La Warner Bros. Pictures ha rivelato le prime immagini del prequel animato del Signore degli Anelli. In occasione della presentazione in anteprima di 20 minuti di The Lord of the Rings: The War of the Rohirrim al Festival Internazionale del Cinema d’Animazione di Annecy, la casa di produzione statunitense ha condiviso le prime immagini ufficiali della protagonista e del villain del film prequel in veste animata della prima trilogia cinematografica di Peter Jackson.
Ma le rivelazioni sono state molte di più, soprattutto grazie al panel moderato dall’ospite speciale Andy Serkis che ha intervistato il regista e fatto un’analisi approfondita dell’attesissimo lungometraggio anime originale.
The Lord of the Rings: The War of the Rohirrim dovrebbe arrivare nei cinema americani a dicembre di quest’anno, precisamente il 13 dicembre 2024. Così, il mondo della celebre trilogia ideata e scritta da J.R.R. Tolkien si arricchisce ancora: dopo i film e la serie TV – The Lord of the Rings: The Rings of Power, di recente produzione Amazon MGM Studios basata sui romanzi – un nuovo adattamento è pronto a far discutere gli amanti delle opere dello scrittore inglese.
Categoria: Arte
Tolkien e l’Opera di Paul Corfield Godfrey
Fra i molti talenti di J.R.R. Tolkien sicuramente non c’era quello per la musica:
Io amo la musica, ma non ho inclinazione; e gli sforzi sprecati per imparare a suonare il violino in gioventù mi hanno solo lasciato un timore quasi reverenziale quando mi trovo in presenza di violinisti.
Lettera 142
La musica mi dà grande piacere e a volte ispirazione, ma rimango nella posizione rovesciata di uno che ami leggere o sentire recitare la poesia, ma sappia poco della sua tecnica o tradizione, o della struttura linguistica.
Lettera 260
Ciò nonostante è innegabile come la musica permei le opere del professore:
Eä – l’universo da lui sub-creato – prende vita, sia letteralmente che letterariamente, dall’Ainulindalë – La Musica degli Ainur, la prima parte del Silmarillion e, secondo un recente studio di John Garth – vedi The Lost Tales Never End, The Chronology of Creation: How J.R.R. Tolkien Misremembered the Beginnings of his Mythology – una delle prime storie dei Racconti Perduti a essere stata scritta fra il 1916 e il 1917. Inoltre, in quella che forse era la storia a lui più cara, Beren e Lúthien, è proprio la canzone della principessa elfica a commuovere perfino Mandos e a permettere il ritorno in vita del suo sposo mortale. Ad esclusione di alcuni primi adattamenti per la radio, furono relativamente poche le collaborazioni che, durante la vita dell’autore,
permisero ad altre menti e altre mani di cimentarsi con la Terra di mezzo. Fra queste, figura quella con Donald Swann. Nel 1965, infatti, il compositore britannico, per il suo personale diletto, decise di mettere in musica sei poesie di Tolkien, nello stile della folk music tradizionale inglese. In seguito Swann contattò Tolkien e il suo editore, per ottenere il permesso di pubblicare ed eseguire queste canzoni in pubblico. Il professore apprezzò molto queste musiche, ma disse a Swann che per Namárië avrebbe preferito uno stile più simile al canto gregoriano. Questo commento portò alla realizzazione di una seconda versione di Namárië in quello stile e alla conseguente pubblicazione del libro/album The Road Goes Ever On: A Song Cycle (proprio in questi giorni abbiamo dato la notizia di un’asta incentrata sulla corrispondenza fra Tolkien e Swann).
Naturalmente, come ben illustrano i molti articoli pubblicati su questo sito dedicati all’argomento, a 50 anni dalla scomparsa del professore sono ormai
innumerevoli le opere musicali di tutti i generi ispirate alle creazioni letterarie del professore oxoniense. Pochi però sono gli adattamenti e le sub-creazioni ad aver ricevuto l’approvazione del Tolkien Estate e il pieno appoggio di Christopher Tolkien. Fra questi figurano le opere del Ciclo di Tolkien di Paul Corfield Godfrey, che nel 2023 ha finalmente ultimato e pubblicato il suo Epic Scenes from the Silmarillion, in 5 parti, e recentemente ha annunciato la prossima pubblicazione di The Hobbit e di The Lord of the Rings.
Beren e Lúthien a Mirandola: il resoconto
Sabato 22 giugno, nel Chiostro dell’antico convento di San Francesco D’Assisi a Mirandola è stato messo in scena lo spettacolo serale “Lords of the Rings in concerto – La Storia di Beren e Lúthien – parte prima: La gemma e il giuramento“, definito dagli organizzatori un «racconto scenico e musicale di una delle più affascinanti vicende della Terra di Mezzo». Già nel 2023, e precisamente il 30 settembre e 1 ottobre presso il parco de La Favorita di Mirandola (Modena) si era svolta la prima edizione del Tolkien Music Festival, nel cui ambito nasce La Storia di Beren e Lúthien.
Il Tolkien Music Festival
Questa manifestazione ha visto la luce solo recentemente — più precisamente lo scorso autunno — ed è organizzata dall’Associazione Culturale Amici della Musica di Mirandola, che quest’anno festeggia 40 anni di attività. L’Associazione, che, secondo il direttore artistico Lucio Carpani, conta al suo interno «molti appassionati di Tolkien e del Signore degli Anelli» ha voluto dar vita a questo evento in occasione del cinquantenario della scomparsa dell’autore oxoniense (ne abbiamo parlato qui). Durante l’ultima edizione del festival, che avrà una cadenza biennale, all’interno del parco La Favorita di Mirandola, sono stati organizzati concerti, un mercatino con stand gastronomici e non solo, laboratori e attività per adulti e bambini, il tutto con al centro Tolkien e la musica.
La gemma e il giuramento
La Storia di Beren e Lúthien è un progetto molto ambizioso che sarà messo in scena in più parti (probabilmente quattro) nel corso dei prossimi anni. Questa è una delle Grandi Storie, quelle che nell’intento dell’autore avrebbero dovuto costituire il nucleo principale del Silmarillion. Tolkien teneva molto a questo racconto e ne parla alcune volte nelle sue lettere:
“La principale fra le storie del Silmarillion, e anche una delle più sviluppate,
è la Storia di Beren e della fanciulla elfica Lúthien. Qui incontriamo, fra le altre cose, il primo esempio del tema (che diventerà fondamentale con gli Hobbit) che le grandi linee della storia del mondo, “le ruote del mondo”, sono spesso girate non dai Signori o dai governanti, e nemmeno dagli dèi, ma da quelli che sono apparentemente sconosciuti e deboli, e questo a causa della vita segreta nella creazione, e della parte inconoscibile a ogni saggezza tranne Una, che consiste nell’intrusione dei Figli di Dio nel Dramma.
È Beren il mortale fuorilegge a riuscire (con l’aiuto di Lúthien, una semplice fanciulla anche se di sangue elfico reale) dove tutti gli eserciti e i guerrieri avevano fallito: egli penetra nella fortezza del Nemico e strappa uno dei Silmarilli dalla Corona di Ferro. Così egli ottiene la mano di Lúthien e si realizza il primo matrimonio fra un mortale e un’immortale. Di per sé la storia è una fantasia eroico-fiabesca (secondo me bella e potente), apprezzabile anche con solo una conoscenza vaga e molto generale degli antefatti.”
Lettera 133 a Milton Waldman del 1951
Ma la mitologia (con le lingue associate) ha iniziato a prendere forma durante la guerra del 1914-18.
