editrice Luna Press Publishing ha pubblicato per la prima volta in inglese un volume illuminante su questo aspetto della vita di Tolkien: Uncle Curro. J. R. R. Tolkien’s Spanish Connection di José Manuel Ferrández Bru. L’editore ha dato alle stampe contemporaneamente anche una seconda edizione spagnola, El Tío “Curro”. La Conexión Española de J.R.R. Tolkien; la prima era comparsa nel 2013 per Csed Editorial, ma la seconda contiene nuovo materiale fotografico e biografico. Con la prefazione di John Garth, questo libro non si limita ad essere una biografia di Padre Morgan, ma esplora le varie forme di connessione e influenza tra il religioso e il suo giovane protetto, alla cui famiglia rimase legato fino alla sua scomparsa nel 1935. Risultato di ricerche condotte in Spagna e in Inghilterra, con la collaborazione della famiglia Tolkien e la testimonianza diretta della figlia di J. R. R. Tolkien, Priscilla.
Il volume è disponibile sia in edizione paperback che digitale.
Tolkien: Maker of Middle-earth apre oggi le sue porte ai visitatori. Solo la settimana scorsa l’ultimo dei TolkienLab organizzati dall’AIST assieme all’Istituto Filosofico di Studi Tomistici prima della consueta pausa estiva ha trattato proprio l’arte di Tolkien, con la relatrice Roberta Tosi, ed oggi è sicuramente una giornata speciale per i tolkieniani ed in particolare per chi di loro ha una predilezione per l’arte: Tolkien: Maker of Middle-earth (Tolkien: il Creatore della Terra di Mezzo) si prospetta una mostra unica nel suo genere, la più grande dedicata al Professore degli ultimi cinquant’anni, per la quale hanno perfino creato un sito omonimo. La mostra, tenuta presso la Weston Library, sarà aperta dal lunedì al sabato dalle 10,00 alle 17,00 e domenica dalle 11,00 alle 17,00. L’entrata è gratuita, ma regolata dai biglietti emessi, prenotabili questi ultimi anche online, in quanto ogni giornata avrà un numero limitato di biglietti disponibili.
La mostra, che si concluderà il 28 ottobre, condurrà i visitatori in un vero e proprio viaggio alla scoperta di Tolkien in ogni suo aspetto: lo studioso, lo scrittore, l’illustratore dei propri scritti, ma anche l’uomo e il padre. Famoso per le sue storie, l’aspetto artistico della produzione di Tolkien passa spesso in secondo piano, sebbene il figlio Christopher la ritenga una componente di grandissima rilevanza e che non può essere esclusa dagli studi per comprendere l’operato del Professore. Tutto acquista una profondità ed una complessità ancora maggiore se si considera che Tolkien stesso, nonostante abbia illustrato molte delle sue storie (sebbene solo una parte sia stata effettivamente stampata e resa fruibile al grande pubblico assieme agli scritti) si espresse con toni abbastanza duri contro le immagini che accompagnano i racconti nel suo saggio Sulle fiabe (pubblicato in Italia nella raccolta di saggi tolkieniani Il medioevo e il fantastico da Bompiani).
Tra i pezzi più affascinanti in mostra sono stati annunciati:
bozze manoscritte de Lo Hobbit che mostrano l’evoluzione della storia, assieme ad acquarelli, schizzi della copertine, disegni e mappe preparate per la pubblicazione
manoscritti originali del Signore degli Anelli assieme a schizzi della sovracopertina e acquarelli
manoscritti originali del Silmarillion, i primi scritti di Tolkien sulle antiche leggende degli Elfi, pubblicate postume dal figlio Christopher
foto e lettere della gioventù di Tolkien
l’album di disegni realizzati durante la tarda adolescenza intitolato The Book of Ishness
lettere di apprezzamento di vari ammiratori, inclusi il poeta W. H. Auden, il cantante Joni Mitchell, l’autrice Iris Murdoch
oggetti personali appartenuti a Tolkien, inclusi i suoi materiali artistici (scatole di colori, matite e ceralacca) e la sua personale libreria
una selezione di mappe della Terra di Mezzo, inclusa una rara mappa annotata da J. R. R. Tolkien
una mappa della Terra di Mezzo in 3-D, appositamente realizzata
Giugno comincia nel migliore dei modi per i tolkieniani: il primo weekend, il 2 e 3 giugno, la manifestazione di Sentieri Tolkieniani apre le danze, nella meravigliosa cornice del castello di Osasco (Via al Castello d’Osasco 10, 10060 Osasco, in provincia di Torino). Sentieri Tolkieniani è ormai uno degli immancabili appuntamenti dedicati al Professore e al fantasy d’Italia, essendo nato nel 2008 insieme all’Associazione omonima che si occupa di organizzarlo.
