Con un anno di ritardo – costellato di polemiche di cui non parleremo – giunge finalmente in libreria la nuova traduzione della Compagnia dell’Anello a firma di Ottavio Fatica e con la collaborazione dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani (AIST). Comunque la si pensi sull’argomento, si tratta di un evento fondamentale per la storia di Tolkien nel nostro paese, visto che per la prima volta l’opera del Professore viene affrontata con un’operazione editoriale di livello degno di un Classico della letteratura del Novecento. Non che la Rusconi – non prendiamo qui in considerazione l’edizione Astrolabio perché rimasta incompiuta – avesse presentato l’Opera in modo diminutivo, ma l’approccio editoriale era stato cauto e la storia della traduzione e della pubblicazione ne aveva inevitabilmente risentito, con la ormai famosa “incursione” di Quirino Principe che aveva radicalmente modificato, se in meglio o in peggio ancora si discute, la traduzione originale di Vittoria Alliata di Villafranca, risultando in un testo comunque pregevole, e per questo molto amato, ma non unitario, come testimoniato plasticamente, solo per dirne una, dal termine “Gnomi” comparso nella prima edizione del 1970 – ripreso dall’Astrolabio del 1967 – poi sostituito da “Elfi” nel 1974 con un “Mezzognomo” al posto di “Mezzoelfo” sopravvissuto (1) sino all’edizione del 2003 riveduta e corretta con la collaborazione della Società Tolkieniana Italiana (STI).
A 49 anni dalla pubblicazione della prima edizione, Bompiani, con un atto che meriterebbe rispetto anche solo per la dedizione all’Opera implicita nella scelta, per nulla obbligata, di cessare di dormire sugli allori di uno dei long seller più longevi della Storia, decide di investire su una nuova traduzione e, a rimarcare l’importanza del capolavoro di Tolkien, la affida a Ottavio Fatica, uno dei più grandi traduttori italiani nel cui curriculum figurano, tra gli altri, autori del livello di Rudyard Kipling, Herman Melville, Jack London, Robert Louis Stevenson e Joseph Conrad, ai quali, dato il contesto, è il caso di aggiungere Wystan Hugh Auden, che conosceva personalmente Tolkien per cui nutriva grande ammirazione al punto di farsene entusiasta sponsor nei confronti di lettori ed editori statunitensi. La scelta di un traduttore di tale peso non è certamente frutto del caso, ma, come accennato all’inizio, si inquadra evidentemente in un percorso volto a collocare Tolkien tra i Grandi del Novecento, liberandolo – finalmente, è il caso di dire – dai limiti di una peraltro poco fondata appartenenza di genere. Anche la scelta della controversa copertina “marziana”, come già accennato nell’articolo qui pubblicato il 30 settembre 2019, potrebbe essere l’espressione della suddetta volontà di “uscire dal genere”, che una copertina più “figurativa” non avrebbe rimarcato.
Passando alla traduzione, oltre all’indubbia qualità generale del risultato, è importante dal punto di vista tolkieniano la cura dedicata a due aspetti in particolare, ossia la resa dei nomi e quella dei registri linguistici. Sarebbe giusto anche parlare delle poesie, ma la cosa richiederebbe un tempo e uno spazio che al momento purtroppo non sono sufficienti.
Shaun Gunner è il presidente della Tolkien Society dal 2013 ed è stato a capo del comitato organizzativo dell’evento per i 50 anni dell’associazione tenutosi a Birmingham quest’estate, Tolkien 2019. Volontario della Tolkien Society dal 2011, Gunner è particolarmente attento alla crescita dell’associazione, che si prefigge come obiettivo la diffusione delle opere scritte dal Professore oxoniense che ci ha regalato meravigliose visioni della Terra di Mezzo, aiutato anche dall’essere un professionista nel campo delle comunicazioni.
Durante l’evento Tolkien 2019 ha tenuto un intervento dal titolo Gandalf for President: the Politics of Tolkien ed ha anche gentilmente trovato il tempo per rilasciarci una breve intervista…
Iniziamo l’intervista inquadrando la questione: innanzitutto, cos’è la Tolkien Society e cosa fa durante l’anno?
Shaun Gunner: «La Tolkien Society è un’organizzazione culturale no profit che svolge attività di assistenza e solidarietà sociale, costituita secondo le leggi in vigore in Inghilterra e Galles, che si occupa di far conoscere al pubblico, e di promuoverne la ricerca, sulla vita e le opere di J.R.R. Tolkien. Fondata nel 1969, le nostre attività si sono allargate sempre più nel corso degli anni fino a includere il progetto Tolkien to the World, l’archivio storico, la borsa di studio Tolkien, e tutte le attività di promozione della società che comprendono gli eventi locali, la pubblicazione di articoli e servizi radiotelevisivi da parte dei media e i social network.