“La Caduta di Gondolin (e la nascita di Eärendil) fu scritta in ospedale nel 1916 mentre ero in licenza per malattia dopo essere sopravvissuto alla battaglia della Somme. Il cuore della mitologia, la vicenda di Lúthien Tinúviel e Beren, scaturì da una piccola radura in mezzo a un bosco piena di “cicuta” (o qualche altra ombrellifera bianca) vicino a Roos sulla penisola di Holderness, dove andavo saltuariamente quando ero libero dai doveri reggimentali mentre ero assegnato al presidio sullo Humber nel 1918.”
Lettera 165 alla Houghton Mifflin Co. del 1955
La prima parte di questo spettacolo musicale in più atti, La gemma e il giuramento, inizia con un dispositivo molto caro al Professore, quello della cornice: la scena si apre infatti su un
accampamento di soldati di Rohan, in viaggio verso Minas Tirith con il compito di recuperare la salma del loro defunto re, perito durante la battaglia del Pelennor. Nell’accampamento sopraggiungono due cantastorie, anch’essi in viaggio verso la capitale di Gondor. I due sono stati ingaggiati da Re Elessar per narrare la vicenda di Beren e Lúthien, tanto cara ad Aragorn e alla sua sposa Arwen, in cui le vicende dei loro antichi antenati, anch’essi un uomo e un’elfa, in un certo senso, rivive. Così, in cambio dell’ospitalità offerta dai Rohirrim, i due cantastorie iniziano a narrare la prima parte della cerca del Silmaril, dalle vicende di Beren il fuorilegge nel Dorthonion al suo incontro con Lúthien nei boschi del Doriath.
La gemma e il giuramento copre infatti i primi quattro canti del Lai del Leithian, toccando tutti i punti principali della vicenda: di come un tempo Re Thingol regnasse sul reame elfico del Doriath, nel Beleriand, e di sua figlia, la più bella fra gli Elfi; di come Beren sopravvisse allo sterminio del padre Barahir e dei suoi compagni grazie all’avvertimento del fantasma di Gorlim il traditore; della sua fama di fuorilegge nel Dorthonion e del suo viaggio verso sud dopo il recupero dell’anello di Barahir, e di come giunto nelle foreste del Doriath incontri la fanciulla elfica Lúthien e se ne innamori; e infine del confronto fra re Thingol e Beren e della promessa di quest’ultimo di strappare un Silmaril dalla corona di ferro in cambio della mano di Lúthien.
Lo spettacolo si compone di una parte narrativa, nella quale le vicende di Beren e Lúthien vengono raccontate attraverso una selezione di testi, in italiano, estratti dal Silmarillion e dal Lai del
Leithian e da una parte musicale in cui gli stessi episodi vengono messi in risalto ed espansi da un coro, che in questo caso canta in inglese, accompagnato da un quartetto d’archi, arpa e percussioni. La narrazione è affidata alle voci esperte di Edoardo Siravo e Gabriella Casali, che interpretano il ruolo dei due cantastorie. Le voci del coro sono quelle dei giovani cantanti dell’Ensemble Augusta, un gruppo specializzato in narrazioni musicali dove il racconto di storie si miscela alla musica. Le musiche e i testi affidati al coro sono del maestro Lucio Carpani, che per questi ultimi compie una rielaborazione del Lai del Leithian. Le scenografie, fornite dai cosplayer del gruppo Éored of East Mark, alcuni dei quali si sono prestati anche a interpretare il gruppo di guerrieri del Mark, sono minimali, ma ben si sposano con il contesto del chiostro di San Francesco, le cui colonne, grazie alle luci e alla musica, richiamano alla mente quelle delle mille caverne di Menegroth.
La messinscena, che dura meno di due ore, scorre veloce e risulta apprezzabile anche a un pubblico (in presenza) non composto esclusivamente da appassionati del Signore degli Anelli. La parte recitata e soprattutto le musiche e i cori contribuiscono a trasportare lo spettatore all’interno della vicenda, rendendo perfettamente le atmosfere di ciascuna scena:
i boschi del Dorthonion infestati dagli orchi, la potenza di Re Thingol e quella ancor più grande e minacciosa di Morgoth, le foreste del Doriath. Nel complesso lo spettacolo dimostra quello che possono ottenere “altre menti e mani, che praticassero il disegno, la musica e il teatro” quando applicate al Legendarium. A proposito di disegno, la locandina dello spettacolo è stata realizzata da Samuele Gabbanini, giovane illustratore che ha partecipato al concorso artistico bandito in occasione del Tolkien Music Festival nel 2023 e che ha realizzato anche le altre sei illustrazioni incluse in questo articolo. Chi non avesse potuto vedere la rappresentazione, può trovarne una registrazione on-line sul canale Valinor.
ARTICOLI PRECEDENTI:
– Leggi l’articolo A Messina, Modena e Roma omaggi a Tolkien
LINK ESTERNI:
– Vai al sito del Tolkien Music Festival
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Serie tv: Tom Bombadil ne Gli Anelli del Potere
Ci mancava giusto lui. Sì, perché Stregoni smemorati, Balrog dal sonno leggero e proto-Hobbit girovaghi non bastavano a saturare la Seconda Era di personaggi destinati – cronologie tolkieniane alla mano – a entrare in scena nella Terra di Mezzo solo millenni dopo. Ne Gli Anelli del Potere mancava giusto il personaggio narrativamente più eslege e misterioso dell’intero mondo tolkieniano, nientemeno che Tom Bombadil. In una recente intervista a Vanity Fair, infatti, gli showrunner Patrick McKay e J.D. Payne hanno annunciato la sua presenza nella seconda stagione dello show targato Amazon (di cui abbiamo dato le notizie principali e analizzato il trailer), con tanto di immagini di scena che lo immortalano all’interno della sua dimora, in compagnia dello Straniero-Gandalf.
Gli Anelli del Potere: l’analisi del trailer
«Uno Stregone non è mai in ritardo, Frodo Baggins. Né in anticipo». Lo sanno perfettamente tutti gli appassionati della trilogia diretta da Peter Jackson. Allo stesso modo, gli amanti delle serie TV sanno che anche i trailer arrivano sempre al momento giusto, solitamente annunciati con largo anticipo per solleticare l’immancabile hype del pubblico. Ma con Gli Anelli del Potere ci troviamo in un mondo ben diverso, nel quale gli Stregoni arrivano anzitempo rispetto alla propria missione (Tolkien li voleva comparsi nella Terra di Mezzo verso il 1000 della Terza Era, qui Gandalf è – letteralmente – catapultato negli ultimi decenni della Seconda). E così fanno anche i trailer: il 14 maggio, infatti, è arrivato a sorpresa quello che annuncia la seconda stagione della serie targata Amazon Prime, con tanto di data di uscita ufficiale: il 29 agosto 2024.
Messina, l’AIST con Fumettomania Factory
Prende ufficialmente avvio una nuova collaborazione tra l’AIST e Fumettomania Factory APS, un’associazione fondata nel 1991 a Barcellona Pozzo di Gotto (ME) che ha all’attivo mostre espositive di ampia risonanza, la creazione di una Biblioteca-Archivio-Museo del Fumetto, un progetto annuale di lettura, approfondimento ed incontro con un autore di fumetti e, negli ultimi anni, varie collaborazioni con eventi fumettistici provinciali. Le due associazioni, nelle persone del socio AIST Paolo Pizzimento e del presidente di Fumettomania Factory Mario Benenati, uniranno le forze per dar vita a un progetto della durata di un anno dal titolo “70 anni del Signore degli Anelli”, che prevede diverse date di incontro e approfondimento su tematiche tolkieniane e, a partire da queste, la realizzazione di opere artistiche dedicate al mondo del Professore.
