Volge al termine “Aubusson tisse Tolkien. L’aventure tissée”, la mostra che espone tutti gli arazzi del progetto omonimo che è stat inaugurata sabato 29 giugno e si chiuderà domenica 30 settembre. La Cité Internationale de la Tapisserie, ad Aubusson (Limosino) in Francia, è chiusa per lavori, ma il suo annesso temporaneo, il Centro Culturale e Artistico Jean-Lurçat, è aperto fino alla fine del mese.
Il centro culturale ospita, nelle sale dell’ex museo degli arazzi, l’ambizioso progetto in collaborazione con la Tolkien Estate, che ha visto impegnati i laboratori tessili dal 2017 e che ha dato vita a un’opera eccezionale.
Serie tv: la recensione del quarto episodio
E veniamo al quarto episodio di questa nuova stagione degli Anelli del Potere (delle prime tre abbiamo parlato qui). Puntata che, come il titolo stesso (Eldest nell’originale inglese, Il più anziano nella traduzione italiana) suggerirà ai più attenti o a quanti sono stati raggiunti dal martellante battage pubblicitario, ha per protagonista un personaggio che in molti attendevano di vedere sullo schermo: nientemeno che Tom Bombadil (Rory Kinnear; avevamo dato qui la notizia della sua presenza nella serie).
Ma andiamo con ordine, non senza dedicare un istante alle ambientazioni sempre più spettacolari e alle efficaci transizioni sulla mappa della Terra di Mezzo che separano le scene, contrassegni di un comparto tecnico di qualità che mostra sempre più e sempre meglio le proprie capacità. Il problema, come avevo già detto in precedenza, è che un simile sforzo produttivo non trova riscontro in una scrittura adeguata e ne rimane inevitabilmente penalizzato. Unico disclaimer: da questo punto in poi, attenzione spoiler.
Serie tv, la recensione dei primi tre episodi
«E così ha inizio…». La nuova stagione de Gli Anelli del Potere, la serie miliardaria creata da J.D. Payne e Patrick McKay e prodotta da Amazon MGM Studios, è uscita lo scorso 29 agosto con le prime tre puntate (le altre saranno inserite settimanalmente) e noi stiamo lì, in piedi come re Théoden al fosso di Helm, a osservare l’inizio della battaglia sotto una pioggia battente (mica tanto: chi scrive vive nel profondo Harad e semmai deve fronteggiare il problema della siccità, ma passi la licenza poetica). Se ne è parlato tanto, spesso con grandi scontri, perlopiù da dietro le trincee delle tastiere, tra critici ed entusiasti, tra chi ritiene sia in atto un “tradimento” ai danni di Tolkien e chi scorge nella serie Amazon una sintonia con l’opera del Professore, tra chi ne biasima la scrittura e chi la esalta. Di certo, si tratta di un evento che coinvolge ogni appassionato e che catalizza le attenzioni dell’ampia e variegata comunità tolkieniana. Se l’obiettivo degli showrunner era il “purché se ne parli” (regola n. 1 del marketing: non esiste cattiva pubblicità, solo pubblicità), possiamo dire che è ampiamente raggiunto. Naturalmente, discussioni e riflessioni si sono prodotte anche all’interno dell’AIST, sempre attenta a ogni novità riguardante il mondo di Tolkien, e anche all’interno dell’AIST si sono prodotti pareri differenti. Le righe che seguono vogliono esprimere il punto di vista di chi scrive e non quello dell’Associazione che non ha linee-guida o posizioni ufficiali su questo come su altri argomenti – come è sempre stato dalla sua fondazione.
Non è mia intenzione proporre qui una sinossi delle prime tre puntate della nuova stagione degli Anelli del Potere: chi le ha viste si sarà già fatto la propria idea, chi non le ha viste e abbia un minimo di curiosità potrà trovare decine di riassunti in rete. Mi interessa maggiormente proporre alcune considerazioni di carattere generale su un prodotto che, da un lato, afferma di richiamarsi a un’opera stratificata e complessa come quella di Tolkien ma, dall’altro, pretende di apportarvi modifiche, aggiunte o addirittura aggiornamenti e migliorie. Ribadisco che non si tratta di giudicare Gli Anelli del Potere sul metro della fedeltà al tracciato tolkieniano: una trasposizione “bella e infedele” rimane bella, forse proprio perché infedele, e i puristi se ne fanno prima o poi una ragione. A mio parere, il problema della serie Amazon riguarda prima di tutto la qualità della scrittura. Per quanto questa seconda stagione presenti certamente meno problemi di struttura narrativa e dialoghi rispetto alla precedente, nondimeno continua ad avere grossi difetti di ritmo: la narrazione risulta ancora troppo frammentaria e confusa, con un numero spropositato di linee narrative che gli showrunner faticano a gestire in modo efficace. Ciascuna è spezzettata in scene brevi o brevissime che spesso paiono di carattere più esornativo che sostanziale e mostrano tutt’al più un continuo sforzo da parte degli autori di creare momenti di grande pathos: il risultato è che assistiamo a momenti che vorrebbero essere drammatici ma si sviluppano quasi per caso, giungono velocemente al climax e poi si esauriscono in cliffhanger scontati senza aver apportato alcun vero progresso nella trama generale, che incede con una lentezza disarmante. Ad esempio: nel giro di una o due puntate veniamo messi di fronte alla possibilità che gli Anelli elfici salvino la Terra di Mezzo, la vediamo sfumare mercè l’intervento di Elrond ma non facciamo in tempo a metabolizzarne le conseguenze che interviene Círdan, uno degli innumerevoli dei ex machina che costellano la serie, a riportare la situazione esattamente al punto di partenza.
Un altro problema di scrittura riguarda la caratterizzazione dei personaggi, meno statici ed impacciati che in precedenza ma ancora privi di un vero e proprio spessore drammatico. Galadriel (Morfydd Clark), sempre un po’ Mary Sue e un po’ Karen, resta il personaggio su cui la serie si focalizza maggiormente ma, almeno per ora, non sembra crescere rispetto alla prima stagione. Come in precedenza, appare mossa da un desiderio più di vendetta che di giustizia, come se quella con Sauron fosse una battaglia personale alla quale tutti gli altri appaiono totalmente disinteressati anche quando la minaccia diventa tangibile. L’unico cedimento nella sua fibra anodina è la consapevolezza bruciante che Halbrand l’ha “suonata come un’arpa” (espressione che suona malissimo anche pronunziata da un Elfo), ma per il resto procede spedita come un treno con la certezza che, finito il giro di giostra, ad aver ragione sarà sempre e comunque lei a dispetto di tutto e tutti. Del resto, l’eccessiva fretta degli showrunner nello svelare l’identità di Sauron ha creato più di un problema alla trama generale della serie. Il principale riguarda proprio Galadriel: resta aperta, infatti, la domanda che nel primo episodio è lo stesso Gil-galad ad esplicitare: «Perché ti destreggi per non dire la verità?». È la domanda che, con lui, si pone anche lo spettatore: perché l’intrepida Elfa non rivela a tutti ciò che sa, che Halbrand altri non è che Sauron? La risposta sensata pare una sola: «Perché altrimenti la serie finirebbe subito». Sì, perché in un mondo fantastico in cui i protagonisti percorrono distanze enormi da una scena all’altra ma i messaggeri che portano messaggi di importanza vitale tardano (Amazon che fa cattiva pubblicità ai corrieri, ma guarda tu…), se Galadriel avesse messo subito Celebrimbor al corrente dell’identità di Halbrand avrebbe risparmiato un bel po’ di guai a tutti.