Il weekend proporrà un’offerta varia, per tutti i gusti: dalle conferenze all’area games, dalle mostre artistiche alla falconeria, dalla musica e le danze alle esibizioni di scherma medievale e alla cavalleria. Che preferiate lo studio o lo sport, potrete rifocillarvi in perfetto stile Hobbit e rilassarvi con una passeggiata tra le bancarelle del mercatino a tema, ed i più piccoli avranno un’intera area a loro dedicata (Casa Baggins).
Dallo scorso anno l’Associazione Italiana Studi Tolkieniani ha il piacere di prendere parte a questo evento, proponendo conferenze di approfondimento, e questo fine settimana non mancheremo: vi aspettiamo numerosi!
Seguite tutti gli aggiornamenti sulla pagina facebook dell’evento facebook Sentieri Tolkieniani 2018 – Festival Fantasy e Medievale
È stato un viaggio lungo 42 giorni, partito lunedì 9 aprile e conclusosi lunedì 21 maggio, quello del nostro Drago: il crowdfunding per la creazione del Centro Studi la Tana del Drago è stata davvero un’avventura per tutti noi! E in questa avventura abbiamo avuto l’immensa fortuna di trovare tanti disposti a credere in noi e nel nostro progetto: la creazione di un centro studi interamente dedicato alla letteratura fantasy e in particolare a l’autore da molti considerato il padre di questo genere, il professor J. R. R. Tolkien. La nostra idea è senza dubbio ambiziosa, perché questo centro studi, la Tana del Drago, sarà la fusione di tante realtà, affrontando così da tante prospettive il fantastico: un centro studi, una galleria d’arte, un laboratorio, un bookshop, tutto per creare una vera e propria casa per coloro che amano la fantasia, naturale attività umana.
Il Centro Studi nascerà nel comune di Dozza, in provincia di Bologna, nell’atmosfera bucolica dei colli tra i quali è annidata, ed è proprio l’organizzazione comunale che ringraziamo per averci messo a disposizione l’edificio adatto, una palazzina disabitata da qualche anno, il quale è già un cantiere in fermento dove siamo all’opera per compiere i lavori di ristrutturazione. Poco distante dal centro studi, all’interno della bellissima rocca di Dozza riposa Fyrstan, il drago del castello che dorme rannicchiato tra le sue immense ali e che presto, in occasione della quarta edizione di Fantastika a settembre, si risveglierà, tornando ad affascinare grandi e piccini. Proprio durante Fantastika il centro studi “La Tana del Drago” verrà inaugurato ufficiosamente: un motivo in più per non mancare alla biennale del fantastico che già nel 2016 ha avuto il piacere di ospitare più di 4500 visitatori e che ha in serbo per voi grandi sorprese quest’anno!