Warner: Serkis nel 2026 in Caccia a Gollum
Ormai in quasi in tutto ciò che riguarda la trasposizione cinematografica e videoludica delle opere di JRR Tolkien si sfiora il ridicolo. A oltre 20 anni dalla trilogia del Signore degli Anelli di Peter Jackson e a oltre 10 da quella dello Hobbit, Hollywood guarda ancora lì, è fissata e non riesce a concepire un film originale che non sia legato a quella produzione. Per non parlare delle tematiche, che devono per forza essere esattamente quelle. Siamo lontanissimi dalla sperimentazione, dalla spericolatezza, dalla voglia di stupire che hanno caratterizzato tutti gli adattamenti del capolavoro di Tolkien dagli anni ’50 a Jackson compreso… qui la parola d’ordine è: fare tanti soldi col minimo sforzo, soprattutto intellettuale. Ma andiamo con ordine e diamo la notizia: nel 2026 uscirà al cinema un film su Gollum prodotto da Jackson, scritto da Fran Walsh e Philippa Boyens, diretto e interpretato da Andy Serkins. La notizia finisce qui. Ma c’è tanto altro da dire.
Scompare Bernard Hill, il Théoden di Peter Jackson
E così anche re Théoden ci ha lasciati. Nel 2020 era toccato a Sir Ian Holm, l’interprete di Bilbo nella trilogia del Signore degli Anelli; pochi giorni fa è scomparso Bernard Hill, attore iconico di due di quei film, che tutti i tolkieniani ricordano nei panni del re dei Rohirrim mentre arringa i suoi cavalieri prima dell’ultima carica di cavalleria.
Ci sono attori che diventano talmente famosi da sopravvivere a qualunque personaggio possano avere interpretato in carriera. Hill non era tra questi, aveva recitato in molti film importanti, ma mai da protagonista e il suo viso è associato a quello di alcuni celebri ruoli.
Tolkien e i fumetti, un amore mai sbocciato
Il rapporto fra Tolkien e l’illustrazione è stato lungo e prolifico; fra calendari, artbook, edizioni illustrate di libri e giochi, sono innumerevoli le creazioni artistiche dedicate alle opere del professore che hanno contribuito a formare l’immaginario della Terra di mezzo. Lo stesso, però, non si può dire per la Nona Arte. Sono, infatti, ancora relativamente pochi i fumetti ispirati alle opere o alla vita di Tolkien. Approfittiamo, dunque, della prossima uscita di The Mythmakers: The Remarkable Fellowship of C.S. Lewis & J.R.R. Tolkien, una graphic novel di impronta biografica incentrata sul rapporto fra i due Inklings, per proporre una panoramica sui fumetti tolkieniani. Lo scorso novembre, a Lucca, la mostra Other Minds and Hands: JRRT50 – nella sezione curata da Oronzo Cilli – ripercorreva questo rapporto dividendolo in quattro categorie, che coincidono in parte con le seguenti qui riportate.
Adattamenti
La storia degli adattamenti a fumetti delle opere del professore può essere fatta risalire al 1964, quando la casa editrice inglese Fleetway Publications (poi acquisita nel 2016 dalla Rebellion Developments) contattò la Allen & Unwin con l’intento di pubblicare un adattamento a puntate dello Hobbit. L’idea iniziale, che prevedeva un insieme di immagini accompagnate da brevi didascalie estratte dal romanzo, fu però abbandonata per una versione ridotta e a puntate, con 83 illustrazioni in bianco e nero di Fergusson Dewar. Il cosiddetto Princess Hobbit fu così pubblicato in 15 episodi su (The New) Princess (and Girl) – una rivista a fumetti per giovani ragazze – fra l’ottobre del 1964 e il gennaio del 1965 e costituisce, allo stesso tempo, la prima edizione illustrata (da un altro artista) dello Hobbit in inglese e l’unica versione ridotta del romanzo approvata dall’autore.
Dopo questo avvicinamento al mondo del fumetto, occorre aspettare il 1979 per avere l’unico vero e proprio adattamento a fumetti del Signore degli Anelli. Sulla scia del film di Bakshi, uscito l’anno precedente, vengono infatti pubblicati 3 volumi sceneggiati dall’americano Nicola “Nick” Cuti, con i disegni dell’artista spagnolo Luis Bermejo Rojo. Questi sono usciti sotto la licenza Middle-earth Enterprises fra il 1979 e il 1981, in svariati paesi europei (Danimarca, Finlandia, Germania, Islanda, Italia, Jugoslavia, Norvegia, Olanda, Spagna e Svezia), ma, sorprendentemente mai, nei paesi anglofoni. L’edizione jugoslava, curiosamente, è l’unica ad essere stata pubblicata in bianco e nero. Anche se i disegni sono quelli distintivi del tratto di Luis Bermejo, il fumetto segue da vicino la trama e le scelte del film di Bakshi : È Legolas (e non Glorfindel) a incontrare Aragorn e i 4 Hobbit in viaggio verso Rivendell, Boromir è rappresentato come uno pseudo-vichingo degli anni 80 e la storia resta incompiuta dopo la vittoria del Fosso di Helm. Nonostante questi limiti, il fumetto resta gradevole e i disegni, specialmente in alcuni casi, apprezzabili. In Italia i 3 volumi, editi da Rizzoli, si trovano tuttora sul mercato dell’usato.
Si possono, invece, definire quantomeno particolari gli adattamenti de Lo Hobbit e de Il Signore degli Anelli, realizzati, senza alcuna autorizzazione da parte della Tolkien Estate, sulla rivista a fumetti Bulgara Duga. Lo Hobbit è stato pubblicato fra il 1986 e il 1989 (numeri 25, 27, 28, 29, 31, 32, 33, 34 e 35). Il Signore degli Anelli fra il 1989 e il 1992 (numeri 36, 38, 39, 40, 41, 42) e si interrompe con Lo Scioglimento della Compagnia, quando con la transizione del paese verso la democrazia, la rivista fu cancellata. Le scelte stilistiche sono decisamente diverse dalle classiche rappresentazioni della Terra di mezzo e dei suoi abitanti a cui siamo abituati. Allo Hobbit bulgaro segue il ben più famoso adattamento del 1989 con i testi di Chuck Dixon e i disegni di David T. Wenzel. Le illustrazioni fiabesche di Wenzel trovano la loro collocazione ideale ne Lo Hobbit a fumetti, che, oltre ad essere probabilmente il più noto è senz’altro quello meglio riuscito. Il fumetto ha avuto un’edizione rivista nel 2006, con l’aggiunta di 30 illustrazioni di Wenzel e nel 2012 in vista dell’uscita dell’adattamento cinematografico.
Quest’adattamento, inoltre, ha avuto, in un certo senso, sia un prequel, che un sequel: è del 1977 infatti Middle-earth – The World of Tolkien Illustrated, dove un giovane Wenzel illustra alcune scene dello Hobbit, scelte e descritte da Lin Carter; due anni dopo la pubblicazione de Lo Hobbit a fumetti, invece, le illustrazioni di David Wenzel accompagneranno il testo il Robb Walsh che prova a re-inventare il passato pseudo-storico del popolo dei nani con The Kingdom of the Dwarfs. Nonostante non si possa definire un vero e proprio adattamento, ma si tratti piuttosto un’opera derivata, merita di essere quantomeno menzionato il fumetto del 2011, sceneggiato da Brian Wood e disegnato da Simon Coleby, realizzato nel 2011 come tie-in del gioco The Lord of the Rings: War in the North. Intitolato Agandaûr – il nome del principale antagonista del gioco – il fumetto, di 16 pagine in totale, sarebbe stato pubblicato in formato unicamente digitale e distribuito agli acquirenti del gioco in pre-ordine, via Amazon e Toys ‘R’ Us. Parliamo al condizionale in quanto non sono reperibili online informazioni ulteriori sull’effettiva distribuzione di questo tie-in, anche se Brian Wood, ha confermato di averlo sceneggiato e, a suo dire, è stato distribuito.