Proprio Celebrimbor (Charles Edwards) è il personaggio che, nella serie, patisce maggiormente i danni di una cattiva scrittura. Tralasciamo l’improbabile dialogo della prima stagione in cui un oscuro esule del Sud dà consigli di metallurgia nientemeno che al nipote di Fëanor, secondo soltanto a quest’ultimo nelle arti della forgiatura, facendolo gongolare come l’ultimo dei ragazzi di bottega. “Eh, ma Halbrand è Sauron, i suoi consigli non sono quelli dell’ultimo venuto…”. Giustissimo: ma allora bastava costruire meglio la scena, non inventarsi un banale consiglio sulle leghe metalliche. Ma andiamo oltre… In questa stagione, lo si è detto, Galadriel non informa il signore dell’Eregion della vera identità di Halbrand ma intima a lui, come agli altri, di diffidarne. Eppure, al public enemy n. 1 della Terra di Mezzo bastano un semplice giro di parole su Galadriel e sugli Anelli che “hanno funzionato” e una scenografica presentazione come emissario dei Valar perché Celebrimbor si lasci candidamente abbindolare, prostrandosi ai suoi piedi (come se egli stesso non fosse nato in Valinor, come se egli stesso non avesse scorto il volto delle Potenze di Arda). Negli scritti di Tolkien la questione è più complessa ma anche molto più netta, vuoi anche grazie a una cronologia decisamente meno contraddittoria. È vero che «all’inizio della Seconda Era [Sauron] aveva ancora un aspetto bello, o poteva assumere una bella forma visibile, e non era in effetti completamente malvagio» (Lettere, n. 153) e che si era presentato agli Elfi con «il nome di Annatar, il Signore di Doni» (Il Silmarillion, Degli Anelli del Potere e della Terza Era) ma è anche vero che «Gil-galad ed Elrond nutrivano dubbi su di lui e sul suo bell’aspetto; e, sebbene non sapessero chi egli fosse davvero, pure non gli permettevano di metter piede su quella terra» (Ivi); del resto, sebbene la «brama di conoscenza» dei fabbri dell’Eregion «permise a Sauron di abbindolarli» (Il Signore degli Anelli, Il consiglio di Elrond), lo stesso Celebrimbor non era così ingenuo da credere ciecamente a ogni parola di Annatar: «non lo perdeva d’occhio e nascose i Tre che aveva fatto» (Ivi). L’errore dei Fabbri dell’Eregion non è stato, perciò, quello di essersi gettati tra le braccia del primo venuto; essi dubitavano di Annatar tanto quanto Gil-galad ed Elrond ma, contro gli ammonimenti di questi ultimi e i propri stessi sospetti, avevano accettato i suoi “doni” perché desideravano la sua conoscenza, per la quale erano disposti a osare ogni cosa. Quale che fosse la reale identità di Annatar, essi non hanno dato prova di dabbenaggine, hanno consapevolmente accettato un rischio pienamente percepito. Con la conseguenza che, lentamente sobillato da Sauron, Celebrimbor aveva maturato l’intenzione di rendere la Terra di Mezzo «splendida come Valinor», ciò che costituisce «un velato attacco agli dèi, un’istigazione a provare a creare un paradiso indipendente e separato» (Lettere, n. 131). È qualcosa, insomma, di molto più sottile ma anche molto più sinistro rispetto a quanto visto nella serie, in cui Celebrimbor è tutt’al più un artefice benintenzionato ma ingenuo e frustrato dal confronto con Fëanor e dalla sudditanza a Gil-galad.
Veniamo a Halbrand, ovvero Annatar, ovvero Sauron (Charlie Vickers). La scena iniziale del primo episodio, nella mente degli showrunner, vorrebbe essere un geniale antefatto per spiegare le ragioni dell’incontro tra Halbrand e Galadriel ed il motivo per il quale Adar crede di aver ucciso Sauron. Tralasciamo la scena dell’uccisione del falso (o vero) Sauron per mano degli orchi, il sangue-blob che si fa strada attraverso Mordor e via dicendo… La questione che rimane aperta è un’altra: perché mai Sauron dovrebbe tentare (fallendo miseramente) di convincere gli orchi a seguirlo? L’Oscuro Signore non è esattamente un democratico, il suo ascendente su di essi non si basa sul convincimento ma sulla coercizione, sul terrore e sul potere. Nelle intenzioni degli showrunner, credo, questa scena dovrebbe avere lo scopo di far capire che gli orchi hanno una volontà propria, che non sono semplicemente creature malvagie: essi possono persino desiderare la tranquillità e la sicurezza che Adar sembrerebbe garantire (e che Sauron metterebbe a repentaglio), come mostra la scena in cui uno di loro, parlando con il Signore-Padre, chiede se sia proprio necessario scendere in guerra e poi si gira verso la moglie (?) col figlio in fasce (?). Al di là della scena un po’ maldestra e sovraccaricata, questo è un elemento di grande interesse che, se ben sviluppato, potrebbe offrire un contributo a una questione sulla quale lo stesso Tolkien si lambiccò per anni. Finora, però, il solo risultato è quello di rendere estremamente confuse le interazioni tra Sauron e gli orchi. Allo stesso modo, non è del tutto chiaro perché egli si riconsegni a Adar perorando la liberazione degli Uomini del Sud (salvo poi sfuggire dalla prigionia in un paio di scene, non senza aver preparato una bella sorpresa per il suo carceriere). È probabile che nel primo tentativo, quello conclusosi con la sua “uccisione”, Sauron non avesse ancora le forze necessarie a imporsi sugli orchi (ma questo non è spiegato) e che nel secondo, quello della sua prigionia, abbia come unico scopo annunziare a Adar che l’Oscuro Signore non è morto. È possibile, sì, ma la narrazione appare troppo confusa e inutilmente complicata e la sensazione che se ne trae è di una serie di scene che si succedono senza una linea ben definita.