Dopo essere partito il 9 aprile, il viaggio del Drago si avvia al suo termine. Durante la nostra straordinaria avventura nuovi amici si sono uniti alla nostra causa, permettendoci di raggiungere un nuovo traguardo. La nostra raccolta fondi per la creazione di un centro studi dedicato alla letteratura fantasy e, soprattutto, alle opere tolkieniane procede ed è arrivata alla seconda delle tappe programmate: abbiamo infatti raccolto più di 8500 euro. Tale cifra era il traguardo fissato perché potessimo aprire, all’inaugurazione ufficiosa che si terrà quest’autunno durante Fantastika, il bookshop. La tappa successiva, l’apertura della sala conferenze è fissata a 10.000 euro, una distanza che, col vostro aiuto, possiamo ancora riuscire a percorrere! Ringraziamo ancora una volta tutti coloro che hanno contribuito alla nostra causa e vi ricordiamo che il crowdfunding termina lunedì 21 maggio. I ritardatari hanno ancora un giorno per partecipare!
Prima della pausa estiva, ci prepariamo ad assistere giovedì 24 maggio all’ultimo dei TolkienLab annunciati per questa primavera, organizzati come sempre dall’Associazione Italiana Studi Tolkieniani assieme all’Istituto Filosofico di Studi Tomistici. In questo spazio condiviso dalle due associazioni ci si dedica allo studio delle opere del professore oxoniense, sotto varie prospettive e con il contributo di studiosi provenienti da differenti percorsi di formazione ed ambiti di ricerca.
A condurre la serata sarà Claudio Testi, presidente dell’Istituto Filosofico e vicepresidente AIST, e l’ospite di questo incontro sarà Roberta Tosi, critica d’arte, giornalista e fondatrice della Compagnia degli Argonath (2008).
Il TolkienLab si terrà come di consuetudine presso la sede dell’Istituto Filosofico di Studi Tomistici, in Strada San Cataldo 97 a Modena, dalle ore 20,45.
L’ingresso è gratuito.
Vi invitiamo a seguire tutti gli aggiornamenti sulla pagina facebook dell’evento Visioni, miti, leggende: l’arte di J. R. R. Tolkien.
Questo maggio fin dall’inizio si prospettava un mese ricco di eventi dedicati al Professore (proprio in questo momento ci troviamo col nostro stand al Salone Internazionale del Libro di Torino) e annunci di nuovi appuntamenti continuano a susseguirsi: il venerdì 18 alle ore 18 si terrà l’incontro Tolkien, scrittore del dopoguerra con la relatrice Elisabetta Marchi, socia e saggista AIST, l’introduzione di Francesco Forlin e musiche curate da Bruno Pilla.
La serata sarà parte di un ciclo di incontri organizzati in occasione dell’anniversario della prima guerra mondiale dal Circolo dei Lettori Perugia; gli interventi sono incentrati su autori, pensatori e soldati che – e Tolkien rientra a pieno titolo in tutte e tre le categorie, considerando non solo i suoi romanzi, ma anche gli scritti teorici che spesso li sorreggono, e l’esperienza in trincea durante la battaglia della Somme. Dalle ore 21 la serata tolkieniana prosegue cambiando rotta e passando ad un’atmosfera più giocosa: La Corte di Carta proporrà le Avventure nella Terra di Mezzo, una serata di gioco di ruolo da tavolo ispirata alle opere di Tolkien, utilizzando diversi sistemi: Dungeons & Dragons 5.0, GIRSA e Avventure nella Terra di Mezzo. Chi desidera partecipare può iscriversi inviando un messaggio privato alla pagina facebook della Corte di Carta, anche se non si ha esperienza pregressa di gioco di ruolo e ci si desidera avventurare per la prima volta in questo nuovo, affascinante mondo.
Il programma si svolgerà presso il Salone d’Apollo del Museo Civico Palazzo della Penna, via Podiani 11, 06121 Perugia, sede del Circolo dei lettori di Perugia. L’ingresso è gratuito.
Per non perdere gli ultimi aggiornamenti sulla serata che vi attende venerdì, vi suggeriamo di seguire anche l’evento facebook Tolkien scrittore del dopoguerra e l’evento facebook Avventure nella Terra di Mezzo.