Biografie
Anche le graphic novel di carattere biografico si contano, per ora, sulle dita di una mano. La prima biografia a fumetti, a noi nota, risale al 2017 ed è stata realizzata sia in inglese che in spagnolo: J.R.R. Tolkien: The True Lord of the Rings. Sceneggiata da Brian McCathy e Michael Lent e illustrata da Luis Chichon, è edita da Bluewater Productions e, nelle sue 25 pagine, si sofferma sui punti salienti della vita del professore e su alcune delle fonti di ispirazione delle sue opere. Le altre due biografie a fumetti ad oggi note sono state pubblicate oltralpe nel 2019, entrambe probabilmente sulla scia del film Tolkien, uscito poco prima nelle sale.
Si tratta di Tolkien. Rischiarare le tenebre, scritta da Willy Duraffourg e illustrata da Giancarlo Caracuzzo, uscita in Italia per Renoir Comics e J.R.R. Tolkien et la bataille de la Somme: Dans un trou sous la terre, sceneggiata da Emmanuel Beaudry con i disegni di Corentin Lecorsier, inedita in Italia e pubblicata in Francia da À Contresens Éditions. Come nel caso del film, entrambe le biografie si concentrano sugli anni della guerra, sicuramente la parte della vita dello scrittore inglese più movimentata ed evocativa.
< Proprio di questi giorni è invece l’annuncio di un nuova pubblicazione a fumetti di stampo biografico. Si tratta di The Mythmakers: The Remarkable Fellowship of C.S. Lewis & J.R.R. Tolkien una creazione dell’artista John Hendrix dedicata all’amicizia e all’influenza reciproca fra i due noti scrittori inglesi. Questa pubblicazione, la cui uscita in inglese per la casa editrice Abrams Fanfare è prevista nel settembre di quest’anno, dovrebbe alternare, nello stile dell’autore elementi puramente narrativi, a tavole a fumetti.
A questa notizia si aggiunge quella del crowdfunding lanciato da Voyage Comics per finanziare una nuova biografia a fumetti probabilmente incentrata sulla fede cattolica dello scrittore di Oxford. Voyage Comics aveva già pubblicato Jonah’s Voyage to Atlantis ispirato alla traduzione fatta da Tolkien del Libro di Giona.
Parodie e altre curiosità
Probabilmente perché per realizzarle non occorre acquistare costosi diritti, sono invece molte le parodie delle opere di Tolkien. La prima, ispirata al Signore degli Anelli e a Lo Hobbit, è stata pubblicata sul numero 23 di Plop! del Dicembre 1976, dalla DC Comics. Si tratta di The King of the Ring di Wallace Wood. Dopo questa, occorrerà aspettare gli anni 2000 e i film di Peter Jackson per vederne realizzate di nuove; fra queste sono famose negli Stati Uniti quelle uscite sulla rivista MAD fra il 2002 e il 2004. Venendo all’Italia, fra le migliori figura senz’altro Il Signore dei Ratti di Leo Ortolani pubblicato per la prima volta in Italia nel 2004 da Panini Comics e ristampato successivamente 4 volte.
Dell’anno precedente è Il Signore dei Porcelli, autoprodotto da Barbara Barbieri e Stefano Bonfanti nel 2003 e poi ristampato in una nuova veste a colori nel 2014. Del 2016 è, invece, L’Anello dei Signori di Carlo Lauro e Roberto Megna, il cui nome d’arte, Dick & Cok, è tutto un programma. Si inserisce in questo panorama la recente iniziativa editoriale di Mirage Comics, che l’anno scorso ha proposto al pubblico la serie Cronache di Arda, il cui primo volume Le avventure di Sottocolle vanta le matite di Mirko Babboni e Umberto Sacchelli e la sceneggiatura del nostro Roberto Arduini. Delle Cronache di Arda è già stato annunciato un secondo volume dal titolo I Cacciatori di Frodo. Naturalmente anche i nostri cugini d’oltralpe non hanno potuto esimersi dal realizzare parodie del capolavoro di Tolkien; fra queste è a noi noto L’Essayeur des anneaux che vede ben 22 artisti d’oltralpe rendere omaggio all’unico anello.
Fra le parodie, o quantomeno fra le storie fortemente ispirate al Signore degli Anelli, si possono annoverare anche alcuni adattamenti disneyani molto cari al pubblico italiano Topolino e La Spada di Ghiaccio di Massimo De Vita, del 1982, e Paperino e il Signore del Padello che, scritta da Giorgio Pezzin e disegnata da Franco Valussi, apparsa per la prima volta del 1995.
Concludiamo questa panoramica sugli adattamenti Tolkieniani a fumetti con un paio di curiosità: esiste un altro adattamento a fumetti del Signore degli Anelli, è italiano ed limitato ad un solo capitolo.
Nel Dicembre del 1985, infatti, la rivista a fumetti Il Giornalino (numero 49), pubblica l’adattamento in 3 pagine dell’Assalto al Guado di Gran Burrone con i testi di Renata Gelardini e i disegni di Paolo Piffarerio. Vi figura un Aragorn che assomiglia più a Chuck Norris in Walker Texas Ranger che al Viggo Mortensen dei film di Peter Jackson. Un’altra curiosità si trova nel numero 1 del 1998 di Lanciostory Più, dove viene pubblicata la storia Dietro lo Specchio. In questa, i giovani Gabriel e Alice si trovano in un mondo fantastico dopo aver attraversato uno strano specchio. Qui vengono aiutati dal professor Tolkien a sconfiggere alcune creature che provengono da suoi romanzi. Molte, naturalmente, sono le citazioni e gli omaggi alle storie create da Tolkien, nei fumetti, ma elencarle qui in modo esaustivo sarebbe probabilmente impossibile. Se conoscete però altri fumetti tolkieniani non esitate a segnalarcelo nei commenti.
ARTICOLI PRECEDENTI:
– Leggi l’articolo A Rimini c’è Tolkien tra fumetti e cartoon
– Leggi l’articolo La Magia dell’Anello, non solo mostra a Milano
– Leggi l’articolo La magia dell’Anello: a Cartoomics 2013 omaggio a Tolkien
LINK ESTERNI:
– Vai al sito web di Abrams Books
– Vai al sito web del museo WOW di Milano
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Bomporto, il 6 aprile l’AIST a Fantasticamente
Torna per il secondo anno consecutivo a Bomporto, in provincia di Modena, “Fantasticamente”, la manifestazione dedicata al fantastico che si terrà presso la Biblioteca Comunale “J.R.R. Tolkien” il 6 aprile in collaborazione con l’AIST, Associazione Italiana Studi Tolkieniani. Della biblioteca dedicata al Professore vi avevamo già raccontato nel 2019, quando per l’occasione inaugurale si tenne la prima “Festa del Fantasy” locale, con tanto di laboratori per ragazzi, laboratori di lingue elfiche, una caccia al tesoro, tavole rotonde, incontri con gli editori e gli artisti, oltre alla conferenza “Potere e Magia” tenuta da Claudio A. Testi, con accompagnamento musicale dei giovani del Mithril Duo. Durante l’evento, era stato proiettato il lungometraggio animato Il Signore degli Anelli di Ralph Bakshi (1978), la pellicola che ha in parte ispirato la trilogia di Peter Jackson. Tra gli altri, oltre a Claudio Testi, erano presenti gli artisti Ivan Cavini, Fabio Porfidia, Davide Romanini, Emanuele Manfredi, Livia De Simone e l’esperta di lingue elfiche Sara Gianotto.