Quanto a Elrond (Robert Aramayo) e Gil-galad (Benjamin Walker). Il primo finalmente mostra un minimo di fibra e risorse morali, smette i panni del politicante che gli erano stati affibbiati nella prima stagione e ora agisce quasi come il maestro di saggezza che dovrebbe essere; purtroppo, a causa degli stravolgimenti cronologici, egli finisce per opporsi non alla collaborazione con Annatar (quel treno è già bello che passato…) ma all’utilizzo dei tre Anelli una volta che questi sono stati realizzati. Gil-galad, dal canto suo, adesso appare meno come un sovrano interessato esclusivamente al proprio potere e più come un signore che desidera la guarigione del mondo: proprio per ciò, differentemente da Elrond, egli intende utilizzare gli Anelli. Ma ecco, ancora una volta, una profonda incomprensione di Tolkien da parte degli showrunner: nella serie, infatti, lo “svanimento” degli Elfi è causa della decadenza del mondo mentre in Tolkien avviene l’esatto contrario poiché lo “svanire” è «il modo in cui [gli Elfi] percepivano i cambiamenti del tempo (la legge del mondo sotto il sole)» (Lettere, n. 131). Donde la necessità dei Tre che, così come nelle opere tolkieniane, anche nella serie servono ad abbellire, preservare e guarire le ferite della Terra di Mezzo. Tuttavia, essi sembrano esercitare il medesimo, sinistro potere di fascinazione dell’Unico Anello: ciò è inspiegabile alla luce degli scritti di Tolkien, nei quali si afferma che essi, pur essendo «assoggettati all’Unico», sono «immacolati, poiché a forgiarli era stato il solo Celebrimbor, né mai la mano di Sauron li aveva toccati» (Il Silmarillion, Degli Anelli del Potere e della Terza Era). Nella serie Amazon tutto è più oscuro, confuso, e non si può avere del tutto questa certezza che, negli scritti del Professore, costituisce la condizione stessa del loro utilizzo da parte degli Elfi. Appare altrettanto strana, infine, la spartizione degli Anelli elfici, buttata lì un po’ a caso con Círdan che, dopo aver tentato di gettarli in mare, li restituisce a Gil-galad ma si appropria di Narya, l’Anello di Fuoco, senza il consenso di alcuno, il re del Lindon che si infila Vilya e Nenya che gli cade di mano e finisce da Galadriel. Tolkien rende chiaro, anzitutto, che i Tre furono non i primi ma gli ultimi Anelli del Potere forgiati da Celebrimbor – qui non si tratta di filare lana caprina sulle cronologie, ma di comprendere che, essendo l’opera finale del signore dell’Eregion, essi costituiscono il picco della sua arte – e che la loro spartizione avvenne solo quando questi si avvide della creazione dell’Unico e, consigliatosi con Galadriel, affidò a lei Nenya e a Gil-Galad Vilya e Narya (quest’ultimo, poi, passato a Círdan) per allontanare i Tre dall’Eregion, dove Sauron supponeva si trovassero. Un’altra cosa che stona è che, sebbene nella serie si parli continuamente di un potere che sta «oltre la carne», sembra ancora che le virtù degli Anelli elfici non derivino che dal mithril, qui inopinatamente trasformato in un metallo magico che contiene in sé il potere di salvare gli Elfi dallo svanimento e il mondo dalla decadenza. Inutile dire che, per Tolkien, non è la materia di cui sono fatti gli Anelli ma l’Arte con cui sono creati a renderli potenti.
Passiamo alle Honorable mentions. Anzitutto lo Straniero (Daniel Weyman), ancora perso nel suo viaggio verso chissà dove insieme a Nori (Markella Kavenagh) e Poppy (Megan Richards), novelle Frodo e Sam nella terra di Rhûn. Risulta strano, ancora una volta, che un Istar inviato dai Valar in soccorso della Terra di Mezzo sia così poco consapevole dei propri poteri, ma si sa già che presto incontrerà un mentore, un personaggio presentato dagli showrunner come lo “Yoda della Terra di Mezzo”… Tra le glorie di Númenor, invece, Pharazôn (Trystan Gravelle) trama per raggiungere il potere e, infine, coglie l’attimo per autoproclamarsi re. La scena dell’apparizione dell’Aquila, tanto per cambiare, non è scritta benissimo ma ha un grandissimo impatto visivo. Rimane aperto il mistero di quest’ennesima figura di deus ex machina, ma qui l’oscurità (purché sia temporanea) ha un senso: l’emissaria alata di Manwë è lì per Míriel? Pharazôn si limita a rigirare questo segno a proprio beneficio? Che i Valar lo favoriscano è da escludersi, quindi occorrerà vedere se di vero presagio si tratta. Frattanto l’arco narrativo di questo personaggio sembra quello meno stropicciato della serie, anche se questa attenzione all’intrigo politico sembrerebbe più adatta al Trono di Spade che non al legendarium tolkieniano. Infine, occorre citare la new entry, il misterioso stregone (Ciarán Hinds) a capo delle tre emissarie che nella scorsa stagione si erano imbattute nell’uomo caduto dalle stelle. La caratterizzazione e l’aspetto, per ora, non mi paiono del tutto convincenti: con quell’enorme bastone dalla foggia “barbara” e quel trono monolitico, parrebbe uscito più da un’avventura di Conan che da una storia di Tolkien. L’identità di questo personaggio è ancora celata, c’è solo da sperare che non si tratti di Saruman o, in generale, di un Istar…
Si potrebbero aggiungere molte altre cose ma credo che sia bene, a questo punto, elencare gli indubbi punti positivi di questa nuova stagione degli Anelli del Potere. Il primo è senz’altro costituito dalle spettacolari ambientazioni e dalle scenografie che, pur fortemente derivative rispetto alla trilogia jacksoniana – la capitale di Númenor ricorda Minas Tirith, Pelargir sembra Osgiliath –, risultano convincenti e di grande impatto visivo. Lo stesso si può dire della colonna sonora che certamente ricorda le atmosfere di Howard Shore ma sa essere estremamente evocativa, con exploit gradevoli come la canzone di Gil-galad del secondo episodio. Il livello generale della recitazione, inoltre, è su livelli medio-alti, sebbene si avverta la mancanza di Joseph Mawle, vero mattatore della precedente stagione, il quale aveva saputo conferire complessità a un personaggio difficile come Adar, che ora risulta assai più piatto; ancora del tutto apprezzabile è, invece, la performance di Peter Mullan nei panni di Durin III, a mio parere il migliore e più fedele esempio cinematografico di nano tolkieniano. Purtroppo, constatare tutto questo lascia l’amaro in bocca perché un comparto tecnico e attoriale di indubbia qualità patisce inevitabilmente i limiti di una scrittura approssimativa.
In definitiva, come ho già detto, anche in questa seconda stagione Gli Anelli del Potere sembra rimanere un prodotto che, pur richiamandosi a Tolkien, pretende di modificarlo a piacimento e senza apprezzabili ragioni di natura specificamente cinematografica. Indipendentemente dal risultato, che sta al singolo spettatore giudicare, il problema che a mio parere si pone è chiaro: una trasposizione, quale che sia la sua natura mediale, passa inevitabilmente dalla comprensione dell’opera cui si ispira. Si parva licet, penso ancora a cult come Apocalypse Now o Blade Runner, chiari esempi di opere “belle e infedeli” che hanno compreso profondamente i romanzi cui si ispiravano e hanno potuto rimaneggiarli, perfino alterarli, senza smarrirne il senso profondo ma anzi tenendolo sempre presente e arricchendolo di nuovi significati. Lo stesso si può dire, ad esempio, per la prima trilogia jacksoniana, che ha modificato fortemente alcuni aspetti anche essenziali del Signore degli Anelli – e non solo quelli che avrebbero funzionato meno dal punto di vista cinematografico – ottenendo comunque un risultato in buona parte concorde con lo spirito dell’opera. Il problema degli Anelli del Potere è proprio questo: non può o non vuole comprendere il materiale di partenza – materiale già alquanto striminzito, dal momento che Amazon detiene i diritti di sparute porzioni dell’opera tolkieniana – e, di conseguenza, non riesce a manipolarlo in nessun modo; tuttavia, tenta di stendervi sopra una veste di novità, di archi narrativi inventati ad hoc e persino di puro e semplice fan service allo scopo di celare questa mancata comprensione di fondo. Col risultato che, tolti il budget faraonico, gli effetti grafici obiettivamente stupefacenti e alcune interpretazioni degne di nota, a farne le spese è la storia stessa. Non resta che attendere le prossime puntate e sperare che imprimano un passo più svelto e coerente a una narrazione che, finora, ha proceduto in maniera fin troppo forzata.