Durante l’anno organizziamo un certo numero di eventi ormai fissi come la Cena annuale, il Seminario, la Oxonmoot e naturalmente il Tolkien Toast e il Tolkien Reading Day, mentre pubblichiamo annualmente la rivista Mallorn e ogni due mesi il bollettino dei soci Amon Hen. Abbiamo appena celebrato il nostro 50esimo anniversario e continueremo a fare tutto questo per i prossimi 50 anni!».
Ci spieghi meglio: quando la società è stata fondata e quali sono state le relazioni con J.R.R. Tolkien e i suoi eredi?
«Certo: la Società è stata fondata esattamente nel novembre 1969 da Vera Chapman, nota appassionata conosciuta come Belladonna Took. In quegli anni l’editore inglese, Allen and Unwin, incoraggiò molto la società e la mise in contatto con lo scrittore. Così nel 1972 Tolkien accettò di divenire Presidente della Tolkien Society. Dopo la sua morte, la carica fu offerta al figlio Christopher, ma quest’ultimo declinò perché sentiva che giustamente quella carica appartenesse solo al padre. Così oggi, Tolkien rimane il Presidente Onorario in Perpetuo della società e sua figlia Priscilla è Vicepresidente. Durante tutti questi anni, diversi membri della famiglia dello scrittore hanno presenziato eventi o sostenuto attività della nostra società».
Capisco. Quindi, ci sono ancora contatti diretti e attivi con i membri della famiglia Tolkien?
«Sì, assolutamente».
Lei ha elencato tutti gli appuntamenti fissi della Tolkien Society durante l’anno. Ci faccia capire: il Seminario è il vostro evento più accademico, mentre la Oxonmoot è l’evento più ludico?
«In realtà sono entrambi eventi molto allegri! Entrambi hanno dei momenti più seri, ma la Oxonmoot è più dedicata alla condivisione che include feste, canti, giochi, quiz e laboratori; il Seminario non ha tutto questo. Il Seminario si concentra in un solo giorno di interventi accademici e si svolge proprio il giorno prima dell’International Medieval Congress di Leeds, ma anche in quell’occasione la giornata finisce al pub!».
Quanto importanti per la Tolkien Society sono i convegni internazionali da voi organizzati nel 2005, 2012 e 2019?
«Per noi sono momenti estremamente importanti perché sono una vera e propria celebrazione internazionale su Tolkien e su tutto il fandom a lui legato. Nel 2005 abbiamo celebrato il 50 anni della pubblicazione de Il Signore degli Anelli e nel 2012 i 75 anni de Lo Hobbit, ma per il nostro anniversario abbiamo voluto fare onore alla nostra storia e ai suoi contributi in tutti questi anni. Per questo per noi è stato importante avere avuto ospiti che sono cresciuti con la società e per gli appassionati di Tolkien è stato importante aver avuto la possibilità di incontrarsi e festeggiare tutti insieme. La cosa più bella di quest’anno è che ho potuto festeggiare con persone che non vedevo da sette anni. È stato fantastico!».
Qual è il rapporto tra la Tolkien Society e le altre Tolkien Society nel mondo?
«Noi lavoriamo con uno spirito di cooperazione con tutte le Tolkien Society, anche quelle che hanno un diverso nome. Sappiamo inoltre che molti membri di altre società tolkieniane sono anche membri della Tolkien Society, come con voi. Però non cerchiamo mai di governarle o dirigerle in un qualunque modo: spetta ai lettori di Tolkien in ogni paese decidere le proprie strutture. Siamo sempre desiderosi di supportare e aiutare le altre società tolkieniane nel miglior modo possibile».
Può esserci più di una società riconosciuta per ciascun paese, come avviene in Italia?
«Sì, naturalmente. Anche la Svezia ne ha due – Mithlond di Göteborg e Forodrim di Stoccolma – e nel Regno Unito stesso, oltre la nostra società abbiamo anche Minas Anor a Cambridge e Taruithorn a Oxford [è la società studentesca dell’Università di Oxford]».
L’AIST – Tolkien Society of Italy, in quanto membro corporativo della Tolkien Society, può fare qualcosa per aiutare la sua casa madre?
«Naturalmente! La cosa che ci aiuta di più è promuovere la conoscenza di Tolkien il più possibile. Certo, se più membri dell’AIST fossero membri della Tolkien Society o – oltre ai Seminar e ai convegni internazionali – venissero anche alla Oxonmoot sarebbe fantastico, ma noi lo facciamo per Tolkien».
Cosa si aspetta dalla serie TV prodotta da Amazon?
«Ha! Non so più di quanto sia pubblico, ma spero di vedere una fantastica realizzazione degli eventi della Seconda Era, incentrati sulla regione dell’Eregion e sulla forgiatura degli Anelli e la guerra contro Sauron. Penso che questo possa essere reso in maniera magnifica, e spero che lo sia!».
Cosa pensi dello sviluppo degli studi tolkieniani? Può esserci una crescita futura?