La recensione: Tolkien. Artista e Illustratore
Un’importante lacuna nella bibliografia italiana tolkieniana si è colmata il 10 gennaio 2024 con la pubblicazione di J.R.R. Tolkien. Artista e illustratore, traduzione di Alberto Gallo del volume inglese J.R.R Tolkien. Artist and Illustrator.
Curato dai noti studiosi Wayne G. Hammond e Christina Scull e pubblicato originariamente nel 1995 – il testo è stato rivisto nel 2004 in occasione dell’uscita di una seconda edizione – da Harper Collins, questo testo si inserisce nell’ormai cospicuo numero di scritti dedicati al Tolkien illustratore.
Fra questi ricordiamo: Immagini, mai più ripubblicato in Italia dopo l’edizione Bompiani del 2002; L’Arte dello Hobbit e L’Arte del Signore degli Anelli, recentemente ristampati da Bompiani; Tolkien – Il Creatore della Terra di Mezzo, traduzione italiana del catalogo dell’omonima mostra di Oxford del 2018 e Tolkien: Voyage en Terre du Milieu, catalogo – purtroppo mai tradotto in italiano – dell’esposizione tenutasi alla BnF di Parigi nel 2019.
Se queste mostre sono state fondamentali nel rendere noto al pubblico il talento artistico del professore oxoniense, J.R.R. Tolkien. Artista e illustratore è stato una dei primi libri interamente dedicati al Tolkien illustratore. Con le sue 208 pagine, nelle quali vengono riprodotte 200 opere – fra dipinti, disegni e schizzi – alternate a lunghe descrizioni e digressioni biografiche, questa pubblicazione non può mancare nelle librerie degli appassionati e degli studiosi interessati alla produzione artistica del professore di Oxford.
Gli Anelli del Potere: tutte le novità della serie tv
Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere dovrebbe tornare ufficialmente per una seconda stagione entro la fine del 2024. La serie è ambientata nella Seconda Era della Terra di Mezzo, quasi 5.000 anni prima degli eventi della Compagnia. dell’Anello. La serie approfondisce la forgiatura degli Anelli del Potere, incluso l’Unico Anello di Sauron, che deciderà il destino della Terra di Mezzo. La prima stagione degli Anelli del Potere è stata fortemente contestata dai lettori appassionati del Signore degli Anelli per le modifiche apportate all’opera originale di J.R.R. Tolkien e per aver ignorato l’amato adattamento cinematografico di Peter Jackson.
La prima stagione di The Rings of Power è andata in onda nel 2022, lasciando un intervallo particolarmente lungo tra il finale e la seconda stagione. Per fortuna, l’attesa per i nuovi episodi si sta rapidamente avvicinando alla fine. Il pubblico può aspettarsi che la stagione 2 di The Rings of Power inizi finalmente ad essere trasmessa su Prime Video prima della fine del 2024, anche se una data di uscita esatta non è stata ancora annunciata.
A differenza della maggior parte degli altri film e serie in produzione a metà del 2023, la stagione 2 di The Rings of Power non è stata influenzata dallo sciopero di scrittori e attori dello scorso anno. La stagione aveva appena terminato la produzione quando sono iniziati gli scioperi, lasciando di conseguenza invariata la data di uscita. Cosa c’è da sapere sulla prossima stagione e quando gli appassionati dovrebbero aspettarsi di vederla in anteprima su Prime Video?
Amazon espande i diritti per gli Anelli del Potere
La serie Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere di Amazon Studios si sta addentrando in aree della storia della Terra di Mezzo dove nessun adattamento era mai arrivato prima. La serie tv, ambientata nella Seconda Era , sta costruendo una storia basata sul materiale originale delineato, ma scarso, che Tolkien compose su quell’epoca (che precede la storia del Signore degli Anelli di molte migliaia di anni. Gli showrunner JD Payne e Patrick McKay hanno già fatto sapere di avere un accesso piuttosto limitato al materiale originale. Ciò ha reso il loro compito gigantesco, molto più difficile da portare a termine. Come già chiarito nella prima stagione, il duo creativo ha escogitato una varietà di personaggi e trame non canoniche per riempire la trama mentre cercano di creare una storia coerente con gli appunti e i riassunti di Tolkien, finora invano.
Ora, il noto canale informativo Fellowship of Fans ha rivelato che entrando nella stagione 2, Payne e McKay potrebbero aver ottenuto l’accesso a un po’ più di materiale originale su cui lavorare. Le voci affermano che per l’imminente arco narrativo della seconda stagione dello show nella regione orientale della Terra di Mezzo di Rhûn, il team ha ottenuto un accesso speciale a un paio di testi al di fuori del loro accordo sui diritti primari con Amazon. Se lo scoop fosse vero, potrebbe dare ad Amazon Studios il diritto di utilizzare una coppia di personaggi che in precedenza sarebbe stato difficile incorporare nella loro storia. Potrebbe anche indicare che lo show (che è previsto per cinque stagioni) potrebbe potenzialmente espandere i suoi diritti di narrazione man mano che procede, senza dubbio a seconda di quanti soldi sono disposti a sborsare in cambio del permesso di fare riferimento a particolari aspetti del vasto mondo di Tolkien.
Dagli Usa nuove risorse per gli studi tolkieniani
J.R.R. Tolkien è ormai considerato, giustamente, come uno degli autori più importanti del ‘900, apprezzato in egual misura dal fandom e dalla critica. Soprattutto all’estero, ma oramai anche in Italia, gli studi sulla vita e sulle opere del professore oxoniense, anche a livello accademico si stanno moltiplicando sempre più.
Proprio per questo, negli anni, sono stati sviluppate e rese disponibili in rete da fan e studiosi, numerose risorse di ausilio alla comprensione e allo studio di Tolkien e dei suoi scritti.
Questa serie di approfondimenti vuole raccogliere, alcune fra queste risorse al fine di renderle note (qualora già non lo fossero) e facilmente disponibili ai fan e agli studiosi italiani.
In questo articolo ci si concentrerà sul progetto delle “Lettere” del sito web Tolkien Guide, sul tool “Search Tolkien” del Digital Tolkien Project e sul Tolkien Art Index.
Il progetto “Lettere” di Tolkien Guide
Il sito Tolkien Guide creato da Jeremy Edmonds è un sito molto noto fra gli appassionati e gli studiosi di Tolkien e specialmente fra i collezionisti. Sul sito si possono trovare articoli molto interessanti e precisi sulle svariate edizioni dei libri del professore che si sono susseguite negli anni e approfondimenti su temi particolari: di particolare interesse sono per esempio i due approfondimenti dedicati rispettivamente alla mostra Tolkien: Maker of Middle-earth tenutasi a Oxford nel 2018 e alla sua controparte francese Tolkien: Voyage en Terre du Milieu tenutasi alla BnF di Parigi nel 2019.
Recentemente al sito sono state aggiunte due funzionalità molto utili: quella del “Calendario” che permette di visualizzare i moltissimi eventi dedicati a Tolkien nel mondo e quella delle Lettere a cui è dedicato il presente approfondimento.