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…Sabato a Torre Cajetani (Fr) la Notte dell’Anello
La Notte dell’Anello arriva a Torre Cajetani (Frosinone) per la sua settima edizione. Il piccolo borgo di poco più di mille abitanti ospiterà la manifestazione il 31 agosto presso il castello Teofilatto di Torre Cajetani grazie all’organizzazione congiunta dell’Associazione Culturale “Radici” di Alatri, in collaborazione con “Turris in Fabula” e il blog “Storicamente Torre”. Il castello di Torre Cajetani ricorda le fortezze della Terra di Mezzo, offrendo ai partecipanti un breve viaggio nel mondo fantastico di Tolkien.
Storie della Terra di Mezzo a MessinaCon
È tutto pronto per la nuova edizione del MessinaCon, la Convention su fumetti, videogiochi ed editoria del fantastico organizzata da StrettoCrea, che quest’anno intende ripetere e consolidare il grande successo delle edizioni precedenti puntando in grande e candidandosi a diventare una realtà centrale nel panorama dei festival italiani del fumetto. Patrocinato dal Comune di Messina, dalla fumetteria La Torre Nera e dalla Fondazione Architetti del Mediteranno e forte del recente inserimento nel RIFF (la Rete italiana delle fiere del fumetto) che lo proietta nel panorama nazionale, il MessinaCon ritornerà dal 30 agosto al 1 settembre nell’esclusiva location del Palacultura Antonello da Messina. Tanti ospiti e tante novità sapranno coinvolgere un vasto pubblico con un’offerta ampia e variegata che abbraccia il fumetto, l’animazione, il collezionismo e i giochi tradizionali ed elettronici.
I fan più affezionati hanno avuto già un assaggio della tre giorni in programma al MessinaCon Day 0 che si è tenuto il 7 Aprile scorso a Villa Dante a cura di StrettoCrea e dei Semaluma Cosplay. Adesso, ad aprire ufficialmente la Convention sarà la mostra organizzata da Officina del Sole, lo studio formato da creativi messinesi che lavorano nell’ambito del fumetto e dell’illustrazione, che si terrà presso l’atrio del Palazzo Zanca, sede del Comune di Messina, dal 26 agosto all’1 settembre e coinvolgerà artisti del calibro di Lelio Bonaccorso, Michela De Domenico, Fabio Franchi e molti altri.
Naturalmente, nella tre giorni messinese non mancheranno gli incontri dedicati ai numerosi appassionati tolkieniani siciliani. Infatti, l’Associazione Eriador e l’Associazione Italiana Studi Tolkieniani presenteranno un incontro dal titolo Storie dalla Terra di Mezzo: riflessioni sulla “realtà” dei mondi tolkieniani in cui Stefano Giorgianni, presidente dell’AIST, dialogherà con Nancy Antonazzo (Associazione Terremoti di Carta), Marco Boncoddo (Eriador) e Paolo Pizzimento (AIST) sull’opera di Tolkien. L’incontro si terrà venerdì 30 agosto alle ore 18.00, sempre al Palacultura Antonello da Messina.
Non resta che dare appuntamento a tutti gli appassionati a Messina dal 30 agosto al 1 settembre!
Qui di seguito il programma:
Da lunedì 26 agosto a domenica 1 settembre:
Palazzo Zanca, Officina & Friends a cura de L’Officina del Sole
Venerdì 30 agosto
Ore 16.00, stand La Torre Nera: Fumettibrutti, meet & greet e firmacopie;
Ore 17.00, Sala 120 Posti: Anteprima Giallochina;
Ore 18.00, Sala 120 Posti: Storie della Terra di Mezzo, riflessioni sulla “realtà” dei mondi tolkieniani, con Stefano Giorgianni, Nancy Antonazzo, Marco Boncoddo e Paolo Pizzimento ;
Ore 18.00, Area Palco: Ruggero de I Timidi Live (seguirà firmacopie presso lo stand La Torre Nera);
Sabato 31 agosto
Ore 11.30, Area Palco: Intervista al Fandub Helluva Boss;
Ore 16.00, stand La Torre Nera: Fumettibrutti, meet & greet e firmacopie;
Ore 18.00, Sala 120 Posti: Incontro con l’autore Marco Rizzo a cura de L’Officina del Sole (modera Lelio Bonaccorso);
Ore 18.00, stand La Torre Nera: Immanuel Casto, meet & greet e firmacopie;
Ore 19.30, stand La Torre Nera: Ruggero de I Timidi, intervista e firmacopie;
Domenica 1 settembre
Ore 11.30, Area Palco: Fandub Helluva Boss video;
Ore 13.30, Area Palco: Pre Judging Cosplay;
Ore 15.00, Area Palco: Contest Cosplay;
Ore 18.00, Sala 120 Posti: Incontro con l’autore Aurelio Mazzara a cura de L’Officina del Sole (modera Fabio Franchi);
Ore 18.30, 1° Piano: Firmacopie di Spiderman 438 UK con Lelio Bonaccorso e Fabio Franchi;
Ore 18.30, Area Palco: Lolfun & Donald Duck 21x;
Ore 19.00, Area Palco: Golden Evolution;
Ore 19.30, Area Palco: Premiazione Contest Cosplay e Saluti finali.
Videogiochi, Return to Moria su Xbox e Steam
Dopo alcuni rinvii, il videogioco The Lord of the Rings: Return to Moria esce finalmente anche per le console Steam e Xbox. Lo sviluppatore di giochi indie Free Range Games e l’editore North Beach Games hanno confermato la data di uscita per Xbox. Dopo essere già uscito per PC e PlayStation, il gioco arriva così per entrambe le piattaforme, insieme a un aggiornamento gratuito chiamato The Golden Update. Tale aggiornamento fornisce ai giocatori il crossplay tra tutte le piattaforme, la modalità Sandbox e una serie di altri contenuti, aggiornamenti e miglioramenti, mettendo tutti allo stesso livello allo stesso tempo. Diffuso anche l’ultimo trailer.
Dozza, ecco il programma di Fantastika
L’edizione 2024 di FantastiKa, biennale d’arte e illustrazione fantastica, che si terrà a Dozza (BO) il 21 e 22 settembre prossimi, sarà tra le più ricche di sempre. A dieci anni dalla prima edizione, e in corrispondenza del compleanno di Bilbo e di Frodo, gli appassionati di arte e cultura fantasy potranno godere di una due giorni straordinaria, con incontri, mostre, conferenze, premiazioni, workshop, cosplaying, concerti, dimostrazioni di arceria, sessioni di gioco di ruolo, che riempiono il denso programma del festival. Tutto questo ovviamente potendo usufruire degli stand gastronomici e dei mercatini artigianali lungo le vie del borgo medievale.
Nel ricchissimo programma che invitiamo a consultare per intero,
si possono segnalare alcuni eventi particolari. Per quanto riguarda l’arte, l’illustrazione e la calligrafia, segnaliamo in particolare il workshop di illustrazione fantastica tenuto dalla socia AIST Marika Michelazzi, e quello di scrittura elfica con il nostro socio Roberto Fontana, nonché la grande mostra che centra il tema della manifestazione di quest’anno, Draconis Forma, Mythomorphosis: Draghi ed elfi, come li vedo io. Sul medesimo tema si terrà una sessione di incontri introdotti dalla socia Lisa Emiliani: I draghi di Nausicaa e Dragon Trainer, con Francesco Filippi; I draghi nelle leggende del Nord Italia, con Francesca D’Amato; e I draghi di Dune, con il traduttore e presidente AIST Stefano Giorgianni.