«Ovviamente sì! Abbiamo appena iniziato a dipanare il bandolo della matassa degli studi su Tolkien. Guardate quanti dottorandi e ricercatori ci sono in giro che vogliono fare studi comparativi di Tolkien con altri autori, esaminare il suo uso dell’invenzione del linguaggio o l’impatto delle sue opere sui lettori. Inoltre, Tolkien continua a evolversi per i lettori con pubblicazioni postume e ulteriori adattamenti, quindi ci saranno sempre nuove cose di cui parlare».
Qual è il prossimo progetto della Tolkien Society?
«Dopo un anno come il 2019, probabilmente un periodo di riposo! Ma più seriamente, stiamo guardando alla Oxonmoot del prossimo anno e a come possiamo impegnarci al meglio con i tantissimi soci internazionali che abbiamo. Seguite il nostro sito web per saperne di più su queste attività future!».
Grazie per la disponibilità!
«Grazie a voi per tutto quel che fate: le notizie sulle attività dell’AIST arrivano fino a qui da noi e sono tutte bellissime! Un saluto ai vostri soci e ai lettori di Tolkien in Italia».
Ho avuto l’onore, in qualità di presidente dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani, di essere invitato all’anteprima per le autorità di domenica 20 ottobre e al vernissage di lunedì 21 della grande mostra Tolkien, Voyage en Terre de Milieu. Ecco il racconto del mio viaggio. Quel che colpisce sono le dimensioni della mostra: ben 1000 metri quadrati di spazio espositivo, con più di 300 pagine e ben 200 illustrazioni (quasi tutti gli oggetti in mostra a Oxford, ma anche manoscritti inediti provenienti dalla Marquette University e non solo) e una serie di venti illustrazioni originali appositamente realizzate da Alan Lee. L’impressione è enorme, specialmente con l’inclusione dei quattro arazzi provenienti da Aubusson, che bisogna proprio di vedere di persona. La Marquette non ha mai prestato così tante pagine di manoscritti a un’altra istituzione dalla morte di Tolkien nel 1973: la BnF ha preso in prestito oltre cinque volte il numero di manoscritti che erano in mostra a Oxford e New York. «Per noi è un evento particolare», ha spiegato durante l’anteprima Frédéric Manfrin, curatore della mostra assieme a Vincent Ferré, «la Bibliothèque Nationale non conserva nessun manoscritto di Tolkien, e questa è la prima rassegna dedicate a un autore non francese tenuta presso la Biblioteca Nazionale da quando è stata istituita nel 1461». Baillie Tolkien, prima moglie di Christopher ha preso poi la parola a nome degli eredi per confermare l’eccezionalità dell’evento: «Quando Richard Ovenden mi ha informato del progetto della mostra alla Biblioteca nazionale di Francia, sono stata felicissima. Ero a conoscenza del valore nazionale del luogo e dell’alto livello della mostra. Mi è sembrato subito naturale che un simile evento fosse ospitato in un luogo del genere, anche perché, vivendo in Francia, siamo consapevoli di come qui la cultura sia tenuta in grande conto. Ho inoltre trovato molto gratificante un simile riconoscimento di Tolkien in Francia: qui la sua opera è trattata in maniera molto seria, senza eccentricità, e la mostra rispetta questa prospettiva culturale. Sono felice del grande rispetto con cui viene curata l’eredità letteraria di J.R.R.Tolkien, a ogni livello dell’esposizione». In conclusione, Vincent Ferré ha ringraziato i promotori dell’idea: «Ho lavorato per 3 anni e mezzo insieme a questi 3 hobbit, cresciuti al ritmo delle storie di Tolkien: oltre a Manfrin, Thierry Grillet, che è all’origine del progetto nel 2016 (ma ricordo che Richard Oveden della Bodleian Library ci stava già pensando nel 2014)».
Manca davvero poco alla festa a lungo attesa: il 30 ottobre infatti vedrà la pubblicazione del primo volume della nuova traduzione de Il Signore degli Anelli, La Compagnia dell’Anello, affidata a Ottavio Fatica con la consulenza letteraria dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani. Ma non sarà l’unico testo tolkieniano che Bompiani porterà in libreria in quella data. Vediamo insieme cos’ha in serbo quest’autunno per tutti gli appassionati del Professore di Oxford.
Quale miglior modo per concludere un mese intenso come questo ottobre se non con il più grande festival dedicato al fumetto, al gioco e all’illustrazione d’Italia, Lucca Comics & Games, senza dubbio uno degli appuntamenti più attesi di tutto l’anno. Da mercoledì 30 ottobre a domenica 3 novembre, per tutta la durata della manifestazione, ci troverete al padiglione Carducci (chiamato anche padiglione Games) allo stand Car247 circondati dai libri del Professore e studi sulla Terra di Mezzo, con la Pesca dell’Anello, con la nuova edizione del calendario Lords for the Ring 2020, con i Tolkien Seminar, conferenze ed altre sorprese ancora…noi siamo pronti ad affrontare questa cinquantatreesima edizione di Lucca Comics & Games e voi?