Le Lettere di J.R.R Tolkien pubblicate e disponibili al pubblico nell’omonimo libro edito da Humphrey Carpenter sono attualmente 354. A queste, con la nuova edizione delle lettere, prevista per questo autunno, si aggiungeranno 150 lettere inedite, mentre le originali 354, che erano state a volte tagliate per motivi di spazio, verranno riportate nello stato originale previsto dall’editore.
L’ammontare di lettere scritte dal professore di Oxford è però di gran lunga superiore: alcune naturalmente sono state citate, e quindi parzialmente pubblicate, nei numerosi testi di critica dedicati a Tolkien, altre invece non sono mai state pubblicate e se ne conosce l’esistenza e a volte il contenuto, semplicemente perché sono state battute all’asta e acquistate da qualche collezionista.
Fra queste lettere (probabilmente nell’ordine di alcune migliaia) alcune hanno, naturalmente, scarsa rilevanza dal punto di vista dello studio biografico del professore, altre, come, per esempio, la lettera indirizzata a Elena Jeronimidis Conte, in cui il professore fornisce alla traduttrice dello Hobbit alcune indicazioni sulla traduzione, sono di sicuro interesse per studiosi e appassionati. Il progetto – che non si limita alle lettere di Tolkien padre, ma sembra voler includere anche le lettere di Christopher e forse altre lettere rilevanti – si propone di catalogare tutte queste lettere (al momento nel database sono incluse 1252 lettere) e di fornire al pubblico informazioni sul loro contenuto, su dove siano state (anche parzialmente pubblicate, e su dove siano eventualmente reperibili (una biblioteca, il sito di una casa d’asta, etc.).
Il sito fornisce inoltre un identificativo progressivo unico ad ogni lettera, costituendo in questo modo un valido strumento per la citazione di una determinata lettera (soprattutto quando questa non sia stata inclusa nella raccolta di Carpenter). Un ottimo sistema di ricerca permette inoltre di ricercare all’interno delle lettere con diversi metodi: una o più parole, un’intera frase, mittente, destinatario, per data, etc. Il progetto – già adesso, ma soprattutto quando verrà ultimato – sarà una risorsa molto utile per tutti gli studiosi e gli appassionati che siano intenzionati ad approfondire ulteriormente lo studio della vita e delle opere del professore.
Il Digital Tolkien Project e lo strumento Search Tolkien
James Tauber è uno studioso tolkieniano che si occupa principalmente di digital humanities e cioè, in breve, dell’utilizzo di strumenti e risorse digitali al fine della ricerca in campo letterario. Sono molte le iniziative del Digital Tolkien Project, dalla creazione di versioni “markup” dei testi principali di Tolkien, all’analisi computazionale di tali testi.
Fra queste però, quella di più facile fruizione per il pubblico e forse quella nello stato più avanzato è quella relativa al tool “Search Tolkien”. Il tool è un “semplice” motore di ricerca che permette di ricercare parole e frasi fino a sette parole all’interno delle opere di Tolkien e di risalire ai libri e ai relativi capitoli e paragrafi in cui questa parola o frase è contenuta. L’attuale versione del tool è in grado di cercare nel testo dello Hobbit, del Signore degli Anelli, del Silmarillion, dei Racconti Incompiuti e delle Lettere, ma probabilmente sarà presto esteso a tutte le opere del professore (naturalmente stiamo parlando delle versioni originali in lingua inglese). Per esempio, la parola Bombadil compare 66 volte: 37 volte nel Signore degli Anelli, 28 nelle Lettere, e 1 sola volta ne I Racconti Incompiuti. Il riferimento ai punti esatti del libro in cui la parola o frase si trova viene dato attraverso un “sistema di citazioni” univoco (per esempio i riferimenti ai paragrafi del Signore degli Anelli vengono dati nel formato “
Il tool “Tolkien Art Index”
Un altro esperto di software e appassionato di Tolkien è Erik Mueller-Harder, che ha sviluppato varie risorse digitali utili all’analisi delle opere tolkieniane.
Fra queste spicca sicuramente il Tolkien Art Index, progetto che si pone l’obiettivo di indicizzare tutta l’opera artistica di J.R.R. Tolkien.
Al momento il sito indicizza ben 546 opere d’arte, indicando per ognuna, in quali pubblicazioni è possibile trovarne una riproduzione.
Un utile sistema di ricerca, dotato di tag e svariate altre features, permette di navigare facilmente il sito web. Fra le altre risorse a cui Erik ha contribuito a realizzare, c’è il nuovo sistema Anduin, sviluppato recentemente per navigare i manoscritti del Signore degli Anelli in possesso della Biblioteca Marquette. Di questa nuova risorsa, che presenta tutte le diverse bozze del Signore degli Anelli, è possibile comprendere le potenzialità navigando nel sito online; purtroppo però è possibile vedere le scansioni dei manoscritti originali solo tramite un viaggio in loco. Un interessante articolo sull’argomento può essere letto qui.
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Francia, ancora mostre ed eventi su JRR Tolkien
A un mese dal cinquantesimo anniversario della scomparsa di Tolkien le iniziative dedicate al professore oxoniense continuano a moltiplicarsi. Recentemente abbiamo pubblicato una panoramica sugli eventi e le mostre organizzati in Inghilterra, in Francia e in Italia in occasione di questa importante ricorrenza; a questi se ne aggiungeranno, nelle prossime settimane, altri due che avranno luogo, ancora una volta, in Francia e che potrebbero solleticare anche l’interesse degli appassionati italiani.
Sur Les Terres de L’Unique
In questi giorni (dal 23 al 24 Settembre), si svolge infatti a Plouha in Bretagna, l’ormai consueto evento Sur Les Terres de L’Unique, organizzato dal 2018 dall’omonima associazione. La manifestazione è caratterizzata da svariate iniziative: sfilate in costume, racconti, sessioni di combattimento medioevale, animazioni, musica e, naturalmente, conferenze. Fra i nomi degli ospiti spiccano sicuramente sia quello di Ted Nasmith, impegnato con una conferenza il 23 e con un concerto il 24, sia quello di Stéphane Arson, che recentemente ha ridisegnato tutte le mappe dell’Atlante della Terra di Mezzo per l’edizione francese curata dalla casa editrice Bragelonne.
L’Héritage de Tolkien
Dal 3 ottobre al 10 novembre, la mediateca André Malraux di Chauny ospiterà l’esposizione L’Héritage de Tolkien, una mostra itinerante già presentata in almeno altre due occasioni: nel 2018 a Plouha e nel 2021 a Montévrain.
La mostra si prefigge l’obiettivo di «far conoscere, o approfondire, il genere fantasy» attraverso una selezione di 15 serie di fumetti (o manga), fornendo, per ognuna di queste, alcune note biografiche sugli autori, una breve sinossi della storia e come questa si rapporta con i canoni del genere definiti dal “padre del fantasy”.
Fra le opere esposte ricordiamo: Siegfried di Alex Alice, pubblicato in Italia da Panini, che adatta a fumetti la leggenda di Sigfrido e dei Nibelunghi; Bjorn il Morfirio di Thomas Lavachery e Thomas Gilbert, adattamento a fumetti dell’omonima serie di romanzi dello stesso Lavachery, editi in Italia da Gallucci; Lanfeust de Troy di Christophe Arleston e Didier Tarquin, inedito in Italia, che racconta le avventure del giovane fabbro nel mondo di Troy, dove la magia fa parte integrante della vita quotidiana; Seven Deadly Sins del mangaka Nakaba Suzuki, pubblicato in Italia da Star Comics, dove si narra di come sette terribili guerrieri siano l’unica speranza per salvare il regno di Britannia; Elfi, la prima serie di fumetti ambientata nel mondo immaginario delle Terre di Aran, creata nel 2013 da Jean-Luc Istin e Nicolas Jerry e pubblicata in Italia da Panini.