Ancora, dall’incontro tra arte e letteratura, il format “Parole dipinte”, con tre incontri tenuti da altrettanti soci durante i due giorni del festival, intorno a tre ritratti di personaggi tolkieniani realizzati da Ivan Cavini, il mentore di Fantastika.
Si comincia con Lo specchio di Galadriel, raccontato da Elisabetta Marchi; per proseguire con L’orrore di Morgoth, raccontato da Barbara Sanguineti; e concludere in Dialogo con Gollum, tenuto da Wu Ming 4. Va segnalata anche la conferenza che terrà Roberta Tosi dal titolo: Quando i mostri erano nemici degli dei: il bestiario tra Aldrovandi e Tolkien; al quale si aggiungono le presentazioni del libro del socio Paolo Nardi, Tempo, trascendenza e destino nell’opera di Tolkien (Fede e Cultura, 2024) e la presentazione del nuovo numero della rivista “I Quaderni di Arda”, fresco di stampa.
E ancora le sessioni di giochi di ruolo tenute da Black Isle Society, insieme ai dibattiti sul ruolo sociale dei giochi di ruolo (Simone Errani e Andrea Cavini) e il racconto di come un gioco di ruolo possa diventare una saga di romanzi (Ivan Sgandurra e Lorenzo Pierangeli).
Non mancherà, vista la vicinanza temporale e il tema caldo, un incontro sulla serie Amazon Gli Anelli del Potere, a cura di Paolo Nardi, ma anche la presentazione del Sir Gawain e il Cavaliere Verde, con il traduttore Luca Manini: Gawain, un cavaliere tra caos e cosmos. Infine vanno annunciate due anteprime nazionali. La prima è quella del documentario 1998-2023 Area Performance Silver Anniversary: the storycon, con Emanuele Vietina, e gli artisti di LuccaComics&Games. La seconda è quella della nuova traduzione dello Hobbit, con Wu Ming 4 e ancora Emanuele Vietina, e con le letture di alcuni passi del romanzo realizzate dal doppiatore Riccardo Ricobello.
Ma ci sarà anche la consegna dei draghi d’oro da parte degli organizzatori del festival e dei rappresentanti dell’amministrazione comunale, come già era stato nella precedente edizione,
il premio per le personalità che hanno dato un particolare contributo alla diffusione del fantasy in Italia. Quest’anno tocca alla scrittrice, giornalista e radioconduttrice Loredana Lipperini, al traduttore e saggista Edoardo Rialti, all’illustratore e pittore Vittorio Bustaffa, al character desgner e animatore Sandro Cleuzo. Ciascuno dei premiati terrà anche nei due giorni una propria conferenza. E ancora ci saranno ulteriori workshop, firmacopie di artisti, incontri con illustratori e illustratrici, un concerto dell’Arthuan Rebis Duo, visite guidate alle mostre personali e collettive, tavole rotonde, sfilate di cosplayer. Gli incontri si terranno tra la Rocca, il Teatro comunale e la Tana del Drago (museo e sede AIST), ma tante attività si svolgeranno anche per le strade e i vicoli del borgo.
Se ne vedranno e sentiranno delle belle. Qui il programma completo.
Ci si vede a Dozza, il 21-22 settembre.
ARTICOLI PRECEDENTI:
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LINK ESTERNI:
– Vai al sito ufficiale di Fantastika
– Vai alla pagina facebook Centro Studi – la Tana del Drago
– Vai al sito ufficiale della Fondazione Dozza Città d’Arte
– Vai al sito di Ivan Cavini
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The War of the Rohirrim: esce il primo trailer
È uscito il primo trailer dell’attesissimo film The Lord of the Rings: The War of the Rohirrim. Si torna così nella Terra di Mezzo al cinema con il film di animazione previsto per il prossimo dicembre anche in Italia. Ma, soprattutto, torna nella Terra di Mezzo Peter Jackson, che ha curato ben due trilogie di successo tratte dalle opere di J.R.R. Tolkien. Ecco cosa dice il comunicato stampa ufficiale che lo annuncia.
Germania, la messa è col Signore degli Anelli
Sabato 24 agosto 2024 la comunità Eisenach Nikolai, in Turingia (Germania), invita i propri fedeli ad un altro “servizio fantastico”. Dopo un incontro dedicato alla Compagnia dell’Anello, il focus questa volta è sul secondo volume “Le Due Torri” della trilogia del Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien (1892 – 1973), annunciato in anticipo dal pastore Armin Pöhlmann. Le riflessioni della funzione religiosa luterana avranno tematiche e brani tratti da libro.
Le lingue di Tolkien al Michaelmas Club
Un articolo del Telegraph dello scorso 24 giugno riporta una sorprendente scoperta effettuata dal professor Simon Horobin mentre svolgeva alcune ricerche negli archivi del Magdalen College di Oxford per il suo libro C.S. Lewis’s Oxford, uscito a maggio per le edizioni della Bodleian Library. Fra i documenti ospitati dagli archivi del college, dove C.S. Lewis insegnò fra il 1925 e il 1954, si trovano anche i verbali del Michaelmas Club, fondato nel 1928 e composto da studenti e da alcuni professori, fra cui lo stesso Lewis. L’analisi di questi documenti ha rivelato che, nel giugno del 1930, Tolkien fu invitato, probabilmente dall’amico C.S. Lewis, a parlare di Lingue di propria invenzione. L’importanza di ciò sta nel fatto che, finora, si pensava che Tolkien avesse parlato pubblicamente delle lingue da lui create solo l’anno successivo, quando presentò il suo saggio A Secret Vice (Un Vizio Segreto), presso un club letterario del Pembroke College.
Serie tv, gli showrunner: abbiamo improvvisato
La seconda stagione del Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere – è appena stato diffuso il trailer finale prima dell’inizio della serie previsto per il 29 agosto – si avvicina e si intensificano gli eventi promozionali della produzione e di tutto il cast di Amazon Prime Video. Dopo aver portato quasi tutti gli attori più importanti al Comic-Con di San Diego e aver dispensato centinaia di interviste, ora scendono in campo anche gli showrunner J.D. Payne e Patrick McKay, che però hanno ammesso candidamente quello che il pubblico ha sostenuto da anni, cioè che per quanto riguarda le opere di J.R.R. Tolkien hanno scelto la Seconda Era della Terra di Mezzo per poter improvvisare.
Da Amazon il trailer finale della 2ª stagione
Amazon Prime ha pubblicato il trailer finale della seconda stagione del Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere che mostra la Terra di Mezzo in preda alla discordia seminata da Sauron e l’inganno e la manipolazione che portano alla creazione degli Anelli del Potere. Questo trailer si concentra, infatti, molto sul potere oscuro di Sauron e sulla guerra e distruzione che porta nella Terra di Mezzo. Alleanze improbabili si forgiano nel fuoco, e le vere amicizie sono messe alla prova. I pericoli non sono più celati dall’ombra, ma vengono rivelati alla luce del sole. Decisioni importanti spettano ai regni di Eregion, Khazad-dûm, Lindon, Númenor e alle terre intermedie, mentre la sicurezza e la pace di questi regni sono in bilico. I primi tre episodi della seconda stagione del Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere saranno disponibili in anteprima il 29 agosto 2024, seguirà poi un episodio a settimana sino al finale di stagione, previsto per il 3 ottobre 2024.