Le prevendite dei biglietti sono già aperte, vi aspettiamo numerosi!
Dopo le grandi anticipazioni date a marzo torniamo a guardare cosa accade in terra francese, dove l’attesa si fa quasi febbricitante per la mostra dedicata al Professore che aprirà fra meno di dieci giorni alla Bibliothèque Nationale de France: aperta dal 22 ottobre al 16 febbraio 2020 (due settimane in più di quanto inizialmente annunciato), la mostra Tolkien – Voyage en Terre du Milieu è curata da Vincent Ferré, professore di letteratura comparata all’Université Paris-Est Créteil (UPEC), e Frédéric Manfrin, capo curatore del dipartimento di Filosofia, Storia e Scienze dell’uomo della BnF. Circa 300 pezzi in mostra per scoprire l’uomo e l’opera: oltre ai manoscritti e ai disegni di Tolkien (si tratta per la precisione di migliaia di pagine in gran parte mai pubblicate) saranno in esposizione reperti storici, quadri e documenti che forniranno un contesto alla sua creazione letteraria e artistica. La prima parte della mostra che, come già annunciato, si focalizzerà sulla Terra di Mezzo (mentre la seconda sarà dedicata all’uomo e la terza all’influenza sulla letteratura fantasy) ne esplorerà la geografia, dalla Contea a Mordor, fino al viaggio all’Ovest, a Valinor, ed ogni tappa di questo percorso permette di scoprire lo spessore letterario, linguistico e culturale della creazione tolkieniana. Smarrirsi (o ritrovarsi) così non solo nel mondo di Tolkien, ma anche nel mondo che lo ha ispirato, uno sguardo ampio che permette di comprendere meglio sia l’originalità degli scritti del Professore sia i tanti riferimenti culturali che vi si possono ravvisare, frutto di una vita dedicata allo studio.
Dopo la presentazione al TolkienLab di Modena il 10 ottobre, il tour del Fabbro di Oxford prosegue a Cosenza venerdì 18: la raccolta di saggi tolkieniani di Wu Ming 4 che propone dieci scritti che riprendono le tematiche affrontate negli interventi pubblici sull’opera del Professore tenuti dal 2014 al 2017, successivi alla pubblicazione della prima edizione del saggio Difendere la Terra di Mezzo (Odoya, 2013).
Gli argomenti spaziano dalla figura della donna nei racconti tolkieniani all’ombra della Grande Guerra, dall’influenza dei miti nordici agli aspetti più moderni delle opere nate dall’immaginazione del Professore, il tradizionale e l’innovativo nella creazione della Terra di Mezzo e il fascino del processo creativo stesso.
Ve lo avevamo anticipato a giugno: anche quest’anno torna il calendario Lords for the Ring. Dedicato fin dalla sua prima edizione a creare un nuovo immaginario visivo per le opere di Tolkien, il progetto Lords for the Ring – Tolkien Art Calendar giunge quest’anno alla sua quarta edizione. Spronati dal successo degli anni passati, il calendario continua a perseguire il suo intento, ovvero quello di essere «un laboratorio di sperimentazione, un calderone di nuove idee, e un’opportunità per far conoscere al pubblico i moltissimi artisti di talento italiani». Rivolgendo uno sguardo sempre diverso alla Terra di Mezzo, si superano gli stereotipi e la visione cristallizzata che si è generata a seguito delle trilogie cinematografiche di Peter Jackson. Tante novità aspettano i tolkieniani appassionati d’arte!
Per il secondo anno consecutivo, Wu Ming 4 terrà un laboratorio su Tolkien presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Trento, nell’ambito del corso di Letteratura Inglese. Dopo le incoraggianti valutazioni ricevute dagli studenti un anno fa, a conclusione del laboratorio di analisi del testo e scrittura creativa su Lo Hobbit, lo scrittore ha deciso di riproporre la formula puntando più in alto. Il laboratorio avrà la durata di quattordici ore frontali, e si intitolerà Costruire mondi: architettura narrativa e temi portanti del Signore degli Anelli.
Lo scopo del laboratorio sarà triplice, vale a dire:
1) analizzare la struttura del romanzo di J.R.R. Tolkien attraverso l’andamento della trama e le parabole narrative dei personaggi principali, focalizzandosi su alcuni snodi chiave della storia e sull’effetto di profondità;
2) individuare alcuni dei temi toccati dal romanzo e il modo in cui vengono affrontati narrativamente;
3) produrre uno spin off che colmi un vuoto nella trama o sviluppi un troncone di storia soltanto accennato, coerente con la costruzione di mondo del romanzo e con uno dei temi individuati.