The War of the Rohirrim posticipato a fine 2024
Gli effetti dello sciopero promosso dagli sceneggiatori di Hollywood si fa sentire anche nella Terra di Mezzo: The War of the Rohirrim, la cui uscita era prevista per il 12 aprile 2024, sarà trasmesso nelle sale cinematografiche a partire dal 13 dicembre 2024. La produzione, diretta dal regista giapponese Kenjy Kamiyama, è stata coinvolta in un domino iniziato con il posticipo di Dune: Parte Due, la seconda pellicola di Denis Villeneuve ambientata sul pianeta di Arrakis, che ha causato un rimescolamento del calendario delle uscite cinematografiche del 2024. Lo spostamento di Dune ha determinato il rinvio di Godzilla X Kong, che a cascata ha obbligato New Line Cinema e Warner Bros a ritardare l’uscita di The War of the Rohirrim. Gli sceneggiatori di Hollywood sono in sciopero da maggio e sono sostenuti dagli attori, che si sono uniti alla protesta nel mese di luglio: le richieste principali prevedono una maggiore tutela per le condizioni di lavoro, più trasparenza in materia di diritto d’autore e la salvaguardia degli autori dalle minacce dell’intelligenza artificiale.
The War of the Rohirrim: un’eroina al comando
«Peter Jackson e Fran Walsh mi hanno chiesto di portarvi i loro saluti». È stata sufficiente questa frase per far scrosciare di applausi la sala del centro Bonlieu ad Annecy, nel sud-est della Francia, mercoledì 13 giugno, in occasione della presentazione delle prime immagini del film The Lord Of The Rings: The War Of Rohirrim (Il Signore degli Anelli: La guerra dei Rohirrim) durante l’edizione 2023 del Festival Internazionale dell’Animazione. Sebbene Jackson non sia coinvolto nella produzione di questo film, la co-sceneggiatrice delle trilogie del Signore degli Anelli e Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien, Philippa Boyens, è produttrice esecutiva del progetto. Sono stati mostrati due estratti (l’inizio e una scena di dialogo) di pochi minuti oltre a un breve teaser. Ecco un resoconto della tavola rotonda.
Serie tv, accuse di plagio per Amazon e Tolkien Estate
In California, uno scrittore di nome Demetrious Polychron ha infatti intentato una causa da 250 milioni di dollari per violazione del copyright contro Jeff Bezos, diversi dirigenti di Amazon Studio e gli eredi di J.R.R. Tolkien. Nella causa, Polychron ha affermato di aver creato, scritto e pubblicato un libro originale intitolato The Fellowship of the King e di aver ideato un’intera serie di sette libri, The War of the Rings.
Fan film, ecco Battles of the Fords of Isen
Uno degli attestati d’amore più belli per le opere di J.R.R. Tolkien dimostrato dai lettori sono proprio i fan film, quelle produzioni cinematografiche oramai saldamente professionali fatte «dagli appassionati di Tolkien per gli appassionati di Tolkien», senza scopo di lucro. L’ultimo in ordine di tempo è Battles of the Fords of Isen – A Lord of the Rings Fan Film. Si tratta di un film senza scopo di lucro solo per uso privato e non è destinato alla vendita di alcun tipo. Non è in alcun modo affiliato, sponsorizzato o approvato da Middle-earth Enterprises, gli eredi o il patrimonio di J.R.R. Tolkien, Peter Jackson, New Line Cinema, HarperCollins Publishers Ltd. o qualsiasi delle rispettive affiliate o licenziatari.
Serie Amazon, solo un terzo del pubblico ha finito di vederla
Dopo molti mesi, è tempo di tornare a parlare della serie televisiva di Amazon Il Signore degli Anelli: Gli Anelli del Potere. Che la serie avesse deluso molti appassionati lettori di J.R.R. Tolkien non è una novità, ma ora ci sono anche dati oggettivi in merito alle visualizzazioni, da una fonte che è sempre stata ritenuta attendile. Già i dati di Nielsen relativi ai minuti guardati delle serie originali avevano fatto classificare The Rings of Power al 15esimo nel 2022.
Warner Bros rinnova i diritti di LOTR: altri film in arrivo
Dopo una trattativa durata più di un anno per rinnovare i diritti sui film, i giochi e il merchandising de Il Signore degli Anelli, Warner Bros Discovery conferma che è stato raggiunto un accordo a lungo termine con i nuovi proprietari Embracer Group che vedrà in futuro più film cinematografici della Terra di Mezzo. Così durante la chiamata sugli utili trimestrali della Warner Bros Discovery (WBD), il Ceo David Zaslav ha annunciato che è stato firmato un nuovo accordo di licenza per consentire a New Line Cinema di produrre più film del Signore degli Anelli.
Il calendario di Tolkien quest’anno ne fa 50!!!
Sono passati 50 anni dal primo Tolkien Calendar, una tradizione che non tramonta mai: dal 1973, per ogni anno è stato prodotto almeno un calendario ufficiale di Tolkien, con la sola eccezione del 1983. In alcuni anni, addirittura sono stati prodotti due calendari ufficiali, e ciò dovuto alle diverse edizioni nello stesso anno delle case editrici britannica e statunitense. I calendari di Tolkien hanno una importanza particolare, perché sono stati l’espressione visuale della Terra di Mezzo, ancora prima del film di Ralph Bakshi e di quelli di Peter Jackson, facendo sognare milioni di appassionati e diventando in breve oggetti di culto collezionatissimi.
Inoltre, i migliori “calendaristi” hanno avuto un ruolo fondamentale nelle opere cinematografiche e anche nella recente serie Amazon. Alan Lee e John Howe si sono trasferiti in Nuova Zelanda per dieci anni come conceptual designers per The Lord of the Rings e The Hobbit di Peter Jackson, e a loro si deve gran parte dei concept per costumi, armi, armature, paesaggi, architetture e creature dei sei film. John Howe è anche il principale concept artist della serie Amazon The Rings of Power. Negli anni, al calendario “ufficiale” si sono aggiunte altre pubblicazioni, prima amatoriali prodotte dagli appassionati per gli appassionati, poi sempre di maggiore qualità, raggiungendo negli ultimi anni degli elevatissimi standard artistici e tipografici. Anche per il 2023, come vedremo, sono numerosi i calendari dedicati a J.R.R. Tolkien. Oltre ad avere un elevato valore artistico e collezionistico, i calendari di Tolkien sono sempre stati da cinquant’anni un graditissimo regalo di Natale fra gli appassionati tolkieniani.