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The War of the Rohirrim: «Rimasti fedeli a Tolkien»
La Warner Bros. Pictures ha rivelato le prime immagini del prequel animato del Signore degli Anelli. In occasione della presentazione in anteprima di 20 minuti di The Lord of the Rings: The War of the Rohirrim al Festival Internazionale del Cinema d’Animazione di Annecy, la casa di produzione statunitense ha condiviso le prime immagini ufficiali della protagonista e del villain del film prequel in veste animata della prima trilogia cinematografica di Peter Jackson.
Ma le rivelazioni sono state molte di più, soprattutto grazie al panel moderato dall’ospite speciale Andy Serkis che ha intervistato il regista e fatto un’analisi approfondita dell’attesissimo lungometraggio anime originale.
The Lord of the Rings: The War of the Rohirrim dovrebbe arrivare nei cinema americani a dicembre di quest’anno, precisamente il 13 dicembre 2024. Così, il mondo della celebre trilogia ideata e scritta da J.R.R. Tolkien si arricchisce ancora: dopo i film e la serie TV – The Lord of the Rings: The Rings of Power, di recente produzione Amazon MGM Studios basata sui romanzi – un nuovo adattamento è pronto a far discutere gli amanti delle opere dello scrittore inglese.
A Montelago Tolkien è una realtà consolidata
Con una media consolidata di 10mila presenze al giorno provenienti da tutta Italia ed Europa, sono stati letteralmente polverizzati i biglietti in prevendita, e all’apertura dei cancelli in poche ore si sono esauriti anche i ticket lasciati disponibili in loco per chi non è riuscito a organizzarsi prima. Insomma, oltre 48mila i biglietti staccati per l’edizione 2024 (31 luglio e 1,2,3 agosto) del Montelago Celtic Festival, giunto all’edizione numero ventuno. Sole, pioggia e grandine non hanno fermato la Città Nomade, confermandosi il festival di cultura celtica e musica folk più importante e influente d’Italia e d’Europa. Nel 2013 l’antropologo statunitense Eduardo Kohn pubblica un libro How Forest Think: Towards an Antropology Beyond the Human che avanza un’ipotesi intrigante. Tutto il vivente, non solo quello interessato dalle relazioni umane, comunica attraverso i segni. Gli alberi, gli animali, i funghi comunicano non con le parole, ma con specifici segni in risposta agli stimoli che arrivano dal proprio ambiente. Per Kohn, ciò non vuol dire calare sul mondo non-umano la capacità – quella sì, profondamente umana – di parlare attraverso un linguaggio. Il linguaggio verbale, per come noi lo conosciamo, è solo uno dei modi per rappresentare il mondo. Impulsi elettrici, campi magnetici, vibrazioni, odori, suoni, colori, consistenze – ovvero l’infinito semiotico del mondo – sono elementi di fitte reti comunicative che trascendono l’umano, ma non lo escludono: con tanta pazienza, anche l’uomo può imparare a decifrare parti di questa semiologia, anche se il Vecchio Entese, si sa, lavora su temporalità più lunghe di quelle a cui siamo abituati. È proprio alle possibilità di comunicazione tra regni diversi che vogliamo dedicare questa edizione di Montelago.
Partendo dalle creature fra le più singolari e affascinanti dell’immaginario tolkieniano, gli Ent, noti anche come Pastori degli Alberi, i
relatori della Tenda Tolkien sono chiamati a ragionare sull’originario rapporto tra uomo e ambiente, umano e vegetale, per passare agli incroci fra razionalità e magia o tra simboli e narrazioni. Agli incroci musicali, a quelli fortuiti e circostanziali più che a quelli pianificati, è dedicata la programmazione musicale, figlia di una storia mai sopita di migrazioni e comunicazioni non verbali. Al potere semiotico del silenzio, dello sguardo e del corpo sono riservati gli spazi creativi dell’Isola Balfolk e del Davo’s Stage, e anche tutto lo spazio campeggio dove, da ventuno anni ormai, si consacrano le possibilità maieutiche di incontri fuori dall’ordinario.
Questo è l’incipit della ventunesima edizione di Montelago Celtic Festival, o il Vox Populi come recita il mastro libro, in mano a tutti coloro che imboccano l’ingresso del Festival e si ritrovano dentro alla città nomade per la prima, decima o ventunesima volta. Non c’è dubbio che ogniqualvolta ci si appresta a camminare lungo il campo che costeggia il grande parcheggio e si iniziano ad intravedere i pinnacoli delle tende l’emozione cresce a dismisura, perché il popolo di Montelago, il popolo della Città Nomade, aspetta questo festival da un anno. La stessa comunità quando si devono segnare le ferie estive la prima cosa che fa è bloccare la prima settimana di Agosto, perché Montelago va vissuto a 360 gradi e non importa se non sono usciti i nomi delle band e delle novità: chi vive Montelago Celtic Festival sa che le emozioni saranno il focus principale dell’intera manifestazione.
In vendita lettere e prime edizioni di Tolkien
Le aste e le vendite di materiale firmato da J.R.R. Tolkien sono ormai eventi che si presentano di frequente, in particolare in occasione di ricorrenze significative legate alla vita o alla produzione editoriale del Professore di Oxford. Dopo quella di Heritage Auctions, di cui abbiamo dato conto qui, è adesso la volta di Bayliss Rare Books che, in occasione dei 70 anni dalla pubblicazione della Compagnia dell’Anello, propone, secondo la propria definizione, «la miglior raccolta giunta sul mercato da decenni».
Il materiale in vendita comprendeva prime edizioni dello Hobbit e del Signore degli Anelli,
insieme a varie lettere inviate da Tolkien ad amici, all’editore Allen & Unwin e a Ken Jackson, direttore tecnico dell’adattamento musical-teatrale dello Hobbit portato sul palcoscenico nel 1967 dal coro della New College School di Oxford – Peter non è il primo Jackson ad aver a che fare con Tolkien, a quanto pare – a partire da una sceneggiatura di Humphrey Carpenter – più noto per le biografie autorizzate di Tolkien e degli Inklings – e con musiche di Paul Drayton. Tolkien stesso, che aveva autorizzato la rappresentazione, assistette insieme a Edith all’ultima replica il 17 dicembre 1967. Questa lettera (due pagine scritte a mano) è praticamente l’unica di tutto il lotto ad essere ancora in vendita, per la modica cifra di 17.862,95 euro.
I prezzi dei vari oggetti, infatti, sono lontani dalla portata del comune mortale, con le prime edizioni vendute tra i 10.000 e i 60.000 euro e le lettere tra i 15.000 e i 30.000 euro. Una prima edizione (prima edizione/seconda impressione) dello Hobbit di Tolkien che un tempo era appartenuta allo zio di Tolkien, Walter Incledon, è stata venduta per 10.108,95 euro. Pubblicata nello stesso anno della prima impressione, questa prima edizione illustrata a colori (seconda impressione in assoluto) mostrava per la prima volta la Terra di Mezzo a colori. Questa impressione è stata stampata nel dicembre del 1937 in un’edizione di 2300 copie (423 delle quali sono state distrutte nel magazzino del rilegatore, Key and Whiting, nel bombardamento di Londra del 7 novembre 1940). Si presume che il libro sia stato originariamente dato allo zio da Tolkien stesso. Walter Incledon era un mercante di Birmingham, marito di May Suffield, la sorella della madre di Tolkien. Aveva poco più di trent’anni quando nacque Tolkien, e fornì un aiuto finanziario alla madre di Tolkien e, in seguito, un sussidio a J.R.R. dopo la morte del padre. Walter in seguito regalò la copia a un amico. Il volume è stato poi conservato nella famiglia del destinatario per discendenza dal 1938. La dedica è di Walter Incledon: «CSC / da / WB Incledon. / Rottingdean / gennaio? 1938».