Nell’arco di sette martedì consecutivi, dal 5 novembre al 17 dicembre, si svilupperà in classe una discussione sul romanzo più celebre di J.R.R. Tolkien, sulla base di questa timeline:
5 novembre: presentazione della mappa narrativa del romanzo e prolessi dei temi
12 novembre: Natura e umanità
19 novembre: Guerra e pace
26 novembre: Morte e immortalità
3 dicembre: Bene e male
10 dicembre: Potere e libertà
17 dicembre: Narrazione e realtà
Il 5 novembre, in particolare, Wu Ming 4 sarà anche ospite dell’Unione degli Universitari, presso il Dipartimento di Sociologia dell’Università di Trento, via G. Verdi 26, alle ore 18:00, per presentare il suo libro Il Fabbro di Oxford – scritti e interventi su Tolkien (Eterea 2019). Un’articolata recensione, scritta da Franco Pezzini, uno dei maggiori critici italiani di letteratura fantasy e horror, si può leggere qui.
Nell’affollato calendario AIST di ottobre non poteva mancare un TolkienLab: dopo la consueta pausa estiva riprendono gli incontri organizzati dall’AIST assieme all’Istituto Filosofico di Studi Tomistici. Il primo dei canonici tre appuntamenti autunnali è dedicato al volume Il Fabbro di Oxford, la nuova raccolta di saggi tolkieniani di Wu Ming 4 (i più curiosi possono leggere qui la prefazione al volume scritta da Edoardo Rialti) e si terrà la sera di giovedì 10 ottobre.
Come ogni TolkienLab, a supervisionare la serata sarà il presidente dell’Istituto Filosofico di Studi Tomistici, nonché socio AIST, Claudio Testi.
In questo ottobre pieno di appuntamenti tolkieniani approdiamo anche al Mugello Comics di Barberino di Mugello!
Manifestazione giovanissima, alla sua terza edizione, questo Festival del Fumetto e del Gioco si terrà sabato 5 e domenica 6 ottobre nel centro storico di Barberino di Mugello. Artisti, animazione, l’immancabile mostra-mercato invaderanno le strade della cittadina per un evento all’insegna dell’arte e della fantasia, declinate in illustrazioni, animazione, giochi di ruolo e da tavolo. Una nuova realtà toscana che non può non dedicare uno spazio ad uno dei padri dell’immaginario fantastico del nostro tempo, il professore oxoniense che creava lingue e le incarnava nei popoli della Terra di Mezzo.
Tra i primi appuntamenti AIST di ottobre figura nientemeno che un ritorno in università: si tratta dell’Università di Cagliari, il cui Dipartimento di Filologia, Letteratura e Linguistica ospiterà un incontro dedicato alle fonti mitologiche del Nord Europa nelle opere del Professore. Dopo l’incontro con Rudolf Simek del 2016 dedicato al Professore e alla mitologia germanica, questo nuovo appuntamento andrà ad analizzare varie fonti d’ispirazione tolkieniane: dalla letteratura medievale gallese alle opere in antico norreno fino ai lontani runi finlandesi. Intitolato Un ponte fantastico tra noi e il passato. Tolkien e il suo legendarium l’intervento si terrà venerdì 4 dalle 09:00: il primo relatore sarà il presidente AIST Roberto Arduini, studioso, giornalista, membro del Comitato Scientifico della collana Tolkien e Dintorni della casa editrice Marietti 1820 e direttore del Centro Studi La Tana del Drago a Dozza Imolese; seguito dal Dottor Luca Vincis, che si focalizzerà invece sul folklore sardo.
L’incontro è l’ultima delle lezioni previste dal ciclo di seminari Echi filologici: mondi a confronto coordinato dalla professoressa Maria Elena Ruggerini, tenute nelle aule del Campus Aresu.
Il seminario sarà aperto a tutti gli studenti dell’Ateneo, in particolare agli iscritti ai corsi di Laurea della Facoltà di Studi Umanistici.
I primi mesi autunnali sono sempre molto impegnativi: dopo esserci appena lasciati alle spalle la meravigliosa esperienza del Festival del Medioevo con la sua doppia Tolkien Session, a ottobre ci attendono ben sei appuntamenti! Come sempre ci occuperemo di Tolkien a tutto tondo, in differenti contesti e a diversi livelli di approfondimento: dal mondo del fumetto all’università, tra artisti e autori, prenderemo parte a manifestazioni che sono parte del nostro calendario annuale da lungo tempo ma anche a nuovi eventi, questa volta approdando anche in Sardegna!
La notizia è confermata. Il 30 ottobre sarà in libreria il primo volume del Signore degli Anelli, nella nuova traduzione di Ottavio Fatica e con la consulenza dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani. A distanza di sei mesi uno dall’altro – cioè in primavera e autunno dell’anno prossimo – usciranno il secondo e il terzo volume.