È trascorso un mese da quando l’AIST ha lanciato il crowdfunding per la creazione della Tana del Drago, un ritrovo per tutti gli amanti delle opere tolkieniane e della letteratura fantasy. All’ombra della rocca di Dozza, dove riposa il drago Fyrstan (che presto, in occasione della quarta edizione di Fantastika si risveglierà), sorgerà un luogo unico nel suo genere: galleria, laboratorio per i workshop, centro studi e bookshop allo stesso tempo.
Il progetto è ambizioso, ed il viaggio che il nostro drago deve compiere molto lungo: la prima tappa, necessaria per l’apertura delle porte, è stata raggiunta in poco più di una settimana e di questo siamo profondamente grati a tutti i nostri sostenitori, ma c’è ancora moltissimo da fare! Ora siamo vicini al raggiungimento del secondo step, fissato ad 8000 euro, che ci permetterà di aprire il bookshop, ma abbiamo ancora bisogno del vostro sostegno per tramutare questo sogno in realtà
Come annunciato la settimana scorsa, questo maggio sarà ricco di eventi tolkieniani a cui l’AIST prenderà parte e il fine settimana che ci attende inaugura questo mese in grande stile, con ben due eventi in contemporanea: il Salone Internazionale del Libro di Torino, dal 10 al 14 maggio, e la terza edizione dell’evento organizzato dal FAI Giovani di Novara, Un Viaggio nella Terra di Mezzo domenica 13.
L’Associazione Italiana Studi Tolkieniani avrà il piacere di partecipare attivamente ad entrambe le manifestazioni, “sdoppiandosi” con il proprio stand e proponendo durante i due eventi diverse conferenze tenute dai nostri soci. Che siate in attesa di immergervi nella più grande libreria italiana al mondo o desiderosi di trascorrere una giornata in un meraviglioso castello sforzesco, Tolkien e il fantastico vi attendono e noi non mancheremo, coerenti con il nostro intento di occuparci della diffusione delle opere del Professore a tutti i livelli, dal divulgativo all’accademico.
Vi aspettiamo numerosi!
A pochi mesi dall’arrivo della versione italiana del gioco da tavolo La Caccia all’Anello, ideato da Francesco Nepitello, Marco Maggi (autori anche del gioco La Guerra dell’Anello) e Gabriele Mari, ecco che le avventure nate dalla straordinaria penna di Tolkien tornano protagoniste di una nuova interpretazione ludica: Forge World, sussidiaria della Games Workshop, ha annunciato l’uscita di un nuovo gioco, Quest to Mount Doom, sebbene non sia ancora stata resa nota una data precisa per il suo lancio.
La Games Workshop, casa produttrice di giochi di miniature famosa soprattutto per l’universo fantasy di Warhammer e Warhammer 40.000 (la versione futuristica), ha già mostrato grande interesse per il mondo tolkieniano, realizzando i giochi di miniature (più precisamente gli strategy battle game) de Il Signore degli Anelli e de Lo Hobbit, seguendo l’iconografia delle trilogie cinematografiche di Peter Jackson.
La primavera si è già dimostrata una stagione fiorente di attività per la nostra associazione (come già era stata l’anno scorso): i due TolkienLab dedicati alle traduzioni delle opere tolkieniane e al rapporto del Professore con certe lingue antiche tenuti a Modena, gli eventi del Tolkien Day a Roma e a Formello, la partecipazione al Romics, a Educare nella Terra di Mezzo e a Tivoli Fantasy, ma ad attenderci ci sono ancora molti appuntamenti e varie sorprese. Maggio è alle porte e si prospetta un mese ricchissimo di eventi tolkieniani, di ogni genere, dal più serio e accademico, ai momenti di piacevole svago. Ecco una carrellata delle manifestazioni in cui ci potrete trovare: prendete nota e cominciate ad organizzarvi per questo “tour de force” all’insegna di Tolkien e del fantastico!