Il Signore degli Anelli Online: tutte le novità estive
Il sogno di ogni appassionato lettore del Signore degli Anelli è di poter esplorare completamente il mondo della Terra di Mezzo. Non solo per la gloria della battaglia o per stare fianco a fianco con i più grandi eroi del regno, ma semplicemente per esplorare i suoi innumerevoli segreti e misteri. Il Signore degli Anelli Online (Lotro) è il gioco più vicino che gli appassionati possano avere per realizzare pienamente quel sogno, un MMO che ha ricevuto elogi assolutamente entusiastici dalla critica al momento della sua uscita (ben 17 anni fa!!!). Spesso considerato uno dei giochi più sottovalutati di tutti i tempi, per sempre all’ombra di MMO più grandi come World of Warcraft e Final Fantasy XIV, Il Signore degli Anelli Online è il pacchetto completo per gli amanti della Terra di Mezzo. D’altronde non è un mistero che anche Lotro sia un mmo rpg theme park orientato al pve (il nemico da battere è il computer) anche se poi il gioco aveva una piccola componente pvp (i nemici sono gli altri giocatori) che si esplicita anche nel “player versus monster” (modalità in cui si potevano prendere i panni di un cattivo quindi ad esempio che un Orchetto o un Uruk-hai). Con sette espansioni al suo attivo, ciascuna delle quali espande sempre di più il mondo della Terra di Mezzo da esplorare per i giocatori, ha superato gli eventi della Guerra dell’Anello e ha permesso ai giocatori di esplorare la Terra di Mezzo in modi nuovi e audaci.
Con musica meravigliosa, grafica vibrante, anni di contenuti in cui immergersi, una struttura free-to-pay che accoglie nuovi giocatori e una base di giocatori dedicata che è ancora attiva oggi (circa 3700 giocatori al giorno), The Lord of the Rings Online è il videogioco definitivo del Signore degli Anelli. Per un franchise che ha visto alcuni alti davvero meravigliosi e alcuni bassi davvero orribili, The Lord of the Rings Online è una testimonianza delle vette che la serie è in grado di raggiungere se gli vengono applicati abbastanza amore e spirito.
Vanno in stampa I Quaderni di Arda n.4
Va in stampa in questi giorni il quarto numero dei «Quaderni di Arda – Rivista di studi tolkieniani e mondi fantastici», che quest’anno ha il suo focus nelle trasposizioni dell’opera di Tolkien sui mass media (Eterea Edizioni, €25, p. 403).
Quando sul finire degli anni Dieci, l’AIST immaginò di dare vita a una rivista di studi sull’opera di J.R.R. Tolkien e le sue molte influenze e diramazioni, non fu certo per competere con le più illustri riviste internazionali del settore, bensì per avere un punto di raccolta del lavoro svolto e dare a questo una periodicità. Quanto più è ampia l’accezione della parola “studi” che compare nel nome dell’associazione tanto più concreto deve essere l’approccio e possibilmente sedimentare qualcosa per chi verrà dopo di noi. Nell’epoca dei volatilissimi social media, dove è emigrata una gran parte del discorso d’occasione su Tolkien, fondare e portare avanti una rivista nel corso degli anni è un segnale in controtendenza e decisamente vintage. Scripta manent. E ogni nuovo numero non scaccia quello precedente, ma si somma allo stesso, dando conto, anno dopo anno, del nostro percorso di studi e andando a comporre una serie di prestigio. Questo è il modo di lavorare che predilige l’Associazione Italiana Studi Tolkieniani, e vale più di qualunque biglietto da visita o tirata autocelebrativa. In particolare nelle pagine della rivista si cerca di far dialogare tra loro studiosi e studiose di professione con chi invece Tolkien lo studia soprattutto per diletto, facendo collidere creativamente – anziché confliggere – cultura accademica e fandom.
Dozza, c’è FantastikA il 21-22 settembre
Il 21 e 22 settembre, nel borgo di Dozza, in provincia di Bologna, si terrà la settima edizione della Biennale d’Illustrazione FantastikA, l’evento che vede alla direzione culturale l’AIST fin dalla sua nascita e organizzato dalla Fondazione Dozza Città d’arte con il patrocinio del comune di Dozza. Il titolo di questa edizione è “LA FORMA DEL DRAGO” e si preannuncia davvero ricca di ospiti ed eventi. FantastikA quest’anno festeggia insieme all’AIST il suo decimo anniversario con il risveglio del gigantesco drago Fyrstan e tante attività artistiche, ludiche e culturali, sia nel castello sia in punti strategici del borgo dipinto di Dozza, tra cui il Centro Studi dell’AIST. Alto oltre 3 metri, con un’apertura alare di 10, il grande drago Fyrstan che dal 2016 riposa nella torre del castello di Dozza, finalmente sta per svegliarsi dopo un lungo sonno di due anni.
Tradusse Tolkien in Bulgaria, scompare Nikolov
Lyubomir Nikolov è scomparso il 20 luglio all’età di 74 anni, come hanno annunciato i suoi colleghi sui social network. Era un giornalista, scrittore, traduttore e autore di numerosi romanzi fantasy, raccolte di racconti e libri per bambini. Tra gli altri, aveva tradotto le opere di Ernest Hemingway, Robert Sheckley, Frank Herbert, Stephen King, John Grisham, Khaled Hosseini: nel complesso, aveva tradotto più di 100 libri di vari generi. Oltre all’inglese, Nikolov parlava correntemente francese, italiano, spagnolo, russo, serbo-croato, tedesco e polacco. La cosa più importante per noi è però che è stato anche la persona che ha tradotto le opere di Tolkien in bulgaro e lui stesso uno studioso tolkieniano estremamente esperto.
A San Marino torna Il Raduno 2024
Torna anche quest’anno, per il suo decimo anniversario, il festival Tolkieniano “Il Raduno”. Dal 26 al 28 Luglio, nella bucolica cornice del Podere Lesignano di San Marino, gli appassionati tolkieniani potranno immergersi, dalla mattina presto fino a tarda sera, nelle atmosfere della Contea, partecipando a conferenze e laboratori tematici legati alla natura e al fantastico, visitando numerosi stand enogastronomici e artigianali, intrattendosi con i giochi dell’area games e, infine, al calar del sole, ascoltando musica folk all’interno di una vera e propria festa hobbit.
Scoperta una nuova poesia di C.S. Lewis
La ricerca sulle fonti d’archivio riserva ancora molte sorprese che possono contribuire a una migliore conoscenza degli Inklings e del loro mondo fatto di libri, relazioni personali e raffinati giochi letterari. Nei primi mesi di quest’anno, infatti, è stata portata alla luce una poesia finora sconosciuta di C.S. Lewis che si trovava all’interno del ms. 1952/2/17 della Collezione Tolkien-Gordon, un fondo acquisito nel 2014 dall’Università di Leeds e oggi conservato presso la biblioteca dell’ateneo inglese. L’autore della scoperta è Andoni Cossio, giovane ricercatore presso l’Università dei Paesi Baschi e l’Università di Glasgow.