La copertina scelta per questa nuova edizione ha destato non poche perplessità tra i fan, perché pare si tratti di una fotografia satellitare della superficie del pianeta Marte. Scelta bizzarra. Forse si è voluto suggerire un richiamo al paesaggio di Mordor… chissà. In effetti le descrizioni di Tolkien e soprattutto la resa cinematografica di Jackson richiamano un deserto roccioso. Oppure è perché quella superficie potrebbe sembrare vagamente anche corteccia o ferro arrugginito… Tant’è, a scuola qualcuno ci diceva sempre che non si giudica un libro dalla copertina. Se poi pensiamo a quante copertine ha avuto Il Signore degli Anelli, è difficile trovarne una del tutto soddisfacente. Certi classici della narrativa sono “incopertinabili”, vale a dire che contengono troppa materia, troppe storie, troppi significati, per poterli sintetizzare in una sola immagine d’impatto, e forse il motivo della scelta di Bompiani potrebbe proprio essere quello di sganciare il libro da ogni associazione a un genere, sottolineando così la sua natura di “classico”.
Al di là del colpo d’occhio, comunque, ciò che sorprenderà sarà la nuova traduzione.
A questo proposito è facile prevedere due cose.
La prima è che, conoscendo l’ambiente del fandom, le polemiche sorgeranno sulla resa del nome del tal personaggio o del tal luogo; le resistenze saranno forti, dopo cinque decenni durante i quali ci si è affezionati a certi nomi e toponimi. È probabile che alcune scelte verranno rigettate, contestate, ecc. Se siamo cresciuti con un certo nome hobbit nelle orecchie, fa effetto vederlo reso diversamente in italiano (anche se magari avviene su una base etimologica svelata da Tolkien stesso nei suoi consigli ai traduttori, come nel caso della parola «buck», presente in molti nomi composti). Ci sta. Parte della sfida di una nuova traduzione era questa ed è stata accettata.
In questo senso la consulenza fornita dall’AIST è stata importante, ma sempre partendo dalle scelte del traduttore, al quale ovviamente è sempre spettata anche l’ultima parola. Se dovessimo quantificare i suggerimenti accolti nella versione finale di questo primo volume, potremmo parlare di un 80-85%. Significa che, al netto di alcune riserve più o meno rilevanti (di cui si potrà discutere diffusamente in seguito), l’accordo ha superato di gran lunga il disaccordo.
La seconda reazione prevedibile sarà una certa meraviglia nel rendersi conto che una traduzione letteraria più fedele allo stile originale restituisce alla pagina di Tolkien un’ariosità e una scorrevolezza finora sconosciute. Lo sforzo del nuovo traduttore è stato precisamente quello di rendere lo stile di Tolkien, basato su un registro medio che ogni tanto si innalza o si abbassa bruscamente, a seconda di quale personaggio stia parlando, o di cosa stia citando; oppure ancora si arricchisce di arcaismi, giocando sull’attrito che creano questi effetti. Se a parlare è il semianalfabeta Hamfast Gamgee, il padre di Sam, il registro linguistico è basso e sgrammaticato, costellato di parole come drownded per drowned, o vittles per victuals, e fa ricorso a usi gergali, come quello del verbo to learn (registrato anche dall’Oxford English Dictionary come uso “vulgar”) nel significato di to teach: «Mr. Bilbo learned him his letters». Laddove la precedente traduzione rendeva tutto questo in italiano corretto, cioè con «annegato», «mangiare» e «Il padrone gli ha anche insegnato a leggere e scrivere», Fatica traduce con «affocato», «pappatoria», «Il signor Bilbo gli ha imparato a leggere e a scrivere», utilizzando storpiature lessicali e forme gergali in uso anche nella parlata italiana bassa.
Insomma, il romanzo recupera in italiano la sua diversità di registri linguistici. Incluso ovviamente quello aulico, delle poesie e canzoni presenti nel testo, che, quando necessario, sono state rese con uno stile arcaico, prediligendo una versificazione breve, non appesantita dalla trasposizione in italiano e incentrata sulla metrica e la sonorità (un esempio è la resa della celeberrima poesia di Bilbo su Aragorn «All that is gold does not glitter…»).
Poi ovviamente ci sono anche vere e proprie restituzioni di senso rispetto al passato. Per esempio quella degli Hobbit non è più l’Assemblea Nazionale, che faceva pensare al Terzo Stato di Danton e Robespierre, in un mondo in cui, per altro, il concetto di «nazione» non esiste; i pony non sono più “puledri”; i Warg non sono lupi “mannari”; il Farthing, frazione di un quarto di superficie, non è più “Decumano”, che in latino rimanda al numero dieci e a una linea retta; né compare l’incomprensibile “Gaffiere” o il moderno “Sovrintendente”; non si ricorre a traslitterazioni fonetiche (com’era Tuc per Took), ecc.
Ma al di là delle singole scelte lessicali, per quanto vistose, ciò che colpisce è ancora il generale e sottile affinamento della lingua di Tolkien in traduzione, che rende la lettura più fluida e scorrevole.