Abbiamo chiesto di ripristinare le “Venti righe”, abbiamo riportato in libreria le Lettere dopo 10 anni di assenza facendolo tradurre da Lorenzo Gammarelli e ora Bompiani ci ha chiesto aiuto per tradurre il capolavoro di Tolkien. A cinquant’anni dalla prima versione italiana de Il Signore degli Anelli poi più volte rimaneggiata – l’ultima nel 2003 -, tornerà così in una nuova traduzione finalmente all’altezza della sfida La Compagnia dell’Anello in tutta la sua generosa, esuberante, ludica malìa. Abbiamo indicato alla casa editrice un traduttore d’eccezione: Ottavio Fatica. Si tratta di un traduttore letterario di tutto rispetto: dopo aver esordito con Adelphi, ha lavorato a lungo per Theoria ed Einaudi e da diversi anni è consulente a tutto campo per Adelphi. Ha vinto il Premio letterario internazionale Mondello per la traduzione di Limericks di Edward Lear, nel 2007 il Premio Monselice per la traduzione di La città della tremenda notte di Rudyard Kipling. Nel 2009 ha vinto il Premio Nazionale per la Traduzione e nel 2010 il Premio Procida – Isola di Arturo – Elsa Morante per la traduzione de Il crollo di Francis Scott Fitzgerald. Tra i suoi lavori migliori, la traduzione dell’opera omnia di Rudyard Kipling, Moby Dick di Herman Melville e centinaia di altri scrittori inglesi e statunitensi. Al prossimo Salone del libro di Torino, sabato 12 maggio, ore 14:00 nella sezione L’AutoreInvisibile curata da Ilide Carmignani, Ottavio Fatica e Roberto Arduini, presidente dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani, dialogheranno su Tradurre Il Signore degli Anelli. Coordina Alessandro Mari della Scuola Holden. Per avere un assaggio di quell’incontro, pubblichiamo l’intervista integrale che Loredana Lipperini ha realizzato in esclusiva a Ottavio Fatica, di cui una parte è stata pubblicata su La Repubblica del 29 aprile 2018. Ringraziamo l’autrice per la cortesia.
Il 22 aprile sono stati annunciati i vincitori dei Tolkien Society Awards 2017, i premi conferiti dalla Tolkien Society conferiti alle eccellenze negli studi tolkieniani e nelle creazioni artistiche ispirate alle opere del Professore, con l’obiettivo di “cercare di divulgare al pubblico, e di promuovere la ricerca, riguardo alla vita e alle opere del Professor John Ronald Reuel Tolkien CBE” (Comandante dell’Eccellentissimo Ordine dell’Impero Britannico, ndt).
Quest’anno, oltre alle storiche categorie dedicate agli articoli, ai libri e alle opere d’arte, si è aggiunta la nomination per il miglior sito web dedicato a Tolkien. Le nostre congratulazione a tutti i vincitori!
Tolkien desiderava i draghi con un desiderio profondo, come afferma nel suo saggio Sulle fiabe, un desiderio che probabilmente tutti gli amanti delle sue opere e di tutta la letteratura fantasy condividono perché un drago non è una fantasia oziosa. Quali che possano essere le sue origini, nella realtà o nell’invenzione, nella leggenda il drago è una potente creazione dell’immaginazione umana, ricca di significato più che il suo tumulo sia ricco d’oro. (Beowulf. I mostri e i critici). A Dozza, in provincia di Bologna, nella rocca sforzesca riposa proprio uno di questi grandi rettili dal respiro di fuoco (l’Emilia-Romagna è, già nella sua tradizione, terra di draghi), e presto l’Associazione Italiana Studi Tolkieniani, grazie all’organizzazione comunale e al supporto dei fan che scelgono di sostenerci in quest’impresa, darà vita in questo stesso borgo ad un ambizioso progetto: la Tana del Drago, il Centro Studi Tolkieniani, per il quale è stato lanciato un crowdfunding. Questa importantissima raccolta fondi è accompagnata da una serie di iniziative che coinvolgono gli amanti del fantastico e l’ultima annunciata, il 24 aprile, è un contest fotografico dedicato proprio alla straordinaria creatura che tanto affascinava il Professore.
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