Arriva a Natale in tv Il Signore degli Anelli
La Compagnia dell’Anello, Le Due Torri e Il Ritorno del Re sono usciti nel mondo in successione a fine dicembre durante i primi anni 2000 e quindi restano indelebilmente legati a questa stagione. Forse sarà questo il motivo per cui a più di venti anni dalla sua uscita al cinema, la saga cinematografica di Peter Jackson – adattamento dal celebre romanzo di J.R.R. Tolkien – torna in tv in tempo per Natale. Diretta dal regista neozelandese e basata sull’omonimo romanzo di Tolkien, su Canale 20 arriva in prima serata la trilogia completa, in versione extended de “Il Signore degli Anelli”. Jackson è riuscito a portare sullo schermo un’opera che si riteneva impossibile. Con La Compagnia dell’Anello il regista neozelandese dava inizio a una trilogia che si sarebbe conclusa tre anni dopo. In mezzo incassi stratosferici, critiche esaltanti e un bottino di premi Oscar. Tra miti e leggende, progetti grandiosi e nuovi effetti speciali, il percorso di Peter Jackson, cineasta neozelandese è divenuto punto di riferimento per gli appassionati di cinema e di Tolkien di tutto il mondo. La sua trilogia si è dimostrato anche un vero e proprio record di incassi al botteghino, facendo anche il pieno di premi: ben 17, di cui ben 11 a “Il ritorno del Re”. Notevole è anche il cast radunato per il kolossal, proprio come il libro fonte d’ispirazione per altre pellicole di genere fantastico: Elijah Wood, Ian McKellen, Orlando Bloom, Viggo Mortensen, Liv Tyler, Christopher Lee, Sean Astin e Andy Serkis nei panni del celeberrimo Gollum.
Gli Anelli del Potere: se non c’è trascendenza
La serie televisiva Il Signore degli Anelli – Gli Anelli del Potere ha senz’altro imposto l’attenzione degli appassionati, al netto delle (legittime?) polemiche sull’attinenza al canone del professore oxoniense – in termini di coesione narrativa e caratterizzazione – sulle modalità di rappresentazione televisiva del corpus tolkieniano a vent’anni di distanza dalla prima trilogia cinematografica di Peter Jackson. Si sono evidenziati i meriti degli sforzi di Amazon in termini di impatto visivo e cura scenica, ma bisogna altresì sottolineare la volontà degli sceneggiatori di ridurre ai minimi termini ogni riferimento esplicito alla dimensione trascendente del Legendarium. Tale scelta è evidente sin dal breve prologo offerto nel primo episodio: Valinor è presentata come la terra della Luce, “alimentata” dai due Alberi Telperion e Laurelin; di essi, come del resto delle Terre Immortali, non è data alcuna notizia circa l’origine e, fatta salva una corsiva e vaga menzione su una “Grande Musica” primigenia, la voce di Galadriel null’altro comunica sulla nascita di simili prodigi di Arda o sulle entità (gli Ainur, “I Santi”) che l’hanno foggiata. Si è obiettato che queste scelte siano dettate da oneri di natura eminentemente legale, legate cioè all’indisponibilità dei diritti necessari a mettere in scena anche quei protagonisti. Una simile critica, ancorché non del tutto infondata, non dà ragione della corsiva allusione ai “Valar” (sic) dalla voce di un dubbioso Celebrimbor, per ben due volte nel corso della serie; o del richiamo a Eru Ilúvatar (chiamato “L’Uno”) nella conversazione tra Galadriel e l’elfo corrotto dall’Ombra Adar prima, nonché tra la stessa Galadriel e Halbrand-Sauron poi.
Questi sparuti cenni sono lasciati languire e non sono approfonditi per dare sostanza all’antefatto, né per delineare il sostrato escatologico che informa le vicende di Eä – di tutto il creato, non soltanto Arda (il mondo). È un aspetto che è stato forse poco rilevato dalla critica, quasi non fosse necessario per la riproposizione di Tolkien nel primo ventennio del secolo corrente.
Si avverte lo scorporamento del divino dal metafisico, che procede quindi su due direttrici coincidenti: da una parte l’ultramondano è depauperato a mero ricordo magmatico, che pare non aver mai avuto credito nel reggere l’ordito della storia sino al principio della serie. Alla Luce di Valinor vengono conferite proprietà profilattiche, un potere proattivo, energetico, a conservazione della vita degli Elfi se opportunamente veicolata attraverso la sua fonte più ricca: il mithril.
L’acciaio argentato, nei testi di Tolkien nulla più che metallo preziosissimo lavorato dai Nani ed ambitissimo nella fabbriceria o nell’artigianato, viene investito di proprietà magiche ulteriori rispetto all’incredibile malleabilità e resistenza concesse da Tolkien: per tramite di una leggenda apocrifa (sic), che vede il metallo creato grazie all’infusione combinata di energia benefica (di un elfo senza nome!) e negativa (di un Balrog, con quello a contesa) nei pressi di un albero alla base del quale, celato nella montagna, si nascondeva uno dei Silmaril. Un fulmine – ex abrupto – cade sull’albero durante il duello e invade la montagna: donde la comparsa del mithril, per dissoluzione del gioiello di Fëanor. Esso racchiude in sé la luce degli Alberi, della quale gli elfi hanno bisogno per preservare la propria immortalità senza partire anzitempo per Aman, il Continente Beato dove il dominio dei Valar conserva la Creazione dalla corruzione, ritardando così l’abbandono della Terra di Mezzo. Il mithril risolve quindi il problema dello svanire degli Elfi.
Niente viene detto sulla differenza tolkieniana tra fëa (spirito) che rimane incorrotto e hröa (corpo) che si consuma: nel procedere delle Ere, gli Elfi (creature immortali) sbiadiscono nel corpo per effetto di tale consunzione fino a che il hröa persiste come semplice memoria dello spirito e gli Elfi appaiono così invisibili agli occhi dei mortali, a meno che non dimorino in Aman. Nella serie Amazon si parla invece di opportunità di “saturare gli Elfi” con un rimedio scientifico che annulla Valinor e la metafisica elfica.
Contemporaneamente, però, gli sceneggiatori hanno scelto di tenere viva una strada “religiosa” attraverso il personaggio di Adar, l’elfo corrotto divenuto Padre degli Orchi, che per sua stessa ammissione sembra cercare un ruolo da divinità per poter creare un nuovo mondo (possibilità riservata soltanto a Eru). Egli riassume una visione superomistica che auspica il superamento dei propri limiti attraverso l’ascensione al soglio divino, considerata possibile – in maniera imprecisata – ma che, di per sé, appare completamente irrituale nella teogonia tolkieniana. Infatti non è dato mai il caso di una creatura terrena – elfo o uomo – che desideri o tenti di divenire uno dei Valar (posto che essi siano da considerare delle vere e proprie divinità) o di sostituirsi a Eru medesimo.
Scegliere di caratterizzare un triagonista quale Adar mediante una tensione spirituale così intesa muove la bilancia della sorte dalle mani del Creatore a quelle di un attore mondano, quasi sovrapponendo immanenza e trascendenza. Sembra che simili scelte indichino una sottesa volontà di proporre a mezzo televisivo un’immagine della spiritualità quasi esclusivamente pragmatica, improntata all’ottenimento di benefici concreti per gli individui e per la società, e quindi del tutto priva di una dimensione teleologica – più congeniale al Legendarium – che sussume l’individuo e lo tende verso una dimensione trascendente a un tempo personale e collettivistica, informando tutta la diacronia dell’epos tolkieniano e sostanziandosi ognitempo nel disegno di Eru. Ne deriva una musica disfonica, i cui canti afoni rassomigliano le discordanze di Melkor: la frustrazione e la sconfitta dell’Eco sulla Voce.
A dicembre la prima asta degli artisti tolkieniani
La casa d’aste italiana Finarte presenta per la prima volta al mondo un’asta esclusivamente dedicata all’arte de “Il Signore degli Anelli”: disegni, illustrazioni e dipinti dei maggiori artisti internazionali che dagli anni ’60 ad oggi hanno prestato il loro talento all’opera di J.R.R. Tolkien. Una possibilità unica ed irripetibile, costituita da oltre cento opere originali dei più rappresentativi interpreti della Terra di Mezzo. E si potrà scegliere tra ben 45 artisti di fama internazionale.
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