È auspicabile che alla fine di questo lungo lavoro, Fatica produca un saggio critico sullo stile di Tolkien, come in Italia nessuno ha mai fatto. Tanto più che adesso nessuno più di lui è titolato a farlo.
Infine, è il caso di ricordare che la nuova edizione fa a meno della datata introduzione di Elémire Zolla, nella quale venivano inusitatamente svelati trama e finale del romanzo, e lascia soltanto la prefazione di Tolkien alla seconda edizione, cioè le parole dell’autore stesso. Anche questo segna una bella discontinuità rispetto al passato. Auta i lómë, Aurë entuluva!
Per festeggiare degnamente lo Hobbit Day, il compleanno di Bilbo (e Frodo) Baggins, oggi proponiamo ai lettori tolkieniani uno dei nostri resoconti: la settimana scorsa, sabato 14 e domenica 15 si è festeggiato a Bucchianico, in Abruzzo il più famoso degli Hobbit e l’Associazione Italiana Studi Tolkieniani ha avuto il piacere di vivere questa esperienza grazie alla nostra delegazione hobbit, quattro amanti dei piaceri genuini, cibo, allegria e canzoni come direbbe Thorin Scudodiquercia, che hanno scelto di imbarcarsi in questa avventura culinaria.
Entusiasta dell’evento, uno dei nostri soci, Stefano Mangusta, ha scelto di raccontarlo per chi non vi ha preso parte.
Buona lettura!
La fine di settembre è un periodo speciale per gli appassionati di J.R.R. Tolkien. Il 22 settembre si festeggia lo Hobbit Day, giornata che è anche parte della Tolkien Week. Lo Hobbit Day commemora il compleanno di Bilbo e Frodo Baggins, raccontato nel Signore degli Anelli: fu la American Tolkien Society, società successivamente chiusa e poi ricostituita, a proclamare per prima lo Hobbit Day e la Tolkien Week nel 1978, così definendoli: «La Tolkien Week si osserva nella settimana contenente il 22 settembre che è sempre festeggiato come lo Hobbit Day». A causa delle discrepanze tra il calendario della Contea degli Hobbit e il calendario gregoriano, c’è un certo dibattito su quando celebrare lo Hobbit Day, dal momento che l’attuale compleanno sarebbe tra il 12 settembre e il 14 secondo nostro calendario, come spiegato nelle Appendici del Signore degli Anelli (a questa differenza temporale abbiamo anche dedicato un approfondimento: Il compleanno di Bilbo? Probabilmente è oggi!).
Sempre più spesso J.R.R. Tolkien fa parte delle manifestazioni culturali. Lo dimostra una volta di più Naxoslegge, festival delle narrazioni, della lettura e del libro, che si svolgerà dal 18 al 26 settembre a Giardini Naxos, in provincia di Messina a due passi da Taormina. La rassegna culturale, diretta da Fulvia Toscano e giunta alla IV edizione, quest’anno rientra nel più ampio progetto, denominato Settembre di Culture a Giardini Naxos – Extramoenia, in programma dal 15 al 26 settembre, che vede in cartellone anche Sinestesie, tre giorni per «Sentire e vedere libri», in programma dal 15 al 16 settembre.
Dal 25 al 29 settembre torna il più grande evento italiano dedicato al Medioevo, il Festival del Medioevo di Gubbio! Il tema di questa edizione, la quinta, sarà tutto al femminile: Donne: l’altro volto della storia. Anche quest’anno l’AIST vi prenderà parte, sia col proprio stand e la ricca selezione di testi tolkieniani, sia proponendo una giornata di conferenze, la Tolkien Session giunta alla sua terza edizione. Dopo l’esordio nel 2017 con la prima sessione interamente dedicata a Tolkien ed aver confermato la nostra presenza nel 2018 con un nuova mattinata dedicata al Professore, quest’anno l’appuntamento tolkieniano cresce e arriva a occupare un’intera giornata. Venerdì 27 settembre è il giorno dedicato al Professore: la mattina dalle 9:30 alle 12:30 col ciclo di conferenze Le donne nel Signore degli Anelli e il pomeriggio dalle 16:00 alle 17:30 con la tavola rotonda Tolkien tra Medioevo e Modernità con Roberto Arduini, Franco Cardini, Saverio Simonelli e Claudio Testi.
Vi aspettiamo presso il refettorio del Monastero di San Francesco, in piazza Quaranta Martiri!
Se il 2 settembre abbiamo ricordato la scomparsa del Professore riflettendo su quanto il suo ricordo sia vivo, assieme all’amore per la Terra di Mezzo, già ci apprestiamo ad annunciare le prime feste tolkieniane di settembre: il secondo weekend due feste attendono i fan di Tolkien, la festa di compleanno di Bilbo Baggins a Bucchianico (CH) organizzata dai Beorniani abruzzesi, il primo dei festeggiamenti per l’Hobbit Day, e la ventiseiesima Hobbiton della Società Tolkieniana Italiana, che si terrà a Manerba del Garda (BS).