La poesia di Lewis, che riporta il titolo in Old English Mód Þrýþe Ne Wæg ed è firmata sotto lo pseudonimo di Nat Whilk, consta di 12 versi nei quali l’autore rievoca lo stile poetico del metro allitterativo comune alle prime opere letterarie delle lingue germaniche, con un particolare riferimento al Beowulf, dal quale è tratto lo stesso titolo. In essa, Lewis ringrazia i coniugi Eric Valentine Gordon (1896–1938) e Ida Lilian Gordon (1907–2002) per l’ospitalità ricevuta presso la loro casa a Manchester.
A novembre la nuova traduzione dello Hobbit
Uscirà il 6 novembre 2024 in Italia l’ultima edizione in ordine di tempo dello Hobbit di J.R.R. Tolkien (Bompiani €30), quella pubblicata in Gran Bretagna nel 2023, che contiene le illustrazioni dell’autore. Si tratta di un volume molto bello, perché per la prima volta è possibile leggere il romanzo con l’accompagnamento non solo dei disegni realizzati da Tolkien per le varie edizioni, ma anche con l’aggiunta dei bozzetti e di tutte le mappe da lui stesso utilizzate per scrivere la storia, per un totale di ben cinquantatré illustrazioni. La copertina ricalcherà quella dell’edizione britannica, che a sua volta richiama vagamente quella della prima edizione del 1937, isolandone un dettaglio in un tondo al centro, nel quale sopra le vette dei Monti Brumosi spunta un sole rosso (un risarcimento a Tolkien, che all’epoca dovette rinunciare alla quadricromia) e con le rune a fare da cornice. La firma di Tolkien sostituirà il nome a stampatello dell’autore, e per quanto non immediatamente leggibile non può esserci margine per i dubbi, dato che il nome Hobbit rimanda ormai indissolubilmente a quello di colui che lo ha reso famoso. Il volume è arricchito da un corposo paratesto: una breve nota editoriale, la prefazione all’edizione del 50° anniversario scritta da Christopher Tolkien, e uno stralcio della
Nota sulle illustrazioni che si trova ne L’arte dello Hobbit di J.R.R. Tolkien, scritta da Wayne G. Hammond e Christina Scull.
La novità assoluta però è che per la prima volta dopo cinquant’anni Lo Hobbit avrà una nuova traduzione italiana. Non già un rimaneggiamento della traduzione “classica”, com’era stato nel 2013, ma un rifacimento integrale, realizzato dal socio AIST Wu Ming 4, al secolo Federico Guglielmi. In effetti nell’impresa di ritraduzione dell’opera omnia di Tolkien inaugurata da Bompiani nel 2017 Lo Hobbit mancava ancora all’appello. Questa nuova splendida edizione ha offerto il gancio per colmare la lacuna.
Martin ad Amazon: non si può ignorare il canone
Un duro monito è giunto da George RR Martin – il famoso scrittore statunitense della saga delle Cronache del Ghiaccio e del Fuoco, e notoriamente lettore attento e appassionato di J.R.R. Tolkien – agli showrunner della serie tv di Amazon Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere. L’avvertimento è in linea con il pensiero dello scrittore, ma anche con quello dello scrittore inglese Neil Gaiman e perfino con quello che scriveva Tolkien! Vediamo come.
Tolkien e l’Opera di Paul Corfield Godfrey
Fra i molti talenti di J.R.R. Tolkien sicuramente non c’era quello per la musica:
Io amo la musica, ma non ho inclinazione; e gli sforzi sprecati per imparare a suonare il violino in gioventù mi hanno solo lasciato un timore quasi reverenziale quando mi trovo in presenza di violinisti.
Lettera 142
La musica mi dà grande piacere e a volte ispirazione, ma rimango nella posizione rovesciata di uno che ami leggere o sentire recitare la poesia, ma sappia poco della sua tecnica o tradizione, o della struttura linguistica.
Lettera 260
Ciò nonostante è innegabile come la musica permei le opere del professore:
Eä – l’universo da lui sub-creato – prende vita, sia letteralmente che letterariamente, dall’Ainulindalë – La Musica degli Ainur, la prima parte del Silmarillion e, secondo un recente studio di John Garth – vedi The Lost Tales Never End, The Chronology of Creation: How J.R.R. Tolkien Misremembered the Beginnings of his Mythology – una delle prime storie dei Racconti Perduti a essere stata scritta fra il 1916 e il 1917. Inoltre, in quella che forse era la storia a lui più cara, Beren e Lúthien, è proprio la canzone della principessa elfica a commuovere perfino Mandos e a permettere il ritorno in vita del suo sposo mortale. Ad esclusione di alcuni primi adattamenti per la radio, furono relativamente poche le collaborazioni che, durante la vita dell’autore,
permisero ad altre menti e altre mani di cimentarsi con la Terra di mezzo. Fra queste, figura quella con Donald Swann. Nel 1965, infatti, il compositore britannico, per il suo personale diletto, decise di mettere in musica sei poesie di Tolkien, nello stile della folk music tradizionale inglese. In seguito Swann contattò Tolkien e il suo editore, per ottenere il permesso di pubblicare ed eseguire queste canzoni in pubblico. Il professore apprezzò molto queste musiche, ma disse a Swann che per Namárië avrebbe preferito uno stile più simile al canto gregoriano. Questo commento portò alla realizzazione di una seconda versione di Namárië in quello stile e alla conseguente pubblicazione del libro/album The Road Goes Ever On: A Song Cycle (proprio in questi giorni abbiamo dato la notizia di un’asta incentrata sulla corrispondenza fra Tolkien e Swann).
Naturalmente, come ben illustrano i molti articoli pubblicati su questo sito dedicati all’argomento, a 50 anni dalla scomparsa del professore sono ormai
innumerevoli le opere musicali di tutti i generi ispirate alle creazioni letterarie del professore oxoniense. Pochi però sono gli adattamenti e le sub-creazioni ad aver ricevuto l’approvazione del Tolkien Estate e il pieno appoggio di Christopher Tolkien. Fra questi figurano le opere del Ciclo di Tolkien di Paul Corfield Godfrey, che nel 2023 ha finalmente ultimato e pubblicato il suo Epic Scenes from the Silmarillion, in 5 parti, e recentemente ha annunciato la prossima pubblicazione di The Hobbit e di The Lord of the Rings.
Tradotto Lo Hobbit in gallese… ed è boom!
L’attenzione continua del mondo dell’intrattenimento globale sulle opere di J.R.R. Tolkien ha almeno il risultato positivo di aver suscitato una serie di nuove traduzioni, soprattutto da lingue minoritarie, che si sono concentrate perlopiù sullo Hobbit (Tolkien è stato appena tradotto addirittura in lussemburghese e in mongolo). È di qualche settimana fa la notizia della traduzione dell’opera in romancio, la quarta lingua ufficiale della Svizzera, mentre da gennaio è partita la corsa in Cina alle traduzioni, anche se in questo caso è per via della fine dei diritti di copyright in quel Paese. Ora giunge la notizia che Lo Hobbit è stato tradotto in gallese. E, come capitato in Svizzera, l’editore è stato subito sopraffatto dalla risposta dei lettori che se lo sono comprato in massa!
