Una nuova lettera di J.R.R. Tolkien sarà messa all’asta da Christie’s mercoledì 8 luglio 2026. L’asta inizierà alle 11:00 GMT e il valore stimato della lettera (lotto 52) è di 5.000-7.000 sterline britanniche (GBP).
Si tratta di una lettera dattiloscritta, firmata da Tolkien, del 28 febbraio 1966, indirizzata ad una lettrice, Jenny Hall. Al testo dattiloscritto è aggiunto un inserto di sei righe scritto a mano dal Professore. Il lotto comprende anche la busta della lettera e la bozza di quella precedentemente inviata da Jenny Hall a Tolkien.
La “corsa alla lettera” è già iniziata. L’imprenditore Frank Ady, residente a Crickhowell, ha organizzato una raccolta fondi per acquistare la lettera ed esporla ai visitatori della città. L’obiettivo è quello di raggiungere £2.200 e si è già arrivati a raccogliere £2.000. È possibile donare su www.gofundme.com/f/bring-ajrr-tolkien-letter-to-crickhowell
Il testo della lettera
“Cara Jenny, grazie per la tua graziosa lettera.
Sono stato nella maggior parte del Galles, ma i toponimi che uso sono inventati da modelli inglesi o presi in prestito da libri, anche se Crickhollow in realtà doveva assomigliare a Crickhowell.
Gli olmi camminanti dovevano essere ent (ma non entesse). Gandalf aveva chiesto a uno o due di loro di sorvegliare la Contea, ma non ne aveva parlato con nessuno. Come si può dedurre dalle conversazioni di Barbarbero con Merry e Pipino, egli sapeva molto di più sugli eventi di quanto loro immaginassero, e più sugli ‘Hobbit’ di quanto fingesse di sapere”
Crickhowell è nella Terra di Mezzo
Dal momento che Tolkien, quale filologo, era di un’estrema meticolosità e che il mondo da lui creato era fondamentalmente di origine linguistica, è sempre stato oggetto di dibattito quanto il Professore abbia potuto trarre ispirazione dai toponimi e paesaggi locali e da quelli del territorio gallese. Si è speculato, ad esempio, sul fatto che da giovane Tolkien avesse visitato Buckland Hall nel villaggio di Bwlch e che la vista in lontananza del Monte Sugarloaf (“Pan di Zucchero”) avesse ispirato Erebor, la Montagna Solitaria de Lo Hobbit; è stato anche detto che il nome hobbit di Bucklebury derivasse proprio dal villaggio di Bwlch, nel Galles meridionale e un collegamento tra la piccola cittadina gallese di Crickhowell e la Crickhollow della Contea ne Il Signore degli Anelli era dato quasi per scontato, ma senza prova alcuna della veridicità di tale supposizione.
Da quanto si afferma nella lettera, invece, Crickhowell è effettivamente la fonte della Crickhollow della Contea e si è infiltrata nella finzione de Il Signore degli Anelli, sebbene sia forse un caso raro, dal momento che Tolkien stesso dichiara nella lettera di usare, in genere, modelli inglesi o tratti da altri libri per i toponimi del suo mondo immaginario.
“Gli olmi camminanti dovevano essere Ent”
Ne L’Ombra del Passato, Capitolo II de La Compagnia dell’Anello, Sam Gamgee discute alla taverna del Drago Verde con Ted Sabbiaiolo di “cose strane”: parla di draghi, di Elfi e di Uomini-albero che camminano facendo sei metri con un passo, uno dei quali, grosso come un olmo, era stato visto da suo cugino Hal: “Questo camminava, ti dico; e poi non ci sono olmi nelle Brughiere del Nord”. Ted non crede agli olmi che camminano, il lettore sì, soprattutto dopo aver incontrato Barbalbero e gli Ent molto più avanti nel testo. Ci crede, eppure tende poi a dimenticarsi di quella breve anticipazione, convinto dalle parole di Barbalbero che dice di non conoscere gli Hobbit. Qualora non se ne dimentichi, si pone la stessa domanda che Jenny Hall pose a Tolkien. La risposta del Professore in questa lettera giunge inaspettata, tanto da sollevare dubbi sulla credibilità di quanto vi si afferma: Gandalf avrebbe chiesto in gran segreto a un paio di Ent di sorvegliare la Contea e, aggiunge Tolkien nella nota scritta a mano, Barbalbero sapeva molto di più sugli Hobbit di quanto non fingesse di sapere.
In primo luogo Tolkien non dà, nella lettera, nessuna risposta definitiva: “dovevano essere ent” riflette il modus operandi dello scrittore che scopriva le storie mentre le scriveva, quasi ne fosse lo spettatore e non il sub-creatore. La domanda di un lettore spesso era di stimolo alla sua creatività e probabilmente lo aiutava a trovare risposte alle domande che egli stesso si poneva.
Quanto dice di Gandalf, però, sembra confermare l’ipotesi, al lettore come allo scrittore, che gli Ent conoscessero gli Hobbit. La figura di Barbalbero risulta quindi diversa da quella consolidata nell’immaginario degli appassionati del guardiano di Fangorn; diversa, ma non contraddittoria, se si pensa al profondo rispetto che Barbalbero ha sempre dimostrato nei confronti di Gandalf e che Gandalf, suggeritore per eccellenza della Terra di Mezzo, riesce sempre a convincere chiunque a fare qualunque cosa. In questo caso, che abbia convinto Barbalbero a tacere su certi fatti può sorprendere per la novità, ma non toglie nulla all’Uomo-albero e, piuttosto, aggiunge una sfumatura di malizia che ne giustifica anche altre emozioni “umane”, quali la paterna ospitalità verso due creature così diverse come gli Hobbit o la rabbia che dimostrano in seguito tutti gli Ent.
Vi è un ultimo particolare della lettera sul quale riflettere: Tolkien scrive che tutto ciò si può dedurre dalla conversazione tra Barbalbero, Merry e Pipino. Non si può negare, in effetti, che il lettore si sorprenda nel sentire Barbalbero scambiare i due hobbit per degli orchi, dato che questi sono i peggiori nemici degli alberi e dovrebbe conoscerli bene. Anche la lunghissima riunione degli Ent lascia l’impressione che stiano dicendo molto di più di quanto non rivelino agli hobbit. Tolkien, tuttavia, ci invita a rileggere ancora quella conversazione e, alla luce di questa nuova lettera, ogni lettore vi andrà cercando, con o senza successo, qualche dettaglio rivelatore. È la magia del mondo di Tolkien, che continua a modificarsi davanti agli occhi di chi riesce a cambiare prospettiva, proprio come si modificava nella sua mente e nella sua penna.
Tolkien, comunque, amava lasciare cose non dette: il mistero è necessario nel Mondo Secondario per dargli “consistenza di realtà”, poichè anche il Mondo Primario è pieno di misteri che non è dato agli uomini spiegare.
Probabilmente Tolkien spesso si divertiva a dare risposte che spiazzassero i lettori, ma il più delle volte le sue risposte si trasformano in nuove domande. In questa lettera Tolkien sembra chiederci “Credi a Sam o credi a Ted?”. La risposta, nel caso di J.R.R. Tolkien e del suo mondo, è sempre una sola: è vero ciò che credi sia vero, l’importante è che si tratti di vera “credenza secondaria”.
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LINK ESTERNI:
– Vai alla pagina dell’asta su Christie’s
– Vai alla pagina della lettera TCG #2927 su Tolkien Collectors Guide
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