Il centro-nord Italia si risveglia quindi dal torpore della calura estiva e si prepara ai festeggiamenti autunnali!
Sono passati quarantasei anni da quel 2 settembre in cui J.R.R. Tolkien, il creatore della Terra di Mezzo, si spense, andando a ricongiungersi alla sua amata Edith che lo aveva preceduto nel viaggio verso Ovest il 29 novembre del 1971. Tolkien oggi riposa assieme alla moglie nel cimitero Wolvercote, a Oxford, dove sulla lapide sono incisi anche i nomi Beren e Lúthien, gli innamorati del Silmarillion la cui storia è considerata tra le più belle e struggenti.
Spentosi a Bournemouth, una cittadina costiera del sud dell’Inghilterra dove si trovava in visita ad alcuni amici, a risultare fatale per Tolkien fu un’ulcera gastrica con emorragia, sebbene inizialmente i medici fossero ottimisti in merito. Al capezzale del professore, due dei quattro figli, il maggiore John e la minore, Priscilla.
Quarantasei anni che i fan del Signore degli Anelli e di tutta la sua opera rivolgono al Professore un pensiero particolare in questa giornata, alla scomparsa di una mente geniale, un artista, un maestro. È passato tanto tempo, ma il fascino degli scritti tolkieniani non accenna a svanire: tra il 2018 e il 2019 questo interesse sembra risuonare più forte che mai, con iniziative di ogni genere in corso, e che fioriscono in ogni campo, mettendo in luce vari aspetti della sua creatività.
Con la fine di agosto, arrivano le feste a Dozza. Nel borgo sulle colline imolesi in cui a sede il Centro Studi – la Tana del Drago, al civico 2 in via xx settembre, anche quest’anno infatti si svolgerà la Festa delle Arzdore, la tradizionale sagra che si svolge ogni primo weekend di settembre. Ma subito dopo sarà la volta della 27esima Biennale del Muro Dipinto, che si terrà dal 9 al 14 settembre. Quale migliore occasione di riunire tanti soci dell’Associazione Italiana Studi Tolkieniani, che proprio dal 31 agosto al 1 settembre si vedranno nel borgo medievale per continuare a ristrutturare la Tana del Drago, aprendo lo spazio espositivo alle visite guidate e le sale del primo seminterrato per la visione di documentari e filmati relativi al Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien. In tana sarà possibile visitare due mostre: l’esposizione Lords for the Ring 2017-2019 che propone tutte le opere realizzate per le tre edizioni del Lords for the Ring – Tolkien Art Calendar; la mostra Draghi Dracones Dracarys! I draghi tra letteratura e folclore, un viaggio per immagini attraverso il mondo della creatura leggendaria più famosa di tutte. La mostra resterà allestita fino al 27 ottobre 2019 e propone al pubblico le opere originali di tre artisti italiani: Livia De Simone, Davide Frisoni e Davide Romanini. La mostra è patrocinata dal Comune di Dozza, con la collaborazione della Fondazione Dozza Città d’Arte.
Nella bellissima cornice di San Marino, torna anche quest’anno, nelle giornate del 23, 24 e 25 agosto, Il Raduno Tolkieniano, all’interno del San Marino Comics: tra giochi, fumetti, libri e cosplay che anche quest’anno abbelliranno il borgo ci sarà spazio per la kermesse a tema Tolkien, con il consueto palinsesto di incontri, conferenze, proiezioni di filmati…e pranzi che sembrano banchetti della Terra di Mezzo!
Dopo il Taormina Film Fest, il Giffoni Film Festival e l’Ischia Global Film & Music Fest, continua in Italia il percorso del biopic Tolkien prima del suo arrivo ufficiale nelle sale cinematografiche – segnatevi la data: il 26 settembre 2019. Tolkien, con la regia di Dome Karukoski (regista finlandese molto noto in patria), racconterà la storia del Professore da giovane, tra i suoi iniziali anni ad Oxford e l’esperienza della prima guerra mondiale. Il giovane Tolkien è interpretato da Nicholas Hoult (Bestia in vari film sugli X-Men, apparso anche in Mad Max-Fury Road, in Scontro tra Titani e in molti altri film solitamente dedicati a un pubblico giovanile) mentre Edith Bratt ha il viso di Lily Collins (Shadowhunters – città d’ossa, The English Teacher e la recente serie tv su I Miserabili). La recensione della proiezione di Tolkien in anteprima al Taormina film fest il 2 luglio che ha realizzato per noi la redazione di Universo Fantasy ci ha mostrato un quadro positivo sotto molti aspetti, che invita gli amanti della Terra di Mezzo a dare almeno una chance al biopic. Ecco ora un’altra recensione di una nostra firma prestigiosa, l’artista Ivan Cavini